WARP #65 - Ottobre 2018

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


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Evento RTF 24 ottobre 2018 - leggi

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La parola d'accesso di questo numero è "Cultura" - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: "Fantastic Negrito" - leggi

UNA PAGINA A CASO

“Piccole donne” - leggi

AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Chandra Livia Candiani - leggi

WARP ATTACK

Organizzare-il-tempo-crea-tempo! - leggi

CI PIACE! (+1)

100 cose da fare prima di morire… - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

Lettera ai giovani - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia in malattia - leggi


TOP NEWS

Evento RTF 24/10/2018

Il 24 Ottobre, presso la sede AM Instruments di Limbiate, ha avuto luogo la giornata RTF:

LA REVISIONE DELL’ANNEX 1:

APPLICAZIONE DI MODERNE TECNOLOGIE DI MONITORAGGIO PARTICELLARE E MICROBIOLOGICO IN AMBITI INNOVATIVI.


Nel corso degli ultimi anni AM Instruments ha organizzato giornate informative e di approfondimento dedicate ai temi più scottanti nell’ambito del controllo della contaminazione. In questa occasione la revisione dell’Annex 1 in relazione alla conta particellare e microbiologica è stata supportata sia da interventi di carattere normativo e regolatorio, sia, da un punto di vista pratico, dalla presentazione di nuovi strumenti in grado di adeguare l’attività di monitoraggio alle nuove richieste normative e, non ultime, ispettive.

Un motivo ricorrente ha infatti caratterizzato molti degli interventi: siamo sempre sotto ispezione. E in risposta a questa realtà, una necessità costante di adeguarsi nei tempi dovuti.

Per i partecipanti è stato possibile anche sperimentare le soluzioni innovative di monitoraggio, con dimostrazioni interattive dei nuovi rivoluzionari strumenti e del nostro cart2count, carrello flussato unico sul mercato in grado di monitorare e comunicare i dati di conteggio in movimento.

Visto l’indice di gradimento di questa ennesima giornata RTF, siamo lieti di aver organizzato un’altra occasione di incontro e confronto dalla quale sono scaturite non solo risposte alle questioni portate in primo piano, ma anche nuove opportunità di soluzioni al monitoraggio in cleanroom.


PASSWORD

"Cultura"

Circa trent’anni or sono sedevo nell’aula magna della storica facoltà di Lettere dell’università La Sapienza di Roma. Una piccola donna, dall’aspetto fragile e composto, entrava ogni lunedì alle 9 e per le tre ore successive sconvolgeva le menti di giovani studenti che fino a pochi mesi prima vivevano al sicuro all’interno dei programmi ministeriali di un liceo.

Antropologia culturale, questa era la sua materia, o meglio, la sua vita, vista l’immensa passione con cui insegnava.

Fu allora che si fece spazio nella mia mente l’idea che la cultura, sebbene comunemente intesa come insieme di cognizioni, andasse ben oltre questo limite lessicale.

La cultura è l’insieme dei valori, simboli, concezioni, credenze, modelli di comportamento, e anche delle attività materiali, che caratterizzano il modo di vita di un gruppo sociale: una definizione che sembra un semplice allargamento del comune significato attribuitole, ma che invece presuppone una forza di gravità ulteriore a cui ciascuno di noi viene sottoposto fin dalla nascita.

Portiamo con noi, già nella prima infanzia, una memoria culturale, un’appartenenza, modelli comportamentali che subiamo senza neanche esserne consapevoli; cresciamo con gli strumenti che quella fitta rete di valori, simboli, concezioni, credenze ci offrono; invecchiamo facendocene noi stessi portatori.

In questo senso è come se ognuno di noi fosse nulla più che uno strumento della cultura a cui appartiene. E in effetti, se riflettiamo, in pochi raggiungono il grado di consapevolezza necessaria a raggiungere almeno la coscienza di esserlo.

La consapevolezza è tutto. Ricordo queste parole pronunciate dalla cattedra alla fine del primo anno. E poi? Qualcuno chiese timidamente, una volta diventati consapevoli dell’essere noi stessi strumenti, portatori più o meno sani o malati della cultura a cui apparteniamo, cosa possiamo fare?

