WARP #49 - Giugno 2017

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


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TOP NEWS

Annual Report 2016 - leggi

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La parola d'accesso di questo numero è "Idee" - leggi

IN GOOD COMPANY

Tutti al cinema… sul divano! - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: "Conciorto" - leggi o ascolta

UNA PAGINA A CASO

Aldo Nove - leggi

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Nina Cassian - leggi

WARP ATTACK

Enea è un immigrato clandestino - leggi

MI PIACE! (+1)

A panda piace - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

Robotica per ragazzi - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

...e il MyPage+ - leggi


TOP NEWS

Annual Report 2016

Il 22 Giugno, nella sede di AM Instruments, si è tenuta l’annuale presentazione del Bilancio. 
Sono intervenuti rappresentanti di Istituti Bancari nonché API, CNA e Università Bocconi.
Un’occasione unica per confrontarsi sulla attuale situazione imprenditoriale del territorio, nazionale e internazionale, e sulle nuove prospettive che passano sotto il nome di Industria 4.0.
 
Il bilancio aziendale è indiscutibilmente uno strumento contabile. Eppure non possiamo fare a meno di cogliere tra i numeri un senso ulteriore. Il senso risiede nella storia, nelle scelte, nelle azioni, nelle attività, nel tempo, nella professionalità, nella dedizione, nelle idee e nelle persone che le hanno generate: un capitale non iscritto a bilancio ma riconosciuto dall’azienda. Per questo ci siamo soffermati su ciò che, non immediatamente traducibile in numeri, ha generato la nostra evoluzione positiva.

CRESCITA
La crescita esponenziale degli ultimi anni, non solo in termini di fatturato, è il frutto di strategie condivise a più livelli. Il bilancio 2016 è il più positivo sia in termini economici che finanziari dalla nostra fondazione. Investire costantemente nella società e reinventarsi in modo creativo e organizzato per perseguire i nostri obiettivi genera e alimenta le condizioni della crescita.

FORMAZIONE
Formare e aggiornare a tutti i livelli per potenziare le competenze specifiche che sempre più efficacemente rispondono alle crescenti esigenze dei nostri clienti è un significativo obiettivo dell’azienda.

GMP ORIENTED
Il programma GMP Oriented 2015:2020 è un progetto strategico, unico nel panorama italiano, ideato ed elaborato da AM Instruments.
GMP Oriented significa per noi condividere le normative di riferimento e le dinamiche operative del settore farmaceutico per essere in totale sinergia con i nostri clienti.

INNOVAZIONE
Nel corso del 2016  la ricerca e sviluppo di AM Instruments ha portato a termine la realizzazione di due prodotti innovativi e ha dato il via ad altri progetti con particolare attenzione agli obiettivi GMP e Industria 4.0. Non si tratta di pura innovazione tecnologica ma della creazione di un valore aggiunto teso alla soddisfazione del cliente pharma sia in termini di semplicità operativa che di innovazione tecnologica.

COMUNICAZIONE
Affermare la nostra identità, i nostri valori, l’esclusività dei nostri prodotti, l’efficienza dell’organizzazione e soprattutto la nostra attenzione verso i clienti, è il principio della nostra comunicazione. AM Instruments promuove la trasparenza a tutti i livelli della comunicazione d’impresa: commerciale, istituzionale, finanziaria e gestionale, offrendo strumenti, spazi e tempi di condivisione sia all’interno dell’azienda che verso l’esterno.

VISIONE DEL FUTURO
Nell’ultimo trimestre del 2016 è stato avviato un progetto innovativo, unico in Europa, che ha dato il via alla costruzione di un nuovo reparto produttivo consistente in una cleanroom di Grado C, un laboratorio QC, un reparto di confezionamento secondario, uffici e un Replication Data Center. Si tratta di un impianto “state of the art” che nell'ultimo trimestre del 2017 permetterà alla AM Instruments di lanciare sul mercato mondiale prodotti unici e innovativi con il nuovo marchio registrato Pharmaclean® oltre che a proporre servizi dedicati al mercato life science.


