WARP, Marzo-Aprile 2016

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


TOP NEWS

Pharmintech 2016 - leggi

SPECIALE MILANO MARATHON

Gli AM Runners corrono per Dynamo Camp - leggi

PASSWORD

La parola d'accesso di questo numero è "Epifania" (ma non è la befana!) - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Jeff Buckley - leggi o ascolta

MI PIACE! (+1)

La scuola Penny Wirton - leggi

UNA PAGINA A CASO

Woody Allen - Parole e immagini - leggi

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Nazim Hikmet - leggi

WARP ATTACK

Il medico di Lampedusa - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

Bambini migranti - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

H2O2 - leggi


PHARMINTECH 2016

Vieni a trovarci!

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PADIGLIONE 22 - STAND A45
 

In occasione di Pharmintech 2016, AM Instruments si propone con un percorso attraverso l’offerta globale e i prodotti innovativi dell’azienda e il programma di attività GMP Oriented 2015:2020
L’obiettivo del programma: annullare le distanze tra cliente e fornitore, creando una sinergia di modalità operative, obiettivi e risultati.

AM Instruments presenta due novità assolute, frutto della ricerca e sviluppo dell’azienda che da oltre 25 anni è in primo piano nel controllo della contaminazione.

My&Clean, l’innovativo dispositivo automatico per la disinfezione delle mani guantate in grado di assicurare la sterilità in uso. AM Instruments rende la sanitizzazione delle mani guantate un’operazione semplice, ripetibile e in linea con quanto prescritto dalle cGMP.

MyPage+, dispositivo di messaggistica broadcast per ambienti classificati. L’informazione diretta e immediata, gestibile da un’unica postazione in grado di trasmettere messaggi di testo, immagini e video. MyPage+ offre la possibilità di disporre di template e formati diversi secondo specifiche esigenze e trasmettere molteplici informazioni contemporaneamente anche a più dispositivi. 
 
Presso lo stand sarà possibile compilare una cartolina per prenotare demo dei nuovi prodotti presso le sedi dei clienti.
 
Vieni a trovarci!

E non dimenticare di riempire la cartolina. Potrai ricevere materiale informativo sulle linee di tuo interesse e prenotare demo presso la tua azienda.


SPECIALE MILANO MARATHON

Gli AM Runners corrono per Dynamo Camp

AM Instruments non poteva non partecipare alla Milano Marathon, la competizione sportiva che ha avuto luogo il 3 aprile nel cuore del capoluogo lombardo. Per due ragioni fondamentali. I nostri ragazzi e le nostre ragazze, appassionati sportivi, non potevano rinunciare alla maratona più cool della stagione. Ma la ragione più importante è stata la possibilità di correre con una bandiera particolare, quella di Dynamo Camp!
AM Instruments sostiene il sociale in molti ambiti, ma i bambini più di tutti, ci stanno particolarmente a cuore. La Dynamo Camp se ne occupa nei momenti più difficili, per loro e per le loro famiglie. Come dicono loro stessi:
“La malattia ci pone sempre davanti a una sfida. Una sfida con le nostre paure, i nostri limiti, i nostri punti di forza e di debolezza.
La sfida che questa volta abbiamo scelto di raccogliere, correndo la Milano Marathon, è di portare al Camp 25 famiglie provenienti da tutta Italia con bambini affetti da diverse patologie, per lo più neurologiche e sindromi rare, nella sessione del 23-25 settembre 2016.
L’approccio della Terapia Ricreativa secondo cui sono concepiti i programmi ha l’obiettivo di coinvolgere gli ospiti di Dynamo Camp, grandi e piccini, in attività divertenti ed emozionanti che siano di stimolo alle loro capacità e rinnovino la fiducia in loro stessi e nelle loro possibilità.
Dynamo nelle parole di Rita, mamma di Martina, ospiti nella sessione famiglie del 6-8 novembre 2015: “Abbiamo passato tre giorni stupendi insieme a delle persone meravigliose che hanno impiegato il loro tempo a farci divertire e a soddisfare i desideri dei nostri ragazzi. Venerdì sera Martina ha raccontato ai nostri ” dynamici” che non aveva una foto con Babbo Natale e sabato sera Babbo Natale era con lei. Sono stati 3 giorni che resteranno per sempre nel nostro cuore insieme a tutti voi, allo staff, ai dynamici.”
Per AM Instruments, hanno partecipato i nostri dynamici Simone Raimondi‎; Luca Camillo‎; Andrea Calda‎; Fabio Fioravanti; Davide Cusa‎; Andrea Nava‎; Isabella Salvagnin‎; Stefano Motta. Incuranti della competizione hanno tagliato il traguardo tenendosi per mano!
 
