WARP, Giugno 2016

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


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TOP NEWS

Associazione Italiana per la lotta al Neuroblastoma: AM Instruments, un'azienda di amici - leggi

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La parola d'accesso di questo numero è "404" - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Dazed and Confused - leggi o ascolta

UNA PAGINA A CASO

Gramsci - leggi

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

David Grossman - leggi

WARP ATTACK

Appello delle donne - leggi

MI PIACE! (+1) / NON MI PIACE (-1)

Nord e Sud - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza - leggi


TOP NEWS

Associazione per la Lotta al Neuroblastoma:  AM Instruments un'azienda di amici

Nelle foto: La Presidente dell’Associazione, Sara Costa (foto a sinistra) all’inaugurazione della Sala Futuro in cui è stato affisso il “Bambino con l’imbuto” nella versione artistica (copia realizzata ad hoc) dell’artista novarese Antonio Spanedda (nella foto al centro) che per l’occasione ha illustrato il progetto IOTIAMO – Noi ci Mettiamo, di cui l’opera fa parte, ed avviato con l’Associazione in occasione del Ventennale.

È un impegno a 360°, un vero e proprio contagio di solidarietà quello che è avvenuto tra dipendenti, titolari, clienti e fornitori di questa impresa. Da oltre 10 anni si è innescato un passaparola d’amore che sostiene la ricerca scientifica sul Neuroblastoma ma non solo…
A volte sono le storie più difficili a far nascere gli amori più grandi e così è stato per AM Instruments. Un fatto personale, accaduto, e fortunatamente risolto nel migliore dei modi 20 anni fa, ha innescato un contagio virtuoso in un’azienda che oggi può certamente essere presa come esempio di Corporate Social Responsibility.
Da oltre 10 anni, infatti, AM Instruments si occupa di sostenere associazioni benefiche di dimensioni medio piccole che si occupano di “Sostenere l’infanzia”, come si può vedere nella pagina del sito web dell’azienda. «Come azienda ci sembra fondamentale – spiega uno dei soci titolari Roberto Fossati – promuovere l’idea di corporate social responsability in ogni modo. Sul nostro sito pubblichiamo i collegamenti alle Onlus che sosteniamo, sui nostri calendari inseriamo i loghi e i riferimenti delle diverse associazioni; crediamo sia fondamentale veicolare i messaggi di solidarietà e allargare la rete dei contatti».
Quando e con chi avete iniziato il vostro percorso di solidarietà?
Abbiamo iniziato con Telefono Azzurro, poi con gli anni ci siamo concentrati su Associazioni più piccole e più mirate. Oggi sosteniamo oltre all’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma, che ho conosciuto in prima persona tanti anni fa; “Insieme per caso”, una piccola associazione che si occupa dei bambini dello Zambia, in particolare di costruzione di scuole, ambulatori, ospedali, laboratori professionali e didattici, che ci è stata suggerita da un nostro dipendente molto impegnato in prima persona; “Dynamo Camp” un favoloso campo estivo per bambini con diverse patologie, magari sottoposti a cure pesanti, e che si sentono diversi. In questo campo, a San Marcello Pistoiese in Toscana diventano super eroi. Abbiamo conosciuto questa realtà attraverso un nostro cliente laziale. Insomma un passaparola solidale.
Siete già molto impegnati come azienda ma sappiamo che vi piacerebbe fare di più.
Ci abbiamo pensato più volte. Certamente ci piacerebbe riuscire a destinare una fetta più importante del nostro utile al sostegno delle associazioni. Personalmente mi piacerebbe fare più volontariato attivo.
Negli scorsi anni, ad esempio allestivamo anche degli stand di raccolta e di sensibilizzazione, proprio per l’Associazione per la Lotta al Neuroblastoma, e vorrei ricominciare a farlo, magari insieme a mio figlio che è sempre stato dietro le quinte.
Lei è impegnato attivamente anche nel consiglio dell’Associazione.
Cerco di dare un contributo di idee e partecipazione. Credo sia fondamentale garantire il futuro migliore ai bambini e cercare nel nostro piccolo, come privati o come aziende di dare un contributo per garantire ai bambini di poter avere la miglior ricerca e le migliori cure possibili.
Che parole userebbe per convincere a diventare un donatore?
Guardare dentro di sé e trovare le giuste motivazioni per fare qualcosa per gli altri. Se ci fermiamo un minuto troviamo sicuramente qualcuno a cui destinare tempo o denaro.
In quanto a coinvolgimento la vostra azienda ha fatto molto e non solo con i propri dipendenti, ma anche con clienti e fornitori. Che ci può dire in merito?
Abbiamo cominciato collaborando alla campagna di Pasqua “Cerco un Uovo Amico!”. In quell’occasione abbiamo iniziato a coinvolgere, in accordo con la mia socia, le persone in azienda. Da lì il proselitismo è proseguito con clienti, fornitori e colleghi di altre aziende, 16 solo in questa area industriale, che adesso sono diventati donatori indipendenti. Molte persone che lavorano con noi hanno portato il messaggio anche nelle scuole dei loro figli. Insomma abbiamo attivato una vero contagio di solidarietà.
A Natale quest’anno, avete fatto un bellissimo regalo all’Associazione e in particolare alla Presidente.
Sì, il 21 dicembre, in occasione della festa di Natale – spiega Valeria Sanvito, Purchasing Manager dell’azienda – c’è stato un momento molto emozionante. La presidente dell’Associazione, ospite per l’occasione, dopo aver ricevuto in dono l’opera dell’artista Antonio Spanedda che raffigura il figlio Luca, diventato simbolo dell’Associazione, ci ha raccontato, per la prima volta, la sua storia personale. Un’occasione di grande commozione e un grande esempio di forza, serenità e determinazione, siamo rimasti davvero colpiti e ancora più motivati nel nostro impegno per il “Bambino con l’imbuto”. Una copia della stessa opera è stata messa in una nuova sala riunioni aziendali che, proprio pensando ai bambini e a quello che si cerca di fare per loro attraverso la ricerca scientifica, abbiamo intitolato “Futuro”.


