WARP, Marzo 2014

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


TOP NEWS

Una giornata in AM Campus - leggi

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La parola d'accesso di questo numero è "Errore" - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Jack Johnson - leggi o ascolta

LA LENTE

Software sistemi di monitoraggio - leggi

UNA PAGINA A CASO

I sogni di Einstein - leggi

CALEIDOSCOPIO

Andy Warhol - leggi

WARP ATTACK

Una scuola senza voti - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

Monsters - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia all'evento cleanroom - leggi

TOP NEWS

Una giornata in AM Campus

AM Campus è la divisione di AM Instruments dedicata al training e si propone di supportare i clienti laddove sia necessario affidare a terzi la formazione del proprio personale.

La storia che vogliamo raccontarvi è relativa alla formazione del personale di una multinazionale farmaceutica, in uno di quegli stabilimenti in cui pensi che non vi sia proprio nulla da insegnare.

L’argomento è rappresentato dalle procedure di pulizia messe in atto sia dal personale interno che da un’impresa esterna, che, periodicamente, deve vestirsi e comportarsi come gli operatori di produzione, che ogni giorno entrano nei reparti sterili.

Già a inizio anno, il cliente ci aveva segnalato la presenza di contaminazioni anomale nei monitoraggi ambientali, che, a seguito di investigazioni interne, erano state attribuite, con ogni probabilità, ad errate modalità di pulizia degli ambienti. Ci è stato pertanto richiesto di fare un corso sulle normative di riferimento e la pratica operativa relativa a:

Ingresso del personale e dei materiali negli ambienti a contaminazione controllata
Norme comportamentali negli ambienti a contaminazione controllata
Caratteristiche dei prodotti disinfettanti
Criteri di scelta
Piano di utilizzo e rotazione
Verifica dell’efficacia
Tecniche di disinfezione e sterilizzazione ambientale
Definizione di prodotti/attrezzature/materiali idonei all’introduzione in ambienti a contaminazione controllata
Classificazione delle superfici e procedure efficaci per la loro pulizia
Definizione frequenze di pulizia

Una volta concordati gli argomenti, è iniziata la fase di lavorazione del corso “in concerto” con il cliente, in funzione delle specifiche esigenze di stabilimento; in particolare, sono state raccolte informazioni relative alle differenti lavorazioni in essere, alla classificazione degli ambienti, ai prodotti utilizzati per la cleaning delle aree, sia in termini di disinfettanti/detergenti che come attrezzature e materiali. Gli argomenti proposti sono  stati rivisti anche in funzione della terminologia comunemente utilizzata dagli operatori con lo scopo di rendere massima l’efficacia del training.  Questa fase è per noi di importanza fondamentale per la creazione di una presentazione che, oltre a riportare quanto richiesto dalle normative, sia realmente utile alla creazione di un dialogo con il cliente per la risoluzione delle sue problematiche.

Per facilitare l’organizzazione del corso da parte del cliente e rendere possibile la partecipazione a tutti gli operatori coinvolti nelle operazioni di pulizia, il training è stato suddiviso in due sessioni teorico pratiche, svolte al mattino e al pomeriggio nella medesima giornata lavorativa.

Durante la parte teorica, i coordinatori delle singole sessioni si sono mostrati molto interessati a ricevere gli estratti delle normative da introdurre nelle procedure operative, e, soprattutto, le indicazioni sulle norme di buon senso da utilizzare nella pulizia degli elementi comunemente presenti negli ambienti classificati.

Durante la parte pratica, gli operatori di alcuni reparti si sono mostrati orgogliosi di sapere che le azioni da loro quotidianamente compiute erano corrette mentre altri ci guardavano come marziani mentre illustravamo la giusta tecnica di pulizia dei piani orizzontali.

La causa delle maggiori difficoltà riscontrate dai diversi operatori era perlopiù legata alla diversità dei processi produttivi in stabilimento. I reparti dei prodotti liofilizzati avevano problemi completamente diversi dai reparti dei prodotti liquidi, così come i prodotti iniettabili rispetto ai solidi orali. In funzione di quanto emerso durante la docenza, abbiamo analizzato i problemi di ogni singolo reparto e suggerito le plausibili azioni correttive procedurali e le possibili soluzioni presenti in commercio, che a nostro avviso potevano migliorare in termini assoluti la qualità delle aree a contaminazione controllata.

Al termine della discussione, i responsabili dei vari reparti ci hanno richiesto la fornitura dei campioni di prova degli elementi proposti (camici, detergenti, panni e coperture per spazzoloni) che, anche a loro avviso, potevano apportare un miglioramento nella qualità delle attività di cleaning.

Durante l’esecuzione del test di apprendimento, i partecipanti hanno dimostrato di aver recepito gli argomenti proposti nel training, che ha instillato in ognuno di loro la consapevolezza che nulla deve essere lasciato al caso.

E’ importante infatti che ogni operatore sia coinvolto con consapevolezza nelle operazioni che compie poiché, anche le più semplici procedure di cleaning, possono essere critiche ed inficiare la qualità dell’intero processo produttivo.

Lavinia Monaco e Andrea Cenni (lmonaco[at]aminstruments.com e acenni[at]aminstruments.com)


######## ATTENZIONE COMUNICAZIONE IMPORTANTE ########

DAL 7 GENNAIO 2014 AM INSTRUMENTS HA CAMBIATO SEDE, tutti i dettagli qui:

aminstruments.com


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Errore

La storia dell’uomo è costellata di errori, e del suo strenuo tentativo di contenerli, rimuoverli, isolarli.

Se è vero come afferma Platone che la conoscenza del vero è il primo passo verso il conseguimento della felicità individuale, che cosa rappresenta l’errore nella nostra esistenza?

La storia della filosofia riporta infinite interpretazioni dell’errore, un non essere per Parmenide, commisurato alla capacità di persuasione per i sofisti, una scorretta connessione delle idee per Platone stesso.

Da Aristotele ai filosofi dell'ellenismo si teorizza l'errore riportandolo al problema se a generarlo siano i sensi ingannevoli oppure l'intelletto o entrambi come teorizzano gli scettici.

Nella filosofia cristiana con Agostino d'Ippona l'errore viene identificato con il male: l'uomo, che pure è investito dalla grazia salvifica di Dio, fonte di eterna verità, è animato da una malvagia volontà e, spinto dalle passioni, cade nell'errore. L'uomo non crea il male, ma errando, non fa il bene.

Nella filosofia moderna si sviluppa in maniera approfondita il tema dell'errore ad iniziare con Francesco Bacone. Secondo Bacone occorre purificare la nostra mentalità da una serie di errori che avevano causato sino ad allora lo scarso progresso delle scienze.

La conoscenza, dice Bacone, non è né serva né cortigiana ma sposa. Lo scienziato non si deve vendere come la cortigiana né asservirsi al potere di qualcuno ma accudire con amore alla sola scienza.

Secondo Cartesio, quando il pensiero è evidente, chiaro e distinto, è talmente vero che non può sbagliare ma se c'è un errore ciò dipende dalla volontà, un elemento estraneo al pensiero, che ci ha spinto a dare il nostro assenso ad un'idea che non era evidente ma confusa.

Se quindi l'errore dipende dalla volontà questo non vuol dire che l'errore sia volontario. Nessuno sbaglia volontariamente ma la volontà ci spinge ad affermare per vero ciò che l'intelletto non concepisce ancora come evidente, come chiaro e distinto.

L'errore sarebbe un'ulteriore prova del fatto che l'uomo è dotato di libero arbitri. L'uomo ha la libertà di sbagliare così come quella di non sbagliare.

Per Baruch Spinoza l'errore non esiste poiché questo contraddirebbe l'identità della perfezione della Natura con Dio. L'errore è una semplice mancata conoscenza del vero.

Per Leibniz l'errore si riduce a un semplice calcolo errato. Infatti il pensare è simbolico e si riduce a una combinazione di segni: se il linguaggio simbolico è efficiente noi potremo cogliere le relazioni tra le cose poiché esiste un isomorfismo strutturale tra il pensiero e la realtà: e «questa proporzione o relazione è il fondamento della verità»

Secondo la tradizione classica Immanuel Kant attribuisce l'errore alla sensibilità che fa scambiare per vera l'apparenza della realtà trasmessa dai sensi mentre l'errore formale deriva dalla ragione quando questa non si limita a dominare il terreno dell'esperienza ma, generando errori ed illusioni, tende ad agire nell'orizzonte della metafisica.

