WARP #54 - Novembre 2017

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


AM Instruments cerca personale!

Abbiamo bisogno dell'entusiasmo, delle capacità e del talento di un TECNICO SPECIALIZZATO BIODECONTAMINAZIONI, di un TECNICO VALIDAZIONI, di una CUCITRICE/CONFEZIONATRICE, di un PROGRAMMATORE PLC/SCADA
e di un OPERATORE ADDETTO AL CONTROLLO QUALITA’
Non esitare, invia la tua candidatura!



TOP NEWS

My&Clean+ - leggi

PASSWORD

La parola d'accesso di questo numero è "Povertà" - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: "Anche per Te" - leggi o ascolta

UNA PAGINA A CASO

Dostoevskij - leggi

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Pedro Salinas - leggi

WARP ATTACK

Niente violenza, solo poesia… - leggi

MI PIACE! (+1)

Papa Francesco nello spazio! - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

25 novembre - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Non una di meno - leggi


TOP NEWS

My&Clean+

Il numero di ispezioni da parte delle autorità in ambito di correttezza e adeguatezza dei dati è in costante aumento. L’ente regolatorio esige l’integrità dei dati nel pieno rispetto delle regole e delle norme GMP, e le aziende devono farsene garanti attraverso un miglioramento continuo dei processi.
L’integrità dei dati rappresenta oggi un requisito fondamentale per la qualità, l’efficacia e il controllo dei costi di un ciclo produttivo, garantendo il massimo livello di sicurezza.
Tutti gli eventi rilevanti devono essere registrati e devono essere chiari e tracciabili. 
FDA ha ripetutamente rilevato casi di irregolarità in cui le aziende non hanno applicato sistemi adeguati che inibiscano i rischi, nè migliorato la rilevazione di situazioni in cui l'affidabilità dei dati può essere compromessa o indagato sulle cause degli errori. 
I dati devono essere:

  • attribuibili (chi ha compiuto l’operazione)
  • leggibili (i dati devono essere registrati in modo permanente e devono essere leggibili)
  • contemporanei (i dati devono essere registrati al momento dell’operazione con precisi riferimenti alla data e all'ora)
  • originali (necessaria la registrazione originale o una copia certificata)
  • accurati (non ci devono essere errori o modifiche non registrate).

Inoltre, i dati devono essere completi (inclusi tutti i dati di re-analisi o di campionamento), coerenti (applicazione coerente del riferimento temporale nella sequenza delle operazioni), durature (registrati su fogli di lavoro, notebook o supporti elettronici) e disponibili (accessibili).

AM Instruments ha investito in un programma GMP che la porterà a diventare la prima azienda GMP Oriented nel 2020. Ma cosa significa essere GMP Oriented? Innanzitutto, significa avere un Auditor GMP certificato e un dipartimento di Qualità interamente dedicato all'ottimizzazione della ricerca e dello sviluppo, nonché della produzione, del servizio clienti, della logistica e dell'assistenza tecnica. Significa avere un programma di formazione continua che coinvolge la squadra di AM Instruments garantendo all'industria farmaceutica una sinergia completa sia nelle procedure operative che negli obiettivi e nei risultati.
Non è un caso che AM Instruments presenti un prodotto GMP completamente orientato all'integrità dei dati. L'azienda ha appena presentato al mercato internazionale quello che potremmo definire un nuovo concetto di disinfezione automatica delle mani guantate: My&Clean+.

Attualmente il mercato offre sistemi automatizzati che richiedono operazioni manuali, sia dal punto di vista operativo che in fase di registrazione degli eventi.

My&Clean+ risolve contemporaneamente i due problemi: un sistema automatico in grado di tracciare tutte le operazioni di disinfezione e allo stesso tempo di eliminare il rischio di contaminazione crociata.

My&Clean+ è la realizzazione dei requisiti fondamentali dell'integrità dei dati: precisione, leggibilità, contemporaneità, originalità e attribuibilità.

My&Clean+  infatti  traccia la disinfezione, la sua corretta esecuzione e la frequenza, anche notificando la necessità di ripetere l'operazione in caso di insuccesso. 
Gli operatori si riconoscono immediatamente e possono stimare quanto tempo manca per la disinfezione successiva, senza toccare lo schermo. Il dispositivo riconosce l'operatore individuale che, con un gesto semplice ed immediato, ottiene una disinfezione sicura: non c'è bisogno di un contatto diretto con la macchina, grazie a un sensore di posizione per le mani.

Successivamente My&Clean+ convalida e registra la disinfezione avvenuta. È anche possibile verificare il livello di liquido disponibile nel flacone direttamente sul display.
Gli allarmi visivi e acustici segnalano il ciclo riuscito o non riuscito, l'assenza di flacone, l'esaurimento del liquido, lo sportello aperto. Secondo la SOP aziendale si può anche personalizzare il numero di erogazioni (da 1 a 10).