PASSWORD

"Idee"

Le idee non possono venire a tutti!

Un titolo del genere mi renderà impopolare. Ma per spiegare esattamente ciò che intendo farò un esempio.

A. H Becquerel scopre la radioattività accorgendosi che un composto a base di uranio ha impressionato una lastra fotografica coperta sul quale l’aveva appoggiato.

Ma comunque sta lavorando con l’uranio, comunque ha lastre fotografiche in laboratorio, e comunque ha conoscenze sufficienti a riconoscere come rilevante un fenomeno prodotto in modo casuale, così come Fleming comunque sta lavorando su una coltura di stafilococchi, e comunque è un batteriologo.

So già cosa direte: stiamo parlando di scienza! Ma a un più basso livello, dove il presupposto non sia una preparazione accademica, le buone idee possono venire a tutti.

E allora faccio un altro esempio!

Nel 1905 un ragazzino americano di 11 anni, Frank Epperson, dimenticò sul portico di fronte a casa, di notte, un bicchiere con acqua, zucchero e il bastoncino per mescolarla. Il giorno dopo lo trovò ghiacciato e si accorse di aver inventato il ghiacciolo! Però dovette aspettare di diventare adulto, prima di poterlo commercializzare.

Secondo voi perchè ha dovuto aspettare l’età adulta? Tolte le ragioni che il buon senso ci porta a elencare: forse da adulto avrà sviluppato capacità commerciali, forse avrà studiato al college, o forse avrà cominciato una vendita porta a porta con borsa frigo a portata di mano. Qualunque sia stato il suo percorso, un percorso c’è stato. E ha fruttato sicuramente un know-how.

 La mia teoria è la seguente: le idee possono averle tutti. Ma come diceva Munari, se sai concretizzare un’idea che già esiste, sarai anche bravo, ma sei comunque arrivato secondo.

 Il processo creativo non è illuminazione se non in parte. E una mente intuitiva non nasce nel vuoto. Il più delle volte ciò che consideriamo sorprendente è frutto di una professionalità, di studio accurato, probabilmente matto e disperatissimo. Il terreno in cui nasce non è incolto. E non solo. La preparazione è ciò che ci consente di non essere inconsapevolmente secondi. Ricordo che da bambina corsi da mio padre dicendo che avevo inventato un modo per risparmiare sul gas. Bastava mettere il tegame sullo stenditoio in terrazzo e avrei avuto un ottimo uovo al tegamino. Ecco, certo portato all’estremo, ma questo è un esempio che rende perfettamente l’idea di ciò che distingue improvvisazione da processo creativo vero e proprio. Uno psicologo statunitense,  Graham Walla, già negli anni venti, aveva sintetizzato il processo creativo, sviluppandolo in diverse fasi.

Non a caso la prima è la preparazione. Le idee sono come i semi, mai troppo lontani dall’albero che li ha generati. Senza una “familiarità” con nozioni e fatti sull'argomento, difficile partorire idee che abbiano un senso.

Wallas cita a seguire l’incubazione. Mi piace citare il bricolage. Un vero spazio da bricolage che si rispetti,  ha tavolo da lavoro, attrezzi, materiali, strumenti di consultazione. L’idea non nasce in un ambiente asettico. L’idea si nutre dell’ambiente circostante, ha necessità di supporto e nutrimento costante. E il più delle volte, come un hobbista provetto che sbaglia, butta e ricomincia, le idee muoiono e risorgono in altre direzioni. Einstein comincia a sedici anni a preoccuparsi di certi problemi fondamentali della fisica, legati al significato della velocità della luce. Quando si rende conto che il problema può essere risolto mettendo in discussione il concetto di tempo, gli bastano cinque settimane per stendere la famosa memoria sulla relatività, anche se lavora a tempo pieno all'ufficio svizzero dei brevetti.

