WARP, Gennaio 2013

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


La felicità è contagiosa, lasciati contaminare da AM... Richiedi il calendario 2013!
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21/12/2012

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Quando è scoccata la mezzanotte del 21 Dicembre e la notte era ancora notte, la casa era ancora casa, le luci dei lampioni continuavano a illuminare strade bagnate di pioggia, quando il mondo non è finito, mi sono fermata un attimo. Insomma, non si può più contare su nessuno, nemmeno sui Maya.

Mi sono girata e rigirata nel letto. E ho avuto un’illuminazione.

E se i Maya avessero avuto ragione? Se quel giorno fosse stato davvero la fine del mondo? Ho ripercorso la mia giornata, la sveglia alle 6, e in piedi a farsi un caffè caldo, e ditemi, ditemi voi se nel freddo della casa, appena svegli, un caffè non è forse la fine del mondo? Siiiii, la fine del mondo, sorseggiarlo piano, sentirne l’aroma, scaldarsi in un attimo, mentre bevi dalla tua tazzina preferita. Sono andata in bagno e mi sono lavata. L’acqua sul viso, mentre hai gli occhi incispati (voce del verbo incispare, ovvero appiccicare, incollare!) e il cervello che beve l’acqua dalla pelle e si rinfresca e d’un tratto anche se fuori piove, almeno nella mente c’è il sole. Non è forse anche questa la fine del mondo? Si, lo è, almeno per me. Mi sono vestita e mi sono entrati i vecchi jeans, ok, questa è la fine del mondo solo per le over 40 con tre figli a carico! Ho svegliato le mie figlie, ultimo giorno di scuola, perciò niente musi lunghi ma solo euforia, e panettoni da portare per festeggiare con i compagni. Un’altra fine del mondo! Fantastico!

Ho cominciato a lavorare. Non un lavoro qualunque, ma scrivere Warp!!!! Questa è la superfine del mondo. Fare un lavoro che ami e divertirsi facendolo! Poi un piatto di spaghetti, e qui serve una pausa, un piatto di spaghetti cacio e pepe. Che non è uno spaghetto normale, ma è uno di quei piatti che se ti viene bene ti lecchi anche le ginocchia. E poi preparare i pacchetti di Natale di nascosto e andare al supermercato dove tutti sono isterici e tu sei lì che pensi se sia meglio il pandoro (che poi lo scaldi appena un po’ e ci spalmi la nutella) o il panettone (che intingi nel latte quando si secca)! Tutto una fine del mondo, una bellezza infinita…E alla sera, mentre le mie figlie respiravano agili per la mancata fine del mondo, ecco, mentre ridevano sentendosi delle sopravvissute, e sparlavano dei Maya, io invece ho pensato che questi Maya dovevano essere dei gran fichi! Perché almeno per me, il 21 Dicembre è stata la fine del mondo!

P.S. Se qualcuno di voi avesse vissuto un’esperienza simile, se per qualcuno di voi il 21 dicembre è stato la fine del mondo, scrivetemi:

Cristina
cmasciola[at]aminstruments.com


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La parola d'accesso è "Cleanroom" - leggi

CLEAN MUSIC
Musica per orecchie pure: Something, The Beatles - leggi

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Cosa succede nel mondo mentre stai leggendo. Attualità, cultura, curiosità - leggi

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Vaccini genomici - leggi

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AM Labo

Totalmente aperto alle contaminazioni

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Quando entrate in AM e chiedete di un tecnico, molto probabilmente vi diranno che è in laboratorio. E non in un laboratorio qualunque. Certamente sarà rintracciabile in AM LABO.

AM Labo è il laboratorio polifunzionale di AM Instruments. Eʼ lo spazio per assistenza tecnica, calibrazioni e convalide, ricerca e sviluppo. Un laboratorio all'avanguardia che ci permette di offrire la migliore tecnologia accompagnata dallʼesperienza del nostro team.

AM promuove da sempre un rapporto diretto con il cliente, un filo che lega le sue necessità alle risposte dellʼazienda. AM LABO è il luogo in cui questo filo prende consistenza. Eʻ qui che ogni giorno tecnici e sviluppatori studiano e risolvono le problematiche legate allʼassistenza tecnica ed è qui che trovano le soluzioni e le risposte alle esigenze che di volta in volta possono nascere nel corso del rapporto con i nostri clienti. In questo laboratorio vengono effettuate - in zone a contaminazione controllata - le calibrazioni, le riparazioni e le manutenzioni degli strumenti. Ed è sempre qui che il nostro team sviluppa i nuovi progetti ed effettua ricerche. Eʼ qui che le innovazioni prendono corpo. Questo laboratorio infatti è stato realizzato con lʼintento di dare vita ad uno spazio creativo, dove accanto al servizio di assistenza nascesse la possibilità di trovare soluzioni innovative relative a prodotti, strumenti e software;  dove trovassero spazio nuove idee e nuovi stimoli per la ricerca e lo sviluppo che da sempre sono parte integrante della nostra azienda.

AM Labo ha una struttura allʼavanguardia:

  • laboratorio di assistenza tecnica
  • magazzino parti di ricambio
  • magazzino strumenti in ingresso/uscita
  • filtrazione aria in ingresso: HEPA H14
  • controllo parametri ambientali: umidità e temperatura
  • pavimento antistatico
  • aree di lavoro ESD

Un sistema di monitoraggio particellare e microbiologico in continuo perfettamente funzionante consente al nostro team di sviluppare un programma costante di ricerca e sviluppo oltre che permettere ai clienti e ai visitatori di vedere e sperimentare al meglio le nostre soluzioni tecnologiche.

AM Labo è anche spazio di formazione. AM soddisfa le richieste formative del settore attraverso seminari e incontri sullʼutilizzo delle strumentazioni, aggiornamenti normativi, e tutto ciò che riguarda il mondo della contaminazione controllata.

