WARP, Summer 2015

WARP is in italian at the moment, but if your sense of humour is turned on, you can try an auto-translated version here, thanks to Google. :-)


TOP NEWS

"Ma dove eravamo finiti?!?" - leggi

PASSWORD

La parola d'accesso di questo numero è "Biomimesi" - leggi

CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Chet Baker - leggi o ascolta

LA LENTE

Guanti per isolatori - leggi

UNA PAGINA A CASO

Fernando Pessoa - leggi

CALEIDOSCOPIO

L'antica Cina e Pompei - leggi

WARP ATTACK

Tecnobarocco - leggi

NO COMMENT

L'immagine del mese - vedi

AM KIDS

Bambini prodigio - leggi

ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia e i tipi App! - leggi


MA DOVE ERAVAMO FINITI?!?

Leggi qua!

Qualcuno di voi se lo sarà chiesto, e chissà cosa avrà immaginato. Vi sveliamo l’arcano. Questi ultimi mesi sono stati densi di avvenimenti per AM Instruments. Primo fra tutti: abbiamo compiuto 25 anni!!!!

Il primo aprile, AM Instruments ha aperto le porte non solo ai propri dipendenti, ma anche alle loro famiglie e ai loro amici, festeggiando in un modo “come al solito” originale. Così l’azienda in pochi minuti si è riempita di bambini (in AM non sappiamo cosa sia la crescita zero!), figli e figlie curiosi del lavoro dei propri genitori, e finalmente soddisfatti nel vedere l’ufficio, il laboratorio, i magazzini, i luoghi dove ogni giorno le loro mamme e i loro papà passano tante ore della loro vita.
La cosa migliore, a questo punto, è mostrarvi come è andata:

Abbiamo anche indetto un concorso: mandaci i tuoi auguri entro il 15 settembre e quelli più originali saranno premiati, più informazioni qui.

Non contenti, e ancora sotto l’effetto dei bagordi, ci siamo detti: sarà l’ora di rinnovare il nostro sito? E così ci siamo gettati a capofitto in questa avventura straordinaria. Un architetto del web come consulente, alla ricerca del modo migliore di comunicare chi siamo e cosa facciamo. Una squadra di persone che hanno lavorato per mesi al fine di creare un prodotto fruibile, agile, immediato ma soprattutto diverso. E ci siamo riusciti, almeno così speriamo. Il nostro sito è stato creato attraverso gli occhi dei nostri clienti. E sempre tenendo conto delle loro aspettative, abbiamo costruito un luogo virtuale in cui fosse piacevole e fruttuoso navigare.

Ma secondo voi poteva bastarci? Certamente no. Perché AM Instruments, dal 15 al 19 giugno è stata ad Achema, con uno stand davvero fuori degli schemi.

La foto del nostro Ernesto Gefonti, in arte Geffonstein Junior, attirava l’attenzione più del fumo del MyFog! Malgrado infatti il nostro spazio fosse più piccolo di altri, l’allestimento e la scelta dei prodotti ha premiato e ci sono stati momenti di traffico notevole. Guarda la photogallery dello stand qui.

I nuovi prodotti hanno suscitato un interesse diffuso e questo è senz’altro un vanto in quanto stiamo anticipando le esigenze del mondo delle cleanroom.

Nuovi concept, nuovi prodotti, l’innovazione sempre in primo piano: il tutto proposto dal nostro team “export” che ha passato una settimana davvero impegnativa.
Con MyBox, nella doppia versione iHP e nHP, AM Instruments ha portato ad Achema  una nuova generazione di pass-box con sistema integrato di biodecontaminazione ad H2O2. Questa nuova tecnologia applicabile a tutti i materiali termolabili offre un grado di abbattimento della carica batterica pari a 6Log e tempi di sterilizzazione estremamente rapidi. MyBox, prodotto in accordo agli standard GMP per ambienti farmaceutici, è in grado di eseguire i cicli automatici di biodecontaminazione gestiti dal PLC integrato. La mappatura chimica e microbiologica con indicatori assicura, in fase di validazione, la corretta distribuzione ed efficacia del perossido d’idrogeno per garantire la sterilizzazione a freddo del carico. MyBox nHP di dimensioni ridotte e con generatore di H2O2 integrato, può essere facilmente installato per il passaggio di materiale da aree classificate C/D in aree sterili di grado B.
MyBox AiHP consente la sterilizzazione di grossi volumi di materiali da trasferire tra due ambienti aventi un diverso grado di contaminazione. La camera interna rispetta i requisiti richiesti per la Classe A.
La tecnologia AiHP utilizza perossido di idrogeno attivato tramite ionizzazione attraverso il passaggio in un arco voltaico. Questo consente l’utilizzo di soluzioni in bassa concentrazione (7,5%) garantendo un elevato livello di abbattimento della carica microbiologica.

Achema rappresenta una delle fiere più importanti a livello globale. Prepararci per essere al meglio ha comportato un notevole sforzo. Soprattutto se al momento di montare uno stand ti ritrovi con una squadra che non parla l’inglese, tantomeno l'italiano e beve bibite straneeeee!! :-)))

Insomma, sono stati mesi intensi, Ortensia ci dava il tormento. Le sue manie di protagonismo mal sopportavano il silenzio di Warp. Ma alla fine è rimasta più che soddisfatta anche lei, e ha festeggiato a suo modo!

