WARP, Dicembre 2013

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


Dicembre

AM-MIRATEVI

E se la deformità fosse solo un verso sciolto della poetica della bellezza?


Per noi di AM Instruments non sarà un Natale come gli altri.

Sarà un Natale di grandi cambiamenti.
Una nuova sede. Nuove strade per arrivarci. Nuove stanze e diversi i panorami.


Warp è la nostra immagine e il nostro sguardo, e come tale non poteva che riflettere questo spostamento. Così ci permettiamo di perdere momentaneamente l’equilibrio e proporre spunti di riflessione inaspettati.
Questo mese non spostiamo solo scatoloni, ma anche pensieri. Lo facciamo con lo spirito di chi vuole spingere oltre il punto di fuga, in attesa di vedere quale disegno ne verrà fuori. Per questo nel numero di Dicembre ogni rubrica sarà un modo diverso di festeggiare il Natale, un modo inconsueto ma importante e vero.


IL DISCORSO DI GEORGE SAUNDERS AGLI STUDENTI

Pubblichiamo il testo del discorso che George Saunders, autore di “Dieci Dicembre”, ha tenuto ai laureandi della Syracuse University del 2013.
Lo pubblichiamo perché ci piace, ci piace che ultimamente ciò a cui siamo invitati non sono ideali irraggiungibili, ma cose apparentemente semplici, cose a cui ognuno di noi può dare risposta concreta. Tenerezza, gentilezza, luminosità…Se Natale è tempo di buoni propositi, ecco il nostro suggerimento!
Buon natale!

“Nel corso degli anni si è andata affermando una tradizione per questo tipo di discorsi, che potremmo sintetizzare come segue: un vecchio noioso e antiquato, con i migliori anni ormai alle spalle, che nel corso della sua vita ha commesso una serie di errori madornali (che sarei io), dà consigli dal profondo del cuore a un gruppo di giovani brillanti e pieni di energie che hanno davanti a sé i loro anni migliori (che sareste voi). E io intendo rispettare questa tradizione.
Ebbene, una delle cose più utili che si può fare con una persona anziana – oltre a prendere soldi in prestito o chiederle di eseguire uno dei “balli” dei suoi tempi, così da poterla osservare facendosi due risate – è chiederle: “Ripensando al passato, di che cosa ti rammarichi?”. E lei te lo dice. In qualche caso, come ben sapete, te lo dice anche se non glielo chiedi. In qualche altro caso ancora te lo dice perfino quando hai specificatamente chiesto che non te lo dica.
Bene: di che cosa mi rammarico? Di essere stato povero, di quando in quando? Non proprio. Di aver fatto mestieri tremendi, come “estrarre le articolazioni” in un mattatoio? (Che non vi venga assolutamente in mente di chiedermi che cosa ciò comporta.) No. Non mi rammarico di ciò. Di essermi tuffato senza nulla addosso in un fiume di Sumatra, un po’ alticcio, e di aver guardato in alto, e di aver visto qualcosa come trecento scimmie sedute su una tubatura intente a cagare di sotto, nel fiume, proprio quello nel quale stavo nuotando io, con la bocca spalancata e tutto nudo? E di essermi ammalato in seguito a ciò, e di essere stato male per i sette mesi successivi? Non proprio. Mi rammarico forse di aver fatto qualche sporadica figuraccia? Come quella volta che giocando a hockey di fronte a una gran folla – in mezzo alla quale c’era una ragazza che mi piaceva davvero tanto – caddi a terra emettendo un bizzarro suono stridulo, e non so come riuscii a segnare nella porta della mia squadra e al tempo stesso a scaraventare il bastone in mezzo alla folla e a colpire proprio quella ragazza? No. Non mi rammarico neppure di questo.
In verità mi rammarico di un’altra cosa: in seconda media nella nostra classe arrivò una ragazzina nuova. Nel rispetto della privacy, diciamo che il nome col quale ci fu presentata fu “Ellen”. Ellen era piccola, timida. Indossava occhiali blu dalla montatura a occhi di gatto, del tipo che all’epoca portavano soltanto le signore anziane. Quando era nervosa, in pratica quasi sempre, aveva l’abitudine di mettersi una ciocca di capelli in bocca e di masticarla.
Insomma, arrivò nella nostra scuola e nel nostro quartiere, e per lo più fu del tutto ignorata, in qualche caso presa in giro (“Sono saporiti i tuoi capelli?” e altre battute del genere). Mi rendevo conto che questo la feriva. Ricordo ancora come appariva dopo una villania di questo tipo: teneva gli occhi bassi, se ne stava un po’ ripiegata, come se avesse ricevuto un calcio nello stomaco, come se essendole appena stato ricordato il posto che occupava cercasse, per quanto possibile, di scomparire. Dopo un po’ scivolava via, con la ciocca di capelli ancora in bocca. A casa, dopo la scuola, immaginavo che sua mamma le chiedesse cose del tipo: “Come è andata oggi, tesoro?”. E lei rispondesse: “Oh, bene”. E sua madre forse le chiedeva anche: “Hai stretto amicizie?”, e lei rispondesse: “Sicuro, molte”.
Talvolta la vedevo bighellonare tutta sola nel giardino anteriore di casa sua, come se fosse timorosa di uscirne. E poi… Poi traslocarono. Ecco tutto. Nessuna tragedia. Nessuna grande presa in giro finale. Un giorno era lì, il giorno dopo era sparita. Fine della storia.
Ebbene, perché mai mi rammarico di ciò? Perché a distanza di quarant’anni ripenso ancora a quell’episodio? Rispetto alla maggior parte degli altri ragazzini, in realtà, io mi ero comportato abbastanza gentilmente con lei. Non le ho mai detto niente di sgradevole. Anzi, in qualche caso l’ho addirittura difesa (un po’). Eppure… Mi dispiace.
Ecco, questa è una cosa vera che adesso so di sicuro, anche se si tratta di qualcosa di un po’ trito e non so con esattezza che farne: ciò che rimpiango di più nella mia vita è aver mancato di essere gentile. Mi riferisco a quei momenti in cui davanti a me c’era un altro essere umano, addolorato, e io ho reagito… assennatamente. In modo riservato. Bonario.
Oppure, se vogliamo vedere le cose dall’altra parte, potremmo chiederci: chi ricordi con maggior affetto nel corso della tua vita? Con la più innegabile sensazione di cordialità? Quelli che sono stati maggiormente gentili nei tuoi confronti, scommetto.
Sarà forse un po’ semplicistico, e sicuramente difficile da mettere in pratica, ma direi che come obiettivo nella vostra vita fareste bene a “cercare di essere più gentili”.
Ed eccoci alla domanda da un milione di dollari: qual è il nostro problema? Perché non siamo più gentili? Questo è quanto penso io in proposito:
Ciascuno di noi viene al mondo con una serie di malintesi innati che quasi certamente hanno un’origine darwiniana. Mi riferisco a: 1) noi siamo il centro dell’universo (in altri termini, la nostra storia personale è la storia più importante e interessante al mondo. Anzi, in realtà è l’unica storia che conti); 2) noi siamo qualcosa di diverso e distinto dall’universo (sì, certo ci siamo noi e poi, laggiù, c’è tutto il resto, cani e altalene e lo Stato del Nebraska e le nuvole basse e, sì, è vero, anche tanta altra gente); e 3) noi siamo eterni (la morte esiste, sì, certo, ma riguarda te, non me).
Ebbene, noi non crediamo veramente a queste cose – a livello intellettuale non siamo certo così ingenui – ma ci crediamo a livello viscerale, e viviamo in modo conforme a ciò che crediamo, al punto che queste cose fanno sì che noi riteniamo prioritarie le nostre esigenze rispetto a quelle altrui, anche se ciò che vogliamo davvero, nel profondo dei nostri cuori, è essere meno egoisti, più consapevoli di quello che sta accadendo nel momento presente, più aperti, più amorevoli.
Ed eccoci alla seconda domanda da un milione di dollari: come possiamo riuscire a fare una cosa del genere? Come possiamo diventare più premurosi, più aperti, meno egoisti, più presenti, meno deludenti e così via?
Già, bella domanda…
Purtroppo, mi restano soltanto tre minuti ancora…
Lasciate dunque che vi dica questo: il modo c’è. Voi già lo sapete, del resto, poiché nella vostra vita avete conosciuto periodi di Grande Gentilezza e periodi di Poca Gentilezza, e già sapete che cosa vi ha spinti verso i primi e lontano dai secondi. Una buona istruzione serve. Immergersi in un’opera d’arte serve. Pregare serve. Meditare serve. Una chiacchierata schietta con un caro amico serve. Sentirsi parte di una tradizione spirituale serve. Riconoscere che ci sono state innumerevoli persone davvero intelligenti prima di noi che si sono poste queste stesse domande e ci hanno lasciato le loro risposte serve.
Il fatto è che si finisce con lo scoprire che essere gentili è difficile. Perché essere gentili all’inizio è essere tutti arcobaleni e cucciolotti, ma poi si espande, fino a includere… beh, proprio tutto.
Una cosa gioca a nostro favore: parte di questo diventare più gentili capita naturalmente, con l’età. Può trattarsi di una semplice questione di logoramento: a mano a mano che invecchiamo impariamo ad accorgerci di quanto sia inutile essere egoisti. Di quanto sia illogico, davvero. Iniziamo ad amare il prossimo e così facendo riceviamo una sorta di contrordine in merito alla nostra centralità. La vita reale ci prende a calci nel sedere, e la gente accorre in nostra difesa e in nostro aiuto, e così impariamo che non siamo separati dagli altri, né vogliamo esserlo. Vediamo le persone a noi vicine e a noi care indebolirsi, e poco alla volta ci convinciamo che forse anche noi un giorno saremo più deboli (un giorno, tra tanto tempo). La maggior parte delle persone, quando invecchia, diventa meno egoista e più amorevole. Penso che sia proprio vero. Il grande poeta di Syracuse Hayden Carruth quasi al termine della sua vita in una poesia scrisse di sentirsi “per lo più amore, ormai”.
Ed eccovi la mia previsione, il mio augurio di tutto cuore per voi: a mano a mano che invecchierete, il vostro Io diminuirà e crescerete nell’amore. L’IO sarà sostituito poco alla volta dall’AMORE. Se avrete figli, quello sarà un momento di enorme rimpicciolimento della vostra centralità. A quel punto non vi interesserà più ciò che accadrà a voi, purché siano loro a beneficiarne. Questo è uno dei motivi per i quali i vostri genitori oggi sono così orgogliosi e felici. Uno dei loro sogni più caramente accarezzatisi è trasformato in realtà: voi avete portato a compimento qualcosa di difficile e di tangibile che vi ha fatto crescere come persone e vi renderà la vita migliore, da adesso in poi, per sempre.
Congratulazioni, a proposito!
Da giovani siamo impazienti, come è giusto che sia, di scoprire se possediamo tutto ciò che ci serve. Ce la faremo? Riusciremo a costruirci una vita degna di questo nome? Ma voi – in particolare voi, di questa generazione – forse avrete notato un certa qualità ciclica in questa ambizione. Andate bene al liceo nella speranza di riuscire a entrare in una buona università, così da andare bene all’università nella speranza di riuscire a ottenere un buon posto di lavoro, così da poter svolgere bene il vostro lavoro nella speranza di riuscire a…
E tutto ciò è sicuramente ok. Se dobbiamo diventare più gentili, questo processo include il fatto di prenderci sul serio, in qualità di persone che agiscono, che portano a termine le cose, che sognano. Sì, dobbiamo fare proprio questo: essere il meglio di ciò che possiamo essere.
Tuttavia, il successo è inaffidabile. “Avere successo”, a prescindere da ciò che può voler dire per voi, è difficile, e la necessità di farlo sempre si rinnova di continuo (il successo è come una montagna che continua a innalzarsi nel momento stesso in cui la scaliamo), ed esiste il pericolo molto concreto che per “avere successo” sia necessaria la vita intera, mentre le grandi domande restano senza risposta.
Ed eccovi dunque un consiglio veloce, per congedarmi al termine di questo discorso: dato che secondo la mia opinione la vostra vita sarà un viaggio che vi porterà ad essere più gentili e più amorevoli, sbrigatevi. Fate presto. Iniziate subito. In ciascuno di noi c’è un equivoco di fondo, un vero malessere in verità. Si tratta dell’egoismo. Ma la cura esiste. Siate quindi gentili e proattivi e addirittura in un certo senso i pazienti di voi stessi – cercate le medicine più efficaci contro l’egoismo, cercatele con tutte le vostre energie, per tutto il resto della vostra vita.
Fate tutte le altre cose, quelle ambiziose – viaggiare, diventare ricchi, acquistare fama, essere innovativi, essere leader, innamorarsi, fare fortuna e perderla, nuotare nudi nei fiumi in mezzo alla giungla (dopo aver controllato che non ci siano in giro scimmie che cagano) – ma qualsiasi cosa farete, nella misura del possibile eccedete in gentilezza. Fate ciò che vi può indirizzare verso le risposte a quelle grandi domande, cercando di tenervi alla larga dalle cose che possono sminuirvi e rendervi banali. Quella luminosa parte di voi che esiste al di là della vostra personalità – la vostra anima, se credete – è tanto luminosa e brillante quanto nessun’altra. Luminosa come quella di Shakespeare, luminosa come quella di Gandhi, luminosa come quella di Madre Teresa. Sbarazzatevi di tutto ciò che vi può tenere lontani da quella luminosità nascosta. Credete nella sua esistenza, cercate di conoscerla meglio, coltivatela, condividetene incessantemente i frutti.
E un giorno, tra 80 anni, quando voi ne avrete 100 e io 134, quando saremo tutti così gentili e premurosi da risultare quasi insopportabili, scrivetemi due righe. Fatemi sapere come è stata la vostra vita. Spero tanto che mi scriviate: è stata meravigliosa.
Congratulazioni, laureati del 2013.
Vi auguro tanta felicità, tutta la fortuna del mondo e un’estate splendida.”


