WARP, Aprile 2014

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


TOP NEWS

Linea arredi tecnici AM Instruments - leggi

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La parola d'accesso di questo numero è "Crittografia" - leggi

LA LENTE

Innovazione: top 5! - leggi

NOTIZIE DALLE ONLUS

Cena e 5x1000 - leggi

UNA PAGINA A CASO

Principio passione - leggi

CALEIDOSCOPIO

Scienza e Scultura - leggi

WARP ATTACK

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NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

Bambini in guerra - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

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TOP NEWS

Linea arredi tecnici AM Instruments

AM Instruments presenta una linea completa di arredi e accessori per cleanroom, realizzata in acciaio inox AISI 304 Ni-Cr 18/10.

Pensata per gli operatori dell’industria farmaceutica, chimica, cosmetica ed elettronica, assicura un ambiente funzionale, con elementi adattabili alle prerogative dell’ambiente e alle necessità dell’operatore.
Dalle soluzioni standard modulari o componibili, a quelle su misura e personalizzate, i prodotti della linea Arredi e Accessori in Acciaio Inox di AM Instruments, sono compatibili con le norme di sicurezza e possiedono un standard elevato di funzionalità e adattabilità.

AM Instruments offre prodotti dal design semplice e lineare, con attenzione e cura per il particolare.
Assicura un’assistenza costante nella progettazione di spazi offrendo soluzioni rapide.

La carpenteria è in acciaio inox AISI 304 con finitura esterna Scotch Brite, le finiture sono accurate, la sicurezza degli operatori è garantita dalla totale assenza di spigoli taglienti e di punti pericolosi in ottemperanza a quanto previsto dalle norme antinfortunistiche.
Gli angoli interni sono arrotondati per evitare depositi di polvere e per facilitare la decontaminazione.

Per tutti i prodotti sono disponibili i disegni tecnici e gli schemi di montaggio dove previsto.

L’acciaio inox e’ in assoluto sinonimo di resistenza e igiene ed è un materiale che offre notevoli vantaggi quali la resistenza alla corrosione, non rilascia sostanze nocive, presenta una superficie compatta e priva di porosità, resiste agli urti e agli shock termici ed ha una elevata removibilità batterica nei cicli di pulizia e disinfezione.

I tavoli con o senza sponda, sono disponibili con rinforzo e con ripiano inferiore, regolabili in altezza. E’ possibile dotare i tavoli di uno o più cassetti piuttosto che aggiungere un servo mobile secondo le necessità specifiche. I tavoli per flusso laminare, sono dotati di piano forellinato per non interrompere l’unidirezionalità del flusso d’aria. I tavoli armadiati dispongono di piani di lavoro rinforzati, ante scorrevoli e ripiani interni regolabili. Completabili con cassettiere, sono dotati di piedini regolabili e sponda.

I banchi con piano di lavoro rinforzato, ante scorrevoli con binario inferiore aperto e ripiani interni regolabili in altezza, sono disponibili in vari modelli con porte a battente o scorrevoli, accessoriati con ripiani, cassetti, cassettiere e sponde posteriori.

I lavabi sono disponibili nella versione sospesa o a pavimento, entrambe le soluzioni sono dotate di erogatore con comando a ginocchio.
Per quanto riguarda i lavelli sono disponibili molteplici soluzioni per personalizzare le aree di lavaggio in termini di numero e dimensioni delle vasche da applicare, con o senza sgocciolatoio laterale e vari tipi di rubinetti disponibili.

Gli armadi sono studiati per ottimizzare la gestione degli spazi, disponibili in varie dimensioni, con ripiani interni regolabili in altezza, ante a battente o scorrevoli, chiusura mediante serratura a chiave o lucchetto, completi di cielo inclinato. Gli armadi spogliatoio singoli, doppi e tripli, sono dotati di divisorio per creare vani pulito/sporco, cielo inclinato antipolvere, chiusura mediante serratura a chiave o lucchetto, ideali per lo stoccaggio di abbigliamento personale e da lavoro, attrezzature di pulizia, detergenti.

Le cassettiere con guide semplici o telescopiche, con o senza piano superiore, numero di cassetti variabile secondo le esigenze, sono disponibili con piedini o ruote.

Gli scaffali sono costituiti da ripiani lisci o forati, completamente in acciaio inox; le gambe cilindriche permettono una regolazione dei ripiani in altezza, tramite un apposito sostegno.

I portarifiuti con fondo a tenuta liquidi, con o senza pedale, completi di ruote e maniglioni per il trasporto.

Il porta sacco realizzato in acciaio, finitura lucida, composto da struttura in tubolare per il posizionamento del sacco, dotato di clip per il fissaggio è
disponibile con 2 ruote autoclavabili e 2 piedini inox.

I carrelli sono disponibili a due o tre ripiani con bordi perimetrali per il contenimento, maniglie ricavate dai montanti disposte sul lato più corto, completi di ruote girevoli
A questo si aggiungono le nostre sedute. Le sedie e gli sgabelli sono completamente realizzati in acciaio inox AISI 304 finitura satinata scotch brite, le sedute sono regolabili in altezza da mm 480 a mm 590, la base a cinque razze è disponibile con ruote (autoclavabili fino a 130°C) o con piedini e barra poggiapiedi per garantire un'ottima stabilità e facilità di spostamento. Le sedute in acciaio sono completamente autoclavabili e facilmente decontaminabili e sterilizzabili con soluzioni liquide detergenti/sterilizzanti.

