WARP, Marzo 2013

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


Marzo-donati_la_meraviglia.jpg

A Marzo in AM ci doniamo la meraviglia...

 Scoprila qui...


8 Marzo

8 Marzo, festa della donna... Da anni mi sento in colpa ad elargire auguri perché pare sia giusto pensare che questa sia solo un’occasione commerciale e niente di più... Eppure io ricordo una lezione alle elementari, la maestra ci raccontò la storia di operaie che bruciavano in una fabbrica. E, tornata a casa, mia madre mi raccontò di altre donne che durante la guerra, per sopperire alla mancanza dei loro uomini, s’erano messe a guidare camion e fare lavori tosti, quelli dei loro mariti lontani. E ricordo anche altre storie. Quella di donne che finita la guerra s’erano ritrovate a tornare ai lavori di casa e qualcuna di loro proprio ci stava stretta e s’era messa in testa di fare qualcosa di più, di ottenere qualcosa di più, di meritatamente suo.

Ricordo di donne stuprate da bravi ragazzi in una villa del Circeo e ricordo anche di donne di serie B, stuprate, ma indossando dei jeans - notoramente difficili da sfilare - ritenute consezienti. Ricordo di donne chiuse in laboratori di ricerca, una in particolare, che aveva dimenticato di avere un corpo tanto pesava la sua testa, mi pare si chiamasse Rita. E ricordo bambine rubate alla vita e mai restituite.

Così oggi, 8 Marzo, io mi sono alzata, sono andata nella camera delle mie figlie, tre femmine potenti, e una per una le ho baciate e ho dato loro gli auguri, senza sensi di colpa. Perché non ho comprato  mimose, ma le ho rubate dall’albero del giardino condominiale.

E  ho pensato che oggi  tutti diranno, “la solita cosa di donne”, e non si accorgeranno che quella solita cosa di donne non è poi così solita. Perché normalmente una donna non ha tempo. Non ha tempo di pensare al suo essere donna. Non si sofferma sul significato profondo che ognuna di noi porta con sé.

Questa sera credo che mi prenderò cinque minuti e li passerò davanti allo specchio, come non faccio mai. E mi guarderò a lungo e mi spiegherò il senso di quelle rughe, ognuna un segno, una memoria tracciata. Con l’idea che quelle rughe sono quelle di ognuna di noi, sono le stesse di quelle operaie, le stesse di quelle donne in guerra, le stesse di quelle ragazze stuprate, le stesse di quelle bambine che non le hanno viste nascere sul proprio volto, perché non a tutte è dato di invecchiare.

E penso che ricorderò quella battuta di Anna Magnani, “Le rughe non togliermele, che ci ho messo una vita a farmele venire”.

Un’ultima cosa... Mio padre, da sempre memore di avere una figlia femmina e del suo senso, mi ha portato dei fiori di campo, raccolti ai margini della strada. Così oggi faccio gli auguri anche a lui e a tutti quegli uomini che scelgono di amare le donne. Amare, che non fa rima con disprezzare, né picchiare, né uccidere. Ma solo amare. E’ semplice.

Auguri a tutte le donne e agli uomini che le trattano come cose preziose. 

Cristina Masciola
(cmasciola[at]aminstruments.com) 

PASSWORD
La parola d'accesso di questo numero è "Neuroni specchio" - leggi

THE BUZZ
The more things change, the more they stay the same - read

CLEAN MUSIC
Musica per orecchie pure: Besame Mucho - leggi o ascolta

LA LENTE
MULTISENSORIALE, ovvero, come collaborano i nostri sensi - leggi

CALEIDOSCOPIO
Cosa succede nel mondo mentre stai leggendo. Attualità, cultura, curiosità - leggi

WARP ATTACK
Commons, ovvero, per una libera condivisione delle risorse - leggi

NO COMMENT
L'immagine del mese - vedi

AM KIDS
Aiuto mi si sono ristretti i genitori!!! - leggi

ORTENSIA MALINCUORE
Ortensia al colloquio - leggi

 

TOP NEWS

Pharmintech 2013, AM Instruments: Pad. 22 - Stand B34

Dal 1990 AM Instruments opera nel settore del controllo della contaminazione.