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Imballaggi e rischi di contaminazione - leggi

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La parola d'accesso di questo numero è "FabLab 2" - leggi

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Musica per orecchie pure: Johnny Cash - leggi o ascolta

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Ortensia e Babbo Natale ai tempi dei traslochi - leggi

TOP NEWS

Imballaggi e rischi di contaminazione

Il confezionamento delle materie prime è un momento ad alto rischio di contaminazione soprattutto quando i materiali di imballaggio sono a contatto diretto con il prodotto.
 
Tutti i rischi concernenti una possibile contaminazione, dai processi di produzione e dalla logistica, nonchè durante il trasporto e il trattamento, devono essere individuati ed eliminati preventivamente.
 
La produzione e il confezionamento in condizioni di camera bianca rappresentano l’unico modo per raggiungere i requisiti richiesti in materia di igiene e pulizia . Ciò vale per le sostanze farmaceutiche e chimiche , dispositivi medici, nonché per componenti in plastica, pompe , tubi , bottiglie , tappi o contenitori in vetro.
 
Ma il fattore chiave risiede in una cooperazione intensa
tra il produttore di imballaggi e il cliente; insieme devono rispettare un principio fondamentale per il confezionamento: imballaggi e prodotti devono rispondere agli stessi requisiti di sicurezza.
 
AM Instruments è attenta al problema della contaminazione del prodotto in ogni fase del suo ciclo di produzione. Per questo offre una linea completa di prodotti per il packaging che rispondono alla essenziale necessità di sicurezza in materia di imballaggio.  Ciò implica: produzione in  camera bianca, gestione e controllo dell'igiene, pest-control, analisi dei rischi, tracciabilità, convalida.

Tra i nostri prodotti:

Nastri in vinile e polietilene, adatti ad ogni tipo di superficie sia dal punto di vista dei materiali che della forma. Scrivibili con penna da cleanroom, disponibili in colorazioni diverse, nonchè trasparenti. Adatti ad ogni fase del proccesso, dalla preparazione al packaging del prodotto, resistenti alle temperature più elevate, sono disponibili nella versione da cleanroom e nella versione sterile con relativa certificazione.

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etichette in polietilene, in rotolo o fogli A4, permanenti o rimovibili senza alcun residuo, scrivibili con pennarelli in fibra, dimensioni e colori personalizzabili.

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Sacchetti disponibili in varie dimensioni e materiali quali polietilene, antistatico e non, polipropilene, nylon, Aclar o FEP, estrusi e confezionati in camera bianca classe ISO 5 e ISO8 , accettati da FDA, possono andare incontro alle più diverse esigenze della clientela per l’industria dei semiconduttori e quella farmaceutica, nonchè alimentare.Disponibili nella versione per la sterilizzazione in autoclave come rotoli o sacchetti pretagliati accoppiati con Tyvek, sono leggeri e flessibili, resistenti all’abrasione, all’usura e alle forature.

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Per ulteriori informazioni contatta Iolanda Messori (imessori[at]aminstruments.com) o Veronica La Rocca (vlarocca[at]aminstruments.com)


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######## ATTENZIONE COMUNICAZIONE IMPORTANTE ########


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FabLab 2

Redazione di Warp,

Ho letto con piacere l’articolo sul fablab, come anche quello sui makers di qualche tempo fa…

 

Mi sento un po’ maker dentro, da quando, anni fa, ancora prima dell’uscita della moda dei makers, mi sono costruito una fresa per il legno controllata dal computer con la quale faccio oggettini di vario tipo, tra cui addobbi natalizi, insegne per negozi etc etc.

Ora nella mia cantina c’è anche un piccolo spazio per la stampante 3d…

 

L’articolo è (come sempre) molto preciso, ma secondo me non è centrato sul fablab, bensì sulle stampanti 3d, non passa l’idea più importante che sta dietro a questo movimento:

nel fablab un maker va per sviluppare un progetto, ma non trova solo strumentazioni a disposizione, trova altri makers con il loro progetto in testa.

Ogni maker ha la sua estrazione, c’è quello più portato allo sviluppo di software, quello con basi meccaniche, quello che sa di elettronica e quello che non ne capisce niente ma porta le birre.

Dall’unione di queste teste e dal confronto reciproco, il progetto nella testa di ogni singolo maker può solo arricchirsi ed espandersi, facendo scaturire qualche idea nuova.

La vera forza del fablab è l’interazione delle teste che lo frequentano, non gli strumenti che ci trovi dentro!

 

Trovarvi dentro una stampante 3d o una fresa o un taglio laser non aiuta molto, se non supportate da esperienza sia nella progettazione che nell’utilizzo delle attrezzature.

Secondo me, inoltre, quella che oggi viene chiamata in modo improprio “stampante” 3d fa passare erroneamente l’idea che tutti oggi abbiamo della stampante: clicco “stampa” ed esce il foglio di carta…

Ripensiamo alle prime stampanti “2d”: premevi stampa e forse usciva un foglio spruzzato di inchiostro con una riproduzione più o meno fedele di quello che c’era sullo schermo.

A oggi la stampa 3d è a questo stadio, ci vuole una conoscenza del processo e dei parametri di estrusione, velocità di deposito e di avanzamento, temperature di lavoro etc, che non è così semplice acquisire come sembra leggendo gli articoli.

Il grosso passo che deve fare la stampa 3d per arrivare ad avere una stampante in ogni casa è quello di rendere autonomo il controllo di tutti i parametri di stampa in automatico, in modo da avere dei prodotti fedeli e ripetibili a prescindere dalle condizioni di lavoro (materiali, temperature…) cosa che ad oggi succede solo con le stampanti di livello elevato.

Non entro nel merito dell’asportazione del truciolo né tantomeno del taglio laser, in cui le parametrizzazioni sono ben superiori a quelle di una stampante 3d…

 

Possiamo considerare MyFog come un prodotto nato nel nostro fablab, ognuno ha messo le sue esperienze e ne è uscito un prodotto che nessuno di noi avrebbe potuto concepire o sviluppare singolarmente!! E mi piace pensare che il nostro R&D abbia l’impronta di un fablab!

Un fablab atipico perché chiuso e soprattutto finanziato da un’azienda: ma cosa succede veramente nel panorama italiano?

 

Ho conosciuto i ragazzi della Frankenstein Garage e mi raccontavano dei problemi che hanno avuto per trovare il modo di aprire il fablab (autofinanziandolo, tenendo corsi e pubblicando libri).

