WARP, Novembre 2012

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


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CARTA RAPITA SENZA POSSIBILITA' DI RISCATTO.

BIOTRENDS, il laboratorio paperless.

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La parola d'accesso di questo numero è DIVINA PROPORZIONE - leggi

"THE BUZZ!!!"

Your very Brit guide - leggi


2+2=5.

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CALEIDOSCOPIO

Cosa succede nel mondo mentre stai leggendo. Attualità, cultura, curiosità - leggi

WARP-ATTACK

Flash mob! - leggi

ITALIANS DO IT BETTER

Gli italiani nel mondo - leggi

NO COMMENT

L’immagine del mese - vedi

AM-KIDS

Le 8T. - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Segui le avventure di Ortensia alla ricerca della particella contaminante! - leggi


Novità nell’organizzazione commerciale dell’area sistemi di monitoraggio particellare e microbiologico

Transient

AM Instruments presenta BioTrends™, il primo laboratorio interamente paperless.

Già, abbiamo rapito la carta e non ve la ridaremo indietro, qualunque riscatto siate disposti a pagare!

BioTrends™ è un sistema software sviluppato per la gestione dei dati microbiologici e delle attività di laboratorio relative al monitoraggio degli ambienti a contaminazione controllata, delle materie prime e dei prodotti finiti, conforme a FDA CFR 21 part. 11. Il sistema è indirizzato principalmente, ma non esclusivamente, alle aziende farmaceutiche. I test periodici effettuati dal laboratorio di microbiologia per evidenziare l’eventuale presenza di muffe, lieviti e batteri, producono una notevole mole di dati, che BioTrends™ permette di gestire in maniera semplice e accurata. Gli operatori avranno il compito facilitato nell’inserimento dei dati, mentre i responsabili del laboratorio e della qualità avranno a disposizione un potente mezzo per pianificare il lavoro, per le loro indagini, per le analisi dei dati, per la generazione di report completi e per l’esportazione dei dati. La raccolta dei dati dei campionamenti avviene in maniera strutturata attraverso i piani di campionamento che, definiti dai responsabili, conterranno elementi omogenei, organizzati per tipo di Controllo (Aria, Superfici, Personale etc.). Il lavoro può essere pianificato. Le attività di campionamento e analisi possono essere assegnate ai singoli operatori e programmate in anticipo.

Durante l’inserimento dei dati il sistema segnalerà eventuali incongruenze e il superamento dei limiti di accettazione; tracciando ogni operazione nell’audit trail. La consultazione dei dati avviene attraverso il modulo dei Trend e il modulo di Reports e Statistiche, mediante i quali è possibile visualizzare trend, compiere indagini e stampare report completi, come indicato dalla USP 1116. Utilizzando una stampante virtuale PDF, XPS etc. è possibile generare report elettronici in una forma leggibile, archiviabile e non modificabile, di facile smistamento. Grazie alla gestione delle firme elettroniche dei record, BioTrends™ consente la gestione di tutto il processo di monitoraggio senza l’utilizzo del supporto cartaceo. 

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BioTrends™ risolve molte delle difficoltà che quotidianamente ogni azienda deve affrontare. Con questo strumento facile da usare, totalmente paper-less, migliorerete velocemente la qualità, riducendo significativamente i costi di tutte le attività del Laboratorio Microbiologico. Rimuove facilmente tutti i fogli di lavoro dalle attività di monitoraggio ed analisi; risparmi il 50% delle ore di lavoro; tutte le informazioni di cui avete bisogno nelle vostre mani.

Transient

Per qualsiasi ulteriore informazione su BioTrends, il laboratorio paperless:

Roberto Buzzi
rbuzzi[at]aminstruments.com

aminstruments.com

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La Divina Proporzione.

La divina proporzione, o sezione aurea, o numero aureo, o costante di Fidia... L’universalità e la molteplicità è insita nella definizione stessa di quello di cui stiamo per parlare. 

Non c’è bisogno di andare lontano. basta che vi guardiate allo specchio. Il rapporto tra le falangi del vostro dito medio e anulare, il rapporto tra la lunghezza del braccio e dell’avambraccio, tra la gamba e la sua parte inferiore. Questo rapporto è un numero, non un numero qualsiasi, ma un numero che sembra essere la chiave che apre le porte della natura e di tutto ciò che l’uomo ha costruito partendo dalle sue leggi. E’ 1,6180, un numero irrazionale, che poi tanto irrazionale non è, dal momento che lo si può rendere come un’equazione polinomiale a numeri interi. 