Prodotti, tecnologie e servizi innovativi per ogni esigenza.

Un’offerta commerciale di alto profilo qualitativo proposta da un team preparato, affidabile e costantemente aggiornato, al servizio del cliente.

Relazioni commerciali con le più importanti aziende internazionali qualificate nel settore dei prodotti e degli strumenti per cleanroom.

AM Instruments è membro di ECN - European Cleanroom Network.

 

Nuovi prodotti

MyFog

L’innovativo sistema per test di visualizzazione dei flussi produce fumo denso di qualità (Norma ISO 14644-3 Annex B7) 

In promozione fino al 31.05.2013  (click qui)

MyFog_HQ.jpg

Nuovi servizi

Six-pharm.jpg

Sterilizzazione ambienti con tecnologia iHP

  • tempi di ciclo inferiori
  • compatibilità materiali potenziata
  • maggiore sicurezza
  • nessuna fase preliminare di preparazione locali

Sistemi fissi

  • completamente su misura
  • immediati
  • sicuri
  • a norma
  • assistenza continua anche da postazione remota
Sistemi-pharm.jpg

Richiedi QUI il nostro invito e vieni a trovarci al Pharmintech

L'invito non genera alcun costo e sostituisce a tutti gli effetti la versione cartacea, e ti consente, attraverso una semplice procedura di preregistrazione, di stampare subito il titolo d’ingresso a Pharmintech 2013 (Print@home) e di recarti direttamente ai tornelli d’ingresso senza passare dalla reception!

Padiglione 22 Stand B34

Pharm-pharm.jpg

PASSWORD

Neuroni specchio, ovvero, basta uno sguardo! 

cerv2.jpg

Caduta per caso su un neurone specchio mentre chiacchieravo davanti a un caffè, mi ritrovo a cercare di saperne di più. Mi imbatto in un neuroscienziato che ne parla come si trattasse di un amico a lungo frequentato. E deve essere stato certamente così. E’ a lui che si deve infatti l’inizio di questa storia, a lui e all’osservazione del comportamento dei macachi. Si tratta di Giacomo Rizzolato.
I neuroni specchio permettono di spiegare fisiologicamente la nostra capacità di porci in relazione con gli altri. Quando osserviamo un nostro simile compiere una certa azione si attivano, nel nostro cervello, gli stessi neuroni che entrano in gioco quando siamo noi a compiere quella stessa azione. Per questo possiamo comprendere con facilità le azioni degli altri: nel nostro cervello si accendono circuiti nervosi che richiamano analoghe azioni compiute da noi in passato.
Il passato è un elemento fondamentale. I neuroni specchio infatti entrano in gioco al riconoscere un’azione che noi stessi abbiamo compiuto precedentemente. E’ tutta una questione di riconoscere e riconoscersi. E non solo riguardo “azioni” concrete. Altrettanto vale per le emozioni. Vedere qualcuno che soffre accende in noi medesimi meccanismi collegati alla nostra sensazione del dolore. In alcune malattie, la perdita di alcune emozioni è irreversibile, in quanto non siamo più in grado di riconoscerla in noi stessi e quindi neanche negli altri.
Vi sono infine alcune evidenze sperimentali che sembrano indicare che anche la comprensione del linguaggio faccia riferimento, almeno per certi aspetti, a meccanismi di "risonanza" che coinvolgono il sistema motorio. Comprendere una frase che esprime un'azione provoca probabilmente un'attivazione degli stessi circuiti motori chiamati in causa durante l'effettiva esecuzione di quell'azione. Non è un caso che nel corso di una terapia logopedica il gesto e la parola vengano potenziati parallelamente.
L'esistenza dei neuroni specchio implica un drastico ridimensionamento del modello di mente prospettato dalla psicologia cognitivista basato sull'analogia funzionale con i calcolatori. Questo tipo di approccio concentra i propri sforzi soprattutto nel definire le regole formali che sarebbero alla base del funzionamento della mente, ignorando completamente il ruolo dell'esperienza corporea legata al comportamento motorio. I neuroni specchio implicano infatti l'esistenza di un meccanismo che consente di comprendere immediatamente il significato delle azioni altrui e persino delle intenzioni ad esse sottese senza porre in atto alcun tipo di ragionamento.
Le ricerche sui neuroni specchio sono ancora agli inizi, ma è probabile  che si tratti di una delle più importanti scoperte degli ultimi decenni, destinata ad avere profonde ripercussioni nel nostro modo di concepire la mente.


