WARP #61 - Giugno 2018

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


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RTF Annual Report 2017 - 21/06/2018 - leggi

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La parola d'accesso di questo numero è "Emigrante" - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: "No Quarter" - leggi

UNA PAGINA A CASO

Rupi Kaur - leggi

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

100 years of beauty - leggi

WARP ATTACK

Solo andata - leggi

CI PIACE! (+1)

Poesia sui muri - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

Che razza di bambino sei? - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia e l'alta moda - leggi


TOP NEWS

RTF Annual Report 2017 - 21/06/2018

Il  21  giugno  2018,  presso  la  sede  di  Limbiate,  AM  Instruments  ha  presentato  in  anteprima  ai  rappresentanti  degli  istituti  di  credito  con  cui  collabora,  il  bilancio  di  esercizio  2017.  È  stata  un’occasione  unica  per  far  conoscere  l’azienda  dal  punto  di  vista  finanziario  e  soprattutto  scoprire  ciò  che  risiede  oltre  i  numeri.  Non  solo:  gli  interventi  dedicati  alla  gestione  dei  rischi  imprenditoriali,  così  come  alla  internazionalizzazione  delle  piccole  e  medie  imprese,  hanno  consentito  ai rappresentanti  degli  istituti  di  credito  presenti  di  confrontarsi  con  temi  fondamentali  e  di  grande  attualità.

Tra  tutti,  l’intervento  del  Direttore  Generale  A.P.I.  sul  progetto  Industria  4.0  teso  alla  comprensione  del  nuovo  paradigma  culturale  che,  attraverso  l’utilizzo  di  nuove  tecnologie  introduce  nuovi  metodi  di  gestione  delle  attività,  accrescendo  l’efficienza  e  la  competitività  dell’azienda.  Dal  1990  in  primo  piano  nel  settore  del  controllo  della  contaminazione,  AM  Instruments  manifesta,  fin  dalla  sua  fondazione,  l’ambizione  e  la  passione  degli  imprenditori  Cinzia  Pagani  e  Roberto  Fossati,  nel  mettersi  in  discussione,  accettare  le  sfide  poste  da  un  mercato  sempre  più  sofisticato  e  innovare  costantemente  il  proprio  modello  di  business,  costruendo  pezzo  dopo  pezzo  il  proprio  futuro  senza  mai  snaturare  l’identità  aziendale.  La  costante  attenzione  alla  qualità  e  all’affidabilità  dei  prodotti  e  dei  servizi  offerti  ha  portato  AM  Instruments  a  intraprendere,  sin  dal  2015,  il  programma  GMP  Oriented®  che  permette,  da  un  lato,  di  sviluppare  maggiori  sinergie  con  i  clienti  life  science,  dall’altro,  di  innalzare  continuamente  gli  standard  qualitativi,  coerentemente  alle  richieste  del  mercato.  L’innovazione  è  il  motore  di  una  crescita  costante,  che  si  realizza  attraverso  le  intuizioni  e  le  competenze  dell’area  Ricerca  &  Sviluppo,  da  cui  prendono  vita  prodotti  e  tecnologie  all’avanguardia.  AM  Instruments  dedica  a  queste  attività  sempre  maggiori  risorse,  consapevole  che  buona  parte  del  successo  aziendale  dipenda  dalla  capacità  di  saper  leggere  e  anticipare  i  bisogni  del  mercato  in  cui  opera.

Tutti  gli  utili  che  l’azienda  ha  realizzato  negli  anni  sono  stati  investiti  in  strutture  (Pharmaclean),  processi  (nuovi  metodi  e  tecnologie  per  ottimizzare  i  processi  produttivi)  e  attività  (Ricerca  &  Sviluppo  in  primis).  Ingenti  investimenti  sono  stati  destinati  anche  alla  formazione  e  alla  diffusione  di  una  cultura  di  stampo  manageriale,  necessaria  a  innalzare  gli  standard  aziendali  e  a  sostenere  con  forza  la  via  della  crescita,  riconosciuta  dalla  direzione  come  unica  strada  percorribile  per  garantire  il  successo  aziendale.  L’impegno  e  la  dedizione  di  questi  anni  di  lavoro  hanno  portato  AM  Instruments  ad  una  piena  e  solida  affermazione  sul  mercato  nazionale,  e  ad  un  importante  sviluppo  nei  mercati  esteri.