Per qualsiasi ulteriore informazione su AM Labo:

Gianni Andreucci
gandreucci[at]aminstruments.com
aminstruments.com


PASSWORD
La parola d'accesso è "Cleanroom"

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Qualcuno sa chi ha inventato la cleanroom? Io non lo sapevo!!! Ma l’ho scoperto grazie al fido Buzz che mi ha segnalato un articolo sulla morte del suo inventore. Il signor Whitfield. Oggi diamo per scontato lo spazio in cui lavoriamo, e ancor di più risultano familiari strumenti e prodotti che rendono l’aria delle nostre camere bianche la più pura possibile. Ma solo mezzo secolo fa tutto ciò non era affatto normale. Quando Whitfiled, morto all’età di 92 anni solo pochi giorni fa, pensò alla cleanroom, la situazione era la seguente: particelle microscopiche vaganti compromettevano l'integrità di un circuito di un'arma nucleare. Batteri non controllati infettavano rapidamente un paziente dopo un'operazione apparentemente di successo. Microprocessori, non ancora in vigore, venivano distrutti dalla polvere. Dopo tutto, un piede cubo d'aria mediamente conteneva tre milioni di particelle microscopiche, e anche i migliori sforzi per pulire uno spazio high-tech di lavoro non poteva che ridurre il tasso a un milione.

Poi, nel 1962, Willis Whitfield ha inventato la cleanroom.

"La gente ha detto che era una frode", ha ricordato Gilbert V. Herrera, il direttore del dipartimento di Scienza e Tecnologia presso i Sandia National Laboratories ad Albuquerque. "Ma  si è rivelata giusta."

Nella prima cleanroom progettata da Whitfield, veniva soffiata aria dal soffitto e aspirata dal pavimento. Alcuni filtri erano stati posti nel circuito prima che l’aria rientrasse nella stanza. Potrebbe non sembrare un concetto complicato, ma nessuno ci aveva pensato prima di allora. Il processo poteva sostituire completamente l'aria nella camera 10 volte al minuto.

Attraverso dei rivelatori di particelle in camera bianca il signor Whitfield ha iniziato a mostrare numeri così bassi - un migliaio di volte inferiore rispetto ad altri metodi - che alcune persone non credevano alle letture, tanto che Whitfield cominciò a dubitare dell’efficacia del suo stesso metodo.

"Penso che ciò che non vada nella sua sperimentazione”, uno scienziato affermò durante una conferenza, “è che in realtà è 10 volte meglio di quanto Whitfield stesso affermi."

Willis James Whitfield è nato a Rosedale, Oklahoma, il 6 dicembre 1919. Whitfield è stato affascinato dall'elettronica fin da giovane. Ha servito nella Marina nella seconda guerra mondiale, lavorando con sistemi elettronici sperimentali per gli aerei. Nel 1952 ha conseguito un diploma di laurea in fisica e matematica presso la Hardin Simmons University di Abilene, in Texas.

Nel 1954 stava lavorando presso i Laboratori della Sandia University, dove veniva effettuata la produzione di parti di armi nucleari e la supervisione della Commissione per l'energia atomica. Whitfield era coinvolto proprio nel controllo della contaminazione. Nel 1960, aveva stabilito la sua idea di base per la camera pulita.

"Ho pensato alle particelle di polvere", ha detto Whitfield in una intervista alla rivista Time nel 1962. "Dove sono questi mascalzoni? Dove vanno? "

La camera pulita è stata brevettata presso i laboratori Sandia, e il governo ha condiviso l’invenzione liberamente con ospedali, laboratori e industrie.

La prima cleanroom fu costruita come un piccolo gruppo autonomo, di circa sei metri quadri. Alcuni dispositivi elettronici moderni, tra cui l'iPhone, sono ora costruiti in Cina in enormi camere bianche in strutture di centinaia di metri quadrati. I lavoratori indossano indumenti protettivi, e i metodi di anticontaminazione sono stati aggiornati, ma tutto ancora si basa sull’approccio di Whitfield per aspirare la polvere!

La signora Whitfield ha rivelato che suo marito era solito tenere una torcia elettrica lateralmente sul suo tavolino per illuminare le minuscole particelle di polvere. Forse le grandi invenzioni derivano da piccole fissazioni!!!


CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure

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Siamo passati quasi senza accorgercene dall'era dell'informazione all'era dell'attenzione. Reperire l'informazione non è più un problema, anzi, ce n'è troppa a disposizione e il risultato tipicamente è la confusione. Ciò che invece è più prezioso oggi è l'attenzione. Sapere dove indirizzare la propria attenzione  anche solo per qualche istante nel bel mezzo del bombardamento quotidiano è di importanza critica. E questo succede anche in ambiti di puro intrattenimento e piacere come per esempio la musica. Ecco che tornano in gioco le recensioni, le curiosità, gli approfondimenti legati a un gruppo, un brano, una performance. Ecco che gli esperti musicali, quelli veri, quelli che amano la musica e la sentono vibrare in ogni cellula possono guidarci nel suggerirci dove portare la nostra attenzione per quei pochi istanti di intrattenimento che la quotidianità ci concede. Ascoltiamo allora i suggerimenti di Tommaso, nostro IT Manager e DJ di lunga esperienza e grandissima sensibilità che saprà prenderci per mano e guidarci nel mondo incantato di quella meravigliosa arte che è la musica.

Benvenuto in Clean Music!

 Something, The Beatles

Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

Era il primo ottobre 2012, avevo appena inviato un messaggio con il mio telefonino agli amici più cari annunciando la nascita di Emma, la mia terza figlia. Pochi minuti dopo ecco arrivare una risposta: "Somewhere in her smile she knows That I don't need no other lover.", non ho avuto alcun dubbio, la mia amica Alicia si stava congratulando con una strofa di "Something", epico brano dei Beatles.

