WARP, Luglio 2016

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)



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TOP NEWS

RTF Bilancio 2015 e Prospettive e Dr. Giacomo Cremonesi - leggi

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La parola d'accesso di questo numero è "Teoria del complotto" - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Orchestra di Piazza Vittorio - leggi o ascolta

UNA PAGINA A CASO

Jonathan Safran Foer - leggi

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Giuseppe Ungaretti - leggi

WARP ATTACK

Povertà - leggi

MI PIACE! (+1) / NON MI PIACE (-1)

Scritte sui muri - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

Autismo - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia&Clean - leggi


AM Instruments, dal 4 al 6 Ottobre 2016, a CPhI, Barcellona.

CPhI, una delle fiere più importanti per i professionisti del settore farmaceutico, ha scelto ancora una volta la Spagna dopo l’edizione globale a Madrid nel mese di ottobre 2015, indicando Barcellona come prossima sede dell’evento.

La fiera, vetrina per principi attivi, prodotti chimici, attrezzature e soluzioni per la gestione dei farmaci, si svolge ogni anno in una città europea, e riunisce le più importanti aziende del settore farmaceutico. CPhI ottiene cifre record ad ogni fiera annuale, con circa 2.200 espositori e oltre 36.000 visitatori provenienti da 140 paesi.

Perché visitare CPhI?

  • La possibilità di incontrare l’intera industria farmaceutica in un’unica sede: raggiungere 36.000 professionisti senior pharma da oltre 150 paesi in un unico luogo
  • Trovare le aziende appartenenti ai settori chiave: con oltre 2.500 espositori in 20 zone dedicate copre ingredienti, API, eccipienti, dosaggio terminato, servizi, imballaggi, macchinari e altro;
  • Incontrare le aziende di tutto il mondo: questo è il modo più efficiente ed efficace per incontrare i fornitori dai principali mercati mondiali
  • Tenere il passo con gli ultimi sviluppi del settore: essere aggiornati sulle novità e le tendenze di mercato durante la conferenza pre-connect, CPhI Pharma Innovation Award, sessioni libere a espositori, vetrine, Pharma Insight Briefings.

 

AM Instruments sarà a CPhI con prodotti innovativi:  My&Clean, dispositivo automatizzato per la sanitizzazione delle mani guantate, MyPage+, dispositivo di messaggistica broadcast per ambienti classificati, ed altre novità per il controllo della contaminazione in cleanroom.

Vi aspettiamo a Barcellona, dal 4 al 6 Ottobre 2016.

Stand 2B38


TOP NEWS

RTF Bilancio 2015 e Prospettive e Dr. Giacomo Cremonesi

Il 23 Giugno 2016 presso la sede di AM Instruments di Limbiate, si è tenuto l’incontro “PRESENTAZIONE BILANCIO 2015 E PROSPETTIVE”. Un evento particolare che ha visto la partecipazione di esponenti del settore bancario così come di quello istituzionale e imprenditoriale (vedi qui un articolo tratto da A.P.I. news)

Particolare come è il caso AM Instruments, un’azienda che, nata nel 1990, negli ultimi dieci anni è protagonista di una crescita importante, anche in concomitanza di gravi crisi economiche non solo a livello nazionale. Non ci sorprende quindi che sia stata oggetto di una tesi di laurea.

Giacomo Cremonesi, classe 1994, si è da poco laureato in Management e Imprenditorialità, ramo di Economia Aziendale, presso l’Università Carlo Cattaneo. La sua tesi di laurea ci riguarda da vicino, basta leggerne il titolo:
L’ANALISI DI BILANCIO, IL CASO AM INSTRUMENTS. 
Diventare oggetto di tesi di laurea non capita tutti i giorni. Ed è per questo che vogliamo approfondire con l’autore.

