WARP, Dicembre 2012

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


La felicità è contagiosa, lasciati contaminare da AM... Richiedi il calendario 2013!
— Per richiederlo fai clic sull'immagine a sinistra

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Caro Babbo Natale...

Vorrei essere pelle di pesca
E capelli al vento
Non arrivare alla maniglia della porta
E avere il sogno di un sogno

Vorrei essere bambino
Con l’incertezza del mondo
E la certezza che è mio

Vorrei essere innocente
Da non dovermi pentire
Essere colpevole
Di ciò che è buono

Vorrei avere la leggerezza di un aquilone
E la pesantezza di un tesoro negli abissi profondi
Vorrei avere paura dei draghi
E non avere paura della morte

Vorrei guardare il diverso come altro
E non l’altro come diverso
Vorrei che la notte fosse luminosa
E il giorno pieno di misteri da scoprire.

Ricordo
Un giorno
Io sono stato tutto questo
Sono stato bambino

Caro Babbo Natale
Portami un cuore giovane

Cristina Masciola


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AM Rap: l’ultima frontiera della comunicazione aziendale

Ecco a voi la più travolgente, originale, movimentata presentazione societaria che un dipartimento di marketing abbia mai creato!!!! Se volete conoscere AM Instruments basta un clic (qui sotto)!

Se vuoi leggere il testo o scaricare il brano fai clic qui



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La parola d'accesso è AM for Engineering - leggi ->

"THE BUZZ!!!"
Your very Brit guide - leggi

LA LENTE
Piccoli prodotti per grandi funzioni - leggi

CALEIDOSCOPIO
Cosa succede nel mondo mentre stai leggendo. Attualità, cultura, curiosità - leggi


2+2=5.

Problemi di conteggio? Approfitta subito della straordinaria promozione sull'acquisto di un nuovo contatore di particelle! Solo fino al 31.12.2012. VEDI PROMO


WARP-ATTACK
25 novembre - leggi

NO COMMENT
L’immagine del mese - vedi

AM KIDS
Questo non è soltanto un film - leggi

ORTENSIA MALINCUORE
Caro Babbo Natale... - leggi

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La parola d'accesso è AM for Engineering

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Quando si parla di engineering spesso ci si perde in un universo che contempla settori e professionalità completamente diverse, eppure riusciamo quasi inconsapevolmente a captarne una matrice comune, una radice unica dalla quale si dipartono infiniti rami. Provo a digitare la parola su un motore di ricerca, trovo una definizione, e d’un tratto l’inconsapevole diventa chiaro ed evidente:
Complesso delle prestazioni relative alla progettazione, alla produzione e alla verifica di impianti e macchine industriali, mediante l'applicazione delle tecniche specifiche dei diversi settori dell'ingegneria.

Ciò che rende unico il molteplice è il senso della costruzione, è il progetto dietro di essa, è il collaudo che segue, è partire dal nulla, per arrivare ad uno strumento, una struttura, un impianto.

AM Instruments ha viaggiato in questo universo, lo ha esplorato, ne ha letto necessità e possibilità. Per questo ha individuato prodotti, strumenti e servizi che si incastrano perfettamente negli ingranaggi dell’engineering.

AM for ENGINEERING

AM Instruments si rivolge direttamente a tutte quelle aziende impegnate nella produzione di impianti per l’industria farmaceutica, quelle aziende che pur diversificandosi per settori specifici di produzione, rientrano nell’universo engineering.
Parliamo di produttori e proggettisti di macchine per produzione pharma, impianti HVAC e Cleanroom.

Questi sono alcuni dei nostri prodotti che trovano spazio all’interno delle aziende produttrici di macchine per il settore farmaceutico:

Flussi laminari

Transient

Carrelli flussati autoalimentati
Progettati per il trasferimento di materiali attraverso zone aventi diverse classificazioni dell'aria, sono realizzati su misura in funzione delle necessità del cliente. Questo tipo di carrello risolve il problema di trasferimento di vassoi tra liofilizzatore e ghieratrice o tra autoclave e riempitrice nel settore farmaceutico

Transient

Down Cross
Queste unità a flusso laminare verticale per locali pesate o per la preparazione dei lotti di produzione nell'industria farmaceutica sono realizzate su misura in funzione delle necessità del cliente. Questo permette la massima personalizzazione senza pregiudicare i termini di consegna che restano normalmente compresi tra le 8 e le 10 settimane

