WARP #60 - Maggio 2018

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


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TOP NEWS

Biodecontaminazione per strutture sanitarie - leggi

PASSWORD

La parola d'accesso di questo numero è "Al" - leggi

UNA PAGINA A CASO

Enrico Franceschini - leggi

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Chandra Livia Candiani - leggi

WARP ATTACK

Ma quante sono le vittime della mafia? - leggi

MI PIACE! (+1)

Love letters only - vedi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

"Facciamo che io ero…" - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia in sauna - leggi


TOP NEWS

Biodecontaminazione per strutture sanitarie

Le infezioni ospedaliere sono state dichiarate dall’OMS un problema rilevante per la salute pubblica; hanno infatti un forte influsso sulla salute dei cittadini, oltre che un considerevole impatto economico. La possibilità di insorgenza di un’infezione nosocomiale durante un ricovero è alta ed è strettamente legata allo stato immunitario del paziente, al tipo di intervento effettuato, ai giorni di ricovero ma, anche, alle procedure preventive messe in atto dalla struttura che, se ben attuate, possono ridurre di molto il rischio di insorgenza.

In Italia le infezioni ospedaliere causano ogni anno più vittime degli incidenti stradali: tra 4500 e 7000 decessi contro 3283 vittime della strada (dati Istat del 2016). La conferma proviene da Epicentro, il portale curato dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità, secondo il quale ogni anno circa il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione ospedaliera. Parliamo di quasi 700 mila casi, dovuti soprattutto a infezioni urinarie, della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi. Di queste, si stima che circa il 30% siano potenzialmente prevenibili (dalle 190 alle 230 mila) e che siano direttamente causa del decesso nell’1% dei casi. Oltre ad essere un problema sanitario, le infezioni sono un fenomeno dal notevole impatto socio economico: una singola infezione ospedaliera ha un costo di circa 9.000-10.500 euro ed è causa di un prolungamento della degenza del 7,5-10% delle giornate di ricovero. In questo scenario, le SSI (Surgical Site Infections) sono tra le più costose. Complessivamente, il 30% delle ICA (135 – 210 mila casi) è potenzialmente prevenibile ed evitabile.

AM Instruments presenta la nuova linea di strumenti con tecnologia iHP™ – Ionized Hydrogen Peroxide per la biodecontaminazione di ambienti, superfici e aree circoscritte.

I nostri sistemi con tecnologia iHP™ sono particolarmente indicati per le strutture ospedaliere in quanto eccellenti alleati per la drastica riduzione dei rischi legati all’insorgenza di infezioni nosocomiali.

Con tempi di ciclo estremamente ridotti, il nostro sistema di biodecontaminazione ambientale e delle superfici, assicura un abbattimento microbico fino a 6 Log, in totale sicurezza e senza alcuna necessità di condizionamento degli ambienti trattati.

iHP_Process.png

AM Instruments può intervenire sia direttamente che conto terzi con interventi rapidi ed efficaci e con un team specializzato. Le nostre competenze riguardano tutte le procedure che la struttura sanitaria può attivare sia in fase preventiva che in caso di infezione già in atto.

STERAMIST™ iHP
SURFACE UNIT & ENVIRONMENT

La tecnologia iHP™ utilizza H2O2 a bassa concentrazione attivato tramite ionizzazione grazie al passaggio attraverso un arco voltaico di circa 17.000V.

La concentrazione di perossido di idrogeno contenuta nella soluzione è nettamente inferiore alla norma, riducendo sensibilmente i rischi per la salute e di Incompatibilità dei materiali.

Perché affidarsi alla nostra tecnologia per la biodecontaminazione delle vostre strutture:

Utilizzo di soluzione sanitizzante con bassa concentrazione di H2O2 ionizzato
Soluzione sanitizzante inodore
Alta compatibilità materiali (vetro, PVC, laminati, elettronica sensibile e metalli, tra cui acciaio inossidabile, alluminio etc) 
Nessuna presenza di residui dopo il trattamento  
utilizzo di strumentazione completamente portatile semplice e sicura
Tempi di sanitizzazione rapidi  
Raggiungimento di abbattimento microbico ≥ Log6

 

I vantaggi dei nostri servizi

Flessibilità di intervento anche in giornate festive  
Servizio facilmente integrabile con le procedure di pulizia
Abbattimento microbico anche nei punti più critici e difficilmente raggiungibili  
Personale tecnico attento alla sicurezza dell’area


Invia una richiesta di informazioni sul servizio di biodecontaminazione.



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"Al"

Non è la prima volta che ne parliamo su Warp. E forse non sarà neanche l’ultima. Perchè Al è un compagno di avventura di moltissime famiglie. Alzheimer. 
Come spesso accade ci accorgiamo dell’esistenza di qualcosa quando ne veniamo colpiti. Prima è un titolo su un articolo di giornale, o un sentito dire dalla vicina di casa. Poi un bel giorno bussa anche alla tua porta, inaspettato e soprattutto sconosciuto. 
La maggior parte di noi si ritrova di fronte al vuoto del non sapere cosa stia succedendo. Le persone che amiamo cominciano ad avere atteggiamenti e comportamenti che non sappiamo definire, molto spesso non vogliamo neanche definirli, tanta è la paura di fare la conoscenza con questo strano e nuovo soggetto che si agita in casa. 

In questo numero però voglio raccontare di come Al possa risultare estremamente simpatico. Irriverente. Dolce. 
Un giorno Al si è preso mio padre per mano. All’inizio con difficoltà. lui proprio non ne voleva sapere. Chi osava interrompere le sue due ore di tennis quotidiane con questi momenti di buio in cui una volée era una palla lanciata nello spazio profondo senza un perchè, e lui lì ad aspettare di sapere cosa stesse facendo in quella terra rossa, con quella palla per aria e una racchetta in mano.
E come si è permesso di togliermi la macchina? A lui piaceva andarsene in giro per il mondo, ma ora che il mondo era un nodo infinito di direzioni possibili, stava diventando piuttosto complicato. Soprattutto con Al al posto del passeggero che continuava a confondergli le idee. 
Poi tutti questi nomi da ricordare. Perchè mai devo chiamare per nome le persone che amo da una vita...non basta dirgli ehi?