Si formano così quelle idee della ragione che pretendono di avere come contenuto la totalità dell'esperienza mentre in effetti non sono che esigenze di universalità che possono essere soddisfatte solo nel campo della ragion pratica.

Nell'idealismo hegeliano l'errore si origina dall'azione di astrazione dell'intelletto che considera il falso, l'errore come separato dal vero ma la ragione interverrà reinserendo quel momento negativo nell'interezza sintetica del processo dialettico dove l'errore assolve la funzione di stimolo per la ricerca della verità.

Friedrich Nietzsche sostiene che l’oltreuomo, che vive al di là dei vincoli religiosi e metafisici che limitano l’uomo normale, costruisce liberamente la propria esistenza accettando il caos, creando la verità nella coscienza che implica anche l'errore.

Nella filosofia del '900 il problema dell’errore, inteso come impossibilità di raggiungere una conoscenza certa data la sua costante possibilità, si ritrova nell'ambito del pragmatismo di Benjamin Peirce che sostiene il cosiddetto fallibilismo, espresso anche nella teoria della "falsificabilità" di Karl Popper.

E nella scienza? Che cosa rappresenta l’errore nella storia scientifica? Quello che risalta nell’immediatezza è un collegamento tra presunto errore e successiva conferma della giustezza delle teorie precedentemente giudicate erronee.

La storia del pensiero scientifico occidentaleinfatti,  e il lungo cammino della ricerca scientifica sono stati tracciati da grandi “eretici” creduti in errore, e le cui teorie si sono poi rivelate giuste.

Coloro che un tempo furono giudicati folli per le loro tesi, sono coloro che poi hanno cambiato il mondo. Così era ieri e così è ancora oggi. Così è successo per ogni grande innovazione che poi ha trasformato la vita sul nostro pianeta. Un tempo li torturavano, li bruciavano o, nella migliore delle ipotesi, li scomunicavano. Oggi, più semplicemente, non fanno più carriera, perdono il posto e la cattedra o la nomination per il Nobel. Ma anche oggi c’è chi ha il coraggio di andare controcorrente.

Forse non tutti hanno la consapevolezza che scienza ufficiale e pregiudizio, nel corso dei secoli, abbiano spesso coinciso formando una terribile coppia. “Ogni concezione scientifica comincia come un’eresia.” fa giustamente notare A. Huxley.

Esiste però una minoranza di esseri umani capaci di liberare la propria mente dai dogmatismi e andare controcorrente pur di perseguire le loro idee. Sono luci solitarie ad illuminare le tenebre del pregiudizio, uomini che ieri erano definiti eretici e che oggi definiremmo eccentrici, outsider e anticonformisti.

Per secoli e secoli tale minoranza si è battuta con coraggio e determinazione contro l’inviolabilità della scienza ufficiale. Ma essere in minoranza non significa necessariamente essere in errore. Un tempo coloro i quali pensavano che la terra fosse rotonda erano un’esigua minoranza; e ci fu un tempo in cui coloro che pensavano che la stessa girasse intorno al sole erano non molto lontani dalla forca se avessero osato affermare ciò in cui credevano. Per dirla con Ungar: “Le dottrine vigenti esigono spesso una devozione che non tollera l’eresia, e i fatti nuovi che minacciano la sicurezza dello statu quo, possono essere attaccati con il fanatismo intollerante dell’inquisitore.”

Non essere allineati a tutto ciò che è “conforme”, essere outsider o remare controcorrente è sempre stato pericoloso in tutte le epoche e in tutti i campi, compreso nella scienza. Chi si discosta dagli schemi convenzionali, rischia infatti di essere escluso dalle pubblicazioni accademiche, di non essere invitato ai convegni internazionali, di non ottenere finanziamenti pubblici e privati, di essere ammonito o richiamato dal proprio ordine professionale e persino di perdere la cattedra.

“Se dovessimo contare sulla imparzialità degli scienziati, la scienza, perfino la scienza naturale, sarebbe del tutto impossibile” (Karl Popper, in Miseria dello storicismo). Questa osservazione sottolinea il fatto che gli scienziati sono esseri umani e dunque anch’essi soggetti all’eterno errare humanum est. Non solo, spesso teologi e scienziati hanno contribuito, nel corso dei secoli, a relegare ingiustamente ai margini della loro comunità tanti colleghi, spesso soltanto perché più creativi o innovatori, in altre parole “eretici.” Non solo i pensatori eccentrici ma anche coloro che, pur potendo dimostrare la validità scientifica delle loro scoperte, non sono mai stati creduti, ma anzi ridicolizzati; salvo poi ottenere una riabilitazione, ovviamente postuma. Quelle di Galileo Galilei, Giovanni Copernico, Charles Darwin, sono storie ben note.

L’assenza di consapevolezza della storia del pensiero scientifico può erroneamente indurre a credere che sia stata la scienza ufficiale ad insegnarci e a tramandarci ciò che oggi è il patrimonio acquisito delle grandi scoperte che hanno migliorato le conoscenze nell’ambito delle scienze umane. Le più grandi innovazioni in quasi tutti i campi del sapere, in astronomia, biologia, cosmologia, filosofia, fisica, matematica, medicina, teologia, e scienze tecnologiche, sono invece la faticosa risultante di lotte, discordie e incomprensioni consumatesi nel corso di secoli tra i “geni eretici”, quasi sempre incompresi, e “scienziati normali”, quasi sempre impregnati di indottrinamenti dogmatici e di pregiudizi formali: “Scientia et potentia humana in idem coincidunt”, per dirla con Francesco Bacone.

Scoperte e invenzioni che hanno formato la società in cui viviamo dall’età del ferro ai quark, dal motore a vapore al trapianto di geni, nel fluire del tempo non sempre hanno avuto un percorso lineare.

Come ha scritto il Prof. P. A. Rossi in “Razionalità scientifica e pseudoscienze eretiche”: “La storia della scienza è costellata di errori, illusioni, imbrogli, verità in anticipo e anticipi di verità, gli scienziati sono esseri umani che hanno sbagliato, barato e si sono illusi, hanno sacrificato la verità ad ideologie e ad interessi personali, ma spesse volte hanno anche pagato di persona e si sono sacrificati per testimoniare le loro idee contro la violenza della scienza ‘normale’ e contro la prepotenza dei ‘signori della verità’, alcuni hanno perso la vita, altri sono finiti in manicomio, molti più semplicemente sono stati estromessi dalle ‘accademie’. Il cammino della conoscenza può aver avuto, quindi, momenti progressivi e momenti regressivi, flussi, riflussi e ristagni, luci ed ombre, ma neppure la terribile intolleranza che spesso ha avuto origine all’interno della comunità scientifica è mai riuscita ad arrestarne la crescita”. Spesso infatti le idee troppo audaci sono anche troppo scomode perché obbligano a rivedere e a rivoluzionare non solo il proprio modo di pensare, ma anche intere e consolidate linee produttive.

Idee che sono apparentemente bizzarre, tesi e proposte non convenzionali, interpretazioni originali e posizioni dissidenti non dovrebbero mai essere considerate come elementi di opposizione al sistema, ma come reali opportunità in quanto capaci di dare nuovi impulsi alla scienza, anche se solo alcune di queste idee, alla fine, si dimostreranno valide.

Disdegnare tali idee significa perdere le tracce di una importante scoperta. E’ dunque necessaria una costante attenzione epistemologica nell’ambito delle discipline praticate che deve porre lo studioso in una critica e feconda osmosi dinamica nei confronti del sapere e della conoscenza. Nella storia del pensiero scientifico occidentale molti sono stati gli uomini geniali che si sono scontrati col pensiero scientifico dominante. In questo numero della nostra rivista abbiamo deciso di presentare alcuni personaggi, noti e meno noti, considerati eretici nel passato e le cui scoperte fanno parte dell’attuale patrimonio di conoscenze. Essi sono la testimonianza storica di vitalità di pensiero perché i grandi progressi dell’umanità sono il frutto tanto del suo spirito indagatore quanto del suo spirito critico. Eccovi dunque solo alcuni dei grandi uomini che con le loro idee eretiche hanno cambiato le sorti del genere umano.

Prima che le loro tesi e le loro scoperte fossero  riconosciute ed accettate, essi sono stati oltraggiati, derisi, perseguitati, boicottati e osteggiati dalla scienza ufficiale del loro tempo, la stessa che ora si o­nora di averli avuti nei propri ranghi e che, non più memore degli errori commessi, continua magari a perpetuare nel presente gli stessi errori con altri suoi uomini, spesso cieca ma sempre presuntuosamente “signora della verità”.

