Chiudi gli occhi e guarda

Cosa succede se viene meno lo strumento più immediato attraverso il quale percepiamo il mondo? L’invito a chiudere gli occhi va oltre la rinuncia allo sguardo nella sua accezione comune, quotidiana, elementare, scontata. 

Per capire il senso di questo invito, voglio tornare indietro, là dove tutto comincia…. 

L’oggettività dello sguardo esiste? No. E’ mai esistita? Non credo. Ciò che penso è che ciò che vediamo è essenzialmente ciò che noi vogliamo vedere. E solitamente ciò che vogliamo vedere è il frutto della selezione che altri hanno fatto prima di noi. Osservare è solo la prima tappa della visione del mondo. Noi osserviamo, ricordiamo e infine rappresentiamo. Mentre si osserva infatti si ricorda, mentre si ricorda si rappresenta, mentre si rappresenta si osserva. E siamo di nuovo al punto di partenza. Chi potrebbe essere certo dunque che l’oggetto osservato, ricordato e poi rappresentato sia lo stesso della realtà oggettiva?

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E’ un vortice dal quale difficilmente è possibile uscire, a meno che non si decida di abbandonare l’anelito a una realtà oggettiva, a beneficio di una visione altra, che può riservare delle sorprese.

La rinuncia non è allo sguardo sul mondo, ma al nome che diamo alle cose del mondo, è alle etichette che facciamo aderire ad oggetti, persone, eventi, e alle definizioni stabili e certe.

Se solo provassimo per un istante a pensare come possibile il fatto che i nostri occhi ci restituiscono solo immagini e non verità, forse saremmo già su un sentiero diverso, quello che apre a nuove prospettive.

E qui sorge un problema, non secondario: il valore intrinseco che possiede la realtà rispetto alla nostra immaginazione. Se l’uomo si distingue dal resto degli esseri viventi per la sua capacità di creare rappresentazioni della realtà, perché sottomettere la rappresentazione alla realtà stessa? Perché considerare finzione il frutto del ricordo e considerare reale l’oggetto ricordato?

In questo ci aiuta l’etimologia. Fingere, che nella nostra lingua possiede un sottile significato negativo, fare finta di, mentire, in altre lingue ha ben altre accezioni. Esempio: in inglese recitare, fingere, può essere tradotto con il verbo “to play”, che è anche giocare. Il gioco è la struttura elementare delle relazioni tra i soggetti, ciascuno di noi gioca un ruolo, si appropria delle caratteristiche di un personaggio, e difficilmente sappiamo distinguere la maschera dall’attore. La radice ultima del verbo fingere è fare. Fare nel senso di creare. Creare realtà diverse non per questo di meno valore, non per questo meno oggettive di un tavolo o di un imbuto.

Chiudere gli occhi per guardare allora è creare. E’ vedere oltre la realtà oggettiva delle cose. E’ darsi ciascuno la possibilità di scoprire, inventare, dare luce, illuminare, rivelare…

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