Il liquido viene rilasciato direttamente dal flacone originale alloggiato nel dispositivo, un'innovazione che annulla i rischi connessi alla manipolazione del flacone. La sterilità in uso del prodotto è garantita dal flacone stesso, il cui imballaggio originale non viene compromesso durante l’inserimento e l’uso nel dispositivo: una garanzia di assenza totale di eventuali contaminazioni.

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My&Clean+ può essere installato singolarmente o in più dispositivi connessi tra loro.
Una console di controllo, My&Clean+ Station consente di gestire i dispositivi,  registrare nuovi operatori, controllare il livello del liquido, esaminare e generare report.

In realtà non c'è niente di simile sul mercato. Non esistono strumenti per garantire la totale tracciabilità e l'uso del flacone originale.
My&Clean+ semplifica le procedure. Gli operatori, con un braccialetto di riconoscimento, sono costantemente tracciati, qualsiasi operazione essi stiano eseguendo (registrazione, disinfezione, eventuale errore, ripetizione dell'operazione, ecc.). Non più carta e penna e registrazione manuale delle operazioni (modificabile e perciò facilmente contestabile durante la fase di ispezione) ma immediata segnalazione attraverso metadati.

È disponibile anche il modello base "My&Clean":

Strumento per la disinfezione delle mani guantate, senza contatto. Il disinfettante viene erogato direttamente dal flacone originale da 1L inserito all'interno del dispositivo, evitando il passaggio del flacone tra le mani dell'operatore ed annullando così ogni rischio di trasferimento dei contaminanti.

Consulta la scheda tecnica.

Per qualsiasi ulteriore informazione contatta Andrea Cenni o Lavinia Monaco (02-872892.1 - acenni[at]aminstruments.com e lmonaco[at]aminstruments.com)


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"Povertà"

Un editoriale del Corriere della Sera.
Goffredo Parise, il 30 Giugno 1974, così scriveva.
Sono passati 43 anni eppure l’attualità di questo articolo mi spinge a riproporlo.

Questa volta non risponderò ad personam, parlerò a tutti, in particolare però a quei lettori che mi hanno aspramente rimproverato due mie frasi: «I poveri hanno sempre ragione», scritta alcuni mesi fa, e quest’altra: «il rimedio è la povertà. Tornare indietro? Sì, tornare indietro», scritta nel mio ultimo articolo.

Per la prima volta hanno scritto che sono “un comunista”, per la seconda alcuni lettori di sinistra mi accusano di fare il gioco dei ricchi e se la prendono con me per il mio odio per i consumi. Dicono che anche le classi meno abbienti hanno il diritto di “consumare”.

Lettori, chiamiamoli così, di destra, usano la seguente logica: senza consumi non c’è produzione, senza produzione disoccupazione e disastro economico. Da una parte e dall’altra, per ragioni demagogiche o pseudo-economiche, tutti sono d’accordo nel dire che il consumo è benessere, e io rispondo loro con il titolo di questo articolo.

Il nostro paese si è abituato a credere di essere (non ad essere) troppo ricco. A tutti i livelli sociali, perché i consumi e gli sprechi livellano e le distinzioni sociali scompaiono, e così il senso più profondo e storico di “classe”. Noi non consumiamo soltanto, in modo ossessivo: noi ci comportiamo come degli affamati nevrotici che si gettano sul cibo (i consumi) in modo nauseante. Lo spettacolo dei ristoranti di massa (specie in provincia) è insopportabile. La quantità di cibo è enorme, altro che aumenti dei prezzi. La nostra “ideologia” nazionale, specialmente nel Nord, è fatta di capannoni pieni di gente che si getta sul cibo. La crisi? Dove si vede la crisi? Le botteghe di stracci (abbigliamento) rigurgitano, se la benzina aumentasse fino a mille lire tutti la comprerebbero ugualmente. Si farebbero scioperi per poter pagare la benzina. Tutti i nostri ideali sembrano concentrati nell’acquisto insensato di oggetti e di cibo. Si parla già di accaparrare cibo e vestiti. Questo è oggi la nostra ideologia. E ora veniamo alla povertà.

Povertà non è miseria, come credono i miei obiettori di sinistra. Povertà non è “comunismo”, come credono i miei rozzi obiettori di destra.

Povertà è una ideologia, politica ed economica. Povertà è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua. Povertà e necessità nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria è la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua è l’automobile, le motociclette, le famose e cretinissime “barche”.