Ecco, possiamo dire che il loro incontro non è stato per niente facile. E ci sono stati momenti in cui si sono presi a pugni. Ma poi questa convivenza obbligata li ha avvicinati. Credo che Al adori mio padre. Per questo con lui è stato piuttosto clemente. Certo non lo porta più al campo da tennis e in giro per il mondo. Ma gli permette di guardare quei libri pieni di foto e ogni foto è un tuffo in una storia segreta che conoscono solo loro due. E poi lo porta a spasso fino al bar, un caffè, e tante bustine di zucchero rubate ed infilate in tasca, che la vita è amara e bisogna pur addolcirla in qualche modo. 

Ma più di tutto, in modo inaspettato e originale, è Al che si è lasciato travolgere, lui sempre così scostante ed aggressivo, si è convinto che con questo vecchietto che pare il nonno di Heidi con la sua barba bianca, si può anche provare a vedere cosa succede se in un essere umano, dopo aver tolto tutto, si lascia solo l’amore. Così il barba bianca ha carezze e baci per tutti. E non sono carezze normali, sono carezze che arrivano con lentezza, e si appoggiano sui volti stanchi e frettolosi di acquistare rughe di chi gli vive accanto. E le sue mani ruvide scendono piano a trovare equilibrio per potersi chinare, e smack, un bacio gigante di quelli che schioccano e “smackano”! 

E se tu dici “ti voglio bene” lui risponde “meno male”!!!!
Ed è così che dovremmo tutti rispondere, perchè se qualcuno ci vuole bene noi siamo salvi, il male diminuisce, ed è un sollievo.


UNA PAGINA A CASO

Enrico Franceschini

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A tutti coloro che amano la letteratura, a chi scrive e darebbe qualsiasi cosa per sapere i segreti della scrittura, a chi vorrebbe sbirciare nella vita del suo scrittore preferito, non possiamo che consigliare questo libro.

Enrico Franceschini, giornalista e scrittore, racconta i suoi incontri con i grandi della letteratura contemporanea. Quello forse più folle, forse proprio perché avvenuto sotto la spinta della passione giovanile, è quello con Bukowski.

Non vi fermate, leggete e saziatevi.



AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Chandra Livia Candiani

Amare
essere amati
pelle con pelle
respiro
passo
dentro buccia
di mondo.

Chandra Livia Candiani


WARP ATTACK

Ma quante sono le vittime della mafia?

Il 23 Maggio RAI1 ha mandato in onda un film sulla vita di Giuseppe Fava, giornalista ucciso dalla mafia nel 1984. Sono passati quasi 25 anni. Nelle ambientazioni, nelle colonne sonore, nei costumi, chi di noi in quegli anni era adolescente ha riconosciuto un pezzo di séack e della propria storia. Ma chi conserva davvero nitida la memoria di eventi che hanno segnato così profondamente la storia italiana? La mafia, anche a sentire la nostra classe politica, sembra non esistere più, malgrado molte voci si alzino ancora per porre l’attenzione sui fenomeni che peraltro non sono più circoscritti in un’area geografica limitata. 
Questa mattina mi sono svegliata con una curiosità: ho cercato nella memoria le vittime che ricordavo, ed erano poche, illustri certamente. Ma quante ancora ce ne potevano essere? Così ho fatto una ricerca. E ho scoperto che esistono liste, spesso parziali. Che magari non tengono neanche conto di morti ancora inspiegabili, o di quei personaggi laterali che la mafia l’hanno subita in molti modi e che sono morti non con un colpo di pistola. 