La risposta fu tanto violenta quanto disperata: niente.

Mi chiesi spesso da dove provenisse quel “niente”. Lo compresi a fondo l’anno successivo. L’anno in cui capii che quel tessuto così fitto di significati è talmente parte di noi da essere vissuto per la maggior parte del tempo come ovvio. I nostri modelli comportamentali sono automatismi ai quali difficilmente riusciamo a sottrarci, spesso proprio perché li viviamo come ovvi, senza metterli mai in discussione.

Vi sembra una discussione astratta? Parliamo di violenza sulle donne. Mai come negli ultimi anni si è parlato in Italia della violenza sulle donne. Questo lascerebbe intendere un aumento del grado di consapevolezza non solo del fatto di cronaca, ma dei significati culturali profondi che risiedono dietro gli atteggiamenti maschili nei confronti del sesso femminile. Risultante: dovremmo aspettarci una diminuzione dei reati correlati, dovremmo veder realizzato un mondo in cui una donna possa uscire la sera senza temere per la propria incolumità, un mondo nel quale una donna possa dire no e non essere fraintesa, un mondo nel quale una donna possa davvero avere gli stessi diritti degli uomini. Eppure non è così. Anzi. Il motivo vero, a mio avviso, risiede proprio in quell’enorme margine di ovvio culturale, in uno zoccolo duro della nostra cultura che vede sempre e comunque la donna non come soggetto ma come oggetto. Basta pensare al linguaggio. La forma più evidente attraverso la quale è possibile decifrare una cultura è proprio il linguaggio.

Secondo la studiosa del linguaggio Alma Sabatini:

"L'uso di un termine anziché di un altro comporta una modificazione nel pensiero e nell'atteggiamento di chi lo pronuncia e quindi di chi lo ascolta. La parola è una materializzazione, un'azione vera e propria..."

In ragione di ciò, femministe e studiose hanno approfondito e analizzato la disparità sessuale nel linguaggio. Analisi che mostrano come quotidianamente i parlanti della lingua italiana utilizzino e selezionino strutture e forme che spesso tendono a emarginare, se non addirittura a ridicolizzare, la figura femminile.

Si dà, così, spazio ad un linguaggio sessista, il cui utilizzo tiene in vita idee errate e stereotipi di genere.

L’espressione "linguistic sexism", è stata elaborata negli Stati Uniti negli anni '60-'70 all'interno del dibattito sociolinguistico che vede una profonda discriminazione nel modo di rappresentare la donna rispetto all'uomo attraverso l’uso della lingua. All'interno del linguaggio e delle sue forme più strutturate si celano, infatti, forme e costruzioni che ghettizzano il genere femminile, basti pensare l’espressione emblematica "i diritti dell’uomo" che sembra escludere o eclissare la donna, le forme femminili in "essa" dei suffissi delle parole (avvocato/avvocatessa).

Nelle sue "Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana" pubblicate nel 1986, Alma Sabatini scrive:

"l'impostazione 'androcentrica' della lingua […] riflettendo una situazione sociale storicamente situabile, induce fatalmente giudizi che sminuiscono, ridimensionano e, in definitiva, penalizzano, le posizioni che la donna è venuta oggi ad occupare."

Un insieme di caratteristiche della lingua italiana che tendono a identificare due tipi di sessismo linguistico: quello causato da dissimmetrie semantiche che riflette gli stereotipi sociali, e quello derivante da dissimmetrie morfologiche, come ad esempio l'utilizzo del maschile neutro.

Di qui, l’intento di dare più visibilità linguistica alle donne e pari valore linguistico a termini riferiti al sesso femminile, così da poter svincolare i vecchi schemi linguistici e, come sottolinea la Sabatini, capire l’importanza di "scegliere le parole per il significato e non il significato per le parole".

La questione del sessismo linguistico, inoltre, non si riduce all'utilizzo lessicale, ma va ben oltre coinvolgendo tutte quelle forme, come frasi citazioni e luoghi comuni, che accompagnano il nostro parlare nel linguaggio domestico,mediatico o pubblicitario.

