WARP #42 - Novembre 2016

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


AM Instruments cerca personale!

Abbiamo bisogno dell'entusiasmo, delle capacità e del talento di un PROGETTISTA MECCANICO.
Non esitare, invia la tua candidatura!


TOP NEWS

Calendario 2017! - leggi

PASSWORD

La parola d'accesso di questo numero è "Letteratura" - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: B.B. King - Lucille - leggi o ascolta

UNA PAGINA A CASO

Mangia, prega, ama - Una donna cerca la felicità - leggi

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Zygmunt Baumann - leggi

WARP ATTACK

Disabilità e ironia - leggi

MI PIACE! (+1)

Edward Hopper - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

L'arte di essere fragili - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Energia dalla sabbia - leggi


TOP NEWS

Calendario 2017!

È uscito il calendario 2017 di AM Instruments!

La letteratura è un argine a difesa dell'essenza stessa dell'uomo.
Un libro aperto è fortezza inoppugnabile dall'ignoranza e dalla morte.
Chi legge vive, chi legge sente, chi legge cerca, chi legge trova.
AM Instruments ha deciso di dedicare il 2017 a costruire una riserva per lo spirito.
I nostri classici saranno le nostre mura di cinta.
E ci ricorderanno ogni mese chi siamo e cosa possiamo essere.

- Cristina Masciola


PASSWORD

"Letteratura"

Il 2017 sarà un anno letterario. Almeno per noi e per quanti di voi ogni mese avranno sulla propria scrivania il nostro calendario. Potevamo darvi infinite ragioni di questa scelta editoriale.

La prima: la bellezza. Pensiamo che la bellezza, la sua ricerca, il suo riconoscimento, la sua percezione, sia la cura che ogni essere umano ha naturalmente a disposizione durante il corso della propria esistenza. Ma c’è un’altra ragione.

La letteratura ha un potere immenso. Le storie che racconta cambiano la storia che viviamo.

Tra le tante voci che rivendicano il potere della letteratura, ne ho scelta una particolare, periferica, da molti sconosciuta, ma proprio perché proveniente da una zona liminale del mondo e della cultura, tanto potente quanto efficace. E’ la voce dello scrittore brasiliano Luiz Ruffalo. Dal discorso di apertura alla Frankfurter Buchmesse del 2013.


“Che cosa significa abitare in un paese alla periferia del mondo e scrivere in portoghese per lettori quasi inesistenti? Credo, forse ingenuamente, nel ruolo trasformatore della letteratura. Figlio di una lavandaia analfabeta e di un venditore di pop-corn semianalfabeta, il mio destino è cambiato nell’incontro con i libri. E se la lettura di un libro può cambiare la vita di una persona, essendo la società partecipata da più persone, la letteratura può cambiare la società. In questi tempi, esacerbati dall’estremo culto dell’individualismo, ciò che è estraneo dovrebbe risvegliare la nostra curiosità e appetenza, più che il timore che possa invece costituire una minaccia. Voltiamo le spalle all’Altro, sia esso immigrato, povero, nero, indigeno, donna o omosessuale, nel tentativo di preservarci. Soccombiamo alla solitudine e all’egoismo e ci neghiamo a noi stessi. Io scrivo per oppormi a questo. Voglio influenzare il lettore e attraverso di lui trasformare il mondo. So bene che si tratta di un’utopia ma io mi alimento di utopie. Penso che il destino ultimo del genere umano sia quello di raggiungere la piena felicità terrena. Qui e ora.”


CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: "B.B. King - Lucille"

Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

Sono trascorsi più di 20 anni da quando dividevo la mia professione tra la radio e l’informatica. Ricordo che ero da un cliente per installare un nuovo server, un computer usato per condividere dati con altri computer.  Quando arrivò il momento di “battezzare” il server per poter essere riconosciuto nella rete aziendale, chiesi al responsabile dell’azienda quale fosse il nome che intendeva assegnare alla nuova apparecchiatura. Il responsabile, forse troppo occupato o poco interessato alla questione, mi rispose di arrangiarmi e che un nome valeva l’altro. Prima di salire dal mio cliente passai in uno dei più famosi negozi di dischi in Corso Magenta a Milano dove acquistai il vinile Lucille inciso nel 1968 da B.B.King. Nonostante i Beatles fossero già la mia grande passione, la bella copertina del disco che avevo sulla scrivania mi ispirò e così, senza pensarci oltre, diedi un’anima blues a quell’insieme di freddi componenti elettronici comandati da altrettanti freddi codici binari. Quel pomeriggio battezzai il server BBKING-SERVER e per me divenne il server con l’anima blues.
Ad un anno dalla perdita del grande B.B.King mi è tornato alla mente quell’evento, ma in questo numero mi piacerebbe non tanto raccontarvi la storia del bluesman per antonomasia, quanto la storia della sua chitarra Lucille.

