WARP #59 - Aprile 2018

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


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TOP NEWS

Milano Marathon Dynamo Camp - leggi

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La parola d'accesso di questo numero è "Resilienza" - leggi

UNA PAGINA A CASO

Camilleri Lucarelli - leggi

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Nazik al-Malaika - leggi

WARP ATTACK

Bella ciao su metro - leggi

MI PIACE! (+1)

"La Musica sta nel silenzio" - vedi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

Lo studente anatra e lo studente capovolto - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia alla maratona - leggi


TOP NEWS

Milano Marathon Dynamo Camp

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Anche quest’anno in AM tutto è cominciato con una mail del nostro maratoneta d’eccellenza, Simone Raimondi.

Ciao a tutti,
come già successo nel 2016 e nel 2017, anche quest’anno siamo pronti ad unirci ad altre migliaia di runner per colorare le grigie vie di Milano.
Nonostante qualche piccola defezione, siamo riusciti ad avere due squadre di runner che ci rappresenteranno nell’impegno con Dynamo Camp:
* 1° Frazione - Simone Raimondi - Davide Cusa
* 2° Frazione - Isabella Salvagnin - Simone Traballi
* 3° Frazione - Giglia Tritto - Special Guest
* 4° Frazione - Michela Caredda - Gabriele Potenza
Se domenica mattina non avete di meglio da fare e vorrete supportare la nostra fatica, in allegato trovate il percorso di gara. La partenza da Corso Venezia sarà alle 9:45.
Se anche non doveste riuscire ad esserci vi ricordiamo di sostenere il motivo vero per cui corriamo e cioè la raccolta fondi per Dynamo Camp! Come al solito trovate tutti i riferimenti su www.dynamocamp.org
Un grande grazie a tutti i runner e a chi vorrà contribuire!
Ciao, Simone.

 
E come l’anno scorso, lungo un percorso impegnativo il team più coraggioso di AM Instruments ha portato a termine la gara! Non è stato uno scherzo. È una corsa a staffetta in squadre di 4 persone, in cui ogni runner copre un percorso di circa 10 km, per un totale di 42,195 km, la lunghezza di una maratona.

Già nel 2017 in più di 500 con il logo Dynamo Camp sul petto hanno invaso il centro di Milano per una grande festa, fatta di sport, colori e solidarietà…

Dynamo Camp puntava a raggiungere lo stesso obiettivo e superarlo. E ci è riuscita! 

Quest’anno ci siamo posti l’obiettivo di regalare a 25 famiglie l’esperienza unica e indimenticabile di una vacanza di Terapia Ricreativa al Camp. Si tratta di famiglie con figli che hanno patologie neurologiche, che al Camp possono ritrovare serenità e normalità. Tutti insieme possiamo raggiungere questo obiettivo, come nel 2017.”

AM Instruments ha dato il suo valido contributo.

Abbiamo chiesto ai partecipanti le loro impressioni. Una su tutte, quella della nostra Giglia, mi arriva con un lungo messaggio Whatsapp.

In questo messaggio c’è il cuore di una persona, il cuore di AM che anche nel 2018 è vicina a Dynamo Camp, alle persone che prestano se stessi a questa causa, ai ragazzi e le ragazze colpiti dalle malattie e che, come Giglia sottolinea, sono “adolescenti afflitti da malattie assurde..assurde perché non dovrebbero prendersi la tua vita così presto...e questi padri spingono la loro carrozzina...e ti guardano anche loro con la stanchezza nelle braccia ma non nel volto..non hanno tempo per stancarsi, la loro forza è la forza del figlio”.

Ecco Giglia, il suo messaggio esattamente come mi  è arrivato, senza troppi punti o virgole, perché chi corre non ha tempo di far caso alla punteggiatura, senza troppe maiuscole perché come la malattia è democratica così le lettere qui devono essere tutte alla stessa altezza.