Il giorno dopo ho ricevuto i loro messaggi

Ciao Cristina,
sono Davide uno dei runners che ha partecipato alla maratona di Milano.
Io ho trascorso una giornata fantastica insieme ai miei compagni/colleghi, e partecipare alla staffetta con loro è stata un’esperienza indimenticabile.
Lo sport è VITA!
— Davide
A volte le soddisfazioni sportive possono non venire dal cronometro o da una posizione in classifica, ma semplicemente dal sorriso di un compagno di gara, che arriva al traguardo dopo avere fatto 10Km di fatica! Se poi aggiungi la consapevolezza che la tua fatica ha contribuito ad aiutare una bellissima realtà come Dynamo camp, il risultato è un esplosione di energia positiva!
— Simone
Che dire... per me l’avventura è cominciata a Novembre quando, contagiata dall’entusiasmo di Cinzia e Roberto e desiderosa di mettermi alla prova, ho deciso di accettare la proposta di Simone e di unirmi alla squadra degli aspiranti runners.
Inizialmente sono stata un po’ titubante, in quanto, nonostante ami le passeggiate e lo sport in generale, ho sempre avuto una forte avversione per la corsa. Ma poi mi sono detta: perché non dedicare un pochino del mio tempo e delle mie energie a favore di una causa così nobile come quella sostenuta da Dynamo Camp? Alla fine avrei fatto del bene agli altri facendolo a me stessa.
E così è cominciato un percorso di 5 mesi fatto di allenamenti e qualche piccolo sacrificio, con il solo obiettivo di arrivare ad Aprile sufficientemente in forma per poter tenere il passo dei miei compagni ed arrivare al traguardo tutti insieme.
E così è stato! L’emozione che ho provato quando, con uno sprint finale, ho superato la riga dell’arrivo con gli altri è indescrivibile!
Non immaginavo che da questa esperienza avrei ricevuto più di quanto ho dato: ho imparato ad avere più fiducia in me stessa, a non pormi dei limiti e ad aspirare a fare sempre meglio. Inoltre è stata un’ottima occasione per trascorrere del tempo tra colleghi e conoscerci meglio.
La manifestazione è stata una bellissima esperienza di condivisione e altruismo, e l’atmosfera di gioia e solidarietà si respirava ad ogni angolo!
Nessuno correva per vincere, ma tutti hanno condiviso un unico obiettivo: dare un piccolo contributo per aiutare chi non ha avuto la possibilità di essere lì con noi. Insomma, si è tratto di Sport allo stato puro, cosa che ormai in televisione è difficile vedere….
Spero che non mi considererai una pazza squinternata (ormai anche a casa mi considerano tutti una fanatica ;D), ma per me questa esperienza è stata una vera e propria iniezione di positività ed entusiasmo.
Mi auguro di poterla ripetere (ho già comunicato la mia disponibilità a Simone in caso di altre iniziative del genere) e farò il possibile per cercare di coinvolgere più persone possibile… soprattutto le altre donnine impigrite di AM!
E’ stato bellissimo essere trattata come una principessa dai miei compagni di squadra, ma è il caso che la componente “rosa” degli AMRunners venga incrementata! :)
Chissà… magari correremo per la mezza maratona di Monza…! ;)
— Isabella

Se lo sport è vita, a maggior ragione lo è quando lo si pratica insieme a persone che combattono ogni giorno perché a vincere non sia la malattia e la mancanza di speranza.