Solo ora arriva l’intuizione. Abbiamo un terreno fertile, tempo, dedizione. E da qui nasce l’intuizione, improvvisa e sorprendente. A volte contraria alle soluzioni espresse fino all’istante precedente.

 A questo punto potremmo pensare che è fatta! Ma non è così. E’ il momento delle verifiche, che potrebbero addirittura ribaltare le nostre idee oltre al nostro umore, e dimostrare che sono un completo fallimento.

Prove, messe a punto e formalizzazione: il metodo scientifico prevede che una scoperta venga presentata attraverso un’argomentazione formale, partendo da una serie di assiomi o principi fondamentali. Strutturare un’intuizione nei termini di un’argomentazione formale è un modo per verificarne la consistenza.

Ma quando le idee non riguardano il pensiero scientifico?

 Qui la cosa si fa più complessa: subentra infatti il gusto!

Mi piace o non mi piace sono le sentenze inappellabili a cui sono sottoposte tutte le idee non immediatamente riconducibili a regole scientifiche o empiriche.

Di fatto il piacere estetico ha delle regole, nè più nè meno che il sapere scientifico.

L’universalmente bello, il funzionale, il piacevole, il buono: anche per questi giudizi esiste una scienza, l’estetica, che un luogo comune relega alla dignità di gusto soggettivo, ma che poi tanto soggettivo non è.

Esistono memorie culturali, un’educazione genetica alla percezione, esistono regole e proporzioni, esiste una cultura del bello che guai a rendere totalmente soggettiva.

Ebbene, ho provato a stimolare la vostra vena polemica: la prossima volta che avete un’idea, o che qualcuno accanto a voi dice di averne, ripercorrete queste fasi. Se ne manca anche solo una, forse non è un’ottima idea!


IN GOOD COMPANY

Tutti al cinema… sul divano!

Nella Francia di fine ‘800 gli svaghi della nobiltà consistevano principalmente nella lettura e nella pittura. In questo mondo statico, due fratelli visionari sono riusciti nel creare, dopo 3 anni di duro e appassionato lavoro, un passaggio a un qualcosa di dinamico. Il nome dei fratelli, Lumière, è passato alla storia grazie al culmine del loro successo raggiunto il 19 marzo 1895, con la proiezione del film “La sortie des usines Lumière” che sancisce l’invenzione del cinema.

La “febbre da cinema” uscì rapidamente dai confini francesi, contagiando il resto del mondo. In Italia la prima sala cinema è il Lirico in via Larga alla fine dell’800, e nel ‘900 il mondo del cinema ha avuto un’incredibile evoluzione, come ad esempio l’introduzione del sonoro fino ad arrivare all’introduzione dei colori sul grande schermo.

Mentre il mondo del cinema si evolveva, in termini qualitativi e di diffusione fra il pubblico, gli attori acquisivano lo status di celebrità, e il cinema diventava una vera e propria industria: basti pensare che i tre film con i migliori incassi al botteghino, “Avatar”, “Titanic” e “Star Wars: il risveglio della forza”, hanno realizzato ricavi superiori ai 2 miliardi di dollari!

Sono passati 122 anni dall’invenzione dei Lumière, e i risultati qualitativi ed economici del cinema rappresentano qualcosa di straordinario rispetto ad allora. L’industria cinematografica può dormire quindi sonni tranquilli?

Non proprio.

Facciamo un passo indietro: la Cineteca di Milano offre una mappa infografica che mostra la diffusione dei cinema a Milano e provincia (consultabile gratuitamente su http://mappa.cinetecamilano.it/mappa_agis/#); partendo dagli inizi del ‘900, la curva di diffusione dei cinema cresce in maniera costante, raggiungendo l’apice nel 1978 con 148 cinema e 149 schermi. Successivamente, si può notare un declino nel numero di cinema, che raggiungono il numero di 56 nel 2013, a fronte però di ben 228 schermi.
La tendenza è quindi la chiusura dei cinema monoschermo, a favore dei colossali multisala dove poter proporre una gamma di film più ampia agli utenti, spesso inseriti nella cornice di un centro commerciale che possa offrire attività alternative al cinema anche una volta finito il film.