... E non è tutto....... A presto una notizia bomba!!! ;-)

Let's keep in touch!


PASSWORD

Biomimesi

In uno scorso numero di Warp avevamo parlato di nanotecnologie, ed eravamo partiti dal fiore di loto. Ricordate? I fiori di loto hanno una proprietà autopulente, fonte di ispirazione  per le tecnologie avanzate che sono alla base di nuovissimi materiali per l’edilizia. Un esempio di come la tecnologia trovi una costante ispirazione dalla natura. Tutto ciò ha un nome: biomimesi.
La biomimesi (dal greco bios = vita e mimesis = imitazione) è la disciplina che studia e imita le caratteristiche degli esseri viventi come modello di riferimento per il miglioramento di attività e tecnologie umane.

L’uomo è diventato specie dominante nel pianeta perché è riuscito a dominare e interferire sull’ambiente. Dopo millenni in cui ha prevalso la spinta a plasmare quest’ultimo secondo le proprie esigenze, si sta diffondendo una coscienza diffusa secondo la quale  occorre avere l’umiltà necessaria per riconoscere che la Natura è la migliore fonte di ispirazione possibile nella ricerca di soluzioni ai problemi dell’uomo stesso.

La natura viene vista come Modello (Model), Misura (Measure), e come Guida (Mentor) della progettazione degli oggetti e dei manufatti tecnici.

Tutti i sistemi naturali rispettano alcuni principi fondamentali:

  • funzionano secondo cicli chiusi: non esiste il concetto di rifiuto
  • si fondano su interdipendenza, interconnessione, cooperazione, processi che sono alla base di tutti i sistemi viventi
  • funzionano ad energia solare
  • rispettano e moltiplicano la diversità.

Uno dei primissimi esempi di tecnologia biomimetica consapevole risale al 1851, quando nell’accingersi a progettare il Crystal Palace per la “Grande Esposizione” di Londra, il botanico Sir Joseph Paxton si ricordò che le “costole” di cellulosa di una varietà di giacinto sudamericano conferiscono alle sue foglie una capacità di resistenza tale da poter sorreggere il peso di una persona di 130 chili. Proprio replicando quella tipologia di disegno geometrico a coste flessibili, Paxton concepì la struttura del palazzo londinese.

Persino l’immensa Torre Eiffel è un esempio straordinario di imitazione di qualcosa già esistente in natura. Quando fu costruita pesava un po’ meno di 7.000 tonnellate: per avere un’idea di tale “leggerezza”, un modello su scala alto 30 centimetri peserebbe solo 7 grammi! Questo risultato si deve agli studi sull’anatomia umana di Hermann von Meyer, che concentrò la sua attenzione sulla struttura della nostra gamba, e in particolare sul modo in cui il femore si incastra nella rotula.

Nel 1957 l’ingegnere svizzero George de Mestral osservò che i fastidiosi piccoli semi di bardana che gli si attaccavano tenacemente agli abiti erano forniti di minuscoli uncini. Studiò questi semi per ben otto anni prima di riuscire a creare l’equivalente sintetico della bardana: il velcro. La sua invenzione ebbe un successo immediato e oggi tutti noi lo usiamo nella nostra vita quotidiana.

Il microcosmo degli insetti è una miniera per la biomimesi. Ad esempio la socialità delle formiche ispira all’ingegnere informatico Marco Dorigo, dell’Università di Bruxelles, modelli matematici per risolvere problemi di ottimizzazione del traffico.
 
E anche dal mondo marino provengono fondamentali modelli di ispirazione. Solo per citare un caso famoso, le proprietà della pelle dello squalo hanno ispirato i progettisti della tuta del velocissimo nuotatore olimpionico Michael Phelps.

La biomimesi cerca anche soluzioni per ridurre i consumi energetici. “Per vincere la lotta per la sopravvivenza - sostiene Janine Benyus, una delle massime autorità del settore - piante e animali hanno evoluto soluzioni mirate al minor consumo possibile di risorse”.


A riprova di quanto detto, un bioarchitetto ha “osato” costruire un palazzo in Africa senza aria condizionata! L’idea è arrivata dai termitai, dotati di sistemi di aerazione in grado di mantenere la temperatura interna costante a 31° in ambienti dove le temperature oscillano tra 3° e 42°. Copiando questi capolavori della Natura, Mick Pearce ha progettato un centro commerciale in Zimbabwe, con un risparmio energetico del 90%.
 
Scoperte come queste ci aiutano a capire che la Natura è una vera e propria miniera di progetti eccellenti che aspettano solo di essere scoperti, compresi e, quando è possibile, copiati in modi utili.
Di esempi se ne potrebbero fare infiniti, ed oggi la biomimesi è in continua espansione e copre campi disparati, dall’ottica alla gemmologia, dall’informatica alla medicina, dall’ingegneria aerospaziale alla moda, dalla matematica alla difesa.
 
Oltre al design, l’architettura e la tecnologia, la biomimesi può essere applicata alle organizzazioni umane. I principi della natura possono anche regolare la vita associativa o la gestione di un’azienda o diventare un modello di riferimento per la creazione di una start-up, dal momento in cui le organizzazioni sono e agiscono da organismi viventi e sistemi interconnessi. In Italia esiste un network di facilitatori del cambiamento, Betulla Natural Business Intelligence, che applica la biomimesi in questo senso per contribuire a far emergere un’imprenditoria sociale, sostenibile ed innovativa.