Per la linea degli arredi tecnici AM Instruments contatta Iolanda Messori (imessori[at]aminstruments.com)


######## ATTENZIONE COMUNICAZIONE IMPORTANTE ########

DAL 7 GENNAIO 2014 AM INSTRUMENTS HA CAMBIATO SEDE, tutti i dettagli qui:

aminstruments.com


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Crittografia

DP MQXAVBPHQAX
Solo Giulio Cesare mi capirebbe!!!!!!

Ditemi che non sono l’unica,da piccola, ad aver provato a creare un alfabeto segreto, incomprensibile per chiunque, un alfabeto in grado di conservare in assoluta sicurezza i più reconditi segreti!
Se avessi saputo allora che esisteva una cosa chiamata crittografia mi sarebbe bastato consultare il CIFRARIO DI CESARE, semplice da imparare, e assolutamente efficace, almeno ai suoi tempi.
Il cifrario di Cesare è uno dei più antichi algoritmi crittografici di cui si abbia traccia storica. È un cifrario a sostituzione monoalfabetica in cui ogni lettera del testo in chiaro è sostituita nel testo cifrato dalla lettera che si trova un certo numero di posizioni dopo nell'alfabeto. Questi tipi di cifrari sono detti anche cifrari a sostituzione o cifrari a scorrimento a causa del loro modo di operare: la sostituzione avviene lettera per lettera, scorrendo il testo dall'inizio alla fine.

In particolare, Cesare utilizzava uno spostamento di 3 posizioni (la chiave era dunque 3), secondo il seguente schema:

Lo stesso si può fare con l'alfabeto italiano:

Per cifrare un messaggio, basta prendere ogni lettera del testo in chiaro e sostituirla con la corrispondente lettera della riga testo cifrato. Per decifrare, viceversa. Ecco un semplice esempio:

La crittografia, termine che deriva dall'unione delle parole greche κρυπτός (kryptós, "nascosto", "oscuro") e γράφειν (gráphein, "scrivere"), è la materia che tratta delle "scritture oscure", ovvero dei metodi per rendere un messaggio "offuscato" in modo da non essere comprensibile a persone non autorizzate a leggerlo. La crittografia, a differenza di quanto si crede, ha radici molto antiche: già i Babilonesi e gli Antichi Egizi conoscevano sistemi per impedire la lettura delle informazioni ritenute preziose.
La necessità di nascondere messaggi strategici da occhi nemici è antica quanto l'uomo: ci sono tracce di cifrari antichi quanto gli Ebrei con il loro codice di atbash; gli Spartani avevano un loro particolare sistema di comunicazione dei messaggi segreti, la scitala; a Gaio Giulio Cesare si attribuisce l'uso del cosiddetto cifrario di Cesare, un sistema crittografico oggi ritenuto elementare, ma emblema della nascita di un concetto totalmente nuovo e ottimo per comprendere le idee basilari della crittografia e i primi attacchi della sua "avversaria": la crittoanalisi.
La storia della crittografia moderna inizia con la stesura del De cifris di Leon Battista Alberti, che per primo insegnò a cifrare per mezzo di un disco cifrante con un alfabeto segreto da spostare ad libitum ogni due o tre parole. Ma il vero progresso nella cifratura polialfabetica è stato compiuto dal bresciano Giovan Battista Bellaso, che ha inventato la tecnica di alternare alcuni alfabeti segreti formati con parola chiave sotto il controllo di un lungo versetto chiamato contrassegno. La sua prima tavola a 11 alfabeti reciproci, uscita nel 1553, fu ripubblicata dal napoletano Giovanni Battista Della Porta dieci anni più tardi e ne prese il nome grazie alla notevole diffusione che ebbe il suo trattato De furtivis literarum notis. Il francese Vigenère utilizzò poi il versetto per cifrare ciascuna lettera con la sua tavola ad alfabeti regolari identica a quella del Tritemio e che oggi porta il suo nome. Il suo sistema è stato considerato indecifrabile per tre secoli, finché nel 1863 il colonnello prussiano Friedrich Kasiski non pubblicò un metodo per "forzarlo", chiamato Esame Kasiski.
Qualsiasi sia il sistema crittografico utilizzato, la legge fondamentale sul corretto uso di tali tecniche fu scritta da Kerckhoffs ("Legge di Kerckhoffs") nel suo libro del 1883 La Cryptographie Militaire e di seguito riportata: “La sicurezza di un crittosistema non deve dipendere dal tener celato il crittoalgoritmo. La sicurezza dipenderà solo dal tener celata la chiave.”
Nel 1918 Gilbert Vernam maggiore dell'Esercito USA e tecnico all'AT&T Bell, perfezionò il metodo di Vigenère proponendo l'idea di usare chiavi segrete casuali lunghe almeno quanto il messaggio. Successivamente, nel 1949, Claude Shannon, padre della teoria dell'informazione, nel lavoro La teoria della comunicazione nei sistemi crittografici dimostrò che questo è l'unico metodo crittografico possibile totalmente sicuro.
Con il possesso di un sistema crittografico perfetto, la battaglia teorica tra crittografia e crittoanalisi si è risolta con una vittoria della prima sulla seconda. Ipotizzando di voler far uso di questa insuperabile protezione, restano però aperti molti problemi di ordine pratico. Bisogna infatti soddisfare gli stringenti requisiti del cifrario di Vernam: chiave lunga quanto il messaggio e mai più riutilizzabile. Tuttavia si hanno notizie di utilizzi di questo cifrario in ambiente militare (comunicazione con le spie: si veda a proposito One Time Pad), o per la protezione delle comunicazioni del telefono rosso tra Washington e Mosca durante la Guerra fredda. Anche il cifrario trovato nel 1967 sul corpo di Che Guevara è un'applicazione del cifrario di Vernam.
La vera novità del secolo scorso è l'invenzione di una tecnica crittografica che utilizza chiavi diverse per cifrare e per decifrare un messaggio, facilitando incredibilmente il compito di distribuzione delle chiavi. Infatti in questo caso non è necessario nascondere le chiavi o le password: c'è una chiave per crittografare, che chiunque può vedere, e una per decifrare, che conosce solo il destinatario senza necessità quindi di riceverla (scambiarla) dal mittente. In altre parole, se A vuole ricevere un messaggio segreto da B, manda a B una scatola vuota con un lucchetto aperto senza chiavi. B mette dentro il messaggio, chiude il lucchetto, e rimanda il tutto ad A, che è l'unico ad avere le chiavi. Chiunque può vedere passare la scatola, ma non gli serve a niente. A non deve correre rischi con le sue chiavi.
Nel 1976 Whitfield Diffie e Martin E.Hellman, un matematico e un ingegnere in forza alla Stanford University, introducono l'utilizzo della chiave pubblica per la crittazione e l'autenticazione; nell'anno seguente il gruppo di ricerca del MIT formato da Ronald L. Rivest, Adi Shamir e Loenard M. Adleman realizza il primo sistema a chiave pubblica, in questo modo viene ideato l'algoritmo RSA.

