WARP, Gennaio-Febbraio 2014

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


Un processo di crescita offre nuove prospettive e porta con sé indispensabili cambiamenti.

Proprio per questo, dal 7 Gennaio 2014 AM Instruments ha trasferito tutte le attività nella nuova sede operativa di Limbiate.

In un momento come questo decidere di porre un nuovo mattone, innalzare muri, accendere nuove luci è gesto rivoluzionario. Il coraggio è sempre stato per noi l’unica soluzione possibile e fruttuosa. A riguardo vogliamo condividere il servizio che il TG Regionale della Lombardia ha mandato in onda pochi giorni fa.

Ma questo è solo un aspetto, importante, ma non il solo.

Ciò che davvero è fondamentale sono le infinite potenzialità che si aprono.

Uno spazio nuovo, diversi i percorsi e i panorami, nuove prospettive.

Tutto ciò non è solo un cambiamento nelle nostre abitudini, ci obbliga a pensare diversamente.

 

Abbiamo costruito un luogo, abbiamo creato forme e le abbiamo colorate, e sappiamo che niente di tutto questo basta a trasformare le potenzialità in azioni, ma sappiamo che ognuno di noi lo farà, perché in AM sappiamo vivere forme e colori, sappiamo trasformare le idee in cose che si toccano, sappiamo guardare con entusiasmo alle nuove prospettive che si aprono ai nostri occhi.

 

Nei giorni “caldi” del trasferimento, ognuno di noi ha partecipato attivamente affinchè tutto questo diventasse possibile. Giorno dopo giorno lo spazio si è riempito e ha preso vita.


È USCITO IL CALENDARIO 2014!

12 MESI DI... BUONI MOTIVI PER DIRE GRAZIE!

E UNA GRANDE NOVITA': LA VERSIONE SETTIMANALE DA SCRIVANIA!

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Calendario da tavolo


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La parola d'accesso di questo numero è "Corpo in 3D" - leggi

 

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Hey Jude - leggi o ascolta

 

LA LENTE

Pharma coast to coast - leggi

 

WARP ANCH'IO

Pasto ricco di carboidrati: indice glicemico, carico glicemico e indice insulinico - leggi

 

UNA PAGINA A CASO

"Gli Sdraiati" - leggi

 

CALEIDOSCOPIO

Kandinsky e Augusto - leggi

 

WARP ATTACK

Danilo Dolci - leggi

 

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

 

AM KIDS

Padri ai Figli - leggi

 

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia 2.0 - il messaggio in segreteria… - leggi


######## ATTENZIONE COMUNICAZIONE IMPORTANTE ########

DAL 7 GENNAIO 2014 AM INSTRUMENTS HA CAMBIATO SEDE, tutti i dettagli qui:

aminstruments.com


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E se stampassimo il nostro corpo in 3D?

Un'équipe di ricerca dell'Università di Liverpool sta lavorando alla creazione di una pelle artificiale per trapianti, che possa essere prodotta con stampanti 3D su misura per le caratteristiche del paziente. Quello della pelle artificiale è un problema complesso. Perché abbia un aspetto naturale, tale da non sfigurare il paziente su cui viene trapiantata, una sola sfumatura di colore non basta. a pelle reale ha lentiggini, vene e grinzosità, ed è traslucida, cosa che la fa apparire di un colore diverso a seconda del tipo di luce a cui è esposta. Caratteristiche che variano da persona a persona e vanno riprodotte fedelmente, perché l'occhio umano è estremamente sensibile anche alle piccole imperfezioni della pelle.
L'uso di stampanti 3D per produrre organi artificiali è oggetto di molta attenzione da parte della scienza medica, perché permetterebbe di ottenere rapidamente e con una tecnologia relativamente poco costosa materiale pronto per i trapianti, senza dover attendere un donatore o i tempi di una fabbrica esterna. Finora però i tentativi di produrre una pelle artificiale con l'aspetto giusto non sono andati a buon fine.
I ricercatori di Liverpool guidati dalla professoressa Sophie Wuerger hanno deciso di affrontare il problema partendo dal rilevamento dei dati. La prima parte del progetto si occuperà perciò di sviluppare una videocamera 3D in grado di determinare con grande precisione non solo il colore, ma anche l'aspetto tridimensionale della pelle del paziente,dato che le ombre contribuiscono in modo importante alla percezione delle sfumature.
Il passo successivo sarà di costruire un database con i dati relativi a centinaia di diversi tipi di pelle da varie parti del mondo. Questo perché, mentre una videocamera 3D è un oggetto costoso, le stampanti 3D sono relativamente economiche. Grazie al database, sarà possibile anche in zone disagiate accedere via internet ai dati e stampare una pelle del tipo corretto. Il progetto ha ricevuto un finanziamento di tre anni dal EPSRC (Consiglio per le ricerche fisiche e ingegneristiche) britannico.

A Stoccarda sono già a buon punto: un particolare gel è stato infatti sviluppato dagli scienziati del Fraunhofer Institute of Interfacial Engineering and Biotechnology (IGB) di Stoccarda.
L’idea di pelle artificiale risale agli Anni ’70 quando John F. Burke, direttore dei servizi Traumatologici del Massachussets General Hospital, e Ioanni V. Yannas, un professore di chimica del MIT hanno ideato un polimero poroso a base di fibre di collagene e molecole di zucchero, che facilitava lo sviluppo di nuova pelle se applicato alle ferite.
Da allora sono stati compiuti molti progressi ma la scoperta degli scienziati tedeschi apre una nuova era in quanto permetterebbe di “stampare” organi e tessuti, come la pelle, appunto, in modo totalmente automatico e soprattutto molto più preciso. Così preciso che una delle sue applicazioni potrebbe essere la produzione di tessuto vascolarizzato, cioè dotato di un suo sistema di minuscoli vasi capillari per far scorrere il sangue e i nutrimenti. L’IGB ci sta lavorando insieme ad altri partner all’interno del progetto ArtiVasc 3D e solo una volta affinata questa tecnica sarà possibile creare organi funzionanti e sempre più complessi.
Uno degli aspetti più incredibili di questo inchiostro biologico è che viene utilizzato esattamente come in una normale stampante inkjet da ufficio: l’inchiostro viene scaldato e distribuito dalle testine, controllate digitalmente per seguire un particolare schema e formare le lettere o, in questo caso, i tessuti biologici che formano gli organi.
Il liquido trasparente che gli scienziati usano come inchiostro non è altro che una “gelatina” di cellule viventi, mescolata con elementi del tessuto naturale che dovrà replicare. Come il tessuto naturale anche la gelatina deriva dal collagene (la principale proteina dei tessuti animali)  solo che questa particolare gelatina è stata modificata chimicamente in modo da restare fluida durante il processo di stampa e di solidificarsi quando viene irradiata dalla luce ultravioletta.
Una volta stesa e irradiata la gelatina forma un “idrogel”, cioè un polimero contenente grandi quantità d’acqua (come i tessuti animali) ma stabile in ambienti acquosi (cioè impermeabile) e soprattutto quando viene riscaldato fino a 37° C, la temperatura fisiologica umana. Gli scienziati possono poi alterarne le caratteristiche biochimiche trasformandolo in cartilagine o in tessuti adiposi (quelli che compongono muscoli, nervi, vasi e membrane).
L’intero processo è simile alla litografia laser e alla litografia laser a due fotoni (entrambi considerati tipi di stampa 3D) solo che invece di resine (la prima) e nanoparticelle (la seconda), questo processo si applica alle cellule, e al posto di un laser si usano i raggi UV. Solo qualche settimana fa gli scienziati avevano usato un processo simile alla litografia laser per creare colonie batteriche a forma di solidi geometrici in modo da studiare più da vicino alcune malattie tra cui la fibrosi cistica. Si tratta di enormi passi avanti per la scienza medica, anche se ci vorranno ancora alcuni anni prima di poterne realmente beneficiare.


CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Hey Jude

 

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Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

Febbraio 1968, da qualche tempo i Beatles sono letteralmente attratti dalla tradizione orientale e sono in continua ricerca di elementi da inserire nella propria musica. Iniziati, qualche mese prima, alla pratica della meditazione trascendentale, si recano in India, all'ashram di Rishikesh, per vivere da vicino l’esperienza.

All’esperienza Indiana partecipa anche Cynthia Powell, moglie di John Lennon e madre del piccolo Julian Lennon.

Durante la permanenza all’ashram di Rishikesh, John Lennon si reca ogni mattina all’ufficio postale, dove riceve quotidianamente un curioso telegramma. Quello che sembrava un velato sospetto, si trasforma in una cruda realtà. John Lennon da qualche tempo frequenta un’artista un po’ pazza chiamata Yoko Ono ed è proprio lei che gli invia ogni giorno un telegramma.

