WARP, Giugno 2014

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


TOP NEWS

54° Simposio AFI - leggi

PASSWORD

La parola d'accesso di questo numero è "Idea" - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: The Dask Side Of The Moon - leggi o ascolta

LA LENTE

A proposito di chemioterapici - leggi

NOTIZIE DALLE ONLUS

Insettopia - leggi

UNA PAGINA A CASO

Essere o non essere, ecco la questione […] - leggi

CALEIDOSCOPIO

National Geographic - leggi

WARP ATTACK

La schiavitù esiste - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

La scuola è finita - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia in missione - leggi

TOP NEWS

54° Simposio AFI

Dall’11 al 13 Giugno AM Instruments ha presenziato al 54° Simposio AFI, presso lo stand 76.

Il simposio è stata l’occasione per presentare ai partecipanti prodotti d’eccellenza, servizi innovativi, e un nuovo logo. Oltre al video di AM Rap che ha intrattenuto il pubblico, noi e i vicini di stand :-)

Se in occasione del Simposio AFI non hai avuto modo di ritirare l’invito al nostro evento d’Ottobre, puoi iscriverti direttamente facendo clic sull’imagine qui sotto:

 


######## ATTENZIONE COMUNICAZIONE IMPORTANTE ########

DAL 7 GENNAIO 2014 AM INSTRUMENTS HA CAMBIATO SEDE, tutti i dettagli qui:

aminstruments.com


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Idea

Il termine idea racchiude in sé, come molte parole “potenti”, un portato di storia millenaria, le definizioni filosofiche che nel tempo gli sono state attribuite, il disegno che viene fuori dall’immaginario collettivo, un bagaglio di senso che difficilmente può essere rintracciato in altri termini. Volendone ripercorrere l’evoluzione non possiamo non parlarne in termini filosofici. Direttamente dal dizionario filosofico ecco una breve sintesi della storia dell’idea.

idea Il termine gr. ἰδέα («aspetto, forma, apparenza» dal tema di ἰδεῖν «vedere») passò nel linguaggio filosofico già nell’età presocratica, quando, per es., venne usato da Democrito per significare, in conformità con il suo senso originario, l’atomo stesso, che in forza del suo carattere prevalentemente formale e geometrico era in primo luogo «forma, schema visibile».
Ma la grande fortuna del termine si deve all’uso che Platone fece di esso, al pari di quello di εἶδος, che gli equivaleva tanto nell’etimologia quanto nel significato. ’Ιδέαι o εἴδη furono per Platone le entità eterne, che dominavano il divenire delle cose in quanto queste ultime, o partecipando della loro essenza o assumendole come modelli da imitare, dirigevano il loro processo in funzione di quelle: la genesi degli uomini aveva per causa finale l’i. dell’uomo. Di qui il significato di «tipo» e «modello», che più tardi venne al termine e meglio ancora al suo derivato «ideale», e che si può dire il contributo platonico all’evoluzione del termine, il cui significato originario quadrava d’altronde perfettamente con il carattere della dottrina platonica, tutta costituita di una contemplazione visiva del rapporto fra le i. e le cose e quindi portata a considerare le stesse i. come pure forme, percepibili, se non dall’occhio sensibile, tuttavia dall’occhio dell’intelletto. Né questo carattere visuale, intuitivo, dell’i. si smarrì nei tentativi, che Platone fece nella più tarda fase della sua evoluzione filosofica, di togliere a essa il più possibile della sua materiale concretezza mediante una riduzione a entità matematica, perché anche in questo caso intervenne, a render possibile tale riduzione, l’intuitività spaziale della geometria. E l’aspetto formale dell’i. platonica si accentuò nella stessa critica aristotelica, che, riducendo l’εἶδος a pura μορφή della concreta individualità, lo considerò come semplice forma, o concetto di classe.
Questo concetto platonico-aristotelico della realtà ideale si perpetuò in tutto il pensiero del Medioevo, ma naturalmente con le varie oscillazioni con cui questo considerò di volta in volta il problema dell’esistenza di tali valori (e cioè la ‘questione degli universali’) con occhio o platonico o aristotelico o addirittura empiristico-scettico, attribuendo maggiore o minore indipendenza ed esistenza all’esse idealiter (già Cicerone aveva dato cittadinanza latina al termine idea).
Solo nell’età moderna il nome cominciò invece ad assumere quel significato di entità propriamente mentale, di contenuto di pensiero, che poi gli è rimasto proprio nella sua accezione più comune: né per tale mutazione di valore era stata priva di efficacia la stessa formula medievale dell’esse idealiter, che attraverso il concettualismo e il nominalismo aveva riportato l’idealitas dalla sfera dell’oggettività metafisica a quella della soggettività pensante. Per Cartesio, i. è ogni contenuto di coscienza, nell’accezione più generale («ostendo me nomen ideae sumere pro omni eo quod immediate a mente percipitur»): di qui la distinzione, che tanta importanza doveva assumere per la sua gnoseologia e metafisica, fra le i. «innate» e quelle «avventizie» e «fattizie». Ma più frequente, anche nella prima età moderna, fu la limitazione dell’uso del termine a quei contenuti di pensiero che non implicassero l’immediata attestazione d’una realtà esterna (il cui esse idealiter, si sarebbe appunto detto nel Medioevo, non corrispondesse immediatamente a un esse realiter); così Spinoza definì l’i. come «mentis conceptum, quem mens format, propterea quod res est cogitans», e Leibniz come «propinquam quamdam cogitandi de re facultatem sive facilitatem». Analogamente, l’empirismo inglese (Hobbes, Locke, Hume) considerò le i. come riflessi mnemonici del senso, e dalla loro «associazione» derivò tutto lo sviluppo del sapere umano; ma Berkeley tornò alla cartesiana larghezza di significato, e chiamò i. anche le percezioni sensibili, che d’altronde non riflettevano per lui alcuna realtà materiale esistendo oggettivamente solo nel pensiero di Dio. Valore assai più speciale attribuì invece al termine Kant, che l’adoperò per designare i concetti della ragione, i quali, a differenza delle categorie dell’intelletto, non avevano per la conoscenza valore costitutivo, ma semplicemente regolativo, rappresentando ideali a cui si doveva tendere nell’ampliamento della conoscenza, senza peraltro poter mai presumere di chiuderli, salvi di antinomie dialettiche, nel cerchio dell’esperienza possibile. Tali le quattro i. cosmologiche, la psicologica, la teologica, l’estetica, e via dicendo.
Dopo Kant, caduta già con Fichte la preoccupazione di una realtà esterna a cui dovesse riferirsi la fenomenizzazione conoscitiva, i valori che per Kant vivevano nel puro regno dei fini e delle norme e non potevano discendere al concreto contatto con il reale non ebbero più bisogno, per esistere, di tale realistica integrazione: di qui l’idealismo (➔) trascendentale di Schelling, e quello assoluto di Hegel, a cui l’idea apparve come categoria suprema del tutto, sintesi ultima della concettualità e della realtà, dell’essere e del pensiero. Schopenhauer, invece, che opponendosi al panlogismo degli idealisti vedeva nella volontà cosmica il principio del mondo, considerò le idee come semplici gradi dell’oggettivazione rappresentativa di tale principio. L’idealismo novecentesco è stato tale più nel senso soggettivistico in cui con quel nome si presentava (ed era combattuta da Kant) la dottrina di Berkeley, che non in quello panlogistico dei postkantiani; tale idealismo si è affermato come, si potrebbe dire, un idealismo senza i., tendendo sempre più a relegare anche questo concetto nel vecchio armamentario logico-gnoseologico da cui si viene liberando, o almeno a risolverlo senz’altro in quello stesso del «concetto».

