WARP, Novembre 2013

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)



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AM Instruments presenta una nuova gamma di indicatori chimici

AM Instruments presenta una nuova gamma di indicatori chimici.
Se piantiamo un’ortensia in un terreno alcalino, la fioritura assumerà un colore rosa; al contrario, in un terreno acido le nostre ortensie saranno blu. I nostri indicatori traggono ispirazione dalla natura e la superano: essi forniscono informazioni sull’ambiente circostante mediante una variazione di colore facilmente interpretabile, e una serie di informazioni che non riguardano solo il ph.

Gli indicatori chimici che proponiamo coprono ogni esigenza e sono progettati per l’utilizzo nelle diverse fasi di un processo di decontaminazione (pulizia, disinfezione, sterilizzazione):

  • indicatori di processo
  • indicatori specifici
  • indicatori da parametri multipli
  • indicatori integrati
  • indicatori del ciclo di verifica
  • indicatori biologici

È importante tenere presente che ciascuna delle sei categorie ha caratteristiche specifiche che determinano dove e come gli indicatori devono essere utilizzati. Ciò determina anche il livello, la profondità e il tipo di informazioni fornite, in modo da essere sicuri di scegliere il giusto tipo di indicatore per lo scopo che si vuole raggiungere.

Indicatori di processo

Gli indicatori da processo sono in genere collocati sulla parte esterna del vassoio, pacco o sacchetto in modo che gli oggetti possano essere identificati a colpo d'occhio. Essi offrono agli utenti la garanzia che il vassoio, pacco o sacchetto è stato esposto ad un particolare processo, ad esempio, vapore, ossido di etilene, ecc, ma non è in grado di fornire informazioni quantitative sul processo o determinare quanto efficace sia stato. Sono a volte indicati come 'controllo dell'esposizione' o indicatori 'through-put'.

 

Indicatori specifici

Gli indicatori specifici sono progettati per l'utilizzo in due settori fondamentali: in procedure di prova specifiche definite da norme e nel monitoraggio di fasi definite di un processo che altrimenti sarebbe difficile da valutare di routine.

La maggior parte delle macchine coinvolte in un processo di decontaminazione sono dotate di sensori elettronici o meccanici per registrare aspetti specifici dell'attività.

Questi sensori sono collegati al monitoraggio e alla registrazione di indicatori: grafici e display digitali forniscono informazioni fondamentali sulle prestazioni della macchina. Sebbene forniscano le  informazioni essenziali sull’attività meccanica della macchina, non possono fornire il monitoraggio delle condizioni fisiche che avvengono all'interno della macchina. Inoltre, questi sensori, monitor e registratori possono perdere la taratura.

L’uso di indicatori specifici può aiutare a risolvere questi due problemi, fornendo dati supplementari su aspetti critici e tappe di un processo.

 

Indicatori da parametri multipli

Gli indicatori da parametri multipli sono il primo dei tre tipi di indicatori disponibili per il monitoraggio ' in -pack ' e come gli altri sono collocati all'interno di ciascun vassoio, pacco o busta prima della trasformazione.

Questi indicatori cambiano colore se esposti a sterilizzante / disinfettante e forniscono agli utenti una chiara rassicurazione visiva che l'agente è penetrato fino al punto di collocazione in ogni vassoio, confezione o pouch.

 

Indicatori integrati

Gli indicatori integrati sono il secondo dei tre tipi di indicatori disponibili per il monitoraggio ' in-pack ' e come gli altri sono collocati all'interno di ciascun vassoio, pacco o busta prima della trasformazione.

Gli indicatori cambiano colore quando esposti ad un sterilizzante / disinfettante secondo i parametri di quantità o durata. Questo fornisce agli utenti chiara rassicurazione visiva che l'agente è penetrato fino al punto di collocazione in ogni vassoio, confezione o pouch.

 

Indicatori Ciclo di Verifica

Questi indicatori sono il terzo di tre tipi di indicatori disponibili per il monitoraggio ' in-pack '. Gli indicatori forniscono informazioni più specifiche rispetto a ogni indicatore chimico disponibile e come gli altri, sono collocati all'interno di ciascun vassoio, pacco o busta prima della trasformazione.

La differenza principale tra questi ed altri indicatori chimici è la loro specificità di informazioni sul processo in atto. Tutti conformi alla classificazione ISO 11140-1 come indicatori di Classe 6, il che significa che ogni prodotto sarà stato calibrato per essere all’interno di parametri predefiniti di un particolare processo. L'utilizzo di un indicatore di verifica del ciclo aiuterà gli utenti finali a rilevare errori di processo confermando che tutti i parametri del ciclo predeterminati sono verificati nel punto di collocazione in ogni vassoio, pacco o busta. Questo è dimostrato attraverso una variazione di colore facile da interpretare.

 

Indicatori Biologici

Gli indicatori biologici hanno due aree principali di impiego : in primo luogo, in caso la normativa richieda l'uso di un indicatore biologico in un processo di decontaminazione specificato. Questi di solito includono ossido di etilene, plasma e vapore a bassa temperatura con formaldeide. E in secondo luogo, nel corso di un processo di validazione di una macchina in cui le variabili del ciclo debbano essere definite e stabilite.

Tutti conformi alla norma ISO 11138, sono forniti con un certificato che contiene il numero di raccolta delle colture, numero di lotto, data di scadenza, popolazione di spore, dati di resistenza e indicatore di valutazione Resistometer (BIER) exposure.


AM Instruments offre, a completamento degli indicatori sopra elencati, una gamma di etichette di indicatori di processo. Le etichette degli indicatori di processo possono essere utilizzate con tutti i tipi di stampanti di uso comune e sono disponibili in una gamma di formati e disegni compatibili con i sistemi di tracciabilità più informatizzati. Le etichette possono anche essere scritte a mano, adeguabili alle più diverse esigenze.

Per qualsiasi ulteriore informazione sulla gamma di indicatori chimici contatta Veronica La Rocca (vlarocca[at]aminstruments.com)


WARP in edizione cartacea è arrivata!

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FabLab

Quando si parla di FabLab mi viene subito in mente la falegnameria di mio zio dove giocavo da bambina. Alla fine della giornata raccoglievo piccoli pezzi di legno, scarti di lavorazione, e mi ritrovavo la mia personale fabbrica di Lego. Sebbene i fab lab non abbiano nulla a che vedere con una falegnameria, c’è qualcosa che li accomuna. Sono laboratori, sono officine, creano un prodotto. E hanno quella sana atmosfera artigianale che li rende unici rispetto alla produzione su larga scala.

Ma ciò che più fa la differenza è che i fab lab hanno a disposizione tecnologie avanzatissime che consentono di pensare a prodotti futuribili senza avere le noie di una produzione di massa. Sono agili, veloci, dotate di flessibilità e incuranti dei limiti che una normale industria possiede in tema di organizzazione del lavoro.