  1. Luciano Nicoletti (14 ottobre 1905), contadino socialista, impegnato nelle affittanze collettive per ottenere la gestione delle terre da parte dei contadini. Ucciso a Corleone (PA).
  2. Andrea Orlando (13 gennaio 1906), medico chirurgo nonché consigliere comunale socialista di Corleone, sosteneva anch'egli le affittanze collettive. Ucciso a Corleone (PA).
  3. Giuseppe (Joe) Petrosino (12 marzo 1909), figlio di emigranti, divenne ben presto tenente della polizia di New York (NYPD), in particolare dell'Italian Legion, cioè gruppi di agenti italiani, a suo giudizio indispensabili per combattere la mafia americana. Stimato da Roosevelt per il suo impegno costante nel cercare di sconfiggere la mafia, allora chiamata Mano Nera, assicurò alla giustizia boss di alto calibro. Capì che la mafia, a New York, aveva le sue radici in Sicilia, tant'è che intraprese un viaggio in Sicilia per infliggerle il colpo mortale.
  4. Pietro Vasta (5 agosto 1909), medico, fu ucciso a Favara per la sua lotta contro l'usura.
  5. Anni 1910
  6. Lorenzo Panepinto (16 maggio 1911), maestro elementare nonché consigliere comunale socialista a Santo Stefano Quis
  7. Mariano Barbato (20 maggio 1914), esponente di spicco del Partito socialista del tempo, viene ucciso a Piana dei Greci nel 1914 assieme al cognato Giorgio Pecoraro.
  8. Giorgio Pecoraro (20 maggio 1914), contadino sessantaseienne, venne assassinato assieme al cognato Mario Barbato a Piana dei Greci.
  9. Bernardino Verro (3 novembre 1915), sindaco socialista di Corleone si batteva anch'egli per le affittanze collettive.
  10. Giorgio Gennaro (16 febbraio 1916), prete non gradito a Cosa Nostra, viene ucciso a Ciaculli (PA) per aver denunciato il ruolo dei mafiosi nell'amministrazione delle rendite ecclesiastiche.
  11. Giovanni Zangara (29 gennaio 1919), dirigente contadino e assessore della giunta socialista a Corleone, viene ucciso a Corleone (PA).
  12. Costantino Stella (6 luglio 1919), arciprete di Resuttano, era uscito dalla sacrestia e si era dedicato ad importanti attività sociali. Viene accoltellato il 28 giugno per poi morire il 6 luglio a Resuttano (CL).
  13. Giuseppe Rumore (22 settembre 1919), segretario della Lega contadini, viene ucciso a Prizzi (PA).
  14. Alfonso Canzio (19 dicembre 1919), presidente della Lega per il miglioramento agricolo, viene ucciso a Barrafranca (EN).
  15. Nicola Alongi (29 febbraio 1920), dirigente socialista e anima del movimento contadino, viene ucciso a Prizzi (PA).
  16. Paolo Li Puma e Croce Di Gangi (settembre 1920), contadini nonché consiglieri comunali socialisti di Petralia Soprana, vengono uccisi a Petralia Soprana (PA).
  17. Paolo Mirmina (3 ottobre 1920), combattivo sindacalista socialista, viene ucciso a Noto (SR).
  18. Antonino Scuderi (9 ottobre 1920), segretario della cooperativa agricola nonché consigliere comunale socialista di Paceco, viene ucciso a Paceco (TP).
  19. Giovanni Orcel (14 ottobre 1920), segretario dei metalmeccanici di Palermo nonché promotore (assieme ad Alongi) del collegamento tra movimento operaio e movimento contadino nel palermitano. Era il candidato socialista alla provincia di Palermo quando viene ucciso a Palermo.
  20. Giuseppe Monticciolo (27 ottobre 1920), presidente socialista della Lega per il miglioramento agricolo, viene ucciso a Trapani.
  21. Stefano Caronia (17 novembre 1920), arciprete di Gibellina.
  22. Giuseppe Zaffuto (morto il 26 dicembre 1920), Gaetano Circo (morto a Palermo il 4 febbraio 1921), Calogero Faldetta (morto a Palermo il 31 dicembre 1920), Carmelo Minardi (morto a Palermo il 26 dicembre 1920), Salvatore Varsalona (morto il 27 dicembre 1920): il 26 dicembre 1920, quattro persone incappucciate, rimaste sconosciute, lanciarono una bomba all'interno della sezione socialista di Casteltermini (sita in via Nazario Sauro), in quel momento piena di militanti. L'esplosione provocò, oltre a numerosi feriti, la morte del prof. Zaffuto, segretario locale, insieme a quattro contadini iscritti al partito. Dall'accertamento compiuto dai carabinieri, incaricati di indagare sul grave attentato, risultò che l'atto criminale venne compiuto dalla mafia della Valle del Platani, «perché le cooperative agricole socialiste avrebbero provocato la fine dei campieri della mafia che indisturbati imperavano su tutte le campagne e su tutti i proprietari».
  23. Pietro Ponzo (19 febbraio 1921), contadino nonché presidente della Cooperativa agricola di Salemi, fu ucciso a Salemi.
  24. Vito Stassi (28 aprile 1921), dirigente del movimento dei contadini, viene ucciso a Piana degli Albanesi (PA).
  25. Giuseppe Cassarà e Vito Cassarà (1921).
  26. Giuseppe Compagna (29 gennaio 1921), contadino nonché consigliere comunale socialista di Vittoria.
  27. Domenico Spatola, Mario Spatola, Pietro Spatola e Paolo Spatola (16 gennaio 1922), parenti di Giacomo Spatola (presidente della locale società agricola cooperativa). Tutti uccisi a Paceco.
  28. Sebastiano Bonfiglio (11 giugno 1922), sindaco di Erice nonché membro della direzione del Partito Socialista, viene ucciso a Erice (TP).
  29. Antonino Ciolino (1924).
  30. Antonio Mancino (2 settembre 1943), carabiniere
  31. Santi Milisenna (27 maggio 1944), segretario della federazione comunista di Enna
  32. Andrea Raia (6 agosto 1944), organizzatore comunista
  33. Calogero Comajanni (28 marzo 1945), guardia giurata, viene ucciso una mattina a Corleone (PA). La sua colpa era stata quella di arrestare un boss in erba del calibro di Luciano Liggio.
  34. Filippo Scimone (1945), maresciallo dei carabinieri, viene ucciso nel 1945 a San Cipirello (PA).
  35. Antonio Smeraldi e Filippo Marino (20 giugno 1945)
  36. Calcedonio Catalano (18 agosto 1945).
  37. Nunzio Passafiume (7 giugno 1945), sindacalista
  38. Agostino D'Alessandro (11 settembre 1945), segretario della Camera del Lavoro di Ficarazzi
  39. Liborio Ansalone (13 settembre 1945), Comandante dei Vigili Urbani ucciso per aver partecipato alla retata del 1926 insieme al Prefetto Cesare Mori.
  40. Calogero Cicero, carabiniere semplice, viene ucciso a Favara (AG), in un conflitto a fuoco con dei banditi di Palma di Montechiaro, il 14 settembre 1945.
  41. Fedele De Francisca, carabiniere semplice, viene ucciso anch'egli a Favara (AG), in un conflitto a fuoco con dei banditi di Palma di Montechiaro, il 14 settembre 1945.