Transient

Sistemi a flusso laminare modulari e speciali
Da molti anni AM  produce la gamma MULTIPLO ® di moduli a flusso laminare che, evolutasi nel tempo, ha mantenuto intatte la sue prerogative iniziali: essere un sistema semplice, modulare, completo, economico. Tutta la struttura può essere realizzata in acciaio inox AISI 304 o AISI 316 con finitura esterna Scotch brite così come i pannelli laterali, le reti di protezione dei prefilltri e dei filtri HEPA. Anche il plenum è realizzato nello stesso materiale in quanto il tutto è stato progettato per essere facilmente introdotto negli ambienti sterili dell'industria farmaceutica dove l'inox è uno standard e si presta facilmente ad essere pulito e sanitizzato. Una vasta gamma di accessori - prefiltri, pannelli, misuratori di pressione differenziale, attacchi per l'esecuzione del test d'integrità dei filtri HEPA, gambe di supporto, cortine in PVC, ecc. - permette una completa personalizzazione dell'impianto. Ovunque non sia possibile utilizzare i MULTIPLO standard, AM Instruments è in grado di fornire moduli aventi dimensioni e caratteristiche speciali prodotti su specifiche del cliente. La nostra organizzazione del lavoro ci permette normalmente di consegnare gli speciali in 8 settimane dall'ordine. La facilità di montaggio degli accessori e la semplicità dell'installazione consentono un semplice e veloce montaggio anche senza lʼintervento di tecnici specializzati AM Instruments.

Transient

Pass Box
Sono necessari per il passaggio di materiali tra due locali con gradi di classificazione dellʼaria differenti. Ogni Pass Box è realizzato su misura per soddisfare a pieno le richieste del cliente. Normalmente hanno porte interbloccate, temporizzate ed un ciclo di funzionamento personalizzabile in funzione delle esigenze. Il L.A.F. verticale a ricircolo permette di mantenere i materiali introdotti nel Pass Box in classe A e gli sportelli interbloccati elettromeccanicamente impediscono di mettere in comunicazione diretta i locali. I nostri prodotti vengono progettati e realizzati sempre e solo in conformità ai requisiti richiesti dal cliente e rispondono agli standard del settore farmaceutico. AM è anche in grado di progettare Pass box con ciclo di decontaminazione a perossido d'idrogeno integrato.

Carrelli

Transient

Soluzioni per il sollevamento e la movimentazione in cleanroom
AM Instruments presenta Svenema: azienda svedese produttrice di sistemi di sollevamento standard e personalizzati per soddisfare le necessità di movimentazione con il minor ingombro possibile rispondendo a tutte le esigenze richieste per gli ambienti a contaminazione controllata.
I prodotti Svenema sono realizzati in acciaio inox con saldature ripristinate e decappate; sono facili da decontaminare; necessitano di una minima manutenzione. 
Tre i modelli standard personalizzabili in funzione delle applicazioni:
ULTRA 0-40 Kg: compatto e maneggevole, progettato per sollevare e movimentare pezzi piccoli e leggeri in spazi limitati.
MIDI 40-80 Kg: è il modello più versatile. Compatto e facile da movimentare garantisce elevate capacità prestazionali.
MAXI 80-300 Kg: maneggevolezza ed elevate prestazioni fanno di questo modello il più performante della gamma.
Tutti i modelli possono essere equipaggiati con: batteria di back-up; sistema di aggancio e sollevamento fusti, scatole, rotoli, sacchi; modulo per la rotazione degli oggetti; rulliere.

Valvole

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Split Valve
Coppia di valvole (passiva e attiva) perfettamente unite,con apertura simultanea. Sono garanzia di contenimento assoluto del prodotto nelle operazioni di carico e scarico.

Ball Valve
Realizzazione di assoluta precisione,utilizzabile sia in ingresso sia in uscita: è la soluzione ideale quando si rende necessario interrompere in sicurezza un flusso di materiale.