Oggi l’idea è spesso vista come stimolo produttivo, creazione ex novo, o anche risultato di un’opera di bricolage intellettuale in cui, servendosi del preesistente, prende vita un pensiero o un oggetto innovativi. Basti pensare allo sviluppo capillare di spazi creativi come i fablab. Chiunque abbia un’idea, può recarsi in questi luoghi e produrla. Spesso si tratta di semplice assemblaggio, a volte il nuovo si impone, sebbene facciamo fatica a trovare una novità assoluta di questi tempi.

Il momento più affascinante nell’immaginario collettivo è la traduzione concreta dell’idea, la modalità con cui prende forma. Dal nulla, ai neuroni, dai neuroni al fare, dal fare al prodotto.
Un video di recente produzione rappresenta in modo esemplare il sogno di moltissimi di noi. Una macchina che traduce le nostre idee attraverso meccanismi “industriali”. Un salto meraviglioso dal nulla al prodotto.


CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: The Dark Side Of The Moon

Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

Marzo 1973, la grande stagione psichedelica sta per concludersi. I Pink Floyd da tempo stanno sperimentando lunghe incursioni strumentali durante i loro concerti dal vivo. L’uscita dal gruppo del suo fondatore “Syd Barrett” e la stagione politica che il mondo sta vivendo sono le basi per la produzione di questo concept album che rimarrà in classifica dal 1973 al 1988, divenendo uno dei dischi più venduti al mondo. In questo numero racconteremo la storia di The Dark Side Of The Moon, ottavo disco dei Pink Floyd.

I Pink Foyd nascono nel 1965 dalla mente di Syd Barrett. Il nome Pink Floyd sembra derivare dal nome di 2 bluesman preferiti di Barrett: Pink Anderson e Floyd Council. Barrett, qualche tempo dopo disse tuttavia che il nome gli era stato suggerito da creature extraterrestri.

Verso la fine degli anni 60 la psiche di Barrett si fa instabile. Barrett si trova sempre più estraniato e assente dalla realtà. Spesso durante i concerti capita che cominci a guardare nel vuoto o decida di scordare le corde della propria chitarra durante un'esibizione senza alcun motivo. A lungo andare la band smette di contare su di lui fino all’esclusione avvenuta nel 1968.

Il concept di The Dark Side Of The Moon nasce anche da questa assurda esperienza. Nell’album si affrontano temi quali il conflitto interiore, il rapporto con il denaro, il trascorrere del tempo e quello della malattia mentale, ispirato proprio ai disturbi di Barrett. L’idea nacque nella cucina di Nick Mason. Il bassista del gruppo propose il tema conduttore: la vita, a partire dal battito del cuore.