  42. Michele Di Miceli, viene ucciso nel 1945.
  43. Mario Paoletti, viene ucciso nel 1945.
  44. Rosario Pagano, viene ucciso nel 1945
  45. Giuseppe Scalia (25 novembre 1945), segretario della Camera del Lavoro
  46. Giuseppe Puntarello (4 dicembre 1945), segretario della sezione di Ventimiglia di Sicilia (PA) del Partito Comunista
  47. Gaetano Guarino (16 maggio 1946), sindaco socialista di Favara (AG)
  48. Tommasa Perricone, in Spinelli, detta Masina, viene uccisa il 16 maggio 1946 a Burgio, durante l'attentato mafioso contro il candidato sindaco di Burgio, Antonio Guarisco.
  49. Pino Camilleri (28 giugno 1946), sindaco socialista di Naro (AG)
  50. Nicolò Azoti, segretario della Camera del lavoro di Baucina (PA) colpito dalla mafia il 21 dicembre 1946 e morto il 23 dicembre 1946
  51. Accursio Miraglia (4 gennaio 1947), sindacalista, segretario della Camera confederale circondariale di Sciacca
  52. Strage di Portella della Ginestra: 11 morti e 56 feriti (1º maggio 1947), contadini celebranti la festa del lavoro. Dell'eccidio venne accusato il bandito Salvatore Giuliano ma in realtà i mandanti erano alti esponenti della Democrazia Cristiana e i grandi mafiosi latifondisti.
  53. Strage di Partinico (22 giugno 1947): sono uccisi Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Iacono dirigenti della locale Camera del Lavoro.
  54. Strage di Canicattì (21 dicembre 1947): 4 morti e circa 20 feriti.
  55. Epifanio Li Puma (2 marzo 1948), sindacalista ed esponente del Partito Socialista Italiano, capolega della Federterra
  56. Placido Rizzotto (10 marzo 1948), ex-partigiano, dirigente del Partito Socialista Italiano e segretario della Camera del Lavoro di Corleone. Al suo omicidio assistette il pastorello Giuseppe Letizia, che fu ucciso dal mandante del delitto Rizzotto, il medico Michele Navarra, con un'iniezione letale.
  57. Calogero Cangelosi (2 aprile 1948), esponente del Partito Socialista Italiano e sindacalista, segretario della Camera del Lavoro di Camporeale
  58. Giuseppe Biondo (22 ottobre 1948)
  59. Filippo Intili (7 agosto 1952), sindacalista, segretario della Camera del Lavoro di Caccamo (PA).
  60. Claudio Splendido (6 febbraio 1955), sorvegliante di un deposito stradale vicino Corleone. Venne assassinato perché aveva confessato alla polizia di aver visto il latitante Luciano Liggio riunirsi con dei suoi collaboratori.
  61. Salvatore Carnevale (16 maggio 1955), sindacalista e militante del Partito Socialista Italiano di Sciara, in provincia di Palermo.
  62. Giuseppe Spagnolo (13 agosto 1955), sindacalista e dirigente politico.
  63. Pasquale Almerico (25 marzo 1957), maestro elementare, sindaco di Camporeale e segretario della sezione locale della Democrazia Cristiana.
  64. Michele Navarra (2 agosto 1958), medico e criminale di Corleone.
  65. Vincenzo Di Salvo (18 marzo 1958), sindacalista di Licata.
  66. Cataldo Tandoy (30 marzo 1960), ex capo della squadra mobile di Agrigento.
  67. Cosimo Cristina (5 maggio 1960), giornalista.
  68. Paolo Bongiorno (27 settembre 1960), sindacalista.
  69. Strage di Ciaculli (30 giugno 1963): il tenente dei carabinieri Mario Malausa, i marescialli Silvio Corrao e Calogero Vaccaro, gli appuntati Eugenio Altomare e Marino Fardelli, il maresciallo dell'esercito Pasquale Nuccio e il soldato Giorgio Ciacci, uccisi dallo scoppio di un'autobomba abbandonata dai mafiosi in campagna.
  70. Carmelo Battaglia (24 marzo 1966), sindacalista e dirigente politico del Partito Socialista Italiano di Tusa, in provincia di Messina.
  71. Giuseppe Piani (29 dicembre 1967), nato a Santa Teresa di Riva nel 1929, appuntato dei carabinieri ucciso durante una scontro a fuoco con un latitante.
  72. Strage di Viale Lazio (10 dicembre 1969): il pregiudicato Francesco Tumminello, il socio-custode-guardaspalle di Girolamo Moncada, il manovale Salvatore Bevilacqua, il custode del cantiere Giovanni Domè, Michele Cavataio e Calogero Bagarella.
  73. Boris Giuliano
  74. Mauro De Mauro (16 settembre 1970), giornalista. sequestrato da un gruppo di mafiosi a causa dei suoi articoli giornalistici, il suo corpo non è mai stato ritrovato.
  75. Pietro Scaglione (5 maggio 1971), procuratore capo di Palermo.
  76. Antonino Lo Russo (5 maggio 1971), autista di Pietro Scaglione.
  77. Giovanni Spampinato (27 ottobre 1972), giornalista de "L'Ora" e de "L'Unità".
  78. Gaetano Cappiello (2 luglio 1975), agente di pubblica sicurezza.
  79. Giuseppe Russo (20 agosto 1977), tenente colonnello dei carabinieri. Insieme a lui viene ucciso l'insegnante Filippo Costa, 57 anni, che stava passeggiando con lui.
  80. Carlo Napolitano (21 novembre 1977), presunto guardaspalle del boss di Riesi, Giuseppe di Cristina.
  81. Giuseppe di Fede (21 novembre 1977), presunto guardaspalle del boss di Riesi, Giuseppe di Cristina.
  82. Ugo Triolo (26 gennaio 1978), Vice-pretore onorario di Prizzi, assassinato su mandato di Bernardo Provenzano.
  83. Peppino Impastato (9 maggio 1978), giovane attivista politico e speaker radiofonico di Cinisi, in provincia di Palermo.
  84. Salvatore Castelbuono (26 settembre 1978), Vigile Urbano Comune di Bolognetta (PA).
  85. Carmelo Di Giorgio (5 gennaio 1979), operaio.
  86. Filadelfio Aparo (11 gennaio 1979), vice Brigadiere della squadra mobile di Palermo.
  87. Mario Francese (26 gennaio 1979), giornalista.
  88. Michele Reina (9 marzo 1979), segretario provinciale della Democrazia Cristiana.
  89. Carmine Pecorelli (20 marzo 1979), giornalista.
  90. Giorgio Ambrosoli (12 luglio 1979), avvocato milanese liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona.
  91. Boris Giuliano (21 luglio 1979), capo della squadra mobile di Palermo.
  92. Calogero Di Bona (28 agosto 1979), maresciallo ordinario in servizio presso il Carcere dell'Ucciardone di Palermo
  93. Cesare Terranova (25 settembre 1979), magistrato.
  94. Lenin Mancuso (25 settembre 1979), maresciallo morto insieme a Cesare Terranova.
  95. agguato a San Gregorio (CT) (10 novembre 1979), carabinieri Giovanni Bellissima, Salvatore Bologna e Domenico Marrara.
  96. Carlo Alberto dalla Chiesa
  97. Piersanti Mattarella (6 gennaio 1980), presidente della Regione Siciliana.
  98. Emanuele Basile (4 maggio 1980), capitano dei Carabinieri.
  99. Gaetano Costa (6 agosto 1980), procuratore capo di Palermo.
  100. Vito Lipari (13 agosto 1980), sindaco DC di Castelvetrano (TP).