In queste officine chiunque abbia un’idea può passare dalla fase di progettazione a quella di realizzazione rapida di un prototipo.

Il prototipo non è una necessità avvertita solo dalle moderne aziende. Il ricorso al prototipo è, infatti, un'esigenza sentita sin dall'antichità, quando ci si poteva affidare solo a carta e attrezzi da disegno, per cui la realizzazione del prototipo permetteva di effettuare importanti osservazioni sul progetto in corso. I materiali e le tecniche con cui i prototipi si realizzano sono diversi e, ricorrendo a tecniche tradizionali, la loro costruzione è affidata ad artigiani o modellisti. In questo caso ci troviamo di fronte a una difficoltà incompatibile con le esigenze odierne della competizione globale: la diminuzione dei costi e dei tempi di realizzazione.

Mentre negli scenari competitivi è ampiamente sopportabile un aumento dei costi di sviluppo, sicuramente non è accettabile un ritardo per l'immissione sul mercato di un dato prodotto. Infatti un ritardo di pochi mesi può causare una perdita sugli utili anche del 30%, mentre un aumento dei costi di sviluppo, anche del 50%, è ampiamente sopportabile per le imprese.

Per quanto premesso sono stati messi a punto processi con l'obiettivo di ridurre sia i costi di realizzazione che i tempi di costruzione del prototipo stesso; queste tecniche vengono definite rapid prototyping (abbreviata in RP) o prototipazione rapida.

Lo sviluppo delle prime macchine RP è dovuto a Charles W. Hull, che per primo realizzò una macchina di tipo SLA-1 (Stereo Litographic Apparatus). Successivamente gli studi sono avanzati così da giungere a generazioni successive della SLA e messa a punto di tecnologie differenti quali LOM (Laminated Object Manufactoring), SLS (Selective Laser Sintering), FDM (Fused Deposition Modeling), LENS (Laser Engineered Net Shaping). Anche lo scenario d'impiego è cambiato, poiché lo sviluppo di queste macchine non è più affidato alla collaborazione con grosse aziende o centri di ricerca, ma soprattutto grazie alla diffusione nelle piccole e medie imprese, imputabile alla sensibile diminuzione dei costi di queste tecnologie.

La prototipazione rapida si differenzia dalle tecniche tradizionali di lavorazioni meccaniche perché mentre queste ultime operano per asportazione di materiale, ossia ottengono la forma voluta da un blocco all'interno della quale essa già esiste, le tecniche RP operano su una base concettuale inversa, ossia per addizione di materiale, con la possibilità di poter ottenere forme anche molto complesse, impossibili da realizzare con le lavorazioni tradizionali, semplicemente aggiungendo materiale strato per strato. Si parla, infatti, di layered manufacturing (fabbricazione stratificata).

La classificazione principale delle tecniche RP è sulla natura dei materiali impiegati, principalmente sul diverso stato dei materiali impiegati, in particolare polveri, liquidi, solidi. Oggi l'impiego di polveri sta assumendo sempre maggiore importanza, poiché teoricamente la macchina può rimanere la stessa e, cambiando il tipo di polvere, si possono ottenere oggetti con caratteristiche differenti, sia estetiche sia meccaniche.

Oltre alle polveri, che possono essere a un componente o due componenti per la presenza di un legante, ci sono tecniche che si basano su liquidi, costituiti sostanzialmente da resine che vengono fatte polimerizzare, e infine l'uso di materiali solidi quali fili o fogli speciali di carta.

La parola Fabbricazione Digitale (o Digital Fabrication, o Fabbing) fa riferimento al processo attraverso cui è possibile creare oggetti solidi e tridimensionali partendo da disegni digitali. Questo processo, utilizzato ampiamente in manifattura per la creazione rapida di modelli e prototipi, può sfruttare diverse tecniche di fabbricazione sia additive (come la stampa 3D), sia sottrattive come il taglio laser e la fresatura.

In generale, le macchine utilizzate per la fabbricazione digitale (Fabbers o Digital Fabricators) si caratterizzano per la facilità di utilizzo ed il costo relativamente contenuto; questi elementi, insieme alla diffusione di software per la progettazione e modellazione di semplice utilizzo, hanno portato diversi osservatori italiani e internazionali a prevedere la diffusione del fabbing anche verso un'utenza non professionale. Questo fenomeno, definito "Personal Fabrication", è alimentato anche dalla nascita di community in cui i disegni digitali vengono condivisi e messi a disposizione gratuitamente dagli utenti, nonché da servizi che consentono di accedere ad alcune tecnologie di Digital Fabrication direttamente online.

La possibilità di stampare un vero prototipo partendo da un banalissimo disegno in autocad o altri programmi di progettazione 3D, è la vera rivoluzione. La stampa 3D è in grado di cambiare il profilo della progettazione industriale anche su larga scala.

Essa rappresenta la naturale evoluzione della stampa 2D e permette di avere una riproduzione reale di un modello 3D realizzato con un software di modellazione 3D. Le stampanti 3D sono generalmente più veloci, più affidabili e più semplici da usare rispetto ad altre tecnologie per la produzione additiva.

Le stampanti 3D offrono la possibilità di stampare e assemblare parti composte da diversi materiali con diverse proprietà fisiche e meccaniche in un singolo processo di costruzione. Le tecnologie di stampa 3D avanzate creano modelli che emulano molto da vicino l'aspetto e le funzionalità dei prototipi.

Una stampante 3D lavora prendendo un file 3D da un computer e utilizzandolo per fare una serie di porzioni in sezione trasversale. Ciascuna porzione è poi stampata l'una in cima all'altra per creare l'oggetto 3D.

La stampa tridimensionale rende economico creare singoli oggetti tanto quanto crearne migliaia e quindi mina le economie di scala. Essa potrebbe avere sul mondo un impatto così profondo come lo ebbe l’avvento della fabbrica... Proprio come nessuno avrebbe potuto predire l’impatto del motore a vapore nel 1750 — o della macchina da stampa nel 1450, o del transistor nel 1950 — è impossibile prevedere l’impatto a lungo termine della stampa 3D. Ma la tecnologia sta arrivando, ed è probabile che sovverta ogni campo che tocchi.
— The Economist, 2011

Negli ultimi anni il costo delle stampanti 3D si è considerevolmente contratto, rendendole economicamente accessibili alle piccole e medie imprese e favorendone l'ingresso nel mondo degli uffici. Sebbene la prototipazione rapida domini gli usi attuali, le stampanti 3D offrono un grande potenziale per la produzione di applicazioni. La tecnologia trova anche uso nel settore della gioielleria, calzoleria, progettazione industriale, architettura, automotive, aerospaziale, medico e dentistico.

Ma chi sono i protagonisti di questa rivoluzione? Ne avevamo parlato in un numero scorso di WARP. Sono proprio loro, i maker (puoi leggere l'articolo da questo link).