PASSWORD

"Epifania" (ma non è la befana!)

Non siamo impazziti, sappiamo che Natale è già passato e manca parecchio tempo al prossimo. E non è certo della befana che vogliamo disquisire. 
La parola epifania che immediatamente ci ricorda calze e cioccolatini, vuol dire ben altro. Un’ epifania è un momento speciale in cui un qualsiasi oggetto della vita comune, una persona, un episodio, diventa "rivelatore" del vero significato della vita a chi percepisce il loro valore simbolico. 

Perché ne parliamo?
Perché non vogliamo smettere di vedere, sentire, odorare, e usare i nostri 5 sensi per mettere in relazione le cose del mondo. Perché ci piace pensare che a volte una cosa apparentemente insignificante possa risvegliare in noi un senso più profondo della nostra esistenza. Una rivelazione, questo è il vero significato dell’epifania.
Ciò che fino all’attimo prima non era, improvvisamente è. E il verbo essere in questo caso non è semplice esistenza ma contempla qualcosa di più. Contempla la memoria di atomi che cominciano a connettersi tra loro riportandoci immagini non consuete o addirittura sconosciute, in un gioco di continui rimandi.

Tutto troppo astratto? 
Allora facciamo un esempio. 
L’innamoramento è un epifania. L’innamoramento è istantaneo, e nella durata è somma di istanti piuttosto che continuum temporale. E in ogni istante percepiamo una rivelazione. Epifania dopo epifania, un piccolo particolare dell’altro, un gesto, un colore, scompagina le nostre sensazioni, mettendo in connessione la nostra memoria, la nostra carne, il nostro animo, in modo del tutto nuovo e inaspettato.

Altri esempi? La letteratura come anche il cinema ne sono pieni!

Un esempio su tutti: Stanley Kubrick
L’epifania è un fenomeno di seconda vista per cui la cosa percepita nella sua oggettività materiale rimanda ad un oltre. Maschere che nascondono volti, feste di Natale che anticipano feste orgiastiche, ossa che diventano navicelle spaziali, monoliti che rimandano a Dio. Kubrick cerca di dare un’immagine all’inimmaginabile.
Shining per esempio, offre una gamma infinita di possibili interpretazioni che finiscono per dare il libero sfogo allo spettatore di scegliere nell’ambito di una struttura aperta che sta tra reale e immaginario.

Nelle opere di Kubrick tutto rimanda a qualcos’altro, trascinato nell’ “onda della probabilità” epifanica. La foto finale che appare in Shining costituisce una delle più ispirate epifanie Kubrickiane, un vero e proprio “fenomeno di seconda vista”, un oggetto radiante, un epitaffio sulla falsa festa d’indipendenza americana, di un paese considerato da Kubrick, luogo di spettri e sdoppiamenti. Il titolo stesso Shining è chiarificatore: il termine “luccicanza” può essere infatti inteso in senso joyciano come radiance, cioè come capacità che ha il film d’irradiare una molteplicità di simboli. Del resto anche il monolito nero irradia più significati.

E proprio nella letteratura James Joyce ha fatto dell’epifania un timbro stilistico e di contenuti. Le rivelazioni continue che accadono nel flusso delle nostre coscienze sono la chiave di lettura di tutti i suoi scritti. Nel racconto Eveline, tutto ciò è evidente. Quando Eveline ricorda il suonatore d’organetto italiano che suona con aria malinconica, lei pensa da una parte alla sua vita fatta di sacrifici e di responsabilità; dall'altra alla possibilità di un cambiamento, ed anche alla possibilità di trovare con Frank l’amore e la libertà che desiderava da tanto tempo.
L’aria malinconica trasmessa dalla melodia che echeggiava nelle strade, rappresenta per Joyce una "epifania" perché rivela ad Eveline la realtà della sua vita.


CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Jeff Buckley

Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

E’ bastato un solo disco, 10 canzoni per far diventare Jeff Buckley un mito, una delle più grandi star del rock.

