WARP #67 - Dicembre 2018

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


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TOP NEWS

Confezionamento personalizzato Pharmaclean® - leggi

PASSWORD

La parola d'accesso di questo numero è "Gratitùdine" - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: "Mandolin’ Brothers" - leggi

UNA PAGINA A CASO

“Franco Arminio” - leggi

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Speranza - leggi

WARP ATTACK

Perdóno - leggi

CI PIACE! (+1)

Solidarietà - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

Leggerézza - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia e i pacchi di Natale - leggi


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TOP NEWS

Confezionamento personalizzato Pharmaclean®

Ma se ci pensassimo noi a impacchettare i vostri doni di Natale?

PHARMACLEAN OFFRE UN SERVIZIO CONTO TERZI DI CONFEZIONAMENTO PERSONALIZZATO

IL SERVIZIO È SVOLTO IN AMBIENTE CLASSIFICATO DA PERSONALE QUALIFICATO IN CONFORMITÀ CON LE PROCEDURE OPERATIVE CONCORDATE CON IL CLIENTE E LE LINEE GUIDA GMP

Sebbene la gamma di indumenti, materiali di consumo e strumenti a disposizione per le operazioni in cleanroom siano notevolmente aumentati nel corso degli anni, esistono ancora fasi di processo in cui è necessario portare oggetti in ambiente controllato che non sono disponibili commercialmente nel confezionamento adeguato. Preparare prodotti in base alle

specifiche esigenze delle differenti classi ambientali può costare tempo prezioso in produzione. Con un aggravio di costi economici non indifferente a carico del cliente.

Attraverso l’esternalizzazione di questa attività preliminare il cliente pharma raggiunge una maggiore efficienza produttiva.

I VANTAGGI DELL’ESTERNALIZZAZIONE DEL CONFEZIONAMENTO

  • risparmio del tempo sottratto ai cicli produttivi

  • prodotti personalizzati secondo le piu’ specifiche esigenze

  • sicurezza GMP

  • confezionamento in ambiente a contaminazione controllata conforme alle cgmp

Servizio Pharmaclean

Ogni richiesta del cliente viene discussa con il supporto del nostro QA, definendo i flussi operativi ed eventuali test di verifica e rilascio al fine di offrire un servizio GMP-oriented e in accordo alle specifiche richieste dei clienti stessi.

  • decontaminazione, riconfezionamento e sterilizzazione di articoli in conto lavorazione in singolo, doppio e triplo imbusto

  • assemblaggio e confezionamento kit

  • confezionamento di materiali e consumabili all’interno di Beta bags Getinge-La Calhène

  • personalizzazione dei formati e delle misure

  • possibilità di sterilizzazione a raggi Gamma

  • validazione del processo d’irraggiamento in accordo a: ISO 11137, ISO11737 ed esecuzione Test di sterilità in accordo alla EUPh 2.6.1

  • certificazioni allegate

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Cosa facciamo in Pharmaclean?

Produzione e confezionamento di articoli dedicati alle aree a contaminazione controllata

Aggiunta di confezionamenti esterni per consentire l’ingresso di materie prime in ambienti classificati nel rispetto delle cGMP

Assemblaggio di kit pronti all’uso di prodotti e strumenti per potenziare l’efficienza delle operazioni

Confezionamento personalizzato di indumenti per accedere ad aree classificate

ALCUNI ESEMPI?

  • Guanti

  • Indumenti singoli e in kit con acccessori

  • Occhiali

  • Coperture per spazzoloni

  • Panni

  • Flaconi di ogni forma e grandezza

  • Kit di pulizia e manutenzione

  • Nastri, penne, carta e articoli da cancelleria, singolarmente o in kit

  • Sacchetti

  • Beta bags

  • Fogli e rotoli in LDPE

  • Tamponi

  • Tubi singoli e in kit

  • Vassoi

  • Piastre

  • Vetrini da microscopio

  • Fiale e tappi

MATERIALI E LAVORAZIONE

Tutti i confezionamenti vengono eseguiti in materiali di altissima qualità: Tyvek®, LDPE.

Le chiusure possono essere di diverse tipologie:elastico, laccio, termosaldatura (con rimozione dell’aria in eccesso)

Tutte le confezioni sono di facile apertura

QUALITA’ GMP

Un QA certificato segue tutte le fasi di lavoro assicurando piena rispondenza alle norme GMP.

