WARP #71 - Aprile 2019

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


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La parola d'accesso di questo numero è "Desiderio" - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: "Florence + The Machine" - leggi

UNA PAGINA A CASO

“Carlo Rovelli” - leggi

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

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L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

Greta e gli altri - leggi


TOP NEWS

MyPage+

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"Desiderio"

Chi legge WARP sa che in questa rubrica le parole sono rivelazioni di qualcosa che va oltre il loro significato abituale, dove per abituale intendiamo il comune uso della lingua nella nostra quotidianità. Quante volte pronunciamo la parola desiderio, il verbo che ne discende? Nella mia personale osservazione del mondo mi pare che l’umanità sia divisa in due. Una parte nasconde i propri desideri sotto il fardello pesante del dovere, l’altra crede che il senso della vita sia dare soddisfazione ad ogni singolo desiderio provato.

Di qui, ineluttabilmente, si crea un giudizio etico che diventa implicito nella parola stessa: chi non desidera certamente non può essere tacciato di egoismo. Chi desidera è spesso considerato avido e ingordo, e poco propenso alla condivisione. Eppure proprio in questi giorni, leggendo alcuni testi, ho trovato una interpretazione del desiderio che conduce ad una ben diversa conclusione. Desiderare, verbo che ha a che fare con le stelle, de - siderare. Allontanarsi da esse (de), per andare verso altre direzioni, che lungi dall’essere guidate dall’alto diventano così inevitabilmente nostre, umane, scelte autonomamente da noi. Il desiderio allora diventa un riscatto dell’uomo contro il volere degli dei. Noi siamo ciò che desideriamo, lontani dalle stelle, siamo qui, soli, con la libertà infinita e pericolosa di desiderare. E di compiere così il nostro destino.

Questa diversa interpretazione ha a che fare con la curiosità, motore di ogni attività umana; ha a che vedere con il libero arbitrio. Ma ha a che vedere anche con il rischio. La solita nonna saggia mi diceva sempre: attenta a ciò che desideri, perché se lo ottieni sono guai…

Ed è vero, spesso il desiderio ci porta oltre i limiti che noi stessi, la nostra cultura, la nostra educazione ci hanno costruito intorno, come una rete di sicurezza che ci consente di cadere senza farci troppo male. Ma è lo stesso desiderio che ci consente di perseguire obiettivi, anelare ad altro, dove altro è diverso e sconosciuto.

Si parla di “shock del presente”, quello stato per il quale nel presente ci sembra di avere tutto ciò che ci serve e non riusciamo ad immaginare un futuro troppo dissimile da esso. Ebbene, il futuro è uno spazio infinito. Desiderare significa andare verso le stelle ma senza che esse ci guidino.

Perciò, desideriamo, rischiamo, cadiamo senza rete.


CLEAN MUSIC

Florence + The Machine

La scoperta inaspettata di una nuova voce, di nuove musicalità, di contaminazioni mi colpisce sempre molto. Sarà questo periodo di crisi cronica che inevitabilmente coinvolge anche l’arte, quindi anche la musica, ma fatico a trovare qualcosa che catturi la mia attenzione e quando accade è come se si accendesse nuovamente la speranza verso la rinascita del bello.

Qualche tempo fa venni colpito da una voce potente che mostrava carattere ma che ti accarezzava, diventava sinuosa e nello stesso tempo raccontava un disagio.

In qualche modo ci avevo visto bene e grazie all’aiuto di Shazam, l’applicazione che consente di individuare canzoni e artisti, scoprii che la voce era quella di Florence Welch, giovane ragazza nata nella capitale inglese. Florence soffre di dislessia, ha difficoltà nel coordinare il movimento del corpo e con disturbi dell’alimentazione. Queste apparenti difficoltà non limitano assolutamente Florence che, padrona di una voce melodiosa ed estesa, in più occasioni viene paragonata alle doti vocali di Kate Bush, Tori Amos o di Regina Spektor.