Il funzionamento di questo sistema è basato sul fatto che è matematicamente e computazionalmente molto facile moltiplicare due numeri primi (che singolarmente rappresentano la chiave privata, quella che solo A conosce per decifrare), ma è invece molto difficile il problema inverso ovvero risalire ai fattori primi del numero ottenuto dal precedente prodotto (che invece rappresenta la chiave pubblica che chiunque può vedere e che si usa per crittografare).

Siccome la crittografia asimmetrica è molto lenta se si devono spedire grandi quantità di dati, spesso si usa questo tipo di crittografia per scambiarsi una chiave con cui iniziare una comunicazione in crittografia simmetrica, molto più semplice, veloce e sicura.

Usando un'altra analogia si può dire che il metodo è analogo a quello di una cassaforte che abbia due chiavi distinte, una usata per aprirla (chiave segreta), l'altra per chiuderla (chiave pubblica).

Nella crittografia simmetrica invece, che basa la sicurezza del sistema sulla segretezza della chiave di codifica/decodifica utilizzata, si rende necessario utilizzare un canale sicuro per la trasmissione della chiave, poiché l'intercettazione della stessa, da parte di terzi, vanificherebbe la sicurezza del sistema stesso.

Oltre alla cifratura dei dati di una comunicazione la crittografia asimmetrica presenta altri possibili impieghi: firma digitale per verificare l'autenticazione del mittente e l'integrità informativa del messaggio, fornire una condizione di ending e per i programmi che tentano la forzatura delle chiavi; supporto alla fase di handshake ovvero di avvio di una sessione con crittografia simmetrica per negoziare la chiave di sessione, il protocollo e gli altri aspetti della connessione cifrata.

Un utente può firmare un messaggio utilizzando la propria chiave privata; per far ciò viene creata un'impronta (digest) del messaggio da firmare e questa viene firmata con la chiave privata ed inviata assieme al messaggio (l'impronta, generata per mezzo di un algoritmo di hash, è tale che varia sensibilmente al minimo variare del messaggio). Tutti i destinatari del messaggio possono verificare l'integrità del messaggio stesso e l'autenticazione dell'autore/mittente creando, a partire dal messaggio ricevuto e decifrato, un'impronta (utilizzando in maniera simmetrica la stessa funziona hash utilizzata dall'autore del messaggio) e confrontandola poi con quella ricevuta assieme al messaggio e cifrata con la chiave pubblica del presunto autore: se le due impronte risultano identiche il messaggio è integro, ovvero non ha subito modifiche da parte di terzi (ad esempio attraverso attacchi del tipo man in the middle) da quando l'autore a monte l'ha firmato.

La firma digitale fornisce anche una condizione di termine per i programmi che tentano di forzare la cifratura. Tali programmi tentano di ricostruire la chiave privata del destinatario per leggere il messaggio. Il programma ha come riferimento la firma digitale del messaggio, o meglio la decifra con la chiave pubblica del mittente e utilizza l'hash. Il programma propone n chiavi private, per ognuna decifra il messaggio, ne calcola l'hash e lo confronta con quello ricavato dalla firma digitale: se coincidono, è stata trovata la chiave privata giusta ed è visibile il contenuto del messaggio originale.

In realtà il problema della sicurezza riguardante la segretezza della comunicazione non è del tutto risolto con questo tipo di crittografia in quanto passibile di attacchi di tipo man in the middle: non si può essere certi infatti che la chiave (per esempio una chiave presente sul keyserver) appartenga davvero alla persona nominata nell'intestazione della chiave stessa apportando così attacchi di tipo spoofing in assenza di un meccanismo di autenticazione tra le parti in causa. Una soluzione resta sempre il contatto fisico tra i due interlocutori, i quali, scambiandosi le chiavi pubbliche hanno una reciproca autenticazione. PGP, il primo sistema crittografico di massa che si avvale delle idee della crittografia asimmetrica consiglia, dopo essersi scambiati le chiavi per e-mail o altro mezzo, di telefonarsi e di leggersi i fingerprint (letteralmente "impronte digitali"), ovvero un codice (codice di hash) associabile in modo sicuro alla chiave stessa, ma da cui non si può ricavare la chiave; in questo modo, riconoscendo le rispettive voci, si certifica anche la validità della chiave ottenuta.


LA LENTE

Innovazione: top 5!

Quali sono state le innovazioni più significative del 2013?
Dopo una rapida ricerca su  internet pare che la classifica sia la seguente.