Impianti fissi

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AM Instruments progetta e realizza impianti contaparticellari e di automazione integrata all’avanguardia, conformandosi alle linee guida cGMP, GAMP e ISO. I nostri sistemi sono il risultato del lavoro di squadra di progettisti, sviluppatori e tecnici costantemente aggiornati. Il nostro team segue ogni singolo cliente, dalla progettazione del sistema alla sua realizzazione, adeguando il prodotto alle necessità e agli obiettivi secondo le specifiche richieste dell’azienda. Un solo team dedicato ti segue dalla parte strettamente progettuale e realizzativa a quella commerciale, un unico referente per tutte le fasi del processo.Dalla progettazione alla installazione, dalla convalida alla manutenzione remota o in sede, am è in grado di seguirti in ogni istante, anche da lontano. Sei sempre connesso con il nostro team.

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Per approfondimenti sulla gamma flussata: Roberto Buzzi (rbuzzi[at]aminstruments.com)
Per approfondimenti sui sistemi di monitoraggio: Gianni Andreucci (gandreucci[at]aminstruments.com)

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THE BUZZ...

Mickey Mouse insegna l'inglese!

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Roar, gasp, mumble, gulp, slurp, argh, urgh, groan, sigh, gasp, yum, pant, yawn, sob, puff……

Quante volte abbiamo letto queste parole nei fumetti, eppure forse non ne avete mai sospettato la natura di vere parole della lingua inglese

Non so voi, ma da piccolo ero un fan sfegatato di Topolino! A parte dirla lunga sulla mia età, a dead giveaway, come diciamo noi, questa confessione vi farà esclamare "Ma come, sei il nostro esperto di British English e ci parli di Topolino e non di Beano o The Topper". Ok, ok va bene, dedicheremo una puntata anche a loro, ma questo mese vi voglio parlare di Topolino!

Ebbene sì, senza saperlo, quando l'inglese nelle scuole italiane si iniziava a studiare alle medie e non come oggi alle elementari (opppssss, da come il mio piccolo, ora in prima media, pronuncia la parola "the" capisco che l'inglese che si insegna oggi alle Elementari "is a joke") voi avidi lettori di Topolino, stavate già imparando la lingua del bardo di Stratford Upon Avon..... "chiiiiiii?!?". William Shakespeare my dear friends, William Shakespeare.

Eh si, perché il geniale roditore dalle grandi orecchie nere, intendo Mickey Mouse, non l'albionico cantore, quando si concentra rimuginando sull'ultimo audace colpo messo a segno dalla banda Bassotti, esclama "mumble mumble…..". E non perché un creativo della Disney Italia si sia inventato questa parola ma perché in Inglese "to mumble" significa proprio "borbottare".

L'ozioso Paperino è spesso disegnato mentre sbadiglia, e il fumetto legge "Yawn, yawn", che guarda caso in Inglese, significa sbadigliare. 

Per non parlare della tipica espressione di tristezza "sob, sob", appunto singhiozzare.

E quindi? So what? Possiamo facilmente attingere dall'elenco di parole da fumetto e capire come si usino in everyday life:

"He was slurping while eating his soup! I gasped in horror "Argh, stop that noise?" He gulped, and mumbled an excuse….

A questo punto il mio consiglio, is the following: lasciate perdere le lezioni serali d'inglese, le vacanze studio o il team building e abbandonatevi alla lettura di un classico ed evergreen fumetto…. worst case scenario, non migliorerà il vostro inglese, ma vi sarete fatti un bel tuffo nel passato.

Catch you later,

The Buzz

PS Compiti delle vacanze di Natale! Xmas assignments!

  • Imparate il significato delle altre parole dei fumetti che ho indicato all'inizio
  • Inventate altre frasi che le contengano
  • In alternativa, forget about it, dimenticate tutto e godetevi il panettone, o il Christmas pudding

This month's mystery words:

Recipe = rresepi
Water = uotah
Two = tuu
True = truu

Ascolta l'audio registrato da The Buzz in persona con la pronuncia corretta di ciò di cui abbiamo parlato oggi!

Se vuoi scaricare l'audio sul tuo computer per ascoltarlo e riascoltarlo, fai clic col tasto destro e salva il file da questo link

Puoi contattare "The Buzz" per qualsiasi British-argomento a questo indirizzo:
rbuzzi[at]aminstruments.com
aminstruments.com

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LA LENTE

Piccoli prodotti per grandi funzioni

Il lavoro è un fatto abitudinario. E’ la certezza di compiere spesso gli stessi gesti, utilizzare gli stessi strumenti, con la naturalezza e la certezza della routine. Così spesso dimentichiamo quanto sono preziosi quei gesti e quegli oggetti, proprio perché ovvi. Immagino in un laboratorio, indossi una tuta, infili i tuoi guanti, la tua mascherina, e chissà se ti ricordi mai che sono quella tuta, quella mascherina, quei guanti che mettono al sicuro, te, il tuo lavoro, il tuo laboratorio. Ci sono grandi funzioni, e a svolgerle la maggior parte delle volte sono prodotti che occupano poco spazio nei cataloghi della nostra memoria. Ecco allora un ripasso!

