WARP #40 - Settembre 2016

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


SIAMO AL CPhI! DAL 4 AL 6 OTTOBRE 2016.

STAND 2B38

ATTENZIONE: a partire dal 24 settembre prossimo l’ingresso costerà 120 €


AM Instruments cerca personale!

Abbiamo bisogno dell'entusiasmo, delle capacità e del talento di un PROGETTISTA MECCANICO, di un PROGRAMMATORE PLC/SCADA e di un
TECNICO DI ASSISTENZA POST VENDITA.
Non esitare, invia la tua candidatura!

LA TERRA TREMA - guarda

PASSWORD

La parola d'accesso di questo numero è "Prevenzione" - leggi

IN GOOD COMPANY

Howard Schultz e l'ascesa di Starbucks - leggi

UNA PAGINA A CASO

Stefano Benni - leggi

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Mariangela Gualtieri - leggi

WARP ATTACK

Resilienza - leggi

MI PIACE! (+1) / NON MI PIACE (-1)

Massive Attack + Banksy - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

Come aiutare i bambini dopo un terremoto - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia a Barcellona - leggi


 

ATTENZIONE: a partire dal 24 settembre prossimo l’ingresso costerà 120 €

 

AM Instruments, dal 4 al 6 Ottobre 2016, a CPhI, Barcellona.

CPhI, una delle fiere più importanti per i professionisti del settore farmaceutico, ha scelto ancora una volta la Spagna dopo l’edizione globale a Madrid nel mese di ottobre 2015, indicando Barcellona come prossima sede dell’evento.

La fiera, vetrina per principi attivi, prodotti chimici, attrezzature e soluzioni per la gestione dei farmaci, si svolge ogni anno in una città europea, e riunisce le più importanti aziende del settore farmaceutico. CPhI ottiene cifre record ad ogni fiera annuale, con circa 2.200 espositori e oltre 36.000 visitatori provenienti da 140 paesi.

Perché visitare CPhI?

  • La possibilità di incontrare l’intera industria farmaceutica in un’unica sede: raggiungere 36.000 professionisti senior pharma da oltre 150 paesi in un unico luogo
  • Trovare le aziende appartenenti ai settori chiave: con oltre 2.500 espositori in 20 zone dedicate copre ingredienti, API, eccipienti, dosaggio terminato, servizi, imballaggi, macchinari e altro;
  • Incontrare le aziende di tutto il mondo: questo è il modo più efficiente ed efficace per incontrare i fornitori dai principali mercati mondiali
  • Tenere il passo con gli ultimi sviluppi del settore: essere aggiornati sulle novità e le tendenze di mercato durante la conferenza pre-connect, CPhI Pharma Innovation Award, sessioni libere a espositori, vetrine, Pharma Insight Briefings.

 

AM Instruments sarà a CPhI con prodotti innovativi:  My&Clean, dispositivo automatizzato per la sanitizzazione delle mani guantate, MyPage+, dispositivo di messaggistica broadcast per ambienti classificati, ed altre novità per il controllo della contaminazione in cleanroom.

Vi aspettiamo a Barcellona, dal 4 al 6 Ottobre 2016.

Stand 2B38

ATTENZIONE: a partire dal 24 settembre prossimo l’ingresso costerà 120 €


LA TERRA TREMA

 


PASSWORD

"Prevenzione" vs ricostruzione: i costi e i metodi

Prevenzione

La password di questo mese non poteva che essere questa. In Italia infatti i costi di 50 anni di terremoti sono il triplo di quel che sarebbe costata una prevenzione efficace.

Il terremoto del 24 agosto che ha colpito Marche, Lazio e Umbria è solo l'ennesimo che colpisce l'Italia negli ultimi 50 anni. Un interessante studio sui costi dei fenomeni sismici è stato effettuato dal "Consiglio Nazionale degli Ingegneri", il quale con una precisa valutazione dei costi economici, ha calcolato che, fino al novembre 2014, ammontavano a più di 120 miliardi di euro gli stanziamenti dello Stato per i terremoti verificatisi in Italia negli ultimi 50 anni: da quello siciliano del Belice nel 1968, all’ultimo del maggio 2012 in Emilia Romagna, passando per quello del Friuli del 1976, quello dell'Irpinia del 1980, il primo avvenuto in Umbria e Marche del 1997, quello del Molise del 2002 e quello dell'Aquila nel 2009. Per una spesa media annua di circa 2,5 miliardi di euro.
 
