WARP, Ottobre-Novembre 2015

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


AM Instruments cerca personale!

Abbiamo bisogno dell'entusiasmo, delle capacità e del talento di un Controller.
Non esitare, invia la tua candidatura!

TOP NEWS

Resoconto delle giornate AIHP™ - leggi

PASSWORD

La parola d'accesso di questo numero è "Fumigazione" - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Ivano Fossati - leggi o ascolta

LA LENTE

Riconoscere i rischi dell’esposizione citotossica per gli operatori - leggi

UNA PAGINA A CASO

Il giro del mondo in 80 pensieri - leggi

CALEIDOSCOPIO

Egitto, splendore millenario - leggi

WARP ATTACK

La buona novella - leggi

LE BUONE NOTIZIE

Medaglia fields a una donna, Nobel da ridere - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

A cold morning - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia e lo SteraMist™ Surface Unit - leggi


Non hai ancora ricevuto il nostro calendario 2016 "un anno in difesa della terra" stampato su carta rispettosa dell'ambiente??


RESOCONTO DELLE GIORNATE AIHP™

Il 27 e il 29 ottobre scorsi  a Limbiate e a Pomezia si sono tenute due giornate per scoprire i vantaggi della tecnologia AIHP™

 
 

PASSWORD

La biodecontaminazione attraverso fumigazione

Un percorso attraverso i diversi sistemi di biodecontaminazione deve necessariamente partire da alcune definizioni: 

  • PULIZIA
  • DISINFEZIONE
  • STERILIZZAZIONE

Quando parliamo di pulizia intendiamo la rimozione di materiale organico dalla strumentazione e dalle attrezzature, non che da tutte le superfici “raggiungibili” dell’ambiente trattato.
La decontaminazione comprende i due processi successivi, disinfezione e sterilizzazione.
La disinfezione è quel processo che riduce o elimina completamente tutti i microrganismi patogeni allo stato vegetativo presenti nell’ambiente, con una limitazione: le spore.
Diversamente, la sterilizzazione comprende qualsiasi procedimento che si prefigga la distruzione di tutti i microrganismi presenti nell’ambiente trattato. Un materiale è considerato sterile se il SAL (probabilità che una unità permanga dopo il processo di sterilizzazione) è al massimo pari a 10-6, ovvero quando la probabilità di trovarvi un microrganismo sia inferiore a uno su un milione.
 
Quando parliamo di biodecontaminazione quindi, si presenta inevitabilmente la necessità di definire in modo esauriente le procedure ad essa connesse, non a caso spesso si parla indistintamente di disinfezione e sterilizzazione, attività non solo diverse per qualità del processo, ma anche per efficacia su contaminazioni più o meno critiche. 

Ma quali sono i fattori critici che influenzano la biodecontaminazione?

Ambiente:

  • temperatura e umidità
  • pH del mezzo in cui deve agire il disinfettante

Materiale:

  • natura del materiale (porosità)
  • presenza di materiale organico
  • inattivazione principio attivo
  • rivestimento della superficie batterica
  • adsorbimento (eliminazione) del principio attivo

Disinfettante:

  • concentrazione del principio attivo
  • tempo di applicazione (contatto con materiale)
  • qualità acqua per diluizione disinfettante

Uno degli strumenti più utili per la valutazione del rischio microbiologico è la classificazione degli agenti patogeni in gruppi di rischio.

Microrganismo:

  • per tipologia
    • i batteri Gram-negativi (presenza della membrana esterna) sono generalmente più resistenti dei Gram-positivi ai disinfettanti ed antisettici
    • micobatteri, endospore e cisti protozoarie sono molto resistenti ai disinfettanti ed antisettici
    • i virus sprovvisti di envelope sono generalmente più resistenti a disinfettanti ed antisettici rispetto ai virus con envelope
  • per carica microbica
  • per organizzazione
    • Presenza di biofilm: comunità cellulare multistratificata sessile in cui gli elementi cellulari sono immersi in una matrice polisaccaridica (slime) di derivazione batterica. La matrice potrebbe influenzare l’attività del disinfettante o inattivandolo interagendo chimicamente con esso o rallentandone la diffusione attraverso gli strati cellulari più profondi

Tuttavia, una corretta valutazione del rischio non può fare semplicemente riferimento al gruppo di rischio di un particolare agente. Altri fattori che devono essere considerati sono:

  • Patogenicità dell’agente e dose infettiva.
  • Conseguenza potenziale dell’esposizione.
  • Modalità naturale di trasmissione.
  • Altre modalità di trasmissione risultanti da manipolazioni di laboratorio (parenterale, aerea da ingestione).
  • Persistenza dell’agente nell’ambiente.
  • Concentrazione dell’agente e volume del materiale concentrato da manipolare.
  • Presenza di un ospite recettivo (umano o animale).
  • Disponibilità di informazioni derivanti da studi animali, segnalazioni di casi di infezioni contratte in laboratorio, casi clinici.
  • Attività di laboratorio previste (sonicazione, generazione di aerosol, centrifugazione, etc.).
  • Qualunque manipolazione genetica del microrganismo che possa ampliarne lo spettro d’ospite o alterarne la sensibilità a trattamenti terapeutici disponibili ed efficaci.
  • Disponibilità (in loco) di efficaci interventi di profilassi e trattamento.

Prima di scegliere un metodo valido di biodecontaminazione, quindi, è necessario valutare dei fattori essenziali, che vogliamo sintetizzare come segue:

  • Attività: battericida, fungicida, sporicida, virucida
  • Rapidità di azione: sterilizzazione raggiunta in breve tempo
  • Penetrazione: capacità di penetrare nel materiale (o nella confezione in cui esso è contenuto) trattato
  • Compatibilità: non causa rilevanti cambiamenti strutturali o funzionali del materiale in seguito a ripetuti trattamenti
  • Atossicità: sicuro per l’operatore e l’ambiente
  • Resistenza a materiale organico: efficacia invariata in presenza di materiale organico
  • Costo-efficacia: costi ragionevoli per attrezzatura,installazione ed utilizzo

Se volessimo ripercorrere la “storia” della decontaminazione potremmo partire dal metodo, che pur largamente utilizzato, viene oggi considerato ad alto rischio. Si tratta della decontaminazione con formaldeide.
Riportiamo un passo del Manuale di biosicurezza nei laboratori -Edizione in lingua italiana
“© AIRESPSA 2005”

“Stanze ed attrezzature possono essere decontaminate con fumigazioni di formaldeide gassosa prodotta scaldando paraformaldeide o facendo bollire formalina. Questo è un metodo estremamente pericoloso, che richiede personale specificamente addestrato. Tutte le aperture nella stanza (finestre, porte, ecc.) devono essere sigillate con nastro adesivo o similari prima di generare il gas. La fumigazione dovrebbe essere praticata ad una temperatura ambientale di almeno 21 °C, e con un’umidità relativa del 70%. Dopo la fumigazione, l’area deve essere ventilata accuratamente prima che al personale sia permesso di entrare. Chiunque debba entrare nella stanza prima che sia stata ventilata deve indossare adatti respiratori. Per neutralizzare la formaldeide può essere usato bicarbonato d’ammonio gassoso.” 
E ancora: “la formaldeide irrita le mucose, è cancerogena, ha un forte odore”. Giovanni DI BONAVENTURA, PhD - Università “G. D’Annunzio”, Chieti-Pescara.