Florence Welch nasce in una famiglia di classe medio-alta. Suo padre è un dirigente pubblicitario appassionato di musica punk e sua madre una professoressa di studi rinascimentali. Da adolescente diventa la voce solista di una band chiamata gli Scarafaggi Tossici (Toxic Cockroaches) e più tardi si unisce ad un gruppo che fonde il jazz Gypsy (Rom) con l'hip-hop. Il genere interessa una casa discografica che li mette sotto contratto e pubblica il loro primo e unico album dal titolo “Plans”

Durante il liceo Florence frequenta una ragazza di nome Isabella Summers ed è con lei che, abbandonato il gruppo degli Ashok, si unisce per creare il progetto Florence + The Machine dove Machine è il soprannome assegnato a Isabella.

Si esibiscono in diversi locali di Londra e in uno di questi incontrano il famoso dj Mairead Nash che, dopo averla sentita cantare una cover di Etta James, decide di diventare il loro produttore aiutandole nella pubblicazione, nel 2009, del primo album intitolato “Lungs”.

L’album raggiunge in poco tempo i primi posti delle classifiche inglesi e grazie all’apparizione agli MTV Music Awards conquista anche il pubblico americano ricevendo, nel 2011, una nomination ai Grammy come miglior nuova artista.

Il secondo album di Florence nasce tra un tour e l’altro per la promozione del primo. Le registrazioni avvengono nel famoso studio londinese di Abbey Road. Il lavoro risulta come un continuo del primo disco con ritmi un filo più serrati.

L’attività frenetica tra le registrazioni del suo secondo disco e il tour per promuovere il primo, associata ad una buona dose di insicurezza, rendono Florence fragile fino a spingerla nel vortice dell’alcol e del consumo di droghe. L’alcol e la droga diventano parte della sua identità finché un giorno l’uomo di cui è profondamente innamorata non la lascia.

Questo calvario sfocia totalmente nel suo terzo disco How big, how blue, how beautiful; dove Florence si ritrova, come lei stessa racconta, ad attraversare inferno e purgatorio nello stesso momento. I brani di How big, how blue, how beautiful affrontano argomenti come la morte e il desiderio di fuggire ma in definitiva è un tentativo per imparare a vivere e ad amare.

Nella seconda metà del 2018 Florence + The Machine pubblicano il loro ultimo lavoro dal titolo High as Hope. Dieci canzoni in cui parla di disordini alimentari, di ecstasy e di come trovare la giusta via di mezzo tra gioia e depressione. L’intero album sembra concepito dal punto di vista di un adulto, come chi si guarda indietro e osserva il proprio io più giovane e immaturo con una sorta di sollievo per essere diventato adulto. Il disco risulta essere molto riflessivo nel tentativo di capire il motivo per aver agito in maniera sbagliata e cerca di trasmettere un misto di sensazioni felici e malinconiche.

High as Hope è una produzione più minimalista che esplora temi di angoscia, famiglia e conforto nella solitudine. L'album ha ricevuto moltissime recensioni positive lodando ulteriormente le capacità vocali e il lirismo personale di Welch.

Con questo ultimo lavoro mi è parso di comprendere che Welch abbia raggiunto finalmente la sua espressione più pura, sentendosi finalmente a suo agio per ciò che è.

La mia riflessione finale è che ancora una volta la musica abbia compiuto il suo piccolo grande miracolo.


UNA PAGINA A CASO

“Carlo Rovelli”

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Questo mese “Una pagina a caso” ospita la raccolta di Carlo Rovelli, dal Corriere della Sera, intitolata: Ci sono luoghi al mondo dove più che le regole è importante la gentilezza

Come non innamorarsi già dal titolo?