Ma che cos’è la sezione aurea, che cos’è questo rapporto? in termini matematici potremmo dire che si tratta del rapporto tra due segmenti diseguali, in cui il maggiore è medio proporzionale tra il minore e la somma dei due. Si può rendere geometricamente con una successione di rettangoli i cui lati sono in rapporto aureo tra loro. Un passo oltre: la successione di Fibonacci. Si tratta di una sequenza numerica di numeri interi in cui ogni numero è uguale alla somma dei due precedenti. La cosa esaltante è che il rapporto tra un numero della sequenza e il suo precedente è proprio il numero aureo, 1,6180.

Transient

Adesso però distogliamo gli occhi dal nostro computer e guardiamoci intorno. In natura la sezione aurea è presente ovunque. Dalla forma delle conchiglie, al numero dei petali di un fiore, tutti appartenenti alla sequenza di Fibonacci, i pistilli sono posizionati secondo forme a spirale come quella della figura qui sopra, le foglie degli alberi sono disposte in modo da non coprirsi l’una con l’altra e ricevere tutte la luce del sole. Dalla prima all’ultima, il loro numero è parte della sequenza. Fin qui la natura. Ma nel corso dei secoli l’uomo ha percorso infinite strade, dall’arte alla tecnologia, dall’economia alla scienza. E in moltissimi casi, a volte senza consapevolezza, ha riprodotto lo schema della sezione aurea, ha ricreato la divina proporzione. In musica la durata del brano, il numero di note e battute nel processo compositivo, nell’arte la ricerca delle proporzioni perfette (vedi La Gioconda di Leonardo), in economia nell’analisi dell’andamento dei mercati di borsa, in informatica con il “Fibonacci Heap”, un sistema in grado di risolvere algoritmi, in elettrotecnica, dove la sequenza di Fibonacci viene utilizzata nelle reti di resistori....

La sezione aurea vive su un bordo, soggetta a forzature pur di essere applicata, ma allo stesso tempo chiave di lettura dell’universo. Si tratta solo di essere in grado di riconoscerla.

THE BUZZ...

Come sfoggiare un inglese molto British!

Transient

Hello, sono "The Buzz", il vostro esperto di lingua inglese.

Prendendo spunto dalle "every day experiences" che affronto sul lavoro ho pensato di attivare un piccolo servizio di pubblica utilità che possa aiutare tutti a parlare un inglese un po' più British!

Quante volte vi sarà capitato inconsapevolmente di pronunciare una parola inglese in modo scorretto perché vi è stata insegnata in modo errato, o più probabilmente perché viene storpiata dagli speaker dei media che ci tormentano in ogni momento con messaggi promozionali.

E allora perché non cercare di raffinare la vostra pronuncia e sfoggiare un inglese Oxfordiano la prossima volta che vi capita di comunicare con il Management dell'azienda. A proposito vi rivolgerete al "manàgement" o al "mànagement"…………

Per questa puntata ci limitiamo a segnalare alcune parole che nelle ultime settimane mi è capitato di pronunciare alla "mia" maniera, suscitando non poca ilarità tra i miei colleghi. Per le prossime edizioni speriamo di poter arricchire questo blog con le richieste cha arrivano dai voi, i nostri "most valued readers"! "So", se da sempre vi tormenta il dubbio su come si debba pronunciare una parola con accento molto British o per altri amletici dubbi sulla lingua inglese, non esitate a contattarmi, il vostro esperto è sempre online…..e se invece il dubbio non vi avesse mai sfiorato, just sit back relax and enjoy the ride!

Ok per questa puntata è tutto, o meglio "that's it for now", see you soon on WARP.

This months mystery words are:

Warp = Uohrp
Drive = Draive
Accuracy = àchhiurahsi
Management = Mànagment
Triple = Trippl
Madagascar = Madàgascar

Ascolta l'audio registrato da The Buzz in persona con la pronuncia corretta di ciò di cui abbiamo parlato oggi!


Puoi contattare "The Buzz" per qualsiasi British-argomento a questo indirizzo:
rbuzzi[at]aminstruments.com
aminstruments.com

CALEIDOSCOPIO

Attualità, cultura, curiosità

La settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma si svolgerà dal 9 al 17 novembre 2012 all’Auditorium Parco della Musica.