Non ultima, oltre la pericolosità, vogliamo mettere in evidenza la complessità delle procedure legate non solo alla preparazione del locale, ma anche alla sua aerazione successiva, e ai condizionamenti di temperatura e umidità da mantenere durante il processo.

Non è un caso che l’avvento del perossido d’idrogeno vaporizzato abbia recato con se notevoli vantaggi, sui quali oggi vogliamo però discutere.

Innanzi tutto, definiamo le caratteristiche principali del perossido d’idrogeno.

  • Formula chimica H2O2 . Formula strutturale: H-O=O-H
  • A temperatura ambiente è un liquido incolore viscoso e poco stabile.
  • A basse temperature solidifica.
  • Facilmente si decompone convertendosi in acqua e ossigeno.
  • Non viene mai utilizzato puro, ma in soluzione acquosa in percentuali mai superiori al 60%.

Il perossido d’idrogeno è utilizzato in due metodi fondamentali: HPV e VHP.
Potremmo definire la differenza sostanziale tra questi due metodi evidenziando la loro caratteristica immediata: “wet” e “dry”.
Infatti, mentre nel primo si ha un vero e proprio vapore con relativa condensa, nel secondo si ha la vaporizzazione a secco del perossido d’idrogeno. Se nel primo quindi abbiamo un effetto “bagnato”, nel secondo il processo risulta essere completamente a secco.

L’HPV, pur efficace, presenta il problema non solo del rischio corrosivo sui materiali, vista l’alta percentuale di perossido utilizzato e la condensa generata, ma rischia di rendere inattivo lo stesso perossido in condizioni ambientali non ottimali.
Il VHP di contro, pur non generando i rischi dovuti alla condensa, presenta alcune problematiche.In fase terminale di areazione è corrosivo per gli impianti (zincati) di espulsione
E’ necessario un monitoraggio e controllo continuo di temperatura e umidità; in ambienti grandi è difficile avere un grado uniforme di abbattimento microbiologico. Infine la concentrazione al 30/35% obbliga ad effettuare le operazioni con notevole attenzione.

Vogliamo introdurre un ulteriore utilizzo del perossido d’idrogeno che presuppone un processo di ionizzazione ed attivazione, momenti cruciali che rendono il sistema di biodecontaminazione così definito, tra i più efficaci, veloci e sicuri sul mercato attuale.
AM Instruments ha portato recentemente in Italia e in Europa l’innovativa tecnologia AIHP™, Activated Ionized Hydrogen Peroxide.
Parliamo evidentemente di perossido d’idrogeno, che, ionizzato, viene attivato rilasciando specie reattive dell’ossigeno ROS, che permangono nell’ambiente preservando caratteristiche ed efficacia contro agenti patogeni. 

Ma vediamo nello specifico le principali i principali vantaggi dell’AIHP™.

CONDIZIONI DI RILASCIO

  • AIHP™ mantiene lo stato di aerosol e le sue funzioni in tutte le condizioni ambientali normali, senza un trattamento speciale dell’area da decontaminare.

TEMPI DI PREPARAZIONE

  • AIHP™ non richiede alcuna preparazione della superficie da trattare e può essere applicato immediatamente.

TEMPI DI DECONTAMINAZIONE

  • AIHP™ decontamina a contatto, con efficacia dimostrata in pochissimi minuti.

ATTIVITÀ SPORICIDA

  • AIHP™ possiede efficicaia sporicida

FUMIGAZIONE

  • AIHP™ non ha limitazioni nelle zone da trattare perché non è sensibile all'umidità e la mobilità molecolare è esaltata dalla presenza dei ROS

AMBIENTI

  • AIHP™ si decompone rapidamente in ossigeno e acqua senza lasciare residui.

COMPATIBILITÀ

  • AIHP™ è un potente ossidante che richiede solo pochi secondi per decontaminare. Dal momento che il tempo di esposizione è breve, AIHP™ è sicuro su tutti i metalli.

MATERIALI ASSORBENTI

  • i materiali assorbenti non devono essere rimossi perché la tecnologia AIHP™ decompone rapidamente in ossigeno e acqua e non continua ad ossidare gli oggetti che entrano in contatto con il materiale assorbente.

MONITORAGGIO

  • AIHP™ utilizza una soluzione di perossido di idrogeno a bassa percentuale (7,8%). Le particelle liquide dell’AIHP™ non rappresentano un rischio di esplosione.

In sintesi, la tecnologia AIHP ™ unisce i benefici del PEROSSIDO D’IDROGENO IONIZZATO all’ATTIVAZIONE DEI ROS*, esaltando i vantaggi e annullando completamente i rischi e le limitazione del semplice VHP.

*Le specie reattive dell'ossigeno, i ROS, sono i radicali liberi a maggior diffusione. Tra questi il radicale ossidrilico (•OH) è un prodotto dell'idrolisi dell'acqua. È il ROS più reattivo ed è prodotto a partire dal perossido d'idrogeno per distruggere agenti patogeni.

Per maggiori informazioni contatta: Claudio Blasi (cblasi@aminstruments.com)


CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Ivano Fossati

Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

Ottobre 1994,
stavo cercando mettere in ordine il caos di una porta che si era improvvisamente chiusa, lasciandomi senza respiro. La casa dove vivevo era stata quasi completamente svuotata. Era rimasta la mia radio e tanti, tanti dischi. Presi un disco a caso e mi accorsi che non era il mio. Era rimasto li e forse sarebbe partito con l’ultimo trasporto. Il disco era un live di Ivano Fossati registrato al teatro Ponchielli di Cremona: Dal Vivo Volume 1.
Lo misi sul piatto e cominciai ad ascoltarlo e quando la strofa “... di dolore in dolore, il dolore passerà…” uscì dall’impianto audio, mi sentii sollevato, fu come aver ricevuto una buona dose di ossigeno che mi permetteva di continuare.
Fu proprio quel disco che mi fece innamorare di Ivano Fossati che rimane uno dei miei artisti preferiti nel panorama musicale italiano.

Ivano Fossati nasce a Genova il 21 Settembre 1951 in una famiglia operaia in parte disgregata. Il padre abbandona la famiglia quando Ivano ha solo un anno e saranno la madre, Germana, insieme al nonno Alberto ad occuparsi di lui.

A 12 anni Ivano Fossati viene iscritto dalla madre, che è una grande appassionata di musica lirica, ad un corso di pianoforte, strumento che continuerà a studiare per 2 anni fino a quando,  folgorato da una canzone dei Beatles, decide di passare allo studio della chitarra.
Ivano viene sempre di più catturato dalla passione per la musica e mentre i suoi coetanei si interessano a coltivare i primi amori e desiderare moto e auto, Ivano si immerge totalmente nello studio della musica. L’origine di questa passione è amplificata anche dai racconti di un cugino della madre che è direttore d’orchestra sulle grandi navi da crociera.