Something è diventato il brano che rimane legato proprio alla nascita di Emma. Apro il primo numero di questa rubrica miscelando sentimenti personali e musica e lo faccio con un compito davvero arduo: raccontando un brano dei Bealtes.

Something è uno dei pochi brani firmati interamente da George Harrison nell'esperienza dei Bealtes. Il brano è pubblicato nell'album Abbey Road, ultimo vero album in studio inciso dei Beatles, ma non si trattava di una canzone totalmente nuova. Harrison, infatti, scrisse una parte di Something nel 1968 durante una pausa della registrazione dell'album The Bealtes, conosciuto anche come White Album.

"Avevo scritto qualcosa al pianoforte durante la registrazione del White Album. C'è stato un momento in cui ognuno di noi lavorava in studi diversi per completare l'album, così mi sono preso una pausa, sono andato in uno studio vuoto e ho cominciato a scrivere qualcosa", questo è quello che ha dichiarato Harrison su Something in un'intervista apparsa nell'antologia dei Beatles.

Pattie Boyd, moglie di George Harrison, dichiarò, nella sua autobiografia, che il brano fu scritto per lei. Harrison non ha mai confermato le dichiarazioni di Pattie e in realtà disse che mentre scriveva Something aveva in mente Ray Charles.

La prima strofa di Something prende spunto da Something In The Way She Moves, una canzone di James Taylor. Harrison dichiarò di aver provato a cambiare le parole, ma erano le parole che uscivano mentre scriveva e alla fine le lasciò così, evolvendo i versi successivi tra i migliori della discografia dei Beatles.

Harrison ricevette innumerevoli elogi per Something. Lennon arrivò a dichiarare che fosse la miglior canzone di Abbey Road mentre Frank Sinatra la consolidò come "La più grande canzone d'amore di tutti i tempi" eseguendola più volte dal vivo e incidendola per ben 2 volte. Personalmente trovo la versione di Sinatra molto lontana dall'idea iniziale di Harrison.

Something venne ripresa da tantissimi altri artisti, tra cui Elvis Presley, Joe Cocker, Smokey Robinson e James Brown.

La versione di James Brown fu molto apprezzata da Harrison che dichiarò di averla inserita nel suo jukebox personale.

Dalla morte di Harrison, Paul McCartney continua ad eseguire Something suonando l'ukulele e dedicandola al suo amico George.

Il filmato che vi posto su Warp è il video promozionale di Something che venne prodotto poco dopo lo scioglimento dei Beatles. Il film raccoglie sequenze girate in tempi diversi montato insieme successivamente e ritrae i membri del gruppo con le relative compagne.

Nel novembre 2002, a un anno dalla sua morte, si tenne al Royal Albert Hall di Londra un tributo alla memoria di Harrison. Il concerto fu eseguito sotto la direzione musicale di Eric Clapton, grande amico di Harrison.

Clapton, nel 1968, fu letteralmente stregato dalla bellezza di Pattie Boyd, moglie del suo amico George, che divenne una vera e propria ossessione. Nel 1974 Pattie lasciò George e andò a vivere con Clapton. George la lasciò andare perché aveva capito che la loro storia era finita e nonostante questo intreccio sentimentale, George non provò mai rancore nei confronti di Clapton che rimase tra i suoi più grandi amici fino alla giorno della sua scomparsa, ma questa è un'altra storia e ne parleremo in uno dei prossimi numeri di Clean Music.

Per contattare DJ Tommy Cassano:

tcassano[at]aminstruments.com
aminstruments.com


LA LENTE

La ricerca del nulla

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Come avere successo nella ricerca del nulla: tecniche di swabbing efficaci per la cleaning validation

Howard Siegerman, Wendy Hollands, Michael Strauss.
ITW Texwipe

Introduzione
La ricerca del nulla potrebbe sembrare un assoluto spreco di tempo - a meno che non si parli di cleaning validation. In questo caso, il successo è deliziosamente ironico poiché "non ho trovato nulla” diventa una buona notizia.

Ma forse dovremmo cominciare dall'inizio.

Chi è coinvolto nella produzione e nel controllo qualità di prodotti farmaceutici e biotecnologici è consapevole della necessità di dimostrare che gli impianti di produzione e gli ambienti siano adeguatamente e correttamente puliti così da escludere il rischio di possibili contaminazioni crociate tra due differenti campagne di produzione. Le procedure e la documentazione che danno evidenza a questo processo  costituiscono ciò che è noto come cleaning validation. In sostanza, è necessario dimostrare con un elevato grado di certezza che eventuali residui di prodotto farmaceutico e residui di detergenti  e sanitizzanti utilizzati per la pulizia, siano al di sotto dei limiti di accettabilità; l’obiettivo non è quindi non trovare assolutamente nulla, ma determinare e identificare valori estremamente bassi di residui.

Cleaning validation
La cleaning validation può essere considerata un processo a tre fasi:

  • pulizia e risciacquo delle superfici

  • campionamento di residui di prodotto farmaceutico o di detergente/sanitizzante che potrebbero rimanere sulle superfici

  • analisi dei campioni con strumentazione adeguata.

Le prime due fasi si basano su procedure manuali, a volte tediose, ma che, solo se eseguite correttamente, consentono di raggiungere risultati accurati necessari alla terza fase. La pulizia delle superfici (quali detergenti utilizzare, come eseguire la pulizia, ecc.) e l'analisi dei campioni (curve di calibrazione, limiti di rilevamento) costituiscono di per sé argomenti affascinanti (almeno per alcune persone), ma non sono il focus di  questo articolo, dove approfondiremo la fase due, ossia le procedure che consentono di campionare una superficie pulita con un elevato grado di riproducibilità, al fine di garantire che quanto riportato nella fase tre rappresenti la reale condizione della superficie campionata .