Quello del sessismo nella lingua è, in sé, un ostacolo da rilevare e superare per poter compiere passi avanti nella comunicazione e, più in generale, nella cultura.

Un esempio: due minuti che riassumono le frasi sessiste che una donna si è sentita dire almeno una volta nell’arco della sua vita.

https://video.d.repubblica.it/life/80-anni-di-sessismo-riassunti-in-2-minuti-48-donne-raccontano-le-offese-quotidiane/4011/4148

Se il linguaggio plasma la cultura e viceversa, forse un primo passo per uscire da quell’ovvio culturale a cui abbiamo accennato, è proprio imparare nuovamente a parlare.


CLEAN MUSIC

Fantastic Negrito

Qualche mese fa un mio carissimo amico mi inviò, tramite WhatsApp, un messaggio per informarmi di aver fatto una scoperta musicale clamorosa allegandomi il link di un video pubblicato sul canale YouTube.

Preso dalla routine quotidiana non aprii il video immediatamente e rimandai la visione a quando avrei potuto metterci, dato il clamore con cui il mio amico annunciava la scoperta, la giusta attenzione. Così me ne dimenticai.

Le vacanze estive sono spesso l’occasione per rimettere a posto i propri cassetti, anche quelli digitali. Così cancellando e spostando messaggi mi trovo il messaggio dimenticato del mio amico con il link di YouTube.

Il click sul link mi porta ad un video di un riccioluto e barbuto uomo di colore che alterna la sua immagine con alcuni fotogrammi di Muddy Waters, Howlin Wolf, Chuck Berry, Buddy Guy e molti altri. Ma quello che cattura immediatamente la mia attenzione è il sound potente e penetrante. Un suono che mi riporta alla memoria i Led Zeppelin, i Cream e il sound di quegli anni.

“Wow!!” Chi diavolo è questo personaggio?

Cerco e scopro una storia pazzesca e più ascolto i suoi brani, più trovo musica che mi rimanda a Janis Joplin, a Jimi Hendrix, a Jeff Buckley fino al funky di James Brown.

Xavier Amin Dphrepaulezz è il suo nome. Impronunciabile per quanto mi riguarda.

Nato nel Massachusetts, ottavo figlio di quattordici con un padre di origini Somale profondamente religioso che impone regole ferree in casa. Forse anche per la voglia di fuggire dalle regole, Xavier scappa di casa all’età di 12 anni vivendo letteralmente per strada e guadagnandosi da vivere vendendo droga. Conduce una vita da gangster fino all’età di 18 anni quando riesce a mettere la mani su uno strumento musicale intrufolandosi in una classe dell’università Berkeley dove impara a suonare il piano. La vita di strada non gli lascia tregua e agli inizi degli anni 90, minacciato dalla malavita locale, è costretto a fuggire da Oakland, per trasferirsi a Los Angeles portandosi dietro un demo su cassetta.

La vita di Hollywood sembra creata su misura per Xavier; night, donne e incontri con personaggi di dubbia morale lo portano ad incontrare un manager che lo mette sotto contratto ma la musica di Xavier non sfonda e dopo qualche tempo il progetto di diventare un cantante affermato fallisce clamorosamente.

Nel 1999, Xavier è coinvolto in un tragico incidente stradale quasi fatale che lo lascia in coma per diverse settimane. Costretto a letto, trascorre mesi di estenuante terapia fisica per riacquistare l'uso delle gambe. Ma, cosa ancora più grave, rischia di perdere l’uso delle mani.

Nel 2007 decide di cambiare vita, abbandona definitivamente la musica. Acquista della terra, la coltiva, alleva galline e trova una compagna con la quale hanno un figlio.

Con l’arrivo di suo figlio, tutta l'energia creativa che Xavier ha immagazzinato esplode inaspettata. Inizia a registrare allontanandosi dalla tendenze musicali del momento studiandosi tutta la musica americana, quella dei suoi antenati: i musicisti blues del Delta.

