WARP, Novembre 2014

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)



È arrivato il calendario 2015!

NO WORDS, JUST SWIRL!


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"Ride The Future" - leggi

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La parola d'accesso di questo numero è "Stringhe" - leggi

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Musica per orecchie pure: Dave Van Ronk - leggi o ascolta

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CALEIDOSCOPIO

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LE BUONE NOTIZIE

Drone primo soccorso - leggi

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ORTENSIA MALINCUORE

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"Ride The Future"

L’evento più originale nel settore del controllo della contaminazione

Lo scorso ottobre, nella nuova sede operativa di AM Instruments, si è tenuto un evento davvero originale. Ride The Future ha rappresentato l’occasione per fare entrare nel nostro “mondo AM” le persone, le aziende, le istituzioni che da anni si confrontano con noi, un territorio diverso in cui gli operatori del settore potessero confrontarsi liberamente pur all’interno di una organizzazione studiata fino al minimo dettaglio. Ebbene, la presenza numerosa, il confronto continuo, l’approccio positivo alle diverse situazioni che abbiamo presentato - dalle relazioni alle demo, dall’area espositiva ai training - ci hanno fornito ulteriore energia per dare continuità a questa esperienza.

Il sito di Ride The Future rappresenta una finestra sempre aperta sull’evento e sui suoi contenuti: dal termine del nostro incontro a Limbiate, ogni settimana i partecipanti hanno ricevuto aggiornamenti importanti. Una prima fase ha riguardato attestati e diplomi di partecipazione, nonché una retrospettiva video sull’evento. Da questi giorni ha inizio una nuova fase. Tutti i partecipanti possono ora accedere attraverso un’area riservata ai contenuti più interessanti. Tutto il materiale riguardante le relazioni è già stato pubblicato, a breve saranno disponibili i video completi delle lectures.

Ma non c’è solo questo. Un’iniziativa importante è rappresentata dalla creazione di un vero e proprio club. Durante l’evento il confronto tra le persone è stato fruttuoso e sicuramente è una necessità generale quella di  mantenere i contatti tra tutti gli operatori del settore che sono intervenuti all’evento, con lo scopo di far crescere stimoli, idee e progetti nati dal 7 al 9 ottobre. Vi diremo di più su quest’iniziativa a breve.

Intanto vogliamo trasmettere a tutti coloro che non hanno presenziato a Ride The Future l’atmosfera vissuta in quei giorni e offrire un piacevole ricordo a coloro che hanno partecipato. Guardate il video.

Potete anche leggere l’articolo di fine lavori sul sito di RTF. E’ un racconto dell’evento e la descrizione, più fedele possibile, di ciò che è avvenuto (e ci teniamo a sottolineare che a far si che tutto questo si realizzasse, ha contribuito l’intero personale di AM Instruments oltre ad un certo numero di persone di aziende di servizi a noi collegate, il CAST dell'articolo).


PASSWORD

Stringhe

E’ vero: non è una teoria ancora riconosciuta.
Ma sarà per il fascino che la fisica teorica esercita sulla mia immaginazione, o forse per le connessioni di queste strane strutture con la musica e la poesia (per chi volesse approfondire questa relazione, consiglio vivamente la lettura di “Godel Escher Bach: un’eterna ghirlanda brilante”), che non posso fare a meno di condividere un articolo interessantissimo sulla Teoria delle Stringhe. Necessaria una wikipremessa!

“Una stringa è una struttura sub-atomica ipotetica, principale oggetto di studio della teoria delle stringhe in fisica teorica.
E’ un oggetto con una sola estensione spaziale, a differenza di una particella elementare che è zero dimensionale o puntiforme.
La teoria delle stringhe, talvolta definita teoria delle corde, si fonda sul principio secondo cui la materia, l'energia e, sotto certe ipotesi, lo spazio e il tempo sono in realtà la manifestazione di entità fisiche sottostanti, che a seconda del numero di dimensioni in cui si sviluppano vengono chiamate "stringhe" oppure "brane".

Al momento si è in dubbio sulla categorizzazione da assegnare a questa teoria: poiché dopo più di quarant'anni di storia non si intravede ancora la possibilità di dimostrarla concretamente alcuni ritengono che non abbia vera validità scientifica.”


L’autore dell’articolo, David Berman è lecturer di Fisica teorica all'Università Queen Mary di Londra. Ha precedenteme-nte insegnato nelle Università di Manchester, Bruxelles, Durham, Utrecht, Groningen, Gerusalemme e Cambridge. Ha collaborato anche con il CERN di Ginevra. Altre sue grandi passioni sono il calcio, la musica, il teatro e le arti.

 