AM PRESENTA I SUOI PICCOLI GRANDI PRODOTTI :

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Da sempre specializzata in dispositivi di protezione visiva, Univet oggi è in grado di anticipare bisogni e richieste del mercato attinenti a comfort, stile e protezione. Il risultato è una gamma prodotti varia e completa, dotata di peculiarità tecniche che soddisfano l’esigenza di protezione di ogni settore lavorativo. AM offre una vasta gamma di tipologie di occhiali di protezione, anche per operatori con occhiali da vista. 

  • Forma ergonomica per una visione panoramica a 180°
  • Massima protezione anti-UV
  • Lente ad elevata qualità ottica - classe 1
  • Ampia fascia elastica, completamente regolabile
  • Approvata CE in conformità alla Normativa EN166 - protezione contro spruzzi di liquidi (chimici), grosse particelle di polvere, metalli fusi e solidi
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    BLS offre soluzioni alle necessità dei diversi mercati in riferimento alla protezione delle vie respiratorie. Nell’ambito della protezione da polvere, virus e batteri, BLS presenta una linea completa di prodotti a conchiglia e pieghevoli che riducono consumi, assicurando sia una efficienza tecnica che comfort d'uso. Maschere monouso, maschere intere e semimaschere con filtri.

    Il facciale filtrante BLS 122B FFP1 NR D offre una efficace protezione delle vie respiratorie in quegli ambienti industriali dove il lavoratore è esposto a particelle solide e/o liquide non volatili (polveri, fumi, nebbie).

    • Forma a coppa. 
    • Bardatura costituita da due elastici.
    • Ferretto stringinaso posto internamente tra gli strati di materiale filtrante e morbida guarnizione di tenuta sul naso per assicurare un’ottima adattabilità ad ogni tipo di volto.
    • Valvola di espirazione a bassa resistenza respiratoria che permette all’aria espirata caldo umida di uscire più facilmente ed assicura un elevato comfort all’utilizzatore, rendendo il respiratore adatto ad ambienti di lavoro caldo umidi.
    • marcatura NR per indicare che il facciale filtrante è monouso e non riutilizzabile per più di un turno di lavoro.
    • marcatura D per indicare che il facciale ha superato la prova con polvere di Dolomite e quindi offre un elevato grado di efficienza filtrante anche in ambienti particolarmente polverosi.
    • Testato e certificato in accordo alla nuova norma EN 149:2001+A1:2009.
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    Per ulteriori informazioni sui piccoli grandi prodotti AM:
    Veronica La Rocca
    vlarocca[at]aminstruments.com

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    CALEIDOSCOPIO

    Attualità, cultura, curiosità

    Il tradizionale Concerto di Natale per la sua ventesima edizione resta nuovamente a Roma. Nato in Vaticano 20 anni fa e trasmigrato poi in diverse location (Monte Carlo, Verona, Catania, Malta) il più tradizionale evento natalizio della televisione italiana torna all’ombra della Basilica di San Pietro, il 15 dicembre 2012.

    L’originalità della manifestazione, che oramai si ripete da ben 20 anni, sta soprattutto nel fatto che la “maratona” musicale vede la presenza di tanti artisti di ogni nazione, religione e cultura, che arrivano a Roma per cantare il Natale e lo fanno attraverso i più disparati generi musicali che vanno dalla lirica al rock, passando per il folk, il gospel, la musica classica, la musica etnica e qualsiasi altra forma di espressione musicale.

    Trasmesso costantemente in televisione in prima serata la vigilia di Natale, il Concerto ha visto ascolto e gradimento crescere di anno in anno fino a diventare l’evento televisivo natalizio tradizionale più atteso e più amato dagli italiani, la colonna sonora della loro cena di vigilia.

    Questa ventesima edizione del Concerto di Natale andrà in onda il 24 dicembre 2012 alle ore 21.00 su RAIDUE.

    concertodinatale.it

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    Che guaio... Babbo Natale ha perso la strada! 