Può sembrare ovvio, ma il processo di cleaning validation non può avere inizio finché vi è presenza di residui visibili sulla superficie. I residui sono visibili a concentrazioni  tra 1 e 4 ug/cm2. La semplice regola è:  se i residui sono ancora visibili ad occhio nudo, è inutile dare avvio alla procedura di campionamento, almeno finché non sia efficacemente completata la fase uno, ossia l’attività di pulizia.

Campionamento delle superfici con tamponi
Supponendo che la superficie sia priva di residui visibili (vale a dire che la fase di pulizia sia completa), l’obiettivo ora è campionare la superficie applicando un metodo riproducibile, in modo tale che qualsiasi residuo non visibile ad occhio nudo, presente in quantità estremamente piccola, sia raccolto e successivamente analizzato. La migliore tipologia di tampone per il campionamento è quella con testa in poliestere tessuto (Figura 1), materiale che garantisce i più bassi livelli di rilascio particellare, il più alto livello di recupero e il più basso valore di bianco, aspetto importante quando viene utilizzata la tecnica analitica TOC. Per campionare la superficie, il tampone deve essere inumidito e quindi passato sulla  superficie in modo accurato e riproducibile così da poter raccogliere gli eventuali residui nella trama del tessuto di poliestere. Il tampone viene successivamente inserito in un flacone di raccolta idoneo, quindi i residui sono estratti dalla testa del tampone per le analisi successive.

  Tampone in poliestere per il campionamento delle superfici

Tampone in poliestere per il campionamento delle superfici

Vale la pena dedicare un momento alla tecnica per inumidire il tampone, in quanto eventuali errori in questa fase potrebbero portare a risultati inconsistenti. Ci potrebbe essere la tentazione di saturare semplicemente la testa del tampone con acqua di alta qualità (ad esempio, TOC-grade). Questo approccio è causa di problemi, in quanto il liquido in eccesso sulla testa del tampone  potrebbe “spalmare” il residuo sulla superficie da campionare  non permettendo al residuo stesso di essere raccolto dalla testa del tampone. Per ottenere ottimi risultati, il tampone deve essere umido, ma non saturo. La tecnica migliore è immergere la testa nel contenitore dell’acqua e, mantenendola immersa, premere entrambi i lati contro la parete del contenitore per espellere l'aria intrappolata nel tessuto e permettere all'acqua di penetrare completamente. Estrarre quindi la testa del tampone dall’acqua e premere entrambi i lati sul  bordo del contenitore per espellere il liquido in eccesso. Il grado di umidità della testa del tampone non deve necessariamente  essere identico tra esecuzione e l’altra, in quanto i residui saranno comunque raccolti.

 Coupon per il campionamento delle superfici

Coupon per il campionamento delle superfici

 Schema di campionamento

Schema di campionamento

  I tamponi con tacca di prerottura semplificano la separazione della testa dall’impugnatura. Solo la testa viene inserita nel flacone per l’estrazione e il successivo campionamento con analizzatore di TOC

I tamponi con tacca di prerottura semplificano la separazione della testa dall’impugnatura. Solo la testa viene inserita nel flacone per l’estrazione e il successivo campionamento con analizzatore di TOC

Idealmente, per massimizzare la riproducibilità nel grado di umidità della testa del tampone, si potrebbe erogare una quantità sempre uguale di acqua  sulla testa del tampone utilizzando una micropipetta per ottenere, per esempio, un livello di umidità al 50%, ma questo non è applicabile perché  il materiale della testa del tampone non è completamente idrofilo e l’acqua erogata non sarebbe assorbita totalmente e uniformemente dal tessuto.

Il metodo con cui viene utilizzato il tampone per campionare la superficie è fondamentale per garantire la raccolta accurata e riproducibile dei residui. Per superfici facilmente accessibili, è consigliabile utilizzare un coupon con una apertura di 5 x 5 cm che garantisce la medesima area di campionamento per ogni punto di prelievo (Figura 2). Come per la pulizia, passare la testa del tampone sulla superficie da campionare applicando passaggi in percorsi paralleli e leggermente sovrapposti. La figura 3 indica uno schema tipico di campionamento con l’impiego di due tamponi. Il primo lato del primo tampone viene passato orizzontalmente 10 volte sopra l'apertura del coupon, quindi il tampone viene capovolto e il secondo lato viene passato verticalmente 10 volte sulla stessa superficie. Questo tampone è infine depositato nel flacone di raccolta (Figura 4). Il primo lato del secondo tampone viene passato diagonalmente verso l'alto da sinistra a destra 10 volte, quindi capovolto e il secondo lato passato diagonalmente verso il basso da sinistra a destra 10 volte. Il secondo tampone viene depositato nel medesimo flacone di raccolta utilizzato per il primo tampone. In questo modo, la superficie è stata passata con il tampone per un totale di 40 volte e vi è una ragionevole certezza che qualsiasi residuo sulla superficie sia stato trasferito sulle teste dei tamponi. Va comunque detto che non sempre è necessario utilizzare due tamponi, spesso ne basta uno.

Gli operatori possono verificare che la loro tecnica per umidificare i tamponi e campionare le superfici è corretta attraverso ripetute prove di recupero su superfici campione contaminate alla scopo sempre allo stesso livello. Idealmente, tutti vorrebbero recuperare il 100% dei residui, ma il recupero è normalmente limitato al 75% -80%, in funzione delle condizioni di campionamento e della tipologia dei materiali residui.

Bisogna ammettere che la testa del tampone potrebbe non raccogliere la totalità dei residui dalla superficie e che il solvente utilizzato potrebbe non estratte tutti i residui dalla testa del tampone. In effetti, supponendo un’efficienza del 90% in ogni fase, il recupero complessiva sarebbe dell’81% (0,9 x 0,9).