Teoria delle stringhe: da Newton a Einstein e oltre

Forze unificanti
Per comprendere le idee e gli obiettivi della Teoria delle stringhe, è utile guardare al passato e considerare come la Fisica si è evoluta dai tempi di Newton ad oggi. Un'idea decisiva che ha guidato la Fisica dai tempi di Newton è quella di unificazione: il tentativo di spiegare fenomeni apparentemente diversi tramite un singolo concetto dominante. Forse il primo esempio di ciò venne da Newton stesso, il quale nella sua opera Principia Mathematicae del 1687 spiegò che il moto dei pianeti nel sistema solare, il moto della Luna attorno alla Terra e la forza che ci tiene legati alla Terra sono tutte parti dello stesso principio: la forza di gravità. Noi oggi lo diamo per scontato, ma prima di Newton, il rapporto tra il cadere di una mela e l'orbita della Luna non era per nulla ovvio e anzi davvero sorprendente.
La successiva scoperta chiave in vista dell'unificazione fu fatta circa 180 anni dopo Newton dal matematico scozzese James Clerk Maxwell. Maxwell mostrò che elettricità e magnetismo, per quanto non sembrino fenomeni simili a prima vista, sono soltanto aspetti differenti di un singolo fenomeno chiamato elettromagnetismo. Nel procedimento Maxwell scoprì le onde elettromagnetiche, che sono infatti luce – Maxwell inavvertitamente aveva spiegato un ulteriore aspetto apparentemente diverso della natura.
 Altri duecento anni dopo, nel 1984, il pakistano Abdus Salam e l'americano Steven Weinberg mostrarono che la forza elettromagnetica e la forza nucleare debole, che causa il decadimento radioattivo, sono entrambe solamente aspetti differenti di una singola forza chiamata interazione elettro-debole.
Questo ci lascia con tre forze fondamentali della natura: la gravità, l'interazione elettro-debole e la forza nucleare forte che tiene uniti i protoni.
 
Materia unificante
Questo succede con le forze, ma la materia? Molti antichi sistemi di pensiero hanno postulato che la materia – e la realtà stessa – sia formata da un numero finito di elementi. La Fisica moderna conferma questa idea. Esperimenti compiuti con l'acceleratore di particelle presso il CERN di Ginevra hanno mostrato che ci sono soltanto 12 blocchi di struttura di base della materia. Questi sono conosciuti come particelle elementari. Ogni cosa che abbiamo visto in un qualsiasi esperimento, qui o su stelle lontane, è formata soltanto da queste 12 particelle elementari. Tutto ciò è veramente impressionante: l'intero Universo, la sua materia e le sue dinamiche spiegate soltanto con tre forze e dodici oggetti elementari. E' grandioso, ma ci piacerebbe fare meglio, e qui è dove entra per la prima volta in gioco la Teoria delle stringhe: è un tentativo di ulteriore unificazione. Per comprenderlo, dobbiamo raccontare un'altra storia.
 
Gravità quantistica
Ci sono stati due straordinari progressi nella Fisica del XX secolo. Forse il più famoso è la Teoria della relatività generale di Einstein. L'altra, altrettanto fondamentale, teoria è la Meccanica quantistica.
La Teoria della relatività generale è essa stessa una unificazione. Einstein realizzò che spazio e tempo sono soltanto differenti aspetti di un singolo oggetto che egli chiamò spazio-tempo. Corpi di enormi dimensioni, come pianeti, possono deformare e distorcere lo spazio-tempo e la gravità, di cui noi abbiamo esperienza come forza di attrazione, è infatti una conseguenza di questa deformazione.
Proprio come un peso posizionato su un tappeto elastico creerà una depressione in cui un vicino oggetto rotolerà, così un corpo di enormi dimensioni come un pianeta distorce lo spazio, attraendo gli oggetti vicini.
Le ipotesi fatte dalla Teoria della relatività generale sono assolutamente precise. Infatti la maggior parte di noi ha inconsapevolmente preso parte ad un esperimento che testa la relatività generale: se fosse falsa, i Sistemi di Rilevazione di Posizione (GPS) sbaglierebbero di circa 50 metri al giorno. Il fatto che i GPS abbiano un margine di errore di cinque metri in dieci anni mostra proprio quanto sia precisa la Teoria della relatività generale.
L'altra grande scoperta del XX secolo è stata la Meccanica quantistica. Una delle idee chiave in questo caso è che più piccola è la scala attraverso cui si guarda il mondo, più le cose diventano casuali. Il principio di indeterminazione di Heisenberg è forse l'esempio più famoso di ciò. Questo principio stabilisce che quando si considera una particella in movimento, per esempio un elettrone che orbita attorno ad un nucleo di un atomo, non si possa mai misurare sia la sua posizione sia la sua quantità di moto con precisione arbitraria. Analizzando lo spazio attraverso una scala microscopica può capitare di misurare la posizione con grande precisione, ma non altrettanto si potrà fare per la quantità di moto. Questo non perché gli strumenti di misura siano imprecisi. Non c'è semplicemente un “reale” valore della quantità di moto, ma un'intera gamma di valori che la quantità di moto può assumere, ognuno con una certa probabilità. In breve, c'è casualità. Questa casualità appare quando consideriamo le particelle con una scala sufficientemente piccola. Più è piccola la scala, più le cose diventano casuali!
L'idea che la casualità fosse parte del vero tessuto della natura era rivoluzionaria: precedentemente era dato per scontato che le leggi della Fisica non fossero dipendenti dalla dimensione delle cose. Ma in Meccanica quantistica esse lo sono. La scala delle cose cambia la situazione, e più piccola è la scala attraverso cui si guarda alla natura, più diversa diventa la visione del mondo dalla nostra percezione quotidiana: la casualità domina il mondo su piccola scala.
Questa teoria ha portato a grandi risultati. Tra i dispositivi tecnologici generati dalle applicazioni della teoria quantistica si trovano il laser e i microchip che danno vita ad ogni computer, cellulare o lettore MP3.
Ma che succede se combiniamo Meccanica quantistica e relatività? Seguendo la relatività, lo spazio-tempo è qualcosa che può distendersi o curvarsi. La Meccanica quantistica dice che su piccole scale le cose diventano casuali. Unire queste due idee implica che, su scale molto piccole, lo spazio-tempo stesso diventi casuale, tendendosi e distendendosi, fino a che eventualmente esso stesso si laceri.
Evidentemente, poiché lo spazio-tempo è qui e ciò non è successo, deve esserci qualcosa di sbagliato nel combinare relatività e Meccanica quantistica. Ma cosa? Entrambe queste teorie sono ben dimostrate e ritenute vere.
Forse abbiamo accettato un assunto sottointeso?
Certamente l'abbiamo fatto. L'assunto è che sia possibile considerare distanze sempre più piccole e arrivare al punto dove lo spazio-tempo si lacera. Ciò che si trova alla base delle nostre idee è che i blocchi di struttura di base indivisibili sono puntiformi – ma questo potrebbe non essere necessariamente vero.
 