Cifre ancora più elevate sono quelle che fornivano, ormai quattro anni fa (quindi senza considerare i costi del sisma del 2012 in Emilia) Silvio Casucci e Paolo Liberatore nel saggio dal titolo "Una valutazione economica dei danni causati dai disastri naturali", dove hanno stimato un costo di ben 147 miliardi di euro, per una spesa media annua di 3,6 miliardi. Tale stima arrivava da un dossier sul rischio sismico redatto dal Dipartimento della Protezione Civile che recitava "i terremoti che hanno colpito la Penisola hanno causato danni economici valutati per gli ultimi quaranta anni in circa 135 miliardi di euro (a prezzi 2005), che sono stati impiegati per il ripristino e la ricostruzione post-evento. A ciò si devono aggiungere le conseguenze non traducibili in valore economico sul patrimonio storico, artistico, monumentale".  Attualizzando tale valore al 2012, si otteneva un totale complessivo pari a circa 147 miliardi. Ma appunto tale cifra non considerava i costi della ricostruzione in Emilia. Se vogliamo contare anche questi, possiamo prendere dei dati ufficiali diffusi dalla Regione Emilia Romagna nel maggio 2015, che parlavano di 1 miliardo e 770 mila euro di contributi concessi. Ecco pertanto che la somma complessiva dei costi per i terremoti lievita a circa 149 miliardi complessivi.
Dal momento che il territorio italiano, soprattutto in alcune regioni, ha una classificazione sismica particolarmente alta e che mediamente ogni 5 anni si verifica un evento sismico disastroso, sarebbe stato di buon senso e doveroso effettuare una seria prevenzione, con un adeguamento sismico di tutte le costruzioni pubbliche, private e delle opere infrastrutturali.
Ma quanto sarebbe costato mettere in sicurezza il territorio? 
I costi per la prevenzione sarebbero stati molto più bassi. Numerose altre stime tecniche ed economiche parlano tutte di cifre che oscillano fra i 25 e i 40 miliardi di euro. Ovvero fra circa 1/3 e 1/4 di quanto abbiamo speso in 50 anni per ricostruire dopo i terremoti. 
Investimenti che consentirebbero di mettere in sicurezza tutto il territorio nazionale, facendo risparmiare ingenti costi ma soprattutto salvando la vita di migliaia di persone.

Per saperne di più sulle diverse tecniche di rinforzo e sui loro costi: http://www.ingegneriasismicaitaliana.com


IN GOOD COMPANY

Howard Schultz e l'ascesa di Starbucks

Chiunque sia mai stato negli States rimane esterrefatto davanti al carnevale di luci e colori che gli si para davanti, sentendosi anche un po’ minuscolo di fronte alla vastità di grattacieli che oscurano l’orizzonte, proprio come in un telefilm. Ogni città americana presenta caratteristiche diverse, ma esiste un denominatore comune in quel groviglio di streets ed avenues: l’odore del caffè penetrante che esce da Starbucks. Odore spruzzato da appositi profumatori, seguendo gli ultimi dettami del sensory marketing, per invogliare i clienti ad entrare nel paradiso del Frappuccino e del Double Espresso.
 
Ma da dove parte la storia di Starbucks?
 
Per scoprirlo bisogna fare un passo indietro, nel 1971 a Seattle, dove Jerry Baldwin, Zev Siegel e Gordon Bowker decidono di aprire un negozio per vendere caffè torrefatto e accessori per la preparazione del caffè.
Pur essendo i fondatori di Starbucks, i tre amici non sono i protagonisti della sua storia. Il vero protagonista è Howard Schultz, un ragazzo proveniente dalla working class di Brooklyn, che inizia la sua carriera lavorativa per la Hammarplast, azienda svedese operante in America che fornisce filtri e componenti per macchine da caffè. Fra i clienti di Schultz vi è un’azienda che lo colpisce, in quanto ordina sempre una quantità ingente di filtri per macchinette del caffè, e Schultz decide di fargli visita. L’azienda è una certa Starbucks di Seattle, che rimane colpita dalle qualità e dall’ambizione del 30enne Schultz, decidendo di offrirgli la posizione di responsabile marketing e direttore vendite nel 1982.
 