I maker costituiscono un movimento culturale contemporaneo, che rappresenta un'estensione su base tecnologica del tradizionale mondo del fai da te. Tra gli interessi tipici dei maker vi sono realizzazioni di tipo ingegneristico, come apparecchiature elettroniche, realizzazioni robotiche, dispositivi per la stampa 3D, e l'uso di apparecchiature a controllo numerico, ma anche attività più convenzionali, come lavorazione del metallo, del legno e dell'artigianato tradizionale.


CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Lou Reed

 

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Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

2 Marzo 1942, a New York nasce, in una tipica famiglia della buona borghesia americana, una delle figure più leggendarie del rock’n'roll, un mito in continua trasformazione, un poeta maledetto che non ancora adolescente si diede la missione di scandalizzare il mondo benpensante da cui proveniva.

In questo numero vi racconterò la storia di uno scrittore unico, un poeta, ma soprattutto un rocker: Lewis Allen Reed, in arte Lou Reed.

 

Lou Reed è immerso nel mondo borghese di una famiglia di origini ebraiche che, come vuole la tradizione, gli impone lo studio del pianoforte classico, ma lui non ha che un unico grande interesse:  il rock ‘n roll, “la musica del diavolo”.

Lou Reed è un adolescente ribelle. A 10 anni comincia a suonare la chitarra e a 14 incide il primo disco. Siamo agli inizi degli anni 60, Lou Reed tocca argomenti culturalmente inaccettabili per quel periodo; scandalizza con atteggiamenti effemminati e parla spesso, troppo spesso di omosessualità.

 

I genitori preoccupati dal suo comportamento e dal suo estremo interesse verso la “musica del diavolo” decidono di farlo curare in un centro psichiatrico.

Il giovane Lou va a farsi curare quasi divertito non curandosi del fatto che la cura del tempo era l’elettroshock. Verrà sottoposto alle scariche elettriche per due settimane.

L’intento dei genitori di “guarirlo” dalla sua condizione fallisce miserabilmente. Lou Reed cambierà per sempre sia il rapporto con i propri genitori, sia i comportamenti che diventeranno sempre più esasperati.

Per allontanarsi da casa si iscrive alla Syracuse University dove studia con il poeta Delmore Schwartz che lo influenza fortemente e da cui trae l’ispirazione per quello che diventa il suo stile di scrittura; cantare il rock ‘n roll con le parole di un romanzo.

Dopo la parentesi universitaria, che sarà anche un periodo di vita sregolata fatta di droghe e alcool, si sposta a New York dove conosce John Cale, con il quale nel 1966 fonderà i Velvet Underground.

I testi colti e poetici di Reed uniti al grande talento musicale di Cale faranno storia tanto da considerare i Velvet Underground, insieme con i Beatles, il gruppo più influente dagli anni 60.

Nel 1967 arriva Il famoso album con la banana in copertina, si chiama The Velvet Underground & Nico, ed è prodotto da Andy Warhol.

Agli inizi degli anni 70 Lou Reed incontra David Bowie; sarà un incontro fondamentale per la sua carriera. La collaborazione darà alla luce, nel 1972,  un nuovo grande album: Transformer, un successo clamoroso che raggiungerà i vertici di tutte le classifiche mondiali sfornando dei brani che diventeranno classici della musica rock: “Walk on the wild side” e “Perfect Day”.

Gli anni 80 saranno anni duri per Lou Reed, dovrà affrontare la crisi del suo secondo matrimonio e la scomparsa di Andy Warhol, che muore nel 1987 in seguito a un'operazione. Al funerale, dopo 22 anni, Lou troverà John Cale con il quale tenteranno la reunion dei Velvet Underground. Purtroppo  le tensioni nel gruppo riaffiorano e Reed, ancora una volta, decide di sciogliere il gruppo.

Passato il periodo di crisi Reed intraprende una relazione sentimentale con la polistrumentista d'avanguardia Laurie Anderson conosciuta a Monaco, dove entrambi suonavano con John Zorn e le dedica un album intitolato “Set the Twilight Reeling”.

The Raven“, è l’ultimo lavoro di Lou Reed, un doppio CD tratto dalle poesie e dai racconti di Edgar Allan Poe.

Il 27 ottobre 2013 è stata annunciata la notizia della sua morte, avvenuta all'età di 71 anni.  La sua compagna Laurie Anderson in una struggente lettera pubblicata sul sito italiano di Lou Reed racconta così i suoi ultimi istanti:

Eravamo a casa. Lo avevo portato via dall’ospedale qualche giorno prima. E anche se era molto debole, ha insistito per uscire fuori nella luce accecante del mattino.

Come persone use alla meditazione, eravamo preparati per questo: come muovere l’energia dalla pancia fino al cuore e poi spingerla fuori dalla testa. Non ho mai visto un’espressione così piena di meraviglia come quella di Lou quando è morto. Le sue mani stavano facendo la forma 21 del Tai Chi, quella dell’acqua che scorre. I suoi occhi erano spalancati. Stavo tenendo tra le braccia la persona che amavo più di ogni altra cosa al mondo e le parlavo mentre moriva. Il suo cuore ha smesso di battere. Non aveva paura. Ero riuscita a camminare con lui fino alla fine del mondo. La vita – così bella, dolorosa e spettacolare – non può dare qualcosa più di questo. E la morte? Penso che lo scopo della morte sia la realizzazione dell’amore.”

 

Lou Reed e` morto di domenica, come in quel piccolo capolavoro con i Velvet Underground intitolato "Sunday morning"

 

Un grazie a Lara per la bellissima partecipazione alla registrazione dell'audio di questa puntata.


Per contattare DJ Tommy Cassano:

tcassano[at]aminstruments.com

 


LA LENTE

Reti neurali artificiali

I computer e i relativi programmi tradizionali sono sistemi di elaborazione dell’informazione molto utili ma non certo intelligenti: l’unico elemento di intelligenza nell’intero processo è il programmatore che ha analizzato il compito e ha creato il programma. Affinché un sistema artificiale possa definirsi intelligente, esso dovrebbe per lo meno essere in grado di risolvere i problemi che gli esseri umani trovano semplici, banali e naturali. Per questo motivo, sta suscitando notevole interesse una classe di modelli non lineari noti come Reti Neurali Artificiali (RNA).

Le reti neurali artificiali sono dei sistemi di elaborazione dell’informazione che cercano di simulare all’interno di un sistema informatico il funzionamento dei sistemi nervosi biologici che sono costituiti da un gran numero di cellule nervose o neuroni collegati tra di loro in una complessa rete. Ogni neurone è collegato mediamente con una decina di migliaia di altri neuroni. Si hanno quindi centinaia di miliardi di connessioni. Il comportamento intelligente emerge dalle numerose interazioni tra le unità interconnesse.