“tu pensi di andare ad una semplice staffetta...ti prepari e ti alleni ma non con costanza tanto è una semplice corsa.. che te ne frega del risultato l'importante è non schiattare al primo kilometro.. poi arriva il giorno e ti devi alzare alle sei e mezza di domenica che vabbè per una che non dorme la cosa è irrilevante ma lo dico per sottolineare che insomma, io l'ho fatto. Alle cinque occhi sbarrati e agitazione. Ma agitazione de che? boh... Prendi la metro e sono anni che non prendi la metro..ma non è come un comune viaggio in metro, oggi ci sono tutte persone in pantaloncini e magliette colorate... tutti con colori diversi e hanno questa espressione strana in viso.. l'espressione di chi per una volta non sta andando in ufficio di corsa, la faccia addormentata, lo sguardo perso. Le persone con le magliette colorate hanno anche il cuore colorato e che figata hanno in mano solo integratori e zaini e non PC o smartphone...non chattano in continuo e non mandano mail di lavoro con i denti stretti dal nervoso..sono rilassati e roba da non credere ci si guarda tutti in faccia e ci si sorride! Stiamo andando tutti lì a correre a lasciare andare l'infelicità e il grigio che abbiamo dentro...solo colori...colori vivi e accesi. Poi arrivi e c'è tanta di quella gente che solitamente ti verrebbe il nervoso..ma no non ti viene!!!! Perché tutti sorridono! Tutti colorati nel vestito e nel volto. Poi ti rendi conto che non sei lì per una cavolo di corsa sei lì perché quella corsa la vuoi fare con tutte le tue forze e ti parte una carica dentro che fai fatica a riconoscere!! Sei li per una causa in cui credi. E parti e vai! Non spingi all'inizio... c'è tempo per spingere..ora ti godi la tua città...la tua Milano che scopri di non conoscere affatto! Non sapevi di questi posti, di questi parchi, dei monumenti e della sua storia. E c'è la vecchietta di 70 anni che ti guarda ti sorride e corre...si ma lei sta correndo da 10 kilometri prima di te...e te non fai altro che inchinarti a quel sorriso che sa di vita, di lotta e di speranza. e poi ti giri dall'altra parte e vedi padri di adolescenti afflitti da malattie assurde..assurde perché non dovrebbero prendersi la tua vita così presto...e questi padri spingono la loro carrozzina...e ti guardano anche loro con la stanchezza nelle braccia ma non nel volto..non hanno tempo per stancarsi, la loro forza è la forza del figlio. E poi è arrivato il momento di spingere, vuoi dare sempre di più! Sei consapevole che i tre giorni dopo sarai una donna distrutta nel fisico ma quello che mi porterò dentro e che comunque sono ancora speranzosa, che  possa accadere che l'uomo possa ridere di nuovo... può sorridere e sorriderti”

Grazie Giglia, grazie Simone, Isabella, Davide, Simone, Michela e Gabriele. Grazie ad AM Instruments, ma grazie, sopra ogni cosa, a Dynamo Camp.

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"Resilienza"

Resilienza... sappiamo di cosa si tratta. E’ una misura caratteristica delle scienze delle costruzioni, la capacità dei materiali di sopperire a traumi. Non è resistenza, la resistenza contiene in sé un germe di lotta nel linguaggio comune, che non è esattamente tipico della resilienza. La resilienza non è discontinuità nell’azione, ma continuità di un cammino, malgrado tutto.

Ho pensato a mille esempi. Poi il ricordo di una lezione di letteratura. E l’esempio naturale più calzante che potessi trovare, al tempo stesso il ritratto più fedele dell’uomo resiliente.

Per questo ecco a voi La Ginestra, di Giacomo Leopardi.


E gli uomini vollero piuttosto
le tenebre che la luce.
GIOVANNI, III, 19.

Qui su l'arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null'altro allegra arbor né fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti. Anco ti vidi
De' tuoi steli abbellir l'erme contrade
Che cingon la cittade
La qual fu donna de' mortali un tempo,
E del perduto impero
Par che col grave e taciturno aspetto
Faccian fede e ricordo al passeggero.
Or ti riveggo in questo suol, di tristi
Lochi e dal mondo abbandonati amante,
E d'afflitte fortune ognor compagna.
Questi campi cosparsi
Di ceneri infeconde, e ricoperti
Dell'impietrata lava,
Che sotto i passi al peregrin risona;
Dove s'annida e si contorce al sole
La serpe, e dove al noto
Cavernoso covil torna il coniglio;
Fur liete ville e colti,
E biondeggiàr di spiche, e risonaro
Di muggito d'armenti;
Fur giardini e palagi,
Agli ozi de' potenti
Gradito ospizio; e fur città famose
Che coi torrenti suoi l'altero monte
Dall'ignea bocca fulminando oppresse
Con gli abitanti insieme. Or tutto intorno
Una ruina involve,
Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola. A queste piagge
Venga colui che d'esaltar con lode
Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
E' il gener nostro in cura
All'amante natura. E la possanza
Qui con giusta misura
Anco estimar potrà dell'uman seme,
Cui la dura nutrice, ov'ei men teme,
Con lieve moto in un momento annulla
In parte, e può con moti
Poco men lievi ancor subitamente
Annichilare in tutto.
Dipinte in queste rive
Son dell'umana gente
Le magnifiche sorti e progressive.