Ma c’è anche un altro aspetto da considerare. Agli inizi del Duemila ogni film al cinema iniziava con un avviso contro la pirateria: l’industria cinematografica aveva capito che non solo doveva stare attenta alla concorrenza interna, ma, nel pieno della rivoluzione digitale, aveva un nemico pericoloso: internet.
Internet rappresentava un campanello d’allarme, ma anche un’enorme opportunità in senso cinematografico, e qualcuno è riuscita a coglierla: quel qualcuno risponde al nome di Reed Hastings.

Reed Hastings è il fondatore di Netflix, che nel 1997 inizia la sua attività offrendo noleggio di DVD e Videocassette, una sorta di Blockbuster, con la particolarità che gli utenti potevano noleggiare i film tramite internet, per poi ricevere i film tramite servizio postale.

L’intuizione strategica che cambia la storia dell’azienda arriva nel 2008: nel mercato, da una parte i cinema si svuotano, anche perché i biglietti iniziano a raggiungere prezzi di 10 dollari, impegnativi per una famiglia intera che vuole andare al cinema; dall’altra parte c’è internet, che offre praticamente tutti i film esistenti al mondo, ma su siti illegali, pieni di pubblicità e virus, e spesso a bassa qualità.

Di fronte a queste prospettive, Hastings non fa altro che unire i puntini e cogliere l’opportunità: offrire un catalogo di contenuti multimediali su un sito sicuro, in alta qualità, fruibili tramite un abbonamento da 10 dollari al mese comodamente sul proprio divano. O meglio, Sciallati sul proprio divano, come suggerisce lo slogan “Netflix & Chill” che in semplici tre parole raccoglie un messaggio molto forte che la dice lunga sulla mission aziendale: perché devo andare al cinema a vedere un film quando per 10 dollari al mese posso guardare quello che voglio, quando voglio, sciallato comodamente sul mio divano?

Hastings era un visionario, già nel 2008 aveva capito la piega che stava prendendo il mondo ed era pronto a cavalcare l’onda. Come tutti i visionari, era visto come un pazzo, e i grandi studios di Hollywood non si sono fatti problemi a cedere a Netflix i diritti dei loro prodotti, non considerando Netflix un avversario temibile.

Quasi dieci anni dopo, la storia ci racconta che Netflix si è consolidata come leader del settore on demand, con un fatturato di 8,30 miliardi di dollari, 3500 dipendenti, e 93,8 milioni di abbonati presenti in 190 paesi. Nel marzo 2017 Netflix raggiunge quota 50 milioni di abbonati negli Stati Uniti, superando i principali operatori della tv via cavo, che totalizzano 48,6 milioni di abbonati, una svolta epocale nelle abitudini dei consumatori statunitensi.

Un’altra svolta nelle abitudini dei consumatori riguarda il prodotto: Netflix punta molto sulle serie tv piuttosto che sui film, sia acquistando diritti altrui, sia producendo serie tv griffate Netflix. Per capire quanto sia importante quest’inversione di rotta nel mercato basta guardare i numeri: per ogni puntata del celebre “Trono di Spade”, prodotta da HBO, vengono investiti 10 milioni di dollari, mentre Netflix per la miniserie di 10 episodi di “Marco Polo” ha investito 90 milioni di dollari.
In generale Netflix per quest’anno ha in cantiere 90 nuovi contenuti, per un investimento in Europa pari a 1,2 miliardi di Dollari, e globalmente per 6 miliardi di Dollari, cifre da capogiro che danno un’idea delle dimensioni ormai consolidate di Netflix.