Alcune di queste unità ricevono informazioni dall’ambiente, altre emettono risposte nell’ambiente e altre ancora - se ve ne sono - comunicano solamente con le unità all’interno della rete: esse sono definite rispettivamente unità di ingresso (input), unità di uscita (output) e unità nascoste (hidden). Ciascuna unità svolge un’operazione molto semplice che consiste nel diventare attiva se la quantità totale di segnale che riceve supera una certa soglia di attivazione. Se un’unità diventa attiva, essa emette un segnale che viene trasmesso lungo i canali di comunicazione fino alle altre unità cui essa è connessa; ciascun punto di connessione agisce come un filtro che trasforma il messaggio ricevuto in un segnale inibitorio o eccitatorio aumentandone o diminuendone nel contempo l’intensità a seconda delle proprie caratteristiche individuali.

Il legame input–output, ovvero la funzione di trasferimento della rete, non viene programmato ma è semplicemente ottenuto da un processo di apprendimento basato su dati empirici che può essere:

• supervisionato (supervised learning), qualora si disponga di un insieme di dati per l’addestramento (o training set) comprendente esempi tipici di ingressi con le relative uscite loro corrispondenti: in tal modo la rete può imparare ad inferire la relazione che li lega. Successivamente, la rete è addestrata mediante un opportuno algoritmo (tipicamente il backpropagation che è appunto un algoritmo d’apprendimento supervisionato), il quale usa tali dati allo scopo di modificare i pesi ed altri parametri della rete stessa in modo tale da minimizzare l’errore di previsione relativo. Se l’addestramento ha successo, la rete impara a riconoscere la relazione incognita che lega le variabili d’ingresso a quelle d’uscita, ed è quindi in grado di fare previsioni anche laddove l’uscita non `e nota a priori; in altri termini, l’obiettivo finale dell’apprendimento supervisionato è la previsione del valore dell’uscita per ogni valore valido dell’ingresso, basandosi soltanto su un numero limitato di esempi di corrispondenza (vale a dire, coppie di valori input-output). Per fare ciò, la rete deve essere infine dotata di un’adeguata capacità di generalizzazione, con riferimento a casi ad essa ignoti. Ciò consente di risolvere problemi di regressione o classificazione.

• non supervisionato (unsupervised learning), basato su algoritmi d’addestramento che modificano i pesi della rete facendo esclusivamente riferimento ad un insieme di dati che include le sole variabili d’ingresso. Tali algoritmi tentano di raggruppare i dati d’ingresso e di individuare pertanto degli opportuni cluster rappresentativi dei dati stessi, facendo uso tipicamente di metodi topologici o probabilistici. L’apprendimento non supervisionato è anche impiegato per sviluppare tecniche di compressione dei dati.

• per rinforzo (reinforcement learning), nel quale un opportuno algoritmo si prefigge lo scopo di individuare un certo modus operandi, a partire da un processo di osservazione dell’ambiente esterno; ogni azione ha un impatto sull’ambiente, e l’ambiente produce una retroazione che guida l’algoritmo stesso nel processo di apprendimento. Tale classe di problemi postula un agente, dotato di capacità di percezione, che esplora un ambiente nel quale intraprende una serie di azioni. L’ambiente stesso fornisce in risposta un incentivo o un disincentivo, secondo i casi. Gli algoritmi per il reinforcement learning tentano in definitiva di determinare una politica tesa a massimizzare gli incentivi cumulati ricevuti dall’agente nel corso della sua esplorazione del problema. L’apprendimento con rinforzo differisce da quello supervisionato perché non sono mai presentate delle coppie input-output di esempi noti, né si procede alla correzione esplicita di azioni subottimali.

Al di là del carattere schematico di questo modello, è importante sottolineare:

Pregi

– Le reti neurali per come sono costruite lavorano in parallelo e sono quindi in grado di trattare molti dati mentre nei calcolatori tradizionali ciascun dato viene elaborato individualmente e in successione. Malgrado il fatto che ogni singolo neurone sia relativamente lento1, il parallelismo spiega in parte la maggior velocità del cervello nell’eseguire compiti che richiedono l’elaborazione contemporanea di un elevato numero di dati, come ad esempio il riconoscimento visivo di oggetti. Si tratta in sostanza di un sofisticato sistema di tipo statistico dotato di una buona immunità al rumore; se alcune unità del sistema dovessero funzionare male, la rete nel suo complesso avrebbe delle riduzioni di prestazioni ma difficilmente andrebbe incontro ad un blocco del sistema. I software di ultima generazione dedicati alle reti neurali richiedono comunque buone conoscenze statistiche; il grado di apparente utilizzabilità immediata non deve trarre in inganno, pur permettendo all’utente di effettuare da subito previsioni o classificazioni, seppure con i limiti del caso. Da un punto di vista industriale, risultano efficaci quando si dispone di dati storici che possono essere trattati con gli algoritmi neurali. Ciò è di interesse per la produzione perché permette di estrarre dati e modelli senza effettuare ulteriori prove e sperimentazioni.

– L’elaborazione dei sistemi nervosi è distribuita su molti elementi, ovvero vi sono molti neuroni che si occupano della stessa operazione.

– Ogni dato nella memoria dei calcolatori `e identificato da un indirizzo (in pratica un numero) che viene utilizzato dal processore centrale per recuperare le conoscenze necessarie allo svolgimento di un certo compito. Invece gli essere umani accedono alle proprie memorie in base al contenuto: siamo in grado di recuperare un ricordo semplice in base a qualche indizio parziale o a un attributo (un profumo, una voce, ...).

I sistemi nervosi, al contrario dei calcolatori, non devono essere programmati per svolgere un compito, bensì imparano autonomamente in base all’esperienza o con l’aiuto di un istruttore esterno.

Difetti

– I modelli prodotti dalle reti neurali, anche se molto efficienti, non sono spiegabili in linguaggio simbolico umano: i risultati vanno accettati “così come sono”, da cui anche la definizione inglese delle reti neurali come black box. Come per qualsiasi algoritmo di modellazione, anche le reti neurali sono efficienti solo se le variabili predittive sono scelte con cura. Non sono in grado di trattare in modo efficiente variabili di tipo categorico (per esempio, il nome della città) con molti valori diversi. Necessitano di una fase di addestramento del sistema che fissi i pesi dei singoli neuroni e questa fase può richiedere molto tempo, se il numero dei record e delle variabili analizzate è molto grande. Non esistono teoremi o modelli che permettano di definire la rete ottima, quindi la riuscita di una rete dipende molto dall’esperienza del creatore.

Utilizzi

– Le reti neurali vengono solitamente usate in contesti dove i dati possono essere parzialmente errati oppure dove non esistano modelli analitici in grado di affrontare il problema. Un loro tipico utilizzo è nei software di OCR, nei sistemi di riconoscimento facciale e più in generale nei sistemi che si occupano di trattare dati soggetti a errori o rumore. Esse sono anche uno degli strumenti maggiormente utilizzati nelle analisi di Data Mining. Le reti neurali vengono anche utilizzate come mezzo previsionale dell’analisi finanziaria o meteorologica. Negli ultimi anni è aumentata notevolmente la loro importanza anche nel campo della bioinformatica, nel quale vengono utilizzate per la ricerca di pattern funzionali e/o strutturali in proteine e acidi nucleici. Mostrando opportunamente una lunga serie di input (fase di training o apprendimento), la rete è in grado di fornire l’output più probabile.