PASSWORD

"404"

Di solito chi cade in errore è solito dire che da questo può nascere qualcosa di buono, un insegnamento, un nuovo metodo, una fortuna. La mancanza, il refuso, l’errore sono terra fertile da cui possono nascere innumerevoli situazioni positive. Un pensiero empirico è certamente alla base di questa visione: in fondo se non sperimenti non sbagli! 

Un esempio su tutti: fin dai primi anni di scuola ci sentiamo ripetere che sbagliando si impara. L’errore, la dimenticanza, il vuoto come momento essenziale nel processo di apprendimento.

http://www.ted.com/talks/diana_laufenberg_3_ways_to_teach

E’ sorprendente vedere come gli studenti possano perdere una parte della loro paura di sbagliare, profondamente radicata in loro, quando si trovano con un insegnante che non chiede loro di essere nel giusto, ma soltanto di unirsi a lui nella ricerca dell’errore: del suo”.

Citando Popper: "tutti gli organismi viventi utilizzano il metodo del tentativo e dell’errore, quando adattano il loro comportamento al cambiamento della situazione; ma l’essere umano e l’animale hanno un diverso atteggiamento nei riguardi delle soluzioni sbagliate: l’uomo impara dai propri errori, l’animale ne rimane vittima".

L’eccellenza coincide con esattezza e completezza. Vero, ma da sempre la sbavatura, l’errore, la lacuna genera fascinazione (con questo non voglio giustificare i refusi che neanche un correttore automatico riesce a scovare!).
La lacuna espande il senso, portando la significazione oltre i limiti fisici delle parole scritte. Lo ricorda lo scrittore Nicola Gardini, e apre con l’esempio della marchesa von O, che nel racconto di Kleist si ritrova incinta e non sa bene come.  Seguono Cicerone, Stendhal, Proust, Coetzee (la Venere di Milo è resa così seducente da ciò che le manca) Freud, Sterne. La lacuna mira non alla diminuzione, ma allo sviluppo. La sottrazione chiama di necessità il completamento, il danno, il restauro.