“La distribuzione nelle sale cinematografiche ha i giorni contati”, ha affermato recentemente Ted Sarandos, capo dei contenuti di Netflix. L’industria cinematografica si è accorta di avere sottovalutato Netflix, e ora sarà curioso vedere le prossime mosse strategiche per competere con il colosso on-demand.

Dal canto suo Netflix è già proiettata nel futuro, svelando alcune delle sue mosse strategiche: si parte dalle lezioni di inglese in collaborazione con John Peter Sloan, dando un risvolto didattico ai suoi contenuti; inoltre, indiscrezioni parlano di un vicino sbarco sulla piattaforma dei finali alternativi, con lo spettatore che potrà decidere il finale delle sue serie tv scegliendo fra le opzioni messe a disposizione da Netflix: in altre parole il futuro, dove lo spettatore passa da soggetto passivo ad attivo, con possibilità di scelta.

In principio tutto iniziò con una multa da 30 dollari. Tanto dovette pagare Reed Hastings per aver restituito in ritardo “Apollo 13”, noleggiato per l’occasione. Multa che lasciò basito Hastings, e che lo fece riflettere sulle possibilità del settore. Una multa che è stato il primo mattoncino di Netflix e che ha permesso a Reed Hastings di raggiungere il successo e un patrimonio personale di 2 miliardi di dollari.

La multa più dolce mai esistita.

 

Articolo di Giacomo Cremonesi (ingoodcompany[at]aminstruments.com)

Giacomo Cremonesi, classe 1994, si è laureato in Management e Imprenditorialità, ramo di Economia Aziendale, presso l’Università Carlo Cattaneo. La sua tesi di laurea ci riguarda da vicino, basta leggerne il titolo:
L’ANALISI DI BILANCIO, IL CASO AM INSTRUMENTS.


CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: "Conciorto"

Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

Nel numero di questo mese voglio parlarvi di un amico. Avete presente quelle persone che vedi raramente ma quando ti capita di passare un momento insieme ti sembra che il tempo non sia passato dall’ultima volta che vi siete incontrati? Quelle persone, che attraverso l’estro artistico o la sapienza con cui raccontano la vita, ti lasciano sempre qualcosa di buono e che ti fanno spesso dire: <<ecco, vorrei essere come lui>>.
Il mio amico si chiama Biagio Bagini, autore di programmi per la Rai, di libri, progetti scolastici, canzoni per bambini editi anche da RadioPopolare, eclettico chitarrista di molteplici gruppi quali Armando Blu, Electric&Domestic, ZipCode e infine Il ConciOrto con Gian Luigi Carlone della Banda Osiris.
E’ proprio su quest’ultimo progetto che voglio soffermarmi perché tra le tante cose eccellenti ideate da Biagio, Il ConciOrto, con Gian Luigi Carlone, è senz’altro il progetto che ti lascia a bocca aperta per l’originalità.
Biagio e Gian Luigi si conoscono da lungo tempo e insieme, in passato, hanno avuto diversi punti di contatto e collaborazioni. Il suggerimento alla grande idea arriva dalla tecnologia quando Gian Luigi scopre Ototo, un’interfaccia elettronica basata su Arduino, la piattaforma hardware inventata da un gruppo di ricercatori di Ivrea. Ototo è un progetto nato su Kickstarter, sito web di finanziamento collettivo per progetti creativi, ed è un piccolo sintetizzatore capace di trasformare qualsiasi cosa in uno strumento musicale. Quale migliore occasione per un perito agrario quale è Gian Luigi di far suonare peperoni, melanzane, zucchine e cavolfiori? Grazie ad Ototo le verdure diventano delle tastiere da dove si sviluppa la musica scritta da Biagio e arrangiata da Gian Luigi. Da qui prende vita il ConciOrto dove gli ortaggi diventano protagonisti di storie incredibili.
Biagio e Gian Luigi si definiscono “Ortisti”, una fusione tra “orticoltore” e “musicista”, con lo scopo di narrare storie che partono dalle emozioni che riescono a captare dal singolo ortaggio. Le storie e le emozioni sfociano nel 2015 con il primo disco intitolato proprio “Il Conciorto”, disco che loro stessi hanno definito una centrifuga “vegetalmusicale”. Un’operazione iniziata con “vediamo cosa succede” che diventa in breve tempo uno spettacolo divertente e seguitissimo.
Nel disco si invita a guardare anche negli orti degli altri con storie poetiche che raccontano l’orto di David Byrne o di Paul McCartney ma anche e soprattutto si racconta la metafora dell’orto per rappresentare la vita con le proprie ambizioni da cui nascono sconfitte e soddisfazioni.
Musicalmente nel disco troviamo molti riferimenti alla musica new wave dei Talking Heads o dei Cure con piacevoli intrusioni di chitarre e strumenti a fiato.
Con l’uscita del loro primo disco, Biagio e Gian Luigi girano l’Italia promuovendo il loro lavoro partendo dai teatri per finire nel reparto ortofrutta di una coop, sul carrozzone in un festival di teatro, negli orti sociali e locali di ogni genere, superando ben 100 concerti nel giro di poco tempo.
 
