WARP, Settembre 2015

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


AM Instruments cerca personale!

Abbiamo bisogno dell'entusiasmo, delle capacità e del talento di un Controller e di un Programmatore .net/PLC.
Non esitare, invia la tua candidatura!

TOP NEWS

Giornate AIHP™ - leggi

PASSWORD

La parola d'accesso di questo numero è "Altri" - leggi

LA LENTE

Tecnologia AIHP™ - leggi

UNA PAGINA A CASO

David Reed - leggi

CALEIDOSCOPIO

Giotto, L'Italia e Fotografia - leggi

WARP ATTACK

La pazienza è sovversiva - leggi

LE BUONE NOTIZIE

Book sharing in cabina! - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

Strani compiti per le vacanze - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia e l’estate della memoria - leggi


GIORNATE AIHP™

Il 27 ottobre a Limbiate e il 29 a Roma due giornate per scoprire i vantaggi della tecnologia AIHP™

Tecnologia AIHP™

(Activated Ionized Hydrogen Peroxide)

Incrementare i tempi di produzione mediante l’ottimizzazione dei cicli di biodecontaminazione ambientale

 

AM Instruments organizza due seminari dedicati all’approfondimento di questa innovativa tecnologia e delle sue applicazioni in campo farmaceutico.

27 Ottobre 2015: Limbiate (Milano)
29 Ottobre 2015: Roma

Sicurezza per gli operatori, salvaguardia delle superfici, efficacia, ripetibilità e rapidità del ciclo di sterilizzazione sono alla base della tecnologia AIHP™ brevettata da TOMI Environmental Solutions.

Sessioni di formazione e approfondimento, dimostrazioni pratiche, esperienze dirette illustrate da rappresentanti delle case farmaceutiche che già utilizzano la tecnologia AIHP™.

Le giornate sono dedicate a:

  • Responsabili di produzione
  • Responsabili della sicurezza
  • Responsabili del laboratorio
  • QA
  • Regulatory affairs
  • Validation and Compliance
  • Engineering

Scarica il programma qui.

La partecipazione è gratuita.

 

PASSWORD

Altri

Tempestati ogni giorno dalle immagini disperate e terribili di uomini, donne e bambini che cercano di raggiungere il nostro paese così come altri della comunità europea, mi sono ritrovata a leggere e ascoltare discussioni infinite sulla liceità o meno, non solo in termini umanitari, ma anche legali, di accogliere, dare asilo, aiutare. 
Ciò che spesso attira la mia attenzione è l’approssimazione nella definizione di questi esseri umani. Che di umano hanno conservato davvero poco, spogliati di un’identità, di una dignità, delle sicurezze a cui qualsiasi essere umano giustamente ha diritto.
Ho sentito mescolarsi parole come clandestini, irregolari, profughi. Così, in questo numero di Warp, ho cercato di fare un po’ di chiarezza, prima di tutto a me stessa. E a quanti non si fermano passivamente di fronte a informazioni spesso superficiali e dettate più da ideologie che dal bisogno di verità.
Ecco un piccolo glossario, i nomi con cui noi occidentali chiamiamo gli altri. Nomi che usiamo spesso senza sapere fino in fondo cosa portano con sé, nomi che attribuiamo indifferentemente a chiunque arrivi nei nostri paesi senza passare dalla dogana.
Personalmente non attribuisco giudizi: il tema è di una complessità tale e ha radici storiche così profonde da rendere necessaria una riflessione che non può esaurirsi in questo breve articolo nè in un talk show. Ma certamente, guardando le foto recentemente pubblicate dall’Espresso, e che mostrano i luoghi da cui la maggior parte di queste persone fuggono, da oggi in poi aspetterò qualche secondo prima di attribuire uno status a questa umanità derelitta.

PROFUGO [dal lat. profŭgus, der. di profugĕre «cercare scampo»]
Persona costretta ad abbandonare la sua terra, il suo paese, la sua patria in seguito a eventi bellici, a persecuzioni politiche o razziali, oppure a cataclismi come eruzioni vulcaniche, terremoti, alluvioni, ecc. Non ha alcun valore giuridico.

RIFUGIATO (o, più diffusamente, rifugiato politico)
È un termine giuridico che indica chi è fuggito o è stato espulso a causa di discriminazioni politiche, religiose, razziali, di nazionalità, perché appartenente ad una categoria sociale di persone perseguitate o fuggito da una guerra dal proprio Paese e trova ospitalità in un Paese straniero che riconosce legalmente il suo status.
A differenza del concetto di profugo, termine usato per definire genericamente chi si è allontanato dal Paese di origine per le persecuzioni o per una guerra, ciò che caratterizza il rifugiato è l'aver ricevuto dalla legge dello Stato che lo ospita o dalle convenzioni internazionali questo status e la relativa protezione attraverso l'asilo politico.