D. Giacomo, da dove nasce il tuo interesse per il “caso” AM Instruments?

Al secondo anno di università ho frequentato il corso di analisi di bilancio, corso che mi ha profondamente colpito, a tal punto da prendere la decisione di scrivere la mia tesi triennale in quell’ambito. Ero alla ricerca di un’azienda che avesse avuto performance positive nell’arco degli ultimi cinque esercizi, e contestualmente, per una serie di coincidenze, sono entrato in contatto con AM Instruments, e ho capito fin da subito che sarebbe stata l’azienda perfetta per la mia tesi, grazie alla crescita impetuosa che ha avuto negli ultimi anni.

D. L’analisi del bilancio viene vista comunemente come materia specifica di natura prettamente economica. Leggendo la tua tesi evidentemente si evince che un’analisi direzionata, filtrata secondo parametri particolari, offre una lettura molto più ampia della storia di un’azienda. E’ così?

Diciamo che ho avuto una posizione privilegiata per analizzare i bilanci di AM Instruments, in quanto le chiacchierate che ho avuto con Cinzia Pagani e Roberto Fossati mi hanno chiarito le idee a riguardo di molti punti del bilancio, cose che senza il loro aiuto e da analista totalmente esterno probabilmente non avrei colto.

In ogni caso, la mia analisi è avvenuta sul passato, analizzando gli ultimi cinque anni di bilanci di AM, per analizzare e approfondire gli accadimenti avvenuti.
Ma l’analisi di bilancio è uno strumento chiave per la pianificazione del futuro, prefiggendosi obiettivi e monitorandoli continuamente. Va letta in questo senso la scelta di AM di inserire recentemente un Controller nel proprio organico.

D. Sempre nella tua tesi distingui sviluppo e crescita, due termini comunemente sovrapponibili quando si parla dell’evolversi di un’azienda. In che cosa invece si differenziano?

Sviluppo e crescita sono due termini considerati sinonimi nel vocabolario comune, ma in realtà hanno significati diversi se interpretati con accezione aziendalistica.
Per crescita si intende una variazione di parametri, che riguardano quindi la dimensione quantitativa dell’azienda. Invece per lo sviluppo si intende un miglioramento qualitativo lungo tutte le dimensioni del suo articolato.

Crescita e sviluppo quindi non sempre vanno di pari passo, dando origine a situazioni problematiche.
Le PMI italiane compiono spesso questo errore: le aziende crescono in termini di fatturato, diventando dimensionalmente impossibili da gestire dai fondatori, che tuttavia spesso preferiscono non managerializzare l’azienda per avere tutto sotto controllo. Nella maggior parte dei casi dove la crescita non va di pari passo con lo sviluppo, la crescita si arresta, destinata ad essere solo un fuoco di paglia.

Non è il caso di AM, dove la crescita in termini di fatturato è stata supportata dallo sviluppo dell’azienda grazie alle scelte dei vertici, come il rafforzamento della linea di middle-management.

D. Alla luce di quanto detto, quanto pensi pesino all’interno del bilancio di una azienda le diverse voci? A quale voce daresti priorità di analisi? Esiste una voce “guida” che rende interpretabili le altre offrendo prospettive diverse?

Personalmente quando analizzo un bilancio, la prima cosa che guardo è il fatturato, ma solo per rendermi conto delle dimensioni del volume d’affari dell’azienda.
Non esiste una voce guida, come non esistono priorità di analisi.  Prendere una voce singola non dà alcun‘informazione rilevante a chi sta analizzando il bilancio; le voci assumono rilevanza solo quando sono analizzate nel loro insieme e collegate tra loro.

D. Dal punto di vista prettamente universitario, la tua tesi “sul campo” ti avrà dato modo di avere esperienza diretta non solo del bilancio. Vuoi dirci le tue impressioni sul tempo trascorso in AM Instruments.

Tramite l’università ho avuto la possibilità di incontrare molte aziende, ma l’esperienza in AM Instruments è unica nel suo genere.
Fin dal primo passo in azienda ci si sente avvolti dal colore bianco che arreda la sede, totalmente in linea con la value proposition aziendale della lotta alla contaminazione.
Al di là degli aspetti estetici, è tutto ciò che è “intangibile” in AM che mi ha impressionato, partendo dall’organizzazione, la filosofia aziendale e l’incredibile visione imprenditoriale dei soci Pagani e Fossati, due persone che non si accontentano mai e che spingono sempre sull’acceleratore per cercare di migliorare sempre di più, alla continua ricerca dell’innovazione.