Schultz inizia a viaggiare per conto di Starbucks, macinando miglia e stipulando contratti, fino ad arrivare a Milano nel 1983, per partecipare alla mostra internazionale degli articoli per la casa.
La cultura italiana del caffè colpisce Schultz, e lo porta a riflettere sul consumo del caffè negli Stati Uniti. In America i caffè si bevono in grandi tazze, preparati nelle caffettiere in casa o in ufficio, oppure si comprano ai banchetti agli angoli delle strade. I bar sono un luogo d’incontro serale, dove bere una birra con i colleghi circondati da schermi giganteschi per guardare il Football o il Baseball.
In Italia invece non è così: il caffè non è una bevanda take-away, ma si consuma nei bar, magari durante una colazione, iniziando la giornata con un momento di incontro e di socializzazione, con il barista o con altri clienti che frequentano lo stesso bar prima di andare al lavoro.
 
Schultz rimane folgorato dal modello della caffetteria italiana, e decide di riproporlo negli Stati Uniti, incontrando tuttavia il rifiuto da parte dei fondatori di Starbucks, poco entusiasmati dall’idea di convertire il loro modello di business.
Incassato il rifiuto da parte dei fondatori, l’intraprendenza di Schultz lo porta a fondare la sua catena di bar, denominata Il Giornale; gli affari crescono a ritmi vertiginosi, a tal punto da consentire a Schultz di acquistare Starbucks, adeguandone la struttura e i punti vendita per diventare la Coffee House numero uno degli Stati Uniti.
 
Tutto il resto è storia, partendo dalla quotazione al Nasdaq nel 1992, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove Starbucks conta 19.435 Coffee House nel mondo, di cui 12.781 negli Stati Uniti, per un fatturato complessivo di 15,6 miliardi di dollari.
 
Nonostante la storia di Starbucks sia partita dall’Italia, e recenti rumours vedono la caffetteria Princi pronta a una collaborazione, Schultz non ha mai voluto aprire punti vendita in Italia, forse per rispettare la “religione” del vero caffè italiano che lo ha ispirato.
 
Da italiani, seguiremo sempre quella scia di odore di caffè nelle downtown statunitensi, speranzosi di trovare un caffè che ci faccia sentire un po’ a casa, per ritrovarci a sorridere davanti a una brutta imitazione di espresso brodoso, con la consapevolezza che batte un animo tricolore dentro la più famosa Coffee House al mondo.
Probabilmente, chi non sorride per niente sono i fondatori di Starbucks: forse l’intuizione di Howard Schultz, “l’uomo che macina i chicchi di caffè nell’oro”, andava ascoltata…

Articolo di Giacomo Cremonesi (ingoodcompany[at]aminstruments.com)

Giacomo Cremonesi, classe 1994, si è da poco laureato in Management e Imprenditorialità, ramo di Economia Aziendale, presso l’Università Carlo Cattaneo. La sua tesi di laurea ci riguarda da vicino, basta leggerne il titolo:
L’ANALISI DI BILANCIO, IL CASO AM INSTRUMENTS.


UNA PAGINA A CASO

Stefano Benni

Unapagina.jpg

W la Luisona!!!!!

A quarant’anni dalla prima uscita di Bar Sport di Stefano Benni, non potevamo non scegliere questa pagina a caso.


Al bar Sport non si mangia quasi mai. C'è una bacheca con delle paste, ma è puramente coreografica. Sono paste ornamentali, spesso veri e propri pezzi d'artigianato. Sono lì da anni, tanto che i clienti abituali, ormai, le conoscono una per una. 