    Impariamo ad orientarci con le stelle
    Conferenza di Mauro Arpino; domenica 16 e sabato 22 dicembre 2012 - ore 15:00 e 16:30 (manifestazione per ragazzi; età consigliata: sopra gli 8 anni)

    Gioca con i tuoi bambini, scarica la mappa per aiutare Babbo Natale a orientarsi. Vi spiegheremo come usarla negli incontri del 16 e 22 dicembre. Scarica la mappa:

    in formato jpg

    in formato PDF

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    Abbiamo un problema. Gira voce che Babbo Natale abbia smarrito la strada e perciò la sua visita nelle case durante la notte di Natale potrebbe essere a rischio. Nella regione artica dove abita non riesce a trovare la rotta....è tutto buio perchè è sempre notte in questo periodo dell'anno da quelle parti. Le renne non vedono nulla e sono proprio disperate!

    Ma forse riusciamo ad aiutarlo... Potremmo fare così: impariamo noi ad orientarci con le stelle al Planetario, aiutati da Freccina Verde. Così il primo bambino che incontra Babbo Natale sarà capace di spiegargli come ritrovare la strada. Altrimenti sarà un bel guaio...

    Civico Planetario "Ulrico Hoepli"
    c/o Giardini Pubblici "Indro Montanelli"
    c.so Venezia, 57 - 20121 Milano
    Tel. 02-88463340 (dal lunedì al venerdì, dalle ore 9:00 alle 13:00)
    Fax 02-88463559

    Fermata Palestro della Metropolitana, Linea 1 (seguire le indicazioni "Museo Storia Naturale"; guardando la facciata del Museo, il Planetario è poche decine di metri a destra); Tram 9; Passante Ferroviario Porta Venezia

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    WARP ATTACK

    25 novembre: giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne

    Mi chiamo Yara, ho 13 anni.
    Mi chiamo Sara, e mi chiamo anche Claudia, Paola, Cristina, Luisa, Margherita…
    Mi chiamo con nomi che finiscono con la A.
    Sono una bambina, sono una ragazza, sono una donna. Ho 15 anni, 23, 35 e 46.

    Quando sono nata ero una femmina. Ma non sapevo cosa volesse dire.
    L’ho scoperto dopo.
    L’ho scoperto quando davanti alle vetrine guardavo avida vestiti meravigliosi pieni di balze, quando avvertivo la pelle liscia se la carezzavo con la mia mano. Quando facevo la riga in mezzo e passavo ore a pettinare i miei lunghi capelli. Quando mamma mi diceva, tu no, perché sei femmina. Quando a scuola la classe si divideva in due, ed io ero dalla parte delle femmine.
    L’ho scoperto quando mio padre mi diceva che ero il suo angelo, e lo diceva con una filastrocca. L’ho scoperto quando il cuore batteva per un altro da me che era maschio e stava nella classe accanto. L’ho scoperto quando volteggiavo in una sala di legno danzante.
    E quando la prima volta del sangue mi ha macchiato le gambe, e allora mia madre mi ha detto che ero il suo donnino. E quando il seno si è affacciato e io ho comprato una cosa che non riuscivo ad agganciare, con degli orsetti sopra. Quando andavo in giro con le amichette e sentivo occhi diversi su di me. 

    Così pensavo che essere femmina volesse dire pelle liscia e danze, fiocchi rosa e lucidalabbra, stare attenta al giorno delle mestruazioni e innamorarsi.

    Ma non è sempre così. Perché un giorno ho scoperto una cosa nuova. 

    Ho scoperto che essere femmina è avere occhi avidi addosso, e averne paura ma non troppo, perché posso scansare gli sguardi se voglio, e guardare altrove. Ma poi quegli occhi possono farsi vicini, tanto vicini. E allora non basta scansarsi, perché gli occhi hanno mani. E ti possono  toccare. Io so che nessuno può toccare il mio corpo senza che io lo voglia, ma nessuno mi ha insegnato a dire no. Alle femmine di solito insegnano a dire si, e se dicono no, devono farlo con gentilezza. Nessuno mi aveva detto che la gentilezza è morbida, troppo morbida per difendersi da mani dure come la pietra. 

    Così, all’improvviso mi trovo a dire no, con gentilezza, e mani straniere mi afferrano e scavano e picchiano, e premono, ed entrano. E nessuno, giuro, nessuno le aveva invitate, e nessuno, davvero nessuno, aveva pronunciato un si. 