Qui mira e qui ti specchia,
Secol superbo e sciocco,
Che il calle insino allora
Dal risorto pensier segnato innanti
Abbandonasti, e volti addietro i passi,
Del ritornar ti vanti,
E proceder il chiami.
Al tuo pargoleggiar gl'ingegni tutti,
Di cui lor sorte rea padre ti fece,
Vanno adulando, ancora
Ch'a ludibrio talora
T'abbian fra sé. Non io
Con tal vergogna scenderò sotterra;
Ma il disprezzo piuttosto che si serra
Di te nel petto mio,
Mostrato avrò quanto si possa aperto:
Ben ch'io sappia che obblio
Preme chi troppo all'età propria increbbe.
Di questo mal, che teco
Mi fia comune, assai finor mi rido.
Libertà vai sognando, e servo a un tempo
Vuoi di novo il pensiero,
Sol per cui risorgemmo
Della barbarie in parte, e per cui solo
Si cresce in civiltà, che sola in meglio
Guida i pubblici fati.
Così ti spiacque il vero
Dell'aspra sorte e del depresso loco
Che natura ci diè. Per questo il tergo
Vigliaccamente rivolgesti al lume
Che il fe palese: e, fuggitivo, appelli
Vil chi lui segue, e solo
Magnanimo colui
Che se schernendo o gli altri, astuto o folle,
Fin sopra gli astri il mortal grado estolle.

Uom di povero stato e membra inferme
Che sia dell'alma generoso ed alto,
Non chiama sé né stima
Ricco d'or né gagliardo,
E di splendida vita o di valente
Persona infra la gente
Non fa risibil mostra;
Ma se di forza e di tesor mendico
Lascia parer senza vergogna, e noma
Parlando, apertamente, e di sue cose
Fa stima al vero uguale.
Magnanimo animale
Non credo io già, ma stolto,
Quel che nato a perir, nutrito in pene,
Dice, a goder son fatto,
E di fetido orgoglio
Empie le carte, eccelsi fati e nove
Felicità, quali il ciel tutto ignora,
Non pur quest'orbe, promettendo in terra
A popoli che un'onda
Di mar commosso, un fiato
D'aura maligna, un sotterraneo crollo
Distrugge sì, che avanza
A gran pena di lor la rimembranza.
Nobil natura è quella
Che a sollevar s'ardisce
Gli occhi mortali incontra
Al comun fato, e che con franca lingua,
Nulla al ver detraendo,
Confessa il mal che ci fu dato in sorte,
E il basso stato e frale;
Quella che grande e forte
Mostra se nel soffrir, nè gli odii e l'ire
Fraterne, ancor più gravi
D'ogni altro danno, accresce
Alle miserie sue, l'uomo incolpando
Del suo dolor, ma dà la colpa a quella
Che veramente è rea, che de' mortali
Madre è di parto e di voler matrigna.
Costei chiama inimica; e incontro a questa
Congiunta esser pensando,
Siccome è il vero, ed ordinata in pria
L'umana compagnia,
Tutti fra se confederati estima
Gli uomini, e tutti abbraccia
Con vero amor, porgendo
Valida e pronta ed aspettando aita
Negli alterni perigli e nelle angosce
Della guerra comune. Ed alle offese
Dell'uomo armar la destra, e laccio porre
Al vicino ed inciampo,
Stolto crede così, qual fora in campo
Cinto d'oste contraria, in sul più vivo
Incalzar degli assalti,
Gl'inimici obbliando, acerbe gare
Imprender con gli amici,
E sparger fuga e fulminar col brando
Infra i propri guerrieri.
Così fatti pensieri
Quando fien, come fur, palesi al volgo,
E quell'orror che primo
Contra l'empia natura
Strinse i mortali in social catena,
Fia ricondotto in parte
Da verace saper, l'onesto e il retto
Conversar cittadino,
E giustizia e pietade, altra radice
Avranno allor che non superbe fole,
Ove fondata probità del volgo
Così star suole in piede
Quale star può quel ch'ha in error la sede.