La nostra cleanroom, certificata ISO 9001:2015, allega ad ogni pordotto certificati di:

  • Conformità

  • Sterilità

  • Scheda tecnica del prodotto fornito


CALENDARIO 2019

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PASSWORD

"Gratitùdine"

gratitùdine s. f. [dal lat. tardo gratitudo -dĭnis, der. di gratus «grato, riconoscente»]. – Sentimento e disposizione d’animo che comporta affetto verso chi ci ha fatto del bene, ricordo del beneficio ricevuto e desiderio di poterlo ricambiare (è sinon. di riconoscenza, ma può indicare un sentimento più intimo e cordiale): avere, sentire, nutrire g. per (o verso) qualcuno; serbare, mostrare g. a qualcuno; g. sincera, profonda; atto, manifestazione, segno di gratitudine.

(Cit. Treccani)

Nel significato della parola, un termine più di ogni altro mi colpisce: ricordo.

Il ricordo del beneficio ricevuto è l’unica chiave che apre la porta della riconoscenza.

Eppure capita a tutti noi di fare del bene e non riceverne, e capita a tutti noi di riceverne e non averne memoria.

Non è un caso che la saggezza antica attraverso la voce di mia nonna ripeteva sempre: fai il bene e dimentica. Dimenticare il bene fatto non ha solo un senso prettamente etico relativo al non quantificare il bene, al darsi senza risparmio e senza interesse. Il significato risiede a mio avviso anche nel non nutrire aspettative di riconoscenza da parte di chi ha ricevuto il nostro sostegno.

Dare. E’ una parola semplice, ma un’azione difficile. Dare senza aspettarsi nullla in cambio lo è ancora di più, per noi comuni mortali. A volte il non aspettarsi nulla diventa disincanto, a volte frustrazione, a volte cinismo. Eppure sarebbe così facile esercitare la memoria e conservare gelosamente il ricordo di un bene ricevuto. E non solo per ripagare l’altro del proprio sacrificio, ma per noi stessi, in senso quasi egoistico, per confermare a noi stessi che qualcuno in un istante della propria esistenza ci ha scelto come destinatario di qualcosa di buono: una conferma meravogliosa per noi stessi.

Il Natale è il momento del dono. Nel dono è insito disinteresse e gratidutine.

Forse è il momento più opportuno per esercitare la nostra memoria e offrire agli altri un segno di gratitudine.


CLEAN MUSIC

Mandolin’ Brothers

Si dice che nella fascia tra Parma e Modena viva la più folta comunità di bluesman italiani. Evidentemente l’influenza del fiume e della terra che, nelle serate d’inverno, si trasforma in una landa nebbiosa ha portato il sentimento blues anche un po’ più a monte, nella provincia di Pavia, dove si svolgono concerti sulle chiatte che tanto ricordano i locali in riva al Mississippi Louisiano.

In questo contesto nascono i Mandolin’ Brothers, una band italiana specializzata in roots rock, il genere musicale che racchiude vari stili nati in america che vanno dal Rock and Roll, al country e al blues.

Il gruppo si forma ufficiosamente nel 1979 a Voghera, ma la coppia Jimmy Ragazzon e Paolo Canevari si conosce dal 1967, da quando Jimmy si presenta a casa di Paolo tenendo sotto il braccio una copia dell’ottavo disco dei Beatles Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band.

Circa 10 anni più tardi si ritrovano insieme su un palco per come supporter della Treves Blues Band a salvare un concerto che stava naufragando.

La prima vera formazione dei Mandolin’ Brothers si compone nel 1981. La loro musica riprende tipicamente dei classici del rock e del blues.

Agli inizi degli anni ’90, dopo diverse esperienze, l’introduzione della fisarmonica, delle tastiere ed il reinserimento del mandolino, avvicinano la band alle sonorità che ancora oggi la contraddistinguono: il roots rock.

In più di trent'anni di attività live la band ha accumulato centinaia di concerti tra cui alcuni negli USA.

Gli album all’attivo per i Mandolin’ Brothers sono quattro, ma tra i lavori più significativi vi segnalo senza dubbio ‘Moon Road’.

L’album è stato registrato ad Austin, in Texas, negli studi di Merel Bregante, un grandissimo batterista americano che negli anni '70- '80 ha suonato in band da sette milioni di dischi e che ora è uno dei più importanti produttori della roots music americana. In America i Mandolin ci arrivano grazie alla vittoria delle selezioni italiane per partecipare all'International blues challenge, una sfida tra gruppi musicali che si svolge ogni anno a Memphis.