Povertà vuol dire, soprattutto, rendersi esattamente conto (anche in senso economico) di ciò che si compra, del rapporto tra la qualità e il prezzo: cioè saper scegliere bene e minuziosamente ciò che si compra perché necessario, conoscere la qualità, la materia di cui sono fatti gli oggetti necessari. Povertà vuol dire rifiutarsi di comprare robaccia, imbrogli, roba che non dura niente e non deve durare niente in omaggio alla sciocca legge della moda e del ricambio dei consumi per mantenere o aumentare la produzione.

Povertà è assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l’olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare. Povertà significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno più distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perché la nostra sola cultura è l’uniformità piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi. Tutto il nostro paese, che fu agricolo e artigiano (cioè colto), non sa più distinguere nulla, non ha educazione elementare delle cose perché non ha più povertà.

Il nostro paese compra e basta. Si fida in modo idiota di Carosello (vedi Carosello e poi vai a letto, è la nostra preghiera serale) e non dei propri occhi, della propria mente, del proprio palato, delle proprie mani e del proprio denaro. Il nostra paese è un solo grande mercato di nevrotici tutti uguali, poveri e ricchi, che comprano, comprano, senza conoscere nulla, e poi buttano via e poi ricomprano. Il denaro non è più uno strumento economico, necessario a comprare o a vendere cose utili alla vita, uno strumento da usare con parsimonia e avarizia. No, è qualcosa di astratto e di religioso al tempo stesso, un fine, una investitura, come dire: ho denaro, per comprare roba, come sono bravo, come è riuscita la mia vita, questo denaro deve aumentare, deve cascare dal cielo o dalle banche che fino a ieri lo prestavano in un vortice di mutui (un tempo chiamati debiti) che danno l’illusione della ricchezza e invece sono schiavitù. Il nostro paese è pieno di gente tutta contenta di contrarre debiti perché la lira si svaluta e dunque i debiti costeranno meno col passare degli anni.

Il nostro paese è un’enorme bottega di stracci non necessari (perché sono stracci che vanno di moda), costosissimi e obbligatori. Si mettano bene in testa gli obiettori di sinistra e di destra, gli “etichettati” che etichettano, e che mi scrivono in termini linguistici assolutamente identici, che lo stesso vale per le ideologie. Mai si è avuto tanto spreco di questa parola, ridotta per mancanza di azione ideologica non soltanto a pura fonia, a flatus vocis ma, anche quella, a oggetto di consumo superfluo.

I giovani “comprano” ideologia al mercato degli stracci ideologici così come comprano blue jeans al mercato degli stracci sociologici (cioè per obbligo, per dittatura sociale). I ragazzi non conoscono più niente, non conoscono la qualità delle cose necessarie alla vita perché i loro padri l’hanno voluta disprezzare nell’euforia del benessere. I ragazzi sanno che a una certa età (la loro) esistono obblighi sociali e ideologici a cui, naturalmente, è obbligo obbedire, non importa quale sia la loro “qualità”, la loro necessità reale, importa la loro diffusione. Ha ragione Pasolini quando parla di nuovo fascismo senza storia. Esiste, nel nauseante mercato del superfluo, anche lo snobismo ideologico e politico (c’è di tutto, vedi l’estremismo) che viene servito e pubblicizzato come l’élite, come la differenza e differenziazione dal mercato ideologico di massa rappresentato dai partiti tradizionali al governo e all’opposizione. L’obbligo mondano impone la boutique ideologica e politica, i gruppuscoli, queste cretinerie da Francia 1968, data di nascita del grand marché aux puces ideologico e politico di questi anni. Oggi, i più snob tra questi, sono dei criminali indifferenziati, poveri e disperati figli del consumo.

La povertà è il contrario di tutto questo: è conoscere le cose per necessità. So di cadere in eresia per la massa ovina dei consumatori di tutto dicendo che povertà è anche salute fisica ed espressione di se stessi e libertà e, in una parola, piacere estetico. Comprare un oggetto perché la qualità della sua materia, la sua forma nello spazio, ci emoziona.

Per le ideologie vale la stessa regola. Scegliere una ideologia perché è più bella (oltre che più “corretta”, come dice la linguistica del mercato degli stracci linguistici). Anzi, bella perché giusta e giusta perché conosciuta nella sua qualità reale. La divisa dell’Armata Rossa disegnata da Trotzky nel 1917, l’enorme cappotto di lana di pecora grigioverde, spesso come il feltro, con il berretto a punta e la rozza stella di panno rosso cucita a mano in fronte, non soltanto era giusta (allora) e rivoluzionaria e popolare, era anche bella come non lo è stata nessuna divisa militare sovietica. Perché era povera e necessaria. La povertà, infine, si cominci a impararlo, è un segno distintivo infinitamente più ricco, oggi, della ricchezza. Ma non mettiamola sul mercato anche quella, come i blue jeans con le pezze sul sedere che costano un sacco di soldi. Teniamola come un bene personale, una proprietà privata, appunto una ricchezza, un capitale: il solo capitale nazionale che ormai, ne sono profondamente convinto, salverà il nostro paese.