 

Nelle grandi città i fablab sono stati osteggiati dalle grandi aziende per paura di concorrenza a basso costo. Questa è una visione miope del movimento, in quanto non deve spaventare lo sviluppo a basso costo,  bensì l’industrializzazione e la produzione a basso costo; se le aziende promuovessero, finanziassero e controllassero in modo attivo i fablab, si ritroverebbero con una cantina sempre alimentata da nuove idee da poter valutare e portare avanti in nuovi prodotti (è la filosofia applicata al software da anni con l’idea di opensource). Questo scollegamento makers-aziende sta già impoverendo la competitività delle nostre industrie, basti pensare al fenomeno dilagante e ancora sottovalutato della fuga dei cervelli all’estero.

Per non parlare del problema dei corpi senza cervello che ci restano poi tutti qui da mantenere!!!!

 

Alessandro Besana

 

Non solo concordiamo con Alessandro sull’autentico spirito di condivisione creativa di un fablab, ma vogliamo percorrere con il suo aiuto un viaggio attraverso le realtà che si stanno facendo strada in diverse città italiane.

 

Se dico Torino, quelli che bazzicano i fablab sanno già che sto per parlare di Arduino e delle sue Officine, di cui il Fablab è diretto discendente. In questa presentazione che segue risulta chiara l’identità del maker, la natura del suo lavoro, le risorse che ha a disposizione all’interno di un fab lab, ma più in particolare il concetto di opensource e condivisione di saperi e strumenti che Alessandro ha descritto benissimo nel suo contributo.


CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Johnny Cash

 

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Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

Vesto di nero per la povera gente e per gli sconfitti, che vivono nelle zone affamate e senza speranza della città. Vesto di nero per il prigioniero che ha pagato a lungo per il suo crimine, ma è lì perché è una vittima dei tempi... Ah, mi piacerebbe indossare un arcobaleno ogni giorno e dire al mondo che tutto va bene, ma proverò a sopportare il buio sulla schiena, finché le cose non diventeranno più lucenti, sarò l’Uomo in Nero
— J. Cash

E’ il 29 Gennaio 2010, il mio caro amico musicista Francesco Di Foggia sta suonando in un piccolo locale di Milano. Accompagna con il suo contrabbasso Stefano Tessadri.

Il locale è strapieno e io prendo posto accanto al palco. La posizione mi permette di osservare la platea e i volti di chi assiste allo spettacolo.

Le canzoni si susseguono e il pubblico ascolta, applaude. E’ arrivato il momento di una cover, parte il brano di cui riconosco le note. Stanno per suonare Folsom Prison Blues di Johnny Cash. Il pubblico è in piedi, tutti cantano in coro.

Conosco Johnny Cash, ma l’ho sempre ascoltato distrattamente. La forza che ha scatenato quella canzone mi emoziona e allora voglio sapere di più di questo scuro artista americano. Mi documento e scopro una delle più belle storie di amore e passione.

Oggi cercherò di raccontarvi la storia di “Man in Black” ovvero Johnny Cash.

 

Johnny Cash nasce nel 1932 in una famiglia di agricoltori, coltivatori di cotone dell’Arkansas.

Pur costretto a vivere in un mondo che non sente suo, vive un rapporto molto felice con il fratello maggiore e la madre. Con il padre, austero e lunatico, vive, invece, un rapporto conflittuale.

A metà degli anni 40 Johnny Cash affronta una tremenda tragedia che vede morire l’amato fratello in un incidente con la motosega. Il padre arriverà ad incolpare Johnny della morte del fratello dicendogli che sarebbe dovuto morire lui. L’evento deteriorerà ulteriormente il rapporto con suo padre.

 

Finito il liceo Johnny si arruola nell’esercito americano e verrà trasferito in Germania, dove affascinato sempre più dalla musica suonata dai suoi compagni di caserma, acquista per 25 marchi una chitarra iniziando così a scrivere le sue prime canzoni.

 

Congedatosi dal servizio militare Johnny torna in patria dove sposerà la ragazza conosciuta poco prima di partire: Vivian Liberto. Vivian è la classica prima storia d’amore. Nel periodo di fidanzamento arriveranno a scriversi oltre 10.000 pagine di lettere d’amore.

Johnny sogna e vive la musica, ma adesso è un uomo sposato e occorrono soldi per metter su famiglia, comincia così l’attività di venditore di lavatrici porta a porta.

Si sente un uomo felice, con la sua famiglia e i suoi tre fidati amici con i quali di tanto in tanto si diverte a suonare nelle chiese o durante le feste, ma il sogno di Johnny è quello di realizzare un vero disco.

 

Nel 1954, insieme alla sua band, Johnny si reca presso gli studi della Sun Records in cerca di un'audizione. Sam Phillips, produttore della casa discografica ascolta diversi brani proposti dalla band, quasi tutte cover, ma non è convinto. Blocca l’audizione di Johnny e la sua band e gli chiede una canzone, una sola canzone che senta dentro e che gli permetta di essere ricordato dalla gente. Johnny imbraccia la chitarra e suona la canzone scritta durante il servizio militare in Germania: Folsom Prison Blues. Avrà il contratto.

 

Il trio parte per piccoli tour arrivando a suonare con artisti già affermati, ma soprattutto incontrano Elvis Presley.

E’ un periodo dove Johnny alterna l’attività di venditore porta a porta e di cantante, ma la moglie Vivian non vive serenamente questa situazione, desidera che sia più presente in famiglia, che nel frattempo si è allargata, ma soprattutto è spaventata dalla massa di ragazzine che comincano ad interessarsi al fenomeno.

Johnny risponderà con una canzone in cui le assicura che “righerà dritto”: I walk the line.

Nel 1956 le canzoni di Cash raggiungono la vetta delle classifiche country americane, situazione che gli farà definitivamente abbandonare l’attività di venditore porta a porta.

Qualche mese più tardi Johnny incontra dietro le quinte del teatro Opry la giovane June Carter, la lunga chiacchierata si concluderà con la frase di Cash: ”tu ed io ci sposeremo, un giorno”. Lei rise e rispose che non vedeva l’ora.

Il successo improvviso, la frenetica attività per i continui concerti ha un impatto devastante sulle psiche di Cash che comincia a fare uso di stimolanti e anfetamine.

E’ il febbraio 1962, il produttore di Cash organizza un grande road show e al carrozzone si unisce June Carter. Johnny è ovviamente attratto dalla dolcissima June.

June Carter era una professionista rispettabile, cristiana e soprattutto, come Cash, sposata. Con queste etichette, non era assolutamente possibile innamorarsi del marito di un’altra donna, impasticcato e fanatico. Eppure June, come disse qualche anno più tardi, si sentiva come se fosse caduta in un pozzo infuocato e stava letteralmente bruciando viva.

Dopo uno spettacolo a Las Vegas, Cash e June dormono insieme nella sua stanza d'albergo. La mattina seguente, June si accorge delle diverse pillole usate da Cash e comincia a dubitare delle sue scelte. Al concerto di quella sera, Cash, sconvolto dal rifiuto apparente di Carter, colmo di anfetamine, si comporta in modo irregolare e, infine, sviene sul palco.

Cash chiede il divorzio alla moglie Vivian, che viene continuamente rifiutato, trasformando Cash in una sorta di straniero in casa propria.

Il divorzio arriverà solo nel 1968.

Nello stesso anno Johnny smette i panni della star drogata e realizza uno dei suoi grandi sogni, quello di registrare un disco dal vivo in un penitenziario. Diventa così uno dei prigionieri di Folsom dove canta per ritrovare la libertà perduta. Nella sala da pranzo della prigione si canta a squarciagola. Cash parla solo attraverso le sue canzoni, pochi discorsi, le canzoni non parlano quasi mai d’amore ma tratta droga, libertà e peso dell’anima.

L’album At Folsom Prison vende sei milioni di copie raggiungendo il tredicesimo posto in classifica.

Il 22 febbraio 1968 Cash chiede all’amata June, sul palco di un teatro nell’Ontario, di sposarlo e i due diventeranno marito e moglie.

Johnny rinasce, diventa un’altra persona, un uomo buono che non si risparmia di dare voce agli emarginati e soprattutto abbraccia la fede.

Fino agli anni 90 Johnny vive periodi felici alternati a momenti di depressione che spesso sfociano nuovamente nell’uso di droghe, ma accanto a lui c’è sempre June, l’unica grande speranza a cui aggrapparsi.

Nel febbraio del 1993 Cash incontra Bono degli U2 con il quale collaborerà per la produzione di un disco sperimentale.

Il 29 Ottobre 1997 Johnny viene ricoverato d’urgenza entrando in coma. June è disperata, ma Cash si risveglia. Gli verrà diagnosticata una malattia neuro-degenerativa, ovvero pochi anni di vita.

Johnny trova la forza di scrivere un disco: “The Man Comes Around” dove è incluso il brano “The Hurt” che tocca il cuore di migliaia di fans. L’album vende un milione di copie. Johnny e June si ritirano nella casa di campagna gustandosi l’isolamento dall’ultimo successo, ma la salute di Johnny precipita e infine è costretto su una sedia a rotelle. June si dedica anima e corpo alla cura del vecchio Johnny. Nel 2003, svuotata di tutte le forze, June Carter muore in seguito ad un malore.

Johnny cade in uno stato di sconforto e prova a reagire con l’unica cosa che sa fare, scrivere canzoni. Purtroppo la testa non lo segue; non riesce più a cantare e a ricordare i testi. In un incredibile sforzo riuscirà a suonare dal vivo al Carter Family Fold sette brani dove ammetterà davanti a 1600 persone il forte dolore fisico che lo accompagna.

Il 12 settembre 2013, quattro mesi dopo la morte della sua cara June, Johnny Cash morirà in ospedale. Pochi giorni prima, davanti alla lapide della sua compagna Johnny dirà: "Sto arrivando, tesoro”.

Johnny Cash, a proposito di June, disse: “questa cosa, fra noi due, va avanti dal 1961, e -semplicemente- non voglio fare nessun viaggio se lei non può venire con me”.

June scrisse una canzone intitolata “The Far Side Banks of Jordan” dove aveva in qualche modo  previsto la loro fine:

Se sarò davvero io la prima ad andar via,

e, chissà come, mi sento che sarà così,

quando sarà il tuo turno non sentirti perso

perché sarò io la prima persona che vedrai.

Così, senza aprire gli occhi, aspetterò su quella spiaggia

finché non arriverai tu, e allora vedremo il paradiso.

La storia di John e June è stata raccontata nel bellissimo film “Quando l’amore brucia l’anima” di James Mangold e tratto da due autobiografie scritte dalle stesso Cash.