AM è totalmente fuori dagli schemi. Quante imprese ci sono che hanno un video rap aziendale o una rivista cool come Warp?! Per questi motivi mi piace definire AM come un’azienda con il fisico da PMI italiana, ma con la mentalità sognatrice da Silicon Valley.

D. E infine, un giudizio professionale, diciamo, da analista di bilancio. Come giudichi l’evoluzione di AM Instruments? Quale consideri essere i punti di forza di questa azienda?

L’evoluzione di AM Instruments è stata senza dubbio molto positiva, e gestita in maniera accurata. In casi di crescite così impetuose, può esserci la problematica della gestione dell’attivo circolante, cosa che non è avvenuta in AM, che si è dimostrata solida dal punto di vista finanziario. La crescita di AM Instruments assume ancora più importanza se pensiamo al contesto ambientale nella quale è avvenuta, la famosa crisi del 2008, e se pensiamo anche alle sfide che AM ha dovuto affrontare, come l’acquisto del nuovo capannone e il relativo trasloco; nonostante tutte queste “interferenze”, AM ha continuato a marciare a passo spedito!

Involontariamente i punti di forza li ho già elencati nelle domande precedenti, descrivendo la crescita che è stata supportata dallo sviluppo e con le caratteristiche imprenditoriali dei vertici di AM, sempre pronti a inseguire l’innovazione.

Ora sono molto curioso di vedere quali risultati si otterranno dall’obbiettivo dell’internazionalizzazione di AM nei prossimi anni.
Ho fatto la mia tesi triennale su un’azienda molto solida e cool. Fra due anni, con la tesi in specialistica, voglio commentare una nuova crescita di AM! ☺


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"Teoria del complotto"

Quando la fiction supera il reale: teoria del complotto.
Considerata la semplicità di diffusione delle notizie nell’era di internet e dei social media, le teorie del complotto fioriscono con sempre più facilità. E sono alla portata di tutti. Il complottismo trova terreno fertile in omissis e segretezza, non ha riscontro se non in prove al limite della credibilità, eppure spesso e volentieri diventa più vero dell’evidenza reale. Tocca qualsiasi argomento, la ricerca e le malattie, la politica e l’ambiente, oltre ai grandi eventi del ‘900, dal delitto Kennedy allo sbarco sulla luna. 
Complice la velocità del passaggio di informazioni, in cui la forma è più importante dei contenuti, ci troviamo di fronte a teorie spacciate per notizie, fiction spacciata per realtà storica. I mezzi a disposizione rendono peraltro estremamente semplice il camuffamento della realtà. Quanti video abbiamo visto sulle torri gemelle? Quanti montaggi diversi? Quanti effetti? Quali di quelle immagini sono reali? Non lo sappiamo.
Come se la storia corresse su binari paralleli, da una parte quella ufficiale, dall’altra le teorie del complotto.
Tuttavia, le teorie del complotto sono anche un angolo di osservazione privilegiato per capire come funziona la nostra mente, la mente di coloro che almeno una volta ne ha difesa una: come dimostrano diversi studi, è pur sempre una forma, pur alternativa, di ragionamento, in cui si riesce a far rientrare tutto e a spiegare con pochi passaggi logici episodi molto diversi tra loro,  supportando una visione del mondo subalterna a poteri occulti.
Di recente la rivista Wired ha catalogato i 50 complotti più pervasivi della storia.
Ne citiamo alcuni. Chi di voi almeno un istante non ha creduto che una di queste teorie fosse vera? 


Il delitto Kennedy
Numerose sono le teorie cospirazioniste nate per cercare di comprendere cause e circostanze del delitto che spense la vita del trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti nel 1963. Citiamo le più celebri per i complottisti di tutto il mondo: a eliminare Kennedy sarebbero stati la mafia o il governo, la CIA, gruppi razzisti, Castro. Dato curioso: secondo un sondaggio Gallup effettuato nel 2013, il 61% degli americani non crede che Lee Oswald abbia agito in solitaria.