Dopo essere tornato dall’India Lennon chiede il divorzio da Cynthia, inizialmente accusandola di infedeltà, fino a quando, pochi mesi dopo, si scoprirà che Yoko aspetta un figlio proprio da John Lennon.

Dal divorzio Cynthia ricaverà 100.000 sterline e la custodia del piccolo Julian.

Ed è proprio per confortare il piccolo Julian Lennon, dalla brutta situazione creatasi in famiglia, che Paul McCartney scriverà uno dei brani più famosi della discografia dei Beatles: Hey Jude.

Paul McCartney fu l’unico Beatle a restare vicino a Cynthia dopo il divorzio da Lennon. Si preoccupava tantissimo per Julian. Lo stesso Julian dichiarò di avere più foto di lui che giocava con Paul che con suo padre.

In una calda giornata di Giugno del 1968 Paul McCartney sta guidando la sua Aston Martin per andare a trovare Cynthia e suo figlio Julian. Paul ha circa un’ ora di strada per arrivare a Weybridge, dove vivono Cynthia e Julian e sta pensando a qualcosa per dire loro che va tutto bene, per farli stare meglio. Paul spegne la radio e comincia a canticchiare qualcosa: “Hei Jules non peggiorare le cose, prendi una canzone triste e rendila migliore…”. Era un messaggio di speranza per Julian, qualcosa che volesse dirgli: “'Vieni, amico, i tuoi genitori hanno divorziato. So che non sei felice, ma sarà OK”.

Tornato a casa Paul comincia a registrare il pezzo al pianoforte e decide di cambiare il nome Jules in Jude per motivi fonetici. Proprio mentre Paul stendeva il testo della canzone, Lennon e Yoko passarono a trovarlo. Ascoltando l’abbozzo della canzone, Lennon rimase molto impressionato e la giudicò la migliore in assoluto mai scritta da Paul.

La registrazione di Hey Jude cominciò il 31 luglio del 1968; la conferma che l’opinione di Lennon su Hey Jude fosse molto positiva fu che acconsentì immediatamente a dirottare Revolution sul lato B del singolo Hey Jude.

Per 4 giorni i Beatles lavorarono al pezzo e nonostante le tensioni che caratterizzavano i loro ultimi incontri, andarono d’amore e d’accordo.

Hey Jude è una canzone eccezionalmente lunga per gli standard del tempo. La coda della canzone, con il caratteristico coro, dura ben oltre i 4 minuti ed è suonata da un orchestra formata da 10 violini.

Il disco vendette in sei mesi oltre cinque milioni di copie in tutto il mondo, e dopo quattro anni il numero complessivo di copie vendute salì a sette milioni e mezzo.

Hey Jude non è stato l’unico brano dedicato a Julian Lennon. John Lennon compose il brano Lucy in the Sky with Diamonds tratto da un disegno del figlio e nel White Album venne incisa Good Night, una ninna nanna creata da John per il figlio quando questi aveva cinque anni e cantata da Ringo Starr.

Per contattare DJ Tommy Cassano:

tcassano[at]aminstruments.com


LA LENTE

PHARMA COAST TO COAST!

Il ciclo di produzione delle industrie farmaceutiche è caratterizzato, in ogni sua fase, da una serie di attività specifiche a cui si legano inevitabilmente rischi sia per l’operatore e l’ambiente in cui opera, sia per il prodotto.
AM Instruments offre adeguate e precise soluzioni. Dal momento dell’arrivo del principio attivo e della pesata delle materie prime alla spedizione del prodotto finito, AM accompagna le aziende con prodotti e servizi di qualità eccellente.
AM Instruments ti invita a percorrere, fase dopo fase, il ciclo produttivo di un’azienda farmaceutica. Ci soffermeremo, in ogni tappa di questo viaggio, sui maggiori fattori di rischio, e presenteremo di volta in volta le soluzioni innovative ed efficaci che la nostra azienda propone.

L’INIZIO DEL VIAGGIO

Ingresso materie prime

Un campione delle materie prime in arrivo, viene prelevato e posto nell’area apposita.
Il campionamento avviene, solitamente, all’interno di una down-cross.

La down-cross viene delimitata da cortine flessibili in PVC trasparente.
Al di sotto un tavolo forellinato in acciaio inox su cui svolgere le operazioni di pesatura.
Le materie prime vengono analizzate secondo le relative specifiche  fornite dal produttore.


FATTORI DI RISCHIO
Il maggior fattore di rischio al momento dell’arrivo delle materie prime e delle relative azioni che si compiono in questa fase, è rappresentato da:
- emissione polveri e conseguente esposizione dell’operatore alle stesse
- contaminazione delle polveri stesse per fattori ambientali

SOLUZIONI

Il campionamento di polveri e liquidi va effettuato secondo le esigenze attraverso campionatori dedicati, possibilmente con la particolare proprietà di campionare a differenti profondità sulla stessa verticale di prelievo. L’accesso alla down-cross o alla cappa richiede l’utilizzo di indumenti specifici, guanti e dispositivi di protezione individuale.


AM INSTRUMENTS è presente in ogni fase operativa, con prodotti specifici e di qualità eccellente, secondo le esigenze del cliente.

Dall’entrata delle materie prime, ecco cosa AM propone:


DOWN CROSS
AM Instruments propone unità a flusso laminare adeguabili alle esigenze del cliente. Realizzate su misura, permettono la massima personalizzazione, senza pregiudicare i tempi di consegna.

TRASFERIMENTO POLVERI
AM Instruments fornisce un sistema di contenimento flessibile per il trasferimento polveri all’avanguardia, completamente trasparente e tale da consentire un controllo visivo del flusso di materiale. Combinabile con zip di contenimento, completamente a tenuta stagna, rende superflue le operazioni di pulizia e validazione dei sistemi tradizionali.

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CAMPIONATORI MONOUSO
AM Instruments offre una gamma completa di campionatori monouso per polveri e liquidi, sessole e contenitori per ogni esigenza. I nostri campionatori sono prodotti e confezionati in camera bianca, disponibili anche in versione pre-sterilizzata. Leggeri e facili da usare, eliminano i rischi connessi ai sistemi di campionamento riutilizzabili e quelli connessi alle contaminazioni generate dall’operatore.

ARREDI IN ACCIAIO
AM Instruments presenta una linea di arredi in acciaio inox completamente su misura, adattabile a ogni ambiente, con caratteristiche e design proprie del più elevato standard del settore.

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DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE
AM Instruments offre una gamma completa di dispositivi di protezione individuale per le vie respiratorie. Dispositivi che rispondono non solo alle specifiche tecniche di certificazione, ma anche ad un livello di comfort ed igiene avanzato per ridurre i consumi ed aumentare l’accettabilità da parte del consumatore finale.
Nuovi prodotti con soluzioni estetiche e di design, fattore chiave del successo del “Made in Italy”

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GUANTI
AM Instruments presenta una linea completa di guanti adatti ad ogni ambiente e esigenza operativa. E’ cura di AM guidare l’operatore verso la scelta migliore, nello scopo comune che unisce controllo della contaminazione e praticità, sicurezza dell’operatore e dell’ambiente.

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AM Instruments ha introdotto dei nuovi sistemi di campionamento monouso, fai clic qui o sull'immagine per vederne i vantaggi e scaricare il minicatalogo. 


WARP ANCH'IO

Pasto ricco di carboidrati: indice glicemico, carico glicemico e indice insulinico

Benvenuti alla terza puntata della prima collaborazione esterna di WARP. Ancora tantissime informazioni preziose dall'autore misterioso!

Se nei primi due articoli abbiamo parlato dei benefici derivanti da frutta e verdura e dell’importanza delle fibre alimentari nella nostra alimentazione, in questo articolo cercheremo di capire l’importanza dell’indice glicemico, del carico glicemico e della risposta insulinica quando facciamo un pasto ricco di carboidrati. Prima di dare delle definizioni  è doveroso fare un breve excursus sull’aspetto fisiologico

Negli articoli precedenti ho parlato di carboidrati, di glucosio e di glicemia. Chiariamo la differenza tra questi termini.

Carboidrati: molecole organiche formate (CH2O)n, che possono essere monosaccaridi, disaccaridi, oligosaccaridi o polisaccaridi

Glucosio: monosaccaride la cui struttura è C6 H12 O6, facente parte dei carboidrati

Glicemia: è la quantità di glucosio nel sangue

Mentre i monosaccaridi - e mi riferisco al fruttosio e glucosio - possono essere assorbiti  a livello dell’intestino tenue, in particolar modo a livello delle cellule a spazzola, i disaccaridi e gli oligosaccaridi nonché i polisaccaridi digeribili devono essere prima ridotti a monosaccaride, e solo successivamente essere assorbiti. Ecco uno schema che riassume le fasi di digestione e assorbimento degli zuccheri. 