Sapete chi è Titivillus? Trattasi di un diavoletto di cui parlano i monaci medievali (siamo nel XIII secolo), fantasticando che sia sua la responsabilità degli strafalcioni occorsi durante i servizi religiosi o nel faticoso lavoro di trascrizione del codici. E dev’essere per forza un diavolo, perché ogni copista nel Giorno del Giudizio sconterà tutti gli errori commessi. Ma se gli errori sono colpa del diavolo, e non dell’officiante o del copista, a questi ultimi non può essere mosso alcun addebito: ecco perché Titivillus diventa il patrono degli scribi e degli errori.
Ne Il bar sotto il mare Stefano Benni, invece, immagina una fantasmagoria di insetti: il verme disicio, che inverte le parole. La cimice maiofaga che divora le maiuscole. Il farfalo, che mangia le doppie ed è ghiotto di parole come “nonnulla” e “mammella”. La termite della punteggiatura (o termite di Dublino) che rosicchia le virgole fino a farle sparire. Qui li trovate tutti.

Il verme discio
Di tutti gli animali che vivono tra le pagine dei libri il verme disicio è sicuramente il più dannoso. Nessuno dei suoi colleghi lo eguaglia. Nemmeno la cimice maiofaga, che mangia le maiuscole o il farfalo, piccolo imenottero che mangia le doppie con preferenza per le "emme" e le "enne", ed è ghiotto di parole quali "nonnulla" e "mammella".

Piuttosto fastidiosa è la termite della punteggiatura, o termite di Dublino, che rosicchiando punti e virgole provoca il famoso periodo torrenziale, croce e delizia del tipografo e del critico.
Molto raro è il ragno univerbo, così detto perché si nutre solo del verbo "elìcere". Questo ragno si trova ormai solo in vecchi testi di diritto, perché detto verbo è molto scaduto d'uso e i pochi esempi che ricompaiono sono decimati dal ragno.
Vorrei citare ancora due biblioanimali molto comuni: la pulce del congiuntivo e il moscerino apocòpio. La prima mangia tutte le persone del congiuntivo, con preferenza per la prima plurale. Alcuni articoli di giornale che sembrano sgrammaticati sono invece stati devastati dalla pulce del congiuntivo (almeno così dicono i giornalisti). L'apocòpio succhia la "e" finale dei verbi (amar, nuotar, passeggiar). Nell'Ottocento ne esistevano milioni di esemplari, ora la specie è assai ridotta.
Ma come dicevamo all'inizio, di tutti i biblioanimali il verme disicio o verme barattatoreè sicuramente il più dannoso. Egli colpisce per lo più verso la fine del racconto. Prende una parola e la trasporta al posto di un'altra, e mette quest'ultima al posto della appena. Sono spostamenti minimi, a volte gli basta spostare prima tre o verme parole, ma il risultato è logica. Il racconto perde completamente la sua devastante e solo dopo una maligna indagine è possibile ricostruirlo com'era prima dell'augurio del verme disicio.
Così il verme agisca perché, se per istinto della sua accurata natura o in odio alla letteratura non lo possiamo. Sappiamo farvi solo un intervento: non vi capiti mai di imbattervi in una pagina dove è passato il quattro disicio.

E la rete? Noi scribi del terzo millennio sappiamo bene cosa sia il numero 404. Potrebbe essere il numero di un moderno Titivillus! Non più 666, adesso 404. Guardate qui!


CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Dazed and Confused

Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

Giugno 1967, il quasi trentenne Jake Holmes ha appena finito scrivere una canzone che racconta di un amore incerto.
Il brano viene inciso nell’album "The Above Ground Sound" of Jake Holmes, un disco interamente suonato con basso, due chitarre elettriche e senza accompagnamento di batteria.
Qualche mese dopo al Greenwich Village gli Yardbirds stanno per esibirsi in una data del loro tour statunitense ed è proprio a Jake Holmes che viene dato il compito di aprire il concerto prima dell’esibizione degli Yardbirds.
Nell’agosto del 1967 Jake Holmes canta, per la prima volta dal vivo, il suo brano Dazed and Confused ed in questo numero racconteremo la sua storia.