Il Nuovo ordine mondiale
Una cospirazione “illuminata”, quella che vede insieme appassionatamente un gruppo di famiglie milionarie da generazioni, capi di Stato e regnanti, burocrati della UE, speculatori e banchieri, capi delle logge massoniche, per manipolare i destini del mondo, specialmente in ambito politico-economico. Imporre insomma il nuovo ordine mondiale, un governo globale dove le crisi sono funzionali in ottica di controllo.


11 settembre - versione tecnica
I complottisti, nel caso dell'attacco alle Twin Tower, cercano di argomentare anche con spiegazioni tecniche. Secondo i loro argomenti, è impossibile che gli attentatori fossero in grado di pilotare aerei così grandi e complessi. Le Torri invece sarebbero crollate a seguito di una demolizione controllata, come dimostrerebbero anche i filmati che vedono gli edifici crollare come fossero minati dall'interno.


Sbarco sulla luna
Nessuna frontiera raggiunta dall'uomo, semmai una messinscena della NASA con la complicità del governo: è la teoria del complotto lunare, una cospirazione che ha molteplici ragioni per essere messa in piedi (arrivare primi battendo l'URSS, la propaganda, l'impossibilità economica di sostenere la spedizione) e una modalità di esecuzione abbastanza semplice. Tutto girato in studio, grazie a effetti speciali. 


La scomparsa di Papa Luciani
Il 28 settembre 1978 Giovanni Paolo I morì dopo 33 giorni di pontificato, per infarto miocardico acuto. Almeno secondo la versione ufficiale: le tesi alternative sposano un complotto a sfondo politico-massonico, volto a eliminare Luciani prima che potessero compiere riforme, in senso etico, sulle finanze vaticane e sulla gestione dello IOR.


Scie chimiche
Ormai un cult del dibattito complottista e arma perfetta per lo sfottò: le scie chimiche, ovvero le scie di condensazione visibili nell'atmosfera che rilasciano sostanze in grado di avvelenare i cittadini o di produrre mutamenti climatici. Chi le manda? Eh, tanti soggetti, compresi i poteri forti e le oligarchie economiche.


CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Orchestra di Piazza Vittorio

Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

Poche settimane fa ho assistito al saggio musicale della scuola media frequentata da Sara, la mia figlia più grande. C’è stata una bellissima definizione che la professoressa ha fatto della classe, ovvero che è una classe rock. E’ stata un modalità molto poetica per indicare la molteplicità di caratteri spesso difficili da far convivere. Se volessi trovare un’altra definizione poetica potrei azzardarmi nel dire che è una classe con una forte inquietudine interiore.
Durante il saggio, però, ho assistito ancora una volta al miracolo della musica che unisce. Gli alunni, con i propri strumenti musicali, hanno creato quella perfetta armonia di suoni diversi che si sono incastrati perfettamente generando una melodia e, soprattutto, un’armonia perfetta.
L’evento mi ha fatto riflettere e mi sono tornati alla mente tanti esempi dove la musica ha segnato il passo nel riscatto sociale, nella lotta per i diritti e nell’abbattimento delle differenze etniche, religiose o di qualsiasi altro genere.
Così ho pensato a Fela Kuti l’artista Nigeriano che creò una comune musicale chiamata Kalakuta da dove si lottava, solo con la musica, contro il regime nigeriano; quella stessa musica che fece infuriare il governo, il quale attaccò la comune con più di mille soldati, incendiando gli studi, distruggendo le strutture e uccidendo numerose persone, tra cui la madre di Fela Kuti. Mi sono tornati alla mente Bob Marley & The Wailers cresciuti un un contesto di grande povertà e che, ancora grazie alla musica fortemente incentrata sul tema della lotta contro l'oppressione politica e razziale e all'invito all'unificazione dei popoli di colore, ha trovato una strada per tentare di raggiungere la libertà e l'uguaglianza.
“Music is the Weapon” diceva il grande Fela Kuti e di esempi come questi ne potremmo trovare talmente tanti da riempire pagine di libri, ma in questo numero voglio soffermarmi su una storia che ho seguito sin dagli albori, una storia nata qui in Italia, la storia dell’Orchestra di Piazza Vittorio.