CLEAN MUSIC

Anche per Te

Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo con un clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

Sono diverse le ricorrenze che mi toccano l’anima e sicuramente una di queste è la giornata internazionale della donna; un po’ perché sono padre di 3 ragazze e un po’ perché ricorda conquiste sociali ma anche le discriminazioni e le violenze che, purtroppo, ancora oggi vedono protagoniste le donne.
Ne mese di novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e riflettendo su quante e quali canzoni siano state scritte a sottolineare lo stato sociale delle donne, mi è tornata alla mente una vecchia canzone di Lucio Battisti che parla proprio di donne con tre diverse storie. Il brano di Lucio Battisti è “Anche per te”.

“Anche per te”, incisa nel 1971, era il lato B del singolo “La canzone del sole”. Il brano venne pubblicato in un contesto storico di grandi rivoluzioni, nel pieno di molte conquiste sociali e del femminismo radicale. Proprio in questo periodo Battisti fu molto criticato per la scelta di parlare solo di sentimenti a differenza di molti cantautori italiani che erano fortemente impegnati politicamente. In molti lo indicarono apertamente come fascista, etichetta che gli rimase appiccicata fino agli anni 80 quando il quotidiano l’Unità, in qualche modo, lo riabilitò scrivendo critiche entusiastiche dei suoi lavori.
Di fatto Battisti non si interessò mai veramente alla politica dichiarando spesso un unico forte ideale che era quello ecologico.
Nella canzone “Anche per te” Battisti rende omaggio a tre tipi di donne: una suora, una prostituta e una ragazza madre e lo fa con una chiave interpretativa particolare offrendo il massimo dell’ammirazione, dichiarando di voler morire per le condizioni di fatica psicologica vissute dalle tre figure. Secondo alcuni critici musicali, la chiave del successo di “Anche per te”, considerato il periodo storico, sta nel proporre la figura femminile in una modalità anticonformista, affrontando tabù quali la prostituzione e le ragazze madri, in paese dominato ancora dal perbenismo cattolico/democristiano.
La canzone mostra tutto il suo fascino nel contrasto tra le malinconie delle strofe e il ritornello che invece risulta più vivace.
Il singolo rimase in classifica per 14 settimane raggiungendo più volte le prime due posizioni.

Come per ogni sua produzione, Battisti ha lavorato su questo singolo con meticolosa attenzione non lasciando nulla al caso, nemmeno la copertina che ritrae Lucio Battisti mentre cammina in un prato, con la margherita in bocca e una valigia in mano.

La foto venne fatta in seguito ad una scampagnata tra amici. Il fotografo, Cesare Moltalbetti, racconta che finite le foto Lucio Battisti, tra una fetta di torta e un tè, prese la chitarra e si mise a cantare. La borsa che Battisti tiene in mano è la borsa della macchina fotografica.


UNA PAGINA A CASO

Dostoevskij

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Era una notte meravigliosa, una notte come forse ce ne possono essere soltanto quando siamo giovani, amabile lettore. Il cielo era così pieno di stelle, così luminoso che, gettandovi uno sguardo, senza volerlo si era costretti a domandare a se stessi: è mai possibile che sotto un cielo simile possa vivere ogni sorta di gente collerica e capricciosa? Anche questa è una domanda da giovani, amabile lettore, molto da giovani, ma voglia il Signore mandarvela il più sovente possibile nell'anima! ... Parlando d'ogni sorta di signori capricciosi e collerici, non ho potuto fare a meno di rammentare anche la mia saggia condotta in tutta quella giornata.

Invano il sognatore rovista nei suoi vecchi sogni, come fra la cenere, cercandovi una piccola scintilla per soffiarci sopra e riscaldare con il fuoco rinnovato il proprio cuore freddo, e far risorgere ciò che prima gli era così caro, che commuoveva la sua anima, che gli faceva ribollire il sangue, da strappargli le lacrime dagli occhi, così ingannandolo meravigliosamente.
Il sognatore non è un uomo ma una specie di essere neutro. Si stabilisce prevalentemente in un angolino inaccessibile, come se volesse nascondersi perfino dalla luce del giorno, e ogni volta che si addentra nel suo angolino, vi aderisce come la chiocciola al guscio, e diventa simile a quell'animale divertente chiamato tartaruga, che è nello stesso tempo un animale e una casa.