Per contattare DJ Tommy Cassano:

tcassano[at]aminstruments.com


LA LENTE

Reti neurali 2 la PCA

Nello scorso numero di Warp abbiamo introdotto le Reti Neurali come strumento predittivo, indicandone le principali caratteristiche. Vogliamo in questa occasione presentare un esempio concreto di utilizzo della rete neurale. A tal fine abbiamo scelto un progetto dell’ ENEA, finalizzato alla predizione di criticità ambientali dovute all’inquinamento atmosferico.

 

Atmosfera è una stazione automatica intelligente per la previsione a 24-48-72 ore dei livelli di concentrazione degli inquinanti in aria nella città. È un prodotto della ricerca scientifica che funziona anche da strumento conoscitivo della qualità dell’aria. La sua prima versione è stata realizzata nel 1998, in seguito a una serie di esperimenti e campagne di misura micrometeorologiche, effettuate nell’ambito del programma triennale 89/91 del ministero dell’Ambiente.

La stazione automatica intelligente è stata sperimentata per la prima volta nella città di Roma. Ed è diventata brevetto nel 2001. Grazie ai successivi studi Atmosfera si è evoluta negli anni, fino a dotarsi di un modello originale di reti neurali, progettato per la città di Milano. Dove oggi opera come supporto per l’amministrazione della città.

 

Cosa fa

Atmosfera gestisce, elabora e prevede i valori relativi a:

  • concentrazione degli inquinanti in aria
  • variabili meteorologiche
  • movimenti delle masse d’aria nella città

 

Le città che utilizzano la stazione possono:

  • controllare i livelli di inquinamento urbano
  • intervenire in anticipo con azioni mirate (per esempio quando le previsioni segnalano un innalzamento della concentrazione degli inquinanti in aria)
  • valutare a posteriori l’efficacia delle misure di prevenzione adottate

 

Abbiamo visto nello scorso numero che una rete neurale viene “nutrita” con una serie di input, dati iniziali che verranno in seguito rielaborati attraverso formule matematiche in grado di selezionare i dati in uscita, le “risposte”.

 

I dati di partenza (input) della stazione Atmosfera sono:

  • dati sui principali inquinanti registrati nelle differenti zone della città
  • dati meteorologici misurati dall’Osservatorio di riferimento della città
  • dati meteorologici ottenuti con un modello LAM (Limited Area Model)
  • dati provenienti dal Sodar
  • valori dell’altezza del Planetary Boundary Layer (PBL) e sue previsioni
  • dati informativi sulla città (forniscono informazioni riguardo ricorrenze ed eventi che possono influenzare la qualità dell’aria. Per esempio: le date di festività, l’apertura delle scuole, l’attivazione del riscaldamento, i blocchi del traffico, i grandi eventi ricorrenti).

Il modello neurale scelto per Atmosfera è in grado di prevedere il livello di inquinamento in aria, con la capacità di discernere tra situazioni di criticità costante, o prevalente, e situazioni di eccedenze sporadiche.

 

Come funziona

Considerazioni fenomenologiche di base utilizzate per il buon funzionamento delle reti neurali di Atmosfera:

  • in ambiente urbano le emissioni generano pattern di inquinamento qualitativamente stabili, cioè l’andamento temporale è statisticamente ripetitivo e caratteristico dell’inquinante
  • le condizioni meteorologiche agiscono come modulatori dell'inquinamento, nel senso che possono ridurre la probabilità di eventi di superamento dei limiti o, di converso, possono incrementare significativamente tale probabilità
  • la dipendenza tra i valori di ciascun inquinante nel tempo (auto-correlazione) ha una struttura stabile, comprendente una componente ciclica (con periodo approssimato di 24 ore). La dipendenza delle previsioni dai valori del passato decade rapidamente, riflettendo l'influenza del carico di inquinamento locale rispetto al tempo
  • le relazioni tra inquinamento e meteorologia sono di tipo non-lineare, con effetti soglia, saturazione e regioni di risposta variabili (differenziali)
  • è difficile ricavare con metodi analitici forme funzionali esplicite di dipendenza tra le variabili risposta (inquinanti oggetto della previsione) e le variabili indipendenti (valori precedenti degli inquinanti, serie storiche e previsioni meteo sulla città), come per esempio avviene nel caso dei modelli di regressione e, ancor più, nei modelli deterministici.

 

Formula matematica (non abbiate paura!)

La rete neurale a tre strati ha la seguente forma:

formula-atmosfera.gif

 

x = dati (le variabili esplicative)

w= coefficienti (parametri stimati con l’apprendimento)

f = funzioni di attivazione che vanno dal II al III strato

φ= funzioni di attivazione che vanno dal I al II strato.

 

Scelte progettuali

Il metodo di apprendimento (o stima dei parametri) usato per le reti neurali di Atmosfera è quello dei gradienti coniugati. Ecco le loro specifiche:

 

  • architettura: la rete è a tre strati, con funzione di attivazione per i nodi interni (hidden) del tipo Radial Basis Function. Questa rappresentazione è un ottimo compromesso di funzione globalmente e localmente non lineare. Il numero dei nodi interni è stato scelto sulla base della capacità della rete di prevedere i dati di un data-set di test. Per garantire positività delle previsioni al nodo di output è stata associata una funzione di tipo esponenziale
  • topologia: connessione completa tra gli strati, nessuna connessione tra i neuroni di uno stesso strato
  • flusso dell'informazione: feed-forward
  • rappresentazione delle variabili in ingresso: normalizzazione degli input per rimuovere problemi legati alle diverse scale di misura per i differenti predittori
  • ricostruzione del segnale (previsione) in uscita: mediante combinazione lineare e successiva esponenzializzazione degli output dei nodi nascosti.

 

Performance

Per la valutazione delle reti neurali si utilizza la serie disponibile dei dati, la più adatta per lo studio in oggetto. La serie è formata da:

  • dati orari di concentrazione degli inquinanti in aria
  • dati meteorologici (misurati e previsti) relativi ad un intero anno solare.

I percorsi realizzati per valutare le performance delle capacità predittive delle singole reti neurali sono due:

  • per valutare le performance intrinseche della rete, le si forza ad acquisire in input i dati meteo misurati da una specifica centralina
  • per valutare le capacità predittive ottenute attraverso il LAM, si simula il comportamento canonico del neurone di Atmosfera.

I risultati ottenuti, sotto forma di grafici e di tabelle, sono poi confrontati tra di loro. La valutazione delle performance permette anche di stimare l’influenza che i dati meteorologici di previsione del Lam producono sull’affidabilità dei dati di qualità dell’aria previsti da Atmosfera

 

Sviluppi

Il mixing layer è il più importante parametro integrale che caratterizza le condizioni di rimescolamento e ventilazione dell’atmosfera nei bassi strati. Per questo motivo il parametro influenza i valori di concentrazione degli inquinanti in aria a livello del suolo. Nella lista dei parametri di Atmosfera è quindi necessario includere l’altezza del PBL (Planetary Boundary Layer). Sia come dato osservato (Sodar) , sia come dato previsto, calcolato o in maniera deterministica o stocastica attraverso una rete neurale costruita ad hoc.


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WARP ANCH'IO

Fibre alimentari

Eccoci alla seconda puntata della prima collaborazione esterna di WARP.

Avevamo detto che non vi avremmo svelato l'identità fino a questo numero, ma ci siamo ricreduti e abbiamo deciso che vi daremo solo un indizio... Intanto godetevi il frutto di questa prima collaborazione, una serie di articoli preziosi come la nostra salute!

 

FIBRE ALIMENTARI

In continuità con il primo articolo nel quale abbiamo affrontato l’argomento sull’importanza della frutta e verdura, parleremo delle fibre alimentari o fibre.

Chi non ha mai sentito parlare delle fibre o fibre alimentari e magari anche dei benefici, soprattutto relativi alle problematiche della stitichezza? Non tutti sanno però che i benefici non riguardano solo la stitichezza! Prima di avventurarci nel mondo delle fibre alimentari, se pur in maniera sommaria, cercheremo di chiarire se quello che dirò è raccomandato dai maggiori esperti o da enti autorevoli, e allo stesso modo di capire il quantitativo medio di fibre alimentari che ci da un effetto benefico scientificamente valido e dimostrato.

La Società Italiana di Nutrizione Italiana con la revisione dei nuovi LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) nei nuovi livelli di assunzione redatti nel 2012, dice espressamente: “preferire alimenti naturalmente ricchi in fibre alimentari quali cereali integrali, legumi, frutta e verdura: consumare negli adulti almeno 25 g/die di fibre alimentari anche in caso di apporti energetici <2000kcal/die. Nei bambini invece con un età < 1 anno si raccomanda una Assunzione Adeguata (AI) di 8,4 g/1000 kcal (mi esprimo in termini di kcal in quanto siamo abituati a questa terminologia;  in alcuni casi troverete come unità di misura il Milli Joule; 1 Joule= 4,2 circa cal; per cui a 8,4 g/1000Kcal equivalgono 2 g/MJ; è la stessa cosa).

L’ American Dietetic Association invece raccomanda negli adulti americani 25 g di fibre alimentari/2000 kcal o 30 g di fibre alimentari/2500 kcal. Quindi un introito adeguato di fibre alimentari è salutare e benefico per la nostra salute.

Cosa sono le fibre o fibre alimentari? Una definizione completa delle fibre è la seguente:

“la fibra alimentare viene definita come «il residuo di pareti cellulari resistenti all'idrolisi da parte degli enzimi digestivi dell'uomo»!

La fibra alimentare non è una sostanza singola ma una miscela estremamente complessa di polisaccaridi diversi, quali cellulosa, emicellulose, pectine, gomme, mucillagini, galattomannani, b glucani, polisaccaridi di alghe (agar e carragenine) e lignina, quest'ultima un polimero del fenilpropano. I componenti della fibra alimentare possono essere classificati sulla base della solubilità in acqua: a seconda del metodo di estrazione i componenti strutturali (cellulosa, lignina e alcune emicellulose) sono insolubili, mentre i componenti che gelificano (pectine, gomme,mucillagini e le rimanenti emicellulose) sono solubili.