L’Orchestra di Piazza Vittorio nasce nel 2002 da un’idea di Mario Tronco, componente della Piccola Orchestra Avion Travel, che parte da un progetto per salvare il teatro Apollo di Roma, destinato a diventare una sala bingo e per valorizzare la piazza del Rione Esquilino, un quartiere romano che negli ultimi anni è diventato un luogo di residenza e lavorativa di immigrati dove gli italiani sono sempre più una minoranza mentre prendono vita tante piccole comunità etniche.
Il progetto parte da un’idea molto semplice che è quella di reclutare tra gli stranieri che gravitano intorno al Rione Esquilino e in particolare nella Piazza Vittorio, che è la piazza centrale del quartiere, persone capaci di suonare uno strumento. Mario Tronco cerca tra venditori e lavoratori senza fissa dimora o in situazioni molto precarie, suonatori e cantanti provenienti da culture e tradizioni molto lontane tra loro. Vengono quindi aperte delle vere e proprie audizioni con l’intento di reclutare solo musicisti di un certo livello. Lo scopo, oltre chiaramente quello musicale, è anche quello di esporre una nuova immagine dell’immigrato capace di integrarsi con la città anche sotto l’aspetto culturale.

A dare la svolta all’iniziativa è stato l’incontro avvenuto per caso con l’organizzatrice del RomaEuropa Festival che appassionatasi al progetto ha chiesto agli ideatori di suonare la sera del 24 novembre 2012 nella serata conclusiva del festival.
Di fatto il gruppo non era ancora stato creato, ma aver ottenuto una data così improvvisa e non molto lontana dal quel loro incontro ha in qualche modo ulteriormente stimolato l’avvio del progetto stesso.
Così con un duro lavoro di ricerca, incontri e prove viene messa in piedi una band composta da 16 elementi provenienti da India, Romania, Africa, centro e sud America.
Inaspettatamente i componenti del gruppo, a parte qualche iniziale dissapore, si sentono tutti fortemente coinvolti dal progetto diventando una fonte inesauribile di idee e diventando, essi stessi, autori dei brani. Ancora una volta la musica diventa il veicolo per il  miracolo dell’unione e così le tradizioni cominciano a miscelarsi per creare sonorità multietniche capaci di catturarti. Capita quindi che il musicista nord africano cominci a cantare una sua canzone per ritrovarsi tutti gli altri ad improvvisare e ad adattare le proprie musicalità a quelle note.
Il progetto infine decolla e la sera del 24 novembre 2012 L’Orchestra di Piazza Vittorio debutta alla serata conclusiva del RomaEuropa Festival.
Nel 2004 incidono il primo lavoro discografico che prende il nome del gruppo e che viene premiato al German Record Critics' Award 2005.
Nel 2006 esce Sona, il loro secondo lavoro dove le voci e le sonorità ci riportano alla cultura araba, con violini, basso e tastiere che, invece, seguono gli stili occidentali, tutto perfettamente fuso.
Il progetto dell’orchestra di Piazza Vittorio viene seguito dal documentarista Agostino Ferrente che produce un film documentario e che aiuta l’orchestra ad esibirsi anche nei cinema sfruttando la modalità cine-concerto.
Nel 2014 l’orchestra raggiunge i 18 elementi e già dal 2009 il progetto evolve verso rappresentazioni teatrali presentando concept quali Il Flauto Magico secondo l'Orchestra di Piazza Vittorio, Il giro del mondo in 80 minuti e per ultima La Carmen secondo l'Orchestra di Piazza Vittorio che racconta di una carovana di migranti che arrivati a Siviglia cominciano ad esibirsi in balli e canti popolari.