  101. Carmelo Iannì (28 agosto 1980), imprenditore. Ucciso come rappresaglia per aver permesso ad alcuni poliziotti di infiltrarsi nel suo albergo ed arrestare il boss Gerlando Alberti.
  102. Giuseppe Inzerillo (12 giugno 1981), figlio diciassettenne del boss Salvatore Inzerillo mutilato e ucciso.
  103. Vito Jevolella (10 ottobre 1981), maresciallo dei carabinieri di Palermo
  104. Sebastiano Bosio (6 novembre 1981), medico, docente universitario.
  105. Alfredo Agosta (18 marzo 1982), maresciallo dei carabinieri di Catania del Nucleo di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri del Tribunale di Catania. Molto noto nella città dove operava per essere un investigatore scrupoloso e preparato.
  106. Pio La Torre (30 aprile 1982), segretario del PCI siciliano.
  107. Rosario Di Salvo (30 aprile 1982), autista e uomo di fiducia di Pio La Torre.
  108. Gennaro Musella (3 maggio 1982), imprenditore.
  109. Strage della circonvallazione (16 giugno 1982): Salvatore Raiti, Silvano Franzolin, Luigi Di Barca e Giuseppe Di Lavore, carabinieri, e Alfio Ferlito, boss di Catania, uccisi a colpi di fucile AK-47 dai killer del boss Nitto Santapaola, che mirava a prendere il posto di Ferlito.
  110. Antonino Burrafato (29 giugno 1982), Vice Brigadiere di Polizia, si stava apprestando ad andare a lavoro. Giunto a piazza Sant'Antonio alle ore 15.30 a poche decine di metri dal carcere, un commando di quattro uomini lo uccise usando esclusivamente armi corte.
  111. Paolo Giaccone (11 agosto 1982), medico legale.
  112. Strage di via Carini (3 settembre 1982): Carlo Alberto dalla Chiesa, generale dei Carabinieri e prefetto del capoluogo siciliano; Emanuela Setti Carraro, moglie di Carlo Alberto dalla Chiesa, e Domenico Russo, agente di polizia, uccisi brutalmente mentre andavano a cena a Mondello.
  113. Benedetto Buscetta e Antonio Buscetta (11 settembre 1982), figli del pentito Tommaso Buscetta di 34 e 32 anni. I due giovani vennero rapiti poi torturati e strangolati da Pippo Calò, Salvatore Cancemi e altri mafiosi che volevano scoprire dove si fosse rifugiato il boss; i cadaveri furono poi bruciati e mai più ritrovati.
  114. Calogero Zucchetto (14 novembre 1982), agente di polizia della squadra mobile di Palermo.
  115. Giuseppe Genova e Orazio D'Amico (26 dicembre 1982), cognato e nipote di Buscetta.
  116. Vincenzo Buscetta (29 dicembre 1982), fratello del pentito Tommaso.
  117. Giangiacomo Ciaccio Montalto (26 gennaio 1983), magistrato di punta di Trapani.
  118. Mario D'Aleo (13 giugno 1983), capitano dei carabinieri.
  119. Pietro Morici (13 giugno 1983), carabiniere.
  120. Giuseppe Bommarito (13 giugno 1983), carabiniere.
  121. Strage di via Pipitone Federico (29 luglio 1983): Rocco Chinnici, capo dell'ufficio istruzione del Tribunale di Palermo, Mario Trapassi, maresciallo dei carabinieri; Salvatore Bartolotta, carabiniere; Stefano Li Sacchi, portinaio di casa Chinnici, uccisi dallo scoppio di un'autobomba, che provocò anche gravi danni alla facciata del palazzo adiacente.
  122. Salvatore Zangara (8 ottobre 1983), analista.
  123. Giuseppe Fava, (5 gennaio 1984), giornalista.
  124. Mario Coniglio, (14 novembre 1984), macellaio, Coniglio aveva 55 anni quando fu massacrato dentro la sua bottega di via degli Emiri alla Zisa, a sparare contro l'ambulante furono due sicari con il volto coperto, a bordo di un vespone. Testimone uno dei figli che si trovava accanto a lui mentre veniva ucciso. La sentenza ha riconosciuto la colpevolezza del padre di Ganci, Raffaele, boss del quartiere della Noce, e di Domenico Guglielmini, entrambi condannati a 30 anni di reclusione; confermata anche la condanna a 10 anni per il pentito Antonio Galliano, che aveva sempre negato il proprio coinvolgimento.
  125. Pietro Busetta (7 dicembre 1984), imprenditore e maestro decoratore, vittima innocente. Ucciso solo per essere cognato di Buscetta. Il cognome simile è solo un gioco del destino.
  126. Roberto Parisi (23 febbraio 1985), imprenditore e presidente del Palermo calcio, assieme al suo autista Giuseppe Mangano.
  127. Piero Patti (28 febbraio 1985), imprenditore. Rimase ferita anche la figlia Gaia di nove anni.
  128. Strage di Pizzolungo (2 aprile 1985): Barbara Rizzo in Asta, signora morta nell'attentato con autobomba contro il sostituto procuratore Carlo Palermo, salvatosi miracolosamente; morti anche Giuseppe e Salvatore Asta, i due figli gemelli di 6 anni della donna.
  129. Giuseppe Spada (14 giugno 1985), imprenditore.
  130. Ninni Cassarà (6 agosto 1985), dirigente della squadra mobile di Palermo, e il suo collega Roberto Antiochia, agente di polizia.
  131. Graziella Campagna (12 dicembre 1985), diciassettenne di Saponara (ME) che aveva riconosciuto due latitanti.
  132. Claudio Domino (7 ottobre 1986), bambino di 11 anni che stava passeggiando davanti al negozio dei suoi genitori in via Fattori, nel quartiere di San Lorenzo a Palermo. Un giovane a bordo di una motocicletta lo chiamò per nome. Claudio si avvicinò, l'uomo premette il grilletto ed un proiettile lo raggiunse in fronte, tra gli occhi. Morì all'istante. Cosa Nostra attraverso le gabbie del bunker del carcere de L'Ucciardone, avendolo concordato prima, fece leggere a Giovanni Bontade, fratello di Stefano Bontade (anche lui poi ucciso) un comunicato che condannava tale omicidio e che non attribuiva origini mafiose (Per tale comunicato pentiti quali Francesco Marino Mannoia e Giovanni Brusca hanno riferito che Giovanni Bontade fu ucciso l'anno seguente, avendo indirettamente ammesso l'esistenza di Cosa Nostra con quel "Noi.."). Polizia e Carabinieri per mesi brancolarono nel buio. Dopo vari possibili motivi, una recente sentenza in primo grado ha attestato che il piccolo sarebbe stato ucciso perché scomodo testimone di una relazione tra sua madre e Salvatore Graffagnino, titolare di un esercizio commerciale accanto alla cartoleria dei Domino. La mamma di Claudio ha respinto tali accuse. Precedentemente a tale sentenza, fonti confidenziali riferirono alla Squadra mobile che uno dei responsabili era Salvatore Graffagnino, che fu sequestrato il 26 dicembre dell'86, torturato e poi assassinato. Durante gli interrogatori, il padre di Claudio ha sempre smentito quelle voci secondo le quali sarebbe stato avvicinato da esponenti di Cosa Nostra e invitato a non indagare perché: «Claudio era stato vendicato».