 

Le fibre alimentari sono una classe di alimenti privi di valore nutrizionale per l'uomo, ossia non hanno valore energetico, che derivano in buona parte dal mondo vegetale ossia dalle piante. Le piante sono costituite da cellule eucariotiche (dotate di nucleo) che a differenza di una cellula animale (anche le cellule animali sono caratterizzate da un nucleo) hanno una parete ispessita e resistente che si trovano soprattutto nei tessuti conduttori, a resistenza  meccanica o di protezione, che circonda la membrana cellulare.

Nelle due figure a seguire possiamo notare la vera differenza:

 

Figura 1: cellula vegetale

Figura 2: cellula animale

La cosa straordinaria della cellula vegetale è che nonostante abbia una parete rigida non è una struttura isolata dalle altre cellule circostanti, ma comunica con le altre cellule circostanti tramite dei pori chiamati Plasmodesmi. La parete cellulare è costituita da sostanze come pectina (macromolecole formate da polimeri di acido galatturonico, che possono essere legati anche a determinati zuccheri di cui il più frequente è l’arabinosio), e sostanza cellulosica (un polimero la cui unità elementare è il glucosio, che a seguito di modificazioni, da lignina, suberina... ).  La funzione della parete nella cellula vegetale è una funzione di protezione e conferisce alla cellula una determinata forma. La fibra alimentare è generalmente riferita a polisaccaridi non amidacei, ma vengono considerate spesso "fibra" anche sostanze non fibrose di ballasto alimentare (ad esempio pectina), oltre a sostanze non glucidiche che compongono le pareti delle cellule vegetali come lignina, esteri fenolici, cutina, materiali cerosi, suberina.

Quindi le fibre alimentari sono reperibili solo nelle cellule vegetali. Dove sono reperibili? in frutta, verdura, cereali integrali, legumi.

Fibre_3.png

L’importanza delle fibre alimentari è che pur non essendo digerite dal nostro apparato gastroenterico, svolgono funzioni molto interessanti. Per cui pur non potendo considerare le fibre alimentare come un nutriente, esercitano effetti di tipo funzionale e metabolico che la fanno ritenere un'importante componente della nutrizione umana. Ci sono due tipologie di fibre:

FIBRA SOLUBILE: pectine, gomme, mucillaggini, galattomannani
FIBRA INSOLUBILE: cellulosa, emicellulosa, lignina (non è un carboidrato)

 

Dal punto di vista funzionale non c’è differenza in quanto agiscono allo stesso modo, in maniera sinergica in quanto si trovano contemporaneamente in un alimento vegetale anche se con quantità diverse; non è un caso che i nutrizionisti o anche i gastroenterologi consigliano di mangiare fibre indistintamente siano esse solubili o insolubili, anche se hanno azioni diverse sul notro apparato intestinale. Per comodità non farò distinzione sugli effetti diversi esercitati da una fibra solubile e da una fibra insolubile in quanto le stesse se pur a concentrazioni diversi si possono trovare contemporaneamente in un alimento. Nella tabella a seguire si riportano alcuni valori medi delle fibre sia solubili che insolubili.

Quali sono quindi le proprietà annoverate alle fibre alimentari?

  • Aumento del senso di sazietà.
  • Capacita di trattenere l'acqua con effetti lassativi emollienti e miglioramento della motilità intestinale
  • Riduzione del rischio di tumore al colon.
  • Riduzione del rischio di malattie cardiovascolari.
  • Terapia in caso di diabete

Per citarne le più importanti!

Cerchiamo di capire perché alle fibre alimentari vengono annoverate tutte queste proprietà.

Senso di sazietà.

I ricercatori hanno cercato di capire quali sono gli alimenti che hanno il cosiddetto “Indice di Sazietà”, IS, o SI, dall'inglese Satiety index. L’indice di sazietà è un parametro che misura il senso di sazietà o pienezza a breve termine (entro due ore) dopo aver consumato  diversi cibi tramite l'assunzione di una quota isocalorica standard di 1000 kJ (equivalenti di 240 kcal circa).

Confrontando per es. due alimenti come il pane bianco o il pane integrale, quest’ultimo ha un indice di sazietà più elevato; se comparassimo una croissant con  le lenticchie, quest’ultime hanno un indice di sazietà più elevato. La risposta sta nel contenuto in fibre alimentari!

Come gruppo di alimenti, la frutta si colloca in cima, con un indice di sazietà mediamente maggiore di 1,7 volte, rispetto al pane bianco.

Si è visto scientificamente che alimenti ricchi di carboidrati e ricchi di proteine ono classificati come cibi più sazianti (studi effettuati da Susanne Holt). In generale si può dire che la ricerca scientifica si è sempre espressa nel riconoscere come più sazianti, i cibi a bassa densità energetica, ricchi di acqua e fibra (frutta e verdura), e i cibi proteici. Naturalmente più un alimento ha un indice di sazietà elevato minore sarà il desiderio di mangiare continuamente in quanto ci farà sentire più sazi!

Accanto al senso di sazietà se ne aggiunge un altro: effetto lassativo/emolliente e miglioramento della motilità intestinale.

Effetto lassativo/emolliente e miglioramento della motilità intestinale.

Cerchiamo di capire perchè ci da questo effetto lassativo ed emolliente oltre che un miglioramento della peristalsi intestinale.

Le fibre alimentari infatti a contatto con l’acqua si rigonfiano, questo perché dotate di una porosità per cui tra le maglie delle fibre si ha il trattenimento di acqua oltre che  di nutrienti. Questo è un aspetto molto importante in quanto favorisce due conseguenze:

1)    A livello del duodeno (parte di intestino che si trova subito dopo lo stomaco), dove avviene la maggior parte dell’assorbimento dei nutrienti, si ha un minor assorbimento in quanto le fibre creano una sorta di interferenza o una sorta di ostacolo ai diversi nutrienti, con il rislutato di una riduzione dell’assorbimento dei nutreinti.

2)    A livello intestinale crasso (quella parte di intestino subito dopo la parte dell’intestino tenue) aumenta la massa fecale ciò comporta una aumento di peso della stessa e quindi uno svuotamento più frequente (in altri termini andiamo più frequentemente in bagno)

Si può dire che fibre alimentari e evacuazione delle feci vanno a braccietto. Infatti nei soggetti che hanno difficoltà nella defecazione si raccomandano alcuni rimedi con sostanze come, crusca di cereali, seme di Psyllium, metilcellulosa, con l’effetto di aumentare il peso fecale, promuovendo una defecazione normale.

Quindi l’incremento del peso fecale aumenta con l' aumentare della fibra con una normalizzazione  della frequenza di evacuazione tendenzialmente 1 volta al giorno anziché  con una frequenza di 2-4 giorni. Naturalmente le fibre alimentari da sole non determinano l’aumento del peso fecale ma necessitano della presenza contemporanea dall'acqua che si lega all’interno delle maglie delle fibre dando un maggiore volume.

Non solo ma evitiamo che il nostro intestino diventi sempre più pigro. Per es. Molte persone sono costrestte a stare sedute per motivi di lavoro e questo è uno degli elemnti per cui l’intestino diventa pigro; oppure non so quanti di vopi ha osservato questo fenomeno; poichè al momneto dello stimolo stiamo facendo un attività che non possimoa rimandare, l’intestino diventa sempre più pigro per cui non riusciamo ad andare in bagno con una certa regolarità. Infatti una delle raccomandazionei che fornisco è: quando si ha lo stimolo andare in bagno, non avere fretta i nquatno l’intestino deve esser svuotato! Rinviare più volte significa favorire il cosidetto fenomeno della costipazione, ossia mancanza di movimento dell’intestino, dando come conseguenza il fenomeno della stitichezza con feci solitamente dure, secche, di piccole dimensioni, e difficili da eliminare, e solo le persone che soffrono di stitichezza sanno che significa soffrire di tale problema. Non parliamo di chi soffre di ragadi anali!

Pertanto quando nella nostra alimentazione giornaliera decidiamo di associare le fibre alimentari, succede che il colon (parte intestino che anatomicamente è in continuità con l’intestino tenue)  risponde alla massa più ampia e soffice dei residui prodotti dalla fibra, contraendosi e facilitando l’ espulsione del suo contenuto. La fibra di una dieta mista, i legumi e i prodotti a base di cereali interi e ad alto contenuto di fibra sono particolarmente efficaci nel promuovere la defecazione.

L’utilizzo nell’alimentazione costante di fibre può portare a favorire una defecazione normale. E’ bene precisare perché ciò funzioni, è necessario la contemporanea azione di: fibre+ acqua.

Infatti, come i gastroenterologi affermano, il colon rappresenta il regolatore per eccellenza dell’assorbimento dell’acqua. Per cui se contemporaneamente all’assunzione di fibre alimentari non assumiamo un adeguata quantità di acqua, si rischia di avere il problema opposto, ossia l’incapacità di defecazione in quanto le feci non risultano esser assolutamente morbide creando quindi una sorta di tappo (concedetemi questo termine per rendere meglio l’idea).

A tal proposito vorrei parlare dell’utilizzo delle mucillagini, dello psillium ma anche delle pectine, tra i più comuni rimedi alla stitichezza che troviamo in erboristeria.

La mucillagine è una delle sostanze prodotte dalle piante ma anche da alcuni microrganismi. La mucillagine è una glicoproteina polare appiccicosa, un esopolisaccaride. Si trova in diverse parti di quasi tutte le classi di piante, di solito in percentuali relativamente basse ed è frequentemente associata ad altre sostanze, come tannini ed alcaloidi. Una buona parte di mucillagine si trovano sulla parte esterna dei semi di psillium.

Lo Psillio (Plantago psyllium) è una pianta officinale appartenente alla famiglia delle       Plantaginaceae, diffusa nel bacino del Mediterraneo.Viene coltivata principalmente per i suoi semi che costituiscono un efficace ed innocuo lassativo naturale. I semi di Plantago psyllium hanno dimensioni di 2-3 mm, di colore giallo brunastro, caratterizzati da un rivestimento di mucillagine (6,5%, essenzialmente costituiti da xilosio, arabinosio, e acido galatturonico), insapori e inodori. La mucillagine contengono al contatto con l'acqua si rigonfia e aumenta di volume (vedi figura a seguire per l’aspetto dei semi).