CLEAN MUSIC

Musica per orecchie pure: Chet Baker

Clean Music è una rubrica tutta da ascoltare, puoi farlo facendo clic sul pulsante play qui sotto, oppure scaricando il file audio da ascoltare sul tuo mp3 player da questo link. Se non hai la possibilità di ascoltare l'audio puoi comunque leggere il testo qui sotto.

Amsterdam, 13 maggio 1988 dalla finestra del Prins Hendrik Hotel, probabilmente sotto effetto di droghe, Chet Baker precipita morendo sul colpo.
Il nostro racconto comincia dalla tragica fine di un’artista maledetto quanto fragile. Un artista, con il quale era impossibile lavorare quanto era sotto l’effetto della droga, ma dolce e stupendo quando si infilava nella musica con quella voce adolescenziale, pura, che ha molto contribuito sul suo fascino fino alla fine.
In questo numero racconteremo la storia di Chet Baker

Chet Baker nasce nel 1929 a Yale in Oklahoma nella fattoria di suo nonno, dove il padre e la madre si trasferirono dopo essersi sposati. Il nonno di Chet si impossessò dei terreni della fattoria quando il territorio venne aperto ai primi pionieri. Possedeva 20 acri di terra dove Chet trascorse tutta la sua infanzia tra cocomeri, fagioli, grano e ogni varietà di alberi da frutto. Il padre di Chet si divertiva a suonare la chitarra nelle feste di paese e una sera portò a casa un trombone che regalò al piccolo Chet che in quel tempo aveva solo 13 anni.

Essendo molto piccolo, Chet non riusciva a raggiungere molto bene la posizione per suonare e inoltre il bocchino era troppo grosso per le sue labbra.
Dopo qualche settimana il trombone sparì per lasciare il posto ad una tromba.

Chet prese qualche lezione, ma non riusciva ad imparare la lettura della musica, andando completamente ad orecchio. Cominciò a suonare nella banda del paese imparando a memoria tutti i brani.
A 16 anni Chet abbandona la scuola e si arruola nell’esercito. Viene trasferito a Berlino dove suona nella banda dell’esercito fino al 1948 quando, tornato in patria, si mette a studiare teoria e armonia musicale. Alla scuola di musica di El Camino, Chet conosce Andy Lambert, suonatore di basso in un trio di Hermosa Beach che lo invita a suonare nel gruppo.
Fu proprio Andy Lambert ad iniziare Chet alla droga offrendogli per la prima volta l’erba.
Chet a scuola incontra gli ostacoli di sempre, ovvero la difficoltà a leggere gli spartiti suonando esclusivamente ad orecchio. I continui rimproveri dei professori e una grossa delusione affettiva portano Chet ad arruolarsi nuovamente nell’esercito.
In questa nuova esperienza militare Chet trova il modo di continuare la passione musicale suonando di giorno nella banda della Sesta Armata e la notte al Bop City. Questa vita prosegue per diversi mesi fino a quando Chet decide che è arrivato il momento di farla finita mettendo in piedi un piano per essere congedato. Ogni giorno si reca nella boscaglia dietro la caserma che userà come bagno personale e comincia a comportarsi stranamente. I medici militari gli fanno diversi test psichiatrici e dopo qualche giorno di prigione, Chet viene congedato perché inadatto alla vita militare.

Da qui comincia il vero percorso musicale di Chet Baker. A Los Angeles entra a far parte del gruppo di Stan Getz che lo avvia alla vera esperienza musicale. In questo periodo Chet aumenta sempre più le sue dosi di erba sconfinando qualche volta nell’eroina.
Nell’estate del ‘52 Chet riceve un telegramma dal suo amico Dick Bock, il quale gli comunica che il grande Charlie Parker sta facendo diverse audizioni per trombettisti in occasione del futuro tour nei club della California.
L’audizione si tiene proprio quel giorno in città al Tiffany Club. Chet si precipita al club sentendo il grande Parker che improvvisa con una serie di trombettisti. Chet è molto nervoso e si sente particolarmente a disagio quando Parker lo invita a salire sul palco per la sua prova. Suonano insieme “Cheryl” e al termine della prova, Parker annuncia che l’audizione è finita, ringrazia tutti i presenti e dice che è pronto ad assumere proprio Chet Baker.

La sensazione di trovarsi sul palco accanto al suo idolo per Chet è fantastica e tra i due nasce presto una bella intesa che va oltre i concerti. Charlie Parker tratta come un figlio il giovane Chet e passano spesso pomeriggi sulla spiaggia o a mangiare tacos con salsa verde.
Finito il tour della California Charlie Parker fa ritorno a New York, mentre Chet riprende a suonare per i locali di Los Angeles.

Qualche tempo dopo Chet viene a sapere che un altro mostro sacro dal jazz ha raggiunto la sua città in autostop, il suo nome è Gerry Mulligan. Chet si presenta all’audizione e immediatamente viene ingaggiato con un contratto di 11 mesi per suonare in un piccolo locale di fronte l’Hotel Ambassador.
La band continua a richiamare molto pubblico e in breve tempo ogni sera si forma una lunga coda di persone fuori dal locale per assistere al loro spettacolo.
L’affinità tra i componenti del gruppo è altissima e così viene inciso il primo disco della band intitolato “Gerry Mulligan Quartet” dove Chet si fa notare con il brano “My Funny Valentine” che continuerà ad interpretare fino alla sua morte.