Didatticamente si tende ad illustrare solo i successi ottenuti nel corso della storia delle scienze, ma la verità è un’altra: gli errori degli uomini, non sempre in buona fede, hanno spesso ostacolato il progresso scientifico e tecnico.

Molti degli scritti di Gregor Mendel, il monaco che diede inizio alla genetica, vennero cestinati senza essere letti; George Stephenson, inventore della macchina a vapore, fu considerato un “ciarlatano” o un “povero matto” (ad esempio, gli veniva imputato che con la pioggia il fuoco del motore si sarebbe spento, o che l’elevata velocità, sedici miglia orarie, avrebbe causato il delirium furiosum nei viaggiatori…); Ernest Rutherford, che pure indusse contro lo scetticismo della comunità scientifica la prima reazione a catena provocata artificialmente, negò qualsiasi possibilità di ottenere energia dalle trasformazioni degli atomi. E la lista degli infelici è lunga: molti sono gli scienziati screditati dai contemporanei. Addirittura Louis Pasteur è citato in quanto avrebbe adattato i dati dei suoi esperimenti per renderli più probanti.

Proprio questa fu la sorte di Galileo, Newton, Mendel e altri insospettabili mostri sacri della scienza


CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Jack Johnson

 

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Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

18 maggio 1975, il noto surfista Hawaiano Jeff Johnson e sua moglie Patti danno alla luce quello che diventerà uno degli artisti più attenti all'educazione ambientale dei nostri tempi. Oggi vi parlerò di Jack Johnson cantautore Hawaiano con l’anima “green”.

Jack Johnson trascorre i suoi primi anni in acqua seguendo il padre e i suoi due fratelli in attività di pesca e surfing. Il mare diventa il suo parco giochi ed è proprio in queste giornate idilliache che Jack si appassiona, come il padre, alla tavola da surf fino a diventare un vero e proprio campione.

All'età di 14 anni, ottiene un contratto di sponsorizzazione da un’azienda produttrice di tavole da surf e comincia a gareggiare nel circuito professionale per alcuni anni. Nel 1993, durante una gara, un errore fatale gli fa perdere il controllo della tavola andando a sbattere a faccia in giù contro la barriera corallina. Nell’incidente, quasi mortale, perderà alcuni denti, si ritroverà il naso rotto e oltre 100 punti di sutura.

Nel periodo di convalescenza, Jack Johnson si dedica alla musica. Nei tre anni precedenti aveva seguito molte ore di lezioni di chitarra e trascorso diverse ore a suonare con gli amici. In questa lunga pausa riflessiva Jack, prende la decisione di abbandonare anche il mondo del surf che stava diventando dolorosamente commercializzato e con una grande sofferenza nel cuore, decide di lasciare gli amici e il suo mondo per partire verso l’Università di Santa Barbara in California.

Jack comincia la sua esperienza universitaria iscrivendosi a matematica, ma poco dopo passa a cinematografia laureandosi nel 1998.

Terminata l’università Jack Johnson parte per un lungo viaggio con alcuni vecchi amici di surf e filma le loro gesta ovunque andassero. Le diverse ore di registrato produrranno un documentario dal titolo "Thicker Than Water" che ben presto diventerà un cult e verrà premiato nel 2000 come "Video dell’anno" dal Surfer Magazine. Con il suo secondo lavoro cinematografico intitolato “The September Session” il suo nome comincia a farsi largo tra i surfisti di tutto il mondo sia per l'ottimo lavoro alla regia che per le melodie proposte.

Jack oltre alla passione per il surf, continua a coltivare anche la passione per la musica. Cominciò a scrivere pezzi propri dopo aver acquistato un album su cassetta di Bob Dylan durante un viaggio di Surf in Indonesia. Inizialmente i suoi spettacoli musicali erano limitati ad un pubblico di amici seduti intorno ad un falò dopo una giornata di surf e sono proprio i suoi amici ad invitarlo a registrare un demo tape e distribuirlo tra le sue conoscenze.

Una copia del demo, intitolato “Rodeo Clowns”, finisce nelle mani di Garrett Dutton dei G.Love and Special che lo invita a registrare il brano da inserire nel loro imminente disco intitolato “Philadelphonic”.

Da questo momento la vita di Jack Johnson girerà fondamentalmente intorno alla musica. Viene presentato al produttore di Ben Harper, J.P. Plunier, ex dirigente della Virgin Record, che lo invita a registrare il suo album di esordio; “Brushfire Fairytales”. In uno dei brani del disco, Ben Harper suona come ospite ed è proprio facendo da spalla ai concerti di Ben Harper che Jack promuoverà il suo lavoro.

Senza alcun budget di marketing alle spalle, “Brushfire Fairtales”, vende oltre un milione di copie e riceve il disco di platino.

Johnson non si scompone e nella tipica modalità rilassata del surfer Hawaiano non si fa prendere dall’improvviso successo; suona, si diverte e nel tempo libero, nel garage di suo fratello, si dedica a preparare il suo secondo lavoro.

Con “On and On” Johnson approfondisce la critica sociale, toccando sempre più temi ambientali e iniziando a tenere concerti di beneficenza. Fonda, insieme alla moglie Kim, l’Hawaii Foundation Kokua, un ente benefico per promuovere la tutela del fragile ambiente dell’isola attraverso sforzi educativi nelle scuole. ll messaggio per il rispetto dell'ambiente è arrivato anche attraverso una delle canzoni che Johnson ha scritto per la colonna sonora di “Curious George”, l'adattamento cinematografico di storie popolari per bambini. Con il brano “The Three R”, Johnson ha esortato i bambini a diventare consumatori più compatibili con l'ambiente riutilizzando e riciclando. In un’intervista rilasciata ad una rivista americana Jack dirà: “ Credo che mettere un po' di energia per insegnare ai bambini non faccia mai male. Non puoi insegnare troppo, tutto quello che puoi fare è mettere il seme nella loro mente. Cerco di non essere troppo ossessivo su di loro”.

Johnson ha pubblicato il suo terzo disco, “In Between Dreams”, nel marzo del 2005 che vende oltre 2 milioni di copie arrivando in cima alle classifiche Americane ed Europee. Per la prima volta parte con un tour Europeo scoprendo, anche nel vecchio continente, un notevole interesse di pubblico.

Jack Johnson appare spesso sul palco in infradito o addirittura a piedi nudi e si auto considera un fannullone che adora godersi la vita adagiandosi allo scandire del tempo naturale.

Il 17 settembre 2013 Jack Johnson esce con un nuovo lavoro intitolato “From Here To Now to You” dove presenta il nuovo singolo “I Got You”, una tenera ballata dedicata alla moglie Kim.

E’ un disco molto intimo dove il punto di partenza è proprio la vita familiare e dove, per dichiarazione dello stesso Jack, c’è una volontà di condividere con il pubblico le sensazioni personali.

Il disco è quasi un’autobiografia in musica; si raccontano i primi concerti al liceo, la nascita di suo figlio, l’immancabile monito ai giovani drogati di social network, ma soprattutto si sente il segno lasciato dalla morte di suo padre avvenuta nel 2009.

Presentando il disco Jack dirà: “In questo disco ci sono passaggi davvero dolorosi per me. Solo riascoltarli mi riduce in pezzi, ma sono contento così. Reagire alla morte di mio padre ha fatto nascere in me una nuova consapevolezza: ho smesso di essere un figlio che a sua volta aveva avuto dei bambini, e sono diventato prima di tutto un padre per i miei figli. Loro sono la cosa più importante, tutto il resto è diventato secondario. E finalmente mi sento a mio agio nel ruolo”.

Jack Johnson ha trovato un ottimo modo di utilizzare i dischi d'oro e platino vinti. Invece di appenderli al muro, ha deciso di rinunciare ai premi per fare invece donazioni al Kokua Hawai'i Foundation.

Per contattare DJ Tommy Cassano:

tcassano[at]aminstruments.com


LA LENTE

Software sitemi di monitoraggio

Da oltre 20 anni AM Instruments si occupa di ambienti a contaminazione controllata. All’avanguardia nella progettazione e nello sviluppo di sistemi di monitoraggio particellare e microbiologico, che si avvalgono dei più moderni software di controllo, lavoriamo a stretto contatto con il cliente, garantendo la realizzazione di impianti su misura e piena assistenza in tutte le fasi della collaborazione.