Esattamente due anni dopo il primo disco, a Maggio 2017, esce il loro secondo lavoro intitolato “Metafore Naturali”. Un disco che personalmente trovo ancora più maturo del loro disco di debutto dove si evidenzia non solo l’aspetto tecnologico ma anche e soprattutto la bellezza delle loro canzoni.
In “Metafore Naturali” troviamo artisti di rilievo quali Antonella Ruggiero (ex Matia Bazar) che si diverte a cantare “Crescono Fagiolini”, la strepitosa chitarra di Mark Gane, fondatore di Martha and the Muffins e ancora Mark Harris, ex Napoli Centrale che ha accompagnato De Andrè, Finardi e molti altri.
Nei prossimi giorni Il ConciOrto sbarcherà anche in Inghilterra con ben cinque date a sud del paese tra cui Londra. Nel frattempo si prepara il video per il brano “Spinaci di Roma Antica” che ha tutte le carte in regola per diventare una hit di successo.
 
Chiacchierando con Biagio di questa esperienza ho percepito entusiasmo e passione degli artisti per questo progetto. Biagio mi ha raccontato del divertimento che si prova a spiegare alle persone che le verdure possono suonare perché hanno acqua e che l’acqua, oltre che vita, è suono. Il piacere è che alla fine di ogni loro concerto tutti scoprono che siamo strumenti di qualcosa e se ci facciamo attraversare positivamente produciamo sicuramente cose interessanti.
 
Biagio parallelamente al progetto ConciOrto ha pubblicato un libro sul vegetarianismo leggero, ovvero sulla proposta non conflittuale delle scelte alimentari intitolato “Carpe Diem” edito da Lavieri e ha ragionato matematicamente su problemi zoologici con il libro “Matematica per Conigli” edito da TAM Editore.
 
Gian Luigi ha appena firmato la colonna sonora del nuovo film di Soldini e prosegue la collaborazione con la Banda Osiris, con cui lavora da 36 anni.

Per flirtare con DJ Tommy Cassano: tcassano[at]aminstruments.com


UNA PAGINA A CASO

Aldo Nove

Unapagina.jpg

MITO
Quando ero piccolo
c’era una fontana nel mio cortile
da cui usciva acqua che era stata in tutto il mondo
e mi assomigliava tantissimo,
la facevo schizzare intorno alla casa
che rimaneva ferma di giorno
e rimaneva ugualmente la notte
in un paese con me,
e la mia famiglia.
 