Il complesso di Renzo Piano sarà anche quest’anno il cuore pulsante del Festival, il luogo dove si svolgeranno le proiezioni e il red carpet: i 1300 mq del viale che conduce alla Cavea saranno trasformati in una delle più grandi passerelle al mondo.

Transient

Il pubblico avrà a disposizione otto sale (Sinopoli, Petrassi, Teatro Studio, Salacinema LOTTO, Salacinema 2, Auditorium MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, cinema Multisala Barberini, Casa Alice). Accanto all’Auditorium sorgerà il Villaggio del Cinema, un complesso di oltre 6000 mq, costituito da tensostrutture, padiglioni e stand in acciaio, vetro e legno appositamente realizzate per la manifestazione e i suoi visitatori. La programmazione del Festival coinvolgerà anche l’area di Via Veneto, strada simbolo del cinema italiano che ospiterà il Mercato Internazionale del Film (Hotel Bernini Bristol, Auditorium di via Veneto e cinema Multisala Barberini). La Casa del Cinema a Villa Borghese sarà il quartier generale di New Cinema Network. Per approfondimenti: romacinemafest.it o fai clic sul banner qui sotto.

Transient

Costantino 313 d.C, a Milano si celebra l’età della tolleranza

Costantino 313 d.C – Al Palazzo Reale di Milano dal 25 ottobre 2012 al 17 marzo 2013 una mostra celebra l’anniversario della emanazione dell’Editto di Costantino nel 313 d.C. Curata da Gemma Sena Chiesa e Paolo Biscottini, l’iniziativa è promossa e prodotta dal Comune di Milano con importanti

collaborazioni e l’altro Patronato del Presidente della Repubblica. La mostra proseguirà a Roma dal 27 marzo al 15 settembre 2013. Per ulteriori informazioni: mostracostantino.it

WARP-ATTACK

Flash mob!

Oramai lo sanno tutti cos’è un flash mob! Insomma, in fondo è facile, un numero indefinito di persone che non hanno niente da fare, decidono di ritrovarsi tutti nello stesso posto, nello stesso istante, e cominciare a  fare o non fare, l’importante è che siano in sync! Questo è quello che direbbe mio padre. La verità è che la prima volta che ho assistito a un flash mob mi sono esaltata! Centinaia di persone in Central Park che camminavano all’unisono, perfettamente divisi tra chi indossava magliette bianche e chi nere, alternavano danza, a immobilità, a canto, a silenzio. Ho ripensato al mio primo saggio di danza e alla fatica che la mia insegnante fece per mettere d’accordo le gambe di dieci ragazzine! Il fatto è che il flash mob ha diverse nature, dal puro divertimento fine a se stesso a forme di protesta diversamente organizzate. L’insegnante di storia dell’arte di mia figlia, signora attempata e piuttosto seriosa ha passato le sue ultime domeniche a fare flash mob davanti al ministero dell’istruzione per protestare contro le riforme scolastiche. I sindaci di molti comuni del centro Italia hanno fatto qualcosa di simile davanti Montecitorio. Riesco con difficoltà a immaginare queste persone andare su facebook o qualsiasi altro social network per organizzare eventi simili, eppure succede. E succede ovunque.

ITALIANS DO IT BETTER

Cervelli in fuga, quanto ci costa

Transient

Con questa rubrica ci riserviamo di andare a vedere che fine hanno fatto i nostri cervelli in fuga. Dove sono arrivati, e se abbiano intenzione di ritornare. I cervelli in fuga non sono solo argomento spesso retorico di chi lamenta le condizioni della ricerca in Italia. I cervelli in fuga hanno un costo. Per la formazione, e per il mancato guadagno di cui altri paesi stanno beneficiando.

Da uno studio dell’ICom (Istituto per la Competitività) è stato valutato che in venti anni, il valore dei brevetti realizzati dai nostri ricercatori all’estero, è stato di 4 miliardi di Euro. La fuga descritta dalla ricerca appare inarrestabile: il 35% dei migliori 500 ricercatori italiani abbandona il Paese. Fra i migliori 100, uno su due sceglie di lavorare all'estero, mentre nei top 50 la percentuale di fuga sale al 54% e solo 23 ricercatori sono ancora in Italia. Il lato economico del problema, spesso tralasciato, è impressionante: la ricerca non è solo in teoria uno dei motori dello sviluppo di ogni sistema paese, ma è anche in pratica un grande investimento. 