Nei prossimi numeri di Warp andremo avanti nel nostro viaggio attraverso le reti neurali, considerandone le potenzialità predittive.


AM Instruments ha introdotto dei nuovi sistemi di campionamento monouso, fai clic qui o sull'immagine per vederne i vantaggi e scaricare il minicatalogo. 


WARP ANCH'IO

L'importanza di frutta e verdura

Questo articolo rappresenta la prima collaborazione esterna di WARP. Dopo l’uscita della nostra edizione speciale a qualcuno di voi è venuta voglia di andare oltre la lettura, prendere in mano una penna, e partecipare attivamente alla sua redazione.

Non vi sveleremo l’identità fino al prossimo numero. E neanche la sua azienda. Vi basti sapere che, come molti di voi, anche lui vuole essere un pò WARP!

 

L’IMPORTANZA DELLA FRUTTA E VERDURA NELL ‘ALIMENTAZIONE

Tutti sappiamo del beneficio fisico che traiamo dal mangiare frutta e verdura (per comodità sarà utilizzato il termine verdura anche per indicare gli ortaggi). Ne è conferma il fatto che alla domanda “è importante mangiare frutta e verdura” tutti rispondono “si, perché fa bene alla salute”. Tutto vero se si calcola che mangiare da 5 a 7 volte al giorno frutta e verdura previene l’insorgenza dei tumori. Se osservate un bracciante agricolo vi sembra che non invecchi mai: colpa, si fa per dire, della sua alimentazione prevalentemente basata su questi alimenti.

Alla base di questa verità c’è un continuo equilibrio tra sostanze ossidanti e sostanze antiossidanti. Un bilanciamento a favore delle sostanze ossidanti crea quello che comunemente viene detto STRESS OSSIDATIVO. Le sostanze OSSIDANTI sono prodotte in maniera endogena dalle cellule eucariotiche e un modo per contrastare gli effetti nocivi delle sostanze ossidanti è quello di produrre enzimi endogeni o di apportare dall’esterno tramite alimenti contenenti sostanze antiossidanti, come frutta e verdura.

Come si producono le sostanze OSSIDANTI nella cellula?

Come molti sanno la cellula eucariotica, per produrre una grande quantità di energia, necessita di  O2 che viene utilizzato nel mitocondrio. L’utilizzo dell’ossigeno viene incrementato quando si eseguono degli esercizi in condizione di aerobiosi, ossia in condizione tale per cui l’organismo non va in affanno. Quindi nel mitocondrio avviene la respirazione cellulare, che si innesca tramite una sostanza, l’acetil CoA. Quest’ultima  entra nel mitocondrio, si combina con l’Ossalacetato ed innesca il ciclo di Krebs. Nella figura a seguire si riporta lo schema del ciclo di Krebs con tutte le sue interazioni.

Contemporaneamente al ciclo di Krebs si innesca un flusso di elettroni. In un processo normale, dove l’elettrone si combina con l ‘O2  e il H+, si ottiene come prodotto finale H2O, ossia acqua. Nel passaggio frenetico di tali elettroni succede che alcuni si perdano e reagiscano in maniera tale da produrre i cosiddetti radicali liberi, dei quali sentiamo parlare spesso. Cosa sono i radicali liberi?

Un radicale libero è una molecola o un atomo particolarmente reattivo. A causa di questa caratteristica chimica i radicali liberi sono altamente instabili e cercano di tornare in stato di equilibrio rubando all'atomo vicino l'elettrone necessario per pareggiare la propria carica elettromagnetica. Questo meccanismo origina nuove molecole instabili, innescando una reazione a catena che, se non viene arrestata in tempo, finisce col danneggiare le strutture cellulari.

La produzione di radicali liberi è un evento fisiologico e si verifica normalmente nelle reazioni biochimiche cellulari, soprattutto in quelle che utilizzano ossigeno per produrre energia. Gli stessi radicali liberi possono essere prodotti anche a causa di fattori esterni.

Dato che non è possibile impedirne la formazione, il nostro organismo ha elaborato un proprio sistema di difese in grado di neutralizzare buona parte degli effetti negativi associati alla produzione di radicali liberi.

I meccanismi di detossificazione avvengono con la produzione dell’enzima superossidodismutasi e con l’enzima catalasi che converte il perossido di idrogeno in acqua ed ossigeno; l’enzima glutatione, che agisce da solo oppure diventa il substrato di vari enzimi come la glutatione perossidasi (GPX) .

Un aumento della formazione di radicali liberi si osserva durante un intenso esercizio fisico. In un organismo allenato, parallelamente all’incremento di radicali liberi si ha una concomitante produzione di sistemi che neutralizzano il loro effetto con una maggiore produzione degli enzimi deputati alla neutralizzazione di tali sostanze; al contrario un individuo non allenato, per esempio un individuo che esegue la sua attività una volta a settimana, non è in grado di neutralizzare l’aumento della  produzione di radicali liberi durante lo sforzo fisico per cui crea più danno che beneficio all’organismo.

Il messaggio è che l’attività fisica deve essere sistematica e non una tantum.

Ovviamente non sempre il sistema è in grado di neutralizzare i radicali liberi, per cui si ricorre ad alimenti come la frutta e la verdura, che sono alimenti antiossidanti e quindi contengono sostanze tali da neutralizzare l’effetto dei radicali liberi, in quanto ricchi di vitamina E, vitamina C, carotenoidi, polifenoli e antocianine.

Gi alimenti consigliati quindi sono:

Queste categorie di alimenti sono accomunate dal possedere sostanze che neutralizzano i radicali liberi. Recenti studi hanno dimostrato che alcuni alimenti contengono sostanze che hanno capacità antitumorale.

Per es. il licopene contenuto nei pomodori, nelle verdure a foglia larga come cavolo, broccoli, cavolini di Bruxelles, verza, crescione, rapa, cavolfiore ecc. contengono sostanza chiamate glucosinolati, che dimostrano avere proprietà antitumorali ed utilizzati come coadiuvanti.

Nonostante la ricchezza e la salubrità che tali alimenti danno, i ritmi frenetici giornalieri ci portano a consumare il fast food, a rivolgerci al pronto all’uso come nei McDonald, con la beffa che una alimentazione scorretta, il più delle volte troppo ricca di grassi animali, comporta l’aumento di radicali liberi, scompensi cardiaci, invecchiamento cellulare per lo stress ossidativo e ahimè rischio di non prevenire l’insorgenza di un tumore, per le motivazioni precedentemente dette. Tantissime volte sento dire che non si mangia verdura in quanto bisogna tagliarla e ciò costa tempo.