Stringhe in soccorso
Questo è il momento in cui la Teoria delle stringhe viene a salvarci. Essa suggerisce che c'è una scala minima attraverso la quale noi possiamo guardare il mondo: noi possiamo giungere a quella dimensione, non ad una inferiore. La Teoria delle stringhe asserisce che i blocchi di struttura fondamentali della natura non sono come punti, ma come stringhe: hanno un'estensione, in altre parole hanno una lunghezza. E quella lunghezza stabilisce la scala minima con cui possiamo considerare il mondo.
Quale possibile vantaggio potrebbe presentare ciò? La risposta è che le stringhe possono oscillare. Infatti possono oscillare in un infinito numero di modi differenti. Questa è una idea naturale in musica. Noi non pensiamo che ogni singolo suono in un brano musicale sia prodotto da un diverso strumento; sappiamo che una ricca e diversificata gamma di suoni può essere prodotta anche soltanto da un singolo violino. La Teoria delle stringhe è basata sulla stessa idea. Le differenti particelle e forze sono proprio le fondamentali stringhe che oscillano in una moltitudine di differenti modi.
La Matematica che si trova alle spalle della Teoria delle stringhe è lunga e complicata, ma è stata definita in dettaglio. Qualcuno ha, però, mai visto queste cosiddette stringhe? La risposta onesta è “no”. Le recenti stime sulla dimensione di queste stringhe parlano di 10 elevato alla – 34 m, lontano dalla grandezza minima che possiamo osservare oggi, anche al CERN. La Teoria delle stringhe è, d'altra parte, l'unica via finora conosciuta per combinare gravità e Meccanica quantistica e la sua eleganza matematica è per molti scienziati una ragione sufficiente per continuare a indagarla.
 
Le ipotesi della Teoria delle stringhe
Se la Teoria delle stringhe rappresenta davvero un modello preciso dello spazio-tempo, cosa altro può dirci del mondo?
Una delle sue più sorprendenti e significative ipotesi è che lo spazio-tempo non sia quadridimensionale ma a dieci dimensioni. E' solo nelle dieci dimensioni dello spazio-tempo che la Teoria delle stringhe funziona. Ma allora dove sono queste sei ulteriori dimensioni? L'idea di dimensioni nascoste fu effettivamente avanzata molti anni prima della formulazione della Teoria delle stringhe dal tedesco Theodor Kaluza e dallo svedese Oskar Klein.
Avendo descritto brevemente dopo Einstein il ripiegarsi dello spazio nella relatività generale, Kaluza e Klein considerarono cosa sarebbe successo se una dimensione spaziale fosse stata ripiegata e ricongiunta a se stessa formando un cerchio. Le dimensioni di questo cerchio avrebbero potuto essere molto piccole, persino così piccole da non poter essere osservate. Avrebbero potuto essere nascoste alla vista. Kaluza e Klein mostrarono che, a dispetto di ciò, queste dimensioni potevano ancora avere un effetto sul mondo come lo percepiamo.
L'elettromagnetismo diventa allora una conseguenza del cerchio nascosto con il moto in una dimensione nascosta che sia carica elettricamente. Dimensioni nascoste sono possibili e infatti possono modificare forze in dimensioni a noi percepibili.
La Teoria delle stringhe ha abbracciato l'idea di Kaluza e Klein e recentemente diversi esperimenti sono stati pianificati per cercare di osservare dimensioni nascoste. Una speranza è che le extra-dimensioni possano aver lasciato un'impronta sulle microonde cosmiche, le radiazioni rimaste dal Big Bang, e che uno studio approfondito di queste radiazioni possa rivelarle. Altri esperimenti sono più diretti. La forza di gravità dipende essenzialmente dal numero di dimensioni, così con lo studio delle forze gravitazionali a brevi distanze si può sperare di individuare deviazioni dalla legge di Newton e ancora determinare la presenza di extra-dimensioni.
La Matematica e la Fisica si sono sempre influenzate reciprocamente, con la nuova Matematica che è stata inventata per descrivere la natura e la vecchia Matematica che si sforza di offrire descrizioni perfette per fenomeni fisici nuovamente riscoperti. La Teoria delle stringhe spinge nella medesima direzione e molti matematici lavorano su idee ispirate da questa. Queste includono la possibile Geometria delle dimensioni nascoste, le idee base della Geometria quando c'è una minima distanza, i modi in cui le stringhe possono separarsi e ricongiungersi, e la domanda su come noi possiamo mettere in relazione le stringhe alle particelle nel mondo che abbiamo sotto gli occhi.
La Teoria delle stringhe ci offre una eccitante visione della natura come minuscole parti di stringa che oscillano in uno spazio con dimensioni nascoste sovrapposte. Tutte le implicazioni di queste idee sono ancora da comprendere. La Teoria delle stringhe è un'area di ricerca attiva con centinaia di persone che lavorano per vedere come questa teoria trasformi il mondo che vediamo attorno a noi.