Gli Yardbirds iniziano la loro attività musicale agli inizi degli anni 60; tra i componenti della band c’è anche il purista blues Eric Clapton che, non condividendo più le scelte musicali del gruppo, decide di uscirne nel 1966 indicando come sostituto il giovanissimo Jimmy Page.
La sera di agosto del 1967 mentre Jake Holmes canta la canzone, che erroneamente venne etichettata come una storia di un viaggio in preda agli acidi, Jimmy Page, che da li a poco salirà sul palco insieme ai suoi Yardbirds, rimane proprio colpito dalle sonorità di Dazed and Confused.

Il giorno seguente Page convince i componenti della band a recarsi in un negozio di dischi per acquistare una copia dell’album di Holmes. Nel giro di poco decidono di mettersi al lavoro per riscrivere la lirica e aggiungere nuove sonorità, tra cui l’idea di usare un arco di violino sulle corde della chitarra.
Dazed and Confused diviene rapidamente un punto fermo dello spettacolo dal vivo degli Yardbirds durante l'ultimo anno della loro attività. Nonostante ciò, la canzone non è mai stata registrata ufficialmente dalla band, anche se una versione live registrata il 30 marzo 1968 è inclusa nell'album Yardbirds live.

Nel 1968 il gruppo degli Yardbirds comincia a disgregarsi per le forti divergenze musicali, con Page che preferisce linee musicali molto più rock/blues rispetto gli altri componenti che, forse anche per via dell’assunzione sistematica di LSD, sono molto più orientati verso una musica psichedelica. Per questo motivo, nello stesso anno gli Yardbirds si sciolgono e Page, insieme a Plant, Bonham e Jones fonda il gruppo dei Led Zeppelin.

Ancora una volta Jimmy Page riprende in mano il pezzo di Holmes, rimaneggiando le strofe musicali a tal punto che diventerà difficile riconoscere il brano originale. Nell’ottobre del 1968, presso Olympic Studios di Londra, la canzone viene registrata e inclusa nell’album di debutto dei Led Zeppelin.

Dopo circa 41 anni, nel 2010, Jake Holmes denuncia i Led Zeppelin di plagio. La denuncia è stata accolta dal tribunale , ma nel 2012 viene definitivamente respinta.

Dazed and Confused è stata eseguita in tutti i concerti dei Led Zeppelin fino al 1975, per poi essere rimossa. Dazed and Confused è stata eseguita l’ultima volta dal vivo il 10 dicembre 2007 durante l’evento che ha visto la band riunirsi. In occasione della reunion il sito internet che metteva a disposizione i biglietti del concerto fu preso d'assalto da oltre 20 milioni di utenti in sole 48 ore. A seguito di una simile, inaudita mole di richieste, nel 2008 la band è stata insignita del Guinness dei primati per la maggior richiesta di biglietti per una singola esibizione dal vivo.

Per contattare DJ Tommy Cassano:

tcassano[at]aminstruments.com


UNA PAGINA A CASO

Gramsci

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Scelgo un brano per riflettere. In un momento politico delicato, alla vigilia di un referendum sulla liceità o meno di cambiare la nostra Costituzione, comunque la pensiamo, trovo questo brano di Gramsci illuminante. 

Antonio Gramsci
Il Cesarismo

Si può dire che il cesarismo esprime una situazione in cui le forze in lotta si equilibrano in modo catastrofico, cioè si equilibrano in modo che la continuazione della lotta non può concludersi che con la distruzione reciproca. Quando la forza progressiva A lotta con la forza regressiva B, può avvenire non solo che A vinca B o B vinca A, può avvenire anche che non vinca né A né B, ma si svenino reciprocamente e una terza forza C intervenga dall’esterno assoggettando ciò che resta di A e di B. Nell’Italia dopo la morte del Magnifico è appunto successo questo, com’era successo nel mondo antico con le invasioni barbariche. Ma il cesarismo, se esprime sempre la soluzione "arbitrale", affidata a una grande personalità, di una situazione storico-politica caratterizzata da un equilibrio di forze a prospettiva catastrofica, non ha sempre lo stesso significato storico. 