Concludendo, una alimentazione basata su un consumo sistematico e giornaliero di frutta e verdura ci consentirà di avere una vita più sana e piacevole, neutralizzando gli effetti dannosi che derivano dallo stress ossidativo, dovuto alla produzione di sostanze ossidanti prodotte nel nostro organismo e dai fattori ambientali sempre più presenti nelle nostre città.

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UNA PAGINA A CASO

Rubrica di passioni letterarie

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Da poco tradotto in inglese e pubblicato in Inghilterra e negli Stati Uniti, lo Zibaldone dei Pensieri di Giacomo Leopardi viene considerato dalla stampa internazionale - Financial Times, Sunday Times, New Statesman, New York Review of Books e da molte altre testate - come un manoscritto ritrovato in una bottiglia, una sorta di disseppellito rotolo di Qumran del pensiero. E non del solo pensiero italiano. «Uno dei pensatori più radicali del diciannovesimo secolo», definisce Leopardi il «Financial Times» accostando lo Zibaldone agli scritti di Coleridge, Emerson, Kirkegaard e soprattutto Nietzsche. E John Gray, nell'articolo pubblicato in copertina e precedentemente apparso sul «New Statesman» emette la sentenza definitiva: l'edizione integrale dello Zibaldone in lingua inglese è un «major event» nella storia delle idee. I recensori d'oltre Manica osservano che oltre a non essere apprezzato nel mondo come gli spetterebbe, anche in patria il pensiero di Leopardi non ha ricevuto il giusto riconoscimento.

Così Elisabetta Rasy sul Sole24Ore introduce “il fenomeno editoriale” che a dire il vero non mi sorprende, sebbene sia stato proprio il motivo per cui ho ripreso in manbo il libro.

Al liceo tutti abbiamo studiato Giacomo Leopardi e tutti ci siamo soffermati sulla sua produzione poetica. A pochi di noi è stata data la possibilità di soffermarci su un’opera che non è solo raccolta di pensieri, ma anche trattato di filosofia, se per filosofia intendiamo il modo in cui l’uomo pone domande e cerca risposte che riguardano la nostra vita, il nostro essere, il motivo per cui siamo qui.

Così aprendo davvero a caso riposto fedelmente alcuni pensieri:

La tartaruga lunghissima nelle sue operazioni ha lunghissima vita. Così tutto è proporzionato nella natura; e la pigrizia della tartaruga, di cui si potrebbe accusar la natura, non è veramente pigrizia assoluta, cioè considerata nella tartaruga, ma rispettiva. Da ciò possiamo cavare molte considerazioni.

Tutto è nulla al mondo, anche la mia disperazione, della quale ogni uomo anche savio, ma più tranquillo, ed io stesso certamente in un'ora più quieta conoscerò, la vanità e l'irragionevolezza e l'immaginario. Misero me, è vano, è un nulla anche questo mio dolore, che in un certo tempo passerà e s'annullerà, lasciandomi in un vôto universale, e in un'indolenza terribile che mi farà incapace anche di dolermi.

Io era oltremodo annoiato della vita, sull'orlo della vasca del mio giardino, e guardando l'acqua e curvandomici sopra con un certo fremito, pensava: s'io mi gittassi qui dentro, immediatamente venuto a galla, mi arrampicherei sopra quest'orlo, e sforzandomi di uscir fuori dopo aver temuto assai di perdere questa vita, ritornato illeso, proverei qualche istante di contento per essermi salvato, e di affetto a questa vita che ora tanto disprezzo, e che allora mi parrebbe più pregevole.

Quando io era fanciullo, diceva talvolta a qualcuno de' miei fratellini, tu mi farai da cavallo. E legatolo a una cordicella, lo venia conducendo come per la briglia e toccandolo con una frusta. E quelli mi lasciavano fare con diletto, e non per questo erano altro che miei fratelli. Io mi ricordo spesso di questo fatto, quando io vedo un uomo (sovente di nessun pregio) servito riverentemente da questo e da quello in cento minuzie, ch'egli potrebbe farsi da se, o fare ugualmente a quelli che lo servono, e forse n'hanno più bisogno di lui, che alle volte sarà più sano e gagliardo di quanti ha dintorno. E dico fra me, né i miei fratelli erano cavalli, ma uomini quanto me, e questi servitori sono uomini quanto il padrone e simili a lui in ogni cosa; e tuttavia quelli si lasciavano guidare benché fossero tanto cavalli quant'era io, e questi si lasciano comandare; e tra questi e quelli non vedo nessun divario.

Il silenzio è il linguaggio di tutte le forti passioni, dell'amore (anche nei momenti dolci) dell'ira, della meraviglia, del timore ec.

Tutto è amor proprio nell'uomo e in qualunque vivente. Amabile non pare e non è, se non quegli che lusinga, giova ec. l'amor proprio degli altri.

Nessuna opinione vera o falsa, ma contraria all'opinione dominante e generale, si è mai stabilita nel mondo istantaneamente, e in forza di una dimostrazione lucida e palpabile, ma a forza di ripetizioni e quindi di assuefazione.

Il tale diceva che noi, venendo in questa vita, siamo come chi si corica in un letto duro e incomodo, che sentendovisi stare male, non vi può star quieto, e però si rivolge cento volte da ogni parte, e procura in vari modi di appianare, ammollire, ecc. il letto, cercando pur sempre e sperando di avervi a riposare e prendere sonno, finché senz'aver dormito né riposato vien l'ora di alzarsi.

Io vivo, dunque io spero è un sillogismo giustissimo

Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere; non v'ha altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla.

Felicità non è altro che contentezza del proprio essere e del proprio modo di essere, soddisfazione, amore perfetto del proprio stato, qualunque del resto esso stato si sia, e fosse pur arco il più spregevole. Ora da questa sola definizione si può comprendere che la felicità è di sua natura impossibile in un ente che ami se stesso sopra ogni cosa, quali sono per natura tutti i viventi, soli capaci d'altronde di felicità. Un amor di se stesso che non può cessare e che non ha limiti, è incompatibile colla contentezza, colla soddisfazione. Qualunque sia il bene di cui goda un vivente, egli si desidererà sempre un ben maggiore, perché il suo amor proprio [amore della propria persona] non cesserà, e perché quel bene, per grande che sia, sarà sempre limitato, e il suo amor proprio non può aver limite. Per amabile che sia il vostro stato, voi amerete voi stesso più che esso stato, quindi voi desidererete uno stato migliore. Quindi non sarete mai contento, mai in uno stato di soddisfazione, di perfetto amore del vostro modo di essere, di perfetta compiacenza di esso. Quindi non sarete mai e non potete esser felice, né in questo mondo, né in un altro.