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"Emigranti"

Emigranti come noi

Gli ultimi eventi mi hanno portato a ricordare. Quando ero piccola si andava in vacanza al paese d’origine di mio padre, tra le montagne dell’Abruzzo. Alcune case erano abbandonate, finestre rotte e vecchie tende che volavano col vento. I vecchi ci raccontavano le storie di coloro che un tempo vi avevano abitato. Salvatore, la valigia legata con lo spago, se ne era andato in America. Ninetta in Argentina. E così molti altri. E i loro racconti si replicavano in quelli di mia madre, calabrese, dei cui parenti nessuno era rimasto in Italia, salvo i suoi genitori.
Così mi sono messa a cercare…
Fra il 1880 e il 1915 approdano negli Stati Uniti quattro milioni di italiani, su 9 milioni circa di emigranti che scelsero di attraversare l'Oceano verso le Americhe. 
Circa il settanta per cento proveniva dal Meridione, anche se fra il 1876 ed il 1900 la maggior parte degli emigrati era del Nord Italia con il 45% composto solo da Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte. 
Le motivazioni che spinsero masse di milioni di Meridionali ad emigrare furono molteplici.
Durante l'invasione Piemontese, operata senza dichiarazione di guerra, del Regno delle due Sicilie, i macchinari delle fabbriche, non dimentichiamo che Napoli era allora una città all'avanguardia in campo industriale, furono portati al Nord dove in seguito sorsero le industrie del Piemonte, della Lombardia e della Liguria.
Le popolazioni del Meridione, devastato dalle guerra con circa un milione di morti, da cataclismi naturali (il terremoto del 1908 con l'onda di marea nello Stretto di Messina uccise più di 100,000 persone nella sola città di Messina) depredato dall'esercito, dissanguato dal potere ancora di stampo feudale, non ebbero altra alternativa che migrare in massa. Il sistema feudale, ancora perfettamente efficiente, permetteva che la proprietà terriera ereditaria determinasse il potere politico ed economico, lo status sociale, di ogni individuo. In questo modo, le classi povere non ebbero praticamente alcuna possibilità di migliorare la propria condizione.
Da aggiungere ai motivi dell'esodo la crisi agraria dal 1880 in poi, successivamente l'aggravarsi delle imposte nelle campagne meridionali dopo l'unificazione del paese, il declino dei vecchi mestieri artigiani, delle industrie domestiche, la crisi della piccola proprietà e delle aziende montane, delle manifatture rurali.
Gli Stati Uniti dal 1880 aprirono le porte all'immigrazione nel pieno dell'avvio del loro sviluppo capitalistico; le navi portavano merci in Europa e ritornavano cariche di emigranti. I costi delle navi per l'America erano inferiori a quelli dei treni per il Nord Europa, per questo milioni di persone scelsero di attraversare l'Oceano.

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L'arrivo in America era caratterizzato dal trauma dei controlli medici e amministrativi durissimi, specialmente ad Ellis Island, l'Isola delle Lacrime.
Nel Museo dell'Emigrazione a New York ci sono ancora le valigie piene di suppellettili e di povero abbigliamento delle persone che reimbarcate per l'Italia, nella disperazione si buttavano nelle acque gelide della baia andando quasi sempre incontro alla morte.

Una cosa è apprezzabile. Questa immigrazione, dopo un secolo viene celebrata. Sul “Wall of Honour”, ad Ellis Island, sono incisi i nomi di migliaia di immigrati. 

L'American Immigrant Wall of Honor è un'esposizione permanente di nomi di persone o di famiglie presenti a Ellis Island nel porto di New York. È l'unico posto negli Stati Uniti dove un individuo può onorare il proprio patrimonio familiare in un monumento nazionale.

Non solo, la fondazione consente di cercare i propri parenti che più di un secolo fa arrivarono in cerca di una vita migliore. Così ho iniziato a cercare Salvatore... eccolo…


CLEAN MUSIC

No Quarter

Jimmy Page - Robert Plant -- No Quarter.