Nell’album Moon Road è contenuto anche una breve traccia video con alcune immagini semplici, un ricordo delle strade percorse.

Nel 2014 esce l’album ‘Far Out’, un perfetto equilibrio tra scrittura e musica segno della costante maturazione avvenuta negli anni. Il brano ‘Come On Linda’, firmata a cantata in coppia da Ragazzon e Rovino, è il singolo roots rock per antonomasia che non può non ricordare i viaggi sulle interminabili strade e paesaggi americani.

Nel 2016 Jimmy Ragazzon si prende una piccola pausa dal gruppo per produrre un disco solista dal titolo ‘Song Bag. La significativa copertina del disco rappresenta una valigia e una vecchia chitarra indicanti la saggezza e il tempo vissuto, insomma una sorta di racconto dove si cerca di tirare un po’ le somme.

I Mandolin’ Brothers restano uno dei più longevi gruppi italiani provenienti dalle risaie della bassa del Ticino che ha realizzato lavori superbi. La speranza è che questa musica non resti confinata ad una nicchia di appassionati in quanto le sonorità dei Mandolin’ Brothers hanno poco da invidiare alla musicalità di ben più celebrate formazioni d’oltreoceano.


UNA PAGINA A CASO

“Franco Arminio”

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AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Speranza

speranza s. f. [der. di sperare1, sull’esempio del fr. ant. espérance]. – 1. a. Sentimento di aspettazione fiduciosa nella realizzazione, presente o futura, di quanto si desidera: nutrire, accarezzare, concepire una s.; gli sorride, lo sorregge, lo sostiene la s.; infondere s.; la s. è svanita, è venuta meno, è morta; tutte le nostre s. sono ormai crollate; abbandonare, perdere, togliere ogni s.; far rinascere la s.; con la stessa reggenza del verbo sperare: ha s. di vincere, di riuscire, di guarire; ha rubato con la s. (nella s.) di farla franca; Senza s. di sapere mai Cosa stato sarei più che poeta Se non m’avesse tanta morte Dentro occluso e divorato (Dario Bellezza); mi sostiene la s. che le cose possano accomodarsi; c’è speranza (ci sono speranze) che si salvi; con un compl. di specificazione: ha perso ogni s. di riuscita; non c’è più s. di salvezza, di scampo; con la determinazione di aggettivi: c’è poca, molta s.; esiste una debole s.; Ma pur seguendo sua vana speranza, Pervenne in un fiorito e verde prato (Poliziano); ci sono poche s., non ci sono s., non c’è più speranza, e sim., con riferimento a malato grave che non ha possibilità di sopravvivere; in espressioni limitative: ho una mezza s. di riuscire; c’è, o ci rimane, ancora un filo di s.; in usi assol.: finché c’è fiato, o vita, c’è s. (prov.); la s. è l’ultima a morire (frase prov.); Mentre che la s. ha fior del verde (Dante); Lasciate ogne s., voi ch’intrate (Dante); avea sul volto Il pallor della morte e la s. (Foscolo); il simbolo della s., l’àncora; il colore della s., il verde; oltre ogni s., di tentativo fatto senza fiducia di riuscita, o che si è risolto favorevolmente, in modo del tutto insperato. b. Più genericam., fiducia nell’avvenire, nella buona riuscita di qualcuno o qualcosa: aprire il cuore alla s.; amare qualcuno senza s.; un giovane pieno di speranza nel futuro; finalmente ha ritrovato la s.; ant., essere di perduta s., di persona che non lascia sperare bene di sé: ma quasi matto [=stolto] era e di perduta s. (Boccaccio); al plur.: vivere, pascersi di speranze; un giovane, o una ragazza, di belle s., che appaiono destinati a un brillante avvenire. c. Nella morale cattolica è, insieme con la fede e la carità, una delle tre virtù teologali (v. virtù, n. 1 b, e teologale). 2. Con sign. concr.: a. Persona, o cosa, in cui si ripongono le proprie aspettative: il nuovo sindaco è la s. del paese; tu sei la mia ultima s.; l’intervento chirurgico è la sua unica speranza; rivolgendosi alla persona amata: Dove, s. mia, dove ora sei? (Ariosto). In partic., persona che inizia un’attività, spec. artistica o sportiva, dando ottimi risultati e facendo sperare bene di sé: una s. del tennis, del cinema; le giovani s. della narrativa italiana.

Qusti versi, per me, più di ogni dizionario, significano la speranza.