Oh, Nasten'ka, Nasten'ka! Lo sapete per quanto tempo mi avete riconciliato con me stesso? Lo sapete che ormai non potrò più pensare così male di me, come mi accadeva in certi momenti? Sapete che forse non proverò più l’angoscia di aver commesso un delitto e un peccato nella mia vita, perché una vita come la mia è delitto e peccato? E non credete che io abbia esagerato, non credetelo, per amor di Dio, Nasten'ka, perché a volte mi colgono certi momenti di tale angoscia, di tale angoscia che... Perché già in quei momenti comincio a pensare che non sarò mai più capace di vivere una vita reale, perché mi è già sembrato di aver perduto ogni sensibilità, ogni fiuto per ciò che è vero e reale; perché, infine, ho maledetto me stesso; perché, dopo le mie fantastiche notti, mi colgono dei momenti di ritorno alla realtà che sono terribili! Frattanto senti che attorno a te rumoreggia e turbina nel vortice della vita l’umana folla; senti e vedi come vivono gli uomini, come vivono nella realtà, vedi che per loro la vita non è circoscritta, che non si dissolverà come un sogno, come una visione, ma che, in continuo rinnovamento, è sempre giovane, che in essa non esiste un’ora simile all'altra, mentre è così triste e monotona sino alla nausea la timida fantasia, schiava di un’ombra, di un’idea, schiava della prima nuvola che a un tratto offusca il sole e stringe d’angoscia un vero cuore pietroburghese che ha tanto caro il proprio sole, e nell'angoscia quale fantasia vi può essere? Senti che questa inesauribile fantasia finisce con lo stancarsi e con l’esaurirsi in un’eterna tensione perché tu, infine, diventi più uomo, ti sbarazzi dei tuoi ideali di un tempo; essi si riducono in polvere, si frantumano e, se non c’è un’altra vita, ti tocca ricostruirla con quegli stessi frantumi. E frattanto l’anima chiede, esige qualcos'altro! E invano il sognatore fruga, come nella cenere, nei suoi vecchi sogni, cercando in quella cenere una sia pur piccola scintilla per ravvivarla, e con il rinnovato fuoco riscaldare il cuore intirizzito e far risuscitare in esso tutto quanto vi era prima di così caro, che toccava l’anima, che faceva ribollire il sangue, che strappava le lacrime dagli occhi e con tanta magnificenza ingannava! Sapete, Nasten'ka, a che cosa sono giunto? Sapete che ormai sono costretto a celebrare l’anniversario delle mie sensazioni, l’anniversario di ciò che un tempo mi fu così caro, di ciò che, in sostanza, non è mai esistito, giacché quell'anniversario viene celebrato per gli stessi stupidi, incorporei sogni, e a fare questo perché anche di questi stupidi sogni non ce ne sono più, perché non so come sbarazzarmi di loro: giacché anche dei sogni ci si sbarazza! Sapete che ora io amo ricordare e visitare in un dato tempo i luoghi dove un giorno ero stato a modo mio felice, amo costruire il mio presente armonizzandolo con ciò che è passato e non ritornerà mai più e che spesso vago come un’ombra, senza scopo e senza meta, triste e avvilito, per i vicoletti e le vie di Pietroburgo? Quali, quanti ricordi! Mi torna alla memoria, per esempio, che qui, proprio un anno addietro, in questo stesso periodo, in questa precisa ora, erravo per questo medesimo marciapiede, sconsolato come adesso! E ti viene da pensare che anche allora i sogni erano tristi e, sebbene anche prima nulla ci fosse di più lieve, hai tuttavia l’impressione che tutto, invece, lo fosse e che vivere fosse più facile e più tranquillo, e che non ci fossero questi neri pensieri che ora ti serrano nella loro morsa, questi rimorsi tetri, cupi che ora non ti danno pace né giorno, né notte! E ti chiedi: dove sono dunque i sogni tuoi? E, scuotendo il capo, dici: come veloci volano gli anni! E ancora ti chiedi: che ne hai fatto di quei tuoi anni? dove hai seppellito il tuo tempo migliore? Sei vissuto oppure no? Guarda, dici a te stesso, guarda come il mondo diventa freddo! Passeranno ancora degli anni e dopo di essi verrà la cupa solitudine, verrà, appoggiata alle stampelle, la tremante vecchiaia, e poi angoscia e desolazione... Impallidirà il tuo fantastico mondo, appassiranno e moriranno i sogni tuoi e cadranno come le foglie gialle dagli alberi... Oh, Nasten'ka! Sarà triste restar solo, completamente solo, e non avere neppur nulla da rimpiangere, nulla, proprio nulla... perché tutto quanto perderò, non è stato che nulla, uno stupido, tondo zero, nient’altro che sogno!
 


AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Pedro Salinas

Svegliati. Il giorno ti chiama
alla tua vita: il tuo dovere.
A nient’altro che a vivere.
Strappa ormai alla notte
negatrice e all’ombra
che lo celava, quel corpo
di cui è in attesa, sommessa,
la luce, nell’alba.
In piedi, afferma la retta
volontà semplice d’essere
pura vergine verticale.
Senti il tuo corpo.
Freddo, caldo? Lo dirà
il tuo sangue contro la neve
da dietro la finestra;
lo dirà
il colore sulle tue guance.
E guarda il mondo. E riposa
senz’altro impegno che aggiungere
la tua perfezione a un altro giorno.
Il tuo compito
è sollevare la tua vita,
giocare con lei, lanciarla
come voce alle nubi,
a riaffermare le luci
che ci hanno lasciato.
Questo è il tuo destino: viverti.
Non devi fare nulla.
La tua opera sei tu, niente altro.

Pedro Salinas

Despierta. El día te llama
a tu vida: tu deber.
Y nada más que a vivir.
Arráncale ya a la noche
negadora y a la sombra
que lo celaba, ese cuerpo
por quién aguarda la luz
de puntillas, en el alba.
Ponte en pie, afirma la recta
voluntad simple de ser
pura virgen vertical.
Tómale el temple a tu cuerpo.
¿Frío, calor? Lo dirá
tu sangre contra la nieve
de detrás de la ventana;
lo dirá
el color en las mejillas.
Y mira al mundo. Y descansa
sin más hacer que añadir
tu perfección a otro día.
Tu tarea
es llevar la vida en alto,
jugar con ella, lanzarla
como una voz a las nubes,
a que recoja las luces
que se nos marcharon ya.
Ese es tu sino: vivirte.
No hagas nada.
Tu obra eres tú, nada más.

WARP ATTACK

Niente violenza, solo poesia... i più bei componimenti sulle donne…

Cantico dei cantici, Bibbia
Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono come un gregge di capre,
che scendono dal monte Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte hanno gemelli,
nessuna di loro è senza figli.
Come nastro di porpora le tue labbra,
la tua bocca è piena di fascino;
come spicchio di melagrana è la tua tempia
dietro il tuo velo.
Tutta bella sei tu, amata mia,
e in te non vi è difetto.
Io voglio del ver la mia donna laudare, Guido Guinizzelli
Io voglio del ver la mia donna laudare
Ed assembrarli la rosa e lo giglio:
più che stella diana splende e pare,
e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.
Verde river’ a lei rasembro a l’are,
tutti color di fior’, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.
Passa per via adorna, e sì gentile
ch’abassa orgoglio a cui dona salute,
e fa ‘l de nostra fé se non la crede:
e no ‘lle po’ apressare om che sia vile;
ancor ve dirò c’ha maggior vertute:
null’om po’ mal pensar fin che la vede.
 
A tutte le donne, Alda Merini
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

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Corpo di donna, Pablo Neruda
Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.
Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.
Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!
Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.
 
Alla sua donna, Giacomo Leopardi
Cara beltà che amore
Lunge m’inspiri o nascondendo il viso,
Fuor se nel sonno il core
Ombra diva mi scuoti,
O ne’ campi ove splenda
Più vago il giorno e di natura il riso;
Forse tu l’innocente
Secol beasti che dall’oro ha nome,
Or leve intra la gente
Onima voli? o te la sorte avara
Ch’a noi, t’asconde, agli avvenir prepara?
[…]
 
Donne appassionate, Cesare Pavese
Le ragazze al crepuscolo scendendo in acqua,
quando il mare svanisce, disteso. Nel bosco
ogni foglia trasale, mentre emergono caute
sulla sabbia e si siedono a riva. La schiuma
fa i suoi giochi inquieti, lungo l’acqua remota.
Le ragazze han paura delle alghe sepolte
sotto le onde, che afferrano le gambe e le spalle:
quant’è nudo, del corpo. Rimontano rapide a riva
e si chiamano a nome, guardandosi intorno.
Anche le ombre sul fondo del mare, nel buio,
sono enormi e si vedono muovere incerte,
come attratte dai corpi che passano. Il bosco
è un rifugio tranquillo, nel sole calante,
più che il greto, ma piace alle scure ragazze
star sedute all’aperto, nel lenzuolo raccolto.
[…]

Tanto gentile e tanto onesta pare, Dante Alighieri
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.
 
Maria Teresa di Calcutta
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!
 