  133. Giuseppe Insalaco (12 gennaio 1988), ex sindaco di Palermo.
  134. Natale Mondo, (14 gennaio 1988), agente di polizia scampato all'attentato in cui persero la vita Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, venne ucciso perché si era infiltrato nelle cosche mafiose.
  135. Alberto Giacomelli (14 settembre 1988), ex magistrato in pensione.
  136. Antonino Saetta (25 settembre 1988), giudice ucciso con il figlio Stefano Saetta.
  137. Mauro Rostagno (26 settembre 1988), leader della comunità Saman per il recupero dei tossicodipendenti e giornalista, dai microfoni di una televisione locale faceva i nomi di capi mafia e di politici corrotti. Venne assassinato a Valderice (TP).
  138. Giuseppe Montalbano (18 novembre 1988) medico, Camporeale, provincia di Palermo; ucciso perché il suo comportamento corretto dava "fastidio" ad un gregario di Giovanni Brusca che lavorava presso il comune di Camporeale
  139. Pietro Polara (27 febbraio 1989), commerciante di macchine agricole. Venne assassinato a Gela (CL).
  140. Antonino Agostino (5 agosto 1989), agente di polizia, e la moglie Ida
  141. Vincenzo Miceli (23 gennaio 1990), geometra e imprenditore di Monreale, ucciso per non aver voluto pagare il pizzo.
  142. Giovanni Trecroci (7 febbraio 1990), vicesindaco di Villa San Giovanni.
  143. Emanuele Piazza (16 marzo 1990), agente di polizia strangolato e sciolto nell'acido.
  144. Giuseppe Miano (18 marzo 1990), mafioso pentito.
  145. Nicola Gioitta (21 marzo 1990), gioielliere.
  146. Gaetano Genova (30 marzo 1990), vigile del fuoco sequestrato e ucciso perché ritenuto un confidente della polizia. Il suo corpo verrà ritrovato 8 anni dopo in seguito alle dichiarazioni del pentito Enzo Salvatore Brusca.
  147. Giovanni Bonsignore, (9 maggio 1990), funzionario della Regione Siciliana.
  148. Rosario Livatino (21 settembre 1990), giudice di Canicattì (AG).
  149. Giovanni Salamone (12 gennaio 1991), geometra, imprenditore edile e consigliere comunale di Barcellona Pozzo di Gotto.
  150. Nicolò Di Marco (21 febbraio 1991), geometra del comune di Misterbianco (CT).
  151. Sergio Compagnini (5 marzo 1991), imprenditore.
  152. Antonino Scopelliti (9 agosto 1991), giudice.
  153. Libero Grassi (29 agosto 1991), imprenditore attivo nella lotta contro le tangenti alle cosche e il racket.
  154. Serafino Ogliastro (12 ottobre 1991), ex agente della polizia di Stato. Ucciso a Palermo da Salvatore Grigoli con il metodo della lupara bianca perché i mafiosi di Brancaccio sospettavano fosse a conoscenza degli autori dell'omicidio di un mafioso, Filippo Quartararo. Al processo, Grigoli si autoaccusava dell'omicidio indicando altri 7 complici.
  155. Salvo Lima (12 marzo 1992), uomo politico democristiano, eurodeputato ed ex sindaco di Palermo strettamente legato alla mafia, sebbene non direttamente affiliato a nessuna famiglia, costituisce il trait-d-union tra Cosa Nostra e i livelli alti dello Stato, quali, tra gli altri, Giulio Andreotti.
  156. Salvatore Colletta e Mariano Farina (31 marzo 1992), due ragazzi di 15 e 12 anni scomparsi che si ritiene siano stati vittime di "lupara bianca".
  157. Giuliano Guazzelli (4 aprile 1992), maresciallo dei carabinieri.
  158. Paolo Borsellino (21 aprile 1992), imprenditore ed omonimo del giudice Paolo Borsellino.
  159. Strage di Capaci (23 maggio 1992): Giovanni Falcone, magistrato; Francesca Morvillo, magistrato, moglie di Giovanni Falcone; Antonio Montinaro, agente di polizia facente parte della scorta di Giovanni Falcone; Rocco Dicillo, agente di polizia facente parte della scorta di Giovanni Falcone; Vito Schifani, agente di polizia facente parte della scorta di Giovanni Falcone. Il mafioso pentito Giovanni Brusca si autoaccusò di aver guidato il commando malavitoso che sistemò l'esplosivo in un tunnel scavato sotto un tratto dell'autostrada A29 all'altezza di Capaci e fu lui a premere il pulsante del radiocomando che causò l'esplosione, proprio nel momento in cui passavano le auto di scorta del giudice Falcone.
  160. Vincenzo Napolitano (23 maggio 1992), uomo politico democristiano, sindaco di Riesi.
  161. Vincenzo Milazzo (7 luglio 1992), boss di Alcamo (Trapani) torturato e ucciso con un colpo di pistola; pochi giorni dopo anche la sua convivente Antonella Bonomo, 23 anni incinta dell'uomo venne strangolata. Gli esecutori materiali dei delitti furono Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca e Matteo Messina Denaro. I cadaveri vennero poi sepolti in aperta campagna e ritrovati grazie alle dichiarazioni di un pentito.
  162. Strage di via d'Amelio (19 luglio 1992): Paolo Borsellino, magistrato; Emanuela Loi, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino (prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio); Walter Cosina, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino; Vincenzo Li Muli, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino; Claudio Traina, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino; Agostino Catalano, agente di polizia facente parte della scorta di Paolo Borsellino. Dalle recenti indagini si è scoperto che i mandanti dell'attentato, messo in atto con un'autobomba parcheggiata sotto casa della madre del giudice Borsellino, vanno ricercati non solo all'interno di Cosa nostra ma anche negli ambienti della politica e dei servizi segreti deviati.
  163. Rita Atria (27 luglio 1992), figlia di un mafioso, muore suicida dopo la morte di Paolo Borsellino, con il quale aveva iniziato a collaborare.
  164. Giovanni Lizzio (27 luglio 1992), ispettore della squadra mobile.
  165. Ignazio Salvo (17 settembre 1992), esattore, condannato per associazione mafiosa e ucciso su ordine di Totò Riina per non aver saputo modificare in Cassazione la sentenza del maxiprocesso che condannò Riina all'ergastolo.
  166. Paolo Ficalora (28 settembre 1992), proprietario di un villaggio turistico.
  167. Gaetano Giordano (10 dicembre 1992), commerciante.
  168. Giuseppe Borsellino (17 dicembre 1992), imprenditore, padre dell'imprenditore Paolo Borsellino ucciso otto mesi prima, quest'ultimo omonimo del giudice Paolo Borsellino.
  169. Beppe Alfano (8 gennaio 1993), giornalista.
  170. Angelo Gullo (22 gennaio 1993), ragazzo di 26 anni ucciso da Calogero Ganci e Salvatore Cancemi perché responsabile di essersi introdotto nella villa in cui risiedeva Salvatore Riina al momento del suo arresto. Il suo corpo non è mai stato ritrovato