THE BUZZ

The more things change, the more they stay the same

The_Buzz_5.png

Hello everybody, nell'era della comunicazione digitale, nella quale si perdono le lingue locali e le lingue ufficiali si contaminano, è bello ascoltare sempre immutati ed immutabili i proverbi e i modi di dire che ci rimandano a tempi antichi e alla saggezza popolare. 

Ma se in Italia si possono prendere due piccioni con una fava, i nostri simpatici albionici cosa faranno? Well, nel più imperiali degli stili affermano "catch two birds with one stone". I piccioni diventano generici volatili, e la loro fine è molto più cruenta! 

In pieno spirito post-elettorale, trovo molto azzeccata l'espressione "the leopard never changes his spots", che richiama smacchiature improbabili, e ancora una volta sostituisce un animale, il lupo con il giaguaro, o leopardo che dir si voglia; ed il pelo con le macchie, not bad!

Per rimandarvi ad un altro tema a me molto famigliare ultimamente, (see The Buzz February 2013 "my girlfriend broke a leg skying") per qualche motivo tutto britannico "Buona fortuna" si può dire "Break a leg"
:-( … e non solo "Good Luck!".

E vi dirò di più, per noi simpatici e freddi Brits "Absence makes the heart grow fonder", tutto il contrario dei focosi italici per i quali "lontano dagli occhi lontano dal cuore!"

E come non citare lo sport più praticato al mondo e fare un riferimento ad una leggenda assoluta come il Trap! Il suo mitico "non dire gatto se non ce l'hai nel sacco" a Wembley Stadium suonerebbe "Don't count your chickens before they are hatched".

Per rubare un po' di lavoro al mio collega DJ Tommy, citerei gli eterni ed inglesissimi Depeche Mode che con la loro "Walking in my shoes" ci insegnano che così si dice "Se fossi nei tuoi panni".

I could go on forever, ma il tempo vola, time flies, percui vi lascio con un pò di "mystery words" "proverbiali" e come sempre vi ricordo: when in doubt ask the Buzz because "doubt is the beginning not the end of wisdom"!

Cheers,

This months mystery words

  • Between the devil and the deep sea
  • Fight fire with fire
  • Wag the dog
  • A rolling stone gathers no moss
  • A bird in hand is worth two in the bush
  • As thick as thieves
  • The more the merrier

Ascolta l'audio registrato da The Buzz in persona con la pronuncia corretta di ciò di cui abbiamo parlato oggi! 


CLEAN MUSIC

"Besame Mucho" di Consuelo Velázquez

 

Clean_Music-1.png

Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

E’ il 1940, Consuelo Velázquez non ha ancora compiuto 24 anni e non sa ancora che la canzone che sta scrivendo diventerà uno dei brani più interpretati nella storia della musica.

Questo numero di Clean Music è dedicato a “Besame Mucho” di Consuelo Velázquez.

Tradotta in decine di lingue, interpretata da centinaia di artisti e con oltre 300 diversi arrangiamenti, Besame Mucho è stata un simbolo di identità latina e un inno di amanti separati dalla seconda guerra mondiale. Proprio durante la seconda guerra mondiale molte donne utilizzarono la famosissima canzone messicana come un inno d'amore all’uomo amato sperando che tornasse vivo dal fronte. Nell’agosto del 2011, anche Google dedicherà il proprio “doodle” (la versione modificata del logo) a Besame Mucho con un immagine raffigurante una coppia di innamorati intenta a baciarsi prima di separarsi.

velazquelz12-hp.jpg

Besame Mucho, come dichiarò la stessa Consuelo Velázquez, fu composta prima ancora che lei desse il primo bacio e tutto il testo della canzone è frutto d’immaginazione.

