WARP #63 - Agosto 2018

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


AM Instruments cerca personale!

Abbiamo bisogno dell'entusiasmo, delle capacità e del talento di
un ADDETTO RICERCA E SVILUPPO, di un ADDETTO/A AMMINISTRAZIONE E CONTABILITA’ DEL PERSONALE, di uno SVILUPPATORE/PROGRAMMATORE SCADA e di una CUCITRICE/CONFEZIONATRICE.
Non esitare, invia la tua candidatura!


L’innovazione nell’Annex 1: nuove tecnologie di monitoraggio ed aspetti normativi.

Limbiate, 24 ottobre 2018


TOP NEWS

CPhI 2018 Madrid 9-11 ottobre 2018 - leggi

PASSWORD

La parola d'accesso di questo numero è "Ricerca" - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: "Bob Marley" - leggi

UNA PAGINA A CASO

“L’arte di essere felici” - leggi

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Franco Arminio - leggi

WARP ATTACK

Franco Fortini - leggi

CI PIACE! (+1)

Alessio Figalli - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

I primi ricordi dell'infanzia? Un falso! - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia a RTF il 24 ottobre 2018 - leggi


TOP NEWS

CPhI 2018 Madrid 9-11 ottobre 2018

AM Instruments - Stand 4D53


AM Instruments, dal 9 all’11 Ottobre 2018, a CPhI, Madrid. Stand 4D53

AM Instruments esporrà la linea Pharmaclean: prodotti monouso per il controllo della contaminazione, standard e su misura.

  • sistemi di confezionamento, protezione e sterilizzazione in Tyvek®
  • sacchetti e rotoli sterili in LDPE
  • bucket liners
  • panni
  • coperture per spazzoloni
  • indumenti
  • cancelleria
  • tappeti decontaminanti

Accanto alla linea Pharmaclean verranno esposti i sistemi innovativi
My&Clean+, sistema automatico per la disinfezione delle mani guantate, MyPage+, dispositivo di messaggistica broadcast per ambienti classificati, ed altre novità per il controllo della contaminazione in cleanroom.

Vi aspettiamo a Madrid, 
Stand 4D53

CPhI, una delle fiere più importanti per i professionisti del settore farmaceutico, vetrina per principi attivi, prodotti chimici, attrezzature e soluzioni per la gestione dei farmaci, riunisce le più importanti aziende del settore farmaceutico. CPhI ottiene cifre record ad ogni fiera annuale, con circa 2.200 espositori e oltre 36.000 visitatori provenienti da 140 paesi.
Perché visitare CPhI?

  • La possibilità di incontrare l’intera industria farmaceutica in un’unica sede: raggiungere 36.000 professionisti senior pharma da oltre 150 paesi in un unico luogo
  • Trovare le aziende appartenenti ai settori chiave: con oltre 2.500 espositori in 20 zone dedicate copre ingredienti, API, eccipienti, dosaggio terminato, servizi, imballaggi, macchinari e altro;
  • Incontrare le aziende di tutto il mondo: questo è il modo più efficiente ed efficace per incontrare i fornitori dai principali mercati mondiali
  • Tenere il passo con gli ultimi sviluppi del settore: essere aggiornati sulle novità e le tendenze di mercato durante la conferenza pre-connect, CPhI Pharma Innovation Award, sessioni libere a espositori, vetrine, Pharma Insight Briefings.
 

CPhI - Madrid 9-11 ottobre 2018

Stand 4D53


PASSWORD

"Ricerca"

Sul portale dei ricercatori italiani è possibile trovare un’esaustiva definizione di ricerca.

La ricerca è un lavoro creativo sviluppato con approccio sistematico e finalizzato ad aumentare le conoscenze. 

Semplificando è possibile distinguere le attività di ricerca in:

Ricerca fondamentale: detta anche di base, nasce con l’obiettivo di acquisire nuove conoscenze e comprendere processi complessi. Trae origine dalla curiosità, dall’interesse e dall’intuito del ricercatore e viene condotta senza uno scopo pratico immediato, anche se i suoi risultati, magari a distanza di anni, possono avere ricadute applicative importanti.