Guardare il mostro nell’occhio

«Fuori, intorno a noi c’è uno straordinario mondo ancora inesplorato. Come un bambino che si affaccia per la prima volta a una finestra sul mare, l’umanità intera sta a guardare dall’oblò dei suoi telescopi, curiosa, incantata»

(da «la Lettura» #207 del 15 novembre 2015)

Aristotele scienziato

«La cattiva reputazione di cui soffre la fisica di Aristotele è in parte colpa dello stesso Galileo, che nei suoi scritti attacca la teoria aristotelica a testa bassa, e fa apparire sciocchi i suoi seguaci. Ne aveva bisogno a fini polemici. In parte è dovuto alla separazione che si è scioccamente allargata fra le culture scientifica e umanistico-filosofica.»

(da «la Lettura» #203 del 18 ottobre 2015)

Scienza e fede

«Ma questo non significa che religione e scienza debbano essere in conflitto. Ci sono grandi religioni che non hanno difficoltà ad accettare (...) la laicità della vita pubblica, la pluralità delle opinioni, la tolleranza reale verso chi è diverso da noi, e l’idea che nessuno di noi, dentro o fuori una o l’altra Chiesa, sia il solo depositario della verità assoluta.»

(da «Corriere della Sera» del 9 maggio 2017)

Un giorno in Africa

«Questa Africa sporca, povera, affannata, svogliata, rissosa, bellicosa, caotica, maldestra, inelegante, che nasconde dentro di sé, nel luogo (la moschea, ndr) che per me sembra il più inaccessibile, la dignità serena di questi uomini, la meraviglia di questo spazio perfetto offerto all’uomo perché possa essere pienamente se stesso, la pace del cuore.»

(da «la Lettura» #218 del 31 gennaio 2016)

Dialogo

«Questa è la cultura: un dialogo interminabile che ci arricchisce continuando a nutrirsi di esperienze, sapere e soprattutto scambi.»

(da «la Lettura» #315 del 10 dicembre 2017)

Il limpido cielo dell’Atacama

«Il luogo privilegiato dove cercare le cose che ancora non sogna la nostra filosofia — o la nostra fisica — resta quello di sempre: il cielo. Perché? Perché il pianeta che abitiamo è un granello infinitesimo nella vastità del cosmo, ed è guardando fuori che vediamo altro.»

(da «la Lettura» #236 del 5 giugno 2017)

La coscienza dei polpi

«La natura sembra avere fatto l’esperimento di dare origine all’intelligenza almeno due volte: una volta nel nostro ramo di famiglia, un’altra volta con i polpi. (...) Ma come dev’essere sentirsi polpo, con un cervello diffuso ovunque, e tentacoli che pensano ciascuno a modo suo?

(da «la Lettura» #306 dell’8 ottobre 2017)


AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Chandra Livia Candiani

Perché non c’è pericolo

nel tuo amore

che ci espone alla nuda

luce,

perché la conoscenza è radicale vigilia

dell’altro

e chiede: “Dove sei?

“Dove vivi?”

“Cosa tocchi?”

Perché ogni opera non è

che gratitudine.

Perché è un luogo spazzato

e solo

il luogo delle interrogazioni,

perché distilla uno strumento

sufficientemente delicato

per non spaventare la nostra

carne umana

che trema ai soffi

e alle voci e resiste

ai bisturi.

Perché è ancora tutto

da dire

e insieme

già tutto detto,

perché sappiamo insieme

e l’universo è tutto

tutto abitato

mirabilmente.

Chandra Livia Candiani


WARP ATTACK

Extinction Rebellion

Extinction Rebellion è un movimento di protesta che è riuscito a bloccare Londra per un weekend. Usa gli algoritmi per pianificare le azioni, è non violento ma per calcolo, ed è stato fondato da due scienziati.

Si tratta del primo esempio di un movimento che dichiara di usare la matematica come strumento per pianificare le proteste e per misurarne l’efficacia. I due fondatori, Gail Bradbrook e Roger Hallam, due scienziati che hanno un dottorato nel curriculum accademico, hanno trascorso gli ultimi tre anni a studiare la storia delle proteste sociali dal 1900 ad oggi, estrapolando ogni volta i fattori chiave che hanno portato al successo o al fallimento. E a partire da questa messe di dati, sostengono di aver creato “l’algoritmo delle proteste”, grazie al quale hanno costruito la strategia con cui sono andati in scena a Londra.