Nel 1960 cade nelle mani di Paul McCartney la versione di Besame Mucho suonata dai Coasters. McCartney si innamora della canzone a tal punto da inserirla nella scaletta della prima audizione dei Beatles per la casa discografica Decca (in verità il nome del gruppo a quel tempo era Silver Beatles). Besame Mucho non piace però a Dick Rowe, produttore della Decca, che rilascia la famosa dichiarazione: "I gruppi con le chitarre sono al tramonto", bocciando, di fatto, l’audizione e i gli stessi Beatles. Nel giugno del 1962, i Beatles si presentano per una nuova audizione e con la stessa scaletta alla casa discografica Emi Records. La Emi Records non si lascia scappare l’occasione e scrittura il gruppo. Il resto è storia nota.

La registrazione di Besame Mucho, avvenuta durante l’audizione alla Emi Records, viene ritrovata nel 1980 e inserita nel primo disco dell’antologia dei Beatles. Alla batteria non troviamo ancora Ringo Star, ma Pete Best, primo batterista del gruppo.

Consuelo Velázquez morì il 22 gennaio del 2005. Il governo Messicano onorerà l’artista esponendo il suo corpo nel Palazzo delle Belle Arti di Città del Messico, scenario della sua prima esibizione.

Tra gli artisti sacri che hanno interpretato Besame Mucho troviamo Bill Evans, Elvis Presley, Frank Sinatra, Stan Getz e la grande artista capoverdiana Cesària Èvora.

Cesària Èvora, soprannominata la “diva a piedi nudi” per la sua abitudine di esibirsi scalza, ha una storia davvero affascinante. Nel 1947, a soli 7 anni, la madre, in difficoltà economiche, l’affida ad un orfanotrofio dove impara a cantare nel coro dell’istituto.

All’età di 16 anni cominciò ad esibirsi nei locali e negli hotel di Capo Verde diventando molto famosa nell’isola. Non riuscendo ad ottenere un vero successo che le permettesse una vita dignitosa, Cesària Èvora decise di abbandonare il canto per dedicarsi interamente alla famiglia.

Non cantò per oltre 10 anni, fino a quando, incoraggiata da un esule capoverdiano residente in Portogallo, non decise di abbandonare l’isola di Capo Verde per recarsi proprio in Portogallo dove, aiutata da un’organizzazione femminile, si esibì in diversi concerti.

Nel 1988 raggiunse il vero successo incidendo a Parigi il primo disco che la portò a farsi conoscere a livello internazionale.

Il 14 luglio 2007 ho avuto la fortuna di incontrare Cesària Èvora che, in occasione del concerto avvenuto all’arena di Milano, interpretò in maniera sublime il brano Besame Mucho.

Cesària Èvora è scomparsa il 17 Dicembre 2011. Il filmato che vi propongo su WARP è la sua interpretazione di Besame Mucho.


LA LENTE

MULTISENSORIALE, ovvero, come collaborano i nostri sensi.

nonvedononsentononparlo.jpg

I neuroscienziati hanno considerato per molto tempo il cervello umano come una cassettiera, differenti regioni del cervello per differenti percezioni sensoriali. Ma già dagli anni 70 alcuni esperimenti sul linguaggio avevano messo in luce come le informazioni ricevute attraverso i sensi venissero mescolate e rielaborate attraverso la loro collaborazione. Ciò che diamo per scontato, come ad esempio l’influenza dell’olfatto sul gusto nell’assaporare un cibo, non è solo stimolo di riflessione sulle capacità integrative del nostro cervello, ma diventa una ricerca di nuove strade per aiutare persone che hanno sensi menomati, come ciechi e sordi, o suggeriscono nuove soluzioni per la creazione di software per il riconoscimento vocale.

La rivoluzione multisensoriale lascia ipotizzare che nel caso di una privazione sensoriale il cervello possa modificare una regione sensoriale primaria affinché si sostituisca e sopperisca alla mancanza.