A 17 anni la madre gli acquista la prima chitarra elettrica, una chitarra molto economica che Ivano, dopo aver accompagnato a casa una ragazza conosciuta qualche tempo prima, distrugge, spezzandola in due, scivolando su una lastra di ghiaccio e sedendocisi sopra. Da qui Ivano Fossati alterna lo studio della chitarra con il pianoforte e il flauto.

La musica diventa per Ivano Fossati l'unico scopo di vita ed è proprio per la musica che Ivano abbandona gli studi in terza liceo e promette alla madre di guadagnarsi la vita suonando.
A Genova, in via Carcassi, i gestori del locale Christie’s ebbero l’innovativa idea di non avere gruppi fissi, ma chiedere jam session ed è proprio grazie a queste jam session che Ivano Fossati inizia ad esibirsi dal vivo. Al Christie’s una sera arriva un gruppo locale chiamato “I Sagittari”. Il gruppo viveva già esclusivamente di musica ed era piuttosto conosciuto nel sottobosco della musica italiana. Il flauto suonato da Ivano colpisce molto il gruppo che lo scrittura avviandolo così alla vera vita da artista.

Dopo poco più di un anno i Sagittari decidono di cambiare nome in Delirium e grazie al brano Jesahel scritto proprio da Ivano Fossati e da Oscar Prudente firmano un contratto con la casa discografica Fonit Cetra che li spedisce, contro la loro volontà, al festival di Sanremo dove presenteranno il brano che diventerà una hit con milioni di copie vendute.

Nonostante l’inaspettato e strepitoso successo, Ivano Fossati uscirà presto dai Delirium, interessato a creare una nuova band che potesse meglio vestire il progetto che aveva in mente con linee totalmente diverse da quelle proposte dall’attuale gruppo. Così con la scusa della chiamata alle armi, Ivano Fossati abbandona definitivamente il gruppo.

Congedato dal servizio militare, Ivano Fossati si incontra nuovamente con Oscar Prudente e insieme scrivono il primo album solista: Il grande mare che avremmo traversato, un disco ricco di jazz, rock e musica orchestrale molto influenzato dal disco di Quincy Jones, Gula Matari, al quale Ivano Fossati è molto affezionato.
Ivano Fossati comincia a scrivere brani per altri autori e tra il 1977 e il 1979 scrive brani che ottengono un enorme successo editoriale quali Pensiero stupendo, Un emozione da poco e Trascolando vendendo quasi un milione di singoli in un solo anno.

Con questi numeri, la RCA, nuova casa discografica di Ivano Fossati, decide di spedire l’artista a Miami dove insieme ad ex musicisti di Eric Clapton incidono quello che sarà il primo vero grande successo di Ivano: La mia banda suona il rock.
Dall’album viene estratto come singolo la canzone omonima che gli resterà appiccicata per anni come un'etichetta ingombrante, della quale cercherà in tutti i modi di sbarazzarsi. Ivano Fossati si batte con la casa discografica per non pubblicarla come singolo e, soprattutto, come titolo dell'album. Ma l'ostinazione dei discografici prevalse finendo per far diventare la canzone l'inno rock per antonomasia di Fossati, nonché uno dei suoi più grandi successi commerciali. Arriverà a suonarla dal vivo sempre meno, fino a farla scomparire del tutto dalle scalette.

Il periodo rock di Ivano Fossati termina nel 1982 con la pubblicazione dell’album “Le città di frontiera” che viene registrata a Londra con una brillantissima band proveniente in parte dal gruppo del cantante Irlandese Van Morrison.

Dal 1984 Ivano Fossati comincia una profonda ricerca integrando musica e letteratura che diventa il filo comune a partire proprio dall’album Ventilazione.

Ivano Fossati è un attento osservatore dei cambiamenti umani e come i grandi filosofi ha la capacità di prevedere le svolte; ed è con Lindbergh che racconta quello che a breve sarebbe successo, la distanza sempre più ampia tra il nord e il sud del mondo è la successiva implicazione di nuove guerre. In Lindbergh Ivano pubblica Mio fratello che guardi il mondo, brano che riflette la difficile convivenza con la diversità ma che lascia anche aperta la strada della speranza.

Con il disco La Pianta del tè Ivano Fossati da veramente la svolta alla sua carriera artistica toccando sempre di più temi sociali con testi raffinati e accompagnamenti musicali di alto livello cercando musicalità etniche e colte. Ed è proprio la ricerca della musicalità scollegata dal testo che gli fa produrre nel 2001 Not one Word un album interamente strumentale. Un disco che di per se appare un azzardo, perché contiene molti riferimenti alla musica colta del novecento, e che invece ottiene un grandissimo riscontro dalla critica e dal pubblico.

Ivano Fossati vanta tantissime collaborazioni italiane e straniere, ha scritto canzoni per i più grandi interpreti italiani e ha tradotto e cantato perle della musica brasiliana ed europea. Una collaborazione su tutte è stata quella con Fabrizio De André con il quale scrive a quattro mani Anime Salve che è proprio l'ultimo capolavoro di De André prima della sua scomparsa.

L'ultimo disco di Ivano Fossati esce nel 2011 ed è Decadancing, un disco che contiene il vissuto e il presente di Fossati. Il disco è abitato da personaggi che partono, che cambiano, ma soprattutto disposti ad accettare uno strappo per il cambiamento. Una visione in qualche modo disperata, ma anche con un briciolo di speranza.

Con Decadancing Ivano Fossati si congeda dal pubblico. Prima dell'uscita, infatti, l'artista annuncia che questo sarà l'ultimo disco. Fra le motivazioni della scelta, quella di non essere così certo di avere altro d'aggiungere a quanto già detto.

Dopo due anni senza dischi e senza concerti, nel 2014 Ivano Fossati esordisce come scrittore: il suo libro si chiama Tretrecinque dal nome della chitarra Gibson usata spesso da Ivano. Un romanzo che parla anche di musica, ma dove ritroviamo il calore di quei testi mai scontati per il quale Ivano Fossati si è sempre sentito fortemente responsabile.

Per contattare DJ Tommy Cassano:

tcassano[at]aminstruments.com


LA LENTE

Riconoscere i rischi dell’esposizione citotossica per gli operatori

È provato che una rigorosa disinfezione e un regime di controllo degli scarti, unito all’uso di prodotti che distruggono attivamente le citotossine, può ridurre i rischi.

Dalla manipolazione delle sostanze citotossiche (antineoplastici) sorgono parecchi rischi, specialmente nel trasporto sicuro, nella produzione e nella gestione delle fuoriuscite di liquido di queste sostanze.
L’esposizione alle citotossine è un serio problema all’interno dell’industria farmaceutica e del compounding; e risulta più frequente quando le misure di controllo sono inadeguate. 