  171. Strage di via dei Georgofili a Firenze (27 maggio 1993): Caterina Nencioni, bambina di 50 giorni; Nadia Nencioni, bambina di 9 anni; Angela Fiume, custode dell'Accademia dei Georgofili, 36 anni; Fabrizio Nencioni, 39 anni; Dario Capolicchio, studente di architettura, 22 anni.
  172. Strage di via Palestro a Milano (27 luglio 1993): Carlo La Catena, Sergio Pasotto, Stefano Picerno (vigili del fuoco); Alessandro Ferrari (agente di polizia municipale); Moussafir Driss (extracomunitario).
  173. Pino Puglisi (15 settembre 1993), sacerdote, impegnato nel recupero dei giovani reclutati da Cosa Nostra nel quartiere Brancaccio a Palermo, controllato dalla famiglia Graviano. Viene beatificato il 25 maggio 2013.
  174. Cosimo Fabio Mazzola (5 aprile 1994), ucciso perché ex fidanzato della moglie del mafioso Giuseppe Monticciolo; la donna figlia del capomafia Giuseppe Agrigento non accettò di sposare Mazzola perché non appartenente al suo ambiente.
  175. Liliana Caruso (10 luglio 1994), moglie di Riccardo Messina, pentito.
  176. Agata Zucchero (10 luglio 1994), suocera di Riccardo Messina, pentito.
  177. Calogero Panepinto (19 settembre 1994), fratello di Ignazio Panepinto, assassinato il 30 maggio dello stesso anno.
  178. Pietro Sanua (Corsico, 4 Febbraio 1995)
  179. Marcello Grado (2 marzo 1995), 23 anni, nipote del pentito Salvatore Contorno ucciso a colpi di pistola da due killer in motocicletta.
  180. Luigi Vullo (2 marzo 1995), 22 anni incensurato, ucciso insieme a Marcello Grado.
  181. Domenico Buscetta (6 marzo 1995), nipote del pentito Tommaso Buscetta, ucciso da Leoluca Bagarella.
  182. Gianmatteo Sole (22 marzo 1995), geometra di 24 anni. Torturato e bruciato vivo perché stava indagando sull'omicidio di Marcello Grado, in quanto fidanzato di sua sorella Angela.
  183. Gaetano Buscemi (28 aprile 1995), pregiudicato di 29 anni, nipote del boss Pietro Aglieri, strangolato da Leoluca Bagarella.
  184. Carmela Minniti (1º settembre 1995), moglie di Benedetto Santapaola, detto Nitto, boss catanese.
  185. Pierantonio Sandri (3 settembre 1995), giovane di Niscemi, sequestrato e ucciso perché testimone di atti intimidatori, il corpo occultato è stato recuperato 14 anni dopo, in seguito alle rivelazioni di un pentito.
  186. Paolo De Montis (21 settembre 1995), Finanziere Mare, originario di Santa Giusta (OR), venne ucciso e il suo corpo abbandonato presso la discarica di Bellolampo, poco fuori Palermo.
  187. Serafino Famà (9 novembre 1995), avvocato penalista catanese, ucciso a pochi passi dal suo studio perché era un esempio di onestà intellettuale e professionale.
  188. Giuseppe Montalto (23 dicembre 1995) Poliziotto Penitenziario in servizio all'Ucciardone di Palermo, ucciso per ordine del boss Vincenzo Virga.
  189. Giuseppe Di Matteo (11 gennaio 1996), figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo, ucciso e disciolto in una vasca di acido nitrico.
  190. Luigi Ilardo (10 maggio 1996), cugino del boss Giuseppe Madonia, ucciso poco prima di divenire un collaboratore di giustizia.
  191. Santa Puglisi (27 agosto 1996), giovane vedova ventiduenne di un affiliato a un clan mafioso, picchiata e uccisa nel cimitero di Catania insieme al nipote Salvatore Botta di 14 anni.
  192. Antonio Barbera (7 settembre 1996), giovane di Biancavilla (CT), massacrato a diciotto anni con una decina di colpi di pistola in testa, in un agguato in "contrada Sgarro" (Catania). Gli omicidi non hanno ricevuto alcuna condanna dal processo, celebrato nell'aula bunker del carcere "Bicocca" di Catania; il processo è stato celebrato anche in Corte d'appello e in Cassazione, senza che la famiglia del ragazzo venisse informata.
  193. Giuseppe La Franca (4 gennaio 1997), avvocato, assassinato perché non voleva cedere le sue terre ai fratelli Vitale.
  194. Giulio Giuseppe Castellino (25 febbraio 1997), Ferito gravemente alla testa con colpi di arma da fuoco il dott. Giulio Giuseppe Castellino, dirigente del Servizio d'igiene pubblica presso la Usl di Agrigento. Castellino è stato per oltre un decennio ufficiale sanitario a Palma di Montechiaro (AG), dove abitava. Consigliere Comunale ed Assessore nel Comune di Palma di Montechiaro per diverse volte. Nel novembre 1997 furono sparati colpi di lupara contro il portone della sua abitazione. Castellino spirerà il 25 febbraio.
  195. Gaspare Stellino (12 settembre 1997), commerciante, morto suicida per non deporre contro i suoi estorsori
  196. Giuseppe Lo Nigro (1º dicembre 1997), imprenditore edile, scomparso da Altofonte, in provincia di Palermo ancor oggi di lui nessuna traccia.
  197. Domenico Geraci (8 ottobre 1998), sindacalista di Caccamo, in provincia di Palermo, la cui morte è, ancora oggi, ignota.
  198. Stefano Pompeo (22 aprile 1999), ragazzo ucciso per errore al posto di un potente boss locale.
  199. Filippo Basile (5 luglio 1999), funzionario della Regione Siciliana.
  200. Sultano Salvatore Antonio (21 luglio 1999), ragazzo ucciso per sbaglio dentro una sala da barba nel quartiere San Giacomo a Gela in provincia di Caltanissetta.
  201. Hiso Telaray (8 settembre 1999), stagionale nelle terre di Cerignola proveniente dall'Albania, ucciso per ribellione dai caporali di Capitanata, in provincia di Foggia.
  202. Vincenzo Vaccaro Notte (3 novembre 1999), imprenditore di Sant'Angelo Muxaro (AG), assassinato perché non accettava i condizionamenti mafiosi.
  203. Salvatore Vaccaro Notte (5 febbraio 2000), caposquadra forestale e fratello di Vincenzo, ucciso per non essersi piegato ai condizionamenti di una cosca locale meglio conosciuta come "Cosca dei Pidocchi".
  204. Attilio Manca (11 febbraio 2004), medico urologo, fu trovato morto nella sua casa di Viterbo. Dall'autopsia si riscontrò la presenza di sostanze stupefacenti nel suo corpo ed inizialmente si pensò che il suo fosse un caso di overdose. In realtà fu ucciso forse per coprire un intervento avuto dal boss Bernardo Provenzano a Marsiglia.
  205. Giuseppe D'Angelo (22 agosto 2006), pensionato, ucciso per sbaglio davanti a un fruttivendolo del quartiere Sferracavallo di Palermo perché scambiato per il boss Bartolomeo Spatola.
  206. Enzo Fragalà (26 febbraio 2010), avvocato e politico, ucciso perché indirizzava i suoi clienti all'apertura verso la magistratura.