Prende una chitarra e suona ovunque: marciapiedi, stazioni della metro, ristoranti e fattorie. Xavier risorge e decide di cambiare nome scegliendo l’enigmatico Fantastic Negrito.

Viene notato dalla casa discografica Blackball Universe che lo mette sotto contratto permettendogli di pubblicare il suo album di debutto: The Last Days of Oakland.

Acclamato dalla critica, l'album vince, nel 2017, il Grammy per il Best Contemporary Blues Album.

La musica di Negrito attira l'attenzione di Chris Cornell, che lo invita a fare un tour con lui, prima in Europa, poi in Nord America e infine con il leggendario supergruppo di Cornell Temple of the Dog.

Nei testi di Negrito, sei invitato a sentire la storia della vita che rinasce. Arrivato ai suoi cinquant’anni, vissuti al limite, Fantastic Negrito riesce a raccontare i suoi tormenti alla stessa maniera del caro, vecchio e avvincente blues.

Fantastic Negrito sarà in concerto a Milano il prossimo 12 novembre. Credo proprio che non lo mancherò.


UNA PAGINA A CASO

“Piccole donne”

Unapagina.jpg

Un vero pezzo da museo….e non potete immaginare l’odore della carta sfogliandolo...


AMORE E ALTRI INCANTESIMI

Chandra Livia Candiani

Estrai la freccia

Estrai la freccia

non rimproverare nessuno

ma stenditi

come fa la bestia ferita

con il cielo

e non pregare nemmeno

solo conta

conta i respiri

come fossero monete

per passare oltre te,

l’orizzonte opaco

del nome.

Non anticipare

niente, non essere

a proposito, abìtuati

all’improvvisazione musicale,

a farti invisibile

nota tra le note,

vuoto capace

di urlo, di riconoscimento:

ecco, a casa

si sta così.

Chandra Livia Candiani


WARP ATTACK

Organizzare-il-tempo-crea-tempo!

Inizia un nuovo anno lavorativo. Per tutti noi il rientro dalle vacanze significa rivedere il nostro rapporto con il tempo. Anche se per pochi giorni lo abbiamo dilatato, rendendolo malleabile e adeguato ai nostri bisogni. Se siamo stati bravi lo abbiamo addirittura dimenticato. Ma improvvisamente eccoci di nuovo a doverlo gestire.

In proposito voglio riportare un articolo interessante di Andrea Giuliodori (efficacemente.com) sull’organizzazione ottimale del tempo. Se dovessimo sintetizzarlo in una frase la più indicata è una citazione di

Michael Altshuler.

“La cattiva notizia è che il tempo vola. La buona notizia è che tu sei il pilota.”

In effetti l’articolo prende spunto dalle risposte di alcuni personaggi rispetto al loro utilizzo del tempo, alla modalità con cui lo pilotano.

Capire come organizzare il tempo è una delle abilità chiave per avere successo nella vita. In questo articolo ti svelerò le 8 cose che le persone super-produttive fanno in modo diverso da tutti gli altri.

Studio. Lavoro. Casa. Passioni.

Quando cerchiamo di conciliare tutto sembriamo dei giocolieri con troppe palline tra le mani. O peggio ancora, siamo così sopraffatti dagli impegni che finiamo inevitabilmente per perdere tempo in inutili distrazioni, distrazioni che a malapena alleviano la nostra crescente ansia.

Non è forse così?

Pensaci. Quando è stata l’ultima volta che sei tornato a casa soddisfatto dopo una giornata di lavoro super-produttiva?

Ah sì, giusto, è successo vener… MAI!

Il punto è che viviamo in questo circolo vizioso fatto di stress, impegni senza fine e scarse soddisfazioni e come criceti corriamo all’impazzata dentro la nostra ruota di plastica, senza arrivare mai davvero da nessuna parte.

Deve esistere un modo migliore per organizzare il nostro tempo. Deve esistere un modo migliore per vivere la nostra vita professionale (e non solo).