I clienti di AM Instrument, operano in settori dove le tecnologie utilizzate devono essere conformi a severe normative e linee guida quali cGMP, GAMP e ISO, quindi devono essere assolutamente sicure, coerenti ed efficaci, garantendo un valido supporto alla produttività.

AM Instruments fornisce servizi di convalida, tarature e corsi di formazione, progettazione e sviluppo di sistemi di monitoraggio particellare e microbiologico. I nostri mercati vanno dal farmaceutico all’elettronico, dal food & beverage all’engineering.

Il settore prevalente dove AM Instruments impiega la sua esperienza è il settore farmaceutico ed elettronico. In questo ambito il conteggio particellare e la rilevazione dei parametri ambientali delle cleanroom, sono presupposti essenziali per assicurare che i processi di produzione siano costantemente sotto controllo. Questi sistemi di monitoraggio sono normalmente definiti come sistemi EMS (Environmental Monitoring System). Il sistema EMS che AM Instruments fornisce ai propri clienti, è in grado di eseguire il monitoraggio di particelle aerotrasportate (con diametri che vanno da 0,1µm ad oltre i 10 µm), monitoraggi microbiologici, nonchè monitoraggio della pressione dei locali, della temperatura e del grado di umidità. Inoltre il sistema è in grado di interfacciarsi con sistemi di produzione, sistemi di condizionamento HVAC e qualsiasi altro dispositivo industriale. I sistemi di monitoraggio di AM Instruments sono in grado di storicizzare qualsiasi tipo di dato, restituendo come dato finale una serie di report altamente personalizzabili, i quali sono lo strumento finale che il nostro cliente utilizza quotidianamente.

L’architettura classica dei nostri sistemi è composta da uno strato di campo gestito direttamente da PLC. Il compito del PLC è quello di gestire le logiche di funzionamento di basso livello per la gestione delle valvole di aspirazione e delle pompe del vuoto. Il PLC si occupa anche di ricevere tutti i segnali analogici provenienti dalle sonde di temperatura, umidità, pressione, e di interfacciarsi con eventuali dispositivi esterni. La parte di controllo particellare è invece delegata allo SCADA. Attraverso protocolli di comunicazioni industriali quali per esempio ModBus TCP/IP, il sistema SCADA si interfaccia direttamente con i sensori particellari, occupandosi dello scambio delle informazioni, come soglie di allarme e valori di conteggio real-time. Compito fondamentale del nostro sistema è la storicizzazione del dato e la conseguente possibilità di eseguire ricerche e produrre report sui dati memorizzati.

Per il particolare ambito in cui i nostri sistemi vengono impiegati, è necessario che questi soddisfino una serie di precise implementazioni, come per esempio la gestione degli utenti a livello, la possibilità di utilizzare regole complesse per la validazione delle password, la scadenza automatica del login utente, la firma elettronica e l’immutabilità del dato memorizzato. Tutte queste regole rientrano negli standard farmaceutici conosciuti come Electronic Signature, Electronic Record, Audit Trail, o più generalmente facenti parte delle normative Eudralex Vol 4 Annex 11 , FDA 21CFR Part 11.

La scelta di utilizzare la piattaforma Movicon di Progea come principale piattaforma di sviluppo, risale al 2008, in occasione dello sviluppo dei primi sistemi con la versione Movicon X.

AM Instruments ha poi seguito passo dopo passo la sua evoluzione, arrivando ad utilizzare con piena soddisfazione l’ultima versione di Movicon 11.4. Ad ogni nuova release sono sempre state introdotte nuove funzionalità che hanno supportato in modo decisivo le nostre esigenze.

La scelta di Movicon è il frutto di una attenta analisi di comparazione con i prodotti dei maggiori competitor presenti sul mercato. Grazie alla sua scalabilità e flessibilità riusciamo a rispondere ad ogni richiesta del cliente, e contemporaneamente a minimizzare al massimo i tempi di sviluppo.

L’uso di Movicon ci permette di avere un approccio alla gestione del progetto software inerente alle linee guida GAMP5, che rappresentano una requisito fondamentale per potere operare nell’ambiente farmaceutico. Il suo supporto nativo agli standard FDA CFR21 Part 11, è un contribuito prezioso, che ci permette di gestire tutta una serie di azioni, in maniera totalmente trasparente. Lo scopo di AM Instruments è quello di riuscire a fornire esattamente il prodotto che il cliente richiede. La semplicità di programmazioni e la flessibilità di Movicon, rendono questo lavoro sicuramente più semplice e produttivo.

Scarica il PDF della brochure "Impianti fissi team in movimento"

Per qualsiasi ulteriore informazione sul software sistemi di monitoraggio e gli impianti fissi contatta Gianni Andreucci (gandreucci[at]aminstruments.com)


AM Instruments ha introdotto dei nuovi sistemi di campionamento monouso, fai clic qui o sull'immagine per vederne i vantaggi e scaricare il minicatalogo. 


UNA PAGINA A CASO

Rubrica di passioni letterarie

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“I sogni di Einstein” è un romanzo pubblicato dall’astrofisico e scrittore americano Alan Lightman nel 1992. Pretesto del racconto sono i sogni che il giovane Albert Einstein, allora impiegato all’Ufficio Brevetti di Berna, avrebbe avuto sulla natura del tempo nella primavera del 1905, un anno magico se si pensa che proprio in quel periodo egli cambia il corso della fisica con la pubblicazione di tre articoli fondamentali. In uno di questi, Zur Elektrodynamik bewegter Körper (“Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento”), Einstein propose la teoria della relatività speciale sull’interazione fra corpi carichi in movimento ed il campo elettromagnetico, vista da diversi osservatori in stati di moto differenti. Nel suo lavoro il fisico rigetta l’idea di un tempo assoluto e propone invece che lo scorrere del tempo e persino l’ordine degli eventi dipendono dalla velocità con la quale un osservatore si muove relativamente ad essi.

In realtà quello di Lightman non è un romanzo su Einstein, che compare solo saltuariamente, ma è una riflessione sul tempo e sull’esistenza degli uomini. Il libro è scandito dalla trentina di date in cui il protagonista avrebbe fatto i suoi sogni, ciascuno dei quali prende in considerazione un modo diverso di concepire il tempo. I sogni sono preceduti da un prologo e seguiti da un epilogo, ambientati nelle due ore della mattina del 29 giugno 1905 in cui Einstein consegna al dattilografo il manoscritto del suo lavoro per sottoporlo poi agli Annalen der Physik . Ecco l’elenco dei sogni in ordine cronologico, ciascuno con la concezione del tempo immaginata:

14 Aprile: Il tempo è un cerchio, l’esperienza individuale ripete se stessa senza fine.

16 Aprile: Il tempo è come l’acqua che scorre, talvolta all’indietro.

19 Aprile: Il tempo ha tre dimensioni, ciascuna delle quali porta a diverse conseguenze.

24 Aprile: Esistono due tempi: quello meccanico e quello corporeo.

26 Aprile: Il tempo scorre più lentamente quanto più si è lontani dal centro della Terra.

28 Aprile: Il tempo è assoluto, un infinito padrone.

3 Maggio: Causa ed effetto sono fortuiti, talvolta gli effetti precedono la causa.

4 Maggio: Il tempo passa, ma succede poco.

8 Maggio: Il tempo si afferra nei suoi ultimi momenti, alla fine del mondo.

10 Maggio: Chi vive nel tempo è solo e nessuno è felice.

11 Maggio: Il passare del tempo porta ordine crescente.

14 Maggio: Il tempo non passa.

15 Maggio: Il tempo non esiste, ci sono solo immagini.

20 Maggio: La gente non ha ricordi.

22 Maggio: Il mondo è un mondo di propositi cambiati, che lascia incomplete molte cose.

29 Maggio: Il tempo passa lentamente per chi è in moto, perciò tutto si muove.

2 Giugno: Il tempo scorre all’indietro.

3 Giugno: Gli uomini vivono solo un giorno, ma quel giorno può essere eterno.

5 Giugno: Il tempo è un senso, come il gusto.

9 Giugno: Gli uomini vivono per sempre, dividendosi in due gruppi: i piùtardi e gli ora.

10 Giugno: Il tempo è una qualità e non può essere misurato.

11 Giugno: Non c’è futuro, il tempo è una linea che termina oggi.

15 Giugno: Il tempo è visibile, si può saltare nel futuro o rimanere nel presente.

17 Giugno: Il tempo è discontinuo, con vuoti e pause.

18 Giugno: C’è un Grande Orologio nel Tempio del Tempo.

20 Giugno: Il tempo è locale, orologi distanti segnano il tempo a velocità diverse.

22 Giugno: Il tempo è rigido, tutte le azioni e i pensieri sono determinati.

25 Giugno: Il tempo e gli eventi possono essere copiati infinitamente con differenti futuri.

27 Giugno: In un mondo di passati instabili, il passato può essere fermo o dimenticato.

28 Giugno: Il tempo è un usignolo.

 

P.S.