“Usare disinfettanti che denaturano e distruggono le sostanze chimiche attive nelle citotossine aiuta ad assicurare una rimozione efficace”

Coloro che risultano più a rischio sono operatori, farmacisti e  staff di laboratorio. I tipi di attività che li mettono a rischio sono la preparazione di medicinali, le operazioni di pulizia di residui e le fuoriuscite di sostanze.
Una delle sfide poste dalle citotossine è che, nonostante vengano rimosse dalle superfici e dalla strumentazione, possono continuamente rappresentare un rischio durante lo smaltimento. Per assicurare che la contaminazione venga mantenuta ad un livello minimo, bisogna implementare le corrette procedure. 

Nel rispetto della legge per il Controllo di Sostanze Pericolose per la Salute (COSHH) deve esserci una valutazione comprensiva dei rischi derivanti dalla manipolazione delle sostanze citotossiche, ad ogni stadio di utilizzo e smaltimento.

Il controllo e il monitoraggio degli effetti dell’esposizione a queste sostanze è stato studiato nel dettaglio con un range di casi estremi, inclusi tra gli altri il danneggiamento del DNA, mutazioni HPRT e escrezione di tioetere, evidenziando la serietà del problema.
A riguardo sono stati sviluppati metodi analitici per misurare il livello di contaminazione ambientale sul posto di lavoro. Sono stati pubblicati numerosi studi riguardo la campionatura ambientale per queste sostanze, e l’argomento sta diventando sempre più conosciuto.
Allo stesso modo, sia la raccolta dei dati, sia le azioni per identificare e risolvere alti livelli di esposizione di sostanze citotossiche, sono decisamente in aumento. Due agenzie chiave, impegnate nella ricerca e nella creazione di norme comportamentali, NIOSH (National Institute for Occupational Safety and Health) e MEWIP (Monitoring-Effect for Wipe Sampling in Pharmacies), hanno iniziato un processo di sensibilizzazione al problema.
La NIOSH ha pubblicato un articolo: Preventing Occupational Exposure to Antineoplastic, mentre il MEWIP ha condotto uno studio in Germania, secondo il quale le sostanze citotossiche si sono rivelate presenti nel 61% dei panni utilizzati per la campionatura in tre posizioni differenti all’interno di cleanroom farmaceutiche che operano con sostanze citotossiche: piano di lavoro, pavimento e frigorifero. Rispettivamente, sono stati osservati livelli di contaminazione superiori al 70%, 60% e 50%, avendo prodotto un valore di riferimento di 0,1ng/cm quadrato.
Ecolab ha sviluppato una linea di prodotti che, come è stato scientificamente provato, riducono i rischi associati alle citotossine. Tali prodotti, se usati nelle combinazioni descritte come segue,  eliminano e allo stesso tempo denaturano i residui citotossici, rendendo sicuro lo smaltimento e assicurando il controllo della contaminazione in tutto il percorso dell’eliminazione dei rifiuti.

L’eliminazione delle sostanze citotossiche dalle superfici dovrebbe essere una delle maggiori priorità dell’industria.
Un modo testato di raggiungere questo obiettivo è attraverso l’uso controllato di prodotti confezionati in cleanroom, che abbiano una provata capacità di rimuovere e distruggere le citotossine. 
L’Istituto dell’Energia e Tecnologia Ambientale (IUTA) raccomanda una procedura combinata, che consiste nello spruzzare su un panno asciutto Klerwipe  in poliestere lo spray Klercide Sporicida al cloro attivo, e poi passare il panno sulla superficie interessata. A seguito di un tempo di contatto raccomandato di 5 minuti, la superficie andrebbe ripulita con i panni preimpregnati Klerwipe IPA 70/30.
L’efficacia di questa combinazione nella rimozione dei composti citotossici dalle superfici è documentata, ed elimina fino al 99,9% delle citotossine.

L’approccio ottimale

Solo utilizzo dello spray
Con Klercide sporicida al cloro attivo Rimuove in media l’85,43% di un ampio spettro di citotossine da superfici in acciaio.

Disinfezione
Spruzzare su un panno asciutto Klerwipe  in poliestere lo spray Klercide Sporicida al cloro attivo, quindi passare il panno sulla superficie interessata Il panno, usato in concomitanza con lo spray, migliora il tasso di rimozione delle citotossine; questo metodo rimuove in media il 98,04% delle sostanze nocive.

Eliminazione
Strofinare la superficie interessata con panni preimpregnati Klerwipe IPA 70/30 al termine del processo migliorerà ulteriormente il tasso di rimozione, riducendo i residui sulle superfici e evidenziando la compatibilità dei materiali. Il risultato di questo processo è un ulteriore miglioramento del tasso di rimozione, risultante in media al 98,82%.

*Per ulteriori informazioni sui test effettuati, siete pregati di contattarci richiedendo il Technical Report TR1502R.

NB: il test è stato condotto utilizzando i prodotti Klercide e Klerwipe di Ecolab, i dati non sono applicabili a prodotti simili.

Per ulteriori informazioni contatta: Andrea Cenni (acenni@aminstruments.com) o Lavinia Monaco (lmonaco@aminstruments.com)


UNA PAGINA A CASO

Piergiorgio Odifreddi - Il giro del mondo in 80 pensieri

Unapagina.jpg

Arrivata nel mezzo del cammin della mia vita ho capito che c’è una ragione semplicissima per la quale sono appassionata di matematica. Perché la matematica mi riporta nel rassicurante mondo della logica. Tanto più la testa vaga tra le nuvole, tanto più i piedi devono piantarsi saldi al terreno. La matematica è poesia e la poesia ha le sue regole. La matematica può portarti oltre le nuvole, ma i piedi non si staccano mai dalla rassicurante terra. Per dirla alla “Ortensia Malincuore”, sogna pure, ma ricordati che un'equazione può salvarti dalla follia! Quindi come potrei non amare quell’antipatico supponente di Odifreddi?:)
Il matematico più “impertinente” mi ha più volte portata in libreria. Mi sono appassionata ai suoi libri anche quando la mia autostima veniva sotterrata sotto il peso di formule per me incomprensibili. Il suo dono è quello, almeno per me, di riuscire a trasformare la visione del mondo nello studio di una funzione. Dovunque voltiamo lo sguardo, ciò che vediamo e sentiamo, tutto è funzione matematica, tutto è trasformabile in una splendida curva. Il suo sguardo schietto, la sua curiosità e in fondo anche la sua supposta “presunzione” mi appassionano.

Così neanche questa volta ho saputo resistere. Il giro del mondo in 80 pensieri è un viaggio atemporale. Sebbene profondamente legato alla realtà concreta, alla storia, agli eventi, ai fatti, in questo libro ci si può perdere. Non è una scommessa a completare il giro, ma un incedere che si sofferma su questioni che spesso tralasciamo. Sul suo sito si legge:

Nel Giro del mondo in 80 giorni il francese Jules Verne mise alla berlina una filosofia di viaggio da agenzia turistica inglese: correre il più in fretta possibile attorno al globo, senza badare a ciò che si potrebbe vedere, e cercando di tornare il prima possibile a casa. Il tutto non per il piacere di viaggiare, ma per vincere una scommessa quasi pari al costo del viaggio: un gioco a somma zero, in cui si guadagna solo ciò che si è già speso.