Non è un caso che chiunque abbia avuto esperienza di bambini con disturbi del linguaggio dovuti a lesioni cerebrali abbia potuto notare che il miglioramento si basa sull’utilizzo e il potenziamento dei sensi, dal tatto, alla vista, dall’olfatto all’udito, al gusto, associando sempre ogni azione con la verbalizzazione della stessa. Come se il cervello avesse dato il compito  ai sensi di gestire quella grave mancanza; un esercito di sensazioni lavora per la riabilitazione alla parola.

A seguito di sperimentazioni sull’integrazione dei sensi nel cervello umano si è potuto dimostrare che i bambini sordi che ricevono un impianto cocleare in ritardo fanno più fatica a recuperare l’udito, in quanto hanno avuto molto tempo per sopperire con il tatto e la vista. Difficilmente quindi “ricordano” di avere un senso che non hanno mai usato. Allo stesso tempo nella loro cura è fondamentale la parola “vista”, veder parlare altri è associalto all’ascolto, e favorisce il potenziamento del linguaggio.

E’ naturale pensare ai nostri sensi come separati. Guardiamo una persona con gli occhi e la ascoltiamo con le orecchie, sentiamo un profumo con l’olfatto e scegliamo i nostri cibi attraverso il nostro gusto...La realtà però sembra essere diversa. Una volta che le singole percezioni sono arrivate al nostro cervello, esso le mescola dandoci indietro sensazioni complesse e assolutamente uniche, di cui sembra impossibile riconoscere la provenienza. Avete mai provato ad offrire un succo d’arancia con dentro del colorante rosso? La maggior parte di noi dirà che sa di ciliegia!


CALEIDOSCOPIO

Modì e gli artisti maledetti a Palazzo Reale - Milano

Modigliani.jpg

In Italia, per la prima volta, si possono ammirare i capolavori appartenenti alla collezione Netter. Insieme a Modigliani, ci sono opere di Soutine, Utrillo, Suzanne Valadon, Kisling e altri
La mostra, è in programma a Palazzo Reale, dal 21 febbraio all’8 settembre 2013.Le opere in mostra risalgono tutte ad un periodo affascinante e fondamentale della storia dell’arte. Periodo che di lì a poco verrà definito bohémien e che, come scrive il curatore Marc Restellini, vede “questi spiriti tormentati" esprimersi “in una pittura che si nutre di disperazione.” Corrado Augias, autore di una monografia sul genio creativo e la vita di Modigliani, commenta il percorso della mostra nell’audioguida - disponibile in biglietteria e inclusa nel prezzo del biglietto - nonché in un video proiettato all’interno del percorso espositivo.L’ingresso alla mostra “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La collezione Netter" prevede una tariffazione nuova con riduzioni per molte categorie di visitatori, tra cui le famiglie. 

Caledoscopio_squad-ltl.png

Presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema di Viale Fulvio Testi 121, dal 15 al 29 marzo, l’Assessorato alla Cultura, Moda, Design ha voluto realizzare, in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana, un omaggio cinematografico intitolato “Modì tra arte e cinema" e costituito da tre pellicole dedicate ad Amedeo Modigliani: Modì, Vita di Amedeo Modigliani, ritratto dell’artista toscano tracciato da Franco Brogi Taviani, in tre puntate; I colori dell’anima di Mick Davis, con Andy Garcia (2004); e il documentario Le Vere False Teste di Modigliani del regista toscano Giovanni Donfrancesco, che ricostruisce la vera storia della nota beffa ordita da tre studenti ai danni del mondo dell’arte . 

Testa_Modigliani.jpg

La mostra è aperta dal 21 febbraio all’8 settembre, dalle 9.30 alle 19.30; il lunedì dalle 14.30 alle 19.30; il giovedì e il sabato dalle 9.30 alle 22.