Quando penso a Jeff Buckley mi prende un senso di rabbia per come si sia consumata la sua vita. Di Jeff Buckley ami tutto, il suo portamento, la sua musica e quella voce eterea che ti cattura.

Jeff Buckley nasce nel 1966, figlio di Tim Buckley cantante rock morto all’età di 28 anni per overdose.

Si appassiona sin da ragazzino alla musica e a 17 anni forma il suo primo gruppo. In seguito a continui dissidi con i componenti della band, il progetto fallisce e Jeff, dopo essersi diplomato in musica, si trasferisce da Los Angeles a New York cominciando la carriera solista al Greenwich Village.

Proprio al Greenwich Village viene organizzato un concerto in onore del padre e Jeff si fa notare interpretando il brano “Once I Was”. Da quell’evento Jeff comincerà ad avere un posto fisso in un piccolo club di New York chiamato “ Sin-E’ ”.

Il piccolo club è spesso visitato da manager di diverse case discografiche che notano le ottime doti di Buckley e nell’ottobre del 1992 viene contattato dalla Columbia Records con la quale firma il primo contratto.

La casa discografica gli propone di registrare un EP. Solo 4 pezzi tra cui una cover di Van Morrison e una di Edith Piaf. Il titolo del disco è “ Live at Sin-E’ ”.

Il disco viene pubblicato nell’ottobre del 1993 e per la sua promozione, Jeff e la sua band, partono per una tournée nel Nord America e in Europa dove incontrano un discreto successo.

In seguito al Tour, Jeff comincia a porre le basi per un nuovo album. Si mette in contatto con diversi musicisti che, non conoscendosi tra loro, cominciano ad improvvisare i brani che saranno inseriti nell’album. L’album è pronto in sole 3 settimane, ma Jeff si rende conto che in quelle tre settimane di lavoro gli artisti hanno cominciato a trovare la giusta intesa e quindi decide di riprendere in mano l’intero album per migliorarne la lavorazione. La casa discografica, con un atteggiamento assolutamente inatteso, non fece alcuna pressione sui tempi di realizzazione  rendendosi conto che stava nascendo un incredibile alchimia che avrebbe portato ad un disco di assoluta eccellenza.

Nell’agosto del 1994 viene finalmente pubblicato Grace, un disco destinato a rimanere uno dei capolavori degli anni 90.

Nell’album c’è tutto lo spirito di Jeff. Nei testi si individuano i tormenti dell’anima, dovuti anche al difficile momento con la sua compagna, l’attrice Rebecca Moore, ma si toccano temi importanti, esistenziali e persino la morte. La chiave di lettura del disco “Grace” la si trova proprio in un commendo dello stesso Jeff Buckley: “La Grazia? E’ quella cosa che ti trattiene dal raggiungere una pistola troppo in fretta, ti trattiene dal distruggere le cose troppo in fretta”.

I brani, tutti, esaltano le doti vocali di Jeff, struggenti e intensi. Nelle sue canzoni Jeff finisce sempre in un crescendo mistico che lascia senza fiato. Tra gli esempi maggiori, oltre al brano che da il titolo all’album, troviamo “Liliac Wine” per finire nella cover che, ancora oggi, è la canzone con cui Jeff Buckley viene identificato: Hallelujah di Leonard Cohen.

Il disco ha un immediato successo, ottenendo il disco d’oro in Francia e in Australia, oltre a innumerevoli lodi da parte della critica. Jimmy Page definì Grace “Il mio disco preferito del decennio” e il compianto David Bowie mise Grace tra i dieci dischi da portarsi su un’isola deserta.

La sera del 29 Maggio del 1997, Jeff stava viaggiando con il suo autista verso gli studi di registrazione per la preparazione del suo secondo album. Viaggiavano lungo le rive del Wolf River, un affluente del Mississipi. Jeff chiese al suo autista di fermarsi, aveva un estremo bisogno di farsi un bagno. Si gettò nel fiume completamente vestito, arrivando fino ai piloni di un ponte. Proprio nello stesso istante un battello, che stava transitando, creò un intenso vortice che risucchiò il povero Jeff. Jeff sparì così nelle acque del fiume mentre cantava “Whole Lotta Love” dei Led Zeppellin.