Ogni lato del disco costituisce un'opera musicale dove vengono rappresentati i vari stadi della vita umana. L'album comincia e termina con un suono di battiti cardiaci. La prima parte del disco termina con “The Great Gig in The Sky”, metafora della morte. l brano è la prosecuzione di Time in cui ci si rende conto di aver sprecato troppo tempo nella propria vita e inevitabilmente si resta spaventati all'idea che si dovrà morire, senza avere il tempo di realizzare tutti i progetti che si hanno in mente. La voce in “The Great Gig in The Sky” è quella di Clare Torry e fu improvvisata. I Pink Floyd le chiesero di pensare alla morte o a qualcosa di macabro e di cantare. La Torry si lanciò in una prestazione talmente esubarante in cabina di registrazione che si sentì imbarazzata, non rendendosi conto che tutti furono estasiati dalla sua prestazione.

Money, la prima traccia del lato B si prende gioco dell'avarizia e del consumismo. L’effetto sonoro delle monete venne generato gettando alcuni penny in una ciotola del frullatore della moglia di Waters.

The Dark Side of the Moon termina con Eclipse. Il testo cerca di esprimere la coesione con l’uomo e l’ambiente in cui vive, ma anche come l’uomo stesso sia capace di rovinare questo legame a causa del “lato oscuro della Luna”.

The Dark Side Of The Moon fu registrato negli studi di Abbey Road a Londra con un tecnico del suono di tutto rispetto: Alan Parson. Alan Parson riuscì a realizzare effetti sonori tra i più innovativi per l’epoca; tra i tanti il ticchettìo degli orologi in Time.

La copertina venne scelta all’unisono in soli 3 minuti. Il designer portò una serie di bozze negli studi di Abbey Road, dove i Pink Floyd stavano registrando. Mentre il designer sfogliava le bozze, i componenti del gruppo lo fermarono e insieme dissero: “Ecco, questa. Dobbiamo tornare immediatamente al lavoro”.

Nonostante la scelta possa essere stata poco ponderata, la copertina di The Dark Side Of The Moon è rimasta, insieme alla copertina di Stg. Pepper dei Beatles, una delle migliori di tutti i tempi.

Terminata la registrazione di The Dark Side of The Moon, Roger Waters portò a casa una copia del lavoro per farlo ascoltare alla moglie. Ascoltando il disco, la moglie di Waters si mise a piangere. Fu quello il momento in cui Waters capì di aver creato una grande opera musicale.

Anche se non tutti i critici considerano “The Dark Side of The Moon” l’insuperato capolavoro musicale dei Pink Floyd, sicuramente comportò una grande rivoluzione della musica introducendo un periodo che sarà fortemente contraddistinto da ricerche tecniche sempre più spinte.

Per contattare DJ Tommy Cassano:

tcassano[at]aminstruments.com


LA LENTE

A proposito di chemioterapici

AM INSTRUMENTS offre una gamma completa di prodotti dedicati agli operatori che trattano farmaci chemioterapici. Gli effetti nocivi dei farmaci antiblastici sugli operatori, possono variare in base alla suscettibilità individuale. La loro azione è prevalentemente genotossica e non risparmia tessuti normali ad elevata capacità proliferativa (bulbo pilifero, epitelio intestinale, midollo osseo). Occorre quindi prevedere le massime protezioni.

In particolare vogliamo presentare il tappetino BIOCLEAN ChemPrep.

Si tratta di un tappetino senza lattice,per il rapido assorbimento di travasi e la creazione di un piano sterile circoscritto. Il colore azzurro evidenzia immediatamente le eventuali perdite di sostanze. La pellicola superiore in polietilene permeabile e lo strato inferiore in polietilene impermeabile non generano particelle né rilasciano sostanze chimiche e sigillano efficacemente al loro interno le particelle generate dallo strato centrale in  carta “air-laid” altamente assorbente. I tappetini sono prodotti e confezionati in camera bianca per garantire la compatibilità con la Classe ISO5 e GMP UE A. Confezionati singolarmente in doppia busta, ogni confezione contiene 50 tappetini.

Considerati i rischi di contaminazione, AM Instruments ha elaborato un’offerta completa al servizio degli operatori nel settore dei chemioterapici. Vogliamo sottolineare che l’effetto cancerogeno dei chemioterapici non è provocato da meccanismi di immunosoppressione, ma dipende da un’azione diretta sul materiale genetico cellulare.

Le vie di contaminazione più comuni sono

Per inalazione (polveri, aerosol, vapori);
Per contatto cutaneo.
Per contatto mucoso e delle congiuntive oculari e orofaringee (spruzzi in fase di preparazione e somministrazione)

La preparazione dei farmaci antiblastici presuppone l’esecuzione di numerose procedure, nel corso delle quali si possono verificare sia la formazione di vapori e/o di aerosol, sia la diffusione del preparato sotto forma di gocce o spandimento

Le misure utili a ridurre sensibilmente il rischio da assorbimento dei chemioterapici antiblastici consistono:

nelle CARATTERISTICHE DI IGIENICITA’ dei locali di preparazione;
nell’ADEGUATEZZA DEI MEZZI PROTETTIVI AMBIENTALI ED INDIVIDUALI;
nei COMPORTAMENTI DI SICUREZZA degli operatori.

L’offerta di AM Instruments contempla una linea di protezione personale che assicura l’operatore in ogni fase a rischio contaminazione.