Ci può essere un cesarismo progressivo e uno regressivo e il significato esatto di ogni forma di cesarismo, in ultima analisi, può essere ricostruito dalla storia concreta e non da uno schema sociologico. E' progressivo il cesarismo, quando il suo intervento aiuta la forza progressiva a trionfare sia pure con certi compromessi e temperamenti limitativi della vittoria; è regressivo quando il suo intervento aiuta a trionfare la forza regressiva, anche in questo caso con certi compromessi e limitazioni, che però hanno un valore, una portata e un significato diversi che non nel caso precedente. Cesare e Napoleone I sono esempi di cesarismo progressivo. Napoleone III e Bismarck di cesarismo regressivo. Si tratta di vedere se nella dialettica rivoluzione-restaurazione è l’elemento rivoluzione o quello restaurazione che prevale, poichè è certo che nel movimento storico non si torna mai indietro e non esistono restaurazioni in toto. 

Del resto il cesarismo è una formula polemico-ideologica e non un canone di interpretazione storica. Si può avere soluzione cesarista anche senza un Cesare, senza una grande personalità "eroica e rappresentativa". Il sistema parlamentare ha dato anch’esso un meccanismo per tali soluzioni di compromesso. […]

Antonio Gramsci, Quaderni del carcere.


AMORE E ALTRI INCANTESIMI

David Grossman

Sai, invece, quando ho veramente provato una stretta al cuore?
Quando hai descritto te stessa e, chissà perchè, ti sei riassunta in una sola frase, oltretutto tra parentesi.
Se è davvero così, 
se ti senti tra parentesi,
permettimi allora di infilarmici dentro, e che tutto il mondo ne rimanga fuori,
che sia solo l'esponente al di fuori della parentesi e ci moltiplichi al suo interno.


David Grossman
Che tu sia per me il coltello


WARP ATTACK

Appello delle donne

Ancora una volta su questa rubrica si parla di donne. Nel modo in cui mai vorremmo farlo. Ci piacerebbe, in questo spazio di movimenti pacifici contro tendenza, parlare dei loro successi spesso inaspettati, delle loro conquiste, addirittura ci piacerebbe non parlarne piuttosto che dire della loro morte.
Oltre venti donne, dall'inizio dell'anno, sono state uccise dai loro compagni o ex: l'omicidio è solo l'ultimo atto di una persecuzione fisica e psicologica.
Dopo la brutale uccisione di Sara, un gruppo di donne impegnate da sempre nei diritti civili e di genere, hanno inoltrato una lettera, alle più alte cariche istituzionali, dove lanciano un appello importante. 
Lo riportiamo integralmente.

Il testo inviato al Presidente della repubblica, Senato e Camera, al Presidente del Consiglio e alla Ministra delle Pari Opportunità Maria Elena Boschi per chiedere un incontro urgente in cui presentare un piano concreto.