Ma non vi domandate mai perché non riusciamo più a scovare della buona musica? Intendo la musica destinata a restare nel tempo, quella prodotta fino agli inizi degli anni 90. Io me lo chiedo spesso e secondo me, rubando un concetto inventato da Bauman, abbiamo smesso di ascoltare della buona musica da quando la musica è diventata liquida.
Oggi la musica non viene più nemmeno scaricata, si ascolta in streaming. Si dice che persino Apple stia pensando di abbandonare il download della musica da iTunes per dirottarla tutta allo streaming.
Ma se la musica è pensata per essere suonata da uno smartphone come possiamo aspirare a ricevere della bella musica?
Si lo so, sto facendo il classico discorso del “ai miei tempi” ma mi manca da morire il negozio di dischi con il commesso che ti suggeriva il disco di quel gruppo o cantante che non avevi mai sentito prima ma che lui aveva trovato così interessante e ci teneva a fartelo ascoltare.
Io andavo in un piccolo negozio di dischi, si chiamava MusicalBox. Con il proprietario eravamo diventati amici. Quando ritirava dischi nuovi, mi chiamava a casa e mi invitava in negozio ad ascoltare tutte quelle novità incelofanate che aprivamo avidamente. Prima i vinili e qualche anno dopo i cd.
Compravo quando potevo. AI tempi della scuola tenevo sempre da parte qualcosa dalla paghetta che mi davano i miei genitori per acquistare qualche disco e quando ho cominciato a lavorare spendevo compulsivamente. Quando ho cambiato città e la distanza non mi permetteva di andare spesso da MusicalBox, il negozio ha chiuso. Non ho mai capito se sono stato io per anni l’unica fonte di sostentamento o, dopo tutto quel comprare, decise di andare a spendersi i miei soldi in un’isola del pacifico.
A questa lunga introduzione ci sono arrivato pensando al valore artistico della musica che ascoltavo e ascolto. Ci sono dischi che ho consumato a furia di ascoltarli e che mai, nemmeno oggi, mi stanco di ascoltare. Delle montagne, altro che liquido!!
All’amore per i Beatles ci sono arrivato intorno ai 25 anni. Li ho scoperti totalmente con il disco “Revolver” che mi fece ascoltare con attenzione un ragazzo che lavorava nella mia stessa radio. Prima erano le loro canzoni più famose ma dopo “Revolver” i Beatles, con tutte le loro storie e le innovazioni musicali, divennero la mia “scimmia”.
Ma prima dei Beatles? Beh le mie giornate erano riempite dai Led Zeppelin. Tutta la mia adolescenza è associata alla musica dei Led Zeppelin. Ogni ricordo felice è legato a loro, dal primo bacio alla prima vacanza senza i genitori.
I Led Zeppelin si sciolsero nel 1980, dopo la morte del batterista Bonham. Avevo 15 anni e per questo motivo non ho avuto la possibilità di vederli suonare dal vivo.
I rapporti tra Plant e Page furono sempre piuttosto tormentati e dopo aver chiuso l’epoca dei Led Zeppelin, diventarono ancora più difficili per la differenza di vedute che i due avevano rispetto il mondo dello show business. Nonostante questo non sono mai riusciti a stare troppo lontani.
A parte le loro vite artistiche, vissute parallelamente dopo i Led Zeppelin, ci furono incontri sporadici che li videro suonare ancora insieme riproponendo quasi sempre i loro vecchi brani.
Tra gli incontri successivi all’epoca Led Zeppelin, ho particolarmente amato quello avvenuto nel 1994, in occasione della registrazione dell’album No Quarter, commissionato da MTV per il famoso programma MTV Unplugged.
Seguendo il percorso che Plant e Page fecero nel 1973, durante il quale i due musicisti viaggiarono per il deserto del Marocco e che ispirò il famosissimo brano Kashmir incluso nell’album Physical Graffiti, decisero di tornare in Marocco.
A Marrakesh Plant e Page incontrarono un gruppo di musicisti locali della minoranza Gnawa,  i cui antenati subsahariani furono portati in Marocco molti secoli fa come schiavi. 
Il popolo Gnawa è particolarmente famoso per la loro musica che risulta essere ipnotica grazie al ritmo prodotto dal sintir, uno strumento a corde proveniente dalla Guinea, che viene solitamente accompagnato da un tamburo, dalla voce e da grosse nacchere. Plant trovò questi suoni ossessionanti e seducenti che lo portò in un vero stato di trance.
La richiesta di MTV di riproporre i vecchi brani dei Led Zeppelin permise a Plant e Page di avventurarsi in aree musicali che qualche anno prima, prima dello scioglimento del gruppo,  avevano appena cominciato ad esplorare.
Oltre all'ensemble Gwana, Page e Plant incontrarono la Egyptian Orchestra e Najma Akhtar, una cantante britannica di origini indiane molto apprezzata per la capacità di fondere il jazz con il canto Bhajan, il famoso canto devozionale di origine Induista.
Il disco dal vivo No Quarter fu trasformato in un progetto rischioso rispetto l’idea di partenza ma che si trasformò in un strepitoso successo fuori da qualsiasi tendenza musicale del momento, confermando le scelte coraggiose che da sempre hanno fatto sognare i fans dei Led Zeppelin.
Ancora una volta la musica ha dimostrato che gli incontri tra culture diverse restano e resteranno un grande valore di crescita senza confini. Plant e Page insieme ai musicisti Gwana, sono diventati un tutt’uno, hanno creato un gruppo cosmopolita che auspico possa essere nel futuro di tutti noi.
Se guardassimo alla musica con la stessa modalità del noi e del loro, così come questi tempi sbandati stanno cercando di sdoganare, avremmo perso molto del jazz, del blues, del rock e di altri generi che viviamo e ascoltiamo.
Mi piace vedere che tra i migliori amici delle mie figlie ci siano arabi, africani, sudamericani e cinesi. Chi pensa che tutto questo sia da fermare non ha capito nulla, non ha capito che il futuro è senza confini. Forse dovremmo partire proprio dalla musica, quella musica senza confini che ha creato meravigliose opere d’arte proprio perché è riuscita a raggiungerci da un continente all’altro senza morire in una delle tante fosse comuni dei nostri mari.