Può morire il desiderio, e

l’uomo essere ancora

un luogo dove la pioggia

si incontra con il sole

meraviglia che non accetta dolore

come in un albero

invernale.

D.H. Lawrence


WARP ATTACK

Perdóno

perdóno s. m. [der. di perdonare]. – 1. a. L’atto di perdonare, il fatto di esser perdonato: chiedere, domandare p.; implorare, impetrare, ottenere il p.; dare, concedere, rifiutare il p.; ti chiedo p. del male che ti ho fatto; essere degno del p., meritevole di perdono; sono misfatti che non meritano il p.; la miglior vendetta è il p. (prov.); si degni di farmi portare un pane, perché io possa dire d’aver goduto la sua carità, d’aver mangiato il suo pane, e avuto un segno del suo p. (Manzoni; e pane del p. viene poi chiamato nel romanzo questo pane, che il padre Cristoforo tiene sempre con sé).....

Ho omesso volutamente il significato giuridico e religioso della parola perdono, per porre l’attezione su un senso più intimo ed esperenziale. Per questo voglio citare una piccola storia che il grande psicanalista James Hillmann cita nel suo “Puer Aeternus”.

“Un padre, volendo insegnare al figlio ad essere meno pauroso, ad avere più coraggio, lo fa saltare dai gradini di una scala. Lo mette in piedi sul secondo gradino e gli dice: “Salta, che ti prendo”. Il bambino salta. Poi lo piazza sul terzo gradino, dicendo: “Salta, che ti prendo”. Il bambino salta. Poi lo mette sul quarto gradino, dicendo: “Salta, che ti prendo”. Il bambino ha paura ma poiché si fida del padre, fa quello che il padre gli dice e salta tra le sue braccia. Quindi il padre lo sistema sul quinto, sesto e settimo gradino dicendo ogni volta: “Salta, che ti prendo” e ogni volta il bambino salta e il padre lo afferra prontamente, continuando così per un po’. A un certo punto il bambino è su un gradino molto alto, ma salta ugualmente, come in precedenza; questa volta però il padre si tira indietro, e il bambino cade lungo disteso. Mentre tutto sanguinante e piangente si rimette in piedi, il padre gli dice: “Così impari: mai fidarti di un ebreo, neanche se è tuo padre”.

Alla prima lettura di questo saggio provai un gran senso di rabbia per quel tradimento paterno. Perché bisognerebbe insegnare ad un bambino a non fidarsi? Dove vuole portarci l’autore raccontandoci questa storiella apparentemente molto cinica?

Hillman affronta in questo breve saggio il tema del tradimento. E cosa significa essere traditi dal proprio padre? E che attinenza c’è con il perdono?

Ogni esperienza di intimità, per esempio l’amore o l’amicizia, è una occasione di ritorno a quella situazione di fiducia originaria che solo pochi rapporti contengono quasi per legge di natura. Il tradimento di questa fiducia originale è un’occasione unica nell’esistenza di ciascuno di no. E’ lo stimolo creativo presente nel tradimento stesso, perchèl’individuo tradito deve trovare il modo di risorgere, fare un passo avanti dandosi da sé un’interpretazione dell’accaduto. Per risolvere un problema, infatti, ci vuole un tipo di pensiero di ordine superiore. Si tratta di rispondere al tradimento con un “dono” e non con un calcolo.

E il “per-dono” può solo arrivare da una “grande mente” per usare una metafora presa in prestito dalla filosofia zen, dal punto di vista di chi non ragiona come il burocrate, ma è connesso, radicato alla sorgente dell’essere che è “amore” e riesce a concepire la gratuità e il senso della grazia. Questo perché “quando l’io è stato offeso non può perdonare solo perché ‘dovrebbe’ […] L’io rimane vitale solo grazie al suo amor proprio, al suo orgoglio e senso dell’onore. Non posso perdonare direttamente, ma solo chiedere, o pregare, che i peccati siano perdonati. A volte, desiderare che il perdono arrivi e attendere che arrivi è l’unica cosa che possiamo fare.  Per chi non ha provato che cosa vuol dire essere umiliati o essere offesi nel profondo, perdono e umiltà sono solo parole.”

Per chi è stato condotto, come quel figlio entusiasta, di gradino in gradino a saltare da una posizione sempre più alta, in un punto in cui la fiducia era massima, con il tradimento si aprono le porte alla propria ombra: negazione di sé, difese paranoidi (cioè proiezioni sull’altro della propria delusione e rabbia), cinismo e vendetta.