Sovente in queste rive,
Che, desolate, a bruno
Veste il flutto indurato, e par che ondeggi,
Seggo la notte; e sulla mesta landa
In purissimo azzurro
Veggo dall'alto fiammeggiar le stelle,
Cui di lontan fa specchio
Il mare, e tutto di scintille in giro
Per lo vòto Seren brillar il mondo.
E poi che gli occhi a quelle luci appunto,
Ch'a lor sembrano un punto,
E sono immense, in guisa
Che un punto a petto a lor son terra e mare
Veracemente; a cui
L'uomo non pur, ma questo
Globo ove l'uomo è nulla,
Sconosciuto è del tutto; e quando miro
Quegli ancor più senz'alcun fin remoti
Nodi quasi di stelle,
Ch'a noi paion qual nebbia, a cui non l'uomo
E non la terra sol, ma tutte in uno,
Del numero infinite e della mole,
Con l'aureo sole insiem, le nostre stelle
O sono ignote, o così paion come
Essi alla terra, un punto
Di luce nebulosa; al pensier mio
Che sembri allora, o prole
Dell'uomo? E rimembrando
Il tuo stato quaggiù, di cui fa segno
Il suol ch'io premo; e poi dall'altra parte,
Che te signora e fine
Credi tu data al Tutto, e quante volte
Favoleggiar ti piacque, in questo oscuro
Granel di sabbia, il qual di terra ha nome,
Per tua cagion, dell'universe cose
Scender gli autori, e conversar sovente
Co' tuoi piacevolmente, e che i derisi
Sogni rinnovellando, ai saggi insulta
Fin la presente età, che in conoscenza
Ed in civil costume
Sembra tutte avanzar; qual moto allora,
Mortal prole infelice, o qual pensiero
Verso te finalmente il cor m'assale?
Non so se il riso o la pietà prevale.

Come d'arbor cadendo un picciol pomo,
Cui là nel tardo autunno
Maturità senz'altra forza atterra,
D'un popol di formiche i dolci alberghi,
Cavati in molle gleba
Con gran lavoro, e l'opre
E le ricchezze che adunate a prova
Con lungo affaticar l'assidua gente
Avea provvidamente al tempo estivo,
Schiaccia, diserta e copre
In un punto; così d'alto piombando,
Dall'utero tonante
Scagliata al ciel, profondo
Di ceneri e di pomici e di sassi
Notte e ruina, infusa
Di bollenti ruscelli,
O pel montano fianco
Furiosa tra l'erba
Di liquefatti massi
E di metalli e d'infocata arena
Scendendo immensa piena,
Le cittadi che il mar là su l'estremo
Lido aspergea, confuse
E infranse e ricoperse
In pochi istanti: onde su quelle or pasce
La capra, e città nove
Sorgon dall'altra banda, a cui sgabello
Son le sepolte, e le prostrate mura
L'arduo monte al suo piè quasi calpesta.
Non ha natura al seme
Dell'uom più stima o cura
Che alla formica: e se più rara in quello
Che nell'altra è la strage,
Non avvien ciò d'altronde
Fuor che l'uom sue prosapie ha men feconde.