APOLIDE
Persona che nessuno Stato considera come suo cittadino (Convenzione di New York, 1954).

CLANDESTINO
Etimologicamente significa, una persona che “si nasconde di giorno – che s’intrufola” o persino, in età contemporanea, «chi sta in agguato». È un termine che ha una forte connotazione negativa, rimanda alla segretezza, al nascondersi, all’essere fuori dalla normalità. Clandestini non è un termine giuridico, è il termine utilizzato dai mezzi di comunicazione e da molti politici per definire, e stigmatizzare, i migranti irregolarmente presenti sul territorio o anche coloro che, in fuga da guerre e persecuzioni, arrivano in Italia senza documenti o con documenti falsi. Ovvero i richiedenti asilo e i rifugiati. In altri paesi i “clandestini” sono chiamati “sans papiers” (in Francia), "non-documented migrant workers" (definizione suggerita dalle Nazioni Unite), definizioni che rimandano ai documenti in possesso della persona, non alla sua essenza.

ECO-PROFUGO
Colui che è costretto a lasciare il proprio paese per cause ambientali che rendono impossibile (temporaneamente o definitivamente) la permanenza nel luogo di abituale residenza.

EXTRACOMUNITARIO
Persona non in possesso della cittadinanza di uno dei 15 Paesi che attualmente compongono l'Unione Europea. Quindi, contrariamente all’accezione corrente, sono extracomunitari anche gli Svizzeri e gli Statunitensi.

MIGRANTE
Termine generico che indica chi sceglie di lasciare il proprio Paese per stabilirsi, temporaneamente o permanentemente, in un altro Stato. Tale decisione ha carattere volontario, anche se spesso dipende da ragioni economiche, avviene cioè quando una persona cerca in un altro paese un lavoro e migliori condizioni per vivere o sopravvivere.

REGOLARE/IRREGOLARE
I migranti non sono regolari o irregolari, ma sono migranti regolarmente o irregolarmente presenti sul territorio. Gli immigrati regolarmente presenti sono coloro che risiedono in uno Stato con un permesso di soggiorno rilasciato dall'autorità competente. I migranti irregolarmente presenti hanno, nella maggior parte dei casi, permessi di soggiorno e visti scaduti e non rinnovati. E’ importante ricordare che si stima che circa il 90% dei migranti irregolarmente presenti siano persone che avevano un permesso di soggiorno che non sono più stati in grado di rinnovare, i cosiddetti overstayers.

RICHIEDENTE ASILO
Colui che fugge dal proprio paese e inoltra, in un altro Stato, una domanda di asilo per il riconoscimento dello status di rifugiato. La sua domanda viene poi esaminata dalle autorità competenti di quel paese (in Italia, la Commissione Centrale per il Riconoscimento dello Status di Rifugiato). Fino al momento della decisione in merito alla domanda, egli è un richiedente asilo.

SFOLLATO
In alcuni contesti, si parla genericamente di sfollato come di chi fugge a causa di catastrofi naturali o guerre e viene accolto temporaneamente sul territorio di un paese estero, con un soggiorno per "protezione umanitaria". Spesso, il termine è usato come traduzione dall’inglese: "Internally Displaced Person" (IDP), colui che abbandona la propria dimora per gli stessi motivi del rifugiato, ma non oltrepassa un confine internazionale, restando dunque all'interno del proprio paese.

Cercando la foto per questo articolo mi sono accorto che Google raccoglie donazioni a favore dell'emergenza rifugiati e migranti, la cosa interessante è che per ogni donazione fatta, Google dona a sua volta una cifra di pari valore. Dettagli a questo link.

È difficile associare un'immagine a un articolo che tratta un tema così drammatico e profondo, tanto profondo che come una sorta di difesa spesso lo si affronta con superficialità o non lo si affronta per niente (tralascio appositamente le strumentalizzazioni politiche). Se provate a cercare "migranti" o "rifugiati" su Google c'è di che risvegliarsi dalla superficialità, e se in questo caso il vecchio detto che una foto vale mille parole è drammaticamente vero può essere utile anche capire il contesto da cui quella foto è stata estratta. A questo proposito trovo che l'espresso abbia fatto un ottimo lavoro con questo servizio in cui ogni caption è da leggere.


LA LENTE

Tecnologia AIHP™ (Activated Ionized Hydrogen Peroxide)

Il 27 Ottobre 2015, nella nostra sede di Limbiate, e il 29 Ottobre a Roma, si terranno due giornate dedicate alla tecnologia AIHP™, in occasione delle quali verranno non solo descritte caratteristiche e vantaggi della stessa, ma presentate le esperienze di quanti, già nostri clienti, la utilizzano.

In questo articolo vogliamo fornire un approfondimento della tecnologia e della sua versatilità.