Ridete franco e forte, sopra qualunque cosa, anche innocentissima, con una o due persone, in un caffè, in una conversazione, in via: tutti quelli che vi sentiranno o vedranno rider così, vi rivolgeranno gli occhi, vi guarderanno con rispetto, se parlavano, taceranno, resteranno come mortificati, non ardiranno mai rider di voi, se prima vi guardavano baldanzosi o superbi, perderanno tutta la loro baldanza e superbia verso di voi. In fine il semplice rider alto vi dà una decisa superiorità sopra tutti gli astanti o circostanti, senza eccezione. Terribile ed awful è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere, è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire.


CALEIDOSCOPIO

Tech Stories e Il Tesoro di Napoli

TECH STORIES - 150° Politecnico di Milano

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia

Via San Vittore 21 - Milano

La Mostra, diretta dai proff. Federico Bucci e Luisa Collina, curata dai proff. Sara Protasoni, Edoardo Rovida e Beppe Finessi e co-curata dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia,  sarà organizzata in due parti.

Nella prima si svolgerà il “nastro” dei 150 anni del Politecnico, dal quale verranno scelte alcune “giornate particolari” che costituiranno l’oggetto di singoli approfondimenti ad esempio l’ inaugurazione il 29 novembre 1863 o la consegna, a Stoccolma nel 1963, del premio Nobel a Giulio Natta.

La seconda parte della mostra, che coinvolgerà tutto il Museo, prevede la progettazione di una serie di “percorsi politecnici”, che saranno resi permanenti, attraverso i pezzi già presenti nelle collezioni del Museo.

In collaborazione con il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci.

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IL TESORO DI NAPOLI

I capolavori del Museo di San Gennaro

 

fino al 14 Febbraio 2014

 

Sette secoli di storia, un viaggio attraverso donazioni di papi, imperatori, re, uomini illustri e persone comuni, per ricostruire uno dei più importanti e ricchi tesori d’arte orafa al mondo, il leggendario Tesoro di San Gennaro.

Promossa da Fondazione Roma e organizzata da Fondazione Roma – Arte – Musei, in collaborazione con il Museo del Tesoro di San Gennaro, l'esposizione è curata da Paolo Jorio, direttore del Museo del Tesoro di San Gennaro, e Ciro Paolillo, esperto gemmologo e docente presso l'Università La Sapienza di Roma. Per la prima volta al di fuori della città di Napoli verrà presentato non solo il Tesoro del Santo, ma documenti originali, dipinti, sculture, disegni e arredi sacri, che restituiscono la straordinaria storia di un culto, una città, un popolo.

Con venticinque milioni di devoti sparsi in tutto il mondo, San Gennaro è il santo cattolico più famoso e conosciuto nel mondo. Il Tesoro a lui dedicato è unico nel suo genere: formatosi lungo settecento anni di storia, grazie alle numerose donazioni, si è mantenuto intatto da allora, senza mai subire spoliazioni e senza che i suoi preziosi fossero venduti. A proteggerlo la Deputazione della Real Cappella del Tesoro, organizzazione laica voluta da un voto della Città di Napoli il 13 gennaio 1527 deputata prima alla sovrintendenza sulla costruzione della Cappella dedicata al Santo nel Duomo di Napoli, poi alla difesa della collezione da minacce esterne. Ancora oggi formata da dodici famiglie che rappresentano gli antichi "seggi" di Napoli.

 

La mostra offre l'occasione per approfondire dal punto di vista scientifico l'inestimabile valore artistico e culturale del Tesoro. Il percorso espositivo analizza il culto di San Gennaro, dalle sue origini, allo splendore dei due capolavori più straordinari della collezione: la Collana di San Gennaro, in oro, argento e pietre preziose, realizzata da Michele Dato nel 1679 e la Mitra, in argento dorato con diamanti, rubini, smeraldi e due granati, creata da Matteo Treglia nel 1713, e della quale ricorre quest'anno il terzo centenario.

 


WARP ATTACK

Attenti al Polverino!

Assunta Prato è nata a San Salvatore (AL), laureata in Filosofia, è stata insegnante nella scuola secondaria, e fa parte dell’Associazione Famigliari Vittime Amianto da quando ha perso il marito per mesotelioma pleurico. E’ attivamente impegnata contro le conseguenze dell’uso dell’amianto e per uno sviluppo che veda il rispetto dell’ambiente e della salute al primo posto.


Perché ne parliamo? Assunta Prato, consapevole del fatto che solo attraverso un intervento tempestivo è possibile dirottare la nostra cultura verso una direzione positiva, ha scritto una favola. Una favola per bambini che mette in evidenza la sua storia personale non per sottolinearne la drammaticità, ma per veicolare un messaggio forte e necessario.Un messaggio non a caso diretto ai bambini. Sono loro infatti gli adulti di domani, quegli adulti che forse, attraverso una coscienza e una consapevolezza diversa, possono fare in modo che niente di tutto questo possa accadere ancora.

Attenti al polverino! è una fiaba che racconta ai bambini una storia vera e drammatica: la storia dell’amianto, che ha lasciato una scia lunghissima di malattia e morte là dove è stato estratto e lavorato.

La storia presentata non è legata soltanto a un contesto particolare e locale, ma si può estendere facilmente a molte altre situazioni: città e territori in cui la qualità della vita, il diritto alla salute e a un ambiente pulito sono stati pesantemente compromessi da uno sviluppo industriale miope e devastante.

Queste situazioni sono talmente frequenti che diventa indispensabile promuovere una cultura diversa fin dai primi anni di vita del bambino, in modo che cresca consapevole dell’importanza di rispettare la natura e le sue risorse, di impegnarsi per battaglie giuste e solidali, di riparare i danni di uno sviluppo teso unicamente al profitto personale.

La fiaba aiuta a prendere consapevolezza, suggerisce l’importanza dell’impegno personale e inietta speranza nel futuro: sono tutti aspetti importantissimi nel processo educativo, tanto più necessari quanto più sappiamo che rimediare ai danni causati sarà un compito che richiederà molta attenzione e un impegno convinto anche alle generazioni future.

Scarica il PDF della fiaba da qui

Vi mostriamo anche il  booktrailer del graphic novel “Eternit – Dissolvenza in bianco” . Si racconta in maniera inedita la storia della fabbrica Eternit a Casale Monferrato, che portò dapprima il benessere e poi la morte agli operai e alle loro famiglie, a causa della polvere d’amianto respirata nell’azienda e in giro per la città. La storia è raccontata attraverso le vicende, pubbliche e private, di più personaggi, anche di altre realtà italiane legate all’Eternit, ispirati a persone reali che hanno avuto un ruolo significativo nella vicenda. Viene evidenziata la progressiva presa di coscienza tra i cittadini dei rischi legati all’inquinamento da questo materiale, la necessità della bonifica e della ricerca scientifica, l’esigenza di giustizia che si è manifestata nella costituzione di più di tremila parti civili per il processo contro i dirigenti svizzero-belgi della multinazionale Eternit. Il libro diventa dunque non solo la cronaca di fatti avvenuti nel passato, ma anche un messaggio di consapevolezza e speranza per le nuove generazioni. Il racconto a fumetti è integrato da un’appendice di documenti contenenti una cronologia dei fatti principali della vicenda, dall’origine dell’Eternit all’attuale fase del processo e della bonifica, e alcuni interventi volti a far riflettere su ciò che resta da fare da adesso in avanti.