Al primo posto i Google Glass! Definiti la migliore invenzione dell'anno dalla prestigiosa rivista Time, questi occhiali sono un coniugato perfetto tra semplicità ed alta tecnologia. Tramite i Google Glass sarà possibile scattare foto e condividerle in un istante, fare video-chat e accedere a parecchie funzionalità su internet. Il tutto ovviamente attraverso un paio di occhiali, dotati di un display di appena 1.3 cm.
Si tratta di una vera “chicca” per gli appassionati di tecnologia, ma è  visto con  diffidenza da quanti ne considerano il rischio per la violazione della privacy.


La tecnologia della stampa 3D è un'altra delle più interessanti innovazioni tecnologiche degli ultimi tempi.
Il potenziale di questi strumenti è enorme, in quanto è possibile dare vita ad oggetti funzionanti in campo edile, medico, per la costruzione di strutture realizzate in materiali sintetici e naturali, o ancora alimentare. Esistono tecnologie diverse nel settore, ma il principio di base del funzionamento di una stampante 3D prevede la stampa di strati sottilissimi (si parla di pochi micron) che vengono sovrapposti come una sfoglia, per creare l'oggetto desiderato. Questo perché il computer collegato alla stampante elabora il file 3D, "scomponendolo" in una serie di porzioni in sezione trasversale. Fino a poco tempo fa i prezzi erano proibitivi, ma dal 2010, quando comprare una stampante 3D significa spendere anche 20.000 dollari, i costi sono nettamente diminuiti, rendendo possibile l'acquisto anche a piccole aziende o privati.
Ma gli sviluppi del settore non riguardano solamente il prezzo. Formlabs sta infatti lanciando Form 1, la prima stampante 3D ad alta definizione. L'apparecchio utilizza un procedimento che risale agli anni '80, la stereolitografia, in modo nuovo, ossia con un laser che strato dopo strato modella una resina plastica liquida che tende ad indurirsi quando viene esposta ad una luce con una particolare lunghezza d'onda. Il prezzo è relativamente accessibile: 3.299 dollari, circa 2.540 euro.

Bitcoin, la moneta virtuale, anonima: nessun ancoraggio ad alcuna istituzione centrale, totale assenza di un qualsivoglia valore intrinseco e (quindi) massima libertà di fluttuare come meglio crede. Inventata nel 2009 e molto apprezzata in Rete ma vista con estrema diffidenza proprio per la sua volatilità, in piena balia di un sistema (informatico) di certo non immune a potenziali attacchi, di un mercato (fortemente sviluppato negli Stati Uniti ed in Cina) che detta il bello ed il cattivo tempo e di un sottile 'filo fiduciario' che potrebbe cedere al primo scossone.
Il cambio con il dollaro, nel mese di novembre, ha fatto schizzare il valore rispetto all'inizio dell'anno superando  per la prima volta quota 1000 dollari, arrivando a 1.044 dollari sullo scambio MtGox del Giappone per poi stabilizzarsi a 1.072 dollari. Segno che la fiducia verso il BitCoin, nonostante i problemi che lo caratterizzano, è in aumento e che in futuro potremmo assistere a nuovi impieghi della moneta nella vita reale.

Un'altra tecnologia che non ha mai avuto l'occasione di esordire nel mercato consumer, è il lettore di impronte digitali. Apple lo ha portato per prima sul suo nuovo iPhone, consentendo agli utenti di sbloccarlo o di accedere ad alcune funzioni sfruttando solo il proprio dito. Tuttavia il Touch ID, disponibile adesso anche su altri smartphone come Htc One Max, sta dividendo l'utenza tra chi lo considera uno strumento di protezione affidabile e chi, invece, pensa a potenziali violazioni della privacy per via della raccolta delle impronte digitali di milioni di utenti.
Anche e malgrado le rassicurazioni di Apple che, durante la presentazione, ha riferito che il nuovo iPhone 5S non memorizzerà le immagini delle impronte digitali all'interno della memoria del dispositivo, tanto meno le caricherà sui propri server. Lo scanner, infatti, utilizza un cristallo di zaffiro tagliato al laser insieme al sensore touch per scattare una foto ad alta risoluzione dell'impronta digitale dell'utente per poi analizzarla per fornire letture accurate da ogni angolazione in seguito.
La prima foto dell'impronta, quella alla quale poi si farà riferimento ogni qual volta s'intende sbloccare il dispositivo, dopo essere stata analizzata verrà convertita dal telefono in una firma digitale criptata, ed archiviata all'interno del processore. Dunque, qualora si riuscisse ad accedere a questa sezione del processore, il malintenzionato non sarebbe in grado di decodificare l'impronta digitale.

Il 2013, infine, è stato l'anno delle auto elettriche. La diffusione delle auto con questa tecnologia nel mondo è in rapido aumento, tanto che secondo uno studio di ABI Research il numero di automobili elettriche consegnate ogni anno nel mondo passerà dalle attuali 150.000 a 2,36 milioni nel 2020, con un tasso di crescita annuo del 48%. Anche se, secondo le previsioni degli analisti, una diffusione davvero di massa si vedrà solamente nel prossimo decennio.
Le vendite finora, infatti, sono state rallentate a causa della mancanza di scelta e di benefici personali percepiti, dagli alti prezzi d'acquisto e, cosa più importante, dalle preoccupazioni dei consumatori riguardanti autonomia, velocità massima, tempi di ricarica, e mancanza di infrastrutture di ricarica pubbliche. Ma con i molti costruttori che hanno di recente diminuito i prezzi, offrendo più scelta e performance migliorate grazie ad aziende come BMW, Daimler e Volkswagen, gli investimenti sull'elettrificazione stanno aumentando a livello esponenziale.