Ben mille ed ottocento
Anni varcàr poi che spariro, oppressi
Dall'ignea forza, i popolati seggi,
E il villanello intento
Ai vigneti, che a stento in questi campi
Nutre la morta zolla e incenerita,
Ancor leva lo sguardo
Sospettoso alla vetta
Fatal, che nulla mai fatta più mite
Ancor siede tremenda, ancor minaccia
A lui strage ed ai figli ed agli averi
Lor poverelli. E spesso
Il meschino in sul tetto
Dell'ostel villereccio, alla vagante
Aura giacendo tutta notte insonne,
E balzando più volte, esplora il corso
Del temuto bollor, che si riversa
Dall'inesausto grembo
Sull'arenoso dorso, a cui riluce
Di Capri la marina
E di Napoli il porto e Mergellina.
E se appressar lo vede, o se nel cupo
Del domestico pozzo ode mai l'acqua
Fervendo gorgogliar, desta i figliuoli,
Desta la moglie in fretta, e via, con quanto
Di lor cose rapir posson, fuggendo,
Vede lontano l'usato
Suo nido, e il picciol campo,
Che gli fu dalla fame unico schermo,
Preda al flutto rovente
Che crepitando giunge, e inesorato
Durabilmente sovra quei si spiega.
Torna al celeste raggio
Dopo l'antica obblivion l'estinta
Pompei, come sepolto
Scheletro, cui di terra
Avarizia o pietà rende all'aperto;
E dal deserto foro
Diritto infra le file
Dei mozzi colonnati il peregrino
Lunge contempla il bipartito giogo
E la cresta fumante,
Ch'alla sparsa ruina ancor minaccia.
E nell'orror della secreta notte
Per li vacui teatri, per li templi
Deformi e per le rotte
Case, ove i parti il pipistrello asconde,
Come sinistra face
Che per voti palagi atra s'aggiri,
Corre il baglior della funerea lava,
Che di lontan per l'ombre
Rosseggia e i lochi intorno intorno tinge.
Così, dell'uomo ignara e dell'etadi
Ch'ei chiama antiche, e del seguir che fanno
Dopo gli avi i nepoti,
Sta natura ognor verde, anzi procede
Per sì lungo cammino,
Che sembra star. Caggiono i regni intanto,
Passan genti e linguaggi: ella nol vede:
E l'uom d'eternità s'arroga il vanto.

E tu, lenta ginestra,
Che di selve odorate
Queste campagne dispogliate adorni,
Anche tu presto alla crudel possanza
Soccomberai del sotterraneo foco,
Che ritornando al loco
Già noto, stenderà l'avaro lembo
Su tue molli foreste. E piegherai
Sotto il fascio mortal non renitente
Il tuo capo innocente:
Ma non piegato insino allora indarno
Codardamente supplicando innanzi
Al futuro oppressor; ma non eretto
Con forsennato orgoglio inver le stelle,
Né sul deserto, dove
E la sede e i natali
Non per voler ma per fortuna avesti;
Ma più saggia, ma tanto
Meno inferma dell'uom, quanto le frali
Tue stirpi non credesti
O dal fato o da te fatte immortali. 

Giacomo Leopardi


UNA PAGINA A CASO

Camilleri Lucarelli

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Non si può resistere di fronte all’incontro di Camilleri e Lucarelli, ma soprattutto di Salvo e Grazia…

I due commissari più famosi della letteratura italiana di genere si incontrano per una indagine. E non mancano le ricette di Montalbano…



AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Nazik al-Malaika

Arrabbiati, ti amo arrabbiato e ribelle,

rivoluzione cocente, esplosione.

Ho odiato il fuoco che dorme in te, sii di brace

diventa una vena appassionata, che grida e s'infuria.


Arrabbiati, abbandona la dolcezza, non amo ciò che è dolce

il fuoco è il mio patto, non l'inerzia o la tregua con il tempo

non riesco più ad accettare la serietà e i suoi toni gravi e tranquilli.

Nazik al-Malaika


WARP ATTACK

25 Aprile 2018

25 Aprile 2018
Anniversario della Liberazione
Roma
Metro A


MI PIACE! (+1)

"La Musica sta nel silenzio"

La puntata intera si può vedere a questo link previa registrazione al servizio RaiPlay.


NO COMMENT

L'immagine del mese

SNORT! Immagine di Federico Di Francesco (fdifrancesco[at]aminstruments.com)


AM KIDS

Lo studente anatra e lo studente capovolto

In un passato numero di WARP vi ho presentato Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo all’università di Padova. Avrete capito che me ne sono innamorata. E in proposito vi segnalo i suoi Mercoledi di lettura su Facebook, che sono iniziati da appena poche settimane ma sono già seguiti da migliaia di persone.