La tecnologia AIHP™ presenta dei vantaggi immediatamente riscontrabili e che la rendono la migliore tecnologia per la biodecontaminazione ambientale attualmente disponibile.

  • tempi di ciclo più veloci
  • efficacia superiore
  • attrezzatura compatta e facilmente trasportabile
  • sicura e rispettosa dell'ambiente

 
LO STRUMENTO 
Presentato sul mercato nel 2013 da Tomi Environmental Solutions, SteraMist ™ BIT ™ è un processo in due fasi brevettato che attiva una soluzione di perossido di idrogeno inferiore all’8 % generando una fine nebbia contenente un'alta concentrazione di specie reattive dell'ossigeno (ROS) . La chimica fisica unica dell'AIHP ™ permette ai ROS di persistere nell’ambiente senza ricombinarsi e perdere la loro reattività.
 
I ROS, che includono lo ione idrossile insieme ad altri radicali, rompono  i doppi legami di microrganismi (spore comprese) presenti nell’ambiente, raggiungendo la completa disinfezione di ambienti e superfici.
 
Binary Ionization Technology (BIT™) è una soluzione con registrazione EPA il cui utilizzo è indicato anche in ambiente farmaceutico. (registrazione EPA # 90150-2)
 
COME FUNZIONA
Una soluzione di perossido di idrogeno inferiore all’8 % viene nebulizzata attraverso un ugello, creando una nebbia che successivamente passa attraverso un arco voltaico di 17.000 V; in questo modo la nebbia si carica positivamente, determinando una repulsione tra le particelle che si disperdono rapidamente in tutto lo spazio, uccidendo i microrganismi a contatto.
 

  • Nessun condizionamento della camera richiesto
    Non vi sono restrizioni determinate dalle condizioni di temperatura e umidità nella zona da trattare e il prodotto garantisce una eccellente compatibilità dei materiali, anche rispetto l'elettronica sensibile.
  • Tempo più veloce di gassing rispetto a qualsiasi altra tecnologia
    Grazie alla ionizzazione, le micro goccioline si respingono reciprocamente agendo come un gas (tempo necessario per saturare 100m3 : 20 minuti) .
  • Tempo di contatto ridotto grazie a specie reattive dell'ossigeno (ROS)
    La ionizzazione genera radicali che migliorano l'azione del perossido, e agiscono velocemente contro la contaminazione (100m3 = 30minuti di tempo di contatto ) .
  • Veloce bonifica grazie sia alla bassa concentrazione che al processo di ionizzazione
    La bassa concentrazione in ambiente consente un raggiungimento del limite PEL = 1ppm in tempi più brevi rispetto alle tecnologie standard; la ionizzazione della nebbia inoltre ne amplifica la volatilità agevolandone l’espulsione a fine ciclo.

 
LIVELLI DI BIODECONTAMINAZIONE

AIHP™, utilizzando una soluzione a bassa concentrazione di H2O2 ( < 8%), permette di raggiungere una riduzione SAL di 10-6.

COMPATIBILITA’ MATERIALI

Elevata compatibilità con tutti i tipi di materiali.
 
I materiali testati comprendono: vetro, PVC, laminati, elettronica sensibile e molti metalli, tra cui acciaio inossidabile, alluminio e rame.

BIT™ si decompone in ossigeno e acqua, senza lasciare alcun residuo sulle superfici. Non è corrosiva ed è ecologica.
Le tecnologie alternative utilizzano processi con soluzioni più concentrate (fino al 35%) determinando di conseguenza una compatibilità materiali nettamente inferiore all’AIHP™.

VANTAGGI

  • Tempi di ciclo brevi con tempi di inattività minimi
  • Efficacia superiore
  • Ottima compatibilità materiali
  • Ecologico e non corrosivo
  • Risposta rapida

COMPARAZIONI

Dopo il processo BIT™, l’AIHP™ produce, come abbiamo detto, una grande concentrazione di derivati reattivi dell’ossigeno (ROS), che iniziano a reagire per contatto, disattivando i microrganismi e  senza lasciare residui o fumi nocivi, convertendosi in ossigeno e acqua.
Il VHP è un vapore asciutto con un’alta concentrazione di perossido di idrogeno (35%), che è altamente corrosivo, fortemente dipendente dall’umidità controllata e scarsamente compatibile con le superfici normalmente riscontrabili negli ambienti a contaminazione controllata.
aHP, una soluzione di perossido di idrogeno e anioni di argento,  può causare depositi o residui se utilizzata costantemente e presenta una bassa efficacia con limitati parametri di applicazione.
 