Ecco i principi matematici, illustrati da uno dei fondatori:


CI PIACE! (+1)

LEONARDO. La Macchina dell' Immaginazione

LEONARDO. La Macchina dell' Immaginazione

dal 19.04. al 14.07.2019 a Palazzo reale, Milano.

Per celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, il Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, promuovono un’esposizione multimediale affidata a Studio Azzurro che integrando linguaggi e competenze diverse – dal video all’animazione grafica ai sistemi interattivi – ha intrapreso un percorso progettuale complesso, affiancato dalla competenza scientifica dello storico dell’arte Edoardo Villata.

Il percorso è scandito da sette videoinstallazioni, di cui cinque interattive, che coinvolgono lo spettatore in un racconto di immagini e suoni che, a partire dal multiforme lascito di Leonardo, ci “parlano” tanto del suo, quanto del nostro tempo.

Studio Azzurro ha pensato a uno spazio che immerga i visitatori nel mondo dell’immaginazione di Leonardo.

L’esperienza del visitatore passa dall’osservazione alla partecipazione, muovendosi tra forme che richiamano il rigore geometrico dei solidi platonici di Luca Pacioli e si rimodulano in strumenti utili.

voce sono gli strumenti privilegiati.

In quattro sezioni, infatti, il visitatore può scegliere alcune parole-chiave tratte dal lessico vinciano, che, una volta pronunciate, danno vita alle narrazioni video, in cui i disegni di Leonardo sono affiancati, percorsi o rivisitati da filmati talora iperrealistici, talora quasi astratti.

Perché ci piace?

Perché proprio in occasione dei 500 anni dalla sua morte, la rivista Wired ha solleticato la nostra curiosità, illustrando i falsi miti intorno a questa straordinaria figura.

Leonardo crittografo

In questo senso è impossibile, purtroppo, non citare il contributo del Codice da Vinci (2003) di Dan Brown. A Brown non si contesta tanto il fatto di aver scritto un romanzetto, che per definizione è un’opera di finzione, ma di averlo costruito su saggi pseudostorici (alcuni degli autori lo denunciarono per plagio, senza successo) spacciati per reali ricerche. Dal libro, e dall’inevitabile film del 2006, si potrebbe facilmente pensare che Leonardo, prototipo dell’uomo che è più avanti dei suoi tempi, sia stato un pioniere della crittografia. Ovviamente il Cryptex, il dispositivo crittografico a lui attributo nel libro, è pura finzione e se qualcuno pensa il contrario non si può incolpare Dan Brown. Ma nella finzione narrativa il Cryptex assume senso dopo che il lettore è stato sommerso da fesserie sulle presunte abilità crittografiche di da Vinci.

Leonardo, è vero, è famoso per aver scritto moltissimi appunti privati con scrittura speculare. In altri casi, oltre alla scrittura a specchio, ha usato semplici cifrari, per esempio ha invertito l’ordine delle lettere di alcune parole nel Memorandum Ligny. Faceva davvero tutto questo per nascondere le sue note a qualcuno, e possiamo per questo considerarlo un innovatore dei codici cifrati? Di tutte le ipotesi formulate (Leonardo non ci ha scritto perché lo faceva), questa è di gran lunga quella che ha meno senso. Tutte le informazioni nascoste da Leonardo sono, infatti, semplicissime da rivelare: un genio come lui davvero non poteva pensare nulla di meglio? Assomigliano più a giochi di enigmistica che a veri e propri metodi di cifratura, e del resto a Leonardo piaceva inventare rebus e indovinelli. Nel caso della scrittura a specchio per leggerla basta… uno specchio. Ma con un po’ di allenamento non serve nemmeno quello. Gli appunti sarebbero stati protetti da un’occasionale occhiata indiscreta, ma non di più. Per molti esperti l’ipotesi più plausibile è che quella scrittura fosse per lui, per qualche ragione, semplicemente più comoda. Per esempio per scrivere con la sinistra senza rovinare il foglio, e infatti non era il solo a scrivere in questo modo.