Purtroppo anche Gerry Mulligan è un assiduo consumatore di droghe e spinge Chet a farsi sempre di più. Proprio a causa della droga, Gerry viene arrestato e la band sciolta.
Chet fonda così una propria band e comincia a girare l’America con numerosi concerti. La droga diventa sempre più la base dello stile di vita di Chet ed è proprio la droga che lo porta dentro e fuori di prigione e che lo obbliga a sparire completamente di scena a causa di gravi problemi ai denti anteriori. I denti segnati dalla droga e da una colluttazione con uno spacciatore, al quale Chet doveva dei soldi, gli furono estratti. Senza denti per Chet è impossibile suonare la tromba ed è costretto a ripiegare verso i lavori più improbabili. Tra i tanti lavori svolti da Chet, nel periodo in cui è lontano dalla scene, c’è anche quello di benzinaio. E’ proprio alla pompa di benzina dove lavora Chet che un giorno si ferma per puro caso Dizzy Gillespie che lo riconosce e lo aiuta a mettersi in sesto fornendogli i soldi per sistemarsi la bocca con una dentiera e a disintossicarsi.

Chet Baker approda spesso in Europa, soprattutto in Italia e nel periodo dove ha tentato di uscire dalla droga viene aiutato anche dall’artista Inglese Elvis Costello con il quale incide alcuni dischi. Purtroppo il periodo “disintossicato” dura poco e in breve ricade nel dannato vortice della droga. Per evitare continuamente il carcere si trasferisce in Olanda dove le leggi sui narcotici sono più permissive e dove, nel 1988, troverà la morte che ancora oggi resta avvolta nel mistero.
Chet Baker lascia sgomenti per come la sua vita, così lontana da ogni equilibrio, ha invece, nella musica, una limpidezza senza eguali. La discografia di Chet è sterminata e molto spesso i suoi dischi sono stati incisi solo per riaccreditarsi il denaro sperperato con la droga. Nonostante questo ogni disco è qualitativamente di alto livello.
Come scrisse di lui Paolo Fresu: “La vita e la musica di Chet Baker sono quanto di più incompiuto e sfuggevole il jazz abbia raccontato dagli inizi del Novecento”.
 

Per contattare DJ Tommy: tcassano[at]aminstruments.com


LA LENTE

Guanti per isolatori

Le tecnologie di “alto contenimento” quali isolatori, Glove Box o RABS permettono di eseguire operazioni in un volume ermeticamente confinato tramite l’uso di appositi guanti.
Vengono utilizzate per fornire una barriera aerodinamica su una zona di processo critico o per eseguire operazioni con polveri, liquidi e composti biologici estremamente pericolosi. Sono utilizzati ad esempio durante la manipolazione di farmaci citotossici (fortemente attivi) per esigenze di salvaguardia dell’operatore e del prodotto, o per impieghi con microrganismi ad alto rischio.
L’utilizzo di tali tecnologie trova applicazione nell’industria chimica, farmaceutica, nei laboratori di ricerca e sviluppo e in campo ospedaliero e delle forze dell’ordine.

L’intervento dell’operatore all’interno del volume confinato è permesso dai guanti installati sulle pareti del sistema e la visibilità è garantita da superfici trasparenti (vetro o materiale plastico).
AM Instruments presenta due linee di guanti compatibili con tali applicazioni.

Con oltre 50 anni di esperienza nel campo della fabbricazione di guanti per isolatori, la North by Honeywell realizza una vasta gamma in materiali diversi (CSM, nitrile, butile e neoprene) o in un mix di materiali (CSM/neoprene), per proteggere gli operatori, tra gli altri, dai rischi batteriologici e nucleari. La resistenza meccanica e chimica di questi guanti non compromette la loro funzionalità e il comfort. 

La Nitritex  ha lanciato una linea di guanti  adatta per l'uso in ambienti altamente controllati. Specificamente progettati per soddisfare i severi requisiti di un sistema di sbarramento, la gamma Bioclean BarrierPlus stabilisce un nuovo standard per la pulizia e la garanzia della qualità.
Confezionati in imballaggi compatibili per camere bianche, prodotti in nitrile, sterilizzati a raggi gamma, sono resistenti ad una vasta gamma di prodotti chimici e ad una selezione di farmaci chemioterapici comunemente utilizzati. Il nitrile peraltro ha eccellenti proprietà antistatiche.
E' ampiamente accettato che i guanti rappresentano il punto più debole di qualsiasi sistema di barriera: il processo di produzione Nitritex ha cinque ispezioni del prodotto. Ogni ispezione esamina al 100% il prodotto, per garantire la consegna di un guanto privo di perforazioni.

Scarica i rispettivi PDF facendo clic sui pulsanti qui sotto:


Per maggiori informazioni sulla gamma di guanti per isolatori contatta:

Iolanda Messori (imessori@aminstruments.com) e Veronica La Rocca (vlarocca@aminstruments.com)


UNA PAGINA A CASO

Fernando Pessoa

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Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell'emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l'anima.