Il suo autista chiamò immediatamente la polizia che cominciò a dragare la zona senza esiti fino al giorno seguente, quando il suo corpo venne trovato senza vita tra i rami di un albero.

Jeff subì un autopsia che non rilevò traccie di alcool o di droghe. Jeff aveva solo 30 anni, una fine assurda.

Nell’anno della sua morte venne avviato il progetto per la realizzazione del nuovo disco che uscirà postumo, in una veste piuttosto incompleta, con il titolo di “Sketches (for my sweetheart the drunk)”.

Jeff Buckley viene oggi associato ad una figura di artista maledetto, alla stessa stregua di Jim Morrison. A noi resta Grace, un solo disco lontano da qualsiasi moda, un disco sempre attuale, dieci brani pronti a toccare le corde più profonde dell’anima, ogni volta che ne sentiamo il bisogno.

Nel novembre dello scorso anno è stato pubblicato l’album “You and I” contenente materiale inedito registrato nel febbraio del 1993. Otto cover trovate dalla madre di Jeff mentre cercava materiale celebrativo per i venti anni di Grace che Bono degli U2 ha commentato come “Una goccia di purezza in un oceano di rumore”.

Per contattare DJ Tommy Cassano:

tcassano[at]aminstruments.com


MI PIACE (+1)

Scuola Penny Wirton

DON MILANI ORA ABITA QUI

Eraldo Affinati, scrittore e insegnante, è nato nel 1956 a Roma dove vive e lavora. Insieme alla moglie, Anna Luce Lenzi, ha fondato la "Penny Wirton", una scuola gratuita di italiano per immigrati.

Perché ci piace? Perché ci piace Don Milani, e perché Eraldo Affinati ce lo ricorda.
Non è un caso che proprio il suo ultimo libro sia  “L’uomo del futuro. Sulle strade di Don Lorenzo Milani” (Mondadori). In un’intervista ad Emiliano Sbaraglia, del Corriere della Sera, così Affinati parla del suo libro:

«L’uomo del futuro è un libro autobiografico, costruito sulle tracce di questo grande profeta, di questo grande maestro, di questo sacerdote, non so neanche come chiamarlo… E’ difficile definirlo, perché Don Lorenzo Milani aveva una personalità propulsiva poliedrica. Così sono andato nei luoghi della sua vita: a Firenze, dove è nato e morto; a Barbiana, a San Donato di Cavenzano, dove sono sorte le sue prime scuole. Poi però sono andato anche in tutto il mondo, in Africa, in Cina, in Giappone, per cercare e incontrare i Don Milani di oggi, quei maestri di frontiera, quegli educatori isolati che non conobbero certo mai Don Milani, ma che però ne mettono in pratica ogni giorno lo spirito. Quindi è un libro in cui ho cercato di superare i confini del genere romanzesco, per raccontare anche qualcosa di me stesso, della mia vita quotidiana di insegnante, rivolto soprattutto agli immigrati, a questi ragazzi che arrivano da noi senza punti di riferimento, e che per me sono i ragazzi di Barbiana di oggi».

E basta andare sul sito della scuola fondata da Affinati per trovare le tracce di un insegnamento ancora vivo.