Ricerca industriale: detta anche applicata, viene intrapresa per trovare soluzioni concrete e specifiche. Ha come obiettivo non l’avanzamento della conoscenza in sé, ma l’utilizzo della conoscenza teorica già acquisita a fini pratici.

Per fare un esempio: Albert Einstein, quando ha spiegato l’effetto fotoelettrico, stava facendo ricerca di base; mentre di ricerca applicata si è occupato chi ha capito che questo effetto poteva essere utilizzato per il meccanismo che regola la chiusura delle porte a scorrimento negli ascensori. O ancora: la ricerca di base sulla psicologia umana è stata nel tempo applicata allo studio dei fattori che incidono sulla produttività dell’individuo, mettendo in crisi l’organizzazione scientifica della fabbrica di Taylor e portando alla nascita di nuovi principi e tecniche applicate al mondo dell’industria.

A queste due tipologie di ricerca, infine, viene in genere affiancato lo sviluppo sperimentale (o pre-competitivo)  che utilizza le conoscenze acquisite mediante la ricerca di base e quella applicata nella realizzazione di progetti pilota, prototipi, ecc. per immettere sul mercato nuovi prodotti e servizi o per migliorare quelli esistenti.

Ma volendo fare una riflessione più ampia, mi viene in aiuto la prima prova di maturità 2018 che ha offerto ai ragazzi un’occasione di riflessione estremamente interessante, riguardante la creatività. Mi sono soffermata nella lettura dei passi proposti dal ministero e ho trovato ulteriori stimoli per la nostra password del mese.

Ci chiediamo spesso da dove arrivino le idee, ma soprattutto come esse si sviluppino e arrivino ad una realizzazione concreta. Nei passi proposti è stata sottolineata tanto l’importanza di una sorta di otium, un tedio e una noia che rappresentano secondo Seneca il terreno più fertile per creare, in quanto unico momento in cui l’essere umano riesca a frequentare realmente se stesso. Ma viene anche sottolineata l’impossibilità di stabilire un metodo, inteso come serie di passi obbligati e sequenziali che portino alla nascita di un'idea e alla sua successiva esplicazione in qualcosa di concreto.

Più di tutto mi ha colpito un passo di Georges DIDI-HUBERMAN, da La conoscenza accidentale:
«La doppia vita di ogni ricerca, il suo doppio piacere e il suo doppio dovere, starebbe in questo: non perdere la pazienza del metodo, la lunga durata dell’idea fissa, l’ostinazione delle preoccupazioni dominanti, il rigore delle cose pertinenti; ma non perdere neppure l’impazienza o l’impertinenza delle cose fortuite, il tempo breve delle scoperte, l’imprevisto degli incontri, cioè gli accidenti di percorso. È un dovere paradossale, difficile da onorare proprio a causa dei suoi due estremi – le sue due temporalità – contraddittori. Ci sono tempi per esplorare la strada maestra, e tempi per scrutare le vie laterali. E, forse, i tempi più intensi sono quelli in cui il richiamo delle vie laterali ci porta a cambiare strada maestra, o piuttosto a farcela scoprire per ciò che era già ma ancora non comprendevamo. In quel momento, il disorientamento dell’accidentale fa apparire la sostanza stessa del percorso, il suo orientamento fondamentale».


CLEAN MUSIC

Bob Marley

Non nascondo che il disordine mondiale che stiamo vivendo, influenza in qualche modo il mio desiderio di ribellione verso l’attuale narrazione di una parte della società che tende ad individuare il “nemico” nei disperati della terra. In questo desiderio di ribellione entra prepotentemente anche l’ascolto della musica.

Ho pensato a lungo a chi dedicare questo numero e di artisti che hanno fatto della loro musica bandiera di pace e ribellione alle ingiustizie, fortunatamente, ce ne sono a decine.

Come sempre, quando ci si predispone a ricevere le giuste vibrazioni per l’idea definitiva, le stesse arrivano apparentemente in maniera casuale. Così mentre il mio computer selezionava casualmente musica di artisti “ribelli” mi arriva alle orecchie il testo e la musica di “So Much Trouble in the World” (così tanti problemi nel mondo) di Bob Marley. Quale titolo più adatto alla situazione attuale?