Quando ho letto questa frase, ho fatto mio questo libro.  
Succede così ai più. E’ banale, pericolosamente superficiale, ma succede spesso con i libri. A volte si dipanano in trame che non riusciamo neanche a seguire, lunghe descrizioni che ci fanno saltare pagine, alla ricerca di altre parole in fila che nuovamente possano attirare la nostra attenzione. Poi meravigliosamente leggiamo una frase, qualcosa in cui ci riconosciamo, qualcosa che noi stessi avremmo voluto scrivere, qualcosa che ci fa dire, sono io. E’ il nostro ego immenso che parla in quei momenti, ma ci perdoniamo, noi lettori, perché almeno in questo siamo tutti uguali.

Il libro dell’inquietudine, di Fernando Pessoa, mi ha lasciato decine di frasi che se fossi scaltra citerei a memoria ad ogni occasione propizia. Ma vista la mia assenza di scaltrezza, sono rimaste, segnate da piccoli post it gialli, in un volume comprato su consiglio di un amico. 

Sulla copertina è stampata una frase:

Devo scegliere tra cose che detesto - o il sogno, che la mia intelligenza ricusa, o l’azione, che alla mia sensibilità ripugna; l’azione, per la quale non sono nato, o il sogno, per il quale nessuno è nato. Così, siccome detesto entrambi, non scelgo; ma poiché ad un certo momento, devo sognare o agire, mescolo una cosa con l’altra.

Se non vi siete ancora innamorati di Pessoa, allora riporto qui i miei post it, nella speranza che ne rimaniate colpiti…

La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni o strida dentro di me corde e arpe, timballi e tamburi. Mi conosco come una sinfonia. 

Questa è una giornata nella quale mi pesa, come un ingresso in carcere, la monotonia di tutto. Ma la monotonia di tutto non è altro che la monotonia di me stesso. 

Una sola cosa mi meraviglia più della stupidità con la quale la maggior parte degli uomini vive la sua vita: l'intelligenza che c'è in questa stupidità. 

Vivere è essere un altro. Neppure sentire è possibile se si sente oggi come si è sentito ieri: sentire oggi come si è sentito ieri non è sentire, è ricordare oggi quello che si è sentito ieri, è essere oggi il cadavere vivo di ciò che ieri è stata la vita perduta. 

La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente. Ḕ un viaggio dello spirito attraverso la materia, e poiché è lo spirito che viaggia, è in esso che noi viviamo. Ci sono perciò anime contemplative che hanno vissuto più intensamente, più largamente, più tumultuosamente di altre che hanno vissuto la vita esterna. Conta il risultato. Ciò che abbiamo sentito è ciò che abbiamo vissuto. Si ritorna stanchi da un sogno come da un lavoro reale. Non si è mai vissuto tanto come quando si è pensato molto.

La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo.

Ci sono momenti in cui tutto ci stanca, perfino ciò che potrebbe riposarci, quello che ci stanca perché ci stanca; quello che potrebbe riposarci perché l'idea di ottenerlo ci stanca... 
Il tedio... Pensare senza che si pensi, con la stanchezza di pensare; sentire senza che si senta, con l'angoscia del sentire; non volere senza che non si voglia, con la nausea di non volere….Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell'emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l'anima. 

Non subordinarsi a niente, né a un uomo né a un amore né a un'idea; avere quell'indipendenza distante che consiste nel diffidare della verità e, ammesso che esista, dell'utilità della sua conoscenza. Appartenere: ecco la banalità. Fede, ideale, donna o professione: ecco la prigione e le catene. Essere è essere libero. No: niente legami, neppure con noi stessi! Liberi da noi stessi e dagli altri, contemplativi privi di estasi, pensatori privi di conclusioni, vivremo, liberi da Dio, il piccolo intervallo che le distrazioni dei carnefici concedono alla nostra estasi da cortile.


CALEIDOSCOPIO

L'antica Cina e Pompei

Roma - Dal 16 Luglio al 28 Febbraio 2016, le sale del Refettorio Quattrocentesco di Palazzo Venezia ospiteranno capolavori provenienti dal Museo Provinciale dello Henan. Il racconto del passaggio dalla dinastia Han all'Età dell'Oro della dinastia Tang (581 d.C. - 907 d.C.) si affiderà a lacche, terrecotte invetriate, vasi, oggetti d'oro, d'argento e di giadeite, e anche ad una veste funeraria di 2.000 listelli di giada intessuti con fili d'oro. Testimonianze di prosperità e di apertura culturale, di commerci e diplomazia.

L'esposizione, che gode del patrocinio del Ministero della Cultura della Repubblica Popolare Cinese, dell'Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo della Repubblica Italiana (MiBACT), è organizzata dalla State Administration of Cultural Heritage della Repubblica Popolare Cinese (SACH), dalla Direzione Generale Musei del MiBACT e dal Polo Museale del Lazio, in collaborazione con l'Amministrazione provinciale dello Henan. 

La mostra fa riferimento al Memorandum d'Intesa sul Partenariato per la Promozione del Patrimonio Culturale siglato il 7 ottobre 2010: accordo che prevede lo scambio di spazi museali permanenti dedicati alle rispettive culture, al fine di promuovere lo scambio culturale tra la Cina e l'Italia e permettere una maggiore e profonda comprensione tra questi due popoli.

Dal 16 Luglio 2015 a Palazzo Venezia.

A POMPEI TORNA A RISPLENDERE IL MOSAICO DEL CAVE CANEM
Il celebre guardiano che con il suo ringhio e l’avvertimento “Cave Canem” tiene a distanza gli intrusi dalla Domus del Poeta Tragico, e che è spesso chiamato a rappresentare nell’immaginario collettivo la finezza e la forza dei mosaici che decorano l’antica Pompei, torna a risplendere in ogni dettaglio.