TUTTI possono frequentare: la scuola Penny Wirton è aperta a giovani e adulti, uomini e donne di ogni provenienza e di ogni età.
Non richiede iscrizione formale.
Accoglie studenti lungo tutta la sua durata, in qualsiasi momento, da settembre a maggio.
Lavora per PICCOLI GRUPPI, grazie alla presenza di numerosi insegnanti volontari; la sua proposta formativa è organizzata SENZA CLASSI e fondata sul contatto diretto, "a tu per tu", tra insegnanti e studenti. In questo modo può dedicarsi a DIVERSI LIVELLI, a seconda delle necessità di cui gli studenti sono portatori.
Spesso si parte da zero e si procede con cautela, senza fretta, con persone che non hanno mai frequentato una scuola in vita loro e sono appena approdati in questo nostro nuovo mondo linguistico: è emozionante vedere come imparano a riconoscere e a riprodurre prima i segni, poi le intere parole, e come riescono a comunicare le loro storie, le loro idee e le loro speranze.
A volte, pur partendo da zero, si procede a ritmi accelerati: si tratta infatti di persone che, avendo già studiato nel paese d'origine, si orientano bene e sanno come utilizzare gli strumenti e le occasioni didattiche.
Arriva anche chi capisce già la nostra lingua, ma desidera leggerla, scriverla e soprattutto usarla con proprietà nel lavoro e nelle relazioni personali.
 
A tutti è messo a disposizione, per l'uso durante le lezioni, il manuale Italiani anche noi, costruito sull'osservazione e la pratica con i nostri studenti dei primi corsi.
A tutti viene fornito il materiale didattico lezione per lezione.

Alla scuola Penny Wirton si impara:

  • a parlare e scrivere in lingua italiana per capire e farsi capire sempre più;
  • a prendere confidenza e fare amicizia tra noi tutti;
  • a conoscere i diritti e i doveri di chi vive in Italia;
  • a capire un po' meglio la cultura italiana e a raccontare la propria.

Vuoi vederla e sentirla raccontare da Eraldo Affinati?
Ecco il link: http://www.generativita.it/storie/2012/07/11/da-penny-a-scuola-daccoglienza/


UNA PAGINA A CASO

Woody Allen - Parole e immagini

Unapagina.jpg

Quando sono di pessimo umore, una delle cure migliori, dopo la nutella, è un volume di Woody Allen, PAROLE E IMMAGINI: E’ proprio il caso di dire “una pagina a caso”, perché in qualsiasi pagina il caso vi porti vi ritroverete davanti a una cosa così:)))


AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Nazim Hikmet.

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.
(Nazim Hikmet)


E una piccola chicca:)


WARP ATTACK

Il medico di Lampedusa

Nobel per la Pace a Lampedusa e Lesbo: 
Per l'eroica diversità dalla cultura dilagante del filo spinato. Per dare voce a quanti si sono messi in cammino verso la salvezza. 

L'appello di Rosi, regista di "Fuocoammare" va sostenuto.

“IL PREMIO Nobel agli abitanti di Lampedusa e Lesbo sarebbe una scelta giusta e un gesto simbolico importante. Consegnarlo non a un individuo ma a un popolo. I lampedusani in questi vent'anni hanno accolto persone che sono arrivate, migranti, senza mai fermarsi. Ho vissuto lì un anno e non ho mai sentito da nessuno parole di astio e paura nei confronti degli sbarchi. Le uniche volte in cui li vedo reagire con rabbia è quando ci sono troppe notizie negative associate all'isola: "disastro a Lampedusa", "i pesci che mangiano i cadaveri", "arrivano i terroristi". Quelle sono le cose verso le quali hanno, giustamente, un rifiuto totale. Vorrebbero che tutto si svolgesse senza lasciare traccia mediatica, portando avanti il loro aiuto quotidiano. Ce ne sono tanti che lavorano al Centro d'accoglienza, oggi che gli sbarchi sono procedura istituzionale: la raccolta in mare aperto, l'arrivo al porto e al Centro per l'identificazione. Ma fino a poco tempo fa, quando arrivavano i barconi carichi sulla spiaggia, i migranti erano soccorsi, rifocillati, ospitati. Una volta in centinaia si buttarono in mare per salvare altrettanti naufraghi. C'è uno dei racconti del dottor Pietro Bartolo che mi è entrato nel cuore, anche se non sono riuscito a metterlo nel film. Quando su una nave carica c'era una donna incinta che non era riuscita a partorire, stretta tra la folla. Bartolo attrezzò una piccola sala operatoria e fece nascere la bimba. Non aveva detto nulla a nessuno ma quando uscì dall'ambulatorio, sfinito, trovò ad aspettarlo 50 lampedusane con pannolini e vestitini. Quella bimba oggi si chiama Gift, dono, e abita con la mamma a Palermo. Questo stato d'animo appartiene non solo a Lampedusa ma alla Sicilia e i siciliani. Negli ultimi tempi sono arrivate migliaia di persone e non ho sentito nessuno a Palermo o Catania parlare di barriere. Quelle barriere fisiche e mentali che alcuni stati d'Europa innalzano, vergognosamente, oggi. L'accoglienza è la prima cosa che ho imparato dai lampedusani. La loro generosità mi ha stupito, ma il dottor Bartolo, che è stata la mia guida, mi ha spiegato che loro sono un popolo di pescatori e per questo accolgono tutto quel che viene dal mare. Dobbiamo assorbire anche noi l'anima dei pescatori. Ho dedicato la vittoria alla Berlinale di Fuocoammare a Lampedusa e ai suoi abitanti. Ho consegnato l'Orso d'oro a Bartolo, che oggi partirà per portarlo lì, tra gli abitanti. Arriverà prima sull'isola che a casa mia. Perché quel popolo oggi è la mia famiglia.”