Quale seguace del Rastafarianesimo, che vede nell’Etiopia la terra promessa per la riunificazione di tutti i neri sparsi per il mondo, Bob Marley andò per la prima volta in Africa nel 1978, visitando il Kenya e l'Etiopia. Ai tempi l’Etiopia era un paese isolato, con le frontiere chiuse, dove infuriava la guerra civile. Nonostante questo Marley riuscì ad ottenere un visto e con fatica raggiunse Shashemene, una città situata a 250 chilometri a sud di Addis Abeba.

In questa città un piccolo insediamento di Rastafari cercava di realizzare il sogno del ritorno di tutti i neri in Africa. Bob Marley trascorse preziosi momenti con i coloni Rastafari; Discutendo e ragionando.

Tornato a casa, Marley si mise al lavoro per produrre un lavoro potente e carico di concetti politici. Un concept album che potesse lanciare un messaggio chiaro alla popolazione nera e un monito verso lo stile di vita della civiltà occidentale, che Marley definiva Babilonia e per la quale pensava non vi fosse alcuna via di salvezza. Significativo anche il titolo che Marley scelse per l’album pubblicato nell’ottobre del 1979: Survival.

Per la copertina Marley scelse le bandiere di quarantasette stati africani e una, grazie ai rapporti amichevoli che Marley aveva con il popolo dei Maori, di Papua Nuova Guinea.

In Survival si percepisce moltissimo l’attenzione di Marley per l’Africa e anche durante il tour che seguì per la promozione del disco, furono moltissimi i discorsi appassionati che Marley fece chiedendo l’unità africana e la libertà dal dominio occidentale.

Tra i brani presenti in Survival troviamo “Zimbabwe”, una canzone di notevole preveggenza. Il brano venne scritto prima che lo stato di Zimbabwe ottenesse l’indipendenza. I guerriglieri usarono questa canzone come ispirazione durante i combattimenti. A dicembre del 1979 la Gran Bretagna fu costretta a riconoscere la nascita dello Zimbabwe e il primo ministro Ian Smith, ideatore dell’apartheid sociale, ovvero la differenziazione su base razziale delle strutture di uso sociale (dai ritrovi, ai ristoranti, ai mezzi di trasporto e così via), fu costretto all’esilio.

Per festeggiare l’indipendenza ottenuta, Bob Marley fu invitato ad Harare dove tenne un grande concerto libero. Nella canzone Marley non nasconde la preoccupazione per le rivalità tra le fazioni armate artefici della liberazione che infatti funestarono lo Zimbabwe per tutti gli anni 80.

Survival non ha alcun singolo estratto proprio perché è stato voluto da Marley come una profonda e potente meditazione sulle lotte dei popoli neri contro l’oppressione razzista. Estrarre un singolo da questo album avrebbe significato rimuovere un pezzo di lotta da suo racconto.

In Survival Marley racconta, con la canzone “Ambush In The Night”, unico brano ad uscire da contesto africano, anche l’attentato subito nel quale ripercorre la notte del 3 dicembre 1976 quando alcuni individui a volto coperto fecero partire diversi colpi di arma da fuoco che colpirono il gomito e lievemente il petto di Bob, fortunatamente senza gravi conseguenze.

L’album si chiude con un’esortazione ad agire, a fare di più piuttosto che accontentarsi delle illusioni e invita a scappare dalle dipendenze della città dei consumi. La canzone “Wake Up And Live” ci esorta a vivere alla grande oggi perché domani saremo sepolti in una bara (Whey they use you live big today, tomorrow you bury in a casket).

Survival ha reso impossibile ascoltare Bob Marley senza prestare attenzione alle sue parole, parole di lotta, di pace, di rabbia e di amore. Tra le tante che ho trovato e che mi hanno profondamente emozionato c’è la risposta che Marley diede ad un giornalista che gli chiedeva perché, proprio dopo il tentativo di omicidio, avesse comunque deciso di esibirsi dal vivo. Marley rispose con questa frase:

“Le persone che cercano di far diventare peggiore questo mondo non si concedono un giorno libero. Come potrei farlo io?”

Perché non provare a seguire il pensiero di Bob Marley per restare umani?


L’innovazione nell’Annex 1: nuove tecnologie di monitoraggio ed aspetti normativi.