Sonetto 18, William Shakespeare
Dovrò paragonarti ad un giorno estivo?
Tu sei più amabile e temperato:
cari bocci scossi da vento eversivo
e il nolo estivo presto è consumato.
L’occhio del cielo è spesso troppo caldo
e la sua faccia sovente s’oscura,
e il Bello al Bello non è sempre saldo,
per caso o per corso della natura.
Ma la tua eterna Estate mai svanirà,
né perderai la Bellezza ch’ora hai,
né la Morte di averti si vanterà
quando in questi versi eterni crescerai.
Finché uomo respira o con occhio vedrà,
fin lì vive Poesia che vita a te dà.
 
Il serpente che danza, Charles Baudelaire
O quant’amo vedere, cara indolente,
delle tue membra belle,
come tremula stella rilucente,
luccicare la pelle!
Sulla capigliatura tua profonda
dall’acri essenze asprine,
odorosa marea vagabonda
di onde turchine,
come un bastimento che si desta
al vento antelucano
l’anima mia al salpare s’appresta
per un cielo lontano.
I tuoi occhi in cui nulla si rivela
di dolce né d’amaro
son due freddi gioielli, una miscela
d’oro e di duro acciaro.
Quando cammini cadenzatamente
bella nell’espansione,
si direbbe, al vederti, che un serpente
danzi in cima a un bastone.


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Papa Francesco nello spazio!


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On the top. Immagine di Ico Di Francesco (fdifrancesco[at]aminstruments.com).



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25 novembre

Il 25 novembre è stato scelto nel 1999 come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite che ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell'Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981.
Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni.

Ho tre figlie. Plurale femminile. 
Scrivo loro sull’onda di una notizia apparentemente distante dall’argomento. Un calciatore festeggia il gol con il saluto romano a Marzabotto: praticamente un ossimoro.

Michele Serra così commenta:

Il giovane calciatore che a Marzabotto (a Marzabotto!) fa il saluto romano dopo il gol, e inneggia a Salò, probabilmente non lo sa: ma è tal quale un simpatizzante dell’Isis che vada al Bataclan a festeggiare la strage; come un nazista che vada ad Auschwitz per brindare ai forni; come un nazionalista serbo che vada a Srebrenica a esultare sulle fosse comuni; come un titino che vada in Dalmazia a rivendicare le foibe. È, insomma, uno che riafferma una strage, nel caso di Marzabotto strage di inermi, di donne e di bambini. È uno che rivendica il genocidio, che celebra la morte violenta, l’abominevole sterminio degli umani a scopo di sottomissione, di cancellazione, di soluzione finale.

Nel caso non lo sappia, glielo devono dire. Lo devono mettere seduto su una sedia e costringerlo a sapere che cosa è accaduto, a Marzabotto. Che cosa significa Marzabotto. Non è possibile non sapere, non rendersi conto del significato dei gesti, dei simboli. Non è un lusso che ci possiamo più permettere, come italiani, quello di regalare agli stupidi e agli ignoranti il permesso di esserlo. Non sanno di Anna Frank, non sanno di Marzabotto, non sanno niente. Portano l’odio senza portarne il peso: è troppo comodo. Almeno saperlo, se si è stragisti, che si è stragisti.

Quello che ritengo totalmente attinente al tema della violenza sulle donne è “almeno saperlo”, la necessità di una memoria che avverto mancare nelle nuove generazioni e che è essenziale per poter raggiungere una piena consapevolezza.