Ci sono pochi casi dove il rapporto tra uno strumento musicale e un uomo abbia perseverato per così tanto tempo; per B.B.King, il rapporto con la sua chitarra Lucille è durato oltre mezzo secolo.
Il nome Lucille deriva da una rocambolesca storia. B.B.King suonava con il suo gruppo in un freddissimo night club nell’Arkansas. Facendo molto freddo i titolari del locale mettevano un bidone della spazzatura pieno di cherosene in mezzo alla sala a cui davano fuoco per scaldarsi.
Due uomini una sera cominciarono a picchiarsi finendo sul bidone che, cadendo, rovesciò il cherosene in tutta la sala creando un vero e proprio fiume di fuoco. Tutti fuggirono dalla porta di ingresso incluso B.B. King, che appena fuori si rese conto di aver lasciato dentro la sua chitarra.
Nonostante la costruzione fosse in legno e il fuoco avesse già invaso la quasi totalità del locale, B.B. King tornò dentro e a rischio della sua stessa vita, mise in salvo la sua chitarra.
Il giorno dopo, B.B. King scoprì che i due uomini stavano litigando per una donna che lavorava li. Il suo nome era Lucille. B.B. King decise così, anche per ricordarsi di non fare mai più una cosa del genere, di chiamare la sua chitarra Lucille.

B.B. King svolge, sin dalla tenera età, l’attività di contadino, lavorando nelle piantagioni di cotone fino a quando, intorno ai 20 anni, si appassiona di musica e in particolare del blues che impara da un suo cugino chitarrista.
“Lucille mi ha portato via dalla piantagione regalandomi il successo” canterà nel 1968 nel brano dedicato alla sua chitarra, ma Lucille non è sempre stata la chitarra che siamo stati abituati a vedere nei suoi concerti, ovvero una Gibson ES 355. La prima Lucille era Gibson L-30, uno strumento poco costoso, ma negli anni a venire tutte le chitarre usate da King hanno mantenuto il delicato nome di Lucille.
Nel 2005 la Gibson, in occasione dell’ottantesimo compleanno di King, ha prodotto e regalato al musicista il modello “80° compleanno Lucille”. Lo strumento è stato suonato dal vivo fino all’estate del 2009 quando venne rubato.
Pochi mesi dopo il commerciante di chitarre Eric Dahl trovò lo strumento al banco dei pegni di Las Vegas. La chitarra era in pessime condizioni ma sul retro era presente una piccola incisione con indicato “prototipo 1”. Ignaro di ciò che aveva tra le mani, ma curioso di conoscere il significato di quell’incisione, il commerciante si mette in contatto con la Gibson scoprendo che non aveva tra le mani semplicemente un modello approvato da B.B. King per la vendita, ma la reale Lucille.
Dahl consegnerà la vera Lucille nelle mani di King che contraccambierà con il prestigioso modello “80° compleanno Lucille” commercializzato dalla Gibson.
King ha continuato a godere della sua chitarra fino al suo più recente spettacolo nell’ottobre 2014.
BB King e Lucille erano sempre insieme, sempre in tournée viaggiando quasi esclusivamente in pullman fino agli ultimi anni, quando gli venne proibito dalla figlia per motivi di salute. Durante i concerti King aveva le tasche piene di spillette a forma di Lucille che distribuiva al suo pubblico.
BB King e Lucille hanno suonato insieme come nessun altro artista ha saputo fare con il proprio strumento.
Da oltre un anno Lucille è rimasta sola; nelle migliori delle ipotesi finirà probabilmente in un museo o peggio venduta all’asta a qualche benestante. Potrà succedere che qualcun’altro faccia vibrare le sue corde, ma nessuno saprà farla cantare come era capace il più grande bluesman di tutti i tempi, il grande Blues Boy King in arte B.B. King.