In un recente convegno su un nuovo modo di fare scuola, la classe capovolta (flipped classroom), una rivoluzione copernicana della didattica, Lucangeli esordisce così:

“I bambini di sei anni ridono 300 volte al giorno, esordisce. Gli adulti lo fanno da zero a 11 volte. Vuol dire che tutti noi, crescendo, perdiamo funzioni che sono vantaggiose: ridere attiva il sistema dopaminergico e migliora il sistema immunitario. È un meccanismo salutare per il cervello, e per l’intero organismo. C’è da chiedersi come mai ci evolviamo, come individui, in modo così svantaggioso.”

L’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato un allarme: una delle grandi pandemie da fermare è la depressione infantile, che può prendere avvio da cattive condizioni di apprendimento e da relazioni umane insoddisfacenti. Questa situazione critica non riguarda solo la complessità della vita familiare, ma si sviluppa anche a scuola. Vuol dire che l’ambiente che determina lo sviluppo del potenziale umano è in realtà, nell’80 per cento dei casi, un ambiente dello star male.

Per capire come e perché a scuola succede questo, prosegue Lucangeli, dobbiamo considerare le variabili cognitive messe in gioco dai metodi d’insegnamento tradizionali. Oggi gli studenti vengono sommersi da un’enorme quantità di informazioni che loro dovrebbero “imparare”, come se fossero anatre all’ingozzo.

Ma, mentre pretende che gli studenti “imparino”, la scuola di norma non fornisce loro nessuno strumento e nessun sostegno per “imparare”, cioè per gestire in modo sano e produttivo le informazioni che elargisce in maniera intensiva e incessante.

Chi insegna non può limitarsi a trasmettere informazioni. Deve cambiare la mente dei suoi allievi, migliorando il loro modo di ragionare.

Tutto ciò appare paradossale, specie se si ricorda che insegnare viene dal latino, e significa imprimere un segno nella mente. Chi “insegna” non può, dunque, limitarsi a trasmettere informazioni. Deve cambiare la mente dei suoi allievi, migliorando il loro modo di ragionare e di confrontarsi con la realtà.

Lucangeli racconta che il cervello è un bollitore biochimico: elabora stimoli e produce onde elettriche che guidano il corpo nell’azione. Tutto questo avviene in modo istantaneo, e continuo. Ma le informazioni elaborate dal cervello non sono solo cognitive.

Il cervello riceve stimoli dall’intero ambiente: percepisce non solo le cose dette, ma anche il modo in cui vengono dette, e l’intenzione che governa e determina quel modo. E poi percepisce il luogo fisico. E, a scuola, percepisce la relazione con l’insegnante, la relazione con gli altri studenti…

Bisogna sapere che, quando sperimentiamo emozioni, nel nostro cervello si registrano due tipi di picchi. C’è un picco collegato a emozioni positive come la gioia: il picco è altissimo e ha una brevissima durata. Il picco tipico delle emozioni gravi – come la tristezza, l’ansia, l’angoscia e la paura – è più basso e molto più permanente nel tempo. È questo il motivo per cui le emozioni negative e prolungate possono determinare patologie.

Non esiste atto della vita psichica che non sia segnato dalle emozioni. Il circuito neurale delle emozioni è la parte più antica e primitiva del nostro cervello: ce l’avevamo ben prima di diventare Sapiens sapiens. Ci ha aiutato a sopravvivere nella foresta. E ancora oggi controlla tutto quanto accade dentro di noi, fino al nostro limite estremo: la pelle. Ce ne accorgiamo quando arrossiamo o impallidiamo.

La scuola del sorriso
Torniamo alla scuola: se un bambino, mentre impara, prova paura, il circuito della memoria registrerà, collegandole, sia l’informazione trasmessa sia l’emozione. Se un bambino si sente impotente o inadeguato nei confronti di quanto impara, l’apprendere resterà connesso con il senso di inadeguatezza. E se un bambino è terrorizzato dalla scuola, fuggirà della scuola.

L’intelligenza sociale nasce con il sorriso, già quando abbiamo pochi mesi, e un sorriso d’incoraggiamento è, in termini di cambiamento, molto più potente di decine di rimproveri. Un altro grande nemico dell’apprendimento è il senso di colpa connesso con un giudizio negativo: per questo gli insegnanti dovrebbero imparare a guardare i loro allievi negli occhi e a sorridere. E dovrebbero saper incoraggiarli a sbagliare.