L’esperienza dell’Orchestra di Piazza Vittorio crea un nuovo immaginario sociale e mostra, nella sua totale bellezza, l’unione di diversi colori come motivo di crescita culturale che oggi assume ancora di più valore in un Europa assopita e rinchiusa in recinti che invece di spalancare tende a chiudere sempre di più.
L’Orchestra di Piazza Vittorio ha dato onore ancora una volta alla musica nella sua misteriosa forza dirompente.

Per contattare DJ Tommy Cassano:

tcassano[at]aminstruments.com


UNA PAGINA A CASO

Jonathan Safran Foer

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Non resistevo. Non una, ma due pagine non proprio a caso!

Ogni cosa è illuminata
Quella sera l'usuraio infamato Yankel D portò a casa la bambina. Eccoci qui, le disse, saliamo il gradino. Siamo arrivati. Questa è la tua porta. Ed ecco, questo che sto girando è il pomolo della tua porta. Ed ecco, qui è dove mettiamo le scarpe quando entriamo. E qui è dove appendiamo le giacche. Parlava come se lei potesse capirlo, mai in toni striduli o a monosillabi infantili, e assolutamente mai con parole senza senso. Questo è il latte che ti do da mangiare. Arriva dal lattaio Mordechai, di cui un giorno farai la conoscenza. Lui tira il latte da una mucca, cosa che se ci pensi è molto strana e inquietante, quindi non ci pensare... Questa è la mia mano che ti accarezza la faccia. Certe persone sono mancine, e altre sono destrorse. Noi non sappiamo ancora cosa sei tu, perché te ne stai semplicemente lì seduta e lasci che sia io a usare la mano... Questo è un bacio. È quello che succede quando si arricciano le labbra e si premono contro qualcosa, a volte altre labbra, a volte una guancia, a volte ancora qualcos'altro. Dipende... Questo è il mio cuore. Lo stai toccando con la mano sinistra non perché sei mancina, anche se potresti esserlo, ma perché sono io che la tengo contro il mio cuore. Quello che senti è il battito del mio cuore. È quello che mi tiene vivo.
Fece un lettino con giornali accartocciati in una pentola fonda per cuocere il pane e lo infilò delicatamente nel forno in modo che la bambina non fosse disturbata dal rumore delle cascatelle. Lasciò aperto lo sportello del forno e restò seduto a guardarla per ore come si potrebbe guardare una pagnotta che lievita. 

 


Molto forte, incredibilmente vicino
E il cuore mi va in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti compongano il mio cuore, non mi ero mai considerato di poche parole, tanto meno taciturno, anzi non avevo proprio mai pensato a tante cose, ed è cambiato tutto, la distanza che si è incuneata fra me e la mia felicità non era il mondo, non erano le bombe e le case in fiamme, ero io, il mio pensiero, il cancro di non lasciare mai la presa, l'ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto, e ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato.

 

Jonathan Safran Foer


AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Giuseppe Ungaretti

Tramonto

di Giuseppe Ungaretti

 

Il carnato del cielo

sveglia oasi

al nomade d'amore

 

Un incontro particolare: Pasolini intervista Ungaretti


WARP ATTACK

Povertà

Istat: in Italia in povertà assoluta oltre 4,5 milioni di persone, il massimo dal 2005

Le stime diffuse nell’ultimo report dell’Istat sono riferite a due distinte misure della povertà: assoluta e relativa, che sono elaborate utilizzando due diverse definizioni e metodologie basate sui dati dell'indagine sulle spese per consumi delle famiglie.

Nel 2015 si stima che le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta siano pari a 1 milione e 582 mila e gli individui a 4 milioni e 598 mila (il numero più alto dal 2005 a oggi).

L'incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile sui livelli stimati negli ultimi tre anni per le famiglie, con variazioni annuali statisticamente non significative (6,1% delle famiglie residenti nel 2015, 5,7% nel 2014, 6,3% nel 2013); cresce invece se misurata in termini di persone (7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013).