Per contattare DJ Tommy Cassano:

tcassano[at]aminstruments.com


UNA PAGINA A CASO

Mangia, prega, ama - Una donna cerca la felicità

Unapagina.jpg

Roba da donne? Non solo…

“Tutti vogliamo che le cose restino uguali David. Accettiamo di vivere nell’infelicità perchè abbiamo paura dei cambiamenti, delle cose che vanno in frantumi, ma io ho guardato questo posto [Roma], il caos che ha sopportato,
il modo in cui è stato adoperato, bruciato, saccheggiato, tornando poi ad essere se stesso, e mi sono sentita rassicurata.
Forse la mia vita non è stata così caotica, è il mondo che lo è, e la sola trappola è restare attaccati ad ogni cosa. Le rovine sono un dono, la distruzione è la via per la trasformazione. Anche in questa città eterna l’Augusteo mi ha dimostrato che dobbiamo essere sempre preparati ad ondate infinite di trasformazioni.
Sia io che te meritiamo di più che stare insieme perché altrimenti abbiamo paura di essere annientati.”

“‘Ero svuotata. Non c’erano più battaglie nella mia mente. Ho guardato nel cuore, dove c’è la bontà e la sua ampiezza. E non era nemmeno lontanamente pieno, neanche dopo aver accolto ed essersi preso cura di tutti quegli infausti folletti fatti di dolore, rabbia e vergogna; avrebbe facilmente potuto perdonare anche di più. Il suo amore era finito. Così ho capito che questo è il modo in cui Dio ama tutti noi e ci accoglie, e che in questo universo non esiste il luogo chiamato inferno, se non fosse nelle nostri menti terrorizzate. Perché, se un essere umano, distrutto e limitato, dimostra di essere capace, anche solo per una volta, di perdonare e accettare il proprio io, allora proviamo solo ad immaginare quante cose possa perdonare e accettare Dio con la sua eterna pietà”.

Da Mangia, prega, ama - Una donna cerca la felicità
di Elizabeth Gilbert


AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Zygmunt Baumann

In un'intervista di pochi anni fa,  il grande sociologo Zygmunt Baumann dice: i legami sono stati sostituiti dalle "connessioni”.  Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto di lavoro. Disconnettersi è solo un gioco. Farsi amici offline richiede impegno.

Nell’intervista Baumann parla della lunga relazione con la moglie in modo franco, non esente dal riconoscimento di difficoltà e tentazioni. Ma ciò che colpisce è la serenità con la quale esprime un pensiero molto più ampio, che riguarda la storia di tutti: l’eterno conflitto tra libertà e sicurezza, tra passione e amore, tra connessioni e rapporti reali.

Amarsi e rimanere insieme tutta la vita. Un tempo, qualche generazione fa, non solo era possibile, ma era la norma. Oggi, invece, è diventato una rarità, una scelta invidiabile o folle, a seconda dei punti di vista. I lavori di Baumann sono ricchi di considerazioni sul modo di vivere le relazioni: oggi siamo esposti a mille tentazioni e rimanere fedeli certo non è più scontato, ma diventa una maniera per sottrarre almeno i sentimenti al dissipamento rapido del consumo. Amore liquido, uscito nel 2003, partiva proprio da qui, dalla nostra lacerazione tra la voglia di provare nuove emozioni e il bisogno di un amore autentico.

Cos'è che ci spinge a cercare sempre nuove storie?
"Il bisogno di amare ed essere amati, in una continua ricerca di appagamento, senza essere mai sicuri di essere stati soddisfatti abbastanza. L'amore liquido è proprio questo: un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame".

Dunque siamo condannati a vivere relazioni brevi o all'infedeltà...
"Nessuno è "condannato". Di fronte a diverse possibilità sta a noi scegliere. Alcune scelte sono più facili e altre più rischiose. Quelle apparentemente meno impegnative sono più semplici rispetto a quelle che richiedono sforzo e sacrificio".

Eppure lei ha vissuto un amore duraturo, quello con sua moglie Janina, scomparsa due anni fa.
"L'amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l'uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere rigenerato, ricreato e resuscitato ogni giorno. Mi creda, l'amore ripaga questa attenzione meravigliosamente. Per quanto mi riguarda (e spero sia stato così anche per Janina) posso dirle: come il vino, il sapore del nostro amore è migliorato negli anni".