Entrando dicono: «La meringa è un po' sciupata, oggi. Sarà il caldo». Oppure: «È ora di dar la polvere al krapfen». Solo, qualche volta, il cliente occasionale osa avvicinarsi al sacrario. Una volta, ad esempio, entrò un rappresentante di Milano. Aprì la bacheca e si mise in bocca una pastona bianca e nera, con sopra una spruzzata di quella bellissima granella in duralluminio che sola contraddistingue la pasta veramente cattiva. Subito nel bar si sparse la voce: «Hanno mangiato la Luisona!». La Luisona era la decana delle paste, e si trovava nella bacheca dal 1959. Guardando il colore della sua crema i vecchi riuscivano a trarre le previsioni del tempo. La sua scomparsa fu un colpo durissimo per tutti. Il rappresentante fu invitato a uscire nel generale disprezzo. Nessuno lo toccò, perché il suo gesto malvagio conteneva già in sé la più tremenda delle punizioni. Infatti fu trovato appena un'ora dopo, nella toilette di un autogrill di Modena, in preda ad atroci dolori. La Luisona si era vendicata.

La briscola. Gioco molto semplice. L’avversario sbatte sul tavolo una carta, e voi dovete sbatterla più forte. I buoni giocatori rompono dai quindici ai venti tavoli a partita. È opportuno, prima di sbattere la carta sul tavolo, inumidirla con un po’ di saliva. Le carte prendono così la caratteristica forma a cartoccio, e la durezza di un sasso. In molti bar, per mescolare un mazzo di carte da briscola, si usa un’impastatrice.

Il ristorante rustico è situato spesso in aperta campagna, quasi sempre nei pressi di un canale puzzolentissimo. La sua caratteristica principale è di essere semovente. Se voi infatti scoprire un bel ristorantino rustico, e volete indicarlo agli amici, non otterrete altro risultato che farli girare per tutta la notte nel buio della campagna. 

Il barista controlla tutte le scorte di gelato con la testa nel freezer, e ogni tanto emerge con gelati mostruosi pieni di bugni, strati e colori a forma di pecora e di autoambulanza. Il bambino li osserva serio uno per uno e ogni volta dice: 'Non è lui'. Terminato l'esame, il barista ha un febbrone da cavallo perché andare su e giù per il freezer gli ha provocato una broncopolmonite fulminante

La Luisona era la decana delle paste, e si trovava nella bacheca dal 1959. Guardando il colore della sua crema i vecchi riuscivano a trarre le previsioni del tempo.

Stefano Benni


AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Mariangela Gualtieri

Sii dolce con me. Sii gentile.

Sii dolce con me. 
Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. 
Poi saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. 
Come ora ne abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. 
Non potremo fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare leggere. Una nostalgia d’imperfetto ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei e affettivo e fragile. 
La vita ha bisogno di un corpo per essere e tu sii dolce con ogni corpo. 
Tocca leggermente leggermente poggia il tuo piede e abbi cura di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o svanire di foglie
fino al fenomeno della fioritura, 
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui. Ringraziamo. 
Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci -questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni d’amore.


da "Bestia di gioia"
Mariangela Gualtieri


WARP ATTACK

Resilienza

C’è una parola calzante per un momento come questo. Il terremoto distrugge non solo edifici, ma le storie delle persone, i loro affetti, la loro esistenza. Questa parola fornisce una chiave di lettura diversa, eppure comune, alle case e agli uomini.
La parola è resilienza.

In ingegneria, la resilienza è la capacità di un materiale di resistere a forze dinamiche ovvero ad urti: nella pratica degli esami di laboratorio si utilizza un pendolo di Charpy ed è definita dal lavoro occorrente (energia per allungamento) per rompere in un sol colpo il provino del materiale in esame.
In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

“Le difficoltà rafforzano la mente, così come il lavoro irrobustisce il corpo.”
Seneca.
 
Recentemente Pietro Trabucchi, psicologo italiano esperto di discipline di resistenza, ha pubblicato il volume “Resisto dunque sono“.
Il tema portante di questo libro è la resilienza.
Il termine resilienza deriva dal latino “resalio”, iterativo del verbo “salio”, che in una delle sue accezioni originali indicava l’azione di risalire sulla barca capovolta dalle onde del mare. Andrea Giuliodori, sulle pagine di EFFICACEMENTE.COM prende spunto proprio da Trabucchi per comparare resilienza e forza di volontà, concetti solo apparentemente vicini.