Leonardo, il fotografo che creò la Sindone

Nessuno mette in dubbio che la curiosità di Leonardo fosse sconfinata, e genio è una delle parole più usate (e inflazionate) per definirlo. A volte però, si esagera un po’ nell’attribuirgli qualche impresa. Una di queste è, nientemeno, la fabbricazione della Sindone di Torino per mezzo di un dispositivo fotografico. Le fonti storiche e i dati scientifici ci dicono che la Sindone di Torino, una delle tante false reliquie di quel tipo, è stata realizzata nel XIV secolo. Cosa c’entra allora Leonardo Da Vinci? Secondo una teoria l’artista fiorentino ne avrebbe realizzata un’altra nel ‘500 per sostituire l’originale rovinato. E per realizzarla, Leonardo avrebbe usato un dispositivo fotografico di sua invenzione.

Leonardo disegnò molti schemi di camera oscura (che era però un fenomeno già noto) e ne descrisse il funzionamento. Indipendentemente da Leonardo, la camera oscura divenne ben nota e utilizzata nel Rinascimento, per esempio per dipingere un soggetto più facilmente. Ma la vera e propria fotografia, in grado di fissare permanentemente l’immagine, arriverà nell’800. Non solo non c’è nessuna prova che Leonardo abbia costruito una fotocamera per realizzare una gigantografia su lino, ma nulla implica Leonardo (o altri) nella creazione di una nuova Sindone, che comunque il radiocarbonio data nell’intervallo 1260–1390. Leonardo forse era così geniale da aver usato lino più antico della sua epoca per gabbare gli scienziati del XX secolo? La teoria proviene dai libri degli autori complottisti Lynn Picknett e Clive Prince, e nonostante la pubblicità è stata immediatamente fatta a pezzi e derisa dagli addetti ai lavori. Neanche a dirlo, tra le fonti usate da Dan Brown ci sono anche i libri di Picknett & Prince, che si sono guadagnati un cameo nel film del Codice da Vinci.

Leonardo e la sezione aurea

Una credenza davvero molto diffusa è che Leonardo Da Vinci abbia prodotto le sue opere in base alla sezione aurea. Questa è la proporzione che si ottiene quando dividiamo un segmento, in parti non uguali, in modo tale che tra porzione più piccola e quella più grande il rapporto sia lo stesso di quello tra il segmento totale e quella più grande. Questo rapporto sarebbe esteticamente piacevole e si troverebbe in una quantità di opere artistiche e architettoniche, ma spunterebbe anche nel mondo naturale.

Ma davvero Leonardo, o altri artisti rinascimentali, erano così fervidi seguaci della sezione aurea? Martin Kemp, uno dei massimi esperti di Leonardo, ha spiegato nella sua rubrica su Nature che l’artista sicuramente conosceva il concetto, visto che aveva illustrato con figure geometriche il De divina proportione (1498) dell’amico matematico Luca Pacioli. Non c’è invece alcuna indicazione che Leonardo avesse fatto propria quella proporzione divina e che costruisse i suoi dipinti basandosi su di essa. Certo, con un po’ di impegno si possono tracciare figure sulle immagini dei dipinti fino a trovare la proporzione nascosta desiderata, ma la storia ci dice che gli artisti rinascimentali preferivano altre proporzioni: l’ossessione per la sezione aurea, compresa la caccia al suo ritrovamento nelle opere del passato, comincerà nel XIX secolo.