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È ARRIVATO!


CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Dave Van Ronk

Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

In questo numero DJ Tommy dà voce al testo scritto da Ambrogio De Bastiani (adebastiani[at]aminstruments.com), chitarrista e collega dell'area amministrativa.

Dave Van Ronk

Sono i primi anni 60 e al Greenwich Village, il quartiere già fulcro della Beat Generation e che ospiterà la nascita di alcuni tra i più importanti movimenti Americani, si aggira l’artista che diventerà presto il punto di riferimento della musica folk e che, un po’ per scelta, un po’ per caso, non raggiungerà mai il meritato successo. In questo numero racconteremo la storia di Dave Van Ronk, soprannominato il sindaco di MacDougal Street.

Chi era Dave Van Ronk? Il modo migliore per scoprirlo sarebbe quello di leggersi il libro “Manhattan folk story”, pubblicato postumo, oppure di guardarsi il film “A proposito di Davis” dei fratelli Cohen.
Dave Van Ronk è stato uno, se non il primo, “pioniere del folk”. Ancora prima di Bob Dylan, ancora prima di Joni Mitchell di cui era intimamente amico.

Comincia a suonare la chitarra molto piccolo, senza sapere cosa farsene di quello che stava imparando. A soli 16 anni, comincia a fare i suoi primi concerti, di musica jazz/blues, insieme ad altri musicisti aspiranti esecutori del “fingerpicking” ovvero, la tecnica di “pizzicare” le corde.
Van Ronk non è il primo musicista bianco ad eseguire musica blues afro-americana, ma diventa noto per la sua capacità di interpretare i brani senza stravolgerne il contesto originale. Van Ronk scrive di tanto in tanto sue canzoni, ma in generale preferisce interpretare il lavoro di artisti del passato.
Van Ronk non ha mai pensato a se stesso come un cantante folk, anzi ha spesso dichiarato che se a 17 anni gli avessero detto che avrebbe passato gran parte della sua vita ad essere chiamato cantante folk si sarebbe tagliato i polsi. Il suo intento, che ha sempre dichiarato riuscito, è stato quello di suonare il jazz nel peggiore dei modi.
La profonda e attenta ricerca di classici della musica folk e blues statunitense riporta alla luce, solo per fare un nome, “Green rocky road”, una canzone popolare attribuita agli afroamericani dell’Alabama.
Agli inizi degli anni sessanta Van Ronk scopre un vecchio standard attribuito agli emigranti inglesi di New Orleans. Van Ronk programma di registrarla, ma Bob Dylan, con un astuto colpo di mano, gliela “ruba” incidendola nel suo disco di esordio. Il brano è “House of the rising sun” resa famosa in tutto il mondo qualche anno dopo dagli Animals.

Nonostante tutto, il rapporto con Bob Dylan non si è deteriorato, anzi Van Ronk assegna proprio a Dylan il merito di aver messo in moto un grande cambiamento traghettando il movimento folk, legato alla tradizione di reinterpretare vecchi brani, alla novità di scrivere ex-novo brani legati alla tradizione.

Van Ronk ha influenzato tantissimo i musicisti che ruotavano intorno al Greenwich Village e non solo come musicista, ma anche come filosofo e mentore. In suo onore, la via dove ha vissuto fino alla sua morte, avvenuta nel 2002 per un cancro al colon, è stata rinominata in “Dave Van Ronk Street”.

La cosa che colpisce di più di Van Ronk è che, nonostante il successo negatogli, lui voleva essere quello che era: un musicista. E ci è riuscito.

Per contattare DJ Tommy Cassano:

tcassano[at]aminstruments.com


LA LENTE

ScanAir Pro

AM INSTRUMENTS offre una linea completa di strumenti innovativi per il controllo delle cleanroom e per il laboratorio. In occasione dell'evento Ride the Future, organizzato dalla nostra azienda lo scorso ottobre,  è stata eseguita una demo del nuovo sistema ScanAir Pro, sviluppato dalla società LIGHTHOUSE per offrire agli operatori una valida alternativa all’utilizzo di fotometri e generatori di Emery Oil a caldo per eseguire i test di integrità dei filtri HEPA/ULPA.
E’ noto che una delle problematiche principali nell’uso di  generatori di emery oil  è la contaminazione dei filtri sottoposti a test, contaminazione dovuta all’ingente quantità di aerosol necessaria per la lettura con i fotometri tradizionali. Le quantità di contaminante generato, oltre che danneggiare nel tempo i media filtranti costituiscono un potenziale rischio per gli operatori coinvolti nel test.
L'utilizzo di un contatore di particelle, previsto dalle norme ISO 14644-3, permette di utilizzare una quantità estremamente ridotta di aerosol, quantità non in grado di danneggiare il media filtrante.
L’uso di questa tecnica, che può prevedere anche l'uso di aerosol inerti come particelle di latex in acqua, è, tra l’altro, l’unica possibile per il test di filtri in PTFE.