La regione italiana che ha ceduto più talenti, secondo i dati presentati, è la Lombardia, che si è lasciata sfuggire 704 milioni di euro, come valore attuale dei suoi brevetti, e circa 1,7 miliardi di euro dal 1989 ad oggi. Per quanto riguarda invece il costo di un singolo scienziato che dall'Italia si trasferisce all'estero la perdita è di 63 milioni, che diventano 148 se si considera tutta la durata media della vita scientifica del ricercatore, e a cui andrebbero aggiunti i 900mila euro necessari per tutto il ciclo di formazione. 

Esiste però un punto di vista diverso, che emerge da ulteriori studi, e che più che parlare di fuga dei cervelli, parla di “Circolazione dei cervelli”. Si tratta di un fenomeno globale, che non riguarda solamente le università occidentali, ma l’intero pianeta. La circolazione passa anche per paesi che in tempi non lontani erano fuori dal circuito della ricerca di alto livello. La geografia della ricerca sta vivendo un cambiamento profondo ed è un’evoluzione cui la rivista Nature dedica la copertina, con un articolo del giornalista Richard Van Noorden e due editoriali di Jonathan Adams, dell’agenzia d’informazione Thomson Reuters, e Subra Suresh, della National Science Foundation degli Stati Uniti. Il mondo della ricerca scientifica si muove in modo fluido, oltrepassa i confini nazionali e fiorisce anche nei Paesi emergenti. A fotografare il cambiamento è la prima mappa del movimento di persone e idee che cambieranno il modo di fare scienza. Il dominio della ricerca scientifica, che un tempo spettava esclusivamente a Paesi come Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, vede affacciarsi nuovi Paesi protagonisti quali Cina, India, Singapore, Brasile e Corea del Sud.

Dal sondaggio GlobalSci, coordinato da Paula Stephan dell’Università di Torino, e condotto su 17.000 ricercatori in sedici Paesi è emerso che il 16% dei ricercatori italiani nel 2011 lavorava all’estero, soprattutto in Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania. Con uno sguardo al futuro, Nature ha condotto un suo sondaggio su 2.300 ricercatori. Alla domanda “quali Paesi prevedete avranno il maggior impatto scientifico nel 2020?”, oltre il 60% ha risposto la Cina, primato che spetta ancora agli Stati Uniti se la domanda è riferita al presente. “La collaborazione fornisce l’accesso alle risorse, tra cui finanziamenti, strutture e idee”, spiega Adams analizzando le nuove reti di collaborazione in Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina. “Sarà fondamentale per le grandi sfide nel campo della fisica, l’ambiente e la salute – aggiunge – il fatto di avere grandi squadre internazionali che favoriscono la rapida diffusione della conoscenza”. Secondo Suresh “le sfide che devono affrontare i responsabili delle decisioni globali diventano sempre più complesse e urgenti. I cambiamenti climatici, le pandemie, le catastrofi naturali e nucleari, la scarsità d’acqua e la malnutrizione non si fermano ai confini nazionali.

Ora quel che rimane da considerare è questo: un paese civile si distingue dal numero di possibilità che offre al singolo di poter crescere e realizzarsi. la realizzazione di un ricercatore è la realizzazione di un paese. Le due cose coincidono. Questo probabilmente è il primo tassello, senza il quale gli italiani che fanno parte di grandi squadre internazionali di ricerca, saranno sempre e comunque costretti ad essere ospiti in paesi stranieri, e mai padroni di casa.

NO COMMENT

L'immagine del mese

 Immagine di Alessandro Cantagalli, Agente AM Instruments regione Lazio. Realizzata con una compact digital camera. Effetto ottenuto grazie a una sua tecnica basculante proprietaria non spiegabile a parole. (acantagalli[at]aminstruments.com)

Immagine di Alessandro Cantagalli, Agente AM Instruments regione Lazio. Realizzata con una compact digital camera. Effetto ottenuto grazie a una sua tecnica basculante proprietaria non spiegabile a parole. (acantagalli[at]aminstruments.com)

AM-KIDS

Le 8 T.