L’esemplare dal pelo nero, le orecchie protese in ascolto e le zampe già disposte all’attacco, rischiava di far perdere le proprie tracce per colpa dell’incuria e per l’aggressione degli agenti atmosferici. Oggi invece, grazie ad un restauro e ad un nuovo allestimento, sembra quasi di sentirlo latrare nuovamente dietro uno scudo trasparente di vetro temprato montato su una struttura in acciaio: soluzione adottata per garantirne l'integrità senza comprometterne la fruizione. 

Pompei.


WARP ATTACK

Tecnobarocco

Tecnobarocco, ovvero ”eccesso di tecnologia nella nostra vita”: una tecnologia che non risolve i problemi ma li cronicizza, diseduca, fa perdere tempo, inquina. E che non siamo più in grado di governare.
Mario Tozzi, geologo del Cnr, ha scritto per Einaudi un pamphlet che se la prende con tutti noi: dietro il tecno-entusiasmo che ci elettrizza - accusa - l’ombrosa verità è che siamo diventati una tribù di tecno-scemi. La tecnologia ha smesso di essere l’organismo razionale e vincente che pensiamo di conoscere e governare. È, invece, spettacolarmente mostruosa, a un passo dal distruggerci. 
 
Tozzi enuncia cinque colpe: 1) la tecnologia non fa risparmiare tempo e, anzi, lo prosciuga; 2) distrugge la bellezza, sostituendola con una sovrabbondanza «pulp»; 3) è complicata e non risolve i problemi: li cronicizza; 4) celandosi dietro gli eccessi di informazione, distrae e diseduca; 5) è insostenibile, perché consuma enormi risorse e inquina la Terra. 

Qualche esempio?
La plastica. «È un materiale indistruttibile, destinato paradossalmente a generare oggetti monouso, eppure in crescita incontrollabile, come testimoniano le isole di rifiuti disperse negli oceani». 
I wc giapponesi, con effetti speciali a base di colori e musiche, ma pateticamente vulnerabili a un accenno di black-out, fino alla nevrotica successione delle generazioni di smartphone: “Cosa ce ne faremo mai - accusa Tozzi - di quelle app?”. 
 
Dalle foto dei figli che si accumulano ora dopo ora e che nessun genitore sarà mai in grado di rivedere a ciò che appare come l’inganno della «smart city», con la promessa di velocizzare la vita a cittadini ossessivamente connessi. 

La diagnosi è che siamo prigionieri di un incantesimo perverso e che è ora di provare a svegliarci. 
 
Qualcuno potrebbe accusare Tozzi di luddismo, ma in effetti Tozzi difende una tecnologia buona:”È quella che ci ha permesso di vivere più a lungo e nei confort, affrancandoci da fatiche e schiavitù. Ma il livello di ragionevolezza è stato superato. E così la tecnologia va per conto proprio, autoalimentandosi, indifferente alle nostre esigenze biologiche e mentali». 
“Siamo diventati dei superstiziosi, che si affidano alla magia dell’app e temono l’efficacia dei vaccini”. Il «tecnobarocco» fa pensare a un iceberg alla deriva. La deriva ci allontana proprio dalla ricerca scientifica, che al contrario dovrebbe essere madre della tecnologia!
 
A questo punto sollevo una piccola obiezione: ma sono gli strumenti o l’uso che se ne fa ad essere fonte di pericolo? I tappi di plastica contro cui si scaglia Tozzi servono per chiudere bottiglie, non per essere gettate nell’oceano e finire nel becco di un povero airone. L’ascensore, per quanto ci renda pigri, è necessario a molti. Il telefonino a volte salva anche una vita. Siamo quindi all’antica e banale diatriba: colpa dello strumento o colpa di chi ne fa uso smodato o non funzionale al suo scopo? 
E sollevo un’altra obiezione contro la mia stessa obiezione, in puro stile barocco: quando il consumo dell’oggetto è più importante dell’oggetto consumato, c’è ancora speranza di salvarsi?

A voi la risposta.


NO COMMENT

L'immagine del mese

"Lago Serrù Valle dell'Orco" - iPhone 4s - immagine di DJ Tommy (tcassano[at]aminstruments.com)


AM KIDS

Bambini prodigio

La definizione di “bambino prodigio”, o Wunderkind, è stata ampiamente dibattuta nel corso del tempo. Secondo Henry Feldman, professore di psicologia dello sviluppo alla Tufts University, al momento la definizione più accettata è quella di un bambino che in tenera età,  in genere sotto i 10 anni, sviluppa una o più abilità ad un livello ben oltre la norma definita dalle capacità dei coetanei.
Una cosa è certa: i bambini prodigio tendono ad apparire esclusivamente nei settori che si basano su delle regole come la musica, gli scacchi o la matematica. Sam Vaknin, autore di “Malignant Self Love-Narcissism Revisited“, a riguardo paragona i bambini prodigio ai computer: entrambi eccellono nella manipolazione dei simboli, ma non riescono a stupire quando si tratta di imprese meno disciplinate.
Campi come la letteratura richiedono maturità ed esperienza di vita” spiega lo scrittore. “I bambini prodigio, indipendentemente dal proprio talento, raramente possiedono lo spettro emotivo richiesto, una conoscenza delle sfumature e delle sottigliezze dei rapporti umani, o la conoscenza accumulata tramite l’esperienza degli alti e bassi della realtà”
In questa lista troverete classificati i 10 personaggi che si distinsero in tenera età come “bambini prodigio”.