E a volte l’acqua scendeva
dal cielo e ci bagnava
tutti era
fatta come quella della
fontana
nel mio cortile,
quell’acqua
era stata nelle nuvole e scendeva,
nel mio paese
e nel mio cortile poi di nuovo
 
pioveva


AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Nina Cassian

PREGHIERA

Se esisti per davvero - fatti avanti,

sii nuvola, caprone, aviatore,

porta con te occhi, bocca, voce,

- chiedimi qualcosa, lascia che mi sacrifichi,

prendimi tra le braccia, proteggimi,

nutrimi con la settima parte di un pesce,

fammi un fischio, dissodami le dita,

ricolmami di aromi, di stupore,

- resuscitami.

 
Nina Cassian 1924 - 2014


WARP ATTACK

Enea è un immigrato clandestino

Enea era solo un immigrato clandestino, eppure ha fondato Roma.

L’armi canto e l’eroe che primo da terra Troiana venne, fuggiasco per fato, sugl’itali lidi lavini. Spinto da forze divine, per terre e per mari a lungo fu tormentato: per l’ira testarda dell’aspra Giunone; molto soffrì pure in guerra purché la città elevasse, pur d’introdurre gli déi nel Lazio: da ciò la latina stirpe, i padri albani, le mura di Roma gloriosa  (Eneide, I: 1-7).

Se Enea arrivasse oggi presso i nostri lidi italici, sarebbe un profugo, un clandestino, un semplice extracomunitario senza documenti; probabilmente arriverebbe a Lampedusa, accolto da isolani compassionevoli, e dopo qualche tempo forse raggiungerebbe Roma, e qui starebbe su un marciapiede della Stazione Tiburtina, o forse riuscirebbe a prendere posto al Baobab, ma il giorno seguente arriverebbe la polizia, e allora….

Enea è un profugo, un fuggiasco che abbandona la città natale martoriata dalle fiamme e dalla violenza degli Achei per salvare la propria vita e quella della sua famiglia. Dopo varie peripezie, narra Virgilio, giunge a Cartagine dove la regina Didone, emigrata a sua volta da Tiro, accoglie gli stanchi migranti. Qui, il troiano visita il tempio di Giunone all’interno del quale è raffigurata la distruzione della sua città. Enea si commuove e afferma:

«sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt» (Eneide, I: 462).

Le lacrime delle cose, o meglio le lacrime provocate dalla vista di oggetti, altro non sono che la sofferenza e l’ineluttabilità della storia. Sono quelle stesse lacrime che suscita la visione dei relitti, usati per la traversata dei migranti, abbandonati in mare o nelle spiagge; sono le lacrime che emanano i tanti oggetti quotidiani, pezzi di vita spezzata, che i migranti lasciano per mare e che a volte riaffiorano sulle nostre coste.

A rendere perfettamente l’idea è il film di Crialese, Terraferma.

Uomini, donne e bambini percorrono le stesse rotte dell’eroe troiano. Come l’eroe troiano vengono accolti come hostis, nemici. Ma Enea al tempo venne accolto anche come hospes, ospite di riguardo. Si tratta non a caso di due termini che derivano dalla stessa radice: hostis  prima di indicare il significato di rivale-nemico designava, infatti, l’ospite, ovvero il membro di un clan che in un rapporto egualitario intrattiene rapporti diplomatici con altri clan o con altre famiglie. Al momento del suo arrivo nel Lazio, Enea e il suo gruppo sono sommersi da ciò che oggi chiameremmo odio xenofobo da parte del latino Turno, il quale accusa i Troiani di voler rubare le donne – un po’ come oggi si accusano gli stranieri di voler solo rubare agli onesti cittadini e di voler violentare le donne italiane – tanto che la rivalità sfocia in una vera e propria guerra. Nella lotta che vede contrapposti Enea e Turno è il primo ad ottenere la vittoria e così si compie il destino: Enea pone a Roma i Penati e da tale gesto si realizzerà la fondazione di Roma e il suo lungo e glorioso cammino verso l’affermazione di capitale dell’Impero. Il poema innanzitutto del popolo romano che, ruota, tuttavia, intorno ad un non Romano, un non Latino, un extracomunitario, da cui tuttavia avrà origine Roma, la dinastia Giulia e il successo augusteo intelligentemente esaltato dal poeta.