Tute con o senza cappuccio integrato, camici con chiusura posteriore, grembiuli, manicotti, cappucci e calzari in versione sterile e non sterile, compatibili con Classe ISO4, appositamente studiati per proteggere l’operatore senza comprometterne il comfort.
I guanti proposti da AM Instruments sono frutto della più accurata ricerca dedicata alla protezione dell’operatore: una linea di doppi guanti in colorazioni diverse, studiate appositamente per facilitare l’immediata consapevolezza di una possibile violazione. Non vi è alcuna compromissione di sensibilità e, l' assenza totale di lattice, spesso causa di allergie, offre la certezza di una difesa assoluta dell'operatore. La nostra gamma comprende guanti sterili e non sterili, ed è testata secondo ASTM D 6978-05, normativa severissima che ha mostrato un tasso zero di permeazione dopo 4 ore di utilizzo.
I nostri occhiali leggeri e confortevoli,  sono disponibili nella versione sterile monouso e nella versione autoclavabile, sono dotati di lenti in policarbonato antinebbia e antigraffio, con visione panoramica ad ampio raggio e maggiore profondità in caso di operatori con occhiali da vista.
La nostra gamma contempla anche i facciali filtranti per la protezione degli operatori da vapori e aerosol.
AM Instruments propone inoltre prodotti per la pulizia e disinfezione dei piani di lavoro e delle superfici delle aree di preparazione e manipolazione; i principi attivi, dedicati al settore, proposti da AM Instruments sono:
ossidanti (sodio ipoclorito e  perossido di idrogeno).
detergenti per la rimozione fisica della contaminazione.
alcoli (etilico ed isopropilico) per la pulizia senza residui.

AM CAMPUS, la divisione education di AM Instruments, è inoltre in grado di fornire supporto, consulenza e training sulle procedure di cleaning, con particolare attenzione alle problematiche operative ed ai materiali e prodotti da utilizzare per la decontaminazione ambientale.

Per maggiori informazioni puoi rivolgerti a Iolanda Messori (lmessori[at]aminstruments.com) e Veronica La Rocca (vlarocca@aminstruments.com).


NOTIZIE DALLE ONLUS

Insettopia, o dell'autismo

Questo mese su Warp vogliamo promuovere la crescita di un luogo ideale che sta cercando concretezza ovunque ci sia un ragazzo autistico e la sua famiglia.

Gianluca Nicoletti, giornalista, scrittore, conduttore radiofonico, ma soprattutto padre di un ragazzo autistico, da anni conduce una battaglia di sensibilizzazione sull’autismo e che non riguarda solo la malattia ma soprattutto ciò che essa porta con sè all’interno di una famiglia, di un gruppo sociale, di un’istituzione, di un luogo. Lui è il motore di questa iniziativa a cui vogliamo dare spazio e attenzione.

 

Riportiamo integralmente il manifesto di Insettopia, e vi invitiamo a visitare il sito.

Insettopia rappresenta il luogo dell’immaginario sognato da chiunque abbia a che fare con ragazzi autistici. “Insettopia è un universo contenuto in altri universi infinitamente più grandi e quindi incommensurabili per delle povere formichine.”

Così ha definito questo luogo della speranza per ogni autistico Gianluca Nicoletti, nel racconto della sua vita con il figlio Tommy.

Insettopia è ovunque si rivendichi l’orgoglio di un’esistenza felice per gli autistici e le loro famiglie, soprattutto quando l’entrare nell’età adulta trasforma quei ragazzi silenziosi in fantasmi, esseri invisibili e disperati. “L’insettopia dei ragazzi speciali è una città per loro immensa, ma solo un granello se paragonato all’enorme superficie di una metropoli abitata da esseri giganteschi”.

Lavoriamo alla realizzazione della nostra Insettopia, anche perché sappiamo che nella testa di ogni genitore di autistico c’è l’dea fissa della città ideale per suo figlio. Dove riesca a vivere felice e sicuro, in contatto con chiunque, ma protetto.

Con il supporto di un comitato scientifico riconosciuto e qualificato cerchiamo di creare una “Cultura” dell’ autismo, ci batteremo con media partner qualificati per fare chiarezza riguardo ogni luogo comune sulla disabilità psichica, ogni informazione superficiale, ogni leggenda e superstizione. Cerchiamo di creare le premesse per una fotografia realistica dell’autismo su tutto il territorio nazionale.

Come pure vogliamo diventare un mediatore di progetti concreti ed efficaci tra le associazioni di familiari e le istituzioni. Politici e amministratori non potranno più giustificare la loro latitanza. solamente se l’autismo sarà rappresentato come un fronte omogeneo.

Cercheremo di collaborare alla definizione di un’agenda di priorità condivise, che rappresenti le istanze degli autistici e delle loro famiglie.

Lavoriamo alla creazione di tempi e luoghi targati “Insettopia” dove sia possibile passare tempo felice, utile e spensierato. Non vogliamo più immaginare che esistano ragazzi nel pieno della vita costretti a passare le giornate chiusi in casa, a guardare il mondo dalla finestra, perché nessuno ha una proposta di vita diversa per loro.

Insettopia rappresenta un contenitore permanente per accogliere e lanciare startup di chiunque ci proponga un uso spropositato e folle di ogni supporto che la tecnologia potrà metterci a disposizione per rendere migliore la vita degli autistici.

A Insettopia cerchiamo, progettiamo, adattiamo e perfino forziamo la destinazione d’uso primaria di ogni oggetto elettronico, dispositivo informatico, applicazione, meccanismo o protesi emotiva che possa rendere più agevole la vita dei nostri ragazzi, come pure fornire loro occasioni concrete di sperimentazione per socialità, inserimento professionale, autonomia di vita.