Resilienza e forza di volontà sono concetti diversi. Esistono senza dubbio dei punti di contatto, ma è importante che tu comprenda la differenza tra questi 2 elementi così importanti per la tua crescita personale:
•   La forza di volontà è quella che ti permette di perseguire i tuoi obiettivi con costanza e determinazione: è quella spinta che ti fa alzare ogni giorno alle 06:00 del mattino per andare a correre quando ti vuoi rimettere in forma; è quella capacità di dire no a Facebook & Co. quando devi studiare per il tuo prossimo esame universitario. Insomma, la forza di volontà viene prima del raggiungimento dei tuoi obiettivi, anzi ne hai maggior bisogno proprio all’inizio, quando tendi a procrastinare maggiormente.
•   La resilienza è quella che ti permette di perseguire i tuoi obiettivi nonostante i continui “no”, le sconfitte, e gli inevitabili contrattempi della vita: è quella folle razionalità che ti fa rialzare per la centesima volta, consapevole che prima o poi raggiungerai il tuo obiettivo; è quella capacità di ristrutturare i fallimenti, considerandoli inevitabili tappe verso il successo. Insomma, la resilienza viene durante e dopo i tuoi obiettivi: durante, quando devi attingere a tutte le tue risorse fisiche e mentali per fare quell’ultimo miglio che ti divide dal traguardo, dopo, quando devi affrontare una momentanea sconfitta, dimostrando di essere in grado di risollevarti.

Giulidori suggerisce anche una tecnica di allenamento della resilienza: la tecnica ABCDE.
Uno dei paragrafi più interessanti del libro di Trabucchi “Resisto dunque sono” è quello sulla tecnica ABCDE. Questa tecnica è utile per prendere consapevolezza del fatto che il nostro comportamento e le nostre reazioni di fronte ad eventi negativi, non dipendono direttamente dagli eventi, ma dalla nostra valutazione di essi.
La frase che ho appena scritto è uno dei cardini della crescita personale. L’essere umano ha un potere inimmaginabile: qualsiasi evento gli accada è lui a scegliere che significato dargli e quindi quale reazione avere.
Siamo talmente abituati a reagire in modo meccanico agli eventi della vita, che abbiamo dimenticato questa nostra straordinaria abilità, essenza della resilienza.
La tecnica ABCDE serve a rammentarci questa abilità. Vediamola nel dettaglio. Le lettere che danno il nome a questa tecnica non sono altro che delle iniziali:

  • A di Adversity. La prima lettera sta ad indicare le difficoltà che possiamo incontrare nella nostra vita, gli eventi negativi su cui non abbiamo il controllo e che inevitabilmente accadono. Possono includere piccole “tragedie” come un esame andato storto, o difficoltà molto più rilevanti.
  • B di Beliefs. La seconda lettera sta ad indicare le nostre credenze. L’insieme delle convinzioni che abbiamo maturato nel corso della nostra vita rappresentano il filtro attraverso il quale percepiamo la realtà. La nostra percezione della realtà infatti è sempre soggettiva, così come le nostre reazioni. 
  • C di Consequences. La terza lettera del modello sta ad indicare le nostre reazioni emotive e fisiche agli eventi. Tali reazioni sono sempre la somma dell’evento e delle nostre credenze.
  • D di Discussion. Le prime 3 lettere indicano la normale sequenza adottata dalla nostra mente di fronte ad un evento. Con la lettera D entra in gioco la resilienza. Quando siamo in grado di mettere in discussione le nostre reazioni irrazionali, iniziamo a riprendere il controllo della nostra vita.
  • E di Effects. A differenza delle reazioni (consequences) gli effetti derivano dalla nostra messa in discussione delle nostre credenze. Se spesso sentiamo di non avere il controllo sulle nostre reazioni, gli effetti, in quanto risultato di un processo di rielaborazione della nostra mente, sono pienamente sotto il nostro controllo.