Oggi viviamo più relazioni nell'arco di una vita. Siamo più liberi o solo più impauriti?
"Libertà e sicurezza sono valori entrambi necessari, ma sono in conflitto tra loro. Il prezzo da pagare per una maggiore sicurezza è una minore libertà e il prezzo di una maggiore libertà è una minore sicurezza. La maggior parte delle persone cerca di trovare un equilibrio, quasi sempre invano".

Lei però è invecchiato insieme a sua moglie: come avete affrontato la noia della quotidianità? Invecchiare insieme è diventato fuori moda?
"È la prospettiva dell'invecchiare ad essere ormai fuori moda, identificata con una diminuzione delle possibilità di scelta e con l'assenza di "novità". Quella "novità" che in una società di consumatori è stata elevata al più alto grado della gerarchia dei valori e considerata la chiave della felicità. Tendiamo a non tollerare la routine, perché fin dall'infanzia siamo stati abituati a rincorrere oggetti "usa e getta", da rimpiazzare velocemente. Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto dello sforzo e di un lavoro scrupoloso".

Abbiamo finito per trasformare i sentimenti in merci. Come possiamo ridare all'altro la sua unicità?
"Il mercato ha fiutato nel nostro bisogno disperato di amore l'opportunità di enormi profitti. E ci alletta con la promessa di poter avere tutto senza fatica: soddisfazione senza lavoro, guadagno senza sacrificio, risultati senza sforzo, conoscenza senza un processo di apprendimento. L'amore richiede tempo ed energia. Ma oggi ascoltare chi amiamo, dedicare il nostro tempo ad aiutare l'altro nei momenti difficili, andare incontro ai suoi bisogni e desideri più che ai nostri, è diventato superfluo: comprare regali in un negozio è più che sufficiente a ricompensare la nostra mancanza di compassione, amicizia e attenzione. Ma possiamo comprare tutto, non l'amore. Non troveremo l'amore in un negozio. L'amore è una fabbrica che lavora senza sosta, ventiquattro ore al giorno e sette giorni alla settimana".

Forse accumuliamo relazioni per evitare i rischi dell'amore, come se la "quantità" ci rendesse immuni dell'esclusività dolorosa dei rapporti.
"È così. Quando ciò che ci circonda diventa incerto, l'illusione di avere tante "seconde scelte", che ci ricompensano dalla sofferenza della precarietà, è invitante. Muoversi da un luogo all'altro (più promettente perché non ancora sperimentato) sembra più facile e allettante che impegnarsi in un lungo sforzo di riparazione delle imperfezioni della dimora attuale, per trasformarla in una vera e propria casa e non solo in un posto in cui vivere. "L'amore esclusivo" non è quasi mai esente da dolori e problemi  -  ma la gioia è nello sforzo comune per superarli".

In un mondo pieno di tentazioni, possiamo resistere? E perché?
"È richiesta una volontà molto forte per resistere. Emmanuel Lévinas ha parlato della "tentazione della tentazione". È lo stato dell'"essere tentati" ciò che in realtà desideriamo, non l'oggetto che la tentazione promette di consegnarci. Desideriamo quello stato, perché è un'apertura nella routine. Nel momento in cui siamo tentati ci sembra di essere liberi: stiamo già guardando oltre la routine, ma non abbiamo ancora ceduto alla tentazione, non abbiamo ancora raggiunto il punto di non ritorno. Un attimo più tardi, se cediamo, la libertà svanisce e viene sostituita da una nuova routine. La tentazione è un'imboscata nella quale tendiamo a cadere gioiosamente e volontariamente".

Lei però scrive: "Nessuno può sperimentare due volte lo stesso amore e la stessa morte ". Ci si innamora una sola volta nella vita?
"Non esiste una regola. Il punto è che ogni singolo amore, come ogni morte, è unico. Per questa ragione, nessuno può "imparare ad amare", come nessuno può "imparare a morire". Benché molti di noi sognino di farlo e non manca chi provi a insegnarlo a pagamento ".

Nel '68 si diceva: "Vogliamo tutto e subito". Il nostro desiderio di appagamento immediato è anche figlio di quella stagione?
"Il 1968 potrebbe essere stato un punto d'inizio, ma la nostra dedizione alla gratificazione istantanea e senza legami è il prodotto del mercato, che ha saputo capitalizzare la nostra attitudine a vivere il presente".