Transient

Consigli per il futuro di Beppe Severgnini

E' uscito in questi giorni il nuovo libro di Beppe Severgnini, "Italiani di domani", un vademecum dedicato ai giovani, per costruire un futuro diverso, migliore. Mentre scrivo mi chiedo perché io abbia deciso di inserirlo in una rubrica dedicata ai ragazzi, quando sono certa che non sia mai troppo tardi, anche a 50 anni, per reimpostare la propria esistenza. In ogni caso i ragazzi sono una promessa alla vita, una promessa che noi genitori dobbiamo mantenere, ma che loro stessi devono prendere prima o poi sulle proprie spalle. Le indicazioni di vita di Severgnini non si discostano in fondo dai moniti dei nostri padri, una generazione cresciuta nel dopoguerra, che ha saputo guardare al futuro con un ottimismo e una fiducia oggi ignoti. Ma certo ci sono delle differenze, dettate dalla storia e dai suoi stravolgimenti. 

Le 8 T non sono parole qualunque, sono parole che hanno un peso specifico, e anche una loro originalità. Non sono disposte a caso, il loro ordine è significativo quanto i messaggi che dicono. Talento, tenacia, tempismo, tolleranza, totem, tenerezza, terra, testa. Il talento: non è importante di per sé, quanto per la forza e la volontà che si utilizzano per cercarlo. Scandagliare se stessi alla ricerca di quel magico mix di intuizione, capacità tecnica e fantasia che rende agili e brillanti nel carpire i segreti del mondo che ci circonda. Ma cosa è il talento senza la tenacia? Ecco, la tenacia è ciò che per i nostri padri era la pazienza. Ma quest’ultima pare essere parola in disuso, la frenesia della nostra vita non si presta al gemellaggio con la parola “pazienza”. La tenacia somiglia alla pazienza, è saper attendere mentre si lavora quotidianamente per perseguire un obiettivo, e non perdersi d’animo di fronte al tempo del vuoto. Ed ecco allora che subentra il tempismo. Già, perché bisogna saper aspettare ma anche saper cogliere al volo le occasioni che il destino ci offre. Senza paura. “La scaramanzia è stupida, ma le coincidenze sono stupende”. Quando si è in gioco, l’occasione è stata colta, il talento è all’opera, eppure a volte non basta. Si aprono conflitti, si schierano ostacoli di fronte a noi. Allora ci vuole tolleranza, una tolleranza al compromesso. Questa è una T pericolosa, una T posta sul bordo, un passo e sei nel non lecito. I compromessi di cui parla Severgnini sono quelli di cui non ti vergogneresti se fossero resi pubblici, sono piccoli aggiustamenti che nella vita si rendono necessari a volte. Ma senza mai cadere nell’opportunismo o peggio, nella disonestà. E allora subentra la T successiva, il totem. Quando i nostri padri ci dicevano “questo non si fa” erigevano un totem potentissimo, era il nostro porto sicuro quando ci tuffavamo in mare aperto senza punti di riferimento, se non uno sguardo all’indietro, a cercare quel faro luminoso fatto dei principi che ci avevano insegnato. Noi genitori non siamo stati in grado di erigere totem simili, ma ognuno di noi può costruirsene uno, e seguirlo, a qualsiasi costo. Ed ecco la T più originale, la tenerezza. nessuno dei miei maestri istituzionali mi ha mai insegnato la tenerezza. Questa è roba da mamme, e spesso si rivolge al genere umano di sesso femminile. Se penso alla tenerezza sento una carezza. E in effetti si tratta di una carezza, ma alla vita. E’ la capacità di aprire lo sguardo per vedere oltre i numeri e le mete, è guardare alla qualità della nostra esistenza. E’ quello che anche gli economisti oggi mettono in campo, il grado di felicità interna lorda di un paese, di una comunità, di un gruppo. E il gruppo è l’umanità intera, è la nostra settima T, la terra. Noi siamo cittadini di un pianeta eppure abbiamo radici forti. Siamo italiani, quasi lo diciamo sottovoce dopo che la storia ci ha preso a schiaffi. Ma siamo italiani. Solo chi possiede radici forti può percorrere le strade del mondo, ricordando chi è e riconoscendo il diverso da sé. Siamo arrivati alla fine. E alla fine c’è la testa. E’ con la testa che si sceglie. e si può scegliere se essere cinici e pessimisti, o credere. Ed è qui che forse Severgnini si avvicina di più ai giovani a cui si rivolge. “Portate talento, tenacia, tempismo e tolleranza in ciò che fate, difendete i vostri ideali, guardate la vita con ironia, non dimenticate chi siete e da dove venite, e soprattutto, non diventate cinici. Voi non potete sognare, voi dovete sognare”. 