 

 

 


NO COMMENT

L'immagine del mese

"foto fatta a Cernusco dopo una giornata di pioggia" immagine di Veronica La Rocca (vlarocca[at]aminstruments.com)


AM KIDS

Short story

Immagine di Davide Bottazzi, classe '98

Si inginocchiò sul cemento freddo e duro. Poggiò le mani sul muretto che le stava di fronte e inspirò profondamente. Osservò poi la scena che le si presentava davanti e sorrise amaramente.

Tanta gente, troppa gente, che accerchiava il loro beneamato sindaco. Ascoltavano affascinati le parole che l’uomo pronunciava attraverso il microfono; parole così apparentemente dorate, così false nella realtà, parole dietro la cui lucentezza si nascondeva solo ruggine.

Se solo sapessero... pensò la giovane.

Dal suo posto d’onore, in cima ad uno dei grattacieli circondanti la piazza, la scena appariva ancora più patetica. Un gruppo d’infanti, ecco cos’erano, infanti affascinati da un prestigiatore che ha studiato fin troppo bene i suoi trucchi.

Sporse di poco la testa e sputò, schifata.

Ruotò il busto e afferrò il borsone nero poco distante dalle sue ginocchia.

Aprì con cautela la zip e, facendo molta attenzione, estrasse uno ad uno i pezzi dell’arnese.

Lo montò in fretta, una fretta che lasciava trasparire tutta la sua esperienza; pareva un bambino che montava il suo puzzle preferito, conoscendolo ormai a memoria.

Appoggiò il fucile sul muretto.

Lo posizionò bene, puntandolo verso la folla.

Uno scatto metallico annunciò che l’arma era carica... e pronta a uccidere.

Accostò l’occhio al mirino, spostandolo di tanto in tanto di qualche millimetro, finché la testa semi-calva del sindaco non fu perfettamente al centro.

Accarezzò dolcemente quella piccola levetta metallica, che aspettava solo di porre fine alla vita di un’altra persona.

E, in quel momento, pensò.

Pensò alla sua vita, a quanto faceva schifo, a quanto si faceva schifo.

Pensò a quello che si era ridotta a fare per dei soldi.

Pensò alla sua anima. Lei non aveva un’anima. Se n’era andata, pezzettino per pezzettino, cucita alla vita di tutte quelle persone.

Avrebbe voluto cambiare. Avrebbe voluto mettere la parola fine a tutta quella storia. Doveva farlo; e ce l’avrebbe fatta, un giorno. Ma non quel giorno.

Chiuse gli occhi.

Premette il grilletto.

 

Di Emma Belletti, classe '99. 

Per contattare Emma e Davide scrivi a warpamkids[at]aminstruments.com


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia nel Granducato di Toscana

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Oggi sono a Siena, in quello che al Nord chiamiamo AM Tuscany Business Resort.

Sono di fronte all’edificio e ora so perchè lo chiamano così! Ragazzi, questo non è un ufficio, è un paradiso.

Io non voglio lavorare qui, voglio proprio viverci! Prendo il mio smartphone e scatto qualche foto, avrete le prove che non sto esagerando!

clic!

Mi accoglie una ragazza che è Ortensia al contrario, io bassa lei alta, io mora lei bionda, io riccia lei liscia. E dietro di lei un fagocitatore di lettere c.

“Ciao Ortensia, mi hai portato il materiale sulle happe!!”

“Le happe?”

Qui le cappe sono happe, i colli sono holli, i contatori sono hontatori, ma le particelle sono sempre particelle!!!

E si, ho portato con me un pacco di materiale che dobbiamo vedere insieme, su questo enorme tavolo da riunioni illuminato dal sole che entra da una vetrata tanto ampia che potrei sdraiarmi a prendere la tintarella. In lontananza una collina morbida e alberi e cielo azzurro.

Sul tavolo un bel panforte, uno di quelli che a casa compriamo solo a Natale, e invece qui ogni giorno è Natale. Così mangio e parlo, parlo e mangio, e ascolto e mangio.

E proprio mentre ho la lingua impastata di zucchero e nocciole, una voce tonante dietro di me:

“Buongiorno al Granducato!!!!”

Questo le c non se le mangia, anzi, ha un accento milanese. Mi volto e chi ti vedo? Quel losco figuro che fino a oggi avevo visto solo su un monitor, il nostro responsabile marketing. Sembra un appendiabiti, ha nella destra un borsone, nella sinistra un vassoio di paste, e a tracolla una chitarra.

“Scusate ma stasera ho le prove della band! E tu devi essere Ortuore Malincensia!”

Già, me l’avevano detto che ha questa strana malattia: appena gli dicono un nome lui lo anagramma e cosa esce esce, da quel giorno ti chiamerà così.

E sapevo anche della sua passione per la musica, e ho pure sentito un suo pezzo!

E che pezzo! Il rap di AM!

Così comincio a canticchiarlo e lui mi segue, e poi anche la bionda scienziata e il moro fagocitatore di c, e vai con le percussioni, due penne sul tavolo e sembra di avere accanto la batterista di Lenny Kravitz, ma senza capelli!

In questo caos nessuno si è accorto che è arrivata l’ultima parte della truppa toscana.

“Oh Bischeri!!!!”

E’ il nostro agente toscano, il pescatore solitario! Mi hanno raccontato che la sua passione per la pesca lo porta ovunque. E’ arrivato a pescare con un ergastolano nelle acque di Pianosa!

La sua passione per le particelle oggi lo ha portato qui. La giovane che è con lui viene ad abbracciarmi. Era curiosa di conoscermi, si è occupata di nanoparticelle per tanto tempo. Finalmente un’amica dei sette nani.

Così mentre gli altri mangiano c e sputano h, noi due ci facciamo una bella chiacchierata sul futuro dei nanomateriali. E ci diamo appuntamento a breve, a Venezia, per il convegno sui sette nani ai quali parteciperemo.

Certo se qualcuno mi chiedesse perchè mai lo chiamano resort, questo ufficio di Siena, ora saprei cosa rispondere: è meglio di una spa, si mangia più che a una spa, la tintarella è gratis, si lavora senza accorgersi del tempo che passa, se non dal fatto che verso una certa ora la vetrata diventa un quadro e il tramonto pare dipinto; si canta e si scoprono nuove storie di nanoparticelle e sanitizzanti.


La storia di Ortensia Malincuore continua sul prossimo numero di WARP. Se non sei già nella nostra lista:

 

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