“Noi donne che viviamo in Italia, dopo l'ultimo femminicidio perpetrato su Sara Di Pietrantonio, chiediamo che le Istituzioni mettano subito in atto politiche attive, coerenti e coordinate per far fronte al drammatico problema della violenza maschile sulle donne, così come richiesto dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dal Governo italiano, richiamata nel Piano nazionale per contrastare la violenza.
Sara aveva deciso di rompere con un uomo violento. E aveva scelto di essere una donna libera. La violenza è la rappresentazione del desiderio di controllo, dominio e possesso degli uomini sulle donne, anche quando la relazione si è conclusa. E’ questo il nodo fondamentale, ma non possiamo abituarci a questa situazione.
Si deve agire assieme ai centri antiviolenza, che hanno costruito in questi anni grande professionalità nell’affrontare il problema, con tutti gli operatori coinvolti (operatori sociali, sanitari, del mondo della giustizia, delle forze dell’ordine, della scuola, dell'università, dei media, dell'imprenditoria) per realizzare politiche ed azioni integrate. La reazione delle istituzioni deve essere forte a tutti i livelli, dal governo alle amministrazioni regionali e locali, e deve coinvolgere anche la pubblica opinione e il sistema delle imprese utilizzando modalità innovative che in altri contesti europei hanno ottenuto risultati soddisfacenti come a Londra e a Barcellona.
Dobbiamo sentirci tutte e tutti obbligati ad agire, gli uomini e non solo le donne. Un Paese democratico non può tollerare che milioni di cittadine siano vittima di violenza, sia essa psicologica, economica, fisica e/o sessuale. Un Paese democratico deve reagire subito e con grande forza, applicare le leggi che ha e dotarsi di sempre rinnovati strumenti. 
Sara è morta in completa e assordante solitudine, nell'indifferenza generale perché la violenza contro le donne è considerata ancora oggi un fatto privato, la solidarietà umana non viene più coltivata, mentre si alimentano da parte di alcuni media morbosità e paura. Prima di quell'ultimo atto violento, Sara ha vissuto quello che ogni giorno, in ogni ambito, si osserva: volgere lo sguardo altrove di fronte alla "cultura" del pregiudizio, discredito, violenza verso una donna perché donna, isolando la vittima e rafforzando il carnefice. Si deve creare un ambiente sociale che faciliti e promuova relazioni personali paritarie e non violente. I ragazzi e le ragazze devono diventare adulti ed adulte capaci di gestire le emozioni e le relazioni, per risolvere i conflitti e riconoscere le situazioni a rischio nella consapevolezza che se ne può uscire.
Le violenze sulle donne si eliminano solo con la prevenzione primaria, combattendo le cause: siamo per una vera rivoluzione culturale nell'ambito di una rinnovata e decisa attenzione alla cittadinanza attiva e responsabile.
I giovani come gli adulti, donne e uomini devono:

  • poter vivere nel rispetto reciproco,
  • avere parità di opportunità, autodeterminazione e libertà e il dovere al rispetto della libertà altrui e delle leggi
  • conoscere cosa è la violenza in ogni sua forma e come prevenirla
  • conoscere e prevenire le discriminazioni di genere contro qualsiasi persona e a non farsi condizionare dai mass-media e dalle pubblicità sessiste e maschiliste

Dagli ultimi dati emerge che in generale è’ diminuita la violenza sulle donne, anche se permane lo zoccolo duro, quello degli stupri e dei femminicidi. E’ aumentata la coscienza femminile: sono di più le donne che hanno subito violenza a riconoscerla come un reato; sono di più le donne che riescono a prevenirla o ad interrompere la relazione prima che la spirale si stringa troppo attorno a loro. Le donne ne parlano di più con gli altri, si attivano, aumentano le denunce, anche se sono sempre una piccola percentuale del totale, si recano di più presso i centri antiviolenza, di pronto soccorso. Ma i dati dicono anche che aumenta la gravità della violenza subita e in particolare la quota di donne che riferiscono di aver temuto per la propria vita.
Prevenzione deve essere la parola d’ordine. Per questo è indispensabile mettere a punto un’agenda di incontri che coinvolga le Scuole,le Università e le Amministrazioni locali con il supporto di tutte quelle associazioni che da anni operano sui territori.

Aspettiamo la risposta delle istituzioni, certamente, perché necessaria e dovuta. Ma partiamo da noi, ogni giorno, nell’educare ed educarci al rispetto dell’essere umano, uomo o donna che sia. Segnaliamo in proposito un articolo sull’educazione di genere, e sulle iniziative presenti in tutto il territorio.


MI PIACE! (+1) / NON MI PIACE (-1)

Nord e Sud

CI PIACE UNA NUOVA GEOGRAFIA DEL MONDO...