L’indifferenza verso questa importante fetta di umanità è stata finora veramente sconsolante, inesorabilmente l’isolamento uccide da dentro ogni familiare d’autistico, costretto a pensare che così sarà per sempre, o almeno finché potrà occuparsene lui.

Del dopo nemmeno si ha voglia di pensare. A Insettopia facciamo di tutto perché anche questo pensiero non sia più solo un’ossessione, ma diventi materia di riflessione degli aspetti organizzativi e giuridici per un progetto concreto, articolato e riproducibile di vita futura, per chi sembra non abbia per ora diritto ad avere un futuro.

insettopia.it


AM Instruments ha introdotto dei nuovi sistemi di campionamento monouso, fai clic qui o sull'immagine per vederne i vantaggi e scaricare il minicatalogo. 


UNA PAGINA A CASO

Rubrica di passioni letterarie

Unapagina.jpg

Essere o non essere, ecco la questione […]

Quando arrivo al momento di “Una pagina a caso”, a caso guardo nella mia libreria. E a caso, ma forse no, vengo attratta da uno scaffale, e poi da un colore, e poi da un titolo. Oggi forse spinta da un’illuminazione, sono andata in quella parte di libreria dove conservo tutti i testi teatrali che negli anni si sono accumulati. E tra questi non ho potuto fare a meno di prenderne uno, il disegno di un busto in veste regale, l’Amleto di Shakespeare. Ho cominciato a sfogliarlo, ci sono ancora gli appunti di un esame universitario :-)

Inevitabilmente mi soffermo sulle parti sottolineate e mi accorgo della modernità di un testo che per la prima volta fu rappresentato nel 1600.

 

"Novità?"
"Nulla monsignore, se non che il mondo si è fatto onesto!"
"Allora, il giorno del giudizio è vicino."

Facile ironia, troppo facile quasi, riferita ad oggi. Ma c’è altro. In tutto il testo sono rintracciabili riferimenti a questioni umane, sociali, politiche che ancora oggi, senza neanche necessità di attualizzazione, possono ancora valere.

Ama tutti, credi a pochi e non far del male a nessuno.

 

Basta una stilla di male per gettare un'ombra infamante su qualunque virtù.

Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia

Niente è buono o cattivo se non è tale nel nostro pensiero.
Il buono e il cattivo dipendono dal pensiero di chi li rende tali.

Il diavolo ha il potere di comparire agli uomini in forme seducenti e ingannatorie.

 

La brevità è l'anima del senno, e il parlar troppo un fronzolo esteriore.

Questa è follia, se pure c'è del nesso.

 

Io potrei viver confinato in un guscio di noce, e tuttavia ritenermi signore d'uno spazio sconfinato.

Dubita che le stelle siano fuoco, dubita che il sole si muova, dubita che la verità sia mentitrice, ma non dubitare mai del mio amore.

 

Essere, o non essere, ecco la questione:  se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell'oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni  e, contrastandoli, porre loro fine. Morire, dormire…nient'altro, e con un sonno dire che poniamo fine al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali  di cui è erede la carne: è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.  Dormire, forse sognare. Sì, qui è l'ostacolo,  perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale deve farci esitare. È questo lo scrupolo che dà alla sventura una vita così lunga.  Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,  il torto dell'oppressore, la contumelia dell'uomo superbo,  gli spasimi dell'amore disprezzato, il ritardo della legge,  l'insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo che il merito paziente riceve dagli indegni,  quando egli stesso potrebbe darsi quietanza con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,  grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa, se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,  il paese inesplorato dalla cui frontiera  nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà e ci fa sopportare i mali che abbiamo piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti? Così la coscienza ci rende tutti codardi, e così il colore naturale della risolutezza è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,  e imprese di grande altezza e momento  per questa ragione deviano dal loro corso  e perdono il nome di azione.

I commedianti non son capaci di tener segreti; dicono tutto.

 

Spesso dalle intenzioni sue l'uomo è sviato. Tutti i nostri propositi dipendono dalla memoria: se nascendo quindi sono robusti, poi si indeboliscono. Acerbo il frutto sta ben saldo al ramo; maturo, da sé cade, senza scuoterlo.

Un uomo può pescare con il verme che ha mangiato un re e mangiare il pesce che ha mangiato quel verme.

Sappiamo ciò che siamo, ma non sappiamo ciò che potremmo essere.

 


CALEIDOSCOPIO

National Geographic 125 anni

ROMA - Palazzo Delle Esposizioni
Via Nazionale, 194 - fino al 13 Luglio

Quando il 13 gennaio del 1888 un gruppo di 33 uomini si incontrò al Cosmos Club di Washington, DC, per discutere come incrementare e diffondere la conoscenza geografica, nessuno ancora pensava che la National Geographic Society sarebbe diventata una delle organizzazioni scientifiche e pedagogiche più famose al mondo.   Oggi, a distanza di 125 anni dalla sua fondazione, la mostra fotografica  "La Grande Avventura" vuole celebrare la storia di questo marchio che negli ultimi anni si è radicato in molti paesi del mondo. E infatti insieme ai 125 anni della Society la mostra festeggia anche i 15 anni di National Geographic Italia.   Tra imprese memorabili e personaggi leggendari, tra ricerca in laboratorio e spedizioni nei luoghi più sperduti del Pianeta, tra le culture di grandi popolazioni e quelle di tribù sconosciute, tra la bellezza della vita animale e di quella vegetale, tra l'impegno per la conoscenza e quello per la salvaguardia di Madre Terra, "La Grande Avventura" ripercorre le tappe di un lungo viaggio affascinante, straordinario, unico.