10. Carl Friedrich Gauss (1777-1885), Matematico

All’età di tre anni, Carl Gauss fu capace di sommare, attraverso un rapido calcolo, i numeri da uno a 100, sorprendendo il proprio professore. Ha in seguito fatto molti contributi all’algebra, alla teoria dei numeri e al magnetismo. Molti magneti hanno, infatti, il suo nome stampato sopra, che è attualmente utilizzato come unità di misura per i campi magnetici. Gauss è considerato uno dei più grandi matematici tedeschi del XIX secolo.

9. Pablo Picasso (1881-1973), Pittore

Chiunque di noi conosce Picasso come uno dei pittori più famosi del XX secolo, e uno dei co-fondatori del cubismo. Il suo talento gli viene riconosciuto all’età di 14 anni, grazie ai dipinti che faceva della propria famiglia. Inizialmente dipinse un ritratto della sorella Lola e in seguito uno della zia, intitolato Portrait of Aunt Pepa; quest’ultimo ha spinto Juan Eduardo Cirlot (noto critico e poeta) a dichiarare: “Questo senza dubbio è uno dei più grandi dipinti di tutta la storia spagnola”. “Le Picador” di Pablo Picasso fu dipinto quando l’artista aveva ancora nove anni.

8. Maria Gaetana Agnesi (1719-1799), Matematica e Linguista

Sebbene non sia un personaggio così famoso, Maria fu riconosciuta come una “bambina prodigio” in tenera età. A nove anni ha steso e esposto un discorso della lunghezza di un’ora davanti ad una commissione accademica, sul diritto all’educazione della donna. Per il suo tredicesimo anno, conosceva già il Greco, l’Ebraico, lo Spagnolo, il Tedesco, il Latino, il Francese e l’Italiano, la sua lingua madre. Più tardi divenne una famosa linguista italiana, una matematica e una filosofa.

7. John Von Neumann (1903-1957), Matematico

Considerato uno dei più grandi matematici della storia moderna, John Von Neumann, all’età di sei anni, era capace di dividere cifre ad otto numeri a mente, e era anche esperto nel linguaggio e nella memorizzazione. Era così abile che era in grado di memorizzare gli elenchi telefonici a vista e, all’età di 8 anni, padroneggiava di già il calcolo aritmetico. Nato in Ungheria e naturalizzato americano, ha poi contribuito a molti campi come la teoria degli insiemi, l’analisi funzionale, l’economia e l’informatica.

6. Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), Compositore

Mentre il padre di Mozart impartiva alla figlia di sette anni Mannerly lezioni di musica, Mozart, a solo tre anni, si limitava ad osservare affascinato, finché suo padre non incominciò ad insegnargli il piano l’anno successivo. Iniziò a comporre prima di aver compiuto i sei anni (la sua prima composizione, un minuetto per clavicembalo, risale al gennaio 1762). In seguito il “bambino prodigio” per eccellenza scrisse oltre 600 composizioni includendo sinfonie, concerti, opera e musica corale che ancora incantano il mondo.

5. Blaise Pascal (1623-1662), Matematico

Nato in Francia, all’età di 12 anni, Pascal aveva segretamente risolto le prime 23 teorie scritte da Euclide, “il padre della geometria”. Educato dal padre, il giovane Blaise si rivelò assai precoce nello studio e nella comprensione della matematica e della fisica, tanto che fu ammesso alle riunioni scientifiche del circolo intorno a Marin Mersenne, al tempo in corrispondenza con i più grandi ricercatori dell’epoca, tra cui Galileo Galilei, Pierre Fermat, René Descartes ed Evangelista Torricelli. In seguito lasciò importanti contributi alla costruzione dei calcolatori meccanici, allo studio dei fluidi, della pressione e del vuoto.

4. Jean-François Champollion (1790-1832), Linguista

Nato in Francia, Jean-François Champollion cominciò ben presto a mostrare il proprio talento linguistico. All’età di sedici anni lesse un documento davanti alla Grenoble Academy sulla lingua copta, e all’età di venti, poteva parlare il Latino, il Greco, l’Ebraico, l’Amarico, il Sanscrito, l’Etiopico, l’Arabo, il Pahlavi, il Siriaco, il Cinese, e ovviamente il Francese. Con l’aiuto di alcuni predecessori, fu in grado di decifrare alcuni geroglifici egiziani, e tradusse parte della stele di Rosetta, provando che la lingua egiziana scritta era simile al copto, e che i sistemi di scrittura erano una combinazione di fonetica e ideografici.

3. Paul Erdos (1913-1996), Matematico

All’età di tre anni, Paul Erdos, nel periodo in cui molti bambini sanno a malapena contare fino a 10, era in grado di calcolare a mente quanti secondi una persona era vissuta basandosi sull’età. Nato in Ungheria, all’età di 20 anni, ricevette il PhD in matematica e proseguì scrivendo più di 1000 articoli, più di qualsiasi altro matematico. Era conosciuto per essere un eccentrico, e sebbene la sua grandezza come matematico fosse riconosciuta e confermata dai numerosi premi ricevuti, Erdos divenne famoso per il suo stile di vita “vagabondo”: tra una conferenza e l’altra girovagava tra i continenti presentandosi alla porta dei suoi colleghi matematici annunciando “la mia mente è aperta”. Possedeva soltanto alcune valigie, e sviluppò un proprio personale vocabolario.