NOTIZIE DALLE ONLUS

Cena e 5x1000

La tradizionale cena di insiemepercaso in cui incontrarsi e condividere lo stato di avanzamento dei progetti in Zambia, quest'anno si terrà il 23 maggio. Sono molti i modi in cui si può aiutare una ONLUS per supportarla nel suo operato, la locandina 5x1000 di insiemepercaso dice: "Per te è gratis, per noi è tutto". Spesso trasportati dalla nostra frenetica quotidianità a volte non ci immaginiamo neanche quanto possiamo fare con così poco... Se vuoi puoi aiutare una delle associazioni sostenute da AM Instruments donandole il 5x1000:

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920 126 903 73

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900 402 404 76

insiemepercaso_solo_logo-nero-no_scritta.jpg

011 092 205 23

neuroblastoma-logo.png

950 547 601 03


AM Instruments ha introdotto dei nuovi sistemi di campionamento monouso, fai clic qui o sull'immagine per vederne i vantaggi e scaricare il minicatalogo. 


UNA PAGINA A CASO

Rubrica di passioni letterarie

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IL PRINCIPIO PASSIONE di Vito Mancuso

“Ancora adesso ho questo caos davanti, non solo su di me, ma vedo che questo caos permane in generale. Per cui dico: mi raccomando, non perdetelo completamente questo caos, perché credo che sia un segno divino nella vita dell’individuo... una sorta di mistero della vita che viene dall’alto.”
Lucio Dalla.

Che Dalla fosse un poeta non c’è alcun dubbio, che i poeti possano cogliere messaggi inaspettati provenienti direttamente dall’essenza della vita, perlomeno io non ho dubbi. Ma che un libro di un teologo riporti una sua citazione all’inizio di un testo così rivoluzionario, è quanto meno originale. Originale se non si è mai entrati in contatto con Vito Mancuso.  Perché conoscendo la storia della sua ricerca non si rimane stupiti. Quello che mi è sempre piaciuto nei suoi libri è l’aderenza all’umano, parlando di Dio. Il che non comporta alcun compromesso, perché in ogni pagina si avverte una profonda fatica, la fatica di chi si pone domande a volte contraddittorie nei confronti delle proprie stesse convinzioni, di chi cerca la verità quando pure si trova davanti alla Verità Divina.

Il principio passione nasce da una domanda semplice alla quale ciascuno di noi ha cercato di dare risposta almeno una volta nella vita.

Che cos’è l’amore? E’ il risultato del lavoro del mondo, oppure è una contraddizione del lavoro del mondo? E’ l’applicazione coerente della logica cosmica, oppure ne è una trasgressione e un’eresia? Il mondo impone infinito dolore:come può essere l’amore il suo nucleo generatore?

E sempre per citare Dalla:
 “Vorrei seguire ogni battito del mio cuore
per capire cosa succede dentro
e cos’è che lo muove
da dove viene ogni tanto questo strano dolore
vorrei capire insomma che cos’è l’amore
dov’è che si prende, dov’è che si da?”

Se questo libro nascesse da un verso di una canzone, sarebbe questo.

Vito Mancuso così introduce la sua domanda:
«Negli anni mi sono spesso chiesto se questo mondo e questa vita meritassero di essere amati oppure no, se gli uomini meritassero di essere amati oppure no, se Dio meritasse di essere amato oppure no, rimanendo il più delle volte senza una risposta soddisfacente dal punto di vista teorico. Non per questo però ho cessato di amare il mondo e la vita, né ho cessato di amare la nobiltà cui ogni uomo può giungere se lavora onestamente su di sé esponendosi alla luce del bene e della giustizia, né ho cessato di amare l’idea sussistente di questo bene e di questa giustizia cui tradizionalmente ci si riferisce con il nome di Dio. E questo non accade solo a me, ma a tutti coloro che vedono nell’amore la definitiva dimensione dell’essere e per questo amano il mondo, gli uomini, Dio. Ma come spiegare tutto ciò? Incoerenza, follia, ingenuità? Stupidità, ignoranza, alienazione? Oppure c’è in gioco qualcosa di più profondo?
La discrepanza tra l’analisi oggettiva della realtà, che condurrebbe a non amare né il mondo né l’uomo né Dio, e il sentimento interiore che non si rassegna a cadere vittima dell’indifferenza o del cinismo e fa dell’amore la più alta dimensione dell’essere, è lo spazio in cui sorge e si muove quell’energia particolare chiamata passione.»

Sul principio passione, così si esprime:
Credere cristianamente alla Creazione, significa pensare che il rapporto con la Realtà primaria tradizionalmente detta Dio e la realtà secondaria detta mondo, è consegnato in modo esemplare alla vicenda di Gesù. Significa credere che la vicenda di incarnazione-passione-morte -resurrezione ci consegna qui e ora la logica eterna mediante cui avviene da sempre il rapporto tra Dio e Mondo. Perché in questo mondo si possa dare evoluzione , perché il cosmo possa subentrare al caos, occorre immettere lavoro nel sistema-mondo, e questa immissione di lavoro richiede passione, una passione che si chiama amore, ma si può anche chiamare croce.
E ancora:

Il processo cosmico mostra che la forma in cui esso consiste e attraverso cui si sviluppa è la relazione. La logica ultima delle cose, quindi, è la relazione. Il che significa che quanto più si immette energia positiva nel mondo potenziando le relazioni e creando armonia tra i diversi elementi, tanto più si realizza se stessi, anzitutto come esseri naturali: si diventa cioè più reali, nel senso che si aderisce di più al reale. Per questo l’amore è la forma di esistenza più reale che c’è.