Sul mercato sono disponibili fiale pre-pulite  e tamponi  che garantiscono livelli di TOC inferiori a 10 ppb e 50 ppb, rispettivamente. Ciò è particolarmente importante se i livelli di residui ammessi sono veramente molto bassi, in questi casi i valori di bianco devono a loro volta essere estremamente bassi per ottenere una misura finale significativa.  

Conclusioni
In definitiva la ricerca del nulla comporta:

  • robusti protocolli di pulizia e risciacquo,

  • tecniche di tamponamento appropriate per garantire che i residui lasciati sulle superfici siano raccolti dal tampone,

  • fiale e tamponi pre-puliti per un minimo livello di bianco.

La rigorosa attenzione ai  dettagli e alla tecnica renderanno la ricerca del nulla un successo.

Per qualsiasi ulteriore informazione su Texwipe e i suoi prodotti:

Iolanda Messori
imessori[at]aminstruments.com

aminstruments.com


CALEIDOSCOPIO

Attualità, cultura, curiosità

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GUTTUSO AL VITTORIANO
Roma, fino al 10 febbraio 2013
COMPLESSO DEL VITTORIANO - Via di san Pietro in Carcere

In occasione del centenario dalla nascita, Roma, città in cui Renato Guttuso visse per oltre cinquant'anni, lo celebra con una grande mostra: cento dipinti rappresentativi dell'intero arco creativo dell'attività del maestro siciliano. Per capire Guttuso è fondamentale poter approfondire la sua straordinaria capacità di intessere rapporti con altri artisti, anche impegnati in discipline diverse.

Scrittori come Moravia, scultori come Moore, Manzù, poeti come Pasolini e Neruda, registi come Visconti, ebbero con lui rapporti di feconda collaborazione da cui sono nate illustrazioni per libri, scenografie, sodalizi talvolta sviluppatisi in movimenti artistici.

Guttuso, stabilì nella capitale il centro nodale delle sue relazioni e la dipinse, rappresentandone l'aspetto più intenso e profondo, sociale, politico, ma anche religioso. Attraverso le sue visioni del Colosseo, dei Tetti di Via Leonina, delle misteriose presenze nei giardini pensili romani, che emergono nella Visita della sera, scopriamo una Roma diversa, vibrante.

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FESTIVAL DELLE SCIENZE DI ROMA

Dal 17 al 20 gennaio si argomenta su cosa può insegnare la scienza sulla felicità. Dal 17 al 20 gennaio 2013 l'Auditorium Parco della Musica di Roma, in collaborazione con Codice. Idee per la Cultura, presenta "La Felicità" Festival delle Scienze 2013.

Quali sono i comportamenti che ci portano alla felicità? Quali sono le basi della felicità nel nostro cervello? Come varia la felicità attraverso le culture? Esiste un concetto di felicità negli animali? Possiamo mettere la felicità al centro delle nostre decisioni politiche?

L’ottava edizione del Festival delle Scienze di Roma affronterà questi e altri quesiti su questo desiderato e pervasivo oggetto dell’indagine umana, come sempre dalla prospettiva della scienza più avanzata, riunendo i grandi nomi della ricerca scientifica  italiana  e  internazionale,  ma  anche filosofi e storici della scienza, osservatori ed esperti.


ITALIANS DO IT BETTER

Gli italiani nel mondo

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Solo pochi Warp fà si discuteva di fuga dei cervelli. Questi sono rimasti a casa loro fortunatamente!