Buona lettura. Anche ai ragazzi sopra i 50 anni.

Il libro è disponibile anche in formato Kindle da qui, oppure con il tuo smartphone da qui:

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia e "Cinquepalle".

Transient

Questa mattina mi sono svegliata sottosopra. Già. Pessimo umore, pessimo aspetto, e pessima colazione. In frigo il latte scaduto. Fuori dal frigo dei biscotti ai cereali che sanno di fieno. In effetti è da qualche giorno che mi sento così. Da quando è arrivato Cinquepalle. Non è il cognome, e neanche il nome. E’ il nuovo ricercatore arrivato dritto dritto dall’Università di Bath. “Io ho cinque palle”, ha esordito così. Tutti a ridere, tranne me. Davanti alla macchinetta che distribuisce cicoria liquida, stavamo lì incuriositi dalla nuova presenza, e lui, istrione, vantava pubblicazioni, brevetti, ricerche all’avanguardia. Tutti a pendere dalle sue labbra, neanche fosse candidato al nobel. Carlo, il mio collega peloso e forforoso, se ne esce “Guarda che qui mica siamo a Bath, qui ci vogliono due palle così per andare avanti!” e lui, “Io ne ho cinque!”. Da allora è Cinquepalle, peraltro ben disposte, alto, moro, occhi verdi, qualche rughetta al lato degli occhi strizzati al microscopio, mani lunghe e cervello fino. Porca vacca. Insomma, questo tipo qui è arrivato a renderci partecipi della sua nuova scoperta, le nano particelle non possono penetrare nell’epidermide. Per quanto piccole siano, non c’è verso di farle entrare. Ci porta prove e diapositive, documenti e pubblicazioni. 

Washington, 2 ott. - Un nuovo studio dell'Università di Bath dimostra che le nanoparticelle non riescono a penetrare la pelle. La ricerca rivela che persino le più sottili e minuscole nanoparticelle falliscono nell'impresa di attraversare l'epidermide. Il risultato sfida la convinzione comune che le nanoparticelle incluse in creme cosmetiche e medicamenti siano capaci di trasportare e diffondere in profondità ingredienti attivi al di sotto della pelle. Le nanoparticelle che sono meno sottili di un centesimo della misura di un capello umano, vengono utilizzate per le creme solari, farmaceutiche e per la bellezza. La ricerca di Bath ha scoperto che persino le più sottili nanoparticelle non penetrano la superficie della pelle. Ciò ha implicazioni importanti nel mercato delle creme farmaceutiche e della cosmesi che spacciano i prodotti alle nanoparticelle come capaci di intervenire al di sotto dell'epidermide. Gli scienziati hanno utilizzato il laser "scanning confocal microscopy", un microscopio confocale a fluorescenza per comprendere se perle di polistirene, di misura tra i 20 e i 200 nanometri, siano assorbite dalla pelle. Per scoprire che anche quando lo strato di pelle e' reso più sottile, eliminando gli strati più esterni attraverso il nastro adesivo, le nanoparticelle non riescono a penetrare l'epidermide. Lo studio e' stato descritto in un articolo pubblicato sul Journal of Controlled Release.

Mi sa che ha ragione. E mi sa che mi rode parecchio, perché mi bastava poco e c’ero arrivata anche io a dimostrarlo. Invece mi sono fatta fregare da Cinquepalle, io, che non ne ho neanche una! Questa non è mica una scopertina da nulla, qui si mandano in malora tutte le creme antirughe che fanno miracoli, quelle che mia madre mi regala da quando avevo sedici anni, convinta che la prevenzione sia indispensabile. A me, che uso il sapone di Marsiglia sulle magliette e sulle gambe indifferentemente. Questa mattina mi faccio una bella doccia, e quasi quasi mi metto una di quelle creme, e non so se lo faccio per protesta contro Cinquepalle e le sue scoperte, o perché ho davvero un aspetto mostruoso. Ecco, mi guardo allo specchio per più dei cinque secondi d’ordinanza. E mi scopro. Quanto tempo era che non mi guardavo allo specchio? Ho anche io le rughe intorno agli occhi, e se la ricerca fosse sballata, queste creme piene di nano particelle dovrebbero penetrare e stirare questa pelle avanzata. Invece mi sa proprio che ha ragione lui, perché qui non vedo miracoli. Apro l’armadio e per la prima volta mi sembra l’armadio più triste che abbia mai visto. Monocolore, color topo. Mi lascio cadere sul letto. Guardo nel vuoto, e mi viene improvvisamente in mente il lato oscuro del mio Pax di Ikea. Il lato oscuro è un’anta che non apro mai, sono i regali improbabili di chi, nel tempo, ha pensato di dare uno scossone alla mia vita, pensando che bastasse un vestito a fiori. Mi avvicino e la apro. Quasi svengo a vedere quei colori tutti insieme e tutti contemporaneamente. Il massimo del colore a cui sono abituata sono i tappi delle provette del laboratorio, e quelli non sono della mia taglia! C’è un vestito rosso, regalo di Natale di mia zia, la pecora nera di casa, quella che ha lasciato il marito per scappare con il suo personal trainer che peraltro si è rivelato forte di muscoli ma debole di conto in banca, le ha spillato un sacco di soldi ed è sparito alle Maldive dove si spaccia per insegnante di balli caraibici. Alle Maldive. Me lo infilo a fatica, sembra avere più buchi del necessario, e infatti scopro un oblò sul seno, che mette in evidenza la mia prima vuota. Però in effetti non faccio schifo schifo. Metto gli stivali neri, che ci stanno bene, scarpe col tacco non ne ho, neanche regalate. Ed esco.