 Il sistema ScanAirPRO, che si abbina al contatore SOLAIR 3100, si avvale di un dispositivo di diluizione e di una particolare sonda di scansione che permette all’operatore il completo controllo del contatore per l’acquisizione della concentrazione di contaminante a la misura della percentuale di penetrazione a valle del filtro. Le operazioni di scansione sono facilitate dalla portabilità delle apparecchiature, alimentate a batteria o da rete, e dalla loro notevole maneggevolezza.
L’operatore potrà, in corrispondenza delle eventuali perdite sul setto filtrante, acquisire la misura e ottenere un report stampato direttamente dal contatore di particelle ad esso collegato.
Terminato il test, il contatore SOLAIR 3100  può essere impiegato, separatamente, per eseguire i test di verifica delle classe ambientale delle cleanroom o cappe.

CARATTERISTICHE PECULIARI

°Alimentazione a batteria e ridotte dimensioni
°Controllo operativo tramite sonda di scansione con display touch-screen
°Calcolo automatico delle soglie di allarme
°Misurazione automatica della concentrazione di aerosol a monte e a valle attivata con semplici comandi da display touch-screen
°Visualizzazione a display della percentuale di penetrazione durante la scansione del filtro
°Stampa del report di test

VANTAGGI

°Riduce di 100 volte la quantità di contaminante generato preservando l'integrità dei filtri e l'ambiente
°Costituisce l'unica opzione di test per filtri in PTFE
°Elimina la formazione di agglomerati coalescenti sulle superfici dei filtri
°Estrema maneggevolezza e portabilità
°Riduce i costi grazie all'uso del contatore di particelle SOLAIR 3100 utilizzabile separatamente anche per test di convalida ambientale

APPLICAZIONI

°Esecuzione del test di integrità dei filtri HEPA/ULPA e filtri in PTFE
°Classificazioni ambientali (con contatore SOLAIR 3100)
°Possibilità di esecuzione di test particellari su gas compressi (con contatore SOLAIR 3100 e riduttore di pressione opzionale)

Per ulteriori informazioni puoi contattare Enrico Salicco (t. 02-873892.1 - esalicco[at]aminstruments.com)


AM Instruments ha realizzato il nuovo catalogo strumentazione controllo e analisi, fai clic qui o sull'immagine per scaricarlo. 


UNA PAGINA A CASO

Rubrica di passioni letterarie

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Nell’ultimo anno la libreria di mia figlia si è riempita dei libri di Murakami. Confesso: non avevo letto nulla di lui malgrado l’entusiasmo della mia secondogenita quindicenne. Poi qualche settimana fa, spolverando, apro casualmente “L’arte di correre”. Per una che da anni muove il 5 % dei propri muscoli e lo fa al massimo per arrivare a 200 metri da casa, non era esattamente un libro affascinante. Troppo pigra per darmi all’atletica. Ma inizio a leggere, e scopro con sorpresa che solo dopo poche pagine mi è venuta la strana voglia di infilare scarpe da Jogging e uscuire all’aria aperta. E qualche pagina dopo, mi rendo conto che questa storia non è una semplice autobiografia di uno scrittore con la passione del movimento, ma è anche un fantastico paradigma della scrittura. Il lavoro dello scrittore è un lavoro strano. Qualcuno fatica anche a definirlo lavoro. Eppure scrivere spesso è un’urgenza. E’ una necessità. Un dovere. Un desiderio. E come tale comporta fatica.  La straordinaria forza di questo libro risiede nell’intreccio tra scrivere, correre, vivere. La solitudine, la paura, la fatica, la gioia  del maratoneta e dello scrittore è anche quella dell’uomo.
 
Scrivere un libro è un po' come correre una maratona, la motivazione in sostanza è della stessa natura: uno stimolo interiore silenzioso e preciso, che non cerca conferma in un giudizio esterno.

Quando corro, semplicemente corro. In teoria nel vuoto. O viceversa, è anche possibile che io corra per raggiungere il vuoto.

La barriera tra un sana fiducia in se stessi e un malsano orgoglio è molto sottile.
Una delle regole fondamentali di un allenamento intensivo è che si può anche diminuire la quantità complessiva di esercizio, ma non bisogna mai riposare due giorni di seguito.

Ciò che penso, semplicemente, è che, una volta usciti dalla prima giovinezza, nella vita è necessario stabilire delle priorità. Una sorta di graduatoria che permetta di distribuire al meglio tempo ed energia. Se entro una certa età non si definisce in maniera chiara questa scala dei valori, l'esistenza finisce col perdere il suo punto focale, e di conseguenza anche le sfumature. A me non interessava avere tanti amici in carne ed ossa, privilegiavo il bisogno di condurre una vita tranquilla in cui potermi concentrare nella scrittura. Perché per me le relazioni umane veramente importanti, più che con persone specifiche, erano quelle che avrei costruito con i miei lettori. Se dopo aver posato le fondamenta della mia vita ed essermi creato un ambiente favorevole al mio lavoro, avessi scritto delle opere di un certo valore, un gran numero di persone le avrebbe accolte con gioia. E dar loro questa gioia non era forse per me, in quanto scrittore professionista, il primo dovere? Ancor oggi non ho cambiato opinione in proposito. I lettori non li posso vedere in faccia, e in un certo senso la relazione con loro è soltanto concettuale, tuttavia per me quell'invisibile relazione «concettuale» è qualcosa della massima importanza, e con questa convinzione ho vissuto finora.

Ognuno lascia la sua impronta nel luogo che sente appartenergli di più.

Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell’azione stessa, vi scorre dentro.

Io sono abituato a perdere, anche se non ne vado fiero. Di cose al mondo che mi sono restate fra le mani, di avversari che non sono riuscito a battere, ce ne sono montagne.