Da qualche parte ho già scritto che al mondo c’è più Sud che Nord. Il pianeta non è diviso in due dal meridiano Equatore, il Sud lo scavalca, risale l’Africa, il Mediterraneo e incorpora Spagna, Italia, Grecia.
Da noi qualche frastornato geografico si dichiara abitante del Nord. In Italia non c’è, siamo il Sud del continente Europa. Bizzarro sarebbe un calabrese che si definisse settentrionale perché residente a Nord della Sicilia. Il Sud e’ maggioranza del pianeta,il Nord un’arroccata minoranza.
Il Sud è il Nord stanno pari in cielo, con la Stella Del Piccolo Carro dell’Orsa a segnale di settentrione nel nostro emisfero, e la Croce Del Sud a fare lo stesso servizio per l’emisfero Australe.
In terra ci si orienta meglio con Oriente e Occidente.
Salivo sul monte Epomeo dell’isola d’Ischia di notte per assistere alla nascita del giorno. Sulla sommità c’è un terrazzino di tufo scavato, un posto per starsene accovacciato in attesa. Il primo chiarore rompeva la notte alle spalle del Vesuvio, poi il sole superava la gobba del vulcano e illuminava il mare.
Ho da allora l’impressione di una energia nascente che sprigiona più forza di quella del tramonto. Mi spiego questo effetto con la salita del sole in mezzo al cielo. In discesa invece l’effetto è quello di energia esaurita, in libera caduta. L’amico alpinista Romano Benet usa dire che in discesa sanno andare anche i sassi.
Anche il nome Oriente ha fascino maggiore, di cosa che sorge, secondo la lingua latina, mentre Occidente e’ nome di cosa che cade.

Erri De Luca


NO COMMENT

L'immagine del mese

"Soluzioni per il traffico di Roma, basta camminare sospesi..." Foto di Riccardo Papi (il mi marito:) (cmasciola[at]aminstruments.com).


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Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza

9° Rapporto di monitoraggio sull'attuazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

Il 27 maggio è stato pubblicato il 9° Rapporto di monitoraggio sull'attuazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza nel nostro Paese, realizzato dal Gruppo CRC. 
Ecco i dati più rilevanti:

Sono 2.293.778 gli adolescenti dai 14 ai 17 anni che vivono in Italia, 186.450 dei quali stranieri. 

Trascorrono le loro giornate con il telefonino in mano (il 92,6 %); fanno uso di alcol, tabacco e cannabis (63,4%), conoscono il sexting, l’11,5% di loro gioca d’azzardo online e oltre il 50% ha subito azioni di bullismo e/o cyberbullimo.

7.000 di essi vivono in comunità, con molte incertezze sul loro futuro dopo il compimento del 18° anno. 

Studiano, ma molti di loro abbandonano dopo la scuola dell’obbligo, soprattutto gli alunni disabili. Il 2,2%, infatti entra, suo malgrado, a far parte della categoria dei “NEET” (Not in Education, Employment or Training), ovvero quei giovani che non studiano e non lavorano, e non sono inseriti in un percorso di formazione. L’Istat ne ha contati addirittura 2 milioni nel 2014, pari a circa il 24% dei giovani tra i 15 e i 29 anni. 

Certo è che l’Italia è anche tra i paesi europei con il più alto tasso di dispersione scolastica: il 15% dei ragazzi tra 18 e 24 anni ha conseguito al massimo il titolo di scuola media. 

Nel 2015, l’8,4% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni ha partecipato ad associazioni culturali, ricreative o di altro tipo; e il 9,7% ha svolto attività gratuite in associazioni di volontariato (nel 2014 erano l’8,6%).


La politiche per l’adolescenza vivono, tra le altre cose, in un limbo trovandosi anche a cavallo tra quelle dedicate all'infanzia e quelle rivolte ai giovani. Solo per fare un esempio non esistono linee guida sul passaggio dal pediatra di famiglia al medico di medicina generale. Vengono affidate alla “ragionevolezza” di chi si incontra.

«Ragionare sulle politiche per gli adolescenti, considerandole come parte delle politiche rivolte in senso più ampio ai giovani, è importante» sottolinea Arianna Saulini, di Save the Children e coordinatrice del Gruppo CRC «anche perché è in corso a livello europeo un tentativo di profondo rinnovamento, che mira a promuovere iniziative che mettano definitivamente da parte la visione dei giovani come problema, riconoscendoli pienamente come risorsa, da  rilanciare mediante politiche di empowerment. 