Fibre_4.png

Il gel che in questo modo si genera nell'intestino aumenta il volume della massa fecale, ne ammorbidisce il contenuto e stimola meccanicamente la peristalsi (ossia movimento intestinale) facilitando così lo svuotamento e la defecazione. La mucillagine ha inoltre proprietà antinfiammatorie e lenitive sulla mucosa, è quindi indicata nelle coliti e nel colon irritabile. I semi di psillio vengono generalmente indicati per le stipsi croniche e non hanno effetti collaterali noti.

Ovviamente la raccomandazione è bere molta acqua con i semi di psillio in quanto il rivestimento in mucillagine dei semi è in grado di assorbire acqua fino a 25-30 volte in più del suo peso. Quindi il suo impiego come emolliente e lassativo meccanico va assunto con abbondanti liquidi.

Chi non conosce la Pectina, usata per esempio nell’industria dolciaria? La stessa viene utilizzata anche a scopi salutistici.

La Pectina è un polisaccaride insolubile contenuto nella parete dei vegetali, la troviamo nelle mele, pere, mele cotogne, agrumi, la fonte più ricca in assoluto è la pellicina bianca - detta albedo - che rimane attorno ai frutti degli agrumi dopo aver allontanato la buccia (consiglio sempre a chi mangia gli agrumi di evitare di togliere l’albedo proprio per avere un maggiore introito di pectina)

Le proprietà che la rendono utile nel campo dell'industria alimentare e in quella dietetico-farmaceutica sono grossomodo le stesse. Posta a contatto con l'acqua, infatti, la pectina forma una sorta di gel, rinforzato dalla presenza delle giuste quantità di acido e zucchero. A livello microscopico, si viene così a formare un reticolo tridimensionale, tra le cui maglie rimangono intrappolate molecole di acqua ed altre sostanze alimentari.

Le proprietà gelificanti ed emollienti della pectina sono utilissime per regolarizzare le funzioni intestinali. In presenza di diarrea, proprio come quando la marmellata e troppo liquida, la pectina aumenta la consistenza delle feci; invece, in presenza di stitichezza - purché accompagnata dalle giuste quantità di acqua - può favorire il transito intestinale, conferendo maggiore morbidezza alla massa fecale e distendendo le pareti coliche (importante stimolo alla peristalsi e all'evacuazione).

Come vedete anche in questo caso l’acqua è importante per favorire l’evacuazione delle feci!

Riduzione del rischio di tumore al colon.

Il colon, come detto precedentemente, è il tratto terminale dell'apparato digerente per molti vertebrati, più corto e con diametro maggiore rispetto all'intestino tenue. Diversamente dall'intestino tenue, il colon non assolve un ruolo fondamentale nell'assorbimento dei nutrienti, ma si occupa dell'assorbimento di acqua, sale e di sintetizzare, grazie al microbiota umano qui presente, alcune vitamine liposolubili essenziali, a partire dalle sostanze di scarto, prima che siano eliminate dall'organismo.

L’azione protettiva della fibra alimentare nei confronti del cancro del colon-retto è dovuto essenzialmente a:

1)    fibra insolubile: aumenta la velocità di transito, riducendo la concentrazione di sostanze potenzialmente citotossiche e citolesive e i tempi di contatto con la mucosa intestinale;

 

2)    fibra solubile: riduce il pH intestinale, ciò inibisce l'attività di microrganismi potenzialmente dannosi e favorisce la presenza di quelli benefici, diminuendo la concentrazione nell'intestino di molecole azotate citotossiche;

3)    butirrato: (un derivato della fibra alimentare che si forma nell'intestino crasso ad opera della flora batterica locale) infine, potrebbe modulare direttamente la replicazione e la differenziazione cellulare.

Per es. la crusca (parte delle cariossidi dei cereali, composta principalmente dalla base proteica e dalla mandorla che non vengono separati dopo molitura o prodotto dalla macinazione dei cereali separato dalla farina per setacciamento) e le fibre grezze vegetali combattono tutte le malattie del colon, perché permettono la proliferazione di determinati batteri che hanno dimora (stanzialità) proprio nel colon; la loro assenza favorirà le infiammazioni ed i cancri del colon ( meccanismo ormai studiato e dimostrato).

Se immaginassimo un alimentazione senza fibre alimentare, come la crusca e le fibre grezze, non avremmo la proliferazione di determinati microrganismi benefici ma favoriremmo la proliferazione di altri batteri che fanno fermentare le proteine, con produzione di parassiti e tossine che causano l’irritazione della mucosa interna del colon; di conseguenza possono verificarsi spasmi, infezioni, fino ad arrivare a gravi alterazioni ed intossicazioni della mucosa; si stabilisce in tal modo uno stato infiammatorio; ciò comporta una diminuizione della disintossicazione delle sostanze cancerogene presenti negli alimenti o prodotte dai batteri e quindi un incremento del rischio di cancri o di gravi malattie del colon.

Riduzione del rischio di malattie cardiovascolari

A livello intestinale, le pectine - che abbiamo visto essere pressoché indigeribile, quindi inassorbibile - intrappola una certa quota di acidi biliari, ostacolandone il riassorbimento e favorendone l'eliminazione con le feci.  Gli acidi biliari sono sintetizzati nel fegato e inclusi nella bile, la quale verrà secreta nel duodeno per facilitare la digestione e l'assorbimento dei grassi e delle vitamine liposolubili. La struttura base degli acidi biliari è il colesterolo, che dopo alcune reazioni viene trasformato in acido colico e acido chenodesossicolico,  i quali a loro volta possono condensare con un'ammina solforata, la taurina formando l'acido taurocolico e l'acido taurochenodesossicolico, oppure possono condensare con la glicina formando l'acido glicocolico e l'acido glicochenodesossicolico.

La funzione degli acidi biliari oltre a permettere l’emulsione dei lipidi hanno una azione batteriostatica (inibiscono la proliferazione dei batteri). Con l’ingestione delle pectine accade che gli acidi biliari vengono intrappolati con conseguente stimolo a produrre acidi biliari ex novo: risultato è che tale processo utilizza il colesterolo presente nell'organismo, questi prodotti riducono le concentrazioni di colesterolo LDL nel sangue, aumentando leggermente la frazione HDL. E' il caso delle resine sequestranti gli acidi biliari (Ezetimibe) ma anche della pectina, che ricopre pertanto un ruolo importantissimo nella prevenzione di aterosclerosi e malattie associate (cardiopatia ischemica, infarto miocardico, ictus, malattia arteriosa occlusiva periferica ecc.).

La metabolizzazione intestinale della pectina da parte della flora batterica residente, oltre a favorire la proliferazione dei germi benefici ed ostacolare indirettamente quella dei patogeni, origina acidi grassi a corta catena, che nutrono la mucosa intestinale e possono diminuire ulteriormente i valori di colesterolo LDL nel sangue.

Terapia in caso di diabete

Non se avete mai sentito un paziente diabetico (di tipo 1 o di tipo 2 non importa), ma in generale mangiano poca pasta, pane integrale sempre presente, possibilmente cereali integrali, frutta e verdura avendo cura di evitare di mangiare banane, kiwi, ciliegie mature, in quanto creano un rialzo glicemico post prandiale pericoloso. Si consiglia di mangiare la mela perché la mela è molto ricca di fibre. Cerchiamo di capire come le fibre come le pectine ma anche tutte le altre fibre alimentari possano contribuire ad un mantenimento dei valori glicemici costante senza creare degli sbalzi improvvisi (non si parla in questo caso di diabete scompensato dove ci sono molti fattori che intervengono).

Il meccanismo è molto semplice: dopo un pasto ricco carboidrati, senza fibre, l’organismo assorbe rapidamente i carboidrati.

Questo assorbimento rapido comporta una produzione di Insulina. L’insulina è il cosiddetto ormone ipoglicemizzante (poiché è dannoso per organismo un livello alto di carboidrati, viene prodotta l’insulina con il fine di abbassare i livelli ematici di carboidrati). Questa risposta eccessiva crea de i problemi in un soggetto diabetico in quanto se di tipo alimentare l’organismo non riesce a compensare la quantità di carboidrati che un individuo ha introdotto nell’organismo. Non solo ma, soprattutto quando si mangiano cibi molto ricchi in carboidrati come le merendine che diamo ai nostri figli, o che cerchiamo di mangiare, dopo poco tempo abbiamo voglia di mangiarne un'altra in quanto la risposta eccessiva di insulina  porta i valori ematici di glucosio a valori piuttosto bassi per cui sentiamo la necessità di mangiarne un altra e non ci sentiamo sazi. Per es. le aziende alimentari che sfornano molti prodotti da forno, aumentano la palatabilità del prodotto, ossia dopo averne mangiato uno sentiamo il desiderio di mangiare altre porzioni (kinder fette al latte, kinder bueno per citane solo alcuni). Le aziende alimentari hanno una missione: vendere il prodotto e fanno di tutto per farceli comprare. Come? Aumentando la cosidetta palatabilità. Chi ci guadagna da questa storia? Non certamente noi che ci rimettiamo salute e soldi.

La stabilità dei livelli glicemici è fondamentale nella prevenzione del diabete mellito di tipo II e dei trigliceridi.

Come agisce quindi una fibra alimentare nel dare stabilità ai livelli glicemici? Si può dire che le fibre alimentari (parliamo di fibre in questo caso insolubili) si frappone tra i micronutrienti e la superficie delle cellule intestinali impedendo di fatto un assorbimento rapido. La conseguenza è che modula l’assorbimento trattenendo tra le maglie delle fibre alimentari una certa quantità di zuccheri impedendo un assorbimento rapido con conseguente incremento di Insulina. Non solo ma gli zuccheri trattenuti vengono assorbiti comunque dalle cellule intestinali più lentamente per cui avvertiamo il senso di fame dopo un certo tempo e non in maniera rapida. Nei diagrammi a seguire possiamo vedere l’andamento della glicemia in relazione al tempo cun un pasto senza fibre ed uno con fibre.

Il risultato è sorprendente: la risposta insulinica risulta esser inferiori in quanto le fibre modulano l’assorbimento dei carboidrati.

Come affermano i diabetologi citando il professor Stefano Del Prato, presidente della Societa' Italiana di Diabetologia – la nostra alimentazione e' diventata più appetibile ma meno ricca di fibre. Quindi non solo mangiamo di più, ma mangiamo anche peggio, con il risultato che si ingrassa piu' facilmente e aumenta ancora di più rischio di obesita', diabete e malattie cardiovascolari''.  Insomma oggi noi non ci nutriamo ma ci alimentiamo.