I "legami umani" in un mondo che consuma tutto sono un intralcio?
"Sono stati sostituiti dalle "connessioni". Mentre i legami richiedono impegno, "connettere" e "disconnettere" è un gioco da bambini. Su Facebook si possono avere centinaia di amici muovendo un dito. Farsi degli amici offline è più complicato. Ciò che si guadagna in quantità si perde in qualità. Ciò che si guadagna in facilità (scambiata per libertà) si perde in sicurezza".

Lei e Janina avete mai attraversato una crisi?
"Come potrebbe essere diversamente? Ma fin dall'inizio abbiamo deciso che lo stare insieme, anche se difficile, è incomparabilmente meglio della sua alternativa. Una volta presa questa decisione, si guarda anche alla più terribile crisi coniugale come a una sfida da affrontare. L'esatto contrario della dichiarazione meno rischiosa: "Viviamo insieme e vediamo come va...". In questo caso, anche un'incomprensione prende la dimensione di una catastrofe seguita dalla tentazione di porre termine alla storia, abbandonare l'oggetto difettoso, cercare soddisfazione da un'altra parte ".

Il vostro è stato un amore a prima vista?
"Sì, le feci una proposta di matrimonio e, nove giorni dopo il nostro primo incontro, lei accettò. Ma c'è voluto molto di più per far durare il nostro amore, e farlo crescere, per 62 anni".
(Repubblica 2012)


WARP ATTACK

Disabilità e ironia

Un disabile da gestire nel nostro spazio vitale è faticoso, tu mettici ironia e aiutalo a stare meglio, starai meglio pure tu.

Alle elementari avevo un compagno di classe disabile. Ci giocavo spesso e ci trovavamo di frequente soprattutto a casa sua per via degli ausili che lì aveva a sua disposizione. Era un compagno come un altro per me e andavamo parecchio d’accordo, eravamo più affiatati di altri, ma dentro di me nel mio profondo sentivo una strana sensazione nei suoi confronti. Come un rumore di fondo che non andava via, una velata tristezza che mi impediva di essere completamente naturale. Forse era un senso di colpa latente, forse una sorta di attrazione verso chi aveva meno fortuna, forse il disagio di non sapere come comportarsi di fronte a chi aveva una difficoltà un più. Nel tempo ho assistito e partecipato a diverse situazioni in cui dovevo interagire con delle persone disabili o malate o in grande difficoltà rispetto al mio mondo di “normalità”. Osservando operatori e amici comportarsi come si sarebbero comportati con me, ho capito che il segreto per far sparire quella velata malinconia era semplicemente quello di essere se stessi e aprirsi alla persona come si farebbe con un “non-disabile”, riservargli il nostro vero io compresa le parte più ironica, gli scherzi e magari le goliardate che non si penserebbe di fare a “una persona in quello stato”. Per esperienza, ripensando alle accese risate che abbiamo provocato e ci siamo provocati, ai visi che si illuminano e al puro piacere di rivedersi, so che quei momenti diventano gemme preziose nella memoria di entrambi, “abili” e “dis-abili”.


MI PIACE! (+1)

Edward Hopper

Se potessi dirlo a parole, non ci sarebbe alcun motivo per dipingere
— Edward Hopper

C’è chi lo ritiene un narratore di storie e chi, al contrario, l’unico che ha saputo fermare l’attimo – cristallizzato nel tempo – di un panorama, come di una persona.


È stato lo stesso Edward Hopper (1882-1967) – il più popolare e noto artista americano del XX secolo – uomo schivo e taciturno, amante degli orizzonti di mare e della luce chiara del suo grande studio, a chiarire la sua poetica: “Se potessi dirlo a parole, non ci sarebbe alcun motivo per dipingere”.

La mostra Edward Hopper, a Roma dal 1 ottobre 2016 al 12 febbraio 2017 al Complesso del Vittoriano, darà conto dell’intero arco temporale della produzione del celebre artista americano.

Dagli acquerelli parigini ai paesaggi e scorci cittadini degli anni ‘50 e ’60, l’esposizione curata da Barbara Haskell – curatrice di dipinti e sculture del Whitney Museum of American Art – in collaborazione con Luca Beatrice, attraverso più di 60 opere, tra cui celebri capolavori come South Carolina Morning (1955), Second Story Sunlight (1960), New York Interior (1921), Le Bistro or The Wine Shop (1909), Summer Interior (1909), interessantissimi studi (come lo studio per Girlie Show del 1941) celebra la mano di Hopper, superbo disegnatore: un percorso che attraversa la sua produzione e tutte le tecniche di un artista considerato oggi un grande classico della pittura del Novecento.