Il Nobel non è certo la soluzione alla tragedia della guerra in Siria e in Libia e alla povertà in tante altre regioni del mondo. Il riconoscimento ai pescatori e alla gente di Lampedusa e Lesbo ridarebbe voce a quanti credono fermamente che alle barriere innalzate da alcuni Stati europei esista ancora un'alternativa: il soccorso.

Non si può accettare che in Europa i bambini e le loro mamme muoiano di freddo. Non si può condividere che l'Unione Europea, Stato di 503 milioni di abitanti, non possa dare assistenza a mezzo milione di profughi: lo 0,09% della popolazione.

A farsi portavoce di un’isola, questa volta, è un uomo semplice, un medico, che dal 1991 si occupa di immigrati. Bartolo è la figura centrale del film di Rosi, che proprio ultimamente ha vinto l’Orso d’Oro al Festival di Berlino. L’intervista che ha recentemente rilasciato a Fabio Fazio ha la potenza dell’ovvio: sono persone come noi, hanno due braccia, due gambe, sono come me, come lei, come noi….

Guarda l'intervista a questo link: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c187d594-8bcd-4473-ba17-b69a601fc41d.html


NO COMMENT

L'immagine del mese

"Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)" foto e alcune bimbe di DJ Tommy Cassano (tcassano[at]aminstruments.com).


AM KIDS

Bambini migranti

Un insegnante elementare ha raccolto i racconti, i ricordi, le confessioni degli alunni non italiani che ha avuto in classe nel corso degli ultimi anni. Storie di viaggi difficili, di differenze tra paesi diversi e lontani, di problemi affrontati e non sempre risolti. Storie che saltano fuori all'improvviso, dopo lunghi silenzi, in un disperato sforzo di capire cos'è successo ma anche cosa sta succedendo, raccontate sempre in bilico tra il timore di non essere accettati e il bisogno di essere ascoltati, capiti, amati. Storie che forse insegnano più di tanti articoli sui giornali o trasmissioni televisive a guardare con occhi nuovi al discusso fenomeno dell'immigrazione, suggerendo come sia possibile trasformare le difficoltà e le problematiche umane e sociali, di cui sono portatori questi bambini, in uno straordinario stimolo educativo e di riflessione per ogni lettore, attraverso il gesto apparentemente più semplice: l'ascolto attento dell'altro.

Giuseppe Caliceti é nato a Modena nel 1964 , vive ed insegna a Reggio Emilia nelle scuole elementari. Questi racconti sono dei suoi alunni. Si occupa di un progetto sperimentale per l'integrazione dei bambini extracomunitari delle scuole elementari.