Confronto delle principali tecnologie di decontaminazione presenti sul mercato

Per maggiori informazioni contatta: Denny Lazzari (dlazzari@aminstruments.com) o Claudio Blasi (cblasi@aminstruments.com)

Il 27 e il 29 ottobre, a Limbiate e Roma, sarà possibile sperimentare la tecnologia AIHP™ in azione.
Il programma completo delle giornate e il pass per partecipare sono disponibili su rtf.aminstruments.com


UNA PAGINA A CASO

David Reed

Unapagina.jpg

Sono Federico e mi intrometto nel territorio di Cristina approfittando di una pagina lasciata temporaneamente bianca... si capisce dal fatto che riporto un libro che non è di un letterato o di un intellettuale e nemmeno più in generale di uno scrittore ma... di un insegnante di musica!

Il fatto è che da sempre sono convinto che la musica sia dentro di noi, la ascoltiamo da quando siamo nella pancia della mamma fino a quando abbiamo orecchie buone per sentire e/o ossa per percepire le vibrazioni. E allora deve essere già dentro di noi, ce l'abbiamo nel sangue, nel DNA, nel cervello e nel cuore. E quindi mi sono sempre detto che se riuscissimo ad abbattere i muri intellettuali e sociocomportamentali che ci separano dal far fluire liberamente quello che abbiamo dentro di noi, forse potremmo fare musica in maniera naturale e creativa senza per forza doverci diplomare al conservatorio. L'ho sempre detto, ma mai dimostrato, però.

Con il mio amico Luca Zamponi, chitarrista meraviglioso e estremamente virtuoso, (e con un diploma del conservatorio tra gli altri), abbiamo passato ore infinite seduti sul marciapiede davanti al portone di casa mia o di casa sua, sotto alla luce gialla dei lampioni della Milano che fu, a parlare di tutto ciò che fosse musica, arte, suono e vibrazione... Ma Luca è uno che ha studiato chitarra 8/12 ore al giorno per anni e anni con una determinazione e una volontà sufficienti a spostare le montagne. Quando cominciavo a tirar fuori il discorso del "la musica l'abbiamo già dentro di noi ci dovrebbe bastare tirarla fuori" vedevo tutte le sue ore di studio, di fatica, di partite a pallone non giocate, di film non visti e di uscite abortite che mi investivano e che mi tenevano chiusa la bocca per decenza.

Però poi c'è Mozart. Ok, lui era un genio assoluto, ovviamente inarrivabile ma era anche la dimostrazione che forse la mia teoria poteva avere un senso, seppure supportata da una casistica irrisoria.

E poi passano gli anni e improvvisamente ti capita per le mani un libro (e un metodo) che ti mette di nuovo la voglia di trovarti ancora su quel marciapiede con un argomento in più su cui parlare per ore...

E non è tutto, proprio alla pagina successiva con una semplicità disarmante riassume il senso di anni di ricerca, gioia, dolore, successi e insuccessi dando a tutto ciò la giusta dimensione:

Il libro e il relativo metodo sono di David Reed (improviseforreal.com)

Chiudiamo in bellezza con un video di Luca Zamponi con Mauro Pesenti e Francesco Di Foggia.


CALEIDOSCOPIO

Giotto, L'Italia e Fotografia

Giotto, l'Italia. Da Assisi a Milano
Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12 - Milano

Dal 2 settembre al 10 gennaio 2016

"Credette Cimabue nella pintura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, si che la fama di colui è scura."
Dante Alighieri

Nell'anno dell'Expo Palazzo Reale decide una retrospettiva dedicata al genio della pittura tardo medievale; pittore senza il quale non ci sarebbe stato un Rinascimento, e tutta la generazione di geni pittorici che in essa si sono consacrati come Lippi, Pinturicchio, Leonardo, Michelangelo e Raffaello.

A Palazzo Reale vanno in mostra moltissime opere a comporre un itinerario espositivo mai visto prima per il genio indiscusso della pittura del Trecento, allievo di Cimabue (anche se di questo fatto s'è formata presto una tradizione), che seppe rivoluzionare la pittura restituendole quel naturalismo greco ed ellenisitico che da secoli la pittura aveva perso a favore della rappresentazione iconica tipica dell'arte romana plebea prima e bizantina poi.

In questo Giotto fu anche aiutato dal suo tempo come dimostrano gli affreschi absidali della Basilica di Santa Maria in Trastevere firmati dal pittore Pietro Cavallini nel 1291; ma allo stesso tempo questi affeschi parlano di una rivoluzione pittorica incompiuta, con tracce di bizantinismo nella raffigurazione dei santi e un senso della prospettiva non maturo e forzato alla fruibilità dello spettatore più che alla verosomiglianza naturalistica. Giotto portò quindi a campimento un'evoluzione con un'ampiezza di passo che solo ai grandi risulta possibile.

Nel capoluogo meneghino giungeranno opere di Giotto in prestito da Bologna, da Firenze e dai Musei Vaticani. Ma anche la città di Milano contribuirà al catalogo della mostra essendo stato il maestro in città per lungo tempo producendo alcuni dei capolavori confluiti nel catalogo della mostra e la Gloria del Mondo, oggi perduto.