Ed è proprio in questa prospettiva che il perdono e il ritrovamento della fiducia acquistano il loro senso pieno, la loro possibilità di esistere, perché senza tradimento non esisterebbe il perdono. Perdonare “non equivale a dimenticare, ma è il ricordo del torto subito, trasformato all’interno di un contesto più vasto, ovvero, come ha detto Jung, il sale dell’amarezza trasformato nel sale della saggezza”.

“Senza l’esperienza del tradimento, né fiducia né perdono acquisterebbero piena realtà”. Il tradimento è il lato oscuro della fiducia e del perdono, ma ciò che li rende possibili.

Cosa rende così difficile il perdono oltre all’istinto di affermazione dell’io che rivendica la sua identità, la sua vita, la sua dignità? Il fatto che è importante che ci sia “la collaborazione dell’altro, di colui che ha tradito […] l’offesa se non è ricordata da entrambi gli interessati (e ricordata come offesa) ricade tutta su colui che è stato tradito […] Se è solo il tradito a percepire l’offesa, mentre l’altro ci passa sopra con razionalizzazioni, allora il tradimento continua, anzi si accentua. Questa elusione in malafede di ciò che è realmente accaduto è, di tutte le piaghe, la più bruciante per il tradito.

Il perdono diventa più difficile; il risentimento cresce, perché il traditore non si assume la sua colpa e non prende con onestà coscienza del proprio atto.  Jung ha detto che il senso dei nostri peccati è che dobbiamo assumerceli, bisogna prima riconoscerli, e riconoscere la loro brutalità. Per la psiche, assumersi un peccato, significa semplicemente riconoscerlo, ricordarlo”.

L’offesa va ricordata e non cancellata dal risentimento o dall’oblio. Offesa, tradimento, pensieri e tutte le emozioni ed esperienze perché “[…] se io sono incapace di ammettere di avere tradito un altro, o se cerco di dimenticarlo, rimango bloccato nella mia brutalità inconscia. […] Non solo continuerò ad offendere l’altro, recherò offesa anche a me stesso, perché mi sarò precluso la possibilità di perdonarmi”.

James Hilman sottolinea che “il perdono da parte del tradito, richiede l’espiazione da parte del traditore”, dove per espiazione, viene sottolineato, non è un modo per mettersi a posto la coscienza, ma “è una forma di riconoscimento dell’altro”.

Quindi, questo Natale, potremmo fare un gesto rivoluzionario. Per-donare.

Se il tradimento è inserito nella dimensione creativa dell’amore, cioè se genera qualcosa, se è fecondo per entrambe le parti coinvolte, se è orientato al “bene comune”, allora acquista un significato profondo.


CI PIACE! (+1)

Solidarietà

solidarietà s. f. [der. di solidario, sull’esempio del fr. solidarité]. – 1. In diritto, modo di essere di un rapporto obbligatorio con più debitori (s. passiva) o con più creditori (s. attiva), caratterizzato dal fatto che la prestazione può essere richiesta a uno solo o adempiuta nei confronti di uno solo, avendo effetto anche per gli altri. 2. a. L’essere solidario o solidale con altri, il condividerne le idee, i propositi e le responsabilità: s. d’intenti; la s. fra i compagni, fra i colleghi; manifestare a qualcuno la propria s.; dichiarare la propria s. con un collega; atto, gesto, manifestazione di solidarietà. In senso più ampio, su un piano etico e sociale, rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività nel sentimento appunto di questa loro appartenenza a una società medesima e nella coscienza dei comuni interessi e delle comuni finalità: la s. umana; s. di classe, degli appartenenti a una stessa classe sociale; s. nazionale, esistente fra gli appartenenti a una stessa nazione, o anche fra i diversi partiti, pur se di contrastanti ideologie, di una stessa nazione; s. verso i paesi del terzo mondo; una generosa gara di s. per aiutare le popolazioni terremotate. In partic., governo di s. nazionale, sostenuto da partiti diversi e anche ideologicamente contrapposti, ma concordi nell’assumersi solidalmente, in situazioni di eccezionale gravità, la responsabilità di governo; nella seconda metà degli anni ’70 del Novecento l’espressione governo di s. nazionale (o di unità nazionale) ha indicato l’esperimento di collaborazione tra forze governative e Partito Comunista, tentato in Italia allo scopo di fronteggiare la difficile situazione economica e politica. b. In diritto internazionale, s. di interessi, lo stesso che comunanza internazionale di interessi (v. comunanza, n. 1 b). c. Nel linguaggio giur. e sindacale, contratti di s., accordi collettivi tra datore di lavoro e sindacati in base ai quali si stabilisce una riduzione (temporanea o stabile) dell’orario di lavoro e, proporzionalmente, della retribuzione relativa; introdotti con lo scopo di difendere o di accrescere i livelli occupazionali, assumono la forma di contratti di s. interna (contratti «difensivi») quando la riduzione dell’orario di lavoro e la relativa diminuzione della retribuzione sono previste per evitare la riduzione dell’occupazione all’interno dell’impresa in difficoltà; assumono la forma di contratti di s. esterna (contratti «espansivi») quando alla riduzione stabile dell’orario di lavoro e alla diminuzione della retribuzione applicata dal datore di lavoro ai già occupati corrisponde l’assunzione di nuovo personale con chiamata nominativa e contratto a tempo indeterminato. 3. L’essere solidale, nel sign. tecnico dell’agg.: s. di due organi meccanici.

