Procedi con disordine

This is the way the world ends

This is the way the world ends

This is the way the world ends

Not with a bang but a whimper

      

(Così finisce il mondo / Così finisce il mondo / Così finisce il mondo / Non con fragore ma con un gemito). I versi sono del poeta e drammaturgo statunitense naturalizzato inglese Thomas Stearns Eliot (1888-1965). La teoria afferma che all’inizio vi fu il big bang (ossia uno scoppio fragoroso) e alla fine vi potrebbe essere il gemito silenzioso prodotto dal massimo di entropia irreversibile.

Entropia deriva dalla parola greca entropé che significa “conversione, confusione”. Il primo termine in realtà si adatta meglio per dedurre la parola “tropico” che è uno dei due paralleli del nostro pianeta raggiunti i quali il Sole converte il cammino e torna indietro. Il secondo termine si addice bene invece per descrivere la parola “entropia”, un concetto difficile da intendere se lo si analizza con criteri rigorosamente scientifici ma che diventa semplice se lo si chiarisce con alcuni esempi.

    Per illustrare il concetto consideriamo allora un mazzo di carte nuovo il quale, come tutti sanno, è ordinato per seme e valore crescente della carta; mescolandolo è praticamente nulla la probabilità che si possa ritornare all’ordine iniziale. Ciò dipende dal fatto che a fronte di un solo stato di ordine vi sono miliardi di miliardi di miliardi… (1052) di stati di disordine possibili. In generale gli stati di disordine sono infinitamente maggiori di quelli, anzi nel nostro caso dell’unico, di ordine. Facciamo un altro esempio.

   Supponiamo di avere un recipiente diviso in due parti da una parete che presenta un forellino attraverso il quale possano passare le molecole di gas contenute nel recipiente stesso. Immaginiamo che all’inizio nel contenitore vi sia una sola molecola: ebbene, la probabilità di trovarla in uno dei due scomparti è del 50% cioè una su due. Se le molecole fossero due la probabilità di trovarle entrambe nello stesso scomparto sarebbe del 25% ovvero (½)2; se le molecole fossero mille la probabilità di trovarle contemporaneamente tutte e mille dalla stessa parte della parete di separazione sarebbe (½)1000 cioè una probabilità irrisoria. Da questo esempio si deduce che quanto più alto è il numero degli oggetti presi in considerazione tanto più bassa è la probabilità, mescolandoli, di trovarli sistemati in ordine.   

  Senza produrre ulteriori esempi possiamo concludere affermando che in natura tutte le trasformazioni spontanee generano disordine, ovvero quella grandezza che i fisici chiamano entropia. Il disordine è più normale dell’ordine.

    Il secondo principio della termodinamica ha consentito di spiegare in termini energetici i fenomeni naturali, ma in tempi recenti, alcuni studiosi si sono serviti del concetto di entropia per interpretare anche fenomeni di altra natura come quelli comportamentali, sociali, economici e politici.     

  Facciamo alcuni esempi. Senza rendercene conto passiamo gran parte della nostra vita a contrastare il secondo principio della termodinamica. Ognuno di noi infatti è impegnato costantemente a mettere ordine nell’ambiente in cui svolge la propria attività e a diminuire il disordine nella propria vita. Si riordina il tavolo di lavoro, si riordina la camera da letto dopo che ci si è alzati alla mattina; si riordina la cucina dopo pranzo quando diventa indispensabile lavare pentole, piatti e posate che sono state usate per cucinare e consumare i cibi.

   Inoltre si pulisce il pavimento di casa, si toglie la polvere dai mobili e si raccolgono i rifiuti che devono essere eliminati insieme alle foglie cadute in autunno nel giardino di casa. Poiché tutte queste attività tendono a diminuire il disordine è chiaro che ciò avviene a scapito di un aumento dello stesso che si realizza altrove, cioè nell’ambiente circostante.

   In definitiva l’inquinamento non è altro che l’espressione di un aumento di entropia nell’ambiente causato dai nostri grossolani tentativi di circondarci di ordine. Per non essere disturbati nell’ambiente in cui viviamo da sostanze indesiderate le disperdiamo in zone quanto più lontane possibile. Così facendo però creiamo nell’ambiente un disordine ancora maggiore di quello che si era formato vicino casa.

    Per diminuire l’inquinamento dell’ambiente si cerca di attivare iniziative tese a riciclare alcuni prodotti di scarto come ad esempio le materie plastiche, i contenitori metallici o gli avanzi del cibo, ma si tratta di un’operazione che richiede un ulteriore consumo di energia e di conseguenza un ulteriore aumento di entropia. Per riciclare la carta, ad esempio, si consuma molta più energia di quella necessaria per ricavarla direttamente dalle piante. Il sistema migliore per eliminare l’inquinamento sarebbe quello di non produrlo ma non è certo una scelta facile da realizzare perché significherebbe rinunciare a molte delle comodità della vita moderna: cinquanta anni fa si producevano molti meno rifiuti di oggi, ma la qualità della vita era sicuramente peggiore di quella attuale. Quello dell’inquinamento è un problema grave ma le conseguenze e i rischi per la società di domani sono ancora peggiori.

   Alcuni sono tentati di descrivere anche l’evoluzione culturale alla luce del secondo principio della termodinamica. Oggi il mondo sta andando verso la globalizzazione, ovvero verso l’abbattimento delle differenze che caratterizzavano le società del passato. Come l’entropia in natura tende a livellare la temperatura nell’Universo così l’entropia culturale tende a livellare le conoscenze nel nostro pianeta. Il progresso tecnologico, l’arte, la creatività, l’immaginazione hanno sempre teso a diversificare, a creare cose nuove ed originali, ad aumentare la diversità ma con la globalizzazione si rischia di perdere ricchezza e varietà che ha caratterizzato finora le diverse culture e civiltà.

   Tutto tende a livellarsi e anche le strutture architettoniche e le forme d’arte non presentano più grosse differenze nei vari Paesi del mondo. Qualche esempio può servire per chiarire quanto asserito: gli aeroporti, gli stadi e gli alberghi delle grandi catene si assomigliano un po’ tutti tanto che quando in televisione si vede una di queste strutture non si riesce a capire da quale Paese ci arrivano le immagini.

    Anche la varietà delle lingue tende a scomparire. Come nei sistemi materiali tutte le forme di energia tendono a degradare in un’unica rappresentata dal calore che si disperde nell’Universo così le diverse lingue e dialetti tendono a convertirsi in un’unica lingua, l’inglese, che si sta diffondendo a tutte le latitudini del nostro pianeta.  

   Persino la moda sta perdendo la sua originalità e la tendenza soprattutto delle nuove generazioni è quella di vestire tutti allo stesso modo.

Forse ciò che appare l’ennesimo tentativo di dare ordine è solo una metafora dei versi di Eliot.