WARP ATTACK

COMMONS - ovvero PER UNA LIBERA CONDIVISIONE DELLE RISORSE

creative_commons.jpg

Da molto tempo si dibatte ovunque sul tema del diritto d’autore, comprendendo in esso temi affini come la condivisione di brevetti e il loro libero utilizzo. Alla Stanford University in California il dibattito ha dato vita a una vera e propria realtà associativa che guarda al futuro in termini di libero scambio del sapere, CREATIVE COMMONS.
Che cosa è Creative Commons?
CC è un'organizzazione no profit che consente la condivisione e l'uso della creatività e della conoscenza attraverso strumenti gratuiti legali.
Ecco come i membri di CC definiscono i loro intenti:
La nostra missione
Creative Commons sviluppa e supporta infrastrutture giuridiche e tecniche al fine di massimizzare  la creatività digitale, la condivisione e l'innovazione.
La nostra visione
La nostra visione non è altro che la realizzazione del pieno potenziale di Internet - accesso universale alla ricerca e all'istruzione, la piena partecipazione alla cultura - guidare una nuova era di sviluppo, potenziare la crescita e la produttività.
A differenza del copyright, CC consente l’utilizzo gratuito di testi, immagini, risorse in generale, tutto questo nel pieno spirito della “rete”, della comunicazione a livello globale.
In questo senso opera la GLOBAL INNOVATION COMMONS, una banca dati dedicata alle scoperte nel campo della medicina, delle energie pulite, dell’agricoltura, dell’acqua soprattutto al fine di tutelare ambiente ed economia nei paesi meno fortunati, oltre il confine del cosidetto “occidente”. Si tratta di conoscenze non più (o mai) protette da brevetti. Chiunque si serva di questa banca si impegna a fare  un utilizzo pubblico dei dati, e a condividere ulteriori miglioramenti apportati al brevetto utilizzato.
Ciò che sembra un processo globalizzante del sapere trova radici profonde nella nostra stessa storia, restituisce ciò che in passato era norma. Se pensiamo a piccole comunità contadine, alla gestione comune delle risorse, alla condivisione del sapere attraverso l’oralità, se poi trasliamo tutto questo in una stanza della California nel 2013, forse ci accorgiamo che ad animare gli attuali protagonisti è lo stesso spirito. Preservare una comunità, questa volta globale, attraverso il passaggio della conoscenza. Commons è davvero bene comune.
www.erratica.net (intervista David Bollier, autore “The Wealth of the Commons”)


NO COMMENT

L'immagine del mese

 Dove: "non ricordo, di sicuro c'era un lago...". Chi: Luca Camillo (lcamillo[at]aminstruments.com)

Dove: "non ricordo, di sicuro c'era un lago...". Chi: Luca Camillo (lcamillo[at]aminstruments.com)


AM KIDS

AIUTO, MI SI SONO RISTRETTI I GENITORI!!!!

Da qualche tempo imperversano in TV programmi di “salvataggio” per genitori in difficoltà. Tate referenziate, psicologi, educatori si adoperano per aiutare padri e madri che annaspano alla ricerca di un buon metodo educativo. In effetti, soffermandosi su questi programmi, quello che noto è che un genitore disperato non cerca tanto un metodo quanto semplicemente una via d’uscita, quanto più rapida possibile, dall’incubo che sta vivendo in quel momento.

La stessa malattia che vorrebbero curare nei loro figli, e che definirei del “tutto e subito”, è quella di cui essi stessi soffrono. Figli bravi, educati, buoni e possibilmente meno “faticosi”, il tutto ovviamente in tempi brevi.