La solitudine è un risultato che in parte ho cercato di mia spontanea volontà. Soprattutto per chi fa il mio mestiere, è un percorso obbligato, anche se in gradi diversi. Tuttavia il senso di solitudine, come un acido fuoriuscito da una bottiglia, può corrodere e annientare lo spirito di un individuo senza che questi se ne accorga. È una micidiale arma a doppio taglio. Protegge lo spirito, e al tempo stesso dall’interno continua senza sosta a ferirlo.

Il fatto che io sia io, e non un altro individuo, per me costituisce un patrimonio prezioso. Le ferite spirituali non rimarginate sono il prezzo che gli esseri umani devono pagare per la propria indipendenza. Fondamentalmente è ciò che penso, e quest’idea ha sempre ispirato la mia vita

Non avevo corso a sufficienza, non avevo perso sufficiente peso. Nella mia presunzione, mi ero inconsapevolmente fatto l’idea che allenandomi «più o meno», in qualche modo sarei riuscito a correre per quarantadue chilometri.

Se un corridore deve per forza individuare un avversario da battere, lo cerchi nel se stesso del giorno prima.

La fatica è una realtà inevitabile, mentre la possibilità di farcela o meno è a esclusiva discrezione di ogni individuo

Se ho dei pensieri tristi, è bene che me ne liberi da solo. È così, con questa convinzione, che ho sempre vissuto. Ho mandato giù così com’erano le cose che si possono ingoiare in silenzio, e mi sono sforzato di riversarle (esagerandole quanto più possibile) in quel contenitore che è la letteratura, in quanto parte di una storia.


CALEIDOSCOPIO

Giovanni Segantini e Steve McCurry

GIOVANNI SEGANTINI A MILANO, PALAZZO REALE
DAL 18/09/2014 AL 18/01/2015

Giovanni Segantini (1858-1899), uno dei più grandi pittori europei di fine Ottocento, metafora vivente di una situazione esistenziale di confine tra le eredità e le tradizioni della grande pianura e quelle più segrete e meno conosciute della macro-regione alpina, in una mostra che raccoglie per la prima volta a Milano oltre 120 opere da importanti musei e collezioni europee e statunitensi.

Questa grande retrospettiva riscopre il percorso dell’artista a partire dagli esordi milanesi svelando il profondo legame con la città, vera e propria patria dello spirito e fulcro della sua parabola artistica anche dopo l'avventuroso pellegrinaggio dai colli della Brianza alle montagne dell'Engadina, indiscusse protagoniste dell'opera pittorica di Segantini.

McCurry "Oltre lo Sguardo"

Villa Reale di Monza dal 30 ottobre 2014 al 6 aprile 2015

Steve McCurry arriva alla Villa Reale di Monza e toglie subito il fiato con la sua mostra "Oltre lo Sguardo". Una rassegna ricca di suggestioni tra sguardi che si arrampicano tra i gradini di scale a pioli, profumi di polvere e terre lontane sui volti che si affacciano dalle aperture dei corridoi della Villa Reale di Monza. Lo stesso McCurry ha presenziato all'inaugurazione dell'evento allestito al secondo piano nobile della Reggia del Piermarini. Oltre 150 immagini, tra cui alcuni degli scatti divenuti icona e catturati in giro per il mondo dal fotoreporter statunitense, oltre ad innumerevoli inediti presentati in anteprima mondiale, faranno vivere gli appartamenti reali dal 30 ottobre al 6 aprile 2015. Presenti al "taglio del nastro", il sindaco di Monza Roberto Scanagatti, i curatori Biba Giacchetti e Peter Bottazzi, che hanno definito la mostra "uno sguardo all'uomo al centro del mondo con il suo orgoglio, un'umanita' che si confronta priva di confini geografici".

La mostra si sviluppa a partire dai lavori più recenti di Steve McCurry e da una serie di scatti che sono legati a questa sorprendente ricerca, anche se non mancano alcune delle sue immagini più conosciute, a partire dal ritratto di Sharbat Gula, la ragazza afghana dagli occhi verdi che è diventata una delle icone assolute della fotografia mondiale. Oltre a presentare una inedita selezione della produzione fotografica di Steve McCurry, la rassegna racconta l’avventura della sua vita e della sua professione, anche grazie ad una ricca documentazione e ad una serie di video costruiti intorno alle sue “massime”. «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te». Quello del reporter americano è un ritorno in Lombardia, dopo la mostra tenuta nel 2009 a Milano, che attirò ben cinquecentomila visitatori.