Dentro l'inconfondibile cornice gialla della rivista sono state raccontate vicende epiche: la scoperta leggendaria della città perduta di Machu Picchu, l'avventurosa spedizione di Robert Peary al Polo Nord, gli incontri memorabili tra Jane Goodall e gli scimpanzé, le straordinarie imprese sottomarine di Jacques Cousteau e James Cameron.   Attraverso le immagini dei suoi più grandi fotografi, la mostra ripercorre i momenti più importanti della storia della Society. Dai primi scatti fotografici apparsi sul magazine ai giorni nostri, con l'evoluzione della comunicazione e delle tecnologie che grazie a Internet e alla Tv garantiscono oggi un seguito di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, di cui trenta milioni di lettori del magazine e oltre un milione di lettori e "navigatori" in Italia.   Ma se è cambiata la comunicazione, la Society non ha cambiato invece il suo obiettivo, la propria missione: esplorare il Pianeta e diffondere una maggiore consapevolezza dell'uomo nei suoi confronti. La mostra darà a tutti la possibilità di conoscere e capire da vicino quale impegno e quanta professionalità vi siano nel lavoro della National Geographic Society, una comunità di persone - fotografi, giornalisti, impiegati, tecnici, ricercatori, scrittori - che mette al primo posto la parola "passione". I 125 anni della Society e i 15 della rivista italiana raccontano appunto una storia appassionante che non potrà che stupire anche il più distratto dei visitatori.


WARP ATTACK

La schiavitù esiste

Per molte persone, l'immagine che viene alla mente sentendo la parola schiavitù è legata alla tratta degli schiavi, ai trasferimenti via nave da un continente ad un altro, e all'abolizione di questa tratta nei primi anni del 1800. Anche se non sappiamo nulla del commercio degli schiavi, lo consideriamo come qualcosa legato al passato piuttosto che al presente. Ma la realtà è che la schiavitù continua ancora OGGI.

Milioni di uomini, donne e bambini in tutto il mondo sono costretti a vivere come schiavi. Sebbene questo sfruttamento spesso non sia chiamato schiavitù, le condizioni sono le stesse. Le persone sono vendute come oggetti, costrette a lavorare gratis o per una paga minima, e sono alla completa mercé dei loro datori di lavoro.

La schiavitù esiste ancora oggi nonostante sia vietata nella maggior parte dei paesi dove viene praticata. È proibita anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948 e dalla Convenzione Supplementare sull'abolizione della schiavitù, la tratta degli schiavi e delle istituzioni e pratiche analoghe alla schiavitù dell'ONU del 1956. Donne dell'Europa dell'Est sono trascinate nella prostituzione, bambini sono venduti e comprati da un paese all'altro dell'Africa occidentale, e uomini sono costretti a lavorare come schiavi nei latifondi agricoli brasiliani.

La schiavitù contemporanea prende molte forme e riguarda persone di tutte le età, sesso e razza.

 

Che cos'è la schiavitù?

Alcune caratteristiche diffuse distinguono la schiavitù da altre violazioni dei diritti umani. Uno schiavo è:

obbligato a lavorare - sotto minacce fisiche o psicologiche;

posseduto o controllato da un "datore di lavoro", di solito per mezzo di maltrattamenti fisici o psicologici o la minaccia di tali maltrattamenti;

privato della sua dignità umana, trattato come un oggetto o comprato e venduto come una proprietà privata;

fisicamente limitato o con una libertà di movimento limitata.

 

Quali tipi di schiavitù esistono oggi?

La schiavitù per debito riguarda almeno 20 milioni di persone in tutto il mondo. Le persone diventano lavoratori per debito essendo stati indotti, talvolta con l'inganno, a contrarre un prestito piccolissimo, a volte solo per acquistare medicinali per un figlio malato. Per saldare questo debito, sono poi costretti a lavorare moltissime ore al giorno, sette giorni a settimana, 365 giorni l'anno. In cambio del loro lavoro ricevono il minimo per alimentarsi e ripararsi, ma non potranno mai estinguere il debito, che può essere trasmesso a varie generazioni successive.

Il lavoro forzato riguarda persone che vengono illegalmente reclutate da governi, partiti politici o privati e costrette a lavorare, di solito sotto minaccia di violenze o altre punizioni.

 

Le forme peggiori di lavoro minorile riguardano i bambini che lavorano in condizioni di pericolo o sfruttamento. Decine di milioni di bambini nel mondo lavorano a tempo pieno, e pertanto privati dell'istruzione e del gioco, elementi fondamentali per il loro sviluppo individuale e sociale.

Sfruttamento commerciale e sessuale dei minori. I bambini vengono sfruttati per il loro valore commerciale attraverso la prostituzione, la vendita e la pornografia. Sono spesso rapiti, comprati o spinti ad entrare nel mercato del sesso.

Il commercio si riferisce al trasporto e/o alla tratta di esseri umani, di solito donne e bambini costretti con la forza o con l'inganno, finalizzato al guadagno economico. Spesso, donne migranti vengono ingannate e costrette a lavorare come domestiche o prostitute.