APERTA LA STRADA AI VACCINI NATI DALLA GENOMICA
Un gruppo internazionale coordinato dal Dipartimento di Bioscienze dell’Università Statale di Milano ha svolto uno studio che rappresenta il primo caso in Italia di scoperta e analisi di antigeni secondo un nuovo approccio, noto come “vaccinologia strutturale”. Lo studio è stato pubblicato dalla rivista STRUCTURE.
Il gruppo dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con l’Istituto di Chimica Del Riconoscimento Molecolare del CNR (Milano), ha sviluppato con successo una combinazione di metodi sperimentali e di biologia computazionale che porterà alla realizzazione di nuovi approcci diagnostici, e in seguito a nuovi vaccini (più sicuri e più stabili) a partire da informazioni genomiche. Con questo approccio innovativo, nettamente distinto dai metodi tradizionali di produzione dei vaccini, il gruppo milanese ha identificato un antigene proteico, e gli epitopi ad esso associati, in un batterio responsabile della melioidosi, una malattia endemica nel Sud Est Asiatico.
La vaccinologia strutturale verte sullo sviluppo di vaccini partendo non dal patogeno
(come nel caso della vaccinologia tradizionale) ma da indagini genomiche, strutturali e computazionali. Questo approccio prevede in primis l’identificazione per via bioinformatica di proteine della superficie cellulare del batterio, la successiva produzione in forma ricombinante di domini proteici a potenziale azione antigenica, e lo studio delle strutture tridimensionali di tali domini con metodi di biologia strutturale. Le stesse strutture 3D sono analizzate infine con metodi di biologia computazionale per identificare i frammenti proteici che possano legare gli anticorpi, scatenando la reazione immunitaria (tali frammenti sono definiti epitopi). Gli epitopi vengono poi sintetizzati chimicamente e la loro potenzialita’ ed efficacia nel riconoscere gli opportuni anticorpi viene successivamente sottoposta a verifica con studi in vitro e in vivo.
Rispetto alla vaccinologia tradizionale, nella quale il microorganismo patogeno attenuato o ucciso costituisce la base per l’induzione della risposta immunitaria, la vaccinologia strutturale mira a produrre antigeni protettivi in maniera piu’ rapida, privi dei pericoli associati all’uso di microroganismi attenuati, e dotati di elevata stabilita’, ad esempio nei confronti di condizioni ambientali quali i lunghi trasporti o il deposito in condizioni climatiche avverse. Lo studio si inserisce nell’ambito del Progetto triennale Vaccini della Fondazione Cariplo, che ha finanziato la ricerca, diretta in particolare alla messa a punto di vaccini contro malattie diffuse nei paesi del terzo mondo.
In questo contesto, i ricercatori hanno isolato e caratterizzato un antigene del patogeno Burkholderia pseudomallei, responsabile della meloidosi, una malattia di difficile diagnosi, spesso fatale, endemica nelle zone tropicali del sud‐Est asiatico e del Nord‐Australia, che risulta particolarmente contagiosa soprattutto nella stagione delle piogge e nei periodi di coltivazione delle risaie.
Nel caso specifico, i ricercatori milanesi hanno identificato sulla superficie del batterio l’antigene proteico OppA, nella cui struttura 3D sono stati identificati tre potenziali epitopi, la cui reattivita è stata provata con successo sui sieri di pazienti delle zone endemiche, permettendo di distinguere tra sieri di soggetti sani, di pazienti sieropositivi e di pazienti sopravvissuti alla malattia.
Commenta il professor Martino Bolognesi: “Anche se manca ancora una tappa per giungere ad avere il vaccino vero e proprio, si tratta del primo studio ad avere dimostrato la fattibilita’ del metodo, validando le diverse fasi sperimentali che compongono la vaccinologia strutturale. Per la prima volta abbiamo identificato e prodotto epitopi sintetici basandoci unicamente sullo studio della struttura e delle proprietà biofisiche di una proteina. Questo lavoro introduce un nuovo modello di sviluppo generale, sia nel campo della progettazione di vaccini che in quello della produzione di diagnostici.”
Lo studio è stato condotto dalle D.sse Patricia Lassaux e Louise Gourlay, del gruppo del Prof. Martino Bolognesi presso il Dipartimento di Bioscienze dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con l’Istituto di Chimica del Riconoscimento Molecolare CNR di Milano (Dr. Claudio Peri, del gruppo del Dr. Giorgio Colombo), con l’Universita’ Autonoma di Barcellona, e con la Khon Kaen University (Tailandia).


WARP ATTACK

Rita Levi Montalcini (1909-2012)

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Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita.
— Rita Levi Montalcini

Questo mese voglio dedicare la nostra rubrica rivoluzionaria a Rita Levi Montalcini.

Perché ogni mente in grado di uscire dalla zona grigia che lei stessa invitava ad abbandonare, ogni essere umano che non si ferma sul bordo ma prova l’ebbrezza del volo, ogni donna capace di superare gli ostacoli del suo essere donna, è certamente rivoluzionaria.

Lascio che a parlare di lei sia lei stessa attraverso queste citazioni. In ognuna trovo una forza non consueta, e soprattutto un amore sconsiderato per la vita.

Il futuro del pianeta dipende dalla possibilità di dare a tutte le donne l'accesso all'istruzione e alla leadership. È alle donne, infatti, che spetta il compito più arduo, ma più costruttivo, di inventare e gestire la pace.

Ho perso un po' la vista, molto l'udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni  e  non  sento  bene.  Ma penso più adesso di quando avevo vent'anni. Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente.

Tutti dicono che il cervello sia l'organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore, ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi. Nei ragionamenti del cervello c'è logica, nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni.

C'è una difficoltà nel rendersi conto che il nostro comportamento è molto complesso, che il cervello è fatto di tante componenti. E c'è una difficoltà nel vedere in ogni catastrofe la possibilità di un rovesciamento. Forse  io  sono  una  innata  ottimista ma penso che ci sia sempre qualcosa che ci salva.

Credo di poter affermare che nella ricerca scientifica né il grado di intelligenza né la capacità di eseguire e portare a termine il compito intrapreso siano fattori essenziali per la riuscita e per la soddisfazione personale. Nell'uno e nell'altro contano maggiormente la totale dedizione e il chiudere gli occhi davanti alle difficoltà: in tal modo possiamo affrontare i problemi che altri, più critici e più acuti, non affronterebbero.

Più affascinante della foresta vergine amazzonica: il sistema nervoso centrale.

Il messaggio che invio, e credo anche più importante di quello scientifico, è di affrontare la vita con totale disinteresse alla propria persona, e con la massima attenzione verso il mondo che ci circonda, sia quello inanimato che quello dei viventi. Questo, ritengo, è stato il mio unico merito. Io dico ai giovani: non pensate a voi stessi, pensate agli altri. Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente. Non temete le difficoltà: io ne ho passate molte, e le ho attraversate senza paura, con totale indifferenza alla mia persona.


NO COMMENT

L'immagine del mese

  Immagine di Roberto Fossati, AM Instruments (rfossati[at]aminstruments.com). Scattata con un iPhone a Barcelona, La Boqueria.

Immagine di Roberto Fossati, AM Instruments (rfossati[at]aminstruments.com). Scattata con un iPhone a Barcelona, La Boqueria.