Limbiate, 24 ottobre 2018


UNA PAGINA A CASO

“L’arte di essere felici”

Unapagina.jpg

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Franco Arminio

Passo le mie mani
sul tuo corpo
come un archeologo.
L’amore è leggere il sacro
seppellito nei corpi,
è quella cosa che si sgretola,
fa cadere le vernici,
rivela il fondo d’oro,
l’archivio di luce
da cui veniamo.

Franco Arminio

 


WARP ATTACK

Franco Fortini

Forse il tempo del sangue

Forse il tempo del sangue ritornerà.
Uomini ci sono che debbono essere uccisi.
Padri che debbono essere derisi.
Luoghi da profanare bestemmie da proferire
incendi da fissare delitti da benedire.
Ma piú c’è da tornare ad un’altra pazienza
alla feroce scienza degli oggetti alla coerenza
nei dilemmi che abbiamo creduto oltrepassare.
Al partito che bisogna prendere e fare.
Cercare i nostri eguali osare riconoscerli
lasciare che ci giudichino guidarli esser guidati
con loro volere il bene fare con loro il male
e il bene la realtà servire negare mutare.

Franco Fortini

 

Pochi giorni prima di morire, nel 1994, Fortini scriveva una lettera ai suoi amici. 
Poche righe che spiegano anche in modo potente il senso di questa poesia:

“Ci sono momenti in cui il solo modo serio di dire “noi” è dire “io”. La prima persona, quel qualcosa che viene dopo la firma. Questo è uno di quei momenti.”

Un’assunzione di responsabilità del soggetto che è ancora attuale, perché solo attraverso la responsabilità dell’io è possibile ritornare a pensare in termini di collettività, di noi.


CI PIACE! (+1)

Alessio Figalli

Classe ’84, romano di origine, normalista di adozione, professore di matematica prima alla University of Texas, Austin negli Stati Uniti e poi al Politecnico di Zurigo. Alessio Figalli, enfant prodige della matematica, è stato appena insignito del riconoscimento più brillante della sua carriera, almeno per ora: la International Medal for Oustanding Discoveries in Mathematics, o più informalmente medaglia Fields, il premio più importante e prestigioso nell’ambito della matematica, assegnato ogni quattro anni a scienziati under 40. Tanto importante da essere definito (un po’ impropriamente, dato il limite d’età) come il premio Nobel per la matematica. Il riconoscimento è arrivato per gli studi di Figalli nell’ambito del cosiddetto calcolo delle variazioni, della teoria geometrica della misura e del trasporto ottimale. Ecco di cosa si tratta.

La Commissione internazionale dei matematici ha scelto Figalli in virtù dei «suoi contributi alla teoria del trasporto ottimale e alle sue applicazioni nelle equazioni differenziali a derivate parziali, metrica geometrica e probabilità». Il lavoro di Figalli ha permesso di risolvere un’equazione complessa che risponde a questa domanda: qual è il modo più economico di trasportare una massa da un luogo a un altro, supponendo che il costo dipenda dalla distanza percorsa? Domanda che racchiude un rompicapo geometrico, antico quanto la leggenda di Didone sulla fondazione di Cartagine, e che Figalli ha risolto studiando la forma delle bolle di sapone. 
Con le stesse tecniche basate sul trasporto ottimale ha studiato come la forma dei cristalli si trasformi sotto l’azione di forze esterne e ha dimostrato che è possibile descrivere fronti atmosferici su larga scala. «Con i miei collaboratori - spiega Figalli - ho sviluppato la teoria e l’ho applicata per risolvere equazioni legate alla meteorologia. Ora per un’applicazione diretta ci vorranno anni».
 


NO COMMENT

L'immagine del mese

"Sailing". Immagine di "Flatway" (fviapiana[at]aminstruments.com).


AM KIDS

I primi ricordi dell'infanzia? Un falso!

I primi ricordi dell'infanzia? Un falso!