Nel Giro del mondo in 80 pensieri Piergiorgio Odifreddi propone invece una filosofia opposta: vagare tranquillamente nei continenti della conoscenza, concentrando l’attenzione su ciò in cui ci si imbatte, e curiosando per quanto più tempo è possibile. Il tutto per il puro gusto di capire e imparare, senza preoccuparsi d’altro che del piacere intellettuale: un gioco a somma positiva, in cui si guadagna tutto ciò che si è investito.

Gli otto continenti che Odifreddi visita sono la Politica, la Religione, la Storia, la Scienza, la Matematica, la Filosofia, la Letteratura e l’Arte. E di ciascuno di essi il suo album contiene dieci istantanee di soggetti scelti estemporaneamente, ma osservati sistematicamente dal punto di vista del matematico e del razionalista. Sfogliatelo da soli, per viaggiare insieme a lui: buona lettura, e buon viaggio!

Ecco, direi che si tratta di un viaggio che non finisce. Al termine del libro si ha la sensazione che ogni capitolo sia un biglietto di sola andata verso ulteriori e necessari approfondimenti sulle tematiche considerate. 
Questo mi piace, chiudere un libro e sentire che proprio in quell’istante un varco nella mente si è aperto. 

Potrei aprire davvero pagine a caso, in ognuna il discorso si compie. Perché questo libro è fatto di tanti brevi capitoli che spaziano dalla politica all’arte, dalla matematica alla letteratura. 
Ma io ne ho scelto uno, uno tra tutti, che è il motivo, il mio motivo, per cui sono arrivata in fondo alla strada a comprare questo libro.


CALEIDOSCOPIO

Egitto, splendore millenario.

BOLOGNA MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO

DAL 16 OTTOBRE 2015 AL 17 LUGLIO 2016

Una storia plurimillenaria, una civiltà unica che affascina tutto il mondo: l’Egitto delle Piramidi e dei Faraoni, del dio Osiride e della sua amata Iside. Ma l’Egitto è anche egittologia, scoperte, ricollocamenti, archeologia e collezionismo, settore in cui l’Italia ha una posizione chiave sin dall’inizio dell’Ottocento e che conserva tutt’oggi.
La mostra Egitto, che apre il prossimo 16 ottobre al Museo Civico Archeologico di Bologna, non è solo di fortissimo impatto visivo e scientifico ma è anche un unicum nel suo genere poiché gran parte della collezione egiziana del Museo Nazionale di Antichità di Leiden in Olanda, 500 reperti databili dal Periodo Predinastico all’Epoca Romana, saranno trasferiti nella città delle Due Torri per un’operazione che non ha precedenti nel panorama internazionale.
La collezione di antichità egiziane di Leiden – una delle prime dieci al mondo – e quella di Bologna –  tra le prime in Italia per numero, qualità e stato conservativo – verranno così a fondersi e integrarsi in un percorso espositivo di circa 1.700 metri quadrati di arte e storia.
Inoltre i capolavori di questi due collezioni saranno esposti insieme a importanti prestiti del Museo Egizio di Torino e del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, all’insegna di un network che vede coinvolte le principali realtà egittologiche italiane.
La storia di una civiltà unica svelata in una grande mostra che riunisce capolavori dal mondo e che racconta di Piramidi e di Faraoni, di grandi condottieri e sacerdoti, di dei e divinità, di personaggi che fecero il passato dell’Egitto e che grazie a archeologia, scoperte e collezionismo non smette mai di incantare, rivelarsi, incuriosire, affascinare e ammaliare generazione dopo generazione.


WARP ATTACK

La buona novella

GESU’ SECONDO DE ANDRE’

Io, nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore
— Il Testamento Di Tito - Fabrizio De Andrè

“Quando scrissi "La buona novella" era il 1969. Si era quindi in piena lotta studentesca e le persone meno attente - che sono poi sempre la maggioranza di noi - compagni, amici, coetanei, considerarono quel disco come anacronistico. Mi dicevano: "Ma come? Noi andiamo a lottare nelle università e fuori dalle università contro abusi e soprusi e tu invece ci vieni a raccontare la storia - che peraltro già conosciamo - della predicazione di Gesù Cristo." Non avevano capito che in effetti La Buona Novella voleva essere un'allegoria - era una allegoria - che si precisava nel paragone fra le istanze migliori e più sensate della rivolta del '68 e istanze, da un punto di vista spirituale sicuramente più elevate ma da un punto di vista etico sociale direi molto simili, che un signore 1969 anni prima avava fatto contro gli abusi del potere, contro i soprusi dell'autorità, in nome di un egalitarismo e di una fratellanza universali. Si chiamava Gesù di Nazaret e secondo me è stato ed è rimasto il più grande rivoluzionario di tutti i tempi. Non ho voluto inoltrarmi in percorsi, in sentieri, per me difficilmente percorribili, come la metafisica o addirittura la teologia, prima di tutto perché non ci capisco niente; in secondo luogo perché ho sempre pensato che se dio non esistesse bisognerebbe inventarselo. Il che è esattamente quello che ha fatto l'uomo da quando ha messo i piedi sulla terra. Ho quindi preso spunto dagli evangelisti cosiddetti apocrifi. Apocrifo vuol dire falso, in effetti era gente vissuta: era viva, in carne ed ossa. Solo che la Chiesa mal sopportava, fino a qualche secolo fa, che fossero altre persone non di confessione cristiana ad occuparsi, appunto, di Gesù. Si tratta di scrittori, di storici, arabi, armeni, bizantini, greci, che nell'accostarsi all'argomento, nel parlare della figura di Gesà di Nazaret, lo hanno fatto direi addirittura con deferenza, con grande rispetto. Tant'è vero che ancora oggi proprio il mondo dell'Islam continua a considerare, subito dopo Maometto, e prima ancora di Abramo, Gesù di Nazareth il più grande profeta mai esistito. Laddove invece il mondo cattolico continua a considerare Maometto qualcosa di meno di un cialtrone. E questo direi che è un punto che va a favore dell'Islam. L'Islam quello serio, non facciamoci delle idee sbagliate. “

A pronunciare queste parole fu Fabrizio De Andrè, durante un concerto al Teatro Brancaccio, a Roma, nel 1998.

La Buona Novella è un concept album che di rivoluzionario non ebbe solo il tema - una rivisitazione dei Vangeli Aprocrifi, in particolare del Protovangelo di Giacomo e del Vangelo arabo dell'infanzia, ma anche, come De Andrè stesso riconosce, il suo anacronismo.
Il tempo è essenziale nel pensiero rivoluzionario. Le rivoluzioni sono puntuali, avvengono esattamente quando il tempo le rende possibili, e il tempo è la storia che con i suoi cicli produce a volte eventi con tale potenza, da rendere vani gli sforzi degli uomini, che pure la fanno e la scrivono.