La cosa che mi ha colpito di più di questo libro? A un certo punto c’è un’immagine, un’immagine apparentemente distante da qualsiasi teoria fisica. E’ l’abbraccio di una madre a suo figlio, e a seguire, l’abbraccio di due amanti. In questi istanti l’uomo dimentica il tempo, sembra uscire dalla sua ciclicità e dalla sua linearità. E si trova sbalzato improvvisamente nell’eterno. Ecco, sarà una caduta nel romanticismo, ma se ci pensiamo, nei momenti di massimo coinvolgimento e appartenenza alla vita attraverso l’amore, il tempo magicamente diventa un non tempo, un eterno.

Ecco a seguire alcuni sogni...

14 aprile 1905

Supponiamo che il tempo sia un cerchio, che si avvolge su se stesso. Il mondo si ripete con esattezza, senza fine.

In gran parte, la gente non sa che vivrà la sua vita più volte. I commercianti non sanno che faranno lo stesso affare ripetutamente. I politici non sanno che urleranno dalla stessa tribuna un infinito numero di volte nei cicli del tempo. I genitori serberanno il ricordo della prima risata del loro figlio, come se non la dovessero udire mai più. Gli amanti che fanno l’amore la prima volta si spogliano timidamente, mostrando sorpresa alla coscia flessuosa, al delicato capezzolo. Come possono sapere che ogni sguardo segreto, ogni tocco, sarà ripetuto di nuovo e ancora di nuovo, esattamente come prima?

Sul Marktgasse è lo stesso. Come potrebbero sapere i negozianti che ogni maglione fatto a mano, ogni fazzoletto ricamato, ogni dolce al cioccolato, ogni bussola o orologio complicato torneranno alle loro vetrine? All’imbrunire, i negozianti tornano a casa alle loro famiglie o a bere birra nelle taverne, chiamando felicemente gli amici lungo i vicoli a volta, accarezzando ogni momento come uno smeraldo in affidamento temporaneo. Come potrebbero sapere che nulla è temporaneo, che tutto accadrà di nuovo? Non più di quanto una formica che cammina intorno al bordo di un candeliere di cristallo sa che ritornerà dove aveva iniziato.

Nell’ospedale sulla Gerberngasse una donna dice arrivederci a suo marito. Egli giace a letto e la fissa con sguardo vuoto. Negli ultimi due mesi il suo cancro si è diffuso dalla gola al fegato, al pancreas, al cervello. I suoi due bambini siedono su una sedia all’angolo della stanza, spaventati alla nel vedere il padre, le sue guance scavate, la sua pelle impallidita da vecchio. La donna si avvicina al letto e bacia con dolcezza suo marito sulla fronte, sussurra arrivederci e se ne va in fretta con i piccoli. È sicura che è stato l’ultimo bacio. Come fa a sapere che il tempo ricomincerà di nuovo, che di nuovo nascerà, studierà di nuovo al ginnasio, esporrà i suoi dipinti nella galleria di Zurigo, incontrerà di nuovo suo marito nella piccola biblioteca di Friburgo, andrà di nuovo con lui in barca a vela sul lago di Thun in un caldo giorno di luglio, partorirà di nuovo, che suo marito lavorerà di nuovo per otto anni nell’industria farmaceutica e tornerà a casa una sera con un gonfiore in gola, vomiterà di nuovo, diventerà debole e finirà in questo ospedale, questa stanza, questo letto, questo momento. Come fa a saperlo?

In un mondo in cui il tempo è un cerchio, ogni stretta di mano, ogni bacio, ogni nascita, ogni parola saranno ripetute con precisione. Così anche ogni momento in cui due amici cessano di essere amici, ogni volta che una famiglia si spacca a causa del denaro, ogni commento maligno in una discussione tra marito e moglie, ogni opportunità negata per la gelosia di un superiore, ogni promessa non mantenuta.

E proprio perché tutte le cose nel futuro saranno ripetute, tutte le cose che accadono oggi sono accadute un milione di volte in precedenza. Poche persone in ogni città, nei loro sogni, sono vagamente coscienti che tutto ciò è accaduto nel passato. Questo sono le persone con vite infelici, e esse colgono che i loro errori di giudizio, le azioni sbagliate e la cattiva fortuna hanno avuto luogo nel precedente giro del tempo. Nel cuore della notte questi cittadini maledetti lottano con le loro lenzuola, incapaci di quiete, colpiti dalla consapevolezza di non poter cambiare una singola azione, un singolo gesto. I loro errori saranno ripetuti con precisione in questa vita come in quella precedente. E sono questi doppi infelici a dare l’unico segno che il tempo è un cerchio. Perché in ogni città, a notte tarda, le strade vuote e i balconi si riempiono dei loro lamenti.

 

19 aprile 1905

È un freddo mattino di novembre ed è caduta la prima neve. Un uomo in un lungo cappotto di pelle si trova sul suo balcone al quarto piano sopra Kramgasse, che si affaccia sulla fontana Zähringer e sulla strada bianca al di sotto. A est egli può vedere la fragile guglia della Cattedrale di San Vincenzo, a ovest il tetto ricurvo della Torre dell’Orologio. Ma l’uomo non sta guardando a est o a ovest. Sta fissando un minuscolo cappello rosso lasciato nella neve là sotto, e sta pensando. Deve andare alla casa della donna a Friburgo? Le sue mani afferrano la ringhiera di metallo, la lasciano, la afferrano di nuovo. Deve andarla a trovare? Deve andarla a trovare?

Decide di non vederla di nuovo. Lei è manipolatrice e critica e può rendere la sua vita miserabile. Forse lei non è per niente interessata a lui. Così decide di non vederla di nuovo. Invece, gli piace la compagnia degli uomini. Lavora duro nel ramo farmaceutico, dove difficilmente nota l’assistente donna del manager. Alla sera va con i suoi amici a bere birra alla brasserie sulla Kochergasse, impara a fare la fonduta. Poi, in tre anni, incontra un’altra donna in un negozio di abbigliamento a Neuchâtel. Lei è carina. Fa l’amore con lui molto lentamente, per alcuni mesi. Dopo un anno viene a vivere con lui a Berna. Vivono tranquillamente, passeggiano insieme lungo l’Aar, sono compagni uno dell’altra, invecchiati e soddisfatti.

Nel secondo mondo l’uomo con il lungo cappotto di pelle decide che deve andare a trovare di nuovo la donna di Friburgo. La conosce a malapena, lei potrebbe essere manipolatrice, e i suoi movimenti alludere all’incostanza, ma il modo in cui il suo viso si ammorbidisce quando sorride, quella risata, quell’abile uso delle parole... Sì, deve vederla di nuovo. Si reca alla casa di lei a Friburgo, siede con lei sul divano, certi momenti sente il proprio cuore battere forte, si illanguidisce alla vista del candore delle sue braccia. Fanno l’amore, forte e con passione. Lei lo persuade a trasferirsi a Friburgo. Lui lascia il suo lavoro a Berna e comincia a lavorare alla Posta di Friburgo. Egli brucia d’amore per lei. Ogni giorno torna a casa a mezzogiorno. Mangiano, fanno l’amore, discutono, lei si lamenta di aver bisogno di più soldi, lui la implora, lei gli lancia stoviglie, fanno di nuovo l’amore, lui torna alla Posta. Lei minaccia di lasciarlo, ma non lo fa. Egli vive per lei, ed è felice con la sua angoscia.

Anche nel terzo mondo lui decide che deve assolutamente vederla dio nuovo. La conosce a malapena, lei potrebbe essere manipolatrice, e i suoi movimenti alludere all’incostanza, ma il modo in cui il suo viso si ammorbidisce quando sorride, quella risata, quell’abile uso delle parole... Sì, deve vederla di nuovo. Si reca alla casa di lei a Friburgo, la incontra sulla porta, prende il tè con lei sul tavolo della cucina. Parlano del lavoro di lei alla biblioteca, di quello di lui nel ramo fartmaceutico. Dopo un’ora lei dice che deve partire per aiutare un amico, gli dice arrivederci, si stringono la mano. Lui percorre i trenta chilometri di ritorno a Berna, si sente vuoto durante la corsa del treno verso casa, va nel suo appartamento al quarto piano sulla Kramgasse, sta sul balcone e fissa un minuscolo cappello rosso lasciato nella neve là sotto.