    Così ora so che essere femmina è essere pelle da ferire e tagliare.
    E’ pertugio in cui entrare senza invito, è muro di tulle da abbattere con un soffio. Essere femmina è stare sotto. Essere femmina è avere urla acute soffocate nel nulla. E cercare una luce nel buio senza trovarla. Essere femmina è morire nel fango.

    Essere femmina è il dubbio che forse avevo sorriso a occhi avidi e nessuno saprà mai che era solo per gentilezza. Perché ero femmina ed ero gentile.

    Ora so che essere femmina è avere paura sempre paura.
    Essere femmina è difendersi sempre difendersi.
    Essere femmina è correre più veloce correre.

    Questo è essere femmina viva.
    Io ora sono femmina morta.
    Non ho avuto paura abbastanza.
    Non mi sono difesa abbastanza.
    Non ho corso veloce, abbastanza.

    Cristina Masciola

    http://www.un.org/womenwatch/daw/news/vawd.html

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    L'immagine del mese

     "Düsseldorf by night", immagine di "The Buzz" (rbuzzi[at]aminstruments.com)

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    AM KIDS

    Questo non è soltanto un film

    Se mai qualcuno di voi è entrato in un reparto di neuropsichiatria infantile, forse ha chiara quella percezione netta di trovarsi nello stesso istante in un girone infernale e in paradiso. Accanto alla disperazione degli adulti, alla sensazione di impotenza propria di genitori di fronte a malattie dal nome incerto e impronunciabile, c’è una leggerezza e un’allegria che solo i bambini riescono a far nascere anche nel deserto della speranza. Non è la retorica del sentirsi fortunati anche nel dolore, no. E’ qualcosa di diverso, nettamente diverso. E’ quello che succede quando noi adulti, d’un tratto, ci accorgiamo che la devastazione di una malattia  sta diventando un’opportunità unica nella nostra vita. Le parole sono leggere e facilmente si perdono alla prima corrente d’aria. Voglio raccontare fatti. Voglio raccontare di quando un bambino affetto da disturbo del linguaggio esteso, che non parla, ma soprattutto non comprende neanche ciò che gli dici, e perché mai tu stia muovendo le tue labbra ed emettendo quei suoni strani, si muove per casa alla scoperta del suo piccolo mondo. E tu vorresti dire che quell’oggetto che ha in mano e che non abbandona mai neanche per dormire si chiama cavallo, e glielo dici mille volte, spianandolo come pasta frolla per fare una crostata, ca…va….llo…fino a che un giorno, un giorno qualunque, lui viene da te e ti mette a un centimetro dal naso un pupazzo e ti dice “ca…va…llo”. Voglio raccontare di quando un bambino affetto da ADHD, un bambino che un tempo la maestra avrebbe chiamato discolo, e che oggi viene definito malato, che non sta mai fermo, che non riesce a concentrarsi per più di 10 secondi su qualsiasi attività, anche la più interessante per lui, voglio raccontare di quando una sera si mette vicino a sua madre, distrutta, e le chiede di leggergli una favola, e per la prima volta nessun arto si agita inutilmente, ma i suoi occhi fissano il vuoto, un vuoto animato da cavalli alati e cavalieri coraggiosi. Voglio raccontare di quando un bambino autistico, una delle malattie peggiori, perché un bambino autistico è un bambino qualunque eppure vive proiettato in un mondo sconnesso dal nostro, e non puoi toccarlo e non ti tocca spesso, e non ti parla, non ti ascolta. Voglio raccontare di quando questo bambino ha preso a spingere un altro bambino, e lo ha fatto cadere, e quello si è fatto male, ma nessuno dei due ha pianto, perché quello era il bello, lui aveva trovato un filo, e s’era annodato al mondo.

    Ecco, quando un bambino non parla, quando un bambino si agita, quando un bambino è in un mondo tutto suo, quel bambino non è diverso. Sta parlando la sua lingua, sta vivendo nel suo mondo, sta facendo tremare le nostre impalcature rigide di metallo, che vogliono che i nostri figli siano perfetti e ugualmente perfetti. La diversità non è imperfezione né errore. E’ opportunità. Un giorno mi sono sdraiata per terra. Ricordo che la mia casa era diversa vista da là. Ed era come la vedevano i bambini che avevo intorno. Ognuno con la sua malattia. E per la prima volta cominciai a capirli. E ad essere in paradiso, lontana dall’inferno.