Ironia della sorte: la storia dell’impero romano inizia con la storia di un profugo.

Pensando ad Enea mi viene in mente Erri De Luca, che nel suo viaggio a Lampedusa, così scrive:

“I poteri hanno visto nelle isole luoghi di reclusione, hanno piantato prigioni su ogni scoglio, il mare nostro brulica di sbarre. Gli uccelli, invece, vedono nell’isola un punto di appoggio dove fermare e riposare il volo, prima di proseguire oltre. Tra l’immagine di un’isola come recinto chiuso, quella dei poteri e l’immagine degli uccelli, di un’isola come spalla su cui poggiare il volo, hanno ragione gli uccelli” .

Questa piccola riflessione vuole essere solo una virgola. Dopo siamo liberi di metterci le nostre conclusioni. Dettate dalla nostra umanità, dalla nostra storia, dalla nostra letteratura e dai nostri miti.
 


MI PIACE! (+1)

A panda piace

Ci piace? Piace soprattutto a Panda!

 

E per chi passasse dalla stazione Metro Tufello di Roma…


NO COMMENT

L'immagine del mese

Arrivano gli alieni. Immagine di Ico Di Francesco (fdifrancesco[at]aminstruments.com).


AM KIDS

Robotica per ragazzi!

 ROBOTICA: UN GIOCO DA RAGAZZI

Recentemente la rivista Wired si è occupata della didattica relativa all’innovazione tecnologica. Come si insegna la robotica ai bambini?

Una risposta positiva è quella offerta da un gruppo eterogeneo di esperti e appassionati del mondo dell’innovazione e della tecnologia, ovvero il team di Codemotion Kids, la prima “Accademia” di coding, robotica, prototipazione elettronica e design: discipline essenziali alla creazione di cose che prima potevano solo essere immaginate.

Ed è proprio questo il punto. Le nuove generazioni non solo possono attingere a quello che per noi era sogno o fantascienza, ma hanno a disposizione gli strumenti per crearlo loro stessi.

Codemotion Kids offre a ragazze e ragazzi la possibilità di sviluppare il pensiero creativo, attraverso attività e percorsi educativi, divise per fasce d’età, che facilitino l’apprendimento e l’auto­apprendimento delle tecnologie, sviluppando le competenze del XXI secolo.

Il Team afferma:

Crediamo che il talento, la creatività e le potenzialità di ogni studente siano dei valori da scoprire, incoraggiare, sviluppare. Per questo educhiamo i nostri innovatori del futuro all’uso delle tecnologie come strumento fondamentale per esprimere se stessi e fornire soluzioni a problemi reali.

Il nostro metodo di insegnamento si fonda sul Creative Learning, un insieme di tecniche di apprendimento creativo efficace proprio perché basato sulla passione, sulla collaborazione, sui progetti e soprattutto sul gioco, che si rivela uno dei momenti più intensi e ricchi di esperienze di apprendimento.

Il nostro percorso educativo si pone come un gioco di ruoli a livelli, un adventure game che attraverso la metafora dell’esplorazione spaziale, percorre tutte le missioni da compiere e le sfide da superare per progredire e passare al livello successivo. I nostri esploratori, infatti, una volta raggiunto l’obiettivo riceveranno un badge che certifica le abilità acquisite e le esperienze fatte.

Per chi volesse saperne di più:
https://codemotionkids.com
 


ORTENSIA MALINCUORE

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WARP continua sul prossimo numero. Se non sei già nella nostra lista:

Grazie per aver letto questo numero di WARP, la pubblicazione online di AM Instruments. Ci piacerebbe conoscere il tuo parere o avere dei suggerimenti su temi di tuo interesse per le prossime pubblicazioni, puoi farlo da questo form.

Immagini tratte da Google foto, da contributi spontanei o regolarmente acquistate da servizi di foto stock.

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