Allenare la nostra resilienza significa dunque porsi continuamente una domanda di fronte agli accadimenti della vita: “Cosa c’è di buono in quello che sta succedendo?“, ovvero “Qual è il miglior significato che posso attribuire a quanto sta accadendo?“

Inizialmente questo esercizio può sembrarti la classica minchiata da “pensiero positivo”, ma se opportunamente applicato, ti permetterà di riprendere in mano il timone della tua vita, tirando fuori il meglio da ogni evento e decidendo in prima persona quelle che saranno le tue reazioni.

E’ passato quasi un mese dalla notte che ha raso al suolo interi comuni del centro Italia. Immagino gli uomini e le donne di quei comuni, sopravvissuti, come esempi di resilienza. Immagino il campanile che ancora svetta come esempio di resilienza. E credo possano entrambi essere uno stimolo per iniziare il nostro allenamento.

La pagina del blog di efficacemente che parla di resilienza è questa, vi consigliamo di mettere efficacemente.com tra i vostri preferiti e visitarlo spesso, non ve ne pentirete.


MI PIACE! (+1) / NON MI PIACE (-1)

Massive Attack + Banksy

CI PIACE CHE IL LEADER DEI MASSIVE ATTACK E BANKSY SIANO (FORSE) LA STESSA PERSONA!!!!
Perché ci piace la musica dei Massive Attack e perché adoriamo la poesia delle immagini dell’artista più misterioso degli ultimi anni :)

Da Repubblica:

È lui o non è lui? La lunga teoria di ipotesi sull'identità di Banksy si arricchisce di un nuovo capitolo. Secondo il Daily Mail, l'identità del misteriosissimo artista sarebbe stata svelata: si tratterebbe del leader del gruppo britannico dei Massive Attack, Robert Del Naja, meglio conosciuto con lo pseudonimo di '3D'.

Anche se il musicista in passato ha ammesso di essere solo amico dell'artista, il giornalista Craig Williams, autore dell'inchiesta, sostiene che sia proprio lui. Le scoperte fatte dal giornalista mostrano i collegamenti tra il musicista e l'artista dall'identità sconosciuta. Secondo Williams almeno dodici volte murales di Banksy sono apparsi nelle stesse città in cui, poco prima o poco dopo, i Massive Attack erano in tournée o in studio di registrazione. Questo, per il giornalista, non può essere solo una coincidenza. Lo stesso Banksy ha scritto di essersi ispirato alla band guidata da '3D'.

Non è la prima volta che questa ipotesi prende piede: Del Naja è stato legato negli anni Ottanta al mondo dei graffiti. Il quotidiano britannico osserva inoltre che Banksy e Massive Attack hanno in comune anche il luogo di origine, dal momento che sia la band sia l'artista sono nati a Bristol (sud-ovest dell'Inghilterra).

Williams non esclude nemmeno la possibilità che Banksy possa essere un gruppo di persone guidato dallo stesso Del Naja. Secondo questa teoria, il giornalista ha predetto il ritorno di Banksy a Bristol in breve tempo, visto che la band si esibirà in questo fine settimana nella sua città natale.

Ascoltate e guardate!


NO COMMENT

L'immagine del mese

"Music!" Foto di Ico Di Francesco (fdifrancesco[at]aminstruments.com).


AM KIDS

Come aiutare i bambini dopo un terremoto

Un vademecum realizzato dal gruppo di ricerca in Psicologia dell’emergenza
Facoltà di Psicologia, Università di Bologna

E’ stato terribile, la mia casa è distrutta, il tetto è
rimasto su solo sopra la mia camera.. Aspetti che
tutto crolli…. Quando ci sono state le altre scosse,
pensavo che non finiva più. Volevo dormire con
mamma e papà e volevo stare in cucina perché
c’era il tavolo sotto cui potevo ripararmi
— (Alberto, 9 anni)