Senza fare troppa retorica credo che se sulla Treccani non ci fosse la parola solidarietà, saremmo già estinti come razza umana. Probabilmente siamo già abbastanza solidali, anche senza accorgerci, nella vita di tutti i giorni. Ci sono delle associazioni però, fatte da persone che si sono concentrate su tematiche specifiche, dall’uomo all’ambiente. Hanno l’obiettivo di far stare meglio altre persone che conducono delle vite immerse in vari gradi di difficoltà. Possiamo incrementare il nostro grado di solidarietà consapevole visitando i lori siti:


NO COMMENT

L'immagine del mese

Bruma. Immagine di Ico Di Francesco (fdifrancesco[at]aminstruments.com).


AM KIDS

Leggerézza

leggerézza s. f. [der. di leggero]. – 1. L’esser leggero, qualità di ciò che è leggero (che ha cioè poco peso): l. di una stoffa, di un gas; ha la l. di una piuma; lega metallica, materiale plastico di grande leggerezza. Agilità, sveltezza: l. di passo, di movimenti; l. di mano; anche scioltezza, facilità, spontaneità (nel trattamento di uno strumento musicale, nello stile, nel tocco pittorico, e sim.). 2. fig. Poca serietà, incostanza, volubilità, riferito alla persona o agli atti: uomo, donna di grande l.; l. d’animo, di mente, di coscienza; parlare, agire, comportarsi con l., con troppa l.; sei stato di una l. imperdonabile. In senso concr., atto di persona leggera: hai commesso troppe l.; è stata una l. la sua; sarebbe una l., una grave l., fidarsi di lui. Non com., cosa di poca importanza, inezia: io non credeva ... dover consumare tante parole in queste l. (Galilei).

Mai avrei pensato che la treccani non citasse il senso più bello di leggerezza, quello dipinto in modo meraviglioso da Italo calvino nelle sue lezioni americane, dove invitava:

Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore. [...] La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l'abbandono al caso. Paul Valéry ha detto: Il faut etre léger comme l'oiseau, et non comme la plume [ndr  Si deve essere leggeri come l'uccello che vola, e non come la piuma]. (Calvino, Lezioni Americane)

I bambini sono dei grandi maestri nel vivere la vita con leggerezza. La loro leggerezza è attenzione a ciò che noi adulti non siamo più in grado di vedere e sentire, la loro leggerezza è la semplicità dei loro sentimenti, la potenza delle loro emozioni. La loro leggerezza è il gioco. E il gioco in senso antropologico è origine della nostra stessa cultura.

[…] la cultura sorge in forma ludica, la cultura è dapprima giocata. Nei giochi e con i giochi la vita sociale si riveste di forme sopra-biologiche che le conferiscono maggior valore. Con quei giochi la collettività esprime la sua interpretazione della vita e del mondo. Dunque ciò non significa che il gioco muta o si converte in cultura, ma piuttosto che la cultura nelle sue fasi originarie, porta il carattere di un gioco. (Huizinga, Homo Ludens)

Voglio svelarvi un piccolo segreto: negli anni mi è capitato di regalare per natale un elicottero radiocomandato, un trenino elettrico, e la pista delle macchinine, quella meravigliosa con l’otto volante! Ebbene i destinatari avevano tutti più di 50 anni. Ed è stato meraviglioso vederli all’opera e per un piccolo istante rivedere nei loro occhi la stessa leggerezza di 40 anni prima.


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia e i pacchi di Natale

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WARP continua sul prossimo numero. Se non sei già nella nostra lista:

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