Per questo sento di dedicare poche parole al sapere. 
Alle mie figlie e a tutte le ragazze voglio dire che non hanno il diritto ma il dovere di sapere. Sapere che sono nate in una cultura patriarcale, che prima di loro giovani come loro sono state educate per secoli all’obbedienza e al sacrificio. Che qualcuna di loro anche in tempi e condizioni oscuri si è ribellata. Che alcune di loro hanno scelto di combattere a costo della vita, mentre altre rispondevano alle richieste sociali e culturali con un si, negando se stesse e i propri talenti. 
Vorrei dire alle mie figlie che in tempi in cui l’informazione cavalca in modo infimo il tema delle molestie, con vouyerismo e superficialità, in contesti che non godono dei riflettori le donne subiscono costanti mortificazioni alla propria dignità. E loro devono saperlo. Devono ripercorrere il tempo a ritroso fino alle origini. E scoprire che nell’antica Grecia, fortemente misogina, poetesse come Saffo cantavano la parità dei sessi. Che nel Medioevo, nonostante si fosse in un periodo di accanimento religioso contro le donne, la scrittrice Christine de Pizan, tra il 1390 e il 1429, scrisse ben ventotto libri, tra i quali La città  delle dame, profonda e dura critica alla misoginia dell’epoca. Devono sapere che in Francia, nel XVI secolo, le donne furono giuridicamente ritenute incapaci. Marie de Gournay (1566-1645), figlia adottiva di Montaigne, espresse la sua collera attraverso il testo L'Égalité des hommes et des femmes (L'uguaglianza degli uomini e delle donne) e Le grief des femmes (L'obiezione delle donne). Durante la Rivoluzione Francese molte "femministe" si ritrovarono nella Société des Républicaines Révolutionnaires, fondata nel febbraio 1793 da Pauline Léon e Claire Lacombe. I primi passi "ufficiali" del movimento femminista furono però compiuti da Olympia De Gouges e Mary Wollstonecraft. La prima partecipò alla Rivoluzione Francese, scrisse manifesti, libelli e articoli in difesa delle donne. Nel 1791 pubblicò la Dichiarazione della Donna e della Cittadina, proponendo l’uguaglianza delle donne e sottolineando il loro diritto alla proprietà , alla sicurezza e alla resistenza ad ogni forma di oppressione. La Wollstonecraft invece fu l'autrice della Rivendicazione dei diritti della donna (A Vindication of the Rights of Woman), considerato come uno dei primi trattati filosofici femministi. Compagna dell'anarchico William Godwin, è considerata come la madre del movimento femminista britannico e le sue idee influenzarono il pensiero e l'azione delle suffragette. Il femminismo divenne però un movimento organizzato a partire dal diciannovesimo secolo, come effetto di una più diffusa consapevolezza dell'ingiusto trattamento riservato alle donne e dal diffondersi dei movimenti di riforma sociale. Fu il socialista utopista Charles Fourier a coniare il termine femminismo nel 1837, ma già  prima di quella data egli aveva dichiarato l'impellente necessità  dell’allargamento dei diritti delle donne in chiave paritaria; importante fu anche il contributo dalla franco-peruviana Flora Tristan. Durante il breve periodo della Comune parigina (1871), fu molto importante il ruolo assunto dalle donne, soprattutto le anarchiche, sia nella difesa della rivoluzione parigina che in quello della promulgazione di idee libertarie ed emancipatrici del ruolo delle donne nella società  (fu richiesta l'uguaglianza tra i sessi, la soppressione della distinzione tra donne sposate e concubine, tra bambini legittimi e naturali e l'abolizione della prostituzione).
La "questione femminile" cominciò a divenire una questione primaria anche all'interno del movimento anarchico ed ebbe terreno fertile anche negli Stati Uniti, dove si tennero alcuni convegni in merito e dove già  nel 1869 John Stuart Mill pubblicò The Subjection of Women. Nel 1895 grande scalpore suscitò Elizabeth Cady Stanton con la pubblicazione di The Woman’s Bible (ristampato nel 1974 con il titolo di The original femminist attack on the bible, Ann Press), frutto anche del lavoro di molte altre femministe dell’epoca, in cui la Stanton denunciò il sessismo biblico. Negli "anni dieci" del XX secolo, in America, venivano organizzati cortei delle cosiddette "suffragette" che combattevano per il diritto di voto, mentre una donna di nome Margaret Sanger lottava per il controllo delle nascite. Negli anni seguenti il femminismo faceva sentire la propria voce negli ambiti lavorativi (dai lavori sottopagati in fabbrica nell'Ottocento, la rivendicazione di diritti pari a quelli degli uomini aveva portato le donne a poter accedere a molti impieghi pubblici) e nella vita sociale in genere, fu però soprattutto nella letteratura e nell'arte che la donna assunse finalmente un ruolo importante e riconosciuto. Dopo un intorpidimento di coscienza, soprattutto europeo, durato fino agli "anni Cinquanta", negli "Settanta" il movimento femminista spostò i propri obiettivi da una questione meramente soggettiva ad un ambito sociale, lottando per la conquista di diritti civili, che portarono, per esempio in Italia, all'introduzione del divorzio, alla modifica del diritto di famiglia nel "1975", all'istituzione dei consultori familiari, alla legge sulle "pari opportunità ", alla liberalizzazione dei contraccettivi e all'approvazione delle leggi che regolano l'aborto, alla costituzione dei Centri antiviolenza ecc. 

Ora, nel 2017, siamo in una sorta di limbo in cui voi, voi giovani donne, avete la libertà per la quale in tante hanno combattuto prima di voi. E al tempo stesso ovunque vi voltiate continuate a vedere soprusi e violenze. Se volete ottenere pari dignità, se volete combattere la violenza, se volete non sopraffare un maschio ma avere un rapporto mutualistico e di reciproco rispetto, dovete conoscere la vostra storia, dovete costruire la vostra memoria, dovete sapere che i passi che intraprendete, ogni passo, è segnato da un’altra donna prima di voi.
 

 


ORTENSIA MALINCUORE

Non una di meno


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