I disastri come un terremoto provocano nei bambini una serie di reazioni psicologiche. La maggior parte dei bambini piccoli ha difficoltà a comprendere i danni, le ferite o la morte che possono risultare da un evento inaspettato ed incontrollabile, come un terremoto. Il bambino non vede più il mondo come sicuro e prevedibile. Occorre tuttavia ricordare che la maggior parte dei problemi psicologici sono transitori. Il passare del tempo aiuterà a ristabilire l’equilibrio. Questo processo di recupero dipende anche dalla gravità di ciò che è accaduto e dai danni e dalla perdite che si hanno subito. Alcune famiglie ritorneranno alla routine quotidiana abbastanza rapidamente, altre invece ci metteranno più tempo perché hanno avuto la loro casa distrutta o resa inagibile, hanno avuto dei cari o dei conoscenti che hanno perso la vita, che sono rimasti feriti o hanno peggiorato i loro problemi di salute. Altre famiglie hanno subito gravi danni economici ingenti, hanno visto distrutto il loro negozio o la loro azienda. Per favorire questo processo è tuttavia importante che insegnanti, genitori e gli operatori conoscano le reazioni che possono avere i
bambini e sappiano come aiutarli al meglio.

In un disastro come un terremoto, i bambini tendono a cercare l’aiuto degli adulti soprattutto dei loro genitori. Se gli adulti reagiscono in modo allarmante, i bambini si spaventeranno di più. Loro vedono la paura degli adulti come una prova del fatto che il pericolo sia reale. I bambini possono e devono percepire che gli adulti sono tristi o che piangono, che soffrono tanto quanto lui, ma che non hanno perso il controllo. E’ meglio quindi essere un modello di riferimento, sforzarsi di identificare qualche aspetto positivo che serva da consolazione, un senso di speranza o un progetto per il futuro ed evitare di pronunciare davanti al bambino frasi come “anche io voglio morire” o “cosa sarà di noi”. Quando i bambini si trovano a vivere in una tendopoli, senza la loro camera da letto e la loro casa, non andando più a scuola, sperimentano una forte interruzione delle loro abitudini quotidiane.
Attività come guardare la TV, giocare al computer, o fare sport potrebbero essere impraticabili, è quindi opportuno aiutare i bambini a pensare ad attività ludiche alternative come le carte, i libri, i palloncini. È fondamentale cercare di ripristinare una routine il prima possibile, con orari regolari quando si mangia o si va a letto; ciò aiuta a dare una “struttura” alla giornata.
La principale paura è quella dell’abbandono. Alcuni bambini tendono ad avere un “pensiero magico” che fa credere loro che, con il solo fatto di desiderare qualcosa, questa avverrà. Occorre quindi capire il loro concetto di perdita perché potrebbero credere che con il solo desiderio possono far ritornare in vita la persona, l’animale, l’oggetto che hanno perso.

Le reazioni dei bambini
• Di fronte ad un evento inaspettato ed incontrollabile come un terremoto, i bambini possono sperimentare un ampio ventaglio di
reazioni.
• Alcuni potrebbero aver voglia di raccontare quello che hanno vissuto anche più volte mentre altri potrebbero rifiutarsi di parlarne del tutto.
• I genitori ed gli insegnanti devono sapere che le reazioni sono normali e naturali, e che non permarranno per sempre.
• Molti bambini piccoli, soprattutto quelli con meno di 7 anni, reagiscono senza una risposta emotiva, a volte non piangono, né
esteriorizzano i loro sentimenti.
• Alcuni bambini potrebbero avere comportamenti regressivi. Certi bambini si mostrano piagnucolosi, smettono di controllare gli sfinteri, si succhiano il pollice o chiedono che venga dato loro da mangiare o che li si vesta quando sono cose che già facevano da soli.
• Altri non vogliono perdere di vista i propri genitori, vogliono che li tengano o li prendano in braccio ed hanno paura della gente e degli estranei. Tutti questi comportamenti sono sintomi normali dell’ansia e della paura che sentono i bambini. L’attaccamento ai genitori è un’espressione naturale della paura della separazione.
• A volte anche nei più piccoli, può sorgere una domanda o un commento “egoisti”del tipo “e adesso chi mi aiuta a fare i compiti?”
che in realtà denotano il loro senso di smarrimento.
• Il bambino potrebbe provare ansia e paura se sente dei suoni forti o vibrazioni, se rimane al buio o da solo, e potrebbe pensare
che il terremoto ricominci.
• Alcuni bambini potrebbero avere degli incubi che riguardano in modo più o meno realistico il terremoto appena avvenuto. Gli
incubi sono un modo per esprimere le ansie ed elaborare l’intensa esperienza emotiva. Tuttavia, i bambini più piccoli non
sono in grado di distinguere la realtà dalla fantasia, il dormire dall’essere svegli, e gli avvenimenti dei loro incubi sono tanto
reali quanto la vita quotidiana. E’ importante che i genitori si mostrino comprensivi e flessibili, lasciando dormire i bambini
temporaneamente con loro, magari con una luce accesa durante la notte, stando più tempo con loro quando arriva il momento di
coricarsi.
• Alcuni bambini reagiscono con problemi di concentrazione e di disciplina, fino all’iperattività: il movimento è una delle molte
strategie utilizzata per affrontare un evento negativo.
• Altri potrebbe manifestare sintomi fisici, come mal di pancia, vomito, dolori alla testa o eruzioni cutanee.
• Alcuni bambini potrebbero avere una risposta ritardata. Subito dopo il terremoto sembrano aver reagito bene ma due mesi dopo,
se si verifica una scossa, potrebbero avere manifestazioni di regressione e di disagio. Ci vuole del tempo prima che
ricomincino a capire che il mondo è un posto sicuro.