    Ci sono due ragazzi, Marco e Flaminia. Sono giovani, e quando dico giovane non parlo di età, ma di possibilità:  perché hanno cervello agile e talento, perchè coltivano speranze e macinano sogni come mulini a vento. Insieme hanno partecipato come giurati al Festival del Cinema di Roma nella sezione “Alice nella Città.” Voi vi chiederete quale sia il nesso tra l’autismo e Marco e Flaminia, tra la malattia e il cinema. L’articolo che segue è il nesso. Un film che loro stessi hanno recensito per noi, non un film qualunque, ma una storia vera, una storia che ha a che fare con bambini, con bambini speciali, e con quello che succede nel mondo quando un bambino speciale lo abita. Grazie a Marco Cantagalli e Flaminia Padua.

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    “Una gran bella sorpresa italiana, poco italiana, Pulce non c'è.
Giuseppe Bonito, senza inciampare nell'esibizionismo registico tipico delle prime opere, ci racconta la storia di Margherita (Ludovica Falda), una bambina di nove anni che beve solo tamarindo, ascolta Bach e adora i panda.
 Pulce, così la chiamano in famiglia, sorride sempre, ma non parla perché è autistica. Non perché non abbia nulla da dire. La vita dei genitori e della sorella Giovanna viene travolta quando Pulce viene improvvisamente allontanata dalla famiglia. La spiegazione arriva lenta, crudele ed inaspettata. Il padre di Pulce, Gualtiero (Pippo del Bono), è accusato di molestie nei confronti della bambina e della sorella Giovanna (Francesca Di Benedetto). A questo punto, lo spettatore è confuso. Gli assistenti sociali e gli psicologici lo riempiono di dubbi e di paure mentre lo sguardo di Anita (Marina Massironi), la compostezza silenziosa di Giovanna e il buio intorno a Gualtiero lo colpiscono alla bocca dello stomaco.

    Il grande pregio di questo film è, infatti, la leggerezza dello schiaffo che tira. I temi affrontati, che sono molti e pesanti, coinvolgono alla massima potenza evitando però prevedibili patetismi e spremute di lacrime. Standing ovation di cinque minuti, al film festival di Roma, per questo film, premiato dalla giuria di Alice nella città. 
Un applauso che va all'equilibrio del regista, alla bravura eccezionale degli attori, grandi e piccoli, ma anche e soprattutto al coraggio e alla sincerità di questo film. Film che, va detto, è tratto dall'omonimo romanzo autobiografico di Gaia Rayneri. 
Consigliato, consigliatissimo.”

    Qui in AM diremmo... consigliaterrimo!

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    ORTENSIA MALINCUORE

    Caro Babbo Natale...

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    Caro Babbo Natale,

    mi chiamo Ortensia e non ho più l’età per scriverti lettere. E forse neanche per chiederti un regalo. Ma ci si prova, non si sa mai. Quando ero piccola ti scrivevo su carta ingiallita col caffè e porporina rossa che si appiccicava alle dita piene di coccoina. Adesso ti scrivo dal mio ipad. Ti arriverà lo stesso? E’ che stasera sono proprio disperata. Qui tutti scoprono qualcosa e pubblicano ricerche di successo. Io sono a un passo, lo sento che sono a un passo. Ma ancora niente. Quest’anno per Natale, portami una rivelazione, una di quelle anche piccole ma potenti. Portami una nano particella di quelle risolutive, portami un Brontolo in grado di sconfiggere qualche malattia grave, portami un Pisolo antirughe, o un Mammolo che faccia da guardia del corpo a una cellula. Insomma, portami qualcosa che mi faccia dare un senso a questi anni in camice bianco e senza stipendio. Sono stata buona, giuro. In fondo non ho commesso molti peccati. Solo qualche cosuccia di poco conto. Ho sporcato i vetrini a Cinquepalle, ma se lo merita, lo sai anche tu che è un fetente. E ho mangiato tutti i gianduiotti del prof, quelli che gli manda tutti gli anni la sua collega innamorata a San Valentino. Ho mandato a quel paese mia madre, ma solo col pensiero. E non mi sono mai ubriacata, neanche nei momenti peggiori. Babbo Natale, se solo avessi qualcosa per me, guardami, tra poco sarò una trentenne ricercatrice senza arte né parte, e mi toccherà fare un concorso per insegnare in un liceo di giovani cannibali. Mi mangeranno viva, tu lo sai che non sono tagliata per il pubblico. Io al massimo parlo con le particelle nane….Ehi, Babbo Natale, nevica…aspetta…guarda un po’, erano anni che non nevicava qui. Sarai mica tu che mi stai mandando un segno? La finestra è piccola ma vedo i fiocchi, sono grandi e morbidi. Chissà come si sta dalle tue parti, in mezzo a tutto quel bianco, silenzioso e ovattato. Non ti senti solo? Io si, tanto. Ma io sono nata e cresciuta sola. Dicono che ci si abitua a tutto, ma io a questa solitudine non mi sono mai davvero abituata. Io sono sola pure in mezzo alle persone, pure in mezzo agli amici, che poi tanto amici in fondo non sono, sono sola in questo laboratorio. Mia madre dice che è colpa mia, che sono forastica e intrattabile, che sono tutta concentrata sulle cellule (dice così lei e si sente la Montalcini solo a dire parole come “cellule” e “atomi”), dice che non troverò mai marito se continuerò a stare qui dentro. Ma io qui dentro sto bene, sono al sicuro. Non so bene da cosa, ma sono al sicuro…..