FOTOGRAFIA Festival Internazionale di Roma XIV edizione: 
IL PRESENTE
 
9 ottobre 2015 – 17 gennaio 2016 
inaugurazione: 8 ottobre 2015

La XIV edizione di FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma affronterà il tema del Presente. 

In un mondo in costante e repentina accelerazione, la pratica fotografica – i cui meccanismi di produzione e di distribuzione sono ormai pressoché immediati – si presenta come arte privilegiata per fissare e definire il presente, per osservarlo e per delimitarne i confini. Delimitare il presente significa innanzitutto separarlo e astrarlo dalle limitazioni temporali che lo minacciano, peraltro già fortemente indagate, e rivolgere lo sguardo invece a quell’istante infinito capace di auto-rappresentarsi e di auto-determinarsi. 

Spogliando quindi la fotografia tanto della nostalgia legata al ciò che è stato, quanto dell’ansia provocata dalle trasformazioni del domani, emerge un tempo dell’esperienza che è quello proprio del sentire e del vivere. Riflettere su questo tempo presente significa quindi guardarsi intorno e comprendere lo spazio che ci circonda, sorpassare la retorica del momento decisivo e rivolgersi a quest’oggi irripetibile, posizionarci al centro di questo universo e indagarne i legami che costruiscono il mondo come noi oggi lo percepiamo, lo osserviamo e quindi lo viviamo..


WARP ATTACK

La pazienza è sovversiva

La pazienza è sovversiva.
Questa anomala definizione, letta casualmente su un articolo riguardante l’insegnamento, ha attirato recentemente la mia attenzione. Tutto nasce da un'iniziativa dell’Università di Harvard: una serie di conferenze su apprendimento e insegnamento nell’epoca digitale.

Tra queste quella di Jennifer L. Roberts, docente di storia dell’arte, definisce la pazienza in termini originali e non consueti.
L’istantaneità e la velocità che caratterizzano il mondo digitale contrastano con soluzioni pedagogiche che si basano su una decelerazione, un rallentamento. Ciò che certamente rende veloce e semplice sia l’insegnamento che l’apprendimento, perlomeno dal punto di vista dell’utilizzo degli strumenti e dei mezzi, e della possibilità di accedere all’intero scibile umano con un clic, è al contempo un ostacolo per quei momenti in cui insegnare ed imparare pressuppongono riflessione, ragionamento, attenzione, approfondimento.

La Roberts afferma: “Nel corso degli ultimi anni, ho cominciato a sentire il bisogno di assumere un ruolo più attivo nella definizione delle esperienze temporali degli studenti dei miei corsi; nel processo di progettazione di un programma di studio ho bisogno non solo di selezionare le letture, scegliere gli argomenti e organizzare la sequenza di materiale, ma anche di progettare, in modo coscienzioso ed esplicito, il ritmo e il tempo delle esperienze di apprendimento. Quando gli studenti dovranno lavorare velocemente? Quando lentamente? Quando saranno tenuti a dare risposte spontanee, e quando essi saranno tenuti a trascorrere del tempo in profonda contemplazione?”

In effetti è la prima volta che il tempo assume un senso così profondo e non collegato semplicemente all’esaurimento di un programma ministeriale. Il tempo della scuola è quasi sempre considerato solo dal punto di vista del “portare a termine”. Quasi mai esso viene considerato nell’intero ventaglio dei suoi significati: il tempo della contemplazione, dell’attesa, dell’apprendimento, della riflessione...

“Voglio concentrarmi oggi sulla sulla creazione di opportunità per gli studenti di impegnarsi nella decelerazione: voglio concentrarmi sulla pazienza e l'attenzione coinvolgente. Ogni pressione esterna, sociale e tecnologica, spinge gli studenti nella direzione opposta, verso immediatezza, rapidità e spontaneità e contro questo altro tipo di opportunità. Voglio dare loro il permesso e le strutture per rallentare.”

Non è un caso che uno dei primi compiti che questa docente assegna ai suoi allievi è quello di andare in un museo e osservare un’opera d’arte per tre ore. Pensiamo ad immaginarci, tre ore di fronte ad un’opera, lacerati da mille stimoli ci ci portano verso fuga, distrazione, noia, stanchezza, curiosità e ancora noia. Eppure se riusciamo a vincere questi momenti critici, la professoressa assicura che riusciremo ad entrare in un altro livello di comprensione, riusciremo a vedere ciò che altrimenti non avremmo colto, ma soprattutto avremo guidato il tempo nella direzione di marcia che realmente si presta alla fruizione di un’opera d’arte.