VITTIME DI COSA NOSTRA, Centro Studi dell'Osservatorio per la Legalità e la Sicurezza.


MI PIACE! (+1)

Love letters only

Se siete stanchi di scrivere solo certificati di conformità, o relazioni su principi attivi, se il vostro cuore si sta pericolosamente decontaminando, prendete in mano la nostra penna antibatterica e scriveteci una lettera d’amore. A chi volete. Anche a noi! Io non aspetto altro! Scrivete a marketing[at]aminstruments.com.


NO COMMENT

L'immagine del mese

"Facciamo che io ero..." foto di Riccardo Papi (il mi marito:) (cmasciola[at]aminstruments.com).


AM KIDS

"Facciamo che io ero…"

Vi capita mai di camminare per strada e miracolosamente vedere ancora un bambino? Un bambino vero, intendo. Uno di quelli con le ginocchia sbucciate e le mani sporche di terra. Uno di quelli che gli cola il naso e si pulisce con la manica della maglietta. Uno di quelli che appoggia le mani unte sulle vetrine dei negozi di giocattoli e magari gli scappa anche una leccatina al vetro?
Io ne vedo sempre di meno. E quando li vedo è uno spettacolo. E solitamente è uno spettacolo senza pubblico, perché è in quei momenti che i bambini possono essere davvero bambini. Dal mio terrazzo, affacciato su un piccolo parco, vedo ogni giorno un gruppo di bambini. Io sono un pubblico ben accetto, forse perchè come dice uno di loro, Cristina è un po’ bambina e un po’ no. Una volta in effetti mi ha visto ballare il tip tap sotto la pioggia mentre cantavo “Singing in the rain” e da allora nessuno vuole togliergli dalla testa che sono una di loro. A parte me, le finestre chiuse, pochi passanti, piena libertà di movimento. 
Esiste il divieto di calpestare il prato e per questo il gruppo di piccoli vandali ha deciso che la cosa più divertente nella vita è proprio abbattere i divieti. E con le loro scarpacce saltellano tutto il giorno sotto gli alberi. E lì comincia la magia. Esiste una formula magica che conoscono solo i bambini, e che qualcuno di noi, fortunato, conserva per il resto della sua esistenza:
“Facciamo che io ero….”
Facciamo che io ero è come l’armadio di Narnia, lo apri e sei in un altro mondo, parallelo, irreale, eppure più vero del vero. Io ero un re, tu eri una regina, io ero un cavallo con le ali, tu un alieno venuto dallo spazio. Facciamo che il tombino era una botola verso un tunnel infinito che portava dritto al castello, e il castello era la guardiola del portiere. 
La grammatica non conta. Anzi, l’imperfetto è il tempo esatto della narrazione. E se qualcosa viene narrato acquista il valore di realtà. La finzione è solo nel mondo adulto qualcosa di negativo, solo da grandi fingere è mentire. Da piccoli la finzione è un immenso teatro dove niente è peccato e tutto è possibile.
Ieri pomeriggio è stato tutto un facciamo che io ero. Dal mio terrazzo il ticchettio della tastiera. E a un certo punto sento: “Facciamo che Cristina era imprigionata nel castello e dovevamo liberarla”. La tentazione di affacciarmi e dire, ehi, io sono qui, libera… Ma poi mi sono ricordata che ero un pò bambina. E con la voce roca, di una principessa imprigionata da secoli, ho detto:
“Liberatemi, vi prego, liberatemi….”



ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia in sauna

Ortensia credeva fosse la sauna….E invece è una doccia d’aria!!!!!!

Qualcuno la liberi!!!!


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