Il matrimonio precoce e forzato riguarda donne e ragazze che vengono fatte sposare senza poter scegliere, e costrette a vivere come serve e spesso sottoposte a violenze fisiche.

La schiavitù "classica" o "schiavitù-merce" comprende la compravendita degli esseri umani, che sono spesso rapiti dalle loro case, ereditati o regalati.


NO COMMENT

L'immagine del mese

Immagine della nostra new entry Simone Raimondi (sraimondi[at]aminstruments.com)


AM KIDS

La scuola è finita

La scuola è finita. Se dico scuola, da sempre mi vengono in mente alcuni personaggi anomali, eppure fondamentali nella storia dell’istruzione. Gianni Rodari e Don Milani.

Di Gianni Rodari voglio riportare l’essenza di qualcosa di cui spesso si dibatte. La scuola non è ludoteca. Ma dovrebbe essere comunque un luogo felice. Uno spazio e un tempo felici.

Di Don Milani, ecco il suo alfabeto, un dizionario di parole importanti che attraverso la sua voce acquistano un senso diverso sul quale riflettere.

A
AMORE: “Il desiderio di esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero altrui è l’amore. Per cui essere maestro, essere sacerdote, essere artista, essere amante e essere amato sono in pratica la stessa cosa”.

AUTOMOBILE: “L’automobile non la guido fino a che i miei parrocchiani non l’avranno anche loro. Quando avere l’automobile sarà una cosa normale, quel giorno la comprerò anch’io”.

B
BOCCIARE:
“Bocciare è come sparare su un cespuglio: forse era un ragazzo, forse una lepre: si vedrà a comodo”.

BOCCIATURA: “Il modo di scrivere che io ho insegnato là è considerato scarno e poi con il tipo di temi che ricevono non sono capaci di scrivere perché considerano il tema una farsa, una cosa convenzionale. Qui (a Barbiana) erano abituati a scrivere quando occorreva scrivere e mai per esercitazione. Parlare una lingua straniera là è considerato zero, se non si conoscono le regoline. La storia moderna su cui (i miei alunni) sono ferrati, là non la fanno nemmeno. La geografia politica su cui saprebbero tutto, là non viene chiesta. La cultura sindacale ancora meno. La passione per l’insegnamento che hanno fatto qua ai loro compagni minori non è considerato quanto la conoscenza del “parentado “ di Enea”.

C
COMPAGNA DI SCUOLA:
“Una sola compagna mi parve un po’ elevata. Leggeva bei libri. Si chiudeva in camera ad ascoltare Bach. E’ il frutto massimo cui può aspirare una scuola come la vostra. A me invece hanno insegnato che questa è la più brutta tentazione. Il sapere serve solo per darlo”.

COSCIENZA: “A Norimberga e a Gerusalemme sono stati condannati uomini che avevano obbedito. L’umanità intera consente che essi non dovevano obbedire, perché c’è una legge che gli uomini non hanno ancora ben scritta nei loro codici, ma è scritta nel loro cuore. Una gran parte dell’umanità la chiama la legge di Dio, l’altra parte la chiama la legge della Coscienza”.

COTTIMO: (Agli insegnanti) “Io vi pagherei a cottimo. Un tanto per ogni ragazzo che impara tutte le materie. O meglio, multa per ogni ragazzo che non ne impara una. Allora l’occhio vi correrebbe sempre su Gianni. Cerchereste nel suo sguardo distratto l’intelligenza che Dio ci ha messa uguale agli altri. Lottereste per il bambino che ha più bisogno, trascurando il più fortunato, come si fa in tutte le famiglie. Vi svegliereste di notte col pensiero fisso su lui a cercare un modo nuovo di far scuola, tagliato a misura sua. Andreste a cercarlo a casa, non vi dareste pace perché la scuola che perde Gianni non è degna di essere chiamata scuola”.

D
DIPLOMA:
“Giorno per giorno (alcuni ragazzi) studiano per il registro, per la pagella, per il diploma. Lingue, storia, scienze tutto diventa voto e null’altro. Dietro a quei fogli di carta c’è solo l’interesse individuale. Il diploma è quattrini. Nessuno di voi lo dice, ma stringi stringi il succo è quello”.

E
ESSERE POVERI:
“La povertà non si misura a pane, a casa, a caldo, ma sul grado di cultura e sulla funzione sociale”.

F
FEDE:
“La fede non è qualcosa da infilare alla prima occasione nei discorsi, ma un modo di vivere e di pensare”.

FRONTIERE: “Ai miei ragazzi insegno che le frontiere son concetti superati”.

G
GIORNALE:
“A Barbiana leggevamo ogni giorno il giornale, ad alta voce, da cima a fondo. Sotto gli esami due ore di scuola spese sul giornale, ognuno se la strappa dalla sua avarizia. Perché non c’è nulla sul giornale che serva ai vostri esami. E’ la riprova che c’è poco nella vostra scuola che serva nella vita. (...) Ma politica e cronaca, cioè le sofferenze degli altri, valgono più di voi e di noi stessi”.

GIUSTIZIA: “La più accanita (professoressa) protestava che non aveva mai cercato e mai avuto notizie sulle famiglie dei ragazzi. ‘Se un compito è da quattro, io gli do quattro’. E non capiva, poveretta, che era proprio di questo che era accusata. Perché non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti uguali tra disuguali”.