La storia era quella del 69, le lotte operaie, studentesche, il loro congiungersi, l’andare insieme contro ogni ordine costituito. Come soffermarsi allora sulla figura di Gesù? 

Ma basta leggere il testo de “Il testamento di Tito” per cogliere nell’immediatezza il senso di un pensiero anarchico legato ai tempi. Allo stesso tempo la figura del buon ladrone viene innalzata: Tito pare avere piena coscienza di essere il destinatario di principi che rivede nella sua umile condizione di essere umano.

IL TESTAMENTO DI TITO

”Non avrai altro Dio all’infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall’est
dicevan che in fondo era uguale.

Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.

Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:

ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.

Onora il padre, onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:

quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quanto a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni

senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice non devi rubare
e forse io l’ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:

ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l’ami
così sarai uomo di fede:

Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore:
ma non ho creato dolore.

Il settimo dice non ammazzare
se del cielo vuoi essere degno.
Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno:

guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.

Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino,
e scordano sempre il perdono:

ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.

Non desiderare la roba degli altri
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:

nei letti degli altri già caldi d’amore
non ho provato dolore.
L’invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:

io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore
— Fabrizio De Andrè

Gesù “rivoluzionario” ha rotto gli schemi della sua cultura, ribaltandone ogni principio, uno ad uno. De Andrè, con la Buona Novella, fece quello che l’antropologia culturale ha fatto con la nostra cultura. Ci è entrata dentro, svelandone i modelli ovvi, che quotidianamente animano le nostre azioni e di cui spesso siamo inconsapevoli, restituendoci la nostra identità allo stato puro. La consapevolezza è tutto, sapere ciò che si fa e perché in ogni istante. De Andrè, raccontandoci con uno sguardo “rivoluzionario” la storia di Maria, Giuseppe, Gesù, il buon ladrone Tito, restituisce a queste figure la loro piena umanità, dando nello stesso tempo a loro un grado di consapevolezza inaspettato, e a noi, la possibilità di amarli, come si ama un fratello, non un Dio, ma semplicemente un fratello.

LAUDATE HOMINEM

Laudate dominum
Laudate dominum

Gli umili, gli straccioni:
”Il potere che cercava
il nostro umore
mentre uccideva
nel nome d’un dio,
nel nome d’un dio
uccideva un uomo:
nel nome di quel dio
si assolse.

Poi, poi chiamò dio
poi chiamo dio
poi chiamò dio quell’uomo
e nel suo nome
nuovo nome
altri uomini,
altri, altri uomini
uccise “.

Non voglio pensarti figlio di Dio
ma figlio dell’uomo, fratello anche mio.

Laudate dominum
Laudate dominum

Ancora una volta
abbracciamo
la fede
che insegna ad avere
ad avere il diritto
al perdono, perdono
sul male commesso
nel nome d’un dio
che il male non volle, il male non volle,
finché
restò uomo
uomo.

Non posso pensarti figlio di Dio
ma figlio dell’uomo, fratello anche mio.

Qualcuno
qualcuno
tentò di imitarlo
se non ci riuscì
fu scusato
anche lui
perdonato
perché non s’imita
imita un dio,
un dio va temuto e lodato
lodato...

Laudate hominem
No, non devo pensarti figlio di Dio
ma figlio dell’uomo, fratello anche mio.
Ma figlio dell’uomo, fratello anche mio.
Laudate hominem
— Fabrizio De Andrè

LE BUONE NOTIZIE

Medaglia fields a una donna, Nobel da ridere

Il “Nobel” della matematica assegnato per la prima volta a una donna

Trionfo dell’iraniana Maryam Mirzakhani nel “Fields Medal”. Prima di lei, in 80 anni, l’avevano vinta solo uomini.

Per chi dice che la matematica è una cosa da uomini è un bello schiaffo morale. La medaglia Fields, il premio considerato come il “Nobel” di questa disciplina, per la prima volta in 80 anni è andato a una donna, la ricercatrice iraniana naturalizzata statunitense Maryam Mirzakhani, di 37 anni, per i suoi studi sulla geometria iperbolica. 
 
La medaglia, assieme al premio da 15mila dollari canadesi, poco più di 10mila euro, viene assegnata ogni 4 anni a quattro specialisti che si sono distinti nel campo dei numeri che abbiano meno di 40 anni. Quest’anno, oltre a Mirzakhani, che insegna a Stanford, in California, il premio della International Mathematical Union (Icm)è andato anche a Martin Hairer, Manjul Bhargava e Artur Avila. «Quella iperbolica è una delle tre grandi geometrie che si conoscono dal 1800 - spiega il matematico Piergiorgio Odifreddi - quella euclidea è la più conosciuta, poi ci sono quella sferica e appunto la iperbolica. La terza è quella che meglio si adatta a descrivere lo spazio fisico, lo stesso Einstein quando ha enunciato la sua teoria della relatività si è accorto che lo spazio-tempo è “curvo”, e segue proprio le leggi della geometria iperbolica. Le equazioni sviluppate dalla ricercatrice risolvono uno dei problemi più grandi di questa geometria, cioè come calcolare i volumi». 
 
Il premio a una donna, continua l’esperto, non deve meravigliare, perché ormai il luogo comune che vuole questa disciplina poco adatta alle donne è sfatato anche nelle università italiane. L’esempio di Mirzakhani può però “rassicurare” le giovani donne che si avvicinano alle materie scientifiche, afferma l’ex ministro per la Ricerca Maria Chiara Carrozza, che è stata anche rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. «Quando ho letto la notizia sono stata molto contenta - afferma Carrozza - perché questo è un bel segnale che attrarra’ e rassicurerà le giovani ragazze che si vogliono avvicinare alla matematica, e potrà servire anche ai maschi che ancora pensano che non sia una cosa adatta alle donne». 
 
Secondo l’ex ministro in Italia si dovrebbe fare di più per aumentare il tasso di presenza femminile nelle facoltà scientifiche. «Nel mondo, soprattutto negli Usa, ci sono programmi appositi, uno dei quali varato dallo stesso presidente Barack Obama - sottolinea - non si tratta di trovare delle scorciatoie per le ragazze, ma di incoraggiarle a scegliere queste materie».

Premi IG Nobel 2015, quando la scienza si diverte

Tra i riconoscimenti quello alla polizia thailandese, e a ricerche sul tempo necessario per fare pipì, sul movimento dei dinosauri, sulla sbollitura delle uova e, tra le altre cose, sul dolore provocato dalla puntura degli insetti.

È di nuovo quel periodo dell'anno, cioè quello dei premi IG Nobel. Da pronunciare rigorosamente come ignobel, questo premio assegna ogni anno il proprio riconoscimento a quelle ricerche scientifiche che "prima fanno ridere e poi fanno riflettere". Lavori di tutto rispetto, che tuttavia sul primo momento lasciano perplessi, e a volte suscitano una vera e propria risata. Eccoci dunque ancora una volta a scoprire i dieci progetti che sono stati premiati alla cerimonia di ieri.