Prova ne sono i risultati di quelle persone che sembrano avere giornate da 48 ore. Persone super-produttive che per qualche ragione inspiegabile sono in grado di realizzare in poche settimane progressi che a noi comuni mortali richiederebbero anni interi.

Qual è il loro segreto? Come diamine ci riescono?

In questo articolo cercherò di rispondere proprio a questi interrogativi.

Ps. Ricordati di arrivare fino alla fine: al termine del post c’è una sorpresa speciale per te.

“Qual è il tuo segreto numero uno per organizzare il tempo?”

Questa è la domanda che Kevin Kruse, esperto di produttività personale, ha fatto negli ultimi 2 anni a:

  • 7 miliardari (tra cui il nostro amico Mark Cuban).

  • 13 campioni olimpici.

  • 29 studenti eccellenti di università americane dell’Ivy League (Harvard, Stanford, MIT, etc.)

  • 239 imprenditori con attività multi-milionarie.

Insomma un “campioncino” di persone eccellenti, ma soprattutto persone super-produttive!

Le loro risposte?

Naturalmente ogni professionista ha il suo piccolo sporco segreto per organizzare il tempo, eppure, analizzando le centinaia di risposte ottenute in questi due anni di ricerca, Kruse ha notato degli “schemi ricorrenti”: abitudini, scelte, routine quotidiane che sembrano accomunare questi leader nei rispettivi settori.

Nello specifico sono almeno 8 le cose che le persone super-produttive fanno diversamente da tutti gli altri.

Le persone super-produttive danno valore ad ogni minuto!

Organizzare-il-tempo-minuto

1. Le persone di successo hanno 1.440 buone ragioni per non perdere tempo
Puoi perdere soldi e rifarti in un secondo momento, ma ogni minuto che perdi è irrecuperabile.
Questa ossessione per il tempo sembra contraddistinguere tutte le persone intervistate da Mr. Kruse.
La ginnasta olimpica Shannon Miller arriva addirittura a programmare le proprie giornate al minuto.
Probabilmente non abbiamo bisogno di arrivare a questi estremi, ma è importante avere la consapevolezza che ogni giorno abbiamo a disposizione 1.440 minuti nuovi di zecca e che è nostra responsabilità farli fruttare al meglio.

2. Lavorano sulle loro attività più importanti almeno 2 ore ogni mattina
Tutti noi abbiamo giornate stra-incasinate, ma quante delle attività che portiamo avanti ogni giorno sono davvero importanti? Quante ci permettono di fare reali progressi? Quante avranno un impatto sulla nostra vita da qui a 5 anni?
Chi sa organizzare il tempo in maniera efficace si pone questa domanda ogni santo giorno e conosce molto bene la risposta.
La conosce talmente bene da dedicare a queste attività almeno 2 ore al giorno ogni mattinaProva a pensarci: dove sarai tra un anno, se ogni giorno dedicherai almeno 2 ore al mattino alle attività più importanti per il tuo studio, il tuo lavoro, il tuo business?
Senza andare troppo lontano nel tempo: dove sarai tra 3 mesi se adotterai questa semplice abitudine?

3. NON usano le famigerate to-do list (liste di cose da fare)
La to-do list è generalmente il primo strumento che viene suggerito dagli esperti per organizzare il tempo.
Sono nati addirittura dei sistemi di produttività personale completamente fondati su liste, simbolini grafici e taccuini vari.
Le to-do list chilometriche e in generale questi sistemi cervellotici di organizzazione delle attività sono l’ideale per chi ama spendere ore a fare i ghirigori sui suoi taccuini, ma difficilmente ti renderanno più produttivo.
Non è un caso che la maggioranza dei nostri intervistati d’eccellenza abbiano ammesso di NON utilizzare una to-do list.
Le liste di cose da fare hanno infatti un terribile difetto…
Si trasformano spesso in “liste di cose che non riuscirò mai a fare“! E tutte quelle attività che rimangono sulla nostra lista per giorni interi non fanno altro che generare stress, a causa del famoso effetto Zeigarnik.
Chi è davvero super-produttivo preferisce di gran lunga utilizzare il proprio calendario per pianificare le attività.
Nel momento in cui fissiamo dei blocchi di tempo nel nostro calendario, sappiamo subito cosa saremo in grado di fare in una giornata e cosa invece deve essere tralasciato.
Le persone di successo “viaggiano nel tempo”
organizzare-il-tempo-viaggio