Schema riassuntivo digestione dei carboidrati:

Come si può notare la digestione dei carboidrati viene portata a termine nell’intestino:  la fase digestiva inizia nella bocca dove si forma il cosiddetto bolo alimentare, attraverso l’intervento di alcuni enzimi digestivi presenti nella saliva; il bolo alimentare  arriva nello stomaco dove il pH acido attiva altri enzimi per l’ulteriore digestione dei carboidrati e infine nell’intestino tenue, dove si ha un’altra fase digestiva dei carboidrati a monosaccaridi, i quali vengono assorbiti per entrare nel nostro organismo e distribuirsi a seconda delle necessità. Lo scopo dei carboidrati è energetico per cui quando non abbiamo un livello di glucosio nel sangue idoneo sentiamo la necessità di approvvigionarci di carboidrati.

Avendo sinteticamente parlato dei carboidrati e di come vengono assorbiti a livello intestinale, possiamo introdurre il concetto di INDICE GLICEMICO, di CARICO GLICEMICO e di INDICE INSULINICO per comprenderne l’importanza e i relativi effetti. Quando mangiamo un alimento ricco di carboidrati, la glicemia (ossia la quantità di zucchero nel sangue) aumenta. La velocità con cui questo accade dipende da molti fattori, tra i quali la presenza di fibre, il tipo di zucchero ingerito, l’eventuale presenza di grassi e proteine. L’indice glicemico (IG) di un alimento è la velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all’assunzione di un quantitativo di un alimento contenente 50g di carboidrati. L’alimento cui si fa riferimento è il  pane bianco o lo zucchero cui è stato dato come valore “arbitrario” 100.

Cerchiamo di capire  quando i ricercatori hanno iniziato a parlare di questo e dato importanza all’indice glicemico.

Il concetto di indice glicemico, IG, venne fondato nel 1981 da David Jenkins. Il suo obiettivo era quello di classificare gli alimenti contenenti carboidrati per il miglioramento del controllo glicemico nei pazienti diabetici.

I soggetti coinvolti nello studio consumarono diversi alimenti in una quantità tale da apportare un totale di 50 grammi di carboidrati. Il calcolo è stata eseguito considerando che ciascun alimento contiene una certa quantità di carboidrati in 100 grammi di alimento. Considerando che il riferimento è 50 grammi di carboidrati, si è calcolato la quantità totale di alimento che avesse un contenuto di 50 grammi di carboidrati. Per es.

riso bianco: contiene 80 grammi di carboidrati in 100 grammi di riso bianco; per ottenere una quantità di 50 grammi di carboidrati sono necessari circa 60 grammi di riso (80:100=50:X dal cui calcolo avremo circa 60 grammi)

patate: hanno un contenuto di 20 grammi di carboidrati in 100 grammi di patate, per ottenere 50 grammi di carboidrati sono necessari 250 grammi di patate (20:100=50:X, dal cui calcolo avremo 250 grammi di patate);

fagioli secchi: contengono 60 grammi di carboidrati in 100 grammi di fagioli secchi, per ottenere 50 grammi di carboidrati sono necessari circa 80 grammi di fagioli secchi (60:100=50:X, dal cui calcolo avremo 80 grammi di fagioli secchi).

Una volta stabilita la quantità di alimento da ingerire, tale per cui si ottiene una quantità totale di 50 grammi di carboidrati, i ricercatori hanno monitorarono la risposta di glucosio nel sangue per 2 ore dall'assunzione.

Questa risposta è stata poi confrontata con 50 grammi di carboidrati apportati da un alimento di riferimento, cioè glucosio o pane bianco.

Jenkins utilizzò i risultati della ricerca per stabilire una tabella con 62 alimenti comuni sulla base della risposta glicemica, da cui è stato stabilito l’indice glicemico, IG.

Sulla base della risposta di glucosio nel sangue a seguito di ingestione di 50 grammi di carboidrati dei diversi alimenti, questi ultimi sono attualmente classificati come segue:

 

·       Fino a 40 l'indice glicemico è considerato MOLTO BASSO.

·       Da 41 a 55 l'indice glicemico è considerato BASSO.

·       Da 56 a 69 l'indice glicemico è considerato MODERATO.

·       Da 70 in su l'indice glicemico è considerato ALTO.

 

Da allora, l'indice glicemico, successivamente in combinazione con il carico glicemico, è diventato un metodo per tentare di determinare quanto sano può essere un cibo. Nel corso degli anni, le tabelle dell’indice glicemico sono state ampliate ed aggiornate.

Infatti attualmente è disponibile la “International table of glycemic index and glycemic load values” che si riferisce al 2002. La stessa tabella internazionale è destinata a continui aggiornamenti in quanto molti sono i fattori che influiscono sull’indice glicemico.

Perché l’indice glicemico è radicato in tutte le diete e oggi rappresenta un riferimento?

Studi su larga scala fatti dalla Harward University (Cambridge, MA) indicano che un consumo sistematico nel tempo di una dieta con un carico glicemico alto, è un fattore predittivo di rischio di sviluppare il Diabete di tipo 2 ma anche problemi cardiovascolari.

Di contro studi recenti sul consumo sistematico di cibi a basso indice glicemico potrebbero proteggere l’individuo contro l’obesità, cancro del colon e della mammella.

Studi condotti da Eurodiab (Europe and diabets) su più di 3000 soggetti con Diabete di tipo 1 hanno mostrato una correlazione con l’emoglobina glicata nel sangue sia nell’uomo che nella donna; non solo, ma pazienti con un consumo di alimenti con indice glicemico basso hanno mostrato un aumento di colesterolo HDL nella popolazione europea dall’est all’ovest e centro Europa.

Quindi il consumo di alimenti con un basso indice glicemico comporta:

1)     Un miglioramento dell’emoglobina glicata nel diabete 1 sia negli adulti che nei bambini;

2)     Un miglioramento nei soggetti con problemi cardiovascolari alla sensibilità all’insulina e alla concentrazione dei trigliceridi nel sangue;

3)     Un miglioramento nel controllo del peso come dimostrato in studi sia negli animali che nell’uomo.

Quindi dall’intuizione avuta da Jenkins e altri sono stati condotti tutta una serie di studi scientifici che hanno dimostrato come consumare alimenti con un indice glicemico basso, aiuta ad evitare rialzi glicemici repentini, aumenti di trigliceridi, riduzione del rischio di maturare il diabete di tipo 2 oltre che un aiuto nel prevenire il cancro a livello del colon o mammario.

Ciascun alimento quindi ha un suo indice glicemico.

Quali sono i fattori che influenzano il valore glicemico di un alimento?

Diversi fattori influenzano IG di un alimento come la forma liquida o solida, la quantità di fibra, o il metodo di preparazione (crudo o cotto). In generale gli alimenti sottoposti a processi di lavorazione contenenti zuccheri raffinati (come cracker e sciroppi di mais) hanno un indice glicemico più alto. Per es. una pasta cotta ha in indice glicemico più alto rispetto alla pasta al dente; le verdure crude hanno un indice glicemico più basso rispetto a quelle cotte; le patate bollite hanno un indice glicemico più alto rispetto alle patate fritte.

La cottura degli alimenti influisce molto sull’indice glicemico: un alimento cotto rispetto a quello crudo ha un indice glicemico più elevato.

La combinazione di un alimento con indice glicemico alto con proteine e verdure, ne abbassa l’indice glicemico dello stesso alimento: un conto è mangiare il riso in bianco (a meno di indicazioni terapeutiche) un conto è mangiarlo con i legumi la cui presenza di proteine e fibre ne riducono l’indice glicemico; un conto è mangiare la pasta in bianco peggio se molto cotta un conto è mangiare la pasta al dente con verdura la cui presenza di fibre ne riduce l’indice glicemico.

Se la conoscenza dell’indice glicemico di un alimento ci consente di capire che è preferibile consumare un alimento a basso indice glicemico altrettanto importante è il carico glicemico.

Cerchiamo di capire perché e quali sono le applicazioni.

L'indice glicemico è un fattore che considera solo la velocità di assorbimento dei cibi glucidici, ma non fornice la quantità di carboidrati da consumare in maniera tale da evitare di raggiungere valori molto alti di glicemia post prandiale.

Un concetto che ci viene in aiuto è il “Carico Glicemico”.

È quest'ultimo metodo di calcolo infatti che serve a comprendere in che quantità può essere assunto un cibo glucidico per prevenire l'iperglicemia. In base a queste considerazioni si può capire che i cibi ad alto indice glicemico non causano iperglicemia in termini assoluti, ma dipende dalla quantità totale di carboidrati assunti. Allo stesso modo si può parlare di alimenti ad indice glicemico basso e medio, che in determinate quantità, sono comunque capaci di causare iperglicemia.