2. Saul Aaron Kripke (1940), Filosofo e Logico

Ritenuto da molti il più grande filosofo vivente dopo Wittgenstein, Saul, all’età di soli sei anni, imparò da autodidatta l’Ebraico antico, e aveva letto tutte le opere di Shakespeare. Ancor prima di prendere il diploma della scuola elementare, padroneggiava le opere di Descartes, insieme all’algebra, la geometria ed il calcolo. All’età di 17 anni scrisse il suo primo teorema completo in logica modale, che pubblicò l’anno dopo. Ancora al liceo, il dipartimento di matematica di Harvard gli inviò una lettera, nella speranza che avrebbe accettato un lavoro. Kripke rispose che sua madre voleva che finisse il liceo, per poi iniziare l’università. In seguito, Saul scelse proprio Harvard, e per il secondo anno, insegnava di già corsi di livello master nella vicina MIT. Si laureò summa cum laude in matematica e ha proseguito ricevendo diversi premi tra cui il Schock Prize in Logic and Philosophy nel 2001.

1. Kim Ung-Yong (1962), Matematico

Conosciuto per avere uno dei QI più alti di tutti i tempi, Kim Ung-Yong è anche presente nel Guinness dei Primati con il sorprendente punteggio di 210. Kim divenne uno studente “ospite” di fisica all’Università di Hanyang, seguendo i corsi da quando aveva quattro anni fino a che non ne ha compiuti sette. All’età di otto anni, fu invitato alla NASA, dove poi ha terminato gli studi. Ha debuttato sulla TV Giapponese alla fine degli anni ’60 risolvendo equazioni complicate, parlando varie lingue, per poi passare a lavorare per la NASA e conseguire il PhD, tutto prima di aver compiuto 15 anni. Quando tornò in Corea, decise di cambiare indirizzo di studi, passando dalla fisica all’ingegneria civile dove prese un dottorato. Molte prestigiose università coreane si offrirono per fargli continuare gli studi da loro, ma Kim scelse di andare in un’università di provincia. Dal 2007 lavora nella facoltà della Chungbuk National University. Nonostante il suo incredibile QI, durante l’infanzia non ha avuto problemi relazionali, a differenza di molti altri bambini prodigio.


ORTENSIA MALINCUORE

Ortensia e i tipi App!

ORTENSIA IMPIGLIATA NELLA RETE!

Chi me lo doveva dire che mi sarei impigliata nella rete?
Ebbene si, doveva succedere prima o poi. 
E’ nato tutto per caso: un bel giorno mi chiamano e mi dicono che devo far parte di un bel team di progettazione del nuovo sito aziendale. Wow! Dico. Doppio Wow! Ripeto.
Queste robe tecnologiche mi fanno impazzire. E poi sono anche brava, modestamente. Io sono una di quelle connesse, e mica poco! 
Con questa ispirazione mi appropinquo alla sala riunioni, dove webdesigner e architetti di sistemi aspettano me e l’intero team, per l’inizio dei lavori.
Ciao, ciao….Ecco….Queste sono le ultime due parole di cui ho inteso il significato. Dopodichè il nulla, buio completo.
As is, to be, wireframe, codec...il problema è che di alcune non ho neanche memoria, perché appartenenti a qualche vocabolario di cui non sapevo neanche l’esistenza. I miei occhi che, sapete, sono enormi, si stringono un po'. Non so perché, ma quando non capisco strizzo gli occhi, come se potessi vedere meglio le parole, come se queste potessero apparire per iscritto in un fumetto, come in un numero di Topolino!

Il fatto è che mentre mi si chiudono gli occhi produco punti interrogativi subliminali che si mettono a volare per la stanza. Un’anima pia, molto pia, li prende al volo. Eccola, una santa donna che mi legge nel pensiero e sussurrando mi dice: as is, come è ora, to be, come sarà….E allora? Ma non potevate dirlo prima? Lei è davvero gentile, ma subito dopo la gratitudine mi viene in mente quel film di Nanni Moretti, Palombella Rossa, in cui lui tira un bello schiaffo alla giornalista: chi parla male pensa male!!! Il fatto è che io so che loro non parlano male, ma parlano una lingua supertecnica che io non conosco. Solo che mi chiedo: perchè non dirmelo in italiano, perchè non disegnarmelo, perchè non parlare a gesti? Sarebbe stato più semplice e meno frustrante. Ma saranno tutti così questi geni dell’informatica? A me sembrano alieni. E se fossero un’app? Se questi tipi qui davanti a me fossero l’app del giorno, da scaricare gratis? 
Alla fine della riunione, facendo la contabilità, ho capito autonomamente due parole: ciao e tassonomia (meno male che avevo studiato biologia!), ho capito solo dopo spiegazione cosa vuol dire as is e to be, non ho capito ma mi hanno promesso ampie spiegazioni su cosa sia un codec, ma soprattutto non sono certa di avere avuto una riunione con dei veri esseri umani. Provo a scaricarli gratis :)


La storia di Ortensia Malincuore continua sul prossimo numero di WARP. Se non sei già nella nostra lista:

 

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