4. La maggioranza degli intervistati usa questo trucco per smettere di procrastinare
Chi ha letto Start! il manuale anti-procrastinazione, sa bene che “Io presente” e “Io futuro” sono molto più simili di quanto vorremmo pensare.
In generale noi facciamo troppo affidamento sul nostro “Io futuro”, considerandolo una specie di super-eroe in grado di recuperare zilioni di ore di lavoro rimandate, allenamenti mai fatti e diete mai rispettate!
La verità è che il nostro “Io futuro” ci somiglia molto, anzi probabilmente sarà più stanco, stressato e demotivato.
La gran parte delle persone intervistate da Kevin Kruse è consapevole di questo inganno mentale e si assicura, nel presente, di adottare tutte le contro-misure necessarie affinché l’Io futuro rispetti gli impegni presi.
Un esempio? Se intraprendono una dieta si assicurano di aver eliminato da ogni scompartimento della cucina tutti i cibi spazzatura.

5. Non fanno quasi mai straordinari
Ricordo ancora i “lunghi” quando lavoravo come consulente di direzione, ovvero quelle giornate di lavoro che iniziavano alle 8 del mattino e terminavano alle 8 di sera… del giorno dopo.
Li odiavo. Come odiavo anche i weekend passati in ufficio.
Li odiavo perché come appassionato di produttività personale sapevo perfettamente che queste tirate lavorative erano assolutamente controproducenti.
E che che ne dicessero i miei capi di allora, a quanto pare avevo ragione.
Le persone super-produttive hanno un’etica del lavoro ferrea, ma sanno bene che la produttività personale ha un picco e che ogni minuto che spendiamo a lavorare quando ormai abbiamo superato quel picco è un minuto di lavoro sprecato.
Molto meglio staccare, rigenerarsi e ripartire con energie fresche il giorno dopo.

6. Hanno un taccuino sempre a portata di mano
Richard Branson ha affermato in più occasioni che senza il suo fidato taccuino probabilmente non sarebbe riuscito a creare quell’impero chiamato Virgin.
Il punto è che la maggior parte delle persone considera il proprio cervello un magazzino, quando in realtà è un sofisticato elaboratore di idee e soluzioni.
Non è dunque un caso che diversi intervistati utilizzino un taccuino per catturare idee, riflessioni, appunti e per liberare rapidamente la propria mente.
Le persone intervistate da Kruse sanno che organizzare il tempo è una chimera
organizzare il tempo energia

7. Hanno imparato a gestire la propria energia
Si parla quasi sempre di gestire il tempo, organizzare il tempo, ma alla fine, come abbiamo visto, abbiamo tutti 1.440 minuti al giorno.
Quello che possiamo davvero gestire è quindi il nostro livello di energia.
Imprenditori, atleti e studenti di successo sanno perfettamente quanto sia importante gestire le proprie riserve di energia e non perdono occasione per rimpinguarle con una buona dose di sonno, cibo sano e sport.

8. Usano la regola del “singolo tocco”
Sei di quelli che controllano la propria email sullo smartphone tutto il giorno? O magari inizi un’attività, la interrompi dopo pochi minuti, per trascinartela dietro per giornate intere?
Nulla di più sbagliato!
Ogni volta che iniziamo un’attività, senza avere la volontà o la possibilità di smarcarla o portarla a termine, stiamo sprecando tempo.
Pensa all’esempio dell’email.
Magari leggi un messaggio di lavoro sullo smartphone mentre sei fermo al semaforo, naturalmente non riesci a rispondere, intanto però si insinuano nella tua mente 27 possibili risposte. Arrivi in ufficio, riapri l’email, inizi a scrivere una risposta, ma sei interrotto da un collega. Ritorni dal pranzo, riapri la stessa email per l’ennesima volta, la devi rileggere e spendi un’altra mezz’ora per dare finalmente una risposta.
Quanto tempo avresti risparmiato, se avessi “toccato” quell’email una sola volta, magari in un momento in cui eri sicuro di poterti ritagliare 15 minuti per una risposta ben ponderata?
Ecco, le persone che sanno organizzare il proprio tempo evitano questo errore come la peste e si impongono la regola del “singolo tocco”:
“Ogni attività va svolta il numero minore di volte (possibilmente una) e nel momento più adatto.”