Ecco il racconto di Faiza:


Siamo due sorelle, di nome Faiza e Mewhi; i nostri genitori sono emigrati dal Pakistan diciassette anni fa. Nel 1981, infatti, nostro padre, che lavorava su una petroliera è sbarcato in Italia, pronto per partire per la Grecia. Mentre si trovava alla stazione Termini per prendere il treno diretto a Livorno, è stato derubato di tutto ciò che possedeva. All'improvviso si è trovato solo, in una città straniera, senza soldi e senza documenti. Per fortuna non si è perso d'animo ed è riuscito a raggiungere suo fratello che abita a Orvieto. Ha vissuto con lui e la sua famiglia, tutti residenti in Italia dal 1979, per qualche mese. Dopo poche ricerche, ha trovato un impiego presso una ricca famiglia. Si è trasferito in un appartamento del loro palazzo e ha cominciato a guadagnare i primi stipendi. Appena ha avuto abbastanza soldi, è tornato in Pakistan a prendere nostra madre. Dopo aver salutato tutti gli amici e i parenti, sono arrivati in Italia pronti ad affrontare insieme una nuova vita. Nostro padre lavorava e nostra madre aspettava il suo ritorno passeggiando per le vie di Roma, andando al cinema e seguendo un corso di italiano.

Nel 1984 sono nata io, Faiza, la sorella maggiore, e mia madre ha cominciato ad avere molto da fare; e sempre di più ne ha avuto con la nascita di Mewhi, nel 1985 e poi di Humer, il più piccolo, nato nel 1992. Nel frattempo ci siamo trasferiti prima a Sacrofano e poi qui, dove viviamo tuttora, nel quartiere Prati. Nostro padre ha cambiato lavoro varie volte: ha fatto il capo cantiere, poi ha preso in gestione un negozio di alimentari e adesso lavora in un' agenzia di viaggi. Noi lo abbiamo sempre visto la sera, al ritorno del lavoro; aveva poco tempo da dedicare a noi figli. Grazie al suo impegno, però, siamo riusciti ad avere tutto ciò di cui avevamo bisogno e spesso cose superflue. In generale la nostra è una famiglia unita e per fortuna siamo riusciti ad inserirci in questo paese senza tante difficoltà. Non abbiamo mai incontrato atteggiamenti di rifiuto e di discriminazione nei nostri confronti, a parte qualche raro episodio in cui dei compagni di scuola si sono divertiti a prenderci in giro a causa del colore della nostra pelle. Quello che alcuni italiani pensano degli stranieri lo sappiamo bene: siamo tutti persone disoneste, che rubano lavoro agli italiani o che commettono reati se non hanno voglia di lavorare. Ma sappiamo anche che non è così: c'è chi emigra in buona fede, pronto a lavorare e a guadagnarsi da vivere onestamente. Conosciamo molti pakistani che come noi vivono in Italia e con i quali ci incontriamo spesso: fra di loro c'è chi fa il commerciante, chi il portiere, chi l'impiegato e così via. Anche se i nostri genitori si sono trovati bene in Italia, hanno mantenuto contatti con il Pakistan, abbiamo fatto vari viaggi insieme durante i quali abbiamo conosciuto i nostri parenti e i luoghi in cui vivono.

Abbiamo capito che il Pakistan è un paese povero, con abitudini di vita diverse e antiquate: le donne sono sottomesse al volere degli uomini, devono imparare i lavori domestici, più importanti dell'istruzione, devono portare vestiti che lasciano scoperto solo il viso e soprattutto devono assecondare tutte le decisioni del marito. Di fronte a questa realtà ci siamo sentite fortunate a nascere in Italia dove nessuno ha negato i nostri diritti e la nostra libertà. Non pensiamo di tornare a vivere in Pakistan e cercheremo, appena sarà il momento, di trovare un lavoro, e costruirci una famiglia qui in Italia.


ORTENSIA MALINCUORE

H2O2


WARP continua sul prossimo numero. Se non sei già nella nostra lista:

 

Grazie per aver letto questo numero di WARP, la pubblicazione online di AM Instruments. Ci piacerebbe conoscere il tuo parere o avere dei suggerimenti su temi di tuo interesse per le prossime pubblicazioni, puoi farlo da questo form.  

AM Instruments srl - P.I. 02196040964

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