Ho un ricordo: avevo pochi mesi, circa 6, e, in braccio a mia madre, sul terrazzo di una casa che avrei abbandonato a soli 4 anni, allungo la mia piccola mano e tocco la neve. Ne vado molto fiera. Un ricordo così remoto, e soprattutto di un fatto eccezionale, la grande nevicata romana del gennaio 68. Ebbene, ho appena scoperto che potrebbe essere un falso!!!! Un articolo de “Le scienze” infatti afferma che un'analisi dei racconti di migliaia di soggetti sui primi ricordi dell'infanzia ha mostrato che nel 40 per cento dei casi si tratta probabilmente di un mosaico di sensazioni e immagini derivate da fotografie o racconti dei familiari, quindi non di memorie di eventi reali. Eppure io vedo ancora il ramo dell’albero invadente che occupa una parte del nostro terrazzo, e ho avuto conferme di quella nevicata. Inutile dire che mia madre conferma, ma credo sia solo per farmi contenta. 
Secondo “Le scienze” i primi ricordi dell’infanzia sono custoditi da ciascuno di noi come qualcosa di estremamente prezioso e personale. Ma per quattro persone su dieci, si tratta di ricordi almeno in parte falsi. Lo ha suggerito, sulla base di una ricerca sperimentale pubblicata su “Psychological Science” una collaborazione tra università del Regno Unito.
Lo studio ha coinvolto 6641 soggetti, a cui è stato dato un approfondito questionario. E il primo indizio di qualcosa di strano è emerso analizzando le risposte alla domanda sull’età a cui i soggetti pensavano risalisse il loro primo ricordo. Circa 2500 hanno infatti risposto di avere memoria dei due anni e quasi 900 addirittura del primo anno di vita, mentre secondo alcuni studi i ricordi non si fissano prima dei 3-3,5 anni di età. E questa strana cronologia veniva riferita più frequentemente dalle persone di mezza età o più anziane.

Per approfondire la questione, gli sperimentatori hanno chiesto ai partecipanti di dettagliare meglio quello che loro ricordavano con certezza come primo ricordo, cioè senza riferimento a storie familiari, fotografie, e così via. Gli autori hanno poi esaminato contenuto, linguaggio e dettagli delle descrizioni fornite per capire per quale motivo i soggetti dichiarassero un’età impossibile per la formazione delle memorie.

Dall’analisi è emerso che molti ricordi precedenti ai due anni di età sembravano composti da un frammento di una prima esperienza, per esempio l’immagine di una carrozzina o una relazione con un familiare, su cui poi s’innestavano altri fatti ricavati da notizie, fotografie o racconti della propria infanzia.

Il risultato è che quando si chiede a un soggetto di descrivere il suo primo ricordo, 
egli spesso fa riferimento a una rappresentazione mentale che consiste in realtà in un mosaico di frammenti diversi, invece che a un autentico episodio di vita vissuto soggettivamente. Con il passare del tempo, queste rappresentazioni mentali diventano sempre più legate tra loro e riferite a un particolare periodo cronologico.

“Inoltre, è possibile che a questo mosaico di frammenti diversi si aggiungano inconsciamente ulteriori dettagli, come indossare un pannolino mentre si è nella carrozzina”, ha spiegato Shazia Akhtar, ricercatrice dell’Università di Bradford e primo autore dello studio. “Per questa persona, il ricordo si è formato per esempio dall’aver sentito qualcuno dire ‘ tua madre aveva una grande carrozzina’; ma il dato forse più eclatante e sorprendente è che il soggetto di solito non si rende conto che il ricordo non è autentico.”

Questo, secondo la scienziata, è dovuto almeno parzialmente al fatto che i sistemi che ci permettono di ricordare le esperienze sono molto complessi e quindi è necessario aspettare i 5-6 anni di età affinché inizino a consolidarsi ricordi ti tipo adulto; in parte perché dev’esserci un sufficiente grado di maturazione neurobiologica e in parte per come la mente inizia a comprendere il mondo.


 


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia a RTF il 24 ottobre 2018

 Quella megalomane di Ortensia sta attaccando un pannello a caso per l'evento RTF del 24 ottobre, chi glielo dice che non è pertinente?

Quella megalomane di Ortensia sta attaccando un pannello a caso per l'evento RTF del 24 ottobre, chi glielo dice che non è pertinente?

L’innovazione nell’Annex 1: nuove tecnologie di monitoraggio ed aspetti normativi.

Limbiate, 24 ottobre 2018


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