Questo andamento nel corso dell'ultimo anno si deve principalmente all'aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti (da 6,7 del 2014 a 9,5%), soprattutto coppie con 2 figli (da 5,9 a 8,6%) e tra le famiglie di soli stranieri (da 23,4 a 28,3%), in media più numerose.

L'incidenza della povertà assoluta aumenta al Nord sia in termini di famiglie (da 4,2 del 2014 a 5,0%) sia di persone (da 5,7 a 6,7%) soprattutto per l'ampliarsi del fenomeno tra le famiglie di soli stranieri (da 24,0 a 32,1%).

Segnali di peggioramento si registrano anche tra le famiglie che risiedono nei comuni centro di area metropolitana (l'incidenza aumenta da 5,3 del 2014 a 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%).

L'incidenza di povertà assoluta diminuisce all'aumentare dell'età della persona di riferimento (il valore minimo, 4,0%, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se è almeno diplomata l'incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha al massimo la licenza elementare).

Si amplia l'incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2 del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7 a 11,7%). Rimane contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,9%) e ritirata dal lavoro (3,8%).

Alla luce di tutto questo, mi sono ricordata di mia nonna. Quando ero piccola una volta al mese la andavo a trovare con un regalo: mezzo pollo arrosto e un pezzo di pizza bianca appena sfornata. Con la sua piccola pensione difficilmente poteva permettersi la carne. E ricordo la sua gioia infinita, che dai tempi della guerra, quando a volte nella sua casa non c’era che un pugno di farina, le era rimasta la fame. Una fame che nessuno poteva saziare. Era la fame che viene dal non avere davvero niente. Senza demagogia, pur rispettando chi i soldi li guadagna onestamente, ho sempre pensato che anche la gioia andrebbe ben distribuita, così come la ricchezza.

Il natale dei poveri

Il natale dei ricchi


MI PIACE! (+1) / NON MI PIACE (-1)

Scritte sui muri

Ci piacciono le scritte sui muri, anche se non ci piacciono i muri sporchi! Sappiamo che è contraddittorio ma non possiamo fare a meno di apprezzare la saggezza e lo stile di questi testi :)


NO COMMENT

L'immagine del mese

"Decisioni" Foto di Ico Di Francesco (fdifrancesco[at]aminstruments.com).


AM KIDS

Autismo

Immaginate di vivere una vita in cui il mondo che percepite, e di cui fate esperienza, sia completamente diverso da quello dei vostri coetanei, e della vostra famiglia. Un vita in cui vi sentite incompresi – in ogni momento.
Questo è l’autismo, una delle disabilità dello sviluppo in maggior crescita al giorno d’oggi. In questo video dal titolo Listen, Marisabel Fernandez e Alexander Bernard – registi e produttori – del Ringling College of Art and Design, ci propongono un’intreccio tra animazione e girato per rappresentare quello che chiamano un “caso estremo”: la vita attraverso gli occhi di un bambino “non-verbale”, e la sua costante lotta contro il mondo attorno a sé.
L’obiettivo del progetto, a detta dei due autori, è quello di “offrire uno scorcio sulla vita dei bambini che convivono con l’autismo, e, se possibile, ispirare un cambiamento positivo attraverso una più profonda tolleranza e comprensione.”

Tanti anni fa lavoravo a radiodue 3131. Il conduttore del programma era uno strano tipo, intelligente, acuto, brillante, irriverente. Tanti anni dopo per i casi della vita ci incontrammo ancora, a neuropsichiatria infantile. Oggi lui forse ci va ancora, meno fortunato di me. O forse no, perchè come tutti, anche i bambini autistici diventano maggiorenni, e allora niente è più dovuto.
Questa intervista è forte, potente, lontana da qualsiasi commiserazione, nei propri confronti o nei confronti degli autistici. Ascoltatela…


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia&Clean


WARP continua sul prossimo numero. Se non sei già nella nostra lista:

Grazie per aver letto questo numero di WARP, la pubblicazione online di AM Instruments. Ci piacerebbe conoscere il tuo parere o avere dei suggerimenti su temi di tuo interesse per le prossime pubblicazioni, puoi farlo da questo form.

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