Il premio In biologia va al progetto Walking Like Dinosaurs: Chickens with Artificial Tails Provide Clues about Non-Avian Theropod Locomotion. "Camminare come i dinosauri", quindi. Sostanzialmente i ricercatori (Cile e USA) hanno aggiunto un peso alla coda dei polli, e sono riusciti così a scoprire di più sul modo in cui si muovevano i dinosauri. L'idea di un pollo con un peso attaccato alla coda è senz'altro divertente, ma la ricerca ha una sua utilità.

L'uovo sbollito, di cui diversi giornali hanno parlato qualche tempo fa, è il progetto vincitore per la chimica. Un esperimento che ha del magico, visto che gli scienziati hanno preso un uovo sodo e ne hanno manipolato le proteine per farlo "tornare crudo". Nella ricerca medica, questa scoperta può aiutare a realizzare esperimenti complessi e recuperare da errori e incidenti con sostanze molto costose.

Huh? è una parola universale o quale. Lo hanno scoperto i linguisti raccolti intorno al progetto Is Huh? a universal word? Conversational infrastructure and the convergent evolution of linguistic items. Queste tre lettere o una qualche forma equivalente sono usate in tutte le lingue del mondo per dire che non abbiamo capito bene cos'ha detto l'interlocutore. Ed è una vera e propria parola, l'avreste detto?

Quanto tempo ci vuole per fare la pipì? I bisognini del cane mi impediranno di vedere l'inizio della partita? Se vado in bagno adesso tornerò prima che finisca la pubblicità? E quanto ci avrà messo uno spinosauro, grosso com'era? Ma soprattutto, chi diavolo si fa queste domande? A quanto pare ci hanno pensato Patricia J. Yang, Jonathan Pham, Jerome Choo, and David L. Hu (Taiwan, USA), con la loro ricerca duration of urination does not change with body size.  Sostanzialmente, in questo specifico caso, le dimensioni non contano: mediamente ci vogliono 21 secondi, con 13 secondi variabilità. I ricercatori hanno elaborato un modello che potrebbe aiutare la scienza medica, in particolare l'urologia.

"Se non ti uccide ti rende più coraggioso", o incosciente secondo il punto di vista. È il senso della ricerca what Doesn't Kill You Will Only Make You More Risk-Loving: Early-Life Disasters and CEO Behavior, che ha vinto il premio nella sezione Gestione Aziendale (management). I ricercatori hanno esaminato il comportamento e la storia di diversi capi di azienda, in particolare quelli che da piccoli hanno afrontato grossi pericoli (terremoti, eruzioni alluvioni, etc.). Ebbene, quelli che se la sono cavata con poche conseguenze tendono a essere più spericolati con l'azienda che dirigono.

Per l'economia il premio va alla polizia di Bangkok (Thailandia), che ha offerto premi in denaro agli agenti che rifiutavano di prendere mazzette. Una misura anticorruzione piuttosto insolita, ideata forse da chi non sa più che pesci pigliare. Non ci sono documenti ufficiali da citare, ma molti articoli sul tema. Nessuno ha ritirato il premio, dal palese gusto sarcastico.

Un bacio, si sa, ha moltissimi effetti benefici su mente e corpo. E oggi abbiamo una ragione in più per baciarci, perché a quanto pare farlo riduce la risposta delle pelli allergiche, e in generale ci rende più resistenti agli allergeni. Un'altra informazione, sostenuta da ben quattro diversi studi (1, 2, 3 e 4) a conferma che una vita sessuale attiva non può fare che bene – come se avessimo bisogno di ulteriori motivazioni.

Un uomo può avere la bellezza di 888 figli? Questo è quanto si racconta dell'Imperatore del Marocco Mulay Isma'il, detto "il Sanguinario" (1672 – 1727). Si sa però che le vicende dei potenti del passato sono spesse avvolte da miti e leggende, così qualcuno ha voluto capire se è effettivamente possibile. Il premio è quello della categoria Matematica, grazie al modello sviluppato da Elisabeth Oberzaucher and Karl Grammer. A quanto pare sì, Mulay Isma'il avrebbe potuto farcela.

I dossi artificiali migliorano molto la sicurezza delle nostre strade, anche se per alcuni guidatori sono un fastidio. Per certi però sono una vera e propria tortura. Certe persone sentono dolori lancinanti quando l'auto sobbalza, anche a basse velocità. I vincitori dell'IG Nobel i per la medicina hanno rilevato che proprio questo insolito dolore potrebbe segnalare un caso di appendicite, favorendo la diagnosi.

Infine ma non ultimo, due diversi studi sugli insetti. In particolare IG Nobel quest'anno premia, da una parte, la creazione del Schmidt Sting Pain Index, un indice del dolore per valutare la puntura degli insetti.  Dall'altra parte il premio va al coraggioso Michael L. Smith, che si è fatto pungere dalle api comuni in 25 diversi punti del proprio corpo per capire quali fossero le più dolore: per la cronaca, sono il labbro superiore, la narice, e l'asta del pene.


articolo tratto da TOM'S HARDWARE


NO COMMENT

L'immagine del mese

"300 colazione" foto di Alek Besana (abesana[at]aminstruments.com - alekbesana su instagram).


AM KIDS

A cold morning

Era inverno inoltrato e stavo congelando. Il telefono aveva deciso di lasciarmi nel cuore della notte impedendo alla sveglia di suonare. Non avrei mai aperto gli occhi se non fosse stato per un’ambulanza che correva lontana a sirene spiegate. Mi ero preparata in fretta, non avevo fatto colazione e avevo dimenticato il giubbotto. 
La fermata dell’autobus era deserta, il marciapiede su cui si ergeva coperto da una sottile lastra di ghiaccio. Spirava un’aria gelida e il colore delle mie labbra faceva concorrenza ai mirtilli.
Nonostante fossero le nove di mattina, la luce era minima, e la scarsa illuminazione dei lampioni filtrava appena attraverso la nebbiolina invernale. 
La schiena mi doleva a causa del tremore, e sentivo un principio di mal di testa crescermi alla base della nuca. Mi sedetti sulla panchina di metallo e appoggiai la schiena al vetro della fermata, per tenerla dritta e limitare il dolore. Sfregai velocemente le mani l’una con l’altra nel tentativo di scaldarle; anche le dita stavano diventando blu. 
Dopo altri cinque minuti, quando l’ipotermia stava cominciando a concretizzarsi dentro di me, vidi due lame di luce fendere la nebbia, la scritta “scolastica” come un rassicurante faro di color arancione. 
Mi fiondai a bordo prima ancora che le porte si aprissero completamente. Timbrai il biglietto e mi sedetti con le ginocchia rannicchiate contro il petto. 
L’autobus era vuoto, ad eccezione di qualche sporadico avventuriero che andava ai grandi magazzini a fare la spesa. I vetri del veicolo erano appannati, il che impediva di distinguere ciò cui passavamo di fianco; sembrava di viaggiare nel nulla talmente era fitta la nebbia. 
Non so se per il dolce cullare del motore o per l’improvviso, sebbene minimo, tepore, sta di fatto che chiusi gli occhi e mi addormentai prima che potessi riaprirli. 
Improvvisamente mi trovai su una spiaggia deserta. Il sole ardente faceva brillare la sabbia e scintillava sull’oceano. Non c’era niente all’orizzonte, non c’era niente sulla spiaggia; mi trovavo in un paesaggio tricolore: azzurro intenso del cielo, blu profondo del mare e oro della sabbia. 
Camminai verso la striscia blu e ci entrai. L’acqua era perfetta: fresca, ma non fredda.
Avanzai di qualche passo beandomi della sensazione di sollievo, poi mi fermai. Le gambe non si muovevano più, non rispondevano ai miei comandi. Mi guardai intorno preoccupata. Ero bloccata nel ghiaccio.