AM KIDS

Ma il cielo è sempre più blu

Mentre vagavo per la rete sono caduta nel sito del “Fatto Quotidiano” e mi sono soffermata sui volti buffi di bambini della scuola primaria. La regista Alessandra Ghimenti, senza una pretesa socioantropologica, visto la parzialità dell’indagine, offre comunque uno spaccato dell’immaginario di questa generazione sotto i dieci anni, rispetto alla già indagata differenza tra maschi e femmine. Ho provato a non leggere l’articolo, memore di un vecchio insegnamento della mia docente di Antropologia Culturale all’Università. “Non leggete mai le introduzioni ai libri, né le critiche ai film! Non affidatevi mai preventivamente ai giudizi altrui senza prima averne avuto autonomamente uno del tutto vostro”. Così guardo il video. E provo a farmi un’idea, che sia davvero mia. Provo a spogliarmi dei pregiudizi e delle informazioni che spesso ci guidano quando ci troviamo di fronte a un’evento. Quello che colgo all’istante è una preservata innocenza, malgrado i bombardamenti mediatici e le influenze spesso deleterie del mondo adulto. In fondo per i bambini la differenza sostanziale tra maschi e femmine è il reciproco divieto di andare al bagno dedicato al sesso opposto. Per il resto alcune risposte sono addirittura sorprendenti. La mia idea di fondo è che per quanto proviamo a discostarci dalla nostra cultura di appartenenza, una parte di essa viene da noi vissuta come “ovvia”, e perciò non viene sottoposta a critiche e revisioni. Per quanto vogliamo emanciparci c’è qualcosa di profondamente innestato in noi che ci porta ad attuare meccanismi educativi tradizionali. Ed ecco allora bambine che cresceranno figli e maschietti che porteranno i soldi a casa. Mi pare di vedere dietro le loro parole la memoria genetica della storia della nostra cultura. Per questo non demonizzo. Penso invece che la cultura stessa partorisca figli in grado di tradirne dei significati e portare avanti nuovi pensieri e nuovi modi di vivere. Chissà se questi bambini ci riusciranno.


LA SOTTILE LINEA GIALLA

Klercide F

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Cammino veloce, il capo chino, guardo il selciato che corre sotto i piedi, i pensieri  vanno veloci  come i miei passi, devo parlare con il QC riguardo quella contaminazione anomala, improvvisa, proprio sulla macchina di riempimento, “sono certo che è successo nelle operazioni di risciacquo del battericida… il lotto è bloccato!”

Cammino dentro la corsia delimitata da una linea gialla… non la vedo più! So che c’è, la odoro, l’avverto. Quella strada delimitata mi mette al sicuro. In un posto di lavoro come questo, bisogna avere certezze. Gli errori vengono sottolineati, studiati, anticipati. Non bisogna commetterne. Non cambiare per non sbagliare, ciò che si conosce ci tutela. Il cambiamento rappresenta uno spostamento nella routine di tutti i giorni, quella garantita, quella per cui ci pagano. Cammino… come tutti i giorni.

L’aria fredda mi attraversa il camice, che giorno è oggi? Chi lo sa? È uguale a tutti i 365 giorni dell’anno. E’ inverno! Questo si! Un altro inverno.

Incontro una variabile. Una persona che mi saluta e che conosco. Non è antipatica, non è simpatica, è un fornitore come tanti.

Non ho tempo. Mi fermo con fastidio, “vorrà propormi qualcosa, non ho tempo.. lo liquiderò” .

“Come va?” le parole mi escono veloci e controvoglia, sembrano volare anche loro su quella striscia gialla in terra.

Il fornitore è nella divisa di lavoro. Cappotto, giacca, camicia, borsa di ordinanza, l’unica variante è la camicia aperta di un bottone, senza cravatta.

“Bene!  grazie e lei?” Il tono è educato, gli occhi nascondono una luce che non aveva l’ultima volta. Abbasso lo sguardo per rendere il colloquio più veloce possibile. Nel farlo osservo che le mie scarpe sono proprio su quella riga gialla che delimita il passaggio dei pedoni.

Le scarpe dell’interlocutore sono oltre... nella zona non permessa, quella degli automezzi.

“Stavo venendo da lei.. si ricorda? Abbiamo un appuntamento tra cinque minuti” mi dice  in modo gentile.   “Accidenti!” penso, l’ho completamente dimenticato! Con questo problema comparso... Sono concentrato sulle procedure di pulizia, scritte anni prima, i sanitizzanti scelti anni prima, non sempre si ha il tempo di cambiare, cercare un prodotto... la convalida... ed in fondo, a parte qualche problema, non va male!

“Guardi, mi dispiace, ma non posso dedicarle tempo... Ho un problema nel reparto. Potremmo incontrarci un’altra volta?” Nel dire questo faccio dei piccoli passi come per andare.

“Va bene, organizziamo un altro incontro, capisco. Potremmo fare la prossima settimana. Le presenterò un battericida nuovo, studiato proprio per le linee di produzione... non serve risciacquo. Si chiama Klercide F...”

“D’accordo!”… stringo la mano velocemente.. e mi allontano. Guardo il selciato sotto i miei piedi.. sono oltre la linea gialla.

Strano! Non mi era mai successo…

Alessandro Cantagalli
acantagalli[at]aminstruments.com


ORTENSIA MALINCUORE

BANG! BOOM! SLAP!

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E’ passato pure Capodanno e invece di brindare,  a mezzanotte ero in laboratorio. Con il cerio. Già, perchè Babbo Natale mica mi ha detto auguri o ciao, mi ha detto cerio. Così mi sono messa a pensare, a lavorare, esaminare, provare, ricercare. Ed ecco. Otto giorni e otto notti dopo ho avuto la mia illuminazione, una cometa atterrata dritta dritta sul mio cervello. Mi sono accorta che queste nanoparticelle di cerio sono davvero una forza! Certo al prof non posso spiegarglielo così, non gli basterebbe. Devo mettere insieme tutte le mie conclusioni e fare una bella relazione, una di quelle che quando l’hai finita di leggere e la posi sulla scrivania, fanno Bang. Così il 6 Gennaio, mentre tutti si rimpinzano di caramelle e cioccolatini, io, la vera befana, visto il mio aspetto, scrivo e scrivo. Domani mattina gliela faccio vedere io a Cinquepalle!