Così mi sono soffermata a pensare. E come al solito, riflettendo su me stessa come madre, e cercando di analizzare con sguardo distaccato gli eventi quotidiani tra le mie quattro mura domestiche, sono giunta a una terribile conclusione: non c’è soluzione, non c’è un tutto e subito. E subito dopo ho pensato: meno male!!!!! Già, perchè rovistando nella mia memoria, ricordo la sensazione di lentezza. La lentezza educativa con la quale sono stata tirata su. Mio padre e mia madre non avevano alcuna fretta. Non di educarmi, non di vedermi “adulta” prima del tempo, non di rendermi indipendente. La lentezza risiede nel tempo naturale della crescita di un bambino. Un passo alla volta, un’esperienza dopo l’altra, un errore seguito da un altro, io, come milioni di altri bambini, ho imparato a vivere. Ho imparato quei pochi principi fondamentali, che vanno oltre le differenze di provenienza geografica, di cultura e di religione. Rispetta il prossimo, vivi la tua vita cercando di essere migliore (non a scuola, ma sul terreno di gioco, qualsiasi esso sia), usa i tuoi cinque sensi, e sii felice. Questo mi hanno insegnato i miei genitori. Non chiamarono tate, nè psicologi. Non credo abbiano neanche fatto lunghi discorsi, non che io ricordi. Semplicemente hanno vissuto, con me, davanti a me, accanto a me, dietro di me. Si, i tempi sono cambiati. Lo sappiamo tutti. Noi non avevamo accesso a nessuno degli stimoli ai quali i nostri figli sono in grado di accedere. Ma è pur vero che possiamo spegnere tutto, e accendere solo la nostra vita insieme. Quando ero bambina avevo il tempo per annoiarmi. Avevo il tempo per pormi domande improbabili e cercare le mie risposte. Avevo il vuoto e il pieno. E a volte mio padre e mia madre mi guardavano...

Ecco. Potremmo guardarli. E perciò vederli. Basta a volte uno sguardo che duri più di un istante per ricordarsi che sono bambini. Non sono così piccoli da non potergli dire no. Ma non sono neanche così grandi da poter essere lasciati soli. La grande contraddizione sembra essere questa: abbiamo così paura del mondo che non lasciamo che i nostri bambini possano imparare ad essere liberi, eppure, nello stesso istante, presi come siamo dalle nostre vite, gli chiediamo costantemente di essere adulti, gli diamo le chiavi di una casa e di una vita che ancora non sono pronti ad abitare da soli.

Siamo noi ad essere piccoli, forse. Siamo noi ad avere paura, noi a non essere liberi, noi ad essere contraddittori.

Forse la soluzione non è in TV. Forse nessuna tata è utile quanto lo siamo noi, noi padri e madri. Come funamboli, camminiamo con loro su questo filo sottile, e con loro, con lentezza, passiamo il tempo, e non lasciamo che sia il tempo a passare noi. 


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia al colloquio

ortensia2.jpg

Sono sul treno che mi porta da Milano Centrale a Cesano Maderno. Il cuore batte all’unisono con una canzone di Frank Zappa, e mi sento come se da questo colloquio dipendesse la mia intera esistenza. In effetti è proprio così! Se andasse male questa volta mi ritroverò a elemosinare supplenze al Provveditorato. Verrò mangiata da trenta studenti tutti più alti di me e avrò complessi di inferiorità nei confronti di ragazzine piastrate con il trucco sempre a posto e look da Lady Gaga. Non ci posso neanche pensare! Il treno rallenta, stazione di Cesano Maderno. Prendo un taxi. Via Manzoni 144. AM Instruments.
La ragazza alla reception mi indica un corridoio, mi stanno aspettando. Ho passato il viaggio a immaginarli. Lui e lei. Lui basso e tarchiato con un giro vita più lungo della sua altezza, lei sicuramente tinta rossa e con un talleurino Armani d’ordinanza.

ortensiatheboss.jpg

Sto per entrare quando la mia attenzione viene catturata da uno strano rumore...che non è proprio rumore...è musica! Esce da una stanza accanto. E’ un rap... mi fermo il tempo di catturarne le parole, solo alcune, ma significative.... ”c’è un’accelerazione di contaminazione ma i nostri impiegati sono sempre in azione....”, o Dio mio, dove sono capitata? 

Mi concentro sulla porta chiusa. Non è difficile, devo solo bussare. Ma un’altra volta la mia attenzione si sposta. Che succede? Uno strano figuro con un bidone in mano si avvicina minaccioso. Ha in mano un tubo e lo direziona verso di me sparando fumo. Ma chi è? Ghostbuster? Aiutoooooo!!!