Il Carico glicemico si ottiene moltiplicando l’indice glicemico per la quantità di carboidrati per una porzione o per pasto.

Valutare se un cibo contenente carboidrati abbia un indice glicemico alto, medio, o basso, effettivamente non serve a comprendere se una determinata quantità di questo cibo abbia un impatto tale da provocare effetti negativi o indesiderati. Ciò che deve essere controllato infatti è piuttosto la soglia che stabilisce se è il carico glicemico ad essere alto, medio, o basso, in modo da capire se la quantità di carboidrati contenuti in una data porzione di un alimento sia effettivamente eccessiva. Per questo sono stati creati degli appositi valori (basati sull'indice glicemico in riferimento al glucosio):

Quindi da quanto detto si può dire che assume un ruolo di fondamentale importanza il carico glicemico in quanto è quello che determina un rialzo glicemico elevato;  ne consegue che le quantità da consumare sono diverse sulla base dell’indice glicemico che ciascun alimento ha.


Cosa succede pertanto in caso di un pasto ricco di carboidrati con un indice glicemico molto elevato?

Aumento repentino della glicemia con una produzione elevata di insulina. La produzione elevata di insulina comporterà come effetto un valore di glicemia più bassa rispetto al valore prima del pasto con la conseguente necessità di assumere ulteriori carboidrati. Immaginate se dovessimo fare tutti i giorni un pasto ricco di carboidrati ad indice glicemico elevato. Ingrasseremmo per l’effetto che ha l’insulina sul metabolismo dei grassi, cioè l’insulina favorisce la lipogenesi e quindi accumulo di grassi.

Per evitare di ingrassare uno dei meccanismo da mettere in atto è nutrirsi di alimenti a basso indice glicemico (è molto raccomandato per i soggetti diabetici).

La società moderna produce molti alimenti ad indice glicemico  alto oltre che a fornire a parità di peso un alimento con un carico glicemico elevato. Un es. Mars, il Bounty,  kinder bueno, Twix, Twister, che hanno mediamente un indice glicemico di 65! Pericoloso per il paziente diabetico!

Oltre al concetto di indice glicemico e carico glicemico un ruolo molto importante assume l’indice insulinico di un alimento! Mentre l’indice glicemico tiene conto del solo carboidrato, l’indice insulinico tiene conto anche degli altri nutrienti in un alimento in quanto al presenza di altri alimenti può favorire la produzione di insulina e non solo il carboidrato. Un esempio può essere il Mars:  il Mars ha un indice glicemico medio di circa 65, carico glicemico per porzione (quello che si vende la cui porzione è di 60 grammi) è di 25,  mentre il valore dell’indice insulinico medio è 107 molto più alto del valore dell’indice glicemico!;  se invece facciamo una valutazione sul twister, quest’ultimo ha in Indice glicemico di 74 ( la cui porzione è di 50 grammi), un carico glicemico per porzione di 22 ed un indice insulinico di circa 103! (ovviamente sono tutti medi ma ci servono a far capire come ogni alimento ha un suo carico e indice insulinico) . Se pensiamo che una porzione non ci basta (hanno una migliore paltabilità), desideriamo mangiare un altra porzione con il superamento del carico glicemico da moderato a elevato e quindi produzione elevata di insulina come risposta ad un alimento con indice e carico glicemico elevato!

Un valore più elevato di indice insulinico rispetto all’indice glicemico (calcolato solo sula base dei carboidrati),  è dovuto alla presenza  all’interno dello stesso alimento di altri micronutrienti come, proteine, latte, lipidi. Infatti l’impatto dei macronutrienti sull'insulinemia è, del 90-100% per i carboidrati, del 50% per le proteine e del 10% per i grassi: ciò conferma che non sono solo i carboidrati ad incidere sulla produzione insulinica, ma anche proteine in maniera moderata, e grassi in maniera molto blanda, cosa che l'indice glicemico non considera.

Mangiare alimenti a basso indice glicemico può portare ad una diminuzione di peso rispetto all’assunzione di alimenti ad alto indice glicemico?

Gli studi fatti finora sono contrastanti e non sembra ci sia una correlazione diretta tra alimenti a IG basso con la riduzione del peso corporeo. Infatti:

Das et al. (2007), tramite una ricerca, cercarono di limitare alcuni di questi problemi metodologici. Nella loro ricerca, i soggetti sono stati assegnati ad un piano alimentare ad alto o basso IG con una restrizione calorica del 30% per promuovere la perdita di peso. Una volta stabilite le preferenze alimentari, i ricercatori istruirono i soggetti all'uso del IG e ai cibi correlati per i primi 6 mesi dello studio. Questo permise ai soggetti di imparare i principi alimentari a cui attenersi prima di seguire il piano da soli. Entrambi i gruppi persero peso dopo un anno, ma non ci fu alcuna differenza tra i gruppi.

Un'altra ricerca ha riscontrato che una dieta con consumo di cibi a moderato carico glicemico, ha favorito una maggiore perdita di peso nei primi sei mesi, ma nessuna differenza dopo un anno. Questo potrebbe significare che consumare cibi a IG basso non è appare come un fattore strettamente determinante nel favorire la perdita di peso sul lungo termine.

Sulla base della mancanza di prove concrete, la posizione della American Dietetic Association (ADA) è che "la dieta a basso IG non dovrebbe essere consigliata per la perdita di peso". Una sintesi recente pubblicata da un workshop sulla risposta glicemica e sulla salute è d'accordo con questa considerazione, suggerendo che in questo momento ci sono poche prove a sostegno del ruolo di una dieta a basso indice glicemico nella perdita di peso.

Inoltre, il documento riportò che il successo del consumo di cibi a basso IG ha più a che fare con l'alto contenuto di fibre che con l'indice glicemico di per sé. Indipendentemente dal IG, l'assunzione di fibre è stata associata ad una riduzione e al mantenimento del peso corporeo, nonché un'assunzione energetica inferiore. In uno studio randomizzato di alimentazione controllata di 12 settimane, venne testato l'effetto di IG e CG sulla perdita di peso.

Quindi la quantità da mangiare, ciò una porzione tale per cui mi da un carico glicemico moderato ( al disotto di 20) quale può essere?

Supponiamo di consumare un cibo a IG medio, combinato a un carico glicemico medio: si può optare per un piatto di spaghetti. Gli spaghetti hanno mediamente un IG di "57", ciò significa che il loro valore si colloca al limite tra IG basso e medio (tra 56 e 69 l'IG è considerato medio). Per ottenere un carico glicemico medio con un piatto di spaghetti, sarà possibile consumarne al massimo circa 40 grammi pesati secchi, visto che il calcolo del carico glicemico prevede di conoscere l'IG dell'alimento, e la percentuale di carboidrati di un alimento (in questo caso 75 %), che poi verranno calcolati. La quantità di consumo così moderata è data dall'alta densità di carboidrati, più che dall'indice glicemico.

IG (57) x quantità di carboidrati (30 grammi su 40 di peso) / 100 = 17,1

Si può dire che 40 grammi di spaghetti secchi, in base al loro indice glicemico e al loro contenuto di carboidrati, possano essere una quantità limite per poter rimanere dentro il carico glicemico medio (sapendo che da 20 in poi il carico glicemico è per definizione alto). Quindi la conseguente produzione di insulina causata da un tale carico glicemico, in condizioni normali dovrebbe risultare in quantità moderate. Tutto questo stimando che la risposta glicemica sia proporzionale a quella insulinica.

Se però a questo piatto di spaghetti viene aggiunto un ragù (che contiene proteine e grassi), o del tonno, e dell'olio, sebbene l'assimilazione del pasto, e quindi anche dei carboidrati, venga rallentata, la conseguente produzione di insulina, e quindi il carico insulinico, non sarà più proporzionale a quella del carico glicemico degli spaghetti, ma verrà notevolmente incrementata a causa dell'accostamento di proteine e grassi. Alcuni studi ad esempio riscontrarono che fonti di cereali integrali (come spaghetti integrali o crusca), pur presentando un indice glicemico simile o inferiore a fonti di cereali raffinate (spaghetti bianchi o cornflakes), incrementavano la risposta insulinica rispetto a questi ultimi a causa del loro maggiore contenuto proteico.

Alcune ricerche non hanno osservato alcun aumento della risposta insulinica con l'aggiunta di 40 o 80 grammi di olio d'oliva, ma hanno assistito ad un aumento significativo con 50 e 100 grammi di burro.

Avviandomi alla conclusione di questo articolo, alcune regole e strategie non guastano!

1.     Prediligere gli alimenti a basso indice glicemico (in generale frutta e verdura)

2.     Evitare di associare ad un pasto un contenuto elevato di proteine e grassi in quanto se la coingestione di grassi con i carboidrati rallenta lo svuotamento gastrico e quindi il rilascio di glucosio nel sangue, riducendo infine l'IG, dall’altra la presenza di proteine aumentano l’indice insulinico.