H
HO DA DIRVI:
(Prima di morire ai ragazzi di Barbiana) “Ragazzi mi date molto di più di quello che ho dato a voi. Quanto è bella l’amicizia, specialmente in situazioni simili”.(...)

“Chi non si abbandona alla morte vuol dire che prima non si è abbandonato alla vita, alle passioni e all’amore”.(...)

“Mi sono fatto cristiano e prete solo per spogliarmi di ogni privilegio; ora mi sento l’ultimo anch’io”.

I
I CARE:
“Sulle pareti della mia scuola c’è scritto grande ‘I care’. E’ il motto intraducibile dei giovani americani migliori: ‘Me ne importa, mi sta a cuore’. E’ il contrario esatto del motto fascista ‘Me ne frego’”.

INCOMPETENTI: “La scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde: La vostra scuola dell’obbligo ne perde per strada 462.000. A questo punto gli unici incompetenti di scuola siete voi che li perdete e non tornate a cercarli”.

L
LEGGE:
“Non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo di amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste: Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate”.

LINGUE: “(I miei ragazzi) devono imparare almeno tre lingue perché le barriere spariranno e vivremo a contatto con persone che parlano lingue diverse”.

M
MAESTRO:
“La scuola è l’unica differenza tra l’uomo e gli animali. Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualcosa e così l’umanità va avanti”.

MAESTRO E PROFETA: “Il maestro deve essere per quanto può un profeta, scrutare i segni dei tempi, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e noi vediamo solo in modo confuso”.

N
NON TI FIDARE:
(A Pipetta, una giovane attivista comunista di Cadenzano) “E’ un caso, sai, che tu mi trovi a lottare con te contro i signori. Ma il giorno che avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocefisso”.

O
OBBEDIENZA:
“Occorre avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono sovrani, per cui l’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni; che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto”.

OBIETTORI: “Aspettate a insultarli (gli obiettori di coscienza). Domani forse scoprirete che sono dei profeti...”

OSPEDALE: “Lo abbiamo visto anche noi che con loro (i ragazzi difficili, i bocciati) la scuola diventa più difficile. Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola: è un ospedale che cura i sani e respinge gli ammalati”.

P
PAROLA:
(Ai suoi ragazzi) “Ogni parola che non conosci è una pedata in più che avrai nella vita”.

PATRIA: “Se voi avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri”.

POLITICA: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”.

Q
QUANDO:
Quando i ragazzi tornavano dai loro viaggi all’estero, don Lorenzo faceva suonare le campane di Barbiana. “Ecco i miei bambini” esultava felice.

QUATTRO: “Consegnandomi un tema con un quattro lei mi disse: ‘Scrittori si nasce, non si diventa’. Ma intanto (lei professore) prende lo stipendio come insegnante di italiano. La teoria del genio è un’invenzione borghese. Nasce da razzismo e pigrizia mescolati insieme”.

R
RAGAZZI:
“ Ragazzi, ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che Lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo posto”.

RASOIO: “La scuola siede tra passato e futuro e deve averli presenti entrambi. E’ l’arte delicata di condurre i ragazzi sul filo del rasoio: da un lato formare il loro senso della legalità, dall’altro la volontà di leggi migliori, cioè di senso politico”.

S
SCUOLA:
“Il fine ultimo della scuola è dedicarsi al prossimo; quello immediato, da ricordare minuto per minuto; è di intendere gli altri e di farsi intendere”.

SCUOLA: “La scuola non deve consegnare ai poveri le cose che abbiamo costruito e che stanno cadendo da tutte le parti, ma solo gli arnesi del mestiere perché costruiscano loro cose tutte diverse dalle nostre e non sotto il nostro patrocinio né paterna compiacenza”.

SCUOLA: “Devo tutto quello che so ai giovani operai e contadini cui ho fatto scuola. Quello che loro credevano di stare imparando da me, sono io che l’ho imparato da loro. Io ho insegnato loro soltanto ad esprimersi, mentre loro mi hanno insegnato a vivere”.

T
TRAGEDIA:
“Quale tragedia più grossa di essere derisi dai poveri?”.

U
UGUAGLIANZA:
“Perché il sogno dell’uguaglianza non resti un sogno, vi proponiamo tre riforme:

1- Non bocciare

2- A quelli che sembrano cretini dargli la scuola a tempo pieno

3- Agli svogliati basta dargli uno scopo”.

UOMINI: “Da bestie si può diventare uomini e da uomini si può diventare santi: Ma da bestie a santi d’un sol passo non si può diventare”.

V
VITA:
(Al momento del trasferimento a Barbiana) “La grandezza di una vita non si misura dalla grandezza del luogo in cui si è svolta e neanche le possibilità di fare il bene si misurano sul numero dei parrocchiani”.

VOI: “Voi (professori) dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza parla come voi. Appartiene alla ditta”.

Z
ZUCCONE:
“Chi era senza basi, lento o svogliato si sentiva il preferito. Veniva accolto come il primo della classe. Sembrava che la scuola fosse fatta per lui. Finché non aveva capito, gli altri non andavano avanti”.

(Frasi tratte da “Esperienze pastorali”, “L’obbedienza non è più una virtù”, “Lettera a una professoressa” di don Lorenzo Milani)


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia in missione

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Una missione, un risultato, un filmato. Qui sotto.


La storia di Ortensia Malincuore continua sul prossimo numero di WARP. Se non sei già nella nostra lista:

 

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