Queste tre catene di avvenimenti accadono davvero tutte simultaneamente. Perché in questo mondo il tempo possiede tre dimensioni, come lo spazio. Proprio come un oggetto può muoversi in tre direzioni perpendicolari, corrispondenti all’orizzontale, alla verticale e alla trasversale, così un oggetto può condividere tre futuri perpendicolari. Ogni futuro si muove in una diversa direzione del tempo. Ogni futuro è reale. A ogni punto di decisione, se visitare una donna a Friburgo o comprare un nuovo cappotto, il mondo si divide in tre mondi, ciascuno con le stesse persone ma con destini differenti per quelle persone. Nel tempo esistono infiniti mondi.

Alcuni sottovalutano l'importanza delle decisioni, sostenendo che avvengono tutte le decisioni possibili. In tale mondo, come si può essere ritenuti responsabili delle proprie azioni? Altri ritengono che ciascuna decisione deve essere esaminata e impegnata, che senza impegno c’è il caos. Quelle persone sono soddisfatte di vivere in mondi contraddittori, a condizione di conoscere la ragione di ciascuno di essi.

 

11 maggio 1905

Camminando lungo il Marktgasse si gode di una vista meravigliosa. Le ciliegie nelle bancarelle della frutta sono ordinate in file, i cappelli nel negozio di modisteria sono accuratamente impilati, i fiori sui balconi sono disposti in perfette simmetrie,sul pavimento del fornaio non ci sono briciole, neanche un goccio di latte è caduto sull’acciottolato della fabbrica di burro. Niente è fuori posto.

Quando un’allegra comitiva lascia il ristorante, i tavoli sono più in ordine di prima. Quando il vento soffia delicatamente lungo la strada, la strada è scopata alla perfezione, lo sporco e la polvere trasportati ai margini della città. Quando le onde del lago s’infrangono sulla riva, la riva si ricostruisce. Quando le foglie cadono dagli alberi, le foglie si schierano come uccelli in una formazione a V. Quando le nuvole danno forma a dei volti, i volti permangono. Quando una pipa libera fumo in una stanza, la fuliggine si dirige verso un angolo della stanza, lasciando l’aria pulita. I balconi esposti al vento e alla pioggia diventano più brillanti con il tempo. Il rumore del tuono fa sì che un vaso rotto si ripari da solo e i cocci frantumati balzino alle precise posizioni in cui si sistemano e si legano. L’aroma fragrante di un carretto di cannella che passa si intensifica, non si disperde, con il tempo.

Sembrano strani questi fatti?

In questo mondo lo scorrere del tempo porta a un ordine crescente. L’ordine è la legge della natura, la tendenza generale, la direzione cosmica. Se il tempo è una freccia, quella freccia punta verso l’ordine. Il futuro è struttura, organizzazione, unione, intensificazione; il passato è casualità, confusione, disintegrazione, dissipazione.

I filosofi hanno dedotto che, senza una tendenza all’ordine, il tempo sarebbe privo di significato. Il futuro sarebbe indistinguibile dal passato. Le sequenze di eventi sarebbero così solamente tante scene fortuite prese da mille racconti. La storia sarebbe indistinta, come la nebbia lentamente raccolta dalle cime degli alberi nella sera.

In tale mondo le persone con case disordinate stanno sdraiate nei loro letti e aspettano che le forze della natura spingano via la polvere dai loro davanzali e lucidino le scarpe nei loro armadi. Le persone con affari disordinati possono fare picnic mentre le loro agende si organizzano, i loro appuntamenti sono presi, i loro conti correnti portati in pareggio. Rossetti e spazzole e lettere possono essere mescolati nelle borse con la soddisfazione che essi usciranno da soli automaticamente. I giardini non dovranno mai essere potati, le erbacce mai strappate. Le scrivanie diventano ordinate entro la fine della giornata. I vestiti sul pavimento alla sera sono posati sulle sedie al mattino. I calzini perduti si ritrovano.

Se si visita una città in primavera, si gode di un’altra vista meravigliosa. Infatti in primavera gli abitanti si disgustano dell’ordine nelle loro vite. In primavera la gente furiosamente lascia rifiuti in casa. Scopano lo sporco all’interno, rompono sedie, rompono finestre. Sulla Aarbergergasse, o qualsiasi viale residenziale in primavera, si odono i rumori di vetri rotti, grida, urla, risate. In primavera, la gente si incontra in orari non prestabiliti, brucia le proprie agende, getta via gli orologi, beve per tutta la sera. Questo abbandono isterico continua fino all’estate, quando le persone riacquistano il senno e ritornano all’ordine.


CALEIDOSCOPIO

Andy Warhol

MUSEO FONDAZIONE ROMA, PALAZZO CIPOLLA

DAL 18 APRILE 2014

Andy Warhol dalla Brant Foundation è un’occasione rarissima per il pubblico di poter vedere uno dei gruppi di opere più importanti dell’artista americano padre della Pop Art, raccolto non da un semplice collezionista, ma da un personaggio, Peter Brant, intimo amico di Warhol, con il quale ha condiviso gli anni artisticamente e culturalmente più vivaci della New York degli anno ’60 e ’70.

Ancora ventenne nel 1967 Peter Brant acquistò la sua prima opera di Warhol, un disegno della famosa Campbell’s Soup, iniziando quella che sarebbe diventata una delle più importanti collezioni di arte contemporanea del mondo.

L’esposizione presenta oltre 150 opere, tele, fotografie, sculture che fanno parte della Brant Foundation e raccontano una storia intensa ed uno scambio culturale unico fra il giovane collezionista e l’artista. Un incontro dal quale nascerà un sodalizio unico dal quale sfocerà la mitica e rivoluzionaria rivista Interview fondata da Warhol stesso nel 1969 e che Brant acquisterà con la sua casa editrice subito dopo la morte dell’artista nel 1987.

La mostra parte dai primi disegni del Warhol illustratore per finire con le spettacolari Ultime Cene e gli autoritratti passando attraverso le opere più iconiche come le Electric Chairs, il grande ritratto di Mao, i fiori e uno dei più famosi capolavori di Warhol, Blue Shot Marilyn, il ritratto della famosa attrice Americana con in mezzo agli occhi il segno restaurato di uno dei colpi di pistola esploso da un’amica dell’artista nel 1964, che Brant avrebbe poi acquistato per 5000 dollari nel 1967 con i proventi di un piccolo investimento.

Attraverso capolavori e opere altrettanto sorprendenti ma meno conosciute, come una serie di Polaroid mai viste prima in Europa, la mostra della Brant Foundation non racconta semplicemente il Warhol star del mondo dell’arte e del mercato ma anche il Warhol intimo, l’amico, l’uomo.

La mostra parte dai primi disegni del Warhol illustratore per finire con le spettacolari Ultime Cene e gli autoritratti passando attraverso le opere più iconiche come le Electric Chairs, il grande ritratto di Mao, i fiori e uno dei più famosi capolavori di Warhol, Blue Shot Marilyn, il ritratto della famosa attrice Americana con in mezzo agli occhi il segno restaurato di un dei colpi di pistola esploso da un’amica dell’artista nel 1964, che Brant avrebbe poi acquistato per 5000 dollari nel 1967 con i proventi di un piccolo investimento. Attraverso capolavori e opere altrettanto sorprendenti ma meno conosciute, come una serie di Polaroid mai viste prima in Europa, la mostra della Brant Foundation non racconta semplicemente il Warhol star del mondo dell’arte e del mercato ma anche il Warhol intimo, l’amico, l’uomo.


WARP ATTACK

Una scuola senza voti

Warp Attack questo mese vuole essere un sasso lanciato nell’acqua, un tuffo e cerchi che man mano si allargano. I pensieri che riporto vogliono essere non conclusione certa ma stimolo a una riflessione. Comicniando da Facebook. Trovo questa lettera, condivisa da uno sconosciuto. E’ una lettera “rivoluzionaria” rispetto a un sistema, una modalità di giudizio, un’istituzione. Ed è una rivoluzione pacifica. Leggo, rifletto e riporto:

Una maestra, dopo aver consegnato le schede di valutazione ai genitori, scrive queste riflessioni sul voto nella sua bacheca:

"Non sono stata capace di dire no. No ai voti. Alla separazione dei bambini in base a quello che riescono a fare. A chiudere i bambini in un numero. Ad insegnare loro una matematica dell’essere, secondo la quale più il voto è alto più un bambino vale.