Ovviamente con l’utilizzo di una dieta a base di cibi biologici (sopra tutto riso e tante verdure crude) e cibi integrali, copre il fabbisogno giornaliero, senza l’uso di integratori con crusca.

Per nutrirci costantemente di un apporto di fibre in accordo alle raccomandazioni dei LARN non è necessario ricorrere ad un'integrazione specifica, a meno che il medico o altri professionisti specialistici ne consiglino esplicitamente l'uso, ma è sufficiente un adeguato consumo di frutta e verdura (nel complesso almeno 5-6 porzioni al giorno), che oltre ad essere ricche di pectina contengono moltissime sostanze con attività sinergica. Ricavare 10 grammi di pectina mangiando due mele ed un'arancia al giorno è infatti una scelta assai migliore rispetto a quella di integrare un'alimentazione povera di vegetali con 20 grammi di pectina.

Attenzione è vietato il fai da te: se avete problemi rivolgetevi sempre ad uno specialista. Evitate di consultare riviste o internet in quanto lo specialista è l’unico che ha una visione a 360° delle problematiche che ciascun indviduo ha!

Quali sono pertanto gli alimenti ricchi in fibre?

Legumi secchi, Cereali, Crusca, Funghi secchi, Pane integrale, Pasta integrali, Farina d'avena, Farina integrale, Frutta secca, Castagne secche, Lamponi, Ribes, Cereali integrali, Crusca di grano, Orzo intero, Verdure, Radicchio rosso, Melanzane, Carote, Pera, Cipolla , Orzo perlato, legumi, Patate, Frutta secca, Albicocca, Mela, Riso integrale, per citarne solo alcuni.

In conclusione ci sono molti alimenti che possono fornire le fibre alimentare per cui prima di passare dalle erboristerie, sappiate che le fibre alimentari le troviamo in diversi alimenti. É chiaro che uno dei motivi per cui si ricorre all’erboristeria è: espressioni del tipo “non ho tempo per cui non possiamo fermarci, o anche perchè  cucinare le verdure o legumi richiede tempo che penso di non avere”; lo stesso meccanismo si crea quando desideriamo mangiare un pò di frutta o di verdura cruda, ma bisogna pulire, tagliare a fette, e questo costa tempo. Insomma quando decidiamo di riappropriarci del nostro tempo? anche se questo passa inesorabilmente?

Un modo per cercare di dare una svolta ai ritmi frettolosi e frenetici che l’attuale vita ci impone  pensiamo al fatto che gli alimenti contenenti fibre come quelli su citati, sono una ricchezza inesorabile che ci aiutano a prevenire per es. il diabete mellito II; a stabilizzare gli aumenti di trigliceridi nel sangue, evitando conseguenti problemi  cardiovascolari; a ridurre il rischio di cancro al colon o al retto; a migliorare la peristalsi intestinale e ad arricchire il nostro intestino di quei microrganismi buoni che contrastano la crescita di quelli che possono darci dei problemi.

Si può dire che con un consumo di non meno di 2 volte alla settimana di legumi, un introito di 2 volte al giorno di insalata, accompagnata dalla frutta, 2-3 volte al giorno, avremo un intestino meno pigro, i valori di glicemia saranno stabilizzati (mi riferisco naturalmente alle persone che non hanno scompensi diabetici), non si avrà un aumento di trigliceridi per le motivazioni dette precedentemente, evacuazione delle feci con una certa sistematicità, proliferazione di microrganismi buoni, tendenza a mangiare di meno in quanto raggiungeremo prima il senso di sazietà, e in ultima analisi una riduzione del rischio di tumori.

Insomma analizzando bene gli alimenti da mangiare settimanalmente o giornalmente, ci accorgiamo che sto parlando di quell’alimentazione che tutto il mondo ci invidia, ossia: “alimentazione mediterranea”.

Quello che non riesco a capire è perché abbiamo la tendenza al consumo del pronto all’uso e ad abbandonare l’alimentazione mediterranea, che tanto bene fa alla nostra salute.

 

FR. CAL.

 

Continuate a seguirci nei prossimi numeri, vi sveleremo qualcosa in più del misterioso autore di questi preziosissimi articoli!
 

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Rubrica di passioni letterarie

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Questo mese, per una pagina a caso ho pensato che forse sarebbe stata l’occasione giusta per prendere in mano non un libro qualunque (che poi non esiste un libro qualunque!), ma un libro speciale, un libro che non contiene parole, ma quella che per molti é la Parola.
Personalmente sono in cerca. In cerca di ciò che a molti è dato di avere, come un dono, un’illuminazione. Parlo della Fede. Scegliere di aprire i Vangeli è una scelta meditata. Nasce dall’idea che ciascuno di noi, ateo o credente che sia, abbia la possibilità di leggere parole importanti. Parole, appunto, in grado di trasferire la Parola.
Non sarei mai stata in grado di scegliere una pagina. Per questo ho chiesto aiuto a una persona importante in AM Instruments, Padre Luca, il nostro faro spirituale.
Vi riporto fedelmente la nostra corrispondenza. Questo vi darà  anche l’idea di come sia semplice a volte comunicare attraverso la parola di cui parla Padre Luca, una parola comune, fraternizzante e creativa.


Caro Padre Luca, come stai?
Piombo come una cometa!
Vorrei chiederti una cosa speciale per questo Natale che arriva. Sai che su Warp, la nostra blogletter, ogni mese sulla rubrica "Una pagina a caso" parlo di un libro. Non faccio critica letteraria, piuttosto riporto pagine che siano in grado di dare il senso di quella scelta, e portare chi legge ad apprezzarla.
Questo mese, pensando a un libro da scegliere, mi sono detta: ma come, il libro dei libri, o almeno il suo diretto discendente, e ho pensato ai Vangeli. Lo so che forse ti chiedo l'impossibile. Sarai impegnatissimo. Ma mi piacerebbe che tu scegliessi un passo del Vangelo e lo commentassi. Mi piacerebbe per tanti motivi. Non voglio redimere i nostri lettori, o seguire l'enfasi natalizia, ma sarebbe bello se qualcuno decidesse, dopo averti letto, di riprendere in mano quel testo. Tornare a leggerlo con semplicità .
Ti ringrazio in anticipo per la tua attenzione e aspetto di sapere se avrai tempo per noi:)

Ovviamente Padre Luca il tempo l’ha trovato subito!

Ecco la sua risposta. E’ una risposta articolata, in cui ogni momento, ogni frase, porta con se un senso profondo di cui spero possiate godere.

“Quello che mi chiedi, carissima, è una opportunità   per fare gli auguri di un S. Natale a tutta la  "Nostra Famiglia".    La frase che riassume tutti i Vangeli, che li spiega, che da la chiave di lettura.....  è : “....  e il Verbo (la Parola) si è fatta carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”.   La grande avventura di quei piccoli libri sta tutta qui.  Una Parola.  Abbiamo bisogno di comunicare attraverso una Parola comune, ma che sia anche una parola concreta e creativa che rinnova continuamente noi stessi e il nostro prossimo con noi.    
Ti ho mandato una pagina scritta da un ragazzo che collabora in clinica.

Lui la frase che abbiamo preso in considerazione dei Vangeli e che li riassume l'ha vista così.   
".... E IL VERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI "
I puntini e la congiunzione  "e" riassumono tutta la storia dell'uomo fini a quel momento, tutto ciò che è avvenuto prima di quella data ben precisa.
"Il verbo"   Verbum in latino,  Logos in greco, in italiano Parola.  Questa  parola non e' una parola statica come sono le nostre di parole, ma e' una parola dinamica nel senso che crea un movimento e concretizza quello che dice.  E' una parola che crea ... nell'amore.   E' un concetto molto difficile da tradurre per noi che siamo troppo legati alla concretezza delle cose e ne tralasciamo l'anima.
"Si fece carne"   vuol dire che ha preso su di se tutto la nostra umanità con i suoi pregi e i suoi difetti e le sue contraddizioni.....
"Venne ad abitare in mezzo a noi"   ha intrapreso la nostra avventura in questo mondo divenendo un punto di aggregazione, di riferimento per un nuovo cammino della storia dell'uomo con quelle caratteristiche che ha il Verbum.  Gli uomini dovrebbero essere ri-creati da questa Parola attiva,  sentire la forza di amare e creare  continuamente quella "Bellezza" che permette alla nostra vita di essere  veramente umana.
Vedi:    i Vangeli raccontano questa avventura così nostra e nello stesso tempo così diversa, così umana e anche così divina.......  
Tu ora di a tutti i nostri amici che lì, in quei Vangeli, c'e' tutta la storia dell'umanità scritta con caratteri un po' diversi, si tanto diversi, ma anche tanto belli.  
Ciao e un augurio grande
                                                     il padre Luca


CALEIDOSCOPIO

Capodanno in musica

A Roma saranno i Fori Imperiali ad ospitare il mega concerto. Sul suggestivo palco a lato di Piazza Venezia e con il Colosseo sullo sfondo si esibiranno Malika Ayane, Nina Zilli, Daniele Silvestri, J-Ax, Chiara Galiazzo e Niccolò Fabi. Il programma non è ancora completo ed è possibile che qualcuno dei cantanti sopracitati si esibisca a Piazza del Popolo, altra storica piazza romana nella quale verrà organizzato un programma alternativo.

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A Milano vi sarà una grande festa in Piazza Duomo con tanta musica dal vivo. Anche in questo caso il programma è da confermare. Quello provvisorio prevede che la festa inizierà alle 20 con la musica live delle band emergenti della scena musicale milanese mentre alle 22 toccherà ai big scaldare il cuore della piazza. Ma non vi saranno solo cantanti: comici, artisti, personaggi noti della tv e del mondo artistico si avvicenderanno per festeggiare insieme a tutti coloro che vorranno dare l’addio al 2013 e il benvenuto al 2014. Appuntamento inoltre da non perdere a Piazza Affari tra le 22.30 e le 23 con i giochi di luce e “La notte degli elementi” con acrobati e ballerini del circo.

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A Napoli  il concerto, o meglio, i concerti di Pino Daniele “Napule è – tutta n’ata storia” si terranno al PalaPartenope il 28, 29, 30 dicembre e 4 gennaio. E sul palco saliranno anche tanti amici e ospiti del cantante partenopeo come Gigi De Rienzo, Eugenio Bennato, gli Almamegretta e Jenny Sorrenti. A teatro vi saranno inoltre gli spettacoli di Alessandro Siani, Biagio Izzo.