Mi svegliai di soprassalto. Ci misi un po’ per capire dov’ero; riconobbi l’autobus, ma non quello che vedevo fuori dal finestrino. Il pensiero mi colpì come un’onda: avevo perso lo stop. 
«Cazzo!» imprecai.
Raccolsi lo zaino da terra e mi alzai. Prenotai la fermata successiva, qualunque essa fosse, sperando di non averne saltate tante.
Quando l’autobus si fermò mi sembrò di essere stata catapultata in un altro mondo; eppure non stavo più sognando! 
La fermata sul marciapiede era segnalata da un palo coperto di ruggine con un cartello in cima, le cui scritte erano talmente sbiadite e scolorite che poteva esserci scritta qualsiasi cosa. 
Mi guardai intorno: strada desolata, una fila di capannoni dall’aria abbandonata da un lato e un impenetrabile muro bianco e aeriforme dall’altro. 
Mi concentrai sulla mia situazione: potevo aspettare un altro autobus, che chissà quando sarebbe passato, o chiedere indicazioni e tornare a piedi alla civiltà. Chiedere indicazioni a chi? riflettei. Effettivamente quel posto era più deserto del Sahara stesso.
Venni scossa da un colpo di tosse; il freddo stava ricominciando a farsi strada nel mio corpo.
Scorsi qualcosa in lontananza, quasi invisibile nella nebbia: una luce proveniva dalla finestra di uno dei capannoni. Mi avviai verso essa piena di speranza, come una falena attirata da una lanterna. E, come la farfallina che inconsciamente si avvicina alla morte, anch’io senza saperlo stavo rischiando la mia vita. 
Mi accostai al vetro per vedere all’interno; per mia fortuna non era appannato. Nel capannone c’erano cinque uomini vestiti in modo bizzarro. Il mio primo pensiero fu che fossero frati. Due di loro mi davano le spalle, di due potevo vedere il profilo, mentre l’ultimo era esattamente di fronte a me. Non mi guardava però; la sua attenzione, come quella degli altri quattro, era rivolta verso qualcosa che giaceva all’interno del piccolo cerchio. Al momento non riuscii a capire cosa fosse. 
Uno dei due girati di spalle cominciò a gesticolare in modo frenetico, accompagnando il tutto con parole altisonanti che credetti essere latine. Un lieve campanello d’allarme risuonò nei meandri della mia mente, ma non vi prestai attenzione. 
Dopo altre tre o quattro frasi l’uomo si chinò, raccolse qualcosa da terra e l’alzò verso il soffitto. 
Era un braccio, un braccio umano. 
Lo riabbassò e se lo portò davanti al viso. Quando lo allungò al suo compagno notai con disgusto che mancava un pezzo di carne. Uno a uno si passarono l’arto, addentandone ogni volta una parte diversa. Lo stomaco mi si strinse in una morsa; se avessi fatto colazione, l’avrei sicuramente vomitata. 
Rimasi immobile, incapace di distogliere lo sguardo dall’orrore cui stavo assistendo.
Poi accadde qualcosa, qualcosa per cui non smetterò mai di maledire il cielo: l’uomo di fronte a me alzò la testa, i nostri sguardi s’incrociarono. I suoi occhi erano neri, vuoti, privi di un’anima.
Ebbi un sussulto, la paura, insieme all’adrenalina, cominciò a diffondersi dentro di me. Indietreggiai, incapace di fare altro. L’uomo mi fissò per qualche secondo, poi il suo braccio scattò verso l’alto, il dito indice puntato contro di me.
Fu come una scossa elettrica che mi diede la carica; mi voltai e cominciai a correre, pensando solo a salvarmi.
Li sentivo dietro di me, tutti e cinque. Sentivo i loro passi, i loro respiri...
Superai la fermata dell’autobus, diretta verso il nulla. Il respiro mi bruciava nel petto, le gambe erano scollegate dal resto del corpo. Senza neanche accorgermene cominciai a rallentare; il battito cardiaco era assordante, la vista annebbiata. Caddi a terra priva di sensi e tutto divenne nero. 

Quando rinvenni i capannoni erano scomparsi, così come la strada, il freddo e la stanchezza. Ero stesa su un lettino in una stanza color verde menta. Un bip regolare proveniva dal monitor accanto a me.
In quel momento un’infermiera fece il suo ingresso. Mi sorrise e si avvicinò per controllare la fleboclisi. 
«Ben svegliata! Hai dormito per quasi cinque ore» mi disse, senza guardarmi.
«Questa non è proprio la stagione ideale per uscire senza giubbotto; hai rischiato l’ipotermia, sai? Grazie al cielo l’autista di un autobus ti ha trovata.»
Giubbotto, ipotermia, autobus... I ricordi presero forma come le scene di un film. I bip aumentarono di velocità.
«Ehi, tranquilla; adesso stai bene. Tra poco un dottore verrà a prenderti i dati personali, così potremo avvisare i tuoi genitori.»
Detto questo, uscì e mi lasciò da sola con i miei pensieri.
Possibile che mi fossi immaginata tutto? Allucinazioni causate dall’ipotermia... poteva essere? Eppure sembrava tutto così vero, i ricordi erano così limpidi...
No, non me l’ero immaginato. Eccola lì, la prova schiacciante della realtà, marchiata a fuoco sul mio braccio: un morso.

Di Emma Belletti, classe '99. 

Per contattare Emma e Davide scrivi a warpamkids[at]aminstruments.com


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia e lo SteraMist™ Surface Unit


La storia di Ortensia Malincuore continua sul prossimo numero di WARP. Se non sei già nella nostra lista:

 

Grazie per aver letto questo numero di WARP, la pubblicazione online di AM Instruments. Ci piacerebbe conoscere il tuo parere o avere dei suggerimenti su temi di tuo interesse per le prossime pubblicazioni, puoi farlo da questo form.  

AM Instruments srl - P.I. 02196040964

aminstruments.com