Il voto corrompe. Il voto divide. Il voto classifica. Il voto separa. Il voto è il più subdolo disintegratore di una comunità. Il voto cancella le storie, il cammino, lo sforzo e l’impegno del fare insieme. Il voto è brutale, premia e punisce, esalta ed umilia. Il voto sbaglia, nel momento che sancisce, inciampa nel variabile umano. Il voto dimentica da dove si viene. Il voto non è il volto.

I voti fanno star male chi li mette e chi li riceve. Creano ansia, confronti, successi e fallimenti. I voti distruggono il piacere di scoprire e di imparare, ognuno con i propri tempi facendo quel che può. I voti disturbano la crescita, l’autostima e la considerazione degli altri. I voti mietono vittime e creano presunzioni.

I voti non si danno ai bambini. In particolare a quelli che non ce la fanno.

La maestra lo sa bene, perciò è colpevole. Per non aver fatto obiezione di coscienza."

Il "maestro" Manzi riportava nella scheda di valutazione di tutti gli studenti la stessa formula: "Ha fatto quel che può, quel che non può non fa".

Cerco lo sconosciuto portatore del messaggio, che scopro essere maestro, poi dirigente scolastico e scrittore.
E guarda caso, il titolo del suo libro è “Gli adulti sono bambini andati a male”, che così viene presentato dalla casa editrice.

 

 

“I bambini possono essere «guastati» in tanti modi: gli adulti, il sistema, gli apparati hanno escogitato e praticano, spesso senza averne consapevolezza, infinite forme di corruzione, precoci, sottili, insistite, alle quali la pur eroica capacità di resistenza (e resilienza) della vitalità primitiva non riesce a opporsi.Si pretende dal bambino che faccia ciò che non è in grado di fare, esponendolo a un sicuro insuccesso che assume i connotati del fallimento; oppure sono i modi di essere della scuola (metodi, valori, regole) a sconfiggere l’alunno, dal quale si pretende che sia ciò che non può essere.
Il risultato non cambia: lo studente meno adattato (meno «adatto»), il più bisognoso (di cure, attenzioni, gratificazioni, rassicurazioni) non regge il ritmo della classe, «rimane indietro» rispetto ai compagni che si allontanano e, come l’insegnante, lo allontanano. Seguono l’umiliazione della ripetenza e l’abbandono.Una denuncia degli aspetti più dannosi dell’istituzione scolastica, un grido di allarme per evitare che gli adulti di domani siano «bambini andati a male oggi».”

Decido di scavare ancora un po’. E trovo un altro maestro, e padre, che così scrive rispetto alla propria esperienza:

Ci sono tre modi per educare:
con l’ambizione, con la paura e con l’amore.
Noi rinunciamo ai primi due
— Rudolf Steiner

Giugno, tempo di pagelle scolastiche.

Anche nella scuola steineriana di Reggio Emilia vengono consegnate, di due tipi però. Ci sono quelle previste dalla parità scolastica e identiche a quelle delle altre scuole; poi ci sono le pagelle artistiche, quelle specifiche della pedagogia Waldorf.

L’educazione Waldorf non prevede voti. Né durante l’anno per valutare una singola attività né, a maggior ragione, a fine anno per sintetizzarne il bilancio. Questo perché, a differenza della scuola pubblica, al centro della valutazione non sta il programma scolastico, quanto è stato fatto e appreso di ciò che il Ministero prevede. Nella pedagogia Waldorf al centro sta l’alunno, con le sue individuali capacità, i sui individuali tempi e modi di apprendimento, la sua storia individuale.

Il maestro conosce queste individualità una per una e per ognuna disegna una singola traiettoria di apprendimento, all’interno di quell’organismo vivo e coeso che è una classe, una comunità che crescerà insieme per otto anni (dalla prima all’ottava, cioè la terza media).

Pensiamoci un attimo: a cosa servono veramente i voti? A cosa serve che un bambino sappia che la sua prestazione è stata valutata da 5 piuttosto che da 7? A cosa serve che tutta la classe venga a conoscenza della valutazione di ciascuno? Ancora: come garantire ai bambini l’oggettività del giudizio del maestro? Come garantire ai bambini la continuità nel tempo dell’imparzialità?

I voti generano di fatto due atteggiamenti dannosi per lo sviluppo equilibrato dell’Io del bambino. Quelli negativi o non conformi alle attese (soprattutto di quei genitori che cercano nei figli rivincite o compensazioni) minano l’autostima dei bambini. Il percorso lento di un bambino non è necessariamente indice di scarso impegno. Molte volte è la combinazione di fattori familiari, emotivi o sociali che la scuola si guarda bene dall’indagare (ah, la privacy!) ma che non di meno influenzano la formazione dei piccoli.

Mortificare nei primi anni di scuola gli sforzi fatti e veramente conosciuti solo dai diretti interessati, significa contribuire a pregiudicare l’atteggiamento che in futuro i ragazzi avranno nei confronti delle proprie capacità e possibilità.

In secondo luogo i voti minano le forze di volontà dei bambini, lavorando, invece che sulla libertà e la responsabilità, sull’utilitarismo. Le motivazioni per lo studio non risiedono più dunque nella libera volontà di farlo (o di non farlo) ma nella finalità del voto: studiare per far contenti gli insegnanti e i genitori, con tutto ciò che ne deriva sotto forma di compensi e regali.

Ma la questione non finisce con i danni provocati al bambino, si estendono anche verso la salute dell’organismo sociale. I voti, infatti, sono la prima occasione che i bambini hanno di sperimentare sulla loro pelle l’ingiustizia sociale, minando così, attraverso l’autorità del maestro, l’autorità della legge.

I voti, infine, avallano nei fatti il principio della competizione, leva di affermazione individuale e metrica del successo sociale, inculcata in tal modo fin dalle elementari nell’anima dei bambini. Quanti insegnanti lamentano l’incapacità di genitori “di successo” di accettare l’insuccesso scolastico dei loro figli?

Ma allora in cosa consistono le pagelle di questa scuola così “strana”?

Durante l’anno ogni classe affronta un insieme di materie che stimolano fortemente le capacità immaginative degli alunni: in prima il mondo delle fiabe, in seconda il mondo degli animali e la biografia dei santi, in terza le grandi narrazioni sulla nascita del mondo, in quarta la mitologia nordica, in quinta la botanica. Ogni anno il maestro prepara dunque un racconto (alcuni lo fanno in forma poetica) che ha per protagonista il singolo alunno, rappresentato in una forma che lo scolaro ha imparato a conoscere e nella quale, riconoscendosi, può farsi un’immagine viva di sé: del suo percorso, dei suoi punti di forza e dei suoi limiti. Al contrario i voti numerici restituiscono un’immagine statica, una fotografia arida e cristallizzata della dinamica vitale che è un processo formativo.

Questa narrazione sarà imparata a memoria durante l’estate e ripetuta davanti ai compagni nei primi giorni dell’anno successivo. Ciò consentirà di portare dentro di sé un’immagine potente e viva del proprio Io, dove non c’è un meglio o un peggio, ma caratteri e percorsi che ognuno è in grado di valutare in autonomia.

Mio figlio grande è stato in prima un soldato fedele al proprio Re, in seconda un cane che si libera dalle catene, poi il Tobia biblico, poi Odino, quest’anno un noce. Lette in sequenza (vengono raccolte nello stesso quaderno e illustrate dal maestro) consentono di rivedere tutto il suo percorso evolutivo, la sua progressiva conquista di un equilibrio tra il rigore che rischia di ingessare la creatività e una sana flessibilità nell’osservare le regole.

Quanto poi abbia appreso delle singole discipline (le ore di matematica, di grammatica, di scienze, di musica, di lingua straniera… sono le medesime di una scuola pubblica, con qualche materia “speciale” che in altri articoli ho già descritto) è cosa che viene delegata ai numerosi colloqui con i maestri di materia.

Molto spesso si scambia per lassismo “frikkettone” la regola del non-voto o dell’impossibilità di essere bocciati nella scuola Waldorf. Una sorta di socialismo del merito come accadeva con il 6 politico o gli esami collettivi. Nulla di più sbagliato. Al contrario si tratta di una conquista fondamentale nel campo dell’educazione sociale, indice di una grande maturità del sistema formativo e dei genitori, perché fondata su libertà e responsabilità individuali.