UNA PAGINA A CASO

Rupi Kaur

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AMORE E ALTRI INCANTESIMI

100 years of beauty


WARP ATTACK

Solo andata

Non fu il mare a raccoglierci,
noi raccogliemmo il mare a braccia aperte.
Calati da altopiani incendiati da guerre e non dal sole,
traversammo i deserti del Tropico del Cancro.
Quando fu in vista il mare da un’altura,
era linea d’arrivo, abbraccio di onde ai piedi.
Era finita l’Africa suola di formiche,
le carovane imparano da loro a calpestare.
Sotto sferza di polvere in colonna
solo il primo ha l’obbligo di sollevare gli occhi.
Gli altri seguono il tallone che precede,
il viaggio a piedi è una pista di schiene.
 
Da giorni prima di vederlo il mare era un odore,
un sudore salato, ognuno immaginava di che forma.
Sarà una mezza luna coricata, sarà come il tappeto di preghiera,
sarà come i capelli di mia madre.
Beviamo sulla spiaggia il tè dei berberi,
cuciniamo le uova rubate a uccelli bianchi.
Pescatori ci offrono pesci luminosi,
succhiamo la polpa da scheletri di spine trasparenti.
L’anziano accanto al fuoco tratta con i mercanti
il prezzo per salire sul mare di nessuno.
(…)


Notte di pazienza, il mare viaggia verso di noi,
all’alba l’orizzonte affonda nella tasca delle onde.
Nel mucchio nostro con le donne in mezzo
un bambino muore in braccio alla madre.
Sia la migliore sorte, una fine da grembo,
lo calano alle onde, un canto a bassa voce.
Il mare avvolge in un rotolo di schiuma
la foglia caduta dall’albero degli uomini.
(…)


Vogliono rimandarci, chiedono dove stavo prima,
quale posto lasciato alle spalle. 
Mi giro di schiena, questo è tutto l’indietro che mi resta,
si offendono, per loro non è la seconda faccia.
Noi onoriamo la nuca, da dove si precipita il futuro
che non sta davanti, ma arriva da dietro e scavalca.
Devi tornare a casa. Ne avessi una, restavo.
Nemmeno gli assassini ci rivogliono.
Rimetteteci sopra la barca, scacciateci da uomini,
non siamo bagagli da spedire e tu nord non sei degno di te stesso.
La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria è una barca, un guscio aperto.
Potete respingere, non riportare indietro,
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata.
(…)


Faremo i servi, i figli che non fate,
nostre vite saranno i vostri libri d’avventura.
Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino,
l’odore che perdeste, l’uguaglianza che avete sottomesso.


Erri De Luca
(da Solo andata, Einaudi 2014)


CI PIACE! (+1)

Poesia sui muri

Ci piace veder nascere la poesia in luoghi inaspettati. E soprattutto pensare che passando da quelle parti qualcuno si fermi, respiri, legga... e prosegua…. Diversamente.


NO COMMENT

L'immagine del mese

"Chiudi che fa corrente", immagine di DJ Tommy (tcassano[at]aminstruments.com), titolo di Cristina Masciola (cmasciola[at]aminstruments.com).


AM KIDS

Che razza di bambino sei?

Per il diritto alla non discriminazione dei bambini di origine straniera

L’UNICEF Italia, diversi anni fa, intervistò i bambini di una classe seconda della Scuola Elementare Bottego di Bologna.
I bambini si esprimono sulla loro amicizia, sulle loro paure. E raccontano quale lingua parlano… (compreso il marchigiano e il pugliese:)


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia e l'alta moda


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