3.     Associare sempre verdure agli alimenti in quanto le fibre in esse contenute ne modulano l’assorbimento dei micro nutrienti riducendo quindi l’indice glicemico dell’alimento

4.     Preferire alimenti integrali (pasta, pane, riso integrale)

5.     Associare legumi che contengono un mix di proteine, grassi e fibre, una miscela che ne riduce l’indice glicemico della pasta

6.     Mangiare in quantità adeguata la pasta tale da avere un carico glicemico moderato-basso

7.     Evitare la sera un carico glicemico elevato

8.     Evitare di mangiare la pasta troppo cotta o cucinata la sera prima (pasta rigorosamente al dente), oppure preferire verdure crude alle verdure cotte (finocchi crudi o carote crude hanno un indice glicemico più basso rispetto a quelli cotti)

9.     Evitare eventuale raffinazione: i cibi glucidici raffinati, come i farinacei nel caso del grano o di altri cereali, hanno un IG più alto;

In conclusione si può dire che nutrirsi di alimenti con un indice glicemico e carico glicemico moderato evita risposte elevate di insulina, evitando una serie di complicanze quali diabete trigliceride mia, aumento di colesterolo endogeno, per citarne alcuni, per cui la raccomandazione è nutrirsi adeguatamente nell’arco della giornata di diversi alimenti, con uno sguardo sia all’indice che al carico glicemico, avendo cura di inserire nei pasti principali sempre verdure. Un pasto leggero la sera aiuterà molto non solo ad evitare risposte insuliniche elevate ma anche a fare sonni tranquilli.

CARBOIDRATI

Sono detti anche glucidi. Sono formati da unità base (CH2O)n e sono contenuti principalmente negli alimenti di origine vegetale. In base alla struttura chimica dei glucidi si possono classificare in carboidrati semplici e complessi. I glucidi semplici, chiamati zuccheri comprendono i monosaccaridi, i disaccaridi e gli oligosaccaridi. Nella tabella a seguire sono riportati i carboidrati che ritroviamo negli alimenti più comuni nella nostra alimentazione.

Tabella 1

Di seguito sono riportate delle tabelle dei più comuni disaccaridi, oligosaccaridi e polisaccaridi

I polisaccaridi si formano dall'unione di numerosi monosaccaridi (da 10 a migliaia) tramite legami glicosidici. Si distinguono polisaccaridi vegetali (amidi e fibre) e polisaccaridi di origine animale (glicogeno). Nelle tabelle a seguire sono riportate sinteticamente i polisaccaridi e loro derivazione, nonché la composizione.

Polisaccaridi.png

L’amido, costituito da amilosio e amilopectina si trova negli alimenti in diverse proporzioni come riportato nella tabella a seguire:

Proporzioni di amilosio e amilopectina nella molecola di amido di diversa provenienza.png

VALORI INDICE GLICEMICO

·       Fino a 10 il carico glicemico è considerato BASSO.

·       Da 11 a 19 il carico glicemico è considerato MODERATO.

·       Da 20 in su il carico glicemico è considerato ALTO.

In base a questi valori è possibile stabilire le quantità limite di determinati alimenti per poter rimanere dentro i termini del carico glicemico "moderato". Di seguito alcuni esempi:

  • se l'IG medio degli spaghetti è "57", ed il suo contenuto di carboidrati medio al secco è del 75 %, per ottenere un piatto dal carico glicemico medio si potrà consumarne al massimo circa 40 grammi sul secco.
    IG (57) x quantità di carboidrati (30 grammi su 40 di peso) / 100 = 17,1
  • se l'IG medio del riso bianco è "83", ed il suo contenuto di carboidrati medio al secco è del 80 %, per ottenere un piatto dal carico glicemico medio si potrà consumarne al massimo circa 30 grammi sul secco.
    IG (83) x quantità di carboidrati (24 su 30 di peso) / 100 = 19,9
  • se l'IG medio del riso integrale è "72", ed il suo contenuto di carboidrati medio al secco è del 80 %, per ottenere un piatto dal carico glicemico medio si potrà consumarne al massimo circa 30 grammi sul secco.
    IG (72) x quantità di carboidrati (24 su 30 di peso) / 100 = 17,2
  • se l'IG medio del pane bianco è "70", ed il suo contenuto di carboidrati medio è del 70 %, per ottenere una porzione dal carico glicemico medio si potrà consumarne al massimo circa 40 grammi.
    IG (70) x quantità di carboidrati (28 su 40 di peso) / 100 = 19,6
  • se l'IG dei fiocchi di mais è di "91", ed il loro contenuto di carboidrati al secco è di circa il 90 %, per ottenere un pasto dal carico glicemico medio (senza l'aggiunta di latte) si potrà consumarne al massimo circa 25 grammi.
    IG (91) x quantità di carboidrati (22,5 su 25 di peso) / 100 = 20,4
  • se l'IG delle patate bollite è di "80", ed il loro contenuto di carboidrati è di circa il 20 %, per ottenere un pasto dal carico glicemico medio si potrà consumarne al massimo circa 100 grammi.
    IG (80) x quantità di carboidrati (24 su 120 di peso) / 100 = 19,2
  • se l'IG dei fagioli è di "30", ed il loro contenuto di carboidrati sul secco è di circa il 60 %, per ottenere un pasto dal carico glicemico medio si potrà consumarne al massimo circa 100 grammi sul secco.
    IG (30) x quantità di carboidrati (60 su 100 di peso) / 100 = 18
  • se l'IG della Coca Cola è di "58", ed il suo contenuto di carboidrati è del 10,5 % (ml), per ottenerne una quantità dal carico glicemico medio si potrà berne al massimo circa 300 ml.
    IG (58) x quantità di carboidrati (31,5 su 300 ml) / 100 = 18,2
  • se l'IG medio della pera è di "38", ed il suo contenuto medio di carboidrati è di circa il 15 %, per ottenere una quantità dal carico glicemico medio sarà possibile consumarne al massimo circa 300 grammi.
    IG (38) x quantità di carboidrati (45 su 300 di peso) / 100 = 17,1
  • se l'IG del saccarosio è "68", per ottenere una quantità dal carico glicemico medio potrò consumarne al massimo circa 27 grammi.
    IG (68) x quantità di carboidrati (27) / 100 = 18,3
  • se l'IG del glucosio è "100", per ottenere una quantità dal carico glicemico medio potrò consumarne al massimo circa 19 grammi.
    IG (100) x quantità di carboidrati (19) / 100 = 19

Con il diagramma a seguire vediamo di capire cosa avviene quando mangiamo a parità di quantità di carboidrati un alimento a indice glicemico diverso ossia alto medio basso.

Mettendo a confronto tre alimenti, glucosio ( indice glicemico alto, pane bianco, IG più basso e pane integrale, IG ancora più basso) a parità di quantità di carboidrati ingeriti danno tre livelli post ingestione diversi di glicemia. Si può notare come con il pane integrale il rialzo glicemico è più contenuto, e i valori glicemici rientrano prima nei valori normali rispetto rispettivamente al pane bianco e al glucosio. Ciò conferma come un alimento a indice glicemico alto dà come risposta un valore di iperglicemia più alta

Glucosa_plasmatica.png

Con il diagramma a seguire invece si evidenza cosa accade quando si ingerisce un alimento ad alto indice glicemico e uno a indice glicemico basso. Praticamente un alimento ad alto indice glicemico ci farà venire prima la fame per il conseguente effetto della produzione eccessiva di insulina. Viene da se che è meglio consumare pane integrale, o pane bianco in combinazione con le verdure in quanto le fibre ingerite con la verdura mi rallenta l’assorbimento degli zuccheri riducendone l’indice glicemico del pane bianco (vedi articolo sulle fibre alimentari)

Indice_glicemico_tempo.png

Gli alimenti ad alto IG provocano quindi una variazione della glicemia molto veloce, con la conseguente produzione di insulina; ciò comporta come effetto una produzione elevata di insulina e quindi una rapida ipoglicemia, mentre cibi a basso IG consentono di mantenere la glicemia costante, e di conseguenza aiutano a prevenire le crisi di ipoglicemia e gli attacchi di fame.

Avendo compreso che ogni alimento ha un suo valore di indice glicemico, ora cerchiamo di capire il rapporto tra un pasto ricco di carboidrati e la produzione di insulina. L’insulina è il cosidetto ormone ipoglicemizzante in quanto tutte le volte che assumiamo un pasto ricco di carboidrati, viene stimolata la produzione di insulina il cui ruolo principale è quello di evitare livelli alti di glicemia dannoso per il nostro organismo. Di seguito alcuni alimenti con valori di indici glicemici rispettivamente bassi, moderati e alti:

Per es. se si vuole conoscere l’indice glicemico di un alimento, si può dire che in generale alimenti:

basso IG : tutta la verdura (tranne le patate), quasi tutta la frutta, alcuni cereali (orzo, avena), prugna, pera, yogurt, latte magro, latte di soia, fagioli bolliti, mela, lenticchie, fruttosio, cereali integrali.