Non limitarti ad organizzare il tempo… Crea Tempo!


CI PIACE! (+1)

100 cose da fare prima di morire…

“Questo elenco per me non è più una sfida come lo era all’inizio, ma rimane un punto di riferimento che mi aiuta a valutare successi ed insuccessi, che mi permette di notare come cambiano le mie priorità nel tempo e ricordare quanto sia importante provare ogni giorno ad espandere i propri limiti.”

Angelo Zinna

Se volete prendere qualche spunto andate a vedere la sua lista


NO COMMENT

L'immagine del mese

"Nettuno". Immagine di Federico Di Francesco (fdifrancesco[at]aminstruments.com).


AM KIDS

Lettera ai giovani

In occasione della chiusura del Sinodo, Papa Francesco si è rivolto ai giovani con un messaggio speciale, un messaggio di scuse: Scusate se anziché aprirvi il cuore vi abbiamo riempito le orecchie.

In parte possiamo fare nostre queste parole, farle nostre in quanto genitori, memori delle nostre parole con cui spesso riempiamo le orecchie dei nostri figli, e consapevoli del fatto che più rare sono le occasioni in cui, come mette in evidenza il Papa, apriamo con onestà il nostro cuore a loro.

Dal Sinodo una lettera dedicata poprio ai ragazzi, che vogliamo riportare nella sua interezza, e che reputiamo interessante indipendentemente dal credo religioso.

Lettera dei Padri Sinodali ai giovani

A voi, giovani del mondo, ci rivolgiamo noi padri sinodali, con una parola di speranza, di fiducia, di consolazione. In questi giorni ci siamo riuniti per ascoltare la voce di Gesù, «il Cristo eternamente giovane», e riconoscere in Lui le vostre molte voci, le vostre grida di esultanza, i lamenti, i silenzi.

Sappiamo delle vostre ricerche interiori, delle gioie e delle speranze, dei dolori e delle angosce che costituiscono la vostra inquietudine. Desideriamo che adesso ascoltiate una parola da noi: vogliamo essere collaboratori della vostra gioia affinché le vostre attese si trasformino in ideali. Siamo certi che sarete pronti a impegnarvi con la vostra voglia di vivere, perché i vostri sogni prendano corpo nella vostra esistenza e nella storia umana.

Le nostre debolezze non vi scoraggino, le fragilità e i peccati non siano ostacolo alla vostra fiducia. La Chiesa vi è madre, non vi abbandona, è pronta ad accompagnarvi su strade nuove, sui sentieri di altura ove il vento dello Spirito soffia più forte, spazzando via le nebbie dell’indifferenza, della superficialità, dello scoraggiamento.

Quando il mondo, che Dio ha tanto amato da donargli il suo Figlio Gesù, è ripiegato sulle cose, sul successo immediato, sul piacere e schiaccia i più deboli, voi aiutatelo a rialzarsi e a rivolgere lo sguardo verso l’amore, la bellezza, la verità, la giustizia.

Per un mese abbiamo camminato insieme con alcuni di voi e molti altri legati a noi con la preghiera e l’affetto. Desideriamo continuare ora il cammino in ogni parte della terra ove il Signore Gesù ci invia come discepoli missionari.

La Chiesa e il mondo hanno urgente bisogno del vostro entusiasmo. Fatevi compagni di strada dei più fragili, dei poveri, dei feriti dalla vita.

Siete il presente, siate il futuro più luminoso.


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia in malattia

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WARP continua sul prossimo numero. Se non sei già nella nostra lista:

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