In questo modo i bambini imparano, nei molti anni passati in comune, a studiare e a vivere, a gioire e ad arrabbiarsi insieme. Essi sperimentano i risultati degli stimoli e dei vincoli che si creano in una comunità indisgregabile. Le difficoltà di uno scolaro non vengono ulteriormente punite (già ci sono, perché accanirsi?), piuttosto si cerca, nella comunità della classe e della scuola, la via adatta a ogni individuo.

“È fondamentale che i bambini sviluppino autostima. Non un’autostima orgogliosa, ma un’autostima che sa una cosa precisa: io ho un compito nel mondo. I bambini non ne hanno una consapevolezza diretta, ma sentono che è così.” (Thomas Homberger, maestro di maestri Waldorf)

E infine...Il 2 marzo 2014 è morto a Drizzona, in provincia di Cremona, Mario Lodi, maestro elementare, pedagogista e scrittore. Aveva 92 anni. Fin dal dopoguerra ha unito cultura e impegno civile, insegnamento e osservazione cercando di eliminare dalla scuola ogni atteggiamento autoritario e di mettere invece al centro il bambino. Nel 1989, con i soldi del Premio internazionale Lego, fonda l’associazione Casa delle arti e del gioco, un laboratorio di studi e ricerche sulla cultura del bambino che promuove “la formazione degli insegnanti e dei cittadini fondata sui valori della costituzione italiana”.

Ecco la scuola di Mario Lodi:

Gli alunni sono sovente distratti, non si interessano alle lezioni che preparo scrupolosamente, “dimenticano” di fare firmare ai genitori le osservazioni sul comportamento, “dimenticano” persino di acquistare i quaderni. In compenso tengono in classe una disciplina passiva che mi sgomenta: fermi come statue, coi cervelli inerti, spesso non restituiscono nemmeno il sorriso. Forse hanno paura di me, perché quando voglio conversare con loro nei momenti di ricreazione, esaurite le notiziole superficiali, si chiudono in un gelido silenzio che non riesco a rompere. Indubbiamente per questi ragazzi la scuola è sacrificio; il loro comportamento passivo lo dimostra. Ma qual è la causa? È facile attribuirla alla scarsa volontà e al carattere dei ragazzi; e se fosse altrove, ad esempio nell’organizzazione della scuola stessa? Tanto nella società come nella scuola credo non ci possano essere che due modi di vivere: o la sottomissione a un capo non eletto, oppure un sistema in cui la libertà di ognuno sia rispettata, condizionata solo dalle necessità di tutti. Il paternalismo, nella società degli adulti come nella scuola, non è che una forma insidiosa dell’autoritarismo che concede una finta libertà. Se la scuola non deve soltanto istruire, ma anche e soprattutto educare, formando cioè il cittadino capace di inserirsi nella società col diritto di esporre le proprie idee e col dovere di ascoltare le opinioni degli altri, questa scuola fondata sull’autorità del maestro e la sottomissione dello scolaro non assolve al suo compito perché è staccata dalla vita”.

11 ottobre 1951


NO COMMENT

L'immagine del mese

"Altro che primavera... qui ci si sono ghiacciati i cavi!!!!". Immagine di Alessandro Besana (abesana[at]aminstruments.com)


AM KIDS

Monsters

Immagine di Davide Bottazzi, classe '98

Pioveva, quella notte.

La pioggia batteva sul vetro della finestra, come un incessante ticchettio. Io, però, non lo sentivo. Il battito del mio cuore mi otturava le orecchie, sovrastava ogni suono. Pulsava, pulsava di paura.

Non ero sola nella mia stanza. Loro erano lì, li sentivo, percepivo la loro presenza; quelle ombre che la notte prendevano vita, rovinando la mia.

Non li potevo vedere, non li volevo vedere. Non mi azzardavo ad aprire gli occhi; sapevo com’erano le loro facce, il loro sguardo vitreo e spaventoso... Non ci tenevo ad incontrare ancora quegli occhi.

Sentivo il loro respiro sulla mia pelle, e rabbrividivo ogni volta.

Una lacrima silenziosa solcò la mia guancia, ma venne subito raccolta da qualcun altro. Sussultai.

Mi immersi sempre di più tra le coperte; afferrai i lembi del lenzuolo e me lo tirai fin sopra la testa.

Neanche lì però mi sentivo al sicuro.

Ancora non aprivo gli occhi. Sapevo che la luce della luna, che filtrava dalla finestra, avrebbe riflesso le loro ombre.

Mi rannicchiai su me stessa, abbracciandomi le ginocchia, e cominciai a singhiozzare.

Qualcosa mi sfiorò i piedi e un gemito di terrore fuoriuscì dalla mia bocca.

Volevo urlare, chiedere aiuto, volevo reagire, ma ero paralizzata; avevo il fiato bloccato in gola, mi sentivo come se qualcuno mi avesse annodato le corde vocali.

Continuai a piangere silenziosamente, attendendo insonne l’alba.


Fin da piccoli ci insegnano che i mostri non esistono. Col tempo impariamo che i mostri sono solo dentro la nostra testa. Nessuno, però, ci ha mai insegnato cosa fare nel caso in cui questi mostri escano dalla nostra mente, per trascinarci con loro nell’ombra.

 

Di Emma Belletti, classe '99. 

Per contattare Emma e Davide scrivi a warpamkids[at]aminstruments.com


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia all'evento cleanroom!

ortensia2.jpg

Milano. Ore 8 del mattino. Freddo tremendo e mannaggia le particelle, proprio ora dovevo trasformarmi in Ortensia 2.0! Nessuno mi aveva detto che portare la gonna volesse dire indossare un impianto di raffreddamento!!! E poi già tremo dalla paura. Oggi dovremo tenere una conferenza sulla tecnologia iHp al convegno sulle cleanroom. Stanotte ho ripassato tutto a mente, occhi chiusi, massima concentrazione, ho ripetuto parola per parola la mia parte. Chissà se il Denny ha fatto lo stesso. Penso proprio di no! Anzi, mi ha detto che sarebbe stato totalmente inutile perchè a questi eventi si arriva si preparati, ma non bisogna pensare che le cose vadano come ci aspettiamo. Mi ha detto che basta una domanda, una domanda che non ti aspetti, e devi essere pronto a tutto. E Lavinia! Lavinia sarà bellissima e prefessionale, come sempre. E soprattutto avrà i capelli a posto. Io mi sono portata la piastra, alle brutte entro in bagno, cerco una presa, e domo i ricci capricci.

Eccoli. Il passo sicuro, facile per lui senza tacco 12, e per lei che ci è nata. Sono certa che in sala parto Lavinia già camminava sicura con tacco 12 verso la sua culla. Io inciampo nei miei malleoli, e per poco non mi spalmo nel corridoio.

Quando entriamo c’è già una gran folla, tutti professionisti e professionali. E io mi ricordo della legge di Murphy che da sempre mi accompagna. Se qualcosa può andar male di certo ci andrà. Mannaggia pure Murphy.

Lavinia mi guarda, lo sa che sto morendo! Così mi da una scossa.

“Ortensia, vai alla grande, dai!“

E va alla grande davvero!

Lavinia introduce l’argomento, l’importanza della sterilizzazione ambientale. Denny subentra illustrando le performance della tecnologia iHp. Il nostro pubblico partecipa, è interessato. Soprattutto quando si parla dei vantaggi rispetto ai sistemi tradizionali. Il nostro è un sistema rapido ed efficace, non ci sono rischi per l’operatore, e va di lusso perchè non bisogna neanche preparare prima i locali! Oh mamma, tocca a me... Traballo sui tacchi, sono al centro, circondata dai miei angeli custodi, Denny e Lavinia. E inizio:

Una soluzione liquida con perossido di idrogeno a bassa concentrazione (7,5%) viene spinta attraverso un ugello, creando una nebbia, che viene ionizzata passando attraverso un arco voltaico di 17.000V. Le microgocce componenti la nebbia ionizzata sono tutte ugualmente cariche, si respingono quindi reciprocamente diffondendosi nell’ambiente con caratteristiche di dispersione pari a quelle di un gas…..Wow, sono una bomba!

(abbiamo distribuito un sacco di brochure!)

Lavinia sorride, e Denny mi da una gran pacca sulla spalla. Sono della squadra! E ho pure i ricci capricci a posto!


La storia di Ortensia Malincuore continua sul prossimo numero di WARP. Se non sei già nella nostra lista:

 

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