Medio indice glicemico: ananas, spaghetti, banana, kiwi, mango, pane di segale, maccheroni, carote, uva, arancia.

Alto indice glicemico: consumo di pasta, pane, riso, dolci, zuccheri in generale, pane bianco, cornflakes, miele, patate al forno e fritte, cracker, riso arborio, zucchero saccarosio.

C’è un libro molto simpatico e chiaro, cui potete veder i diversi indici glicemici (ma anche in internet se ne trovano) dal titolo Guarda che cosa mangi di Baldini e Castoldi, dove vengono riportati gli indici glicemici dei vari alimenti creato per i pazienti diabetici ma non solo.

Cosa è l’Insulina?

L'insulina è un ormone di natura proteica (ogni proteina è costituita da una sequenza di Aminoacidi), prodotto da gruppi di cellule localizzate all’interno del pancreas, chiamate "cellule β delle isole del  Langerhans". Fu scoperta nel 1921 dall'inglese John James Macleod e dal canadese Frederick Grant Bating, Premio Nobel per la medicina nel 1923. La sua forma inattiva è la proinsulina. L'insulina è costituita da due catene polipeptidiche (α più piccola di 21 AA e β più grande di 30 AA), tenute insieme da ponti disolfuro che si formano tra le cisteine 7 e 20 della catena α e le cisteine 7 e 19 della catena β (tali legami consentono all’insulina di avere una forma globulare). L'insulina viene prodotta a partire dalla proinsulina tramite taglio proteolitico di un peptide di congiunzione di 33 aa. Questo peptide è chiamato peptide C, mentre l'enzima responsabile del taglio proteolitico è una endopeptidasi.

Peptide_C.png

Dopo un pasto ricco di carboidrati, questi ultimi vengono degradati a zuccheri più semplici in maniera tale da avere l’assorbimento a livello del duodeno. L’ingresso di zuccheri, glucosio comporta un aumento di glicemia con conseguente produzione dalle "cellule β delle isole del  Langerhans" di proinsulina che viene trasformata in insulina, ossia nella sua forma attiva. Come effetto si ha una riduzione di glicemia nel nostro organismo.

Vediamo come agisce!

1)     A livello epatico, ossia nel fegato, considerando che l’obiettivo è ridurre il livello alto di glicemia,  favorisce l'accumulo di glucosio  sotto forma di glicogeno mediante il processo di glicogeno sintesi, ossia formazione di glicogeno e contemporaneamente inibisce la degradazione di glicogeno a glucosio mediante il processo della glicogeno lisi, ossia degradazione di glicogeno (è normale in quanto bisogna ridurre la glicemia).

2)     A livello periferico (nel muscolo per esempio), facilita il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule. In tal caso il muscolo accumula il glucosio sotto forma di glicogeno muscolare che gli servirà per le sue attività metaboliche. 

3)     Stimola la sintesi proteica! come? facilitando il passaggio degli aminoacidi dal sangue alle cellule;  poiché l’obiettivo è ridurre la glicemia inibisce il processo di neoglucogenesi (formazione di glucosio a partire da alcuni aminoacidi).

4)     Stimola la sintesi degli acidi grassi! Come? facilitando il passaggio degli acidi grassi dal sangue alle cellule, a partire dal glucosio disponibile a seguito dell’aumentata permeabilità al glucosio da parte delle cellule e degli Aminoacidi; e poiché non è necessario avere energia, inibisce contemporaneamente la lipolisi (utilizzazione degli acidi grassi a scopo energetico).

 

Ci sono altre attività che l’insulina favorisce come la proliferazione cellulare, l’incremento del colesterolo (l’insulina favorisce la produzione endogena di colesterolo) come documentato scientificamente. Tuttavia mi soffermerò su questi aspetti in quanto correlati con il tema dell’indice glicemico.

FRANCESCO CAL.

Continuate a seguirci nei prossimi numeri, vi sveleremo qualcosa in più del misterioso autore di questi preziosissimi articoli!
 

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UNA PAGINA A CASO

Rubrica di passioni letterarie

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Voglio cominciare il 2014 con la lettura che mi ha coinvolta, stravolta, fatto ridere e riflettere, arrabbiare e disilludermi per poi sperare ancora, un libro letto d’un fiato, durante queste vacanze appena passate.

E’ “Gli Sdraiati”, di Michele Serra. Mai un rapporto tra padre e figlio mi è parso tanto esplicito e nudo, quasi osceno nella sua nudità, e per questo potente e fragile allo stesso tempo. Non proprio pagine a caso, perchè questa volta è stato impossibile non scegliere…D’altra parte sono madre:)
 

Quante volte invece di mandarti a fare in culo avrei dovuto darti una carezza. Quante volte ti ho dato una carezza e invece avrei dovuto mandarti a fare in culo.

Tu sei il consumista perfetto. Il sogno di ogni gerarca o funzionario della presente dittatura, che per tenere in piedi le sue mura deliranti ha bisogno che ognuno bruci più di quanto lo scalda, mangi più di quanto lo nutre, illumini più di quanto può vedere, fumi più di quanto può fumare, compri più di quanto lo soddisfa.

Penso a come è stato facile amarti da piccolo. A quanto è difficile continuare a farlo ora che le nostre stature sono appaiate, la tua voce somiglia alla mia e dunque reclama gli stessi toni e volumi, gli ingombri dei corpi sono gli stessi. L'amore naturale che si porta ai figli bambini non è un merito. Non richiede capacità che non siano istintive. [...]

È anni dopo, è quando tuo figlio (l'angelo inetto che ti faceva sentire dio perché lo nutrivi e lo proteggevi: e ti piaceva crederti potente e buono) si trasforma in un tuo simile, in un uomo, in una donna, insomma in uno come te, è allora che amarlo richiede le virtù che contano.  La pazienza, la forza d'animo, l'autorevolezza, la severità, la generosità, l'esemplarità... troppe, troppe virtù per chi nel frattempo cerca di continuare a vivere.

A dieci anni riempivo l'annaffiatoio per mio padre, e la facilità con la quale lui maneggiava con una sola mano quei dieci litri d'acqua che io gli porgevo con fatica e impaccio mi pareva il traguardo della mia infanzia. Ora che maneggio con la stessa destrezza quei dieci litri, e sono dunque adulto, mi rendo conto che nessuno mi porge l'annaffiatoio. Una catena è spezzata - ne sono l'ultimo anello. Non c'è dubbio. Sono l'ultimo anello.

"Certo che un mondo dove i vecchi lavorano e i giovani dormono, prima non si era mai visto".

Sprizzando quella sconfinata venerazione della figura umana, meglio se la propria, che segna il nostro tempo tanto quanto la clava segnò l'età delle caverne e la prospettiva il Quattrocento. Sotto i piedi e sopra i capelli niente che meriti un'attenzione anche vaga, non le zolle nere e dense, non il cielo azzurro e vuoto.

[...] In quei due metri scarsi c'è tutto quello che conta. Tutto quello che conta è Io.

Ognuno è destinato a diventare il Grande Fratello di se stesso, sorvegliare filmare fotografare riprodurre ogni proprio gesto, ogni proprio sospiro, ovviamente ogni vestito e ogni accessorio, modellarsi autisticamente giorno dopo giorno senza che il cozzo con gli altri lo deformi, lo scomponga, lo confonda, lo innamori, insomma lo alteri, lo riconsegni al caso e alla natura, alla gloriosa confusione della vita?

Solo perché la giovinezza è quella degli altri noi dobbiamo odiarla?

Io quando penso al giusto daffare penso solo all'onesto, parziale e non necessariamente compiuto tentativo di cercare un equilibrio decente tra la propria porca presenza al mondo e la porca presenza degli altri. Solo questo. E mi pare così ovvio, che i miei sputi di dentifricio nel lavandino e le mie righe di merda nel water non debbano a nessun costo essere imposte agli altri, che neanche riesco a concepire come tu possa lasciare i tuoi sputi e la tua merda occhieggiare tranquilli dalle ceramiche di casa, certi della loro impunità.

E se ti capiterà di poterlo fare, metti al mondo un bambino, meglio un paio, è una tremenda rottura di scatole ma è anche il nostro dovere di riconoscenza alla vita, che è la nostra unica padrona.

Forse l'eccezionalità della giornata meritava che evitassimo le ripetizioni, sia tu che io. Come se fossimo, o se provassimo a essere, almeno una volta, almeno questa volta, io un po' meno io, tu un po' meno tu.