NO COMMENT

L'immagine del mese

"Convento Dell'Annunciata - Abbiategrasso" Foto di DJ Tommy (tcassano[at]aminstruments.com).


AM KIDS

L'arte di essere fragili

Alessandro D’Avenia è uno scrittore, sceneggiatore, ma soprattutto un insegnante. Non è un caso che proprio ai ragazzi e alle ragazze, per primi, dedichi questo libro, e non è un caso che questo libro parli di Leopardi ma soprattutto con Leopardi e che lo faccia in un modo così moderno e originale.

Tutti abbiamo studiato Leopardi. Ricordo ancora antiche diatribe sul pessimismo leopardiano. E ricordo soprattutto come, all’uscita dello splendido film “Il giovane favoloso” mia figlia sia tornata a casa inneggiando all’attaccamento alla vita, all’ottimismo del poeta. In quel momento ho avvertito la gioia di chi finalmente ha vinto in una discussione durata oltre trent’anni. Leopardi non era pessimista, ma come dice D’Avenia, un predatore della felicità. Così in questa rubrica dedicata ai giovani, desidero fortemente che qualcuno prenda in mano questo libro e lo assapori pagina dopo pagina, “perché quando racconto di Leopardi in classe vedo gli occhi dei ragazzi che brillano, è un poeta che lascia il segno, che detta curiosità”.
La poesia non fa rientrare la realtà in schemi asfissianti ma ci dimostra che ci può essere sempre una realtà dietro la siepe, un infinito da scoprire.

D’Avenia parla con Giacomo. E parla con noi. E ci riporta parole precise, bellezza assoluta, portandoci per mano attraverso le diverse fasi della vita, perché Leopardi le ha trattate tutte pur avendone vissuto solo uno stralcio.

“Leopardi ebbe presa sulla realtà come pochi altri, perché i suoi erano sensi finissimi, da «predatore di felicità» e a guidarlo era una passione assoluta”, scrive ne L’arte di essere fragili, uscito recentemente dall'editore Mondadori. “La custodiva dentro di sé – aggiunge - e la alimentò con la sua fragilissima esistenza nei quasi trentanove anni in cui soggiornò sulla Terra”. Per questo ebbe un destino “scelto e non subìto”, pur avendo tutti gli alibi per subirlo o per ritirarsi da qualsiasi passione.

E precisa: “Fu un cacciatore di bellezza, intesa come pienezza che si mostra nelle cose di tutti i giorni a chi sa coglierne gli indizi, e cercò di darle spazio con le sue parole, per rendere feconda e felice una vita costellata di imperfezioni”. A guardare meglio, dunque, Leopardi “può salvarci la vita”, sostiene D’Avenia  in  un epistolario con un “amico speciale” che decise di far entrare nella sua cameretta d’adolescente quando aveva sedici anni, una stanza dove poter studiare e apprezzare al meglio quelle "stanze" (le strofe delle poesie) di “Giacomo”, così come lo chiama lui.

“Leopardi mi ha insegnato ad accostarmi alle età della vita con parole precise, rendendole così reali e abitabili, e mi ha aiutato a trovare gli strumenti dell’arte del vivere quotidiano in ogni tappa dell’esistenza, identificando il fine per cui esiste e la passione felice che deve attraversarla e guidarla”, spiega D’Avenia che ha diviso il libro in sei sezioni che segnalano i passi dell’esistenza umana e ciò che può illuminarli dall'interno.

“Leopardi ha distillato, come si fa con gli ingredienti dei profumi, le tappe che ci accomunano tutti, qualunque siano longitudine e latitudine di appartenenza, qualunque sia la “dote” che la vita ci ha offerto”, ci spiega, e lui queste componenti fondamentali dell’essenza della vita le ha chiamate adolescenza, o arte di sperare; maturità, o arte di morire; riparazione, o arte di essere fragili; morire, o arte di rinascere. In poco più di duecento pagine, non ci dà delle soluzioni semplici, “perché semplice la vita non lo è mai”, ma ci suggerisce come un po’ più semplici potremmo essere noi, con uno sguardo più puro sulla vita.