Leonardo da Vinci e l’assistente aviatore

Molte delle invenzioni attribuite a Leonardo sono, in realtà, rimaste sulla carta nella sua epoca. Alcune sono state costruite nel XX secolo a scopo dimostrativo e affollano le mostre dedicate al genio. Che qualcuno come Leonardo nel Rinascimento pensasse a macchine volanti e le disegnasse, però, fa viaggiare la fantasia. E infatti esiste una leggenda secondo cui una macchina volante sarebbe stata costruita e collaudata nel 1506 da un assistente di Leonardo, che nell’impresa si ruppe una gamba (o delle costole, a seconda delle versioni). Si tratta del famoso esperimento di Monte Ceceri. Nel Codice del volo Leonardo sembra parlare di un esperimento da farsi in quel luogo, e le sue parole oggi sono ricordate su una lapide. Non esiste invece nessuna prova che sia mai stato fatto effettivamente né che c’entrasse un suo aiutante, visto che non se ne parla nei suoi diari. Da dove viene allora la leggenda? Probabilmente da La resurrezione degli dei: il romanzo di Leonardo da Vinci (1901) scritto da Dmitrij Sergeevič Merežkovskij. A differenza del Codice da Vinci, il popolarissimo romanzo aveva alle spalle una seria ricerca storica, ma la storia dell’exploit dell’assistente di Leonardo era frutto della fantasia dell’autore.

Leonardo da Vinci ciclista

La bicicletta sembra qualcosa di molto meno ambizioso del volo umano, e forse è questo il motivo per cui senza grandi resistenze possiamo accettare che sia opera dell’ inventiva leonardesca. La bufala comincia nel 1974, quando restaurando il Codice Atlantico viene trovato lo schizzo di una bici. Questa era tanto moderna quanto era rozzo il disegno, ma si invocò il genio futuristico di Leonardo e il fatto che, probabilmente, il disegno era di un assistente, che aveva copiato dal maestro. In seguito, con buona pace dell’orgoglio nazionale, i dubbi vennero a galla.

Lo stesso foglio era stato esaminato una decina di anni prima, ed erano visibili solo dei cerchi. Assieme all’assenza di qualunque altro schizzo di bici e alle caratteristiche troppo moderne (anche per un Leonardo) è emerso il consenso che si trattasse di una contraffazione. Rimane il mistero su chi l’abbia realizzata e perché.

Cit. wired.com


NO COMMENT

L'immagine del mese

Ponte delle Barche di Bereguardo, immagine di DJ Tommy Cassano (tcassano[at]aminstruments.com).


AM KIDS

Greta e gli altri

Su questa ragazzina ne sono state dette di tutti i colori, e non solo su di lei. C’è un’ondata di astio nei confronti di adolescenti che, dopo anni di letargo, ripiegati sui loro dispositivi mobili, hanno alzato la testa, guardato il mondo che li circondava e hanno voluto dire la loro. Non so perché accada, eppure chiunque di noi abbia figli, vorrebbe vederli interagire, guardarsi intorno.

Link al video

A Roma, dopo un atto incivile in una borgata, un altro quindicenne ha sollevato la testa. Ed è stato tacciato di non sapere utilizzare la lingua italiana da una famosa scrittrice. In sua difesa, non solo il mondo del web, ma il suo professore di italiano che immagino abbia a a che fare con una marginalità e con difficoltà che vanno ben oltre l’utilizzo del congiuntivo.

“Volevo dire alla signora Stancanelli che mi commuove il fatto che i giornalisti italiani si preoccupino così tanto della salvaguardia della lingua italiana… e soprattutto contribuiscano con interventi illuminanti e spesso risolutivi su questioni che toccano non solo le corde più intime del nostro essere umani, ma soprattutto la nostra capacità di analizzare i veri problemi della società (o delle società?) in cui viviamo quotidianamente. #simone è un ragazzo come tanti. Parla e scrive un ottimo italiano in classe. Quella fierezza, quella capacità di controbattere a delle argomentazioni poco consone non solo nella sostanza, ma espresse anche in maniera volgare dal linguaggio del corpo, mi piacerebbe poter dire di avergliela trasmessa io anche in parte infinitesimale. Ma non è così. È tutto merito suo. Io sono orgoglioso di Simone, e così tutti i miei amici e colleghi. Signora Stancanelli, io sono il professore di italiano e storia di Simone”

Ecco, dovremmo proteggere i ragazzi che partecipano, come si protegge una razza in via di estinzione.


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