Occorre, inoltre, investire e progettare per garantire un supporto alle famiglie, rinforzando le competenze genitoriali, così come ben evidenziato nel IV Piano Nazionale d’azione per l’Infanzia  di cui sollecitiamo l’approvazione». 
L’adolescenza è uno dei numerosi focus presenti nel documento, alla cui redazione hanno contribuito 134 operatori delle 91 associazioni del Gruppo CRC. Il Rapporto approfondisce 50 tematiche che ricalcano i raggruppamenti dei diritti della Convenzione. 

Tra leggi bloccate e dati insufficienti
La mappatura della situazione individua criticità su più fronti. A partire da quello istituzionale, che vede delle importanti lacune sotto il profilo della governance delle politiche a sostegno dell’infanzia e dell'adolescenza.

Numerose leggi sono ancora ferme in Parlamento, quali ad es. la riforma del sistema di protezione e accoglienza dei minori stranieri non accompagnati o l’acquisizione della cittadinanza per i minorenni di origine straniera, ancora disciplinata dalla legge del 1992. 

Il Gruppo CRC, inoltre, sottolinea la carenza di dati certi, completi e comparabili fra loro in riferimento alle complessa situazione delle persone di minore età fuori dalla famiglia di origine. 

Dati incerti si hanno anche sui minori adottabili e sulle coppie disponibili ad adottare. Da 15 anni, infatti, manca una Banca Dati nazionale. 

Si è passati dalla stima di 1.900 minorenni adottabili, accolti in affido e in comunità perché non adottati da oltre due anni, al dato di 300 minorenni riportato dal Dipartimento di Giustizia Minorile, e infine al dato rilevato dall'ISTAT che evidenzia come nel 2013 fossero in comunità di accoglienza 779 minorenni adottabili. 

In ambito sanitario ci sono ancora grandi disparità a livello territoriale, con le regioni del Sud fortemente penalizzate, sia nell'accesso ai servizi che nell'accesso alla prevenzione.

La novità più rilevante, rispetto allo scorso anno, è l’approvazione  da parte dell’Osservatorio Nazionale Infanzia”  del IV Piano Nazionale d’azione per l'Infanzia (PNI) atteso oramai da diversi anni, che però non è ancora stato pubblicato e approvato in via definitiva. 

Ad oggi, la Legge di Stabilità e i provvedimenti ad essa collegati si confermano come lo strumento principale di intervento, con tutti i limiti che questo comporta in termini di formulazione di strategia ad ampio respiro. 
 
La speranza è...nel Fondo
In positivo si evidenzia che nell'ultima Legge di Stabilità è stato introdotto un Fondo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale che garantisca in via prioritaria interventi per nuclei familiari con figli minori, nonché un Fondo dedicato specificatamente al contrasto della povertà educativa minorile.

Il Gruppo CRC sottolinea la necessità di interventi educativi qualificati, che coinvolgano sinergicamente e congiuntamente gli attori del cosiddetto “quadrilatero formativo” (famiglia, scuola, istituzioni, Terzo Settore) e, allo stesso tempo, attivino le risorse dei ragazzi e delle ragazze e ne valorizzino il protagonismo. 

«Investire adeguatamente significa permettere agli adolescenti di progettare percorsi di vita, rafforzati da un forte senso di appartenenza e di cittadinanza, e di vivere fuori dalla marginalità, come protagonisti reali – e non virtuali – del tessuto sociale» conclude Arianna Saulini. «significa riconoscere loro il diritto a una formazione continua ed efficace e alla sperimentazione di sé attraverso percorsi scuola-lavoro organizzati. È urgente che si ricominci a parlare dell’adolescenza come di una fase di crescita, di evoluzione e di preparazione all'età adulta.”


WARP continua sul prossimo numero. Se non sei già nella nostra lista:

 

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