Alla domanda di Lucio Dalla, cos’è l’amore, dov’è che si prende, dov’è che si dà, occorre rispondere che l’amore è la risultanza della logica cosmica tesa all’armonia relazionale, il che avviene mediante il processo per nulla lineare che scaturisce dall’interazione di Dio e Mondo, logos e caos, e che, in chi lo vive, produce pathos-passione.


CALEIDOSCOPIO

Scienza e Scultura

Festival della scienza, 24 ottobre - 2 novembre 2014
GENOVA

Il Festival della Scienza è un punto di riferimento per la divulgazione della scienza, è un’occasione di incontro per ricercatori, appassionati, scuole e famiglie ed è uno dei più grandi eventi di diffusione della cultura scientifica a livello internazionale.

Incontri, laboratori, spettacoli e conferenze per raccontare la scienza in modo innovativo e coinvolgente, con eventi interattivi e trasversali, 11 giorni in cui le barriere fra scienze matematiche, naturali e umane, verranno abbattute e la ricerca si potrà toccare, vedere, capire senza confini.

Il Festival propone ogni anno eventi ispirati alle questioni più attuali e scottanti del dibattito scientifico, prime assolute di spettacoli e mostre dedicate all’incontro tra arte e scienza, riservando una particolare attenzione alle novità della ricerca più avanzata e ai ricercatori dei Paesi emergenti.

Intimamente legato alla città di Genova e alla regione Liguria, il Festival è una manifestazione con un intrinseco carattere internazionale. Gli incontri con grandi ospiti nazionali e internazionali impreziosiscono ogni anno le giornate dedicate alla scienza, dando vita a collaborazioni durature con personalità e istituzioni di tutto il mondo.

 

"Attraverso Rodin. Scultura italiana del primo Novecento"
ROMA – Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Si indaga alla Galleria l'influenza esercitata da Auguste Rodin sulla scultura italiana dei primi decenni del Novecento.

Il michelangiolismo filtrato attraverso Rodin costituì un forte impulso al rinnovamento formale della scultura italiana del primo decennio del Novecento, ma le novità strutturali introdotte da Rodin nella sua plastica, le relazioni spaziali ed espressive con le quali è affrontata la figura umana, la poetica del corpo deformato e mutilato sono elementi che daranno i loro frutti ben oltre gli inizi del secolo, tanto che Rodin è considerato per molti aspetti un precursore della scultura contemporanea. Non bisogna dimenticare infatti che Umberto Boccioni trasse l’ispirazione per la sua scultura Forme uniche della continuità dello spazio, icona dell’avanguardia futurista, dalla visione di L’uomo che cammina all’Esposizione Internazionale di Roma nel 1911.

La mostra propone opere di scultori italiani in gran parte presenti nelle collezioni della Galleria nazionale d’arte moderna, fra i quali Medardo Rosso, legato allo scultore francese da sentimenti di ammirazione e conflittualità; da altre collezioni sia pubbliche che private provengono opere di artisti che hanno trovato nella plastica di Rodin un modello ispirativo che arriva fino alle soglie degli anni Quaranta.

La selezione delle opere esposte, lungi dall’essere esaustiva, mette in luce confronti e derivazioni da modelli rodiniani, a partire dai temi danteschi nelle sculture di Carlo Fontana e Domenico Trentacoste, e dalla diffusione del ‘non finito’ michelangiolesco, spesso privato dell’originaria componente neo-platonica, inteso come dualismo-contrasto tra il modellato levigato della figura e la materia scabra, come si può constatare nel monumento a Segantini La Bellezza liberata dalla materia di Leonardo Bistolfi, nella bellissima serie dei sei bassorilievi in marmo rosa di Libero Andreotti, nella Testa di Arturo Dazzi della Galleria d’arte moderna di Roma Capitale, ma anche in applicazioni meno drammatiche (Trentacoste, Nudo di donna, Quadrelli, Testa di donna).


WARP ATTACK

La rivoluzione delle parole

Buttate il vecchio dizionario, non è completo! Mancano parole come tronista e rottamatore e se esistono riportano significati sbagliati!!!!
La rivoluzione del nostro dizionario è iniziata da decenni, perché colpa o merito dei mass media e della globalizzazione, moltissimi neologismi e parole straniere si sono infiltrati tra le pagine sacre del dizionario di lingua italiana.

Cecilia Robustelli, docente di linguistica all'università di Modena e collaboratrice dell'Accademia della Crusca  afferma che pubblicità e media sono una cassa di risonanza potente per i neologismi e contribuiscono a introdurli.
“La TV porta in tutte le case una varietà incredibile di linguaggi e ha svolto una funzione davvero benemerita per la diffusione del lessico dell'italiano, non soltanto quello di base ma anche quello specialistico. E contribuisce anche a svecchiare l'italiano. I media poi introducono anche nuovi termini, non sempre di grande spessore culturale ("tronista"!) e danno un nuovo significato a termini già in uso: con "velina" oggi nessuno pensa più a una carta sottile, né con "rottamatore" allo sfasciacarrozze... E una certa ricerca dello stile enfatico porta per esempio all'uso frequente di parole prefissate con super-, da "superlatitante" a "superstoria". Molti termini poi sono transitori, legati al personaggio e al periodo storico in cui vive: oggi "nientepopodimenoché" è scomparso come Mario Riva che l'ha lanciato decenni fa, e anche l'"allegria!" e il "colpo di scena" di Mike Bongiorno che si erano diffusi anche fuori dei canali tv oggi non risuonano più”.
Diversa cosa l'uso (e l’abuso) di termini stranieri, anche se i "prestiti linguistici", cioè le parole di altre lingue entrate a far parte della lingua italiana, ci sono sempre stati: "bar", "roast-beef", "goal". Qualcosa però negli ultimi anni è cambiato.
“È aumentato l'uso dell'angloamericano, anche se ha attecchito nel lessico solo sporadicamente. Si è tentato di giustificarlo dicendo che l'inglese è più conciso rispetto all'italiano, ma vorrei sfatare questa convinzione: all'inglese "choosy" corrisponde l'italiano 'esigente', il meeting" è un 'incontro', ecc.. Certo se si possiede un vocabolario dell'italiano limitato non si sa che invece di "attachment", "home page", "pit stop" e "trendy" si può dire 'allegato', 'pagina iniziale', 'sosta ai box" e "di tendenza/alla moda", quindi si ricorre a perifrasi, ma questa non è colpa del lessico. Sarebbe utile riflettere sul fatto che l'uso di parole e locuzioni straniere al posto di quelle italiane rappresenta un danno non tanto alla lingua quanto alla comunicazione: dire "coffee break" per “pausa caffè”, "briefing" per 'riunione', "advisor" per 'consulente' è ridicolo. Molti ritengono che questo atteggiamento getti una luce di prestigio e modernità su chi lo adotta ma in realtà è il contrario perché porta a costruire messaggi poco comprensibili e a rallentare la comunicazione. Diverso è il discorso per i termini dei linguaggi specialistici della medicina, dell'economia, della finanza, ecc.” Questo il punto di vista dell’accademica.
Fra l’altro se è vero che l'influsso dell'angloamericano ormai è diffuso in tutte le lingue, molti Paesi si impegnano a non accettare passivamente l'uso di parole straniere e a mantenere il lessico della propria lingua il più possibile aggiornato e rispondente ai bisogni comunicativi nazionali e internazionali.
«C’è anche chi ha messo in atto una politica protezionistica, come la Francia – dice la Robustelli – che a partire dal 1975 ribadisce ciclicamente il divieto di usare termini inglesi nella amministrazione pubblica e anche nella pubblicità: così l'ormai universale "computer" in francese è "ordinateur", il "software" è "logiciel", ecc.».

Ma c’è qualcosa che incuriosisce. Perlomeno me! Ed è il modo in cui certi neologismi sono nati. Così come i nomi di alcuni prodotti oramai riconosciuti non in termine di funzione, ma del nome originale che gli è stato inizialmente attribuito. Ecco alcuni esempi!

Si racconta che verso il 1780 un certo Daly (impresario teatrale di Dublino) scommise che nel giro di 24 ore avrebbe introdotto una parola nuova nella lingua inglese; passò tutta la notte a scrivere con la calce sui muri della città la parola QUIZ e il giorno dopo lo strano vocabolo era sulla bocca di tutti, anche se nessuno sapeva cosa significasse. Prese quindi il significato di enigma scherzoso e in seguito quello di serie di domande e indovinelli.

Era il 1888 quando l'americano George Eastman inventò e mise in commercio la prima macchina fotografica portatile: la chiamò "Kodak" perché era un nome "breve, vigoroso, facile da pronunciare e, per soddisfare le leggi sui marchi depositati, non significava nulla".

Il nastro Scotch venne dapprima usato dai verniciatori per separare le parti da verniciare dalle altre: lo chiamarono scotch perché all'inizio molti si lamentarono dell'uso troppo parsimonioso dello strato di adesivo, tant'è vero che spesso il nastro non aderiva alla superficie. Scotch infatti significa "scozzese", sinonimo universale di avaro.

Ma adesso è il momento della chicca! La parola più lunga del mondo.
Sparvagnsaktiebolagsskensmutsskjutarefackforeningspersonalbeklandnadsmagasinsforradsforvaltaren e significa "direttore del magazzino approvvigionamento uniformi per il personale dei pulitori dei binari della compagnia tranviaria".
Come diranno camera bianca?


NO COMMENT

L'immagine del mese

"Odiosi divieti". Immagine di DJ Tommy (tcassano[at]aminstruments.com)


AM KIDS

Bambini in guerra

Per illustrare questo articolo di Cristina ho fatto la ricerca in google "bambini in guerra". Ecco, non vorrei averla mai fatta. Ma ora che il danno è fatto e che mi porterò dentro questo fardello avrò una ragione in più per fare qualsiasi cosa per dare anche il più insignificante contributo perché queste cose non accadano mai più. L'unica immagine ammissibile a questo punto è quella qui sopra. Federico

Da sempre la guerra è nemica giurata dell'infanzia, poiché con il suo carico di lutti e distruzioni interrompe tragicamente l'età in cui un essere umano ha un bisogno assoluto dell'affetto e della protezione da parte del mondo adulto. Ma se per secoli le guerre avevano la forma di scontri fra soldati, con i civili nel ruolo di spettatori e vittime occasionali, quelle della nostra epoca sono quasi esclusivamente stragi di persone inermi.Dal secondo conflitto mondiale in poi, oltre il 90% dei caduti nelle guerre sono civili, in metà dei casi bambini. Questi sono gli effetti dei conflitti moderni, i cui teatri non sono più trincee o campi di battaglia, bensì città, villaggi, scuole e ospedali. E ciò non a caso, poiché l'obiettivo non è quasi mai quello di conquistare un territorio, ma di distruggere un nemico: i ribelli che ricercano l'indipendenza, i seguaci di un'altra fede, la minoranza che impedisce la purezza etnica della nazione. Accade così che le donne e i bambini non siano più soggetti neutrali, degni della massima tutela, ma obiettivi bellici in piena regola. Lo stupro etnico è una nuova arma di guerra, escogitata per punire e umiliare l'avversario impedendo la riproduzione del "nemico", mentre lo sterminio di bambini e ragazzi è un freddo calcolo militare - l'eliminazione dei nemici di domani. Anche arruolare ragazzini per combattere ed eventualmente fare strage di altri bambini non è che la coerente conseguenza di questo folle ragionamento.
Questo video prodotto da “Save the Children UK” rappresenta in modo quasi “violento” il cambiamento nella vita di una bambina, quando la sua infanzia viene interrotta da una guerra. E lo fa attraverso una cosa semplice e diretta, mostrando i suoi occhi, il suo sguardo. All’allegria e alla speranza di una vita da vivere, subentra la paura, alla paura la disillusione, a questa la morte di ogni sogno, il vuoto.


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia in biblioteca

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Ero in biblioteca, si perché forse non lo sapete, ma qui in AM abbiamo anche la biblioteca. Mi piace così tanto alla fine della giornata passare da lì. Sta crescendo con noi. Ogni settimana si aggiungono libri, riviste, pubblicazioni. E la cosa bella è che non trovi solo strane cose come “vita e morte del prione assassino”, ma anche romanzi e poesie e musica. In uno dei miei romanzi preferiti, “Le memorie di Adriano” della Yourcenar, c’è una frase: “fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro l'inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.”

Comunque, stavo dicendo….Ero passata come ogni sera in biblioteca. Sul tavolo una copia di una rivista scientifica, una di quelle serie, una di quelle in cui ho sempre sognato di leggere il mio nome stampato sopra. Qualcosa come “Ortensia Malincuore, ricercatrice italiana, ha scoperto…”.


Insomma, comincio a sfogliarla e mi capita un articolo che non lascia dubbi: noi femmine di scienza siamo ancora in netta minoranza. Ho scoperto l’acqua calda! Uffa!


“Le pubblicazioni scientifiche sono firmate in prevalenza da autori di sesso maschile, a dispetto della consistente presenza femminile nel mondo accademico. Il fenomeno è particolarmente evidente nei paesi più sviluppati, mentre una maggiore uguaglianza di genere si osserva nei paesi del Sud America e dell'Est Europa. Il risultato è emerso da un'ampia ricerca statistica che ha esaminato 5,4 milioni di ricerche pubblicate da autori di diversi paesi tra il 2008 e il 2012 .”
 

Ecco, dovrei andare a vivere in Sud America! Un bel laboratorio nella foresta amazzonica!


“Il mondo accademico scientifico è uno degli ambienti professionali più aperti, dove non dovrebbero valere pregiudizi di genere o di etnia. Eppure, stando a quanto riporta la rivista “Nature”, le pubblicazioni scientifiche peer reviewed (revisione paritaria) sono saldamente in mano ai maschi, almeno nei paesi più sviluppati. A stabilirlo sono stati Vincent Larivière dell'Università di Montreal, in Canada, e colleghi del dell'Università dell'Indiana a Bloomington, analizzando 5,4 milioni di articoli pubblicati tra il 2008 e il 2012, disponibili sulla banca dati Web of Science.

I ricercatori hanno preso in considerazione solo gli articoli peer reviewed, escludendo quindi lettere e recensioni di libri. Da questa enorme mole di dati sono state estratte le informazioni rilevanti, e cioè i nomi degli autori e le loro affiliazioni. "Nelle università le donne superano in numero i colleghi uomini, eppure le statistiche dimostrano che i professori maschi sono più delle femmine, e lo stesso vale per gli autori e le citazioni degli studi pubblicati”, spiega Larivière. “Per ogni articolo con un primo autore donna, ce ne sono almeno il doppio che hanno come primo autore un uomo".

Lo studio è il primo a quantificare la disparità di genere nelle diverse discipline e in tutto il mondo: indicando che il problema persiste, nonostante i notevoli sforzi messi in atto per cercare di correggerlo.

“In Nord America, nell'Europa occidentale e in altri paesi industrializzati, si è trovato che tutti gli articoli con donne in posizioni dominanti per quanto riguarda l'importanza degli autori ricevono meno citazioni rispetto ai colleghi maschi con posizioni analoghe”, spiega Larivière. “Inoltre le donne hanno meno collaborazioni internazionali, che statisticamente aumentano la probabilità di vedere il proprio lavoro citato da altri”.

Nei paesi del Sud America e soprattutto dell'Europa dell'Est non sono invece state osservate differenze di genere, probabilmente per l'importanza attribuita alla parità tra i sessi nei paesi appartenenti al'ex blocco sovietico. I dati disaggregati riguardanti l'Europa mostrano però sostanziali differenze tra i paesi come Germania, Svizzera e Grecia, in cui gli autori di sesso femminile sono meno di 4 su 10, e altri come Italia, Finlandia in cui si supera un rapporto di 7 su 10, per arrivare a 8 su 10 nel caso della Polonia.

Per quanto riguarda invece la divisione per aree tematiche, le donne si confermano più presenti in scienze sociali, educazione e assistenza infermieristica. Scienze militari, ingegneria, matematica ed economia rimangono ancora appannaggio degli uomini.

Almeno dal punto di vista statistico, i dati dimostrano che il mondo delle pubblicazioni scientifiche è tendenzialmente non favorevole alle donne. Lo studio rinuncia a fare ipotesi sulle possibili cause del fenomeno: si limita da fornire una base statistica rigorosa per poterlo comprendere, prima di pensare a possibili fattori correttivi.

Potrò essere un po’ arrabbiata? Si che posso!
Qui in AM di donne ce ne sono a iosa! E mica pettinano le bambole! Qualcuna ha provato a pettinare me…. ma senza successo! Bisogna che faccia qualcosa….


La storia di Ortensia Malincuore continua sul prossimo numero di WARP. Se non sei già nella nostra lista:

 

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