LE BUONE NOTIZIE

Drone primo soccorso

Sanità: arriva primo drone-ambulanza, porta defibrillatore in tempi record
Un drone ambulanza, capace di trasportare in tempi record un defibrillatore di circa 4 kg sul luogo della chiamata, localizzata con il Gps. Il prototipo, uno dei primi al mondo, è stato presentato in Olanda all'università Tecnica di Delft. Il drone, dotato di 6 eliche, può raggiungere la velocità di 100 km orari e trasportare fino a 4 chili ed è stato sviluppato da uno studente di ingegneria di appena 23 anni, Alec Momont.
Il veivolo è in grado di portare il defibrillatore in un minuto dalla chiamata in una zona di 12 km quadrati, aumentando le possibilità di sopravvivenza dall'8 all'80%. Quando l'apparecchio arriva sul posto il personale medico può comunicare e dare istruzioni alle persone che si trovano vicino alla vittima, grazie a un microfono e una piccola videocamera posta sul mini-veivolo. Si tratta ancora di un prototipo che però - indica il quotidiano Algemeen Dagblad - è già all'attenzione dei servizi d'urgenza olandesi ed è stato apprezzato dalla Fondazione olandese per il cuore. Realizzato in parte in fibra di carbonio e con alcuni elementi prodotti con una stampante 3D, ogni singolo drone costerà circa 21.200 dollari.
"La principale causa di morte delle persone colpite da arresto cardiaco - dice Alec Momont - è il tempo relativamente lungo necessario ai servizi d'emergenza per arrivare sul posto, ovvero circa 10 minuti, mentre generalmente il tempo massimo per salvare una vita è di 4/6 minuti". Il giovane inventore spera che una rete di droni-ambulanza possa essere sviluppata in Olanda nei prossimi 5 anni e che il suo prototipo possa diventare rapidamente 'una valigetta medica volante', in grado di portare, dove serve, una maschera d'ossigeno ad una persona bloccata in un incendio o una dose d'insulina a un diabetico in difficoltà.


NO COMMENT

L'immagine del mese

Immagine di Alessandro Besana (abesana[at]aminstruments.com)


 

È ARRIVATO!


AM KIDS

Note disciplinari

Chi di noi non ha mai preso una nota disciplinare ai tempi della scuola?
Eppure, cercando nei ricordi non ne ho mai trovate di così suggestive, assurde e divertenti come queste, raccolte negli ultimi anni nelle scuole italiane.

  • Non è possibile svolgere la lezione causa olezzo nauseabondo proveniente da luogo ignoto.
  • C.D. aizza i compagni a lanciare penne e gomme verso il sottoscritto.
  • A.C. bacia appassionatamente S.D. mentre S.F. fotografa l’idillio.
  • Per festeggiare la sufficienza in arte L.S. spara un fumogeno dalla finestra dell’aula.
  • A. parla in arabo in classe e non vuole dire il significato in italiano
  • C. disturba la lezione dando testate al muro.
  • L’alunno F.M. ritorna dal bagno dopo 20 minuti dicendo che non lo trovava.
  • R.F. non ha il materiale di musica e tenta di nascondersi agli occhi della docente. Sono delusa.
  • Invito i colleghi docenti della 3^F a fare una riflessione sulla condotta dei propri alunni. La mia è la seguente: Una classe allo sbando!
  • L’alunno D.L. giustifica l’assenza del **/**/**** per: Ha ceduto una diga in Puglia (siamo in Lombardia)
  • L’alunno A.S. assente il 16/03/2008 motivo: Dovevo picchiare bene il mio cugino
  • La classe festeggia il Natale con 7 mesi di anticipo. O 5 di ritardo.
  • S.L. nell’ora di inglese canta con le cuffiette, poi insulta l’insegnante e viene allontanato dalla classe. D.O. di risposta si mette a cantare.
  • In classe volano patate e altri ortaggi
  • L’alunno B.C. lancia bottigliette d’acqua vuote dalla finestra facendo starnuti finti per coprire il rumore
  • L’auto della professoressa di storia è bersaglio degli sputi di F.S.
  • L’alunno L.T. rimane in bagno per mezz’ora. Al suo ritorno sostiene di aver aiutato un alunno di quinta che si era perso
  • L’alunno B.D. peregrina senza meta per la classe.
  • R.P. si autoestrae un dente nell’ora di filosofia
  • L’alunno M.D. giustifica l’assenza del **/11/2008 per: Raccolta olive
  • A.F. ride ininterrottamente da venti minuti e presenta segnali di convulsioni
  • L’alunno G.P. messaggia con mia figlia in classe e chiede al sottoscritto se è libera questo pomeriggio.
  • La lavagna è imbrattata di disegni osceni raffiguranti la sottoscritta
  • L’alunno T.U. butta il proprio banco e la sedia del suo compagno fuori dalla classe per motivi ignoti.
  • L’armadio di classe è tagliato a metà.
  • L.F. giustifica l’assenza del 24/05/1999 per: Mi sto preparando, con largo anticipo, alla fine del mondo
  • D.L. ‘abbaia’ durante la lezione
  • Metà della classe è assente, l’altra metà tenta di convincermi che gli assenti non sono mai esistiti.
  • La classe interrompe la lezione per tagliare i capelli a G.F.
  • Alla notizia dell’intervento di uno psicologo in classe, M. si alza dal banco, si siede di fronte alla porta e simula comportamenti autistici
  • L’alunno S. C. lascia l’aula prima dell’orario di uscita dopo aver fotografato la lavagna con il cellulare sostenendo che avrebbe riesaminato la lezione a casa sua.
  • L’alunno A., assente dall’aula dalle ore 12.03, rientra in classe alle ore 12.57 con un nuovo taglio di capelli.
  • Gli alunni M. P. e D. A. dopo aver rubato diversi gessetti dalla lavagna di classe, simulano durante la lezione l’uso di sostanze stupefacenti tramite carte di credito e banconote arrotolate, tentando inoltre di vendere le sopraccitate finte sostanze ai propri compagni. A mia insistente richiesta di smetterla vengo incitato a provare pure io per non avere così tanti pregiudizi.
  • La classe non mostra rispetto per l’illustre filosofo Pomponazzi e ne altera il nome in modo osceno.
  • L’alunno M. dopo la consegna del pagellino da far firmare ai genitori riconsegna il pagellino firmato 2 minuti dopo. Sospetto che la firma non sia autentica.
  • Il crocefisso dell’aula stato rovinato. Il Cristo ora porta la maglia della nazionale.
  • L’alunno A. durante l’intervallo intrattiene dalla finestra dell’aula gli alunni dell’istituto imitando Benito Mussolini, munito di fez e camicia nera, presentando una dichiarazione di guerra all’istituto che sta dall’altra parte della strada.
  • Dopo aver fatto scena muta durante l’interrogazione di geografia astronomica V. chiede di avvalersi dell’aiuto del pubblico
  • L’alunno M. G. al termine della ricreazione sale sul bancone adiacente la cattedra e dopo aver gridato “Ondaaaa energeticaa!!!”, emette un rutto notevole che incita la classe al delirio collettivo.
  • Facendo l’appello e notando l’assenza dell’alunno S., mi viene detto dall’alunno C. di non preoccuparmi. Quest’ultimo estrae il portafoglio, lo apre e simulando di parlare ad una terza persona urla “Scotty: teletrasporto!”. Con fragorosi effetti sonori fatti con la bocca, l’alunno S. fuoriesce dall’armadio.
  • L’alunno L.P. durante l’ora di educazione fisica insegue le compagne di classe sventolando in aria lo scopino del water.
  • L’alunno L.P. durante la lezione di educazione fisica usa la pertica come simbolo fallico.
  • Si espelle dall’aula l’alunna M. Ilaria perché ha ossessivamente offeso la compagna Sabatino Domenica chiamandola Week End.
  • L’alunna B.R. fa sfoggio della sua biancheria intima lanciandola sul registro del professore.
  • La classe nonostante i continui richiami del professore continua imperterrita a emanare flatulenze senza che i colpevoli si dichiarino e l’aria ormai è resa irrespirabile da tali esalazioni. Si prega di fare nota ai genitori di tale maleducazione.
  • Gli alunni M. e P. incendiano volontariamente le porte dei bagni femminili per costringere le ragazze ad utilizzare il bagno maschile.
  • L’alunno è entrato in aula, dopo essere stato per 20 minuti al bagno, aprendo la porta con un calcio; ha fatto una capriola e ha puntato un’immaginaria pistola verso l’insegnate dicendo “ti dichiaro in arresto nonnina!”
  • L’alunno giustifica l’assenza del giorno precedente scrivendo “credevo fosse domenica”.
  •  T., L. e B. chiudono in bagno una loro compagna perché ritenuta da loro “cesso”.
  • Gli alunni B. e B. durante l’ora di italiano compiono irrispettosi esperimenti di balistica usando proiettili di carta e saliva contro il ritratto dell’Onorevole Presidente della Repubblica Ciampi. Si giustificano dicendo di necessitare un bersaglio.
  • L’alunno M.B. sprovvisto di fazzoletti si sente autorizzato a strappare una pagina della Divina Commedia per soffiarsi il naso.
  • P. non svolge i compiti e alla domanda “Per quale motivo?” risponde “Io c’ho una vita da vivere”.
  • Gli alunni B. e N. simulano un omicidio in classe, il primo si è steso a terra, il secondo disegna la sagoma.
  • L’alunno M. ha fatto l’ennesima scena muta dicendo che risponderà solo in presenza del suo avvocato.
  • Si segnala mancanza del Crocifisso, occultato dalla classe, al suo posto cartello recante le parole “torno subito”.
  • L’alunno M. (egiziano, n.d.r.), continua a ripetere la parola “ano” poiché R. l’ha convito che significhi “dito”.
  • Gli alunni P. e A. alle ore 10:25 escono dall’armadio
  • Durante ogni comunicazione via radio del preside, lo studente Mario D. cade per terra e si raggomitola in posizione fetale gridando “Oh no ancora quelle voci!!”
  • P.D. e P.I. danno uno spettacolo di cabaret durante l’ora di inglese dopo essere stati scherzosamente chiamati Cochi e Renato dalla sottoscritta.
  • Durante la lezione di matematica la classe inscena il mio funerale, chiedendomi le misure per la bara