Forse non siete aulici, cioè al di sotto del mondo, ma snob, cioè al di sopra. Snob di nuovo conio, che hanno fatto di necessità virtù. Dopotutto siete arrivati in un mondo che ha già esaurito ogni esperienza, digerito ogni cibo, cantato ogni canzone, letto e scritto ogni libro, combattuto ogni guerra, compiuto ogni viaggio, arredato ogni casa, inventato e poi smontato ogni idea...e pretendere, in questo mondo usato, di sentirvi esclamare "che bello!", di vedervi proseguire entusiasti lungo strade già consumate da milioni di passi, questo no, non ce lo volete - potete, dovete - concedere. Il poco che riuscite a rubare a un mondo già saccheggiato, ve lo tenete stretto. Non ce lo dite, "questo mi piace", per paura che sia già piaciuto anche a noi. Che vi venga rubato anche quello.


CALEIDOSCOPIO

Kandinsky e Augusto

Dagli esordi all'astrattismo, la grande retrospettiva monografica espone tutto il percorso d'artistico di Kandinsky attraverso oltre cento opere provenienti dalla collezione del Centre Pompidou di Parigi.

Il percorso espositivo approfondisce la carriera di Kandinsky e il contesto socioculturale in cui l'autore moscovita sviluppò la sua inconfondibile poetica.
A partire dalla sua vita, dai rapporti personali con gli artisti del tempo, dalle influenze artistiche, dai viaggi, un complesso universo che ha poi condotto l'artista alla profonda rivoluzione interiore e spirituale che ne ha condizionato le scelte e le opere. Le prime esperienze in Russia furono caratterizzate da soggetti tradizionali e da ritratti, per trasformarsi progressivamente in forme sempre più stilizzate e semplificate, fino a essere comunemente ritenuto il “creatore della pittura astratta” per eccellenza.

La sua teoria espressiva prevedeva dunque la combinazione delle diverse forme del lavoro creativo, in particolare in relazione alla musica, andando contro le ricorrenti divisioni artistiche delle altre correnti di pensiero.

In particolare, l'artista di Mosca affronta l'astrattismo attraverso tre gruppi di opere i cui nomi rimandano chiaramente al loro legame con la musica: “impressioni” (quadri che manifestano l'impressione della natura esteriore), “improvvisazioni” (generati dall'intimo e dall'inconscio) e “composizioni” (la cui costruzione è cosciente).

Le date:
Dal 17 dicembre al 4 maggio Milano, Palazzo Reale

kandinskymilano.it

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Il Figlio adottivo e pronipote di Cesare, Augusto fu un personaggio dotato di un eccezionale carisma e di uno straordinario intuito politico. Riuscì, laddove aveva fallito persino Cesare, a porre fine ai sanguinosi decenni di lotte interne che avevano consumato la Repubblica romana e a inaugurare una nuova stagione politica: l'Impero.
Il suo principato, durato oltre quaranta anni, fu il più lungo che la storia di Roma avrebbe mai ricordato. In quegli anni, l'Impero raggiunse la sua massima espansione, con un'estensione a tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna alla Turchia, al Maghreb, alla Grecia, alla Germania. I particolari della sua biografia e della sua folgorante carriera ci sono trasmessi da lui stesso e da storici quali Velleio Patercolo Svetonio, Tacito, Cassio Dione. Sono veramente pochi gli imperatori romani per i quali disponiamo di un così grande numero di fonti scritte.

Possiamo in tal modo ricostruire le tappe della sua carriera politica, nel corso della quale ricoprì tutte le più importanti cariche pubbliche, e al tempo stesso seguire la serie disastrosa di lutti familiari che lo privarono in pochi decenni di Agrippa, suo luogotenente e genero, e degli eredi designati a succedergli: il nipote Marcello, figlio della sorella Ottavia; Gaio e Lucio Cesari, figli di Giulia e Agrippa. L'Impero passò così alla sua morte nelle mani di Tiberio, il figlio di Livia, la sua terza e amatissima moglie.
La fine delle guerre civili fu abilmente presentata quale epoca di pace, prosperità e abbondanza: divennero allora centrali concetti quali pax, pietas, concordia, cantati da poeti del calibro di Virgilio e Orazio, e da tutti gli intellettuali radunati nel circolo cosiddetto di Mecenate.

La mostra alle Scuderie del Quirinale, attraverso una selezione di opere di assoluto pregio artistico tra statue, ritratti, arredi domestici in bronzo, argento e vetro, gioielli in oro e pietre preziose, propone un percorso capace di intrecciare la vita e la carriera del princeps con il formarsi di una nuova cultura e di un nuovo linguaggio artistico, tutt'ora alla base della civiltà occidentale.

Le date:
dal 18 ottobre al 9 febbraio Roma, Scuderie del Quirinale

scuderiequirinale.it


WARP ATTACK

Danilo Dolci

Questa rubrica ha ospitato nel corso dell’ultimo anno piccole rivoluzioni quotidiane e grandi battaglie. A volte conosciute, a volte completamente ignote. Tra queste ultime ce n’è una, una lotta non silenziosa ma piuttosto lasciata nel silenzio. E’ la lotta di  Danilo Dolci, un uomo che ha fatto della poesia azione concreta, e ha trasformato i propri sogni e quelli di molti altri in progetti realizzabili e talvolta realizzati. Raccontarne la vita significa percorrere la seconda metà del novecento italiano attraverso le lotte più importanti, la lotta contro la miseria nel Mezzogiorno, le battaglie contro la mafia, la costruzione di una nuova forma di educazione e istruzione. Lotte che risultano essere quanto mai attuali. Ai più questa figura è del tutto sconosciuta, malgrado tre candidature al Premio Nobel; in effetti dopo i primi decenni di attività, dopo una campagna denigratoria nei suoi confronti, i giornali e il mondo intellettuale, salvo poche eccezioni, hanno smesso di occuparsene. Negli stessi anni dall’estero gli giungevano riconoscimenti di altissimo livello.

La prima volta che ho incontrato Danilo Dolci è stata una pura casualità. Trovai dei versi e me ne innamorai.

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C'è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c'è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C'è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c'è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C'è pure chi educa, senza nascondere
l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d'essere franco all'altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

Danilo Dolci ha mescolato poesia e vita in ogni istante della sua esistenza.

Ha sempre scritto una poesia viva, spesso citando uomini, donne, situazioni che viveva nella quotidianità. Attraverso i suoi versi ci è possibile entrare nella cronaca viva degli eventi che viveva, nei personaggi che ha incontrato, nelle situazioni e negli stati d’animo.

Maestro elementare, o meglio, maieuta, si è trovato in luoghi dove perfino la lingua italiana era sconosciuta, piccoli villaggi della Sicilia dove l’unica vera esigenza era acqua e pane. Dal nulla creò una piccola scuola, dove le sedie erano sempre in circolo, dove i bambini erano bambini e non erano gli unici ad imparare.  Il suo è stato un lavoro di "capacitazione" delle persone generalmente escluse dal potere e dalle decisioni.

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Nelle riunioni animate da Dolci, ciascuno si interrogava, imparava a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e decidere. È proprio nel corso di riunioni con contadini e pescatori della Sicilia occidentale che prese corpo l'idea di costruire la diga sul fiume Jato. La successiva realizzazione di questo progetto costituirà un importante volano per lo sviluppo economico della zona e toglierà un'arma importante alla mafia, che faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento di dominio sui cittadini. L'irrigazione delle terre ha consentito, in questa zona della Sicilia occidentale, la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile.

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Attraverso i suoi slogan e le sue domande, che egli amava scrivere sulle pareti della propria casa, sui muri dei palazzi istituzionali, e su quelli del paese in cui ha vissuto, è possibile ricostruire la storia di un paese attraverso le sue ferite più profonde. In Sicilia morivano di fame e di sete, la mafia rubava perfino i fiumi cambiandone il corso. Non c’era lavoro. In occasione del terremoto Danilo Dolci creò la prima vera radio libera in Italia, dando voce agli uomini e alle donne ai quali nessuno aveva dato prima ascolto.

Danilo Dolci amava esporsi in prima persona, questo lo fece compagno indissolubile di altri come lui, e nemico acerrimo di altri diversi da lui. La sua passionalità così come il suo carattere accentratore e talvolta assolutista lo hanno portato spesso a interrompere bruscamente dei rapporti pure consolidati.

Quest’uomo non è stato un santo, ma è riuscito ad andare oltre le proprie aspettative e mete di singolo individuo e a trasformare i propri principi in azione che hanno coinvolto di volta in volta interi gruppi sociali, i braccianti di Sicilia, così come i bambini di Partinico, i pescatori di Trappeto, così come i mafiosi del Golfo di Castellammare, gli abitanti del quartiere più disgraziato di Palermo, così come i più grandi intellettuali italiani e stranieri del 900.