Per l’occasione questa mattina mi sono fatta un bel bagno, e i miei capelli asciugati con un getto d’aria stile galleria del vento sono particolarmente burrascosi. Prendo la mia relazione e vado, forte e coraggiosa, orgogliosa e felice.

Quando arrivo sono tutti già al lavoro, belli ingrassati dalle ore conviviali. Parlano male dei regali ricevuti e confrontano i chili presi. Quando entrano mi guardano e sembrano avere tutti la stessa espressione stupita. Sono l’unica che durante le vacanze ha perso peso. E il mio viso sembra ancora più emaciato in questa siepe di capelli neri.

“Ma che hai fatto Ortensia? Sembri un fantasma!”, esordisce Cinquepalle.

Sono talmente fiera e decisa che le sue battute non mi toccano. Entro a passo deciso e schiaffo la mia relazione sul bancone del Professore. Bang. Fa davvero Bang!!!!

Il professore mi guarda sorpreso da tanta spavalderia, e con una sottile punta di irritazione per il bang. Ma non gli do neanche il tempo di respirare che già parto in quarta con i risultati fantastici dei miei 8 giorni di lavoro 24 ore su 24!

“Professore, le nanoparticelle di cerio hanno delle proprietà particolari. Immagazzinano e rilasciano ossigeno in modo reversibile. Ho coltivato cellule staminali...”

“Ortensia, cos’è, fai spionaggio da laboratorio?” Mi interrompe il Professore.

“Cosa? Non ha capito, le stavo dicendo che il cerio...”

Il Prof tira fuori un foglio dalla sua cartella personale, e comincia a leggere a voce alta:

“La ricerca ha esaminato le nanoparticelle di ossido di cerio (nanoceria), utilizzate attualmente in diverse applicazioni industriali per le loro particolari proprietà di immagazzinare e rilasciare ossigeno in modo reversibile. "Abbiamo coltivato le cellule staminali a contatto con dosi diverse di nanoceria per un giorno, - spiega il prof. Enrico Traversa, ordinario in Scienza e tecnologia dei materiali all'Università Roma Tor Vergata - poi l'ossido è stato lavato via, e successivamente le cellule sono state trattate con acqua ossigenata dopo 1, 3 e 7 giorni. Risultato? Le cellule trattate con la nanoceria sono in gran parte sopravvissute allo stress ossidativo, al contrario delle cellule non trattate, pur non essendo più in contatto diretto con le nano particelle".

"Quello che succede - continua Traversa - è che alcune particelle di nanoceria sono internalizzate dalle cellule, la loro presenza non disturba la vitalità cellulare né modifica il tipo cellulare (le cellule restano staminali e sono ancora multipotenti, cioè in grado di differenziarsi in modo diverso a seconda dell'ambiente), ma sono in grado di combattere lo stress ossidativo quando questo si manifesta. É un risultato molto interessante perché apre la prospettiva dell'uso della nanoceria come farmaco per la protezione dalle malattie dipendenti dallo stress ossidativo. La protezione inoltre dura per almeno una settimana, un tempo molto lungo se paragonato all'effetto degli antiossidanti canonici, probabilmente grazie all'effetto catalitico di rigenerazione delle proprietà della nanoceria."

I ricercatori nel loro studio hanno dimostrato che le nanoparticelle di ossido di cerio, un composto cosiddetto "inorganico", sono in grado di proteggere le cellule progenitrici cardiache (staminali) da stress ossidativo. Normalmente il metabolismo cellulare produce specie reattive di ossigeno (ROS, "Reactive Oxygen Species", tra le quali ci sono i noti radicali liberi), la cui presenza è fondamentale per la salute delle cellule, ma la loro concentrazione deve essere mantenuta in equilibrio. Concentrazioni eccessive sono implicate nella patogenesi di numerose malattie correlate, come il cancro, il Parkinson, l'Alzheimer, le disfunzioni cardiovascolari, condizioni infiammatorie, il morbo di Chron, la cataratta, il diabete, l'artrite reumatoide. Le recenti ricerche condotte dal team hanno dimostrato che le nanoparticelle di ossido di cerio potrebbero mantenere nelle cellule la corretta concentrazione di specie reattive di ossigeno, eliminando l'eccesso delle specie ossidanti, che altera l'equilibrio fisiologico e provoca l'insorgenza delle malattie.”

Mentre leggeva sono svenuta e rinvenuta almeno dieci volte, ho sudato freddo e caldo, ho sentito la necessità di vomitare, e forse sono anche morta e resuscitata...mi arrivano i suoni ovattati di risate lontane... Boom

Il bang è diventato boom. Sono per terra, apro gli occhi, sento acqua fredda sul viso, e tante teste sopra di me che chiamano il mio nome come da un alto mondo.

“Ortensia....Ortensia....come ti senti?”

Mi sembra di sentire distintamente il Professore che dice “Forse è incinta!” e Cinquepalle rispondere che questa sarebbe la prima vera scoperta del laboratorio, un nuovo tipo di fecondazione!

Questo è troppo, apro gli occhi, li spalanco, li ribalto e sento le mie corde vocali gridare forte: “Babbo Natale l’aveva detto a me!! Il cerio è roba mia!”

E Slap! Niente bang, niente boom, ma slap. E’ uno schiaffo bene assesato in piena faccia, sulla mia faccia, dal Professore. “E’ una crisi isterica, chiamate un’ambulanza!”

Ma come, come faccio a spiegare che non sono isterica, che Babbo Natale questa dritta non l’aveva data a Tor Vergata, ma a me! Sono loro gli spioni, gli hacker telematici che sono entrati nella mia mail e si sono soffiati l’idea di Babbo Natale! Non sono pazza. Ho solo creduto a Babbo Natale! Sarà mica un delitto credere ancora a Babbo Natale?

La storia di Ortensia Malincuore continua sul prossimo numero di WARP. Se non sei già nella nostra lista:

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