    Al sicuro dalla vita, cara Ortensia.

    Oh mio Dio!!!!!! Il bip di una mail appena arrivata. Mittente: nome illeggibile con molte consonanti e solo una vocale. Sarà mica qualche università? Apro. Data di oggi, Lapponia. Non esiste un’università lappone dove io abbia mandato qualche documento. No, è Babbo Natale. Mi sono addormentata mentre gli scrivevo, avevo trovato il suo indirizzo su uno strano sito natalizio pieno di agrifogli e bacche rosse. Ma certo non pensavo che mi rispondesse, in italiano!!! Non è possibile. 

    Al sicuro dalla vita Ortensia….La prima frase dice proprio così. Ma come sa il mio nome? Scema. Glielo ho scritto io. Ma porca puzzola, adesso uno non può neanche scrivere a Babbo Natale tanto per risparmiare i soldi di un analista, che questo ti risponde pure!!!!!

    “Al sicuro dalla vita, cara Ortensia! Vuoi rimanere nel tuo laboratorio perché è come una piccola tana nella quale puoi nasconderti, e continuare a non vivere.” Ma come si permette? E poi perché Babbo Natale mi parla come se fossi una psicolabile e lui Sigmund Freud? Ma non esiste più un Babbo Natale normale?

    “Cara Ortensia, c’è chi coltiva la propria solitudine come una pianta grassa, non se ne cura troppo, perché sa che comunque riuscirà a resistere, anche senza acqua. Dimenticando che anche le piante grasse hanno bisogno di luce e calore. C’è chi coltiva la solitudine come un fiore e ogni giorno fornisce tutto ciò di cui quella solitudine ha bisogno per crescere e diventare qualcosa di più. La tua solitudine non è un cactus, né un papavero. La tua solitudine è un vaso vuoto, hai terra accanto e semi, devi essere tu a decidere cosa farne, se vuoi davvero che abbia un senso. Sono molto impegnato con i bambini, di questi tempi, e non posso certo essere io a insegnarti come far crescere qualcosa. Non hai terreni di coltura lì nel tuo laboratorio? Bene, comincia da lì!
    Ah, dimenticavo, ti lascio una parola con cui giocare… cerio!
    Buon Natale Ortensia, e mi raccomando, ricorda, la solitudine non è una malattia, è una pianta!”

    Ecco. Tutte a me, proprio tutte a me devono capitare! Il mio Babbo Natale si chiama Noel Freud, e secondo me deve aver preso qualche strana pasticca. Oppure è impazzito. Oppure c’è un hacker in giro che si è impossessato del suo account di posta e mi prende in giro.
    Adesso dovrei mettermi a coltivare papaveri su una piastra di Petri? E come si fa a giocare con una parola? Cerio…
    Ma insomma, io volevo un regalo, volevo una rivelazione, e tu babbo Natale dei miei stivali, mi mandi un corso di giardinaggio e un enigma?
    Il Natale non è più quello di una volta.

    La storia di Ortensia Malincuore continua sul prossimo numero di WARP. Se non sei già nella nostra lista:

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