“Si ritiene comunemente che la visione sia immediata. Ed è per questo che ha probabilmente assunto una posizione provilegiata tra tutti i sensi, per l'invio di informazioni nel mondo tecnologico contemporaneo. Ma ciò che gli studenti apprendono in modo viscerale in questo compito è che in ogni opera d'arte ci sono i dettagli e gli ordini e le relazioni che richiedono tempo affinchè vengano percepiti. “

Per comprendere pienamente cosa significa rallentare il tempo, sostare tre ore di fronte a un’opera d’arte, la Roberts si è soffermata su un dipinto di John Singleton Copley - A Boy with a Flying Squirrel, 1765

Ecco cosa è successo.

“Ho fatto questo esercizio di tre ore e mi ci è voluto molto tempo per vedere alcuni dei dettagli chiave che poi sono stati fondamentali per la mia interpretazione e il mio lavoro pubblicato sul dipinto.
Solo alcuni esempi della prima ora del mio esperimento: mi ci sono voluti nove minuti per notare che la forma dell'orecchio del ragazzo fa eco con la gorgiera e il profilo del ventre  dello scoiattolo; e che Copley stava facendo qualche tipo di connessione tra l'animale e il corpo umano e le capacità sensoriali di ciascuno. Dopo 21 minuti ho registrato il fatto che le dita che tengono la catena coprono esattamente il diametro del bicchiere d'acqua sotto di loro. Ci sono voluti 45 minuti buoni prima di rendermi conto che le pieghe apparentemente casuali della tenda sullo sfondo sono in realtà copie perfette delle forme dell'orecchio del ragazzo e dei suoi occhi, come se Copley avesse  immaginato quegli organi sensoriali distribuiti e stampati sulla superficie dietro  di lui.”

Ciò che questo esercizio mostra agli studenti e che rende “sovversiva” la pazienza nel sostenere la dilatazione del tempo, è che l’atto del guardare non coincide minimamente con l’atto del vedere. Solo perché qualcosa è disponibile immediatamente alla visione non significa che è disponibile immediatamente alla coscienza. O, in termini un po’ più generali: l'accesso non è sinonimo di apprendimento. Ciò che trasforma l'accesso in apprendimento è tempo e pazienza strategica.

Lo storico dell'arte David Joselit ha descritto dipinti come profondi serbatoi di esperienze temporali,  "batterie di tempo", "scorte esorbitanti" di esperienze e di informazioni. E lo stesso vale per qualsiasi cosa uno studente potrebbe voler studiare: una stella, un sonetto, un cromosoma. Ci sono infinite profondità di informazioni in qualsiasi punto in materia di istruzione degli studenti. Essi hanno solo bisogno di prendere il giusto tempo per sbloccare quella ricchezza.

Il RALLENTAMENTO diventa così un processo produttivo, una forma di apprendimento specializzato che può orientare gli studenti in modo critico di fronte al mondo contemporaneo. Ma voglio anche sostenere che è una capacità essenziale per la comprensione e l'interpretazione del mondo storico.
Dove la pazienza una volta ha indicato una mancanza di controllo, ora è una forma di controllo sul ritmo della vita contemporanea. La pazienza non connota più impotenza, ora la pazienza è potere.

Possiamo chiamarla "gestione del tempo" o "intelligenza temporale". In entrambi i casi, la consapevolezza del tempo e la pazienza come mezzo produttivo di apprendimento è fondamentale per modellare un nuovo rapporto tra docenza e apprendimento.


LE BUONE NOTIZIE

Booksharing in cabina!

A cosa servono le cabine telefoniche nell’epoca degli smartphone? 
A leggere, ovvio!!!!
Ebbene sì, la nuova frontiera del book-sharing che ha riscosso numerosi consensi all’estero, ad esempio a Berlino, in Inghilterra e a New York, è giunta anche in Italia. Ad ospitare biblioteche estemporanee sono proprio le vecchie e “inutili” cabine telefoniche.
Nell’era della condivisione online, il bookcrossing è una forma di diffusione concreta della cultura: entri nella cabina, prendi il libro che ti piace, lo leggi e poi lo riporti, e, se hai libri che vuoi donare, puoi liberamente farlo…

Berlino, una delle 8 BücherboXX

La cabina telefonica di Westbury, in Inghilterra

Una bibliocabina di New York, realizzata  dall’architetto John Locke

Il sito libreriamo.it cita l’esempio della bibliocabina di Belluno che ha visto la luce nell’estate 2015, ma gli esempi di questo particolare stile di book-sharing in Italia sono già presenti da un po’ di tempo e sembrano essere apprezzati.
Ve ne presentiamo una selezione.