ORTENSIA MALINCUORE

Energia dalla sabbia

Ehi, ragazzi, ho appena scoperto una cosa fantastica! Ero qui che mi aggiravo per gli uffici AM e pensavo tra me e me che queste pareti bianche così luminose ci fanno risparmiare un sacco di energia elettrica. Fuori c’è un sole limpido, chissà quanta energia potremmo ricavarne.

Mi sono messa a spulciare tra le ultime notizie, e indovinate! L’energia alternativa si ottiene nei modi più impensabili, persino facendo pipì. Pensate che un’equipe della University of the West of England (Uwe), in collaborazione con Oxfam ha inventato il Pee Power che consiste in un water che genera energia elettrica grazie ai microbi presenti nelle secrezioni vescicali. Lo so, fa un po schifo, e soprattutto mi chiedo quante volte dovrei andare in bagno per accendere una lampadina! In Italia siamo molto più poetici, e invece della pipì, qualcuno si è messo in testa di usare le nostre spiagge. Già, è proprio degli italiani una delle idee più brillanti degli ultimi tempi: ricavare energia dalla sabbia. Conservare nella sabbia l’energia ricavata durante le ore solari e utilizzarla anche quando il sole non c’è. Un team di ricerca completamente italiano, ha creato STEM®: consiste nel conservare in modo semplice e originale l’energia solare attraverso l’impiego della sabbia e l’utilizzo della tecnologia dei letti fluidizzati, applicata per la prima volta nel campo della generazione solare.

Se insistete ve lo spiego:)

STEM® adotta la tecnologia “beam down”, che prevede una serie di specchi montati su opportuni telai (eliostati), che inseguono il Sole nella sua traiettoria per concentrare i raggi su un ricevitore, destinato ad accumulare il calore durante le ore ad elevata insolazione. Il letto fluido di sabbia (mi sta venendo voglia di una sdraio!), grazie all’alta concentrazione delle radiazioni solari, permette il raggiungimento di alte temperature e pressioni nei cicli termodinamici, tipici delle centrali a combustibili fossili. E’ proprio questo aspetto che caratterizza e contraddistingue il sistema: la possibilità di funzionare come “batteria solare”, accumulando calore durante le ore ad elevata insolazione, conservarlo per lunghi periodi e rilasciarlo quando il Sole non c’è, secondo il profilo di carico delle utenze finali. E garantisce un funzionamento h24 per 365 giorni l’anno, e un capacity factor che può arrivare fino all’85%, di gran lunga superiore alle altre fonti rinnovabili.
Pensate a quei paesi dove il sole batte forte per tutto il giorno, questo sistema sarebbe utilissimo per fornire calore o vapore alla temperatura desiderata o l’energia necessaria ai siti produttivi isolati, come le miniere di Cile e Australia, dove l’energia elettrica necessaria per il funzionamento degli impianti viene prodotta oggi con elettrogeneratori diesel, di notevole impatto ambientale. Così come la possibilità di fornire energia per dissalare acqua salata o bonificare siti inquinati e riabilitarli ad un uso sostenibile, favorendo l’agricoltura o la conservazione e la trasformazione del cibo, rendendo così vivibili e ospitali posti remoti oggi in difficoltà.
E poi io sono verde (non intendo di carnagione!). Utilizzando soltanto sabbia e aria con la tecnologia dei letti fluidizzati, non c’è alcun impatto ambientale rispetto ai sistemi tradizionali che adoperano oli diatermici o sali fusi; né problemi di “fine vita”, poiché è interamente riciclabile. La sabbia infatti può essere riutilizzata nel campo dell’edilizia, mentre l’acciaio e il vetro, che compongono la struttura dell’impianto, possono avere altrettanti riusi in ambito industriale e civile.
Anzi, ora che ci penso, la sabbia portatela qui, a Limbiate. Voglio una spiaggia privata tutta per me da sfruttare nelle pause di lavoro!


WARP continua sul prossimo numero. Se non sei già nella nostra lista:

Grazie per aver letto questo numero di WARP, la pubblicazione online di AM Instruments. Ci piacerebbe conoscere il tuo parere o avere dei suggerimenti su temi di tuo interesse per le prossime pubblicazioni, puoi farlo da questo form.

Immagini tratte da Google foto, da contributi spontanei o regolarmente acquistate da servizi di foto stock.

AM Instruments srl - P.I. 02196040964

aminstruments.com