Cosa fare con i bambini
• E’ cruciale far sentire i bambini “al sicuro”, evitare le separazioni non necessarie, mantenere l’ambiente tranquillo, ascoltarli e
stimolarli a parlare delle loro paure, chiedere che cosa pensano e cercare di fare in modo che esprimano le loro emozioni magari
attraverso disegni o giochi.
• E’ necessario che gli adulti aiutino i bambini a dare nomi semplici alle loro emozioni intense e che diano loro spiegazioni sullo stato emotivo degli altri (es., che sappiano perché i loro genitori sono preoccupati)
• Conviene spiegare ai bambini l’impegno delle istituzioni per il ripristino della normalità, che ci sono dei “grandi” che stanno
facendo di tutto per far ritornare l’elettricità, l’acqua, il gas, che toglieranno i detriti e la polvere e troveranno un alloggio o del
cibo.
• Può essere opportuno coinvolgere i bambini in attività di aiuto come riordinare o in gesti di solidarietà verso altre persone
colpite. Questo li aiuterà a sentirsi parte delle attività di soccorso e a capire che le cose torneranno progressivamente alla
normalità.
• Con i bambini che dopo il terremoto si mostrano tristi e depressi (mangiano o dormono di meno, sono giù di morale e stanchi), può essere importante focalizzarsi sul presente, su cosa hanno bisogno adesso, cosa fare di volta in volta durante la giornata; può essere anche conveniente limitare l’esposizione a giornali e TV che parlano dell’accaduto.
• Con i bambini che dopo il terremoto sono diventati più aggressivi e ostili (è il loro modo per sentirsi più forti e sicuri), può essere opportuno parlarci individualmente e senza umiliarlo fargli capire che il suo comportamento ha un impatto sugli altri e su quelli che vogliono aiutarli. A volte i bambini non si rendono conto neanche di essere arrabbiati e può essere utile capire insieme che in fondo ne hanno tutto il diritto.
• Con i bambini che dopo il terremoto tendono a isolarsi e a stare per conto loro, può essere opportuno cercare gentilmente di interagire, magari facendo un disegno insieme o giocano con animali o bambole. Parlando di come gli adulti si sentono (tristi, delusi) possono capire che queste sensazioni sono normali.


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia a Barcellona


WARP continua sul prossimo numero. Se non sei già nella nostra lista:

Grazie per aver letto questo numero di WARP, la pubblicazione online di AM Instruments. Ci piacerebbe conoscere il tuo parere o avere dei suggerimenti su temi di tuo interesse per le prossime pubblicazioni, puoi farlo da questo form.

Immagini tratte da Google foto, da contributi spontanei o regolarmente acquistate da servizi di foto stock.

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