Arona: la prima bibliocabina in Italia, realizzata dai creativi Cami&Juan nel giugno 2014

Roma: la bibliocabina di Torresina, voluta dal quartiere e inaugurata nell’ottobre 2014

Medicina (Bologna): la bibliocabina promossa e realizzata da associazioni che hanno recuperato una cabina in disuso e l’hanno chiamata “La casa dei libri volanti”

Cerveteri: la poco fortunata bibliocabina inaugurata nel febbraio 2015 che, dopo pochi giorni, ha subito il furto dei libri dai propri scaffali. :(


NO COMMENT

L'immagine del mese

"Facce da pubblicità" - iPhone 6 - selfie di Ico Di Francesco (fdifrancesco[at]aminstruments.com) con Luca Camillo, Francesco Polgati, Ico Di Francesco, Alek Besana, Jlenia Fornaro.


AM KIDS

Strani compiti per le vacanze

L’estate 2015 è finita. Di questi tempi chi è rimasto indietro cerca di recuperare, e non la tintarella: sto parlando ovviamente dei compiti per le vacanze. Ogni anno sulle pagine dei giornali la solita diatriba, se sia giusto o no assegnarli, ma soprattutto se sia davvero utile. 
Il 2015 però ci ha sorpreso. Un bel giorno ha cominciato ad apparire sui social la lista dei compiti per le vacanze consegnata agli alunni dal professore Cesare Catà, insegnante al Liceo delle Scienze Umane "Don Bosco" di Fermo.
Il motivo è semplice: invece di letture obbligatorie o esercizi, Catà ha consigliato agli studenti di contemplare il mare in solitudine, ammirare l'alba, sognare la vita futura, leggere "perché è la migliore forma di rivolta" e "ballare senza vergogna".
A dispetto del programma scolastico, quello che ne viene fuori sembra un progetto per fare piena la propria esistenza, caricandola non di nozioni ma di emozioni. 
Mi ha colpito l’alternarsi della vita allo studio, come di due giocatori che senza l’altro non possano entrare in campo, perchè non ci sarebbe vita senza conoscenza, e pure la conoscenza non serve a nulla se non si vive pienamente. Con tenerezza guardo al punto 2, non scordate  i nuovi vocaboli, e il punto 9, se una persona vi incanta diteglielo. Ecco, è queesto il punto: senza quelle nuove parole come potremmo pienamente dire il nostro incanto?

Ecco i 15 punti che il professor Catà ha riportato anche nella propria pagina Facebook:

  1. Al mattino, qualche volta, andate a camminare sulla riva del mare in totale solitudine: guardate come vi si riflette il sole e, pensando alle cose che più amate nella vita, sentitevi felici.
  2. Cercate di usare tutti i nuovi termini imparati insieme quest'anno: più cose potete dire, più cose potete pensare; e più cose potete pensare, più siete liberi
  3. Leggete, quanto più potete. Ma non perché dovete. Leggete perché l'estate vi ispira avventure e sogni, e leggendo vi sentite simili a rondini in volo. Leggete perché è la migliore forma di rivolta che avete (per consigli di lettura, chiedere a me).
  4. Evitate tutte le cose, le situazioni e le persone che vi rendono negativi o vuoti: cercate situazioni stimolanti e la compagnia di amici che vi arricchiscono, vi comprendono e vi apprezzano per quello che siete. 
  5. Se vi sentite tristi o spaventati, non vi preoccupate: l'estate, come tutte le cose meravigliose, mette in subbuglio l'anima. Provate a scrivere un diario per raccontare il vostro stato (a settembre, se vi va, ne leggeremo insieme) 
  6. Ballate. Senza vergogna. In pista sotto cassa, o in camera vostra. L'estate è una danza, ed è sciocco non farne parte. 
  7. Almeno una volta, andate a vedere l'alba. Restate in silenzio e respirate. Chiudete gli occhi, grati. 
  8. Fate molto sport. 
  9. Se trovate una persona che vi incanta, diteglielo con tutte la sincerità e la grazia di cui siete capaci. Non importa se lui/lei capirà o meno. Se non lo farà, lui/lei non era il vostro destino; altrimenti, l'estate 2015 sarà la volta dorata sotto cui camminare insieme (se questa va male, tornate al punto 8). 
  10. Riguardate gli appunti delle nostre lezioni: per ogni autore e ogni concetto fatevi domande e rapportatele a quello che vi succede. 
  11. Siate allegri come il sole, indomabili come il mare. 
  12. Non dite parolacce, e siate sempre educatissimi e gentili. 
  13. Guardate film dai dialoghi struggenti (possibilmente in lingua inglese) per migliorare la vostra competenza linguistica e la vostra capacità di sognare. Non lasciate che il film finisca con i titoli di coda. Rivivetelo mentre vivete la vostra estate. 
  14. Nella luce sfavillante o nelle notti calde, sognate come dovrà e potrà essere la vostra vita: nell'estate cercate la forza per non arrendervi mai, e fate di tutto per perseguire quel sogno.
  15. Fate i bravi.