WARP ATTACK

il canto di Natale di Warp Attack

E’ Natale, e forse dovremmo sorridere come le strade illuminate e gli alberi stellati di comete. Ma questo è Warp Attack, e in questo recinto si può pensare al Natale in modo diverso.

In questo recinto possiamo anche decidere di fermarci un istante e riflettere su chi a Natale non avrà la compagnia che gli spettava, come la madre di Yara e di Giovanna, e di Chiara e di mille altre che hanno nomi da riempire una rubrica dalla A alla Z.


Il programma Blob di RaiTre ha prodotto un cortometraggio. Quando l’ho visto sono rimasta colpita dalla sua forza, dall’impatto generato dalle parole, dai volti, dalla musica. Forse non è esattamente un canto natalizio. Ma è musica che non dovremmo dimenticare. E’ il canto di Natale di Warp Attack.


NO COMMENT

L'immagine del mese

Un'immagine dal sapore natalizio. La galleria Vittorio Emanuele II addobbata a festa. Dati di scatto: f/5,6, 1/20 sec., ISO 800, focale 20mm. Immagine di Luca Camillo (lcamillo[at]aminstruments.com)


AM KIDS

Stop Homophobia

Immagine di Davide Bottazzi, classe '98

Un ultimo colpo, allo stomaco. Poi udì dei passi allontanarsi.

Finalmente... pensò.

Il corpo le doleva terribilmente. Non sentiva più niente, ma allo stesso tempo sentiva troppo.

Non sentiva più la sua vita, la sua dignità; non sentiva più la felicità, la speranza.

Ma sentiva chiaramente il dolore, le lacrime, la tortura che le toccava subire sempre più frequentemente.

Lo stomaco bruciava, la schiena pulsava, e non cercò neanche di indovinare quanti lividi ci avrebbe trovato sopra.

Sentiva il sapore del sangue in bocca, misto al salato delle perle che rotolavano giù dai suoi occhi, sulle guance.

Provò ad aprire gli occhi, anche se sapeva che il nero che li contornava lo avrebbe reso faticoso.

Mosse un braccio.

Una fitta.

L’altro.

Un’altra fitta.

Tremante, si mise in ginocchio, cercando di ignorare le urla di dolore che il suo cervello cercava, invano, di far arrivare alla sua bocca.

Sputò un grumo rosso di saliva.

Si appoggiò alla ringhiera del piccolo cancellino a fianco a lei e si tirò in piedi.

Un capogiro la travolse, costringendola ad una presa più ferrea sulla sbarra arrugginita.

Alzò la testa e spostò di lato una ciocca di capelli corvini.

Il sole, alto nel cielo, rispecchiava l’esatto opposto di come si sentiva in quel momento, e i suoi raggi dorati la riscaldavano in modo quasi nauseante.

Si portò una mano davanti agli occhi, per poter vedere più chiaramente.

Osservò le porte chiuse, poco distanti da lei; decise che, per quel giorno, avrebbe saltato la scuola. L’ultimo anno di liceo non era poi così importante, in fondo...

Spinse le mani nelle tasche dei jeans, sporchi e rovinati, e prese a camminare.

La gente che le sfilava accanto la osservava in modo sconcertato; ma a lei non importava.

Non era purtroppo la prima volta che succedeva, e si chiese come fosse possibile che le persone che le stavano intorno non ci avessero ancora fatto l’abitudine a vederla ridotta così.

Dovevano farci l’abitudine, come aveva fatto lei.

Raccattò il vecchio lettore mp3 dalla borsa di scuola, che poi abbandonò dove le capitò; non c’era dentro niente di importante, comunque, pensò.

Infilò le cuffiette nelle orecchie e fece partire la riproduzione casuale.

Neanche le importava che canzone ascoltasse, voleva solo isolarsi, smettere di sentire i sospiri, le risate, le parole che la investivano in continuazione.

Alzò il volume al massimo; l’udito era l’unica cosa del suo corpo ancora intatto, tanto valeva rovinare anche quello.

Camminava incessantemente, senza fermarsi, nonostante la stanchezza; una stanchezza pesante, che non comprendeva la sola fatica fisica. Era stanca di lottare, stanca di resistere, stanca di vivere.

Cosa c’era di sbagliato in lei?

Era una domanda che si ripeteva da molto, troppo, tempo.

Probabilmente non c’era niente di sbagliato in lei, erano le persone sbagliate che pensavano ci fosse qualcosa.

Sospirò.

Volse lo sguardo alle casette a schiera che le passavano silenziosamente – o forse no? Non poteva sentire niente – accanto, ma non si rese conto di dove davvero era finché non si trovo di fronte alla porta in quercia che tante volte aveva varcato, durante i momenti difficili.

Spense la musica, concedendosi invece di sentire il suono stridulo del campanello.

Passarono pochi secondi prima che una giovane donna, sulla ventina, aprisse la porta.

Come vide le condizioni della ragazza di fronte a lei, si porto le mani alla bocca, in segno di stupore.

Gli occhi le si riempirono di malinconia e successivamente allargò le braccia.

La ragazza, ancora in piedi sull’uscio, sentì le lacrime che si battevano per tornare a scorrere sulle guance violacee.

Si gettò in quel caldo e accogliente abbraccio, e, prima che se ne potesse accorgere, stava singhiozzando.

Non ci fu nessuno scambio di parole tra le due. Non serviva. Solo qualche carezza e, poi, un tenero bacio a fior di labbra.

Bastò quello a far illuminare la più piccola.

Bastò quel bacio a farle tornare la forza per resistere, per combattere.

Sì, avrebbe combattuto. Avrebbe combattuto fino alla fine, fino a che non avesse ottenuto i diritti che le spettavano.

Lo avrebbe fatto per stare con la persona che amava, per poter camminare tenendola per mano, senza ricevere sguardi ammonitori; lo avrebbe fatto per avere una vita migliore!

E ce l’avrebbe fatta, perché l’amore della sua fidanzata era tutto ciò di cui aveva bisogno per andare avanti.

 

...Stop Homophobia.

 

Di Emma Belletti, classe '99. 

Per contattare Emma e Davide scrivi a warpamkids[at]aminstruments.com


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia e Babbo Natale ai tempi dei traslochi

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Caro Babbo Natale,

 

ti ricordi di me? Sono Ortensia, Ortensia Malincuore.

Dovresti ricordarti di me, mi hai anche risposto! L’anno scorso mi dicesti che non dovevo avere paura. Io ne ho ancora, a dire la verità, ma sono stata molto coraggiosa quest’anno. Ne sono successe di tutti i colori. Nero, come il giorno del mio licenziamento dal laboratorio di ricerca. Rosso, come le mie guance il giorno della mia nuova assunzione in AM Instruments. Giallo come il sole dei giorni in cui il vento spazza via la nebbia, e dalla finestra del mio ufficio riesco a vedere perfino le Alpi. Marrone, come gli scatoloni che sto riempiendo adesso, perchè a giorni ce ne andremo da questo posto. Abbiamo unanuova sede, a Limbiate. Per questo approfitto per ricordarti che i regali dovrai recapitarli lì, in Via Isonzo, 1/C, mi raccomando. Vuoi la mappa? Le renne ce l’hanno il navigatore? In caso negativo, eccola qui.

Ora che ho fatto tutte le comunicazioni di servizio, passiamo al sodo. L’anno scorso ti chiesi una cosa per regalo, una cosa fuori dal comune. Ma in fondo sei Babbo Natale, hai i tuoi agganci. Ti chiesi di mandarmi un’illuminazione, qualcosa che mi facesse fare una scoperta di quelle memorabili, nel mio laboratorio. Una scoperta che cambiasse le sorti della ricerca. Ecco, a pensarci bene, mi hai accontentato. Non ho scoperto nulla di speciale, non ne ho avuto il tempo. Mi hanno cacciata troppo presto. Così ho pensato a una nuova prospettiva da cui guardare il mondo. In fondo di scoperte nel 2013 ne ho fatte parecchie. L’unica differenza è che non sono state fatte all’interno di un laboratorio di ricerca. Le ho fatte fuori, nel mondo. E sono scoperte che hanno rivoluzionato la vita, la mia.
Ho scoperto che a cercare in un’unica direzione ci si perde, più che a cercare in mille. Ho scoperto che un’unico punto di vista ti fa vedere solo una piccola inquadratura, un tassello di un puzzle enorme, di cui perdi la bellezza se non apri lo sguardo. Ho scoperto che a cercare da soli non c’è gusto. Perchè quando trovi quel che cerchi ed esulti, nessuno è là accanto a esultare con te. Ho scoperto che in giro per il mondo ci sono matti di tutti i tipi e che la loro follia quando si trasforma in creatività, fa più scoperte del CNR.
Ho scoperto che ci sono persone che cantano quando lavorano, e lavorano mentre cantano.
Quindi Babbo Natale, tu hai fatto il tuo lavoro. Così ho pensato che dovevo ripagarti con qualcosa. Dimmi quello che vuoi e io farò in modo di fartelo avere, lassù al Polo.
Non so, un servizio di sanitizzazione SixLog iHp per togliere quella contaminazione da renne pelose che ti dormono accanto? Un MyFog per mettere a fuoco l’aurora boreale? O magari dei sacchetti prodotti in camera bianca, così i tuoi regali possono arrivare belli lindi e pinti nelle mani innocenti dei bambini. O uno spazzolone superaccessoriato con cui far lustrare il pavimento dai tuoi folletti!

Insomma, qui in AM Instruments ne abbiamo per tutti i gusti, quindi non fare complimenti. Il nostro servizio di consegna è affidabile e rapido. Ma se non ti fidi posso mandarti uno dei nostri agenti. Magari ti mando Gaetano dalla Sicilia, lui la neve la vede solo sull’Etna!

Allora, caro Babbo Natale, grazie, grazie per quest’anno pieno di scoperte.
Ora vado a finire i pacchi. Dal 21 Dicembre si comincia, e dal 7 Gennaio sarò nuovamente operativa nel mio nuovo ufficio di Limbiate. Fammi sapere la tua lista dei desideri.

Un abbraccio
Ortensia


La storia di Ortensia Malincuore continua sul prossimo numero di WARP. Se non sei già nella nostra lista:

 

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