I sogni si sono fatti progetto, l’obiezione è diventata azione, la rivoluzione è stata non forma di violenza ma affermazione di una volontà.

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NO COMMENT

L'immagine del mese

Apparizione avvenuta nel perugino a beneficio di DJ Tommy che con scatto (a tutti gli effetti) felino è riuscito a immortalare il Beato (tcassano[at]aminstruments.com)


AM KIDS

Padri ai Figli

In questo numero di AM Kids vogliamo riportare una delle lettere che l’Espresso ha pubblicato in occasione del nuovo anno: si tratta di lettere di padri ai figli. Padri non qualunque, eppure padri come tutti, con le stesse preoccupazioni e speranze che animano tutti.
Abbiamo scelto quella di Martin Scorsese perchè dietro la metafora cinematografica si cela un messaggio semplice e potente che speriamo arrivi a tutti voi, e attraverso di voi, ai vostri figli.

Martin Scorsese, lettera a mia figlia:
"Accendi la luce che è in te"


Carissima Francesca,
ti scrivo questa lettera per parlarti del futuro, che io vedo attraverso la lente del mio mondo. Attraverso la lente del cinema, che ne è sempre stato al centro.
Nel corso degli ultimi anni sono arrivato alla convinzione che il cinema col quale sono cresciuto, quello che vive nei film che ti ho mostrato sin da quando eri piccola e che fioriva quando io ho iniziato a fare cinema, sta arrivando alla fine del suo ciclo. Non mi riferisco ai film che sono già stati girati, ma a quelli che devono ancora venire.
Non scrivo queste parole né con desolazione né con un senso di sconfitta. Al contrario: io penso che il futuro sia molto luminoso.
Abbiamo sempre saputo che il cinema è un business, e che la sua arte è stata possibile perché compatibile con le esigenze del business. Quando abbiamo iniziato, negli anni Sessanta e Settanta, nessuno di noi si è fatto illusioni su quel fronte. Sapevamo che avremmo dovuto lavorare duramente per proteggere ciò che amavamo. Sapevamo anche che saremmo andati incontro a periodi difficili. E credo che, in qualche modo, avessimo anche intuito che sarebbe arrivato il giorno in cui qualunque elemento scomodo o poco prevedibile del fare cinema sarebbe stato ridotto al minimo, forse addirittura soppresso. L’elemento più imprevedibile di tutti? Lo stesso cinema. E la gente che il cinema lo fa.
Non voglio mettermi a ripetere cose che sono state dette e scritte da tanti altri prima di me, sui cambiamenti di questo business, e sono rincuorato dalle eccezioni alla direzione generale verso cui sta andando il cinema: Wes Anderson, Richard Linklater, David Fincher, Alexander Payne, i fratelli Coen, James Gray e Paul Thomas Anderson riescono tutti a produrre i loro film. E Paul è riuscito non solo a fare “The Master” in 70 mm, ma anche a mostrarlo in quel modo in varie città. Tutti quelli che amano il cinema dovrebbero essergliene grati.
Sono commosso anche dagli artisti che continuano a fare i loro film in tutto il mondo, in Italia, in Francia, nella Corea del Sud, in Gran Bretagna, in Giappone, in Africa. Diventa ogni giorno più difficile, ma i loro film riescono a farli.
Non penso di essere pessimista, però, se dico che l’arte del cinema e il business del cinema sono arrivati a una svolta.
L’entertainment audiovisivo e ciò che conosciamo come cinema - immagini in movimento concepite da individui - sembrano andare verso direzioni diverse. In futuro, probabilmente, vedrai il cinema sempre meno sugli schermi dei locali multisala e sempre di più in sale piccole, oppure online e, presumo, in spazi e situazioni che non posso nemmeno prevedere.
Ma allora, Francesca, perché dico che il futuro è luminoso? Perché, per la prima volta nella storia di quest’arte, i film possono davvero essere fatti con pochi soldi. Quando io ero giovane era impossibile: i film a bassissimo budget sono sempre stati l’eccezione più che la regola. Ora è il contrario. Puoi avere immagini bellissime con cineprese assolutamente abbordabili. Puoi registrare suoni, montare e mixare e correggere il colore a casa tua. Tutto questo sta accadendo davvero.
Ma con tutta l’attenzione prestata alla meccanica e ai progressi tecnologici che hanno portato a questa rivoluzione nel cinema, c’è una cosa importante che devi ricordare: non sono le macchine a fare il film, sei tu. Poter prendere una cinepresa e iniziare a girare e poi mettere il tutto assieme con Final Cut Pro è una forma di libertà, ma fare un film - il film che senti di “dover” fare - è un’altra cosa. Per la quale non esistono scorciatoie.
Se John Cassavetes, mio amico e mentore, fosse ancora vivo, farebbe sicuramente ricorso a tutta la tecnologia disponibile oggi. Ma continuerebbe a ripetere le cose che ha sempre detto - che devi essere totalmente dedito al lavoro, che devi dare tutto te stesso e che devi proteggere quella prima scintilla che ti ha portato a fare quel film. Devi proteggerla con la tua vita. In passato, dato che fare cinema era così costoso, dovevamo combattere stanchezza e compromessi. Nel futuro, dovrai avere una tempra d’acciaio per opporti a qualcos’altro: alla tentazione di seguire la corrente come tutti e di lasciare che il tuo film stia semplicemente a galla.
Questo non vale solo per il cinema. Le scorciatoie non portano mai da nessuna parte. Non sto dicendo che tutto deve essere difficile. Sto dicendo che la voce che ti accende è la “tua” voce. La luce interiore, come dicevano i Quaccheri.

La luce sei tu. Questa è la verità.


Con tutto il mio amore,
papà.

Martin Scorsese


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia 2.0 - il messaggio in segreteria…

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Potevo stupirvi con effetti speciali, potevo raccontare dei tramonti su Orione, potevo addirittura vincere un Nobel...ma ho preferito volare basso, per non umiliarvi.

Quando Ortensia beve un dito di fragolino non risponde più di se stessa e straparla.
Sarà per questo che alla festa di Natale dell’azienda è saltata sul tavolo delle bevande e ha improvvisato uno strano waka waka interrotto solo da un cameriere pietoso mentre l’intero reparto tecnico si dimenva entusiasta. Il fatto è che malgrado i suoi sforzi, Ortensia non riesce mai a passare indenne una giornata. Tra una gaffe e un incidente di percorso, oramai la conosciamo tutti, è davvero una mina vagante.
E come tutti quelli che vivono costantemente sull’orlo dell’imbarazzo, questa volta è proprio decisa a cambiare pagina. E quale occasione migliore di un trasloco? Già, perchè funziona come a casa propria, si buttano i vecchi vestiti e soprammobili e si cambia vita.
Così al primo giorno a Limbiate Ortensia si è presentata a lavoro con vestito nuovo e capelli lisci! AAAARGHHHHHH, al centralino si sono spaventati.
“Che ti è successo?”
“Niente, ho solo cambiato piega!”
“Ma non sei più Ortensia così!”
“Certo che no, ora sono Ortensia 2.0”

Ortensia 2.0
Riprogrammazione Ortensia attivata.
Nuovo set up:

Ortensia ha i capelli lisci
porta la gonna
non cade per i corridoi (grazie alle nuove scarpe con suola a mezzaluna che le consentiranno di concentrarsi in ogni istante sul suo baricentro)
non scambia perossido con acetone per le unghie
non sbaglia i nomi dei suoi colleghi (che ancora chiama ehi!)
non fa arrabbiare il capo
smette di usare il MYFog per la pulizia del viso durante la pausa pranzo
smette di bere alle feste aziendali
e soprattutto smette di ballare sui tavoli...

Così, in versione 2.0 Ortensia ha raggiunto la sua nuova postazione. Una bella scrivania bianca con accessori metallici e trasparenti, una sedia ergonomica e poco economica e una cassettiera a rotelle da lanciare come in una partita di bowling lungo il corridoio. WOW!!!!!
Un bel planner AM, la penna preferita, accensione del pc e che la trasformazione abbia inizio!!!

Oooopsss, non ho aggiornato la mia segreteria!!!!
Ortensia decide di dare il suo apporto all’azienda. E’ giunta l’ora che anche la segreteria sia del modello 2.0. Così se qualcuno chiamerà a Cesano Maderno senza trovarla, saprà cosa fare. Tutti hanno collaborato al trasloco. Chi ha portato scatoloni, chi ha collegato cavi, chi ha sistemato le postazioni. Bene! Lei si occuperà della segreteria telefonica!
A modo suo, ovviamente.


La storia di Ortensia Malincuore continua sul prossimo numero di WARP. Se non sei già nella nostra lista:

 

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