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia ed Ernesto

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Ebbene si, l’ho sempre saputo. Sono sempre fuori tempo e fuori posto. Una come me doveva nascere su un altro pianeta. Un Venericcia, o un Martensia. Un pianeta dove a contare non fosse altro che l’essenza, e non la forma che la riveste. Oppure dovevo nascere negli anni 30, indossare piume e volteggiare come una farfalla, rompere gli schemi e inventare un vaccino. Ma soprattutto incontrare un uomo speciale. Un uomo appunto, di altri tempi. Come quello che mi ha inviato questo ritratto. Si chiama Ernesto, non vi dirò come l’ho conosciuto. La nostra storia deve rimanere nel mistero. Ma vi dirò una cosa. Quello è proprio il mo sorriso.  E quel nano sotto la lente del microscopio è proprio la mia passione. E quei ricci sono esattamente i miei, avvoltolati come i miei neuroni.
Posso dirvi solo una cosa. Ernesto è un giovane, nato casualmente quasi 90 anni fa. E’ più giovane di me, molto di più. Lui sa coltivare sogni e fare progetti, sa trovare colori sempre nuovi e soprattutto conosce la magia.
Per ora vi lascio con questo mistero. Io nel frattempo cerco una macchina del tempo che mi porti altrove o un telescopio che mi faccia trovare il mio pianeta.

"Ortensia" - Dipinto di Ernesto.


La storia di Ortensia Malincuore continua sul prossimo numero di WARP. Se non sei già nella nostra lista:

 

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