ortensia&myfog.jpg

“Ehi, ciao!!!! Hai visto che fumo denso di qualità? Fantastico vero? L’abbiamo fatto noi!!! Signorina, sono lieto di presentarle MyFog”, e così dicendo si allontana sparando fumo contro impiegati di passaggio.... Sono sempre di fronte alla porta. E un pensiero mi invade: ma non è che sono in una candid camera?
Sto per bussare, finalmente la mia mano trova il coraggio di staccarsi dal busto vincendo paura e forza di gravità, sono a un millimetro dalla porta... ”Ehi, vuoi un conetto? Ce n’è per tutti i gusti!!!!” Non sto sognando, è appena passato un tipo barbuto con un gelato in mano e un conetto in acciaio nell’altra. E non so esattamente se mi stesse offrendo l’uno o l’altro...

ortensiaconetto.jpg

Adesso basta, busso e non se ne parla più! Toc Toc. Avanti.

Sono stupefatta. Lui ha più capelli di Mal dei Primitives, lei indossa un paio di jeans e stivali alti alti, e una maglietta con su scritto “ARMANIcomio”! E sorridono. Incredibile a dirsi questi non sono sorrisi d’ordinanza, frutto di paresi facciale da galateo. Questi sembrano proprio sorrisi veri.

ortensiacolloquio.jpg

“Parli tu?”, “No, parla tu...”, “Ma dai, comincia tu!”, Scoppiano a ridere e mi guardano, “Cominci lei!”, mi dicono. E io che posso dire, non ero preparata a questo genere di cose, io mi aspettavo un’azienda, ma questo posto sembra Disneyland! E la cosa assurda è che mentre lo penso lo dico! E loro invece di buttarmi fuori annuiscono.
“Bene, allora vedo che è già entrata nello spirito della nostra azienda. Sono contento. Vede, noi non siamo una grande famiglia, siamo una squadra, ed è diverso. Una squadra funziona se ognuno ha un ruolo  ma tutti collaborano insieme per lo scudetto. Una squadra si fa gli scherzi nello spogliatoio, ma in campo gioca sul serio. Una buona squadra ha un buon allenatore e un presidente che sa guardare oltre. Una buona squadra non lascia nessuno in panchina per più di una giornata.” 

schema442.jpeg

Lei prende la parola... ”Mi ha colpito la poesia che ci ha mandato...non la conoscevo.” Penso al fatto che invece di rimanere colpita dalle mie esperienze in laboratorio sia rimasta colpita da una poesia, e non so se questo deve incoraggiarmi o frustrarmi. Ma lei sembra leggermi nel pensiero. “Non che non sia interessata alle sue esperienze. Ma mi interessano meno. Sa cosa mi interessa davvero? Lei. Chi è lei. Mi dica, chi è lei? La prego, non mi parli di nanoparticelle, voglio sapere di lei...”

“Mi chiamo Ortensia Malincuore e sono una ricercatrice che non aveva capito che il bello della ricerca era l’istante prima di trovare, quell’istante che può durare un attimo o un anno. Ora l’ho capito ma è troppo tardi, almeno in laboratorio. Sono una disadattata che è sempre fuori posto ovunque, ma ho un luogo dove sto bene, uno, e lì davvero non può succedermi niente. E’ uno spazio-tempo, quello in cui mi viene un’idea, e quell’idea prende corpo disordinatamente nel mio cervello e lo scompiglia!”

“Si vede dai suoi capelli!” E scoppiano a ridere...

“Bene, può cominciare da domani...”

“Come, posso cominciare da domani?!?”

“Si, si, avevamo già deciso... quando abbiamo letto la poesia!”

“Vede, il nostro reparto di ricerca e sviluppo è pieno di poeti, in fondo non è questo che fanno i poeti? Prendono le cose del mondo e le mettono insieme in modo inaspettato... e per incanto creano nuove realtà... Non è forse questa la ricerca?”

Be', lo sapevo che era l’azienda fatta per me....

 

La storia di Ortensia Malincuore continua sul prossimo numero di WARP. Se non sei già nella nostra lista:

Grazie per aver letto questo numero di WARP, la pubblicazione online di AM Instruments. Ci piacerebbe conoscere il tuo parere o avere dei suggerimenti su temi di tuo interesse per le prossime pubblicazioni, puoi farlo da questo form.

AM Instruments srl - P.I. 02196040964

aminstruments.com