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia e l'estate della memoria

Niente vacanze. Tutta l’estate con 40 gradi segnalati e 50 percepiti. Niente aria condizionata. Solo un ventilatore stanco, che va invogliato con una piccola spinta del dito mignolo (unico dito che riesce a entrare nella piccola grata polverosa); rischio di amputazione ogni mattina, al momento dell’accensione. 
Tutto è chiuso. Il bar, il fornaio, la tintoria, il videoclub. Il mondo è vuoto. Almeno in questa zona di Roma. Mia madre gentilmente mi ha detto: vieni a passare l’estate qui, altro che Brianza! E il giorno dopo il mio arrivo, mi ha lasciato il gatto e se n’è andata con le amiche a Ischia. Le terme le fanno bene, le sue ossa sono vecchie e stanche, si giustifica. 
Così mi ritrovo sola e abbandonata a prendermi cura di un gatto solo e abbandonato. E io sono un tipo da cane.

L’unica cosa che funziona è la televisione. L’estate la televisione si trasforma in un’enorme scatola di memorie. Vecchi film, vecchi programmi, vecchi presentatori, mi viene il dubbio che pure i telegiornali siano del 1956, se non fosse per la giornalista con i capelli all’ultima moda. 
Così ho passato le mie giornate romane seduta sul divano con l’unico sollievo della mia scatola da 24 ghiaccioli che ogni mattina vado a compare nel supermercato di fronte. Oasi condizionata, una sola cassiera, e un commesso che vaga tra salumi, pesce, rifornimento e annunci al microfono diretti verso il nulla. 

Quindici giorni immersa nella memoria. 
Un film di Totò che mi ha fatto pensare al mio primo giorno in AM Instruments: nuvusavonsavuar!

E un vecchio sceneggiato che mi aveva già traumatizzata da piccola, quando avevo visto la sua ennesima replica: tale Baronessa di Carini, che neanche partiva la sigla, aveva già un pugnale in petto e una mano insanguinata che sporcava irrimediabilmente un muro bianco.

E poi un regista geniale che, in una candid camera ante litteram, chiedeva di poter intingere il suo cornetto nel cappuccino in bianco e nero di un uomo in bianco e nero, mai visto e conosciuto, in un bar della Stazione Termini!

Ecco, l’estate senza vacanze, è un’estate in bianco e nero. L’aria è ferma, a volte il silenzio si interrompe, partono cicale e d’improvviso la sirena di un’ambulanza. Poi di nuovo tutto tace. L’unico colore che mi viene in mente, quando penso alla mia estate, è il rosso.
Perché d’estate la memoria riporta a galla la storia. E la storia in estate si colora di rosso. Così, tra un Totò e una baronessa, anche quest’anno ho visto i due volti che appaiono ogni anno, da tanto tempo, due volti masticati dalla fatica dell’onestà, segnati da infinite battaglie, gli occhi limpidi eppure rassegnati all’inevitabile, la pelle color seppia per mille sigarette fumate. Sono i due volti di Falcone e Borsellino.

Non so esattamente cosa mi spinga ogni anno a entrare nella camera della loro memoria, forse una coscienza civile che mi ricordo di avere solo nei mesi estivi, o forse perché quando vedi il sangue sulla strada in un’edizione speciale del telegiornale e sei ancora bambina, quello rimane stampato nel cuore per sempre. E allora ti fermi a guardare lo stesso documentario e gli stessi film che ogni anno, senza troppa fantasia, il palinsesto televisivo ripropone, ma tu sei contenta in fondo. E’ una certezza. La certezza che ancora qualcuno se ne ricorda. E magari combatte in nome loro.

Poi, per qualche giorno appena, film con Cary Grant e Steve McQueen, e ancora rosso.

Il rosso di una stazione. Era il 2 agosto. E ancora è il 2 agosto. Ogni anno c’è un 2 agosto, non si possono saltare i giorni. E anche se a ricordarlo è una crepa in una sala d’attesa e un documentario, tu sai che ogni nome inciso su quella pietra, ogni vittima eri tu, potevi essere tu, in un giorno di festa, che si parte tutti per le vacanze dal binario 1.

Ecco, anche quest’anno io ho ricordato. Bianco, nero e rosso. E mi piacerebbe un anno in cui questi colori fossero chiari e nitidi, come la verità, che ancora, dopo tanti anni, è solo sfumata.


La storia di Ortensia Malincuore continua sul prossimo numero di WARP. Se non sei già nella nostra lista:

 

Grazie per aver letto questo numero di WARP, la pubblicazione online di AM Instruments. Ci piacerebbe conoscere il tuo parere o avere dei suggerimenti su temi di tuo interesse per le prossime pubblicazioni, puoi farlo da questo form.  

AM Instruments srl - P.I. 02196040964

aminstruments.com