Quando arrivo in laboratorio mi tolgo il cappotto per mettere il camice. Lo faccio con lentezza esasperante, perché qui sono tutti distratti. Solo Cinquepalle mi guarda. E questo mi fa diventare dello stesso colore del vestito. E quel cretino di Carlo lancia un urlo verso di me, che quasi non mi prende un infarto: “ Ortensia s’è vestita da donna!!!! Che è Carnevale?”, poi si avvicina e mi da una pacca sulla spalla come fossi un suo commilitone, “lo sai che scherzo! Stai bene, davvero, sembri quasi una donna!”…..Ecco quel quasi mi destabilizza. Cosa significa essere quasi una donna, quale pezzo mi manca? Cinquepalle sorride, mi passa vicino, e ribadisce il quasi….

Ecco, oggi non sono da nano particelle, oggi sono da “quasi una donna”. Sarebbe come incontrare una particella e dirle, sei quasi nana. O lo sei o no. Se una particella è grande come un frigo certo non è nana. Ma ci sono quelle sul bordo, sulla soglia, quelle che nelle misurazioni stanno lì lì….E io sono questa, una nana non abbastanza nana, una donna non abbastanza donna. Con le particelle è semplice, questione di misure. E con una donna, come si misura una donna? Mi volto verso di loro, e non so come mi viene il pensiero amplificato: “Come si misura una donna?”. Tutti si voltano verso di me, compreso il professore. Sconvolti e incuriositi. Oggi li sto mettendo un po’ troppo alla prova. Prima il vestito, ora i generi….

Carlo è il più rozzo di tutti, per lui una donna è questione di misure, come le particelle, ma inversamente proporzionale. Insomma, più abbonda più è femmina. E non ne ha mai fatto mistero: “TBC”. Che c’entra la tubercolosi? No, TBC è acronimo, tette, bocca…e quel che rimane per fare una donna, che non è Cervello….Cinquepalle ride. Il professore no. “Vede, Ortensia – il tono  serio, come stesse rivelando l’esito di una sua ricerca, - come diceva il grande Diderot,  quando si scrive delle donne, bisogna intingere la penna nell'arcobaleno. Così quando se ne parla. Carlo conosce un solo colore, e non beneficerà mai del piacere di un arcobaleno.” Porca vacca, pensai, ma non lo dissi. Era la prima volta che il professore mostrava il suo romanticismo. Credevo non ne possedesse, o perlomeno lo riservasse solo al suo microscopio. E Cinquepalle? Ero curiosa di sapere cosa ne pensasse. Lo guardai. Lui era di spalle. E iniziò a parlare con me con la sua schiena. E la sua schiena disse: “Orty, non so come si misuri una donna, ma  se io ho cinque palle, tu hai cinque tette!” . Carlo scoppiò a ridere. Il professore sospirò. E mentre io cambiavo l’ennesima tonalità di colore sul viso, mi disse: “Solo una sottile metafora per farle un complimento, Ortensia, non si preoccupi.” Mi guardai il seno, e pensai, è solo una metafora.

La storia di Ortensia Malincuore continua sul prossimo numero di WARP. Se non sei già nella nostra lista:

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