In classe, il cervello degli studenti porta “dentro” quel che c’è “fuori”. Il cervello dell’insegnante che fa una lezione frontale, invece, porta “fuori” quello che c’è “dentro”.

Nessuno di questi due atti è propriamente creativo: il potere creativo del cervello si esprime nella sua massima potenza nel momento in cui le informazioni che ci sono “dentro” vengono selezionate, connesse tra loro, riconfigurate in nuovo sapere, più ricco e autoprodotto.

Anche la parola “intelligenza” viene dal latino (intusligere, cioè leggere dentro). E intelligenza sociale vuol dire portar dentro, riconfigurare, e solo dopo portar fuori, in una nuova forma. Questo è vero apprendimento. Ed è permanente.

Eppure quel che si fa a scuola non è altro che apprendimento passivo a breve termine. Il nostro cervello non è stato creato per questo. Non è fatto per portar dentro una massa enorme di informazioni che dovrebbe poi sputar fuori tali e quali. Se si trova in questa condizione, il cervello prova malessere.

Se l’obiettivo è attivare i cervelli, la classe capovolta appare una soluzione possibile, efficace e naturale

L’intelligenza è tanto più potente quanto più sa e può modificare le informazioni, facendole così davvero proprie. Ma più il cervello è sovraccaricato, meno ha risorse per elaborare informazione intelligente. È come se diventasse pigro e obeso.

È stato lo psicologo russo Lev Vygotskija capire per primo quanto l’ambiente, modificando il cervello stesso, può influire sullo sviluppo del potenziale umano: meccanismi universali di natura biologica si integrano con gli stimoli esterni facendo sì che ogni neurone in ogni millesimo di secondo gemmi nuove connessioni. È il connettoma.

Ma la mente gemma e si modifica e cresce, in un modo o nell’altro, tanto o poco, in base a ciò che riceve. Ora dopo ora, giorno dopo giorno e anno dopo anno, quello che un insegnante fa su un altro essere vivente dovrebbe misurarsi in termini di gemmazione.

Lucangeli conclude: in una scuola che sa educare, con insegnanti che, sorridendo, lasciano il segno, il numero delle gemmazioni potrebbe essere tendente all’infinito.

Se l’obiettivo è attivare i cervelli, la classe capovolta appare una soluzione possibile, efficace e naturale. L’idea di base è semplice: nella classe capovolta viene ribaltato lo schema tradizionale di insegnamento e apprendimento. In aula si discute, si lavora e si impara insieme sotto la guida dell’insegnante. A casa, da soli o insieme, ci si documenta grazie a materiali didattici multimediali. Guardate come un’insegnante racconta ai suoi allievi l’intero processo.

Nella flipped classroom si pratica, insomma, il learning by doing. Se tutto ciò ci sembra molto americano è solo perché ci siamo dimenticati di Maria Montessori, che agli inizi del secolo scorso già parlava di apprendimento attraverso l’attività, o di don Milani.

Dal primo convegno sulla flipped classroom sono passati solo due anni. Un numero crescente di insegnanti ci crede, ci prova, ottiene risultati, coinvolge altri insegnanti. E ha costruito una rete che si chiama Flipnet.

Sul sito Flipnet si trovano informazioni, videoconferenze e una quantità di materiali didattici pubblicati dagli insegnanti. Date un’occhiata, se insegnate. Se avete figli o nipoti che vanno a scuola, o se pensate che prima o poi ne avrete. O se (come la sottoscritta) avete pessimi ricordi della vostra esperienza scolastica, e vi va di fantasticare su come le cose sarebbero potute cambiare, capovolgendo tutto quanto.

Fonte: Internazionale - Annamaria Testa, esperta di comunicazione, Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo all’università di Padova



ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia alla maratona

ORTENSIA ha partecipato alla maratona!!!!!! Ma i suoi colleghi avevano qualche dubbio….


WARP continua sul prossimo numero. Se non sei già nella nostra lista:

Grazie per aver letto questo numero di WARP, la pubblicazione online di AM Instruments. Ci piacerebbe conoscere il tuo parere o avere dei suggerimenti su temi di tuo interesse per le prossime pubblicazioni, puoi farlo da questo form.

Immagini tratte da Google foto, da